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test di ingresso economia manageriale, Appunti di Economia

Argomenti da preparare per superare il test di ingresso in economia manageriale.

Tipologia: Appunti

2024/2025

In vendita dal 19/09/2024

lucreconomia
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IL REDDITO
è una grandezza che ha natura economica. Esso indica la ricchezza prodotta dall'azienda
misurandone il suo stato di salute dandoci valutazione e controllo dell'attività aziendale.
È utile per il soggetto economico in quanto verifica il risultato conseguito per programmare l'attività
futura, rispetto degli obblighi di legge e verifica degli utili da distribuire ai soci. È utile per i i portatori di
interesse in quanto tutela gli investitori, è un'efficiente allocazione di risorse finanziarie ed è una base
di calcoli per il prezzo fiscale.
Il reddito è collegato al capitale. Esso è l'accrescimento che il capitale dell'impresa subisce in
conseguenza della gestione.
Distinzione tra il reddito totale e il reddito d'esercizio:
Il reddito totale è il risultato di tutta la vita dell'azienda, fino al suo termine. Rappresenta l'incremento
totale della ricchezza. È il risultato di grandezze economiche oggettive esprimendo certezza e
oggettività. Può essere determinato secondo 2 grandezze:
Utilizzando la procedura sintetica, il reddito totale viene calcolato come differenza tra capitale finale
di liquidazione e il capitale di costituzione tenendo conto di dividendi, delle riduzioni/aumenti
del capitale sociale.
Utilizzando la procedura analitica si ha il metodo reddituale, cioè determinato dalla differenza tra
ricavi totali ecosti totali, ed il metodo finanziario, cioè determinato come differenza tra entrate
totali euscite totali fatte eccezione al conferimento iniziale del capitale, degli aumenti/uscite del
capitale relative a rimborsi o dividendi.
Il reddito d'esercizio è calcolato in uno specifico periodo. Esso rappresenta la ricchezza durante
solo quel periodo, essendo influenzato da processi economici ancora in corso di svolgimento. Si
riferisce, quindi, ad aziende in funzionamento ed è determinato in modo soggettivo e incerto (utilizzo
di stime e congetture). Esso si può calcolare tramite procedura sintetica, cioè come differenza tra
capitale netto alla fine del periodo amministrativo (di un anno) e quello iniziale, tenendo conto dei
dividendi, della riduzione del capitale sociale e dei conferimenti. Oppure tramite procedura
analitica, ovvero come differenza tra costi ericavi di competenza di esercizio.
La competenza economica è il principio in base al quale si stabiliscono le modalità per attribuire i
costi/ricavi al periodo amministrativo, per concorrere quindi alla determinazione del reddito
d'esercizio.
IL CAPITALE
è l'insieme dei fattori e mezzi che in un dato momento sono a disposizione del soggetto economico.
È un concetto di stock: La determinazione del capitale è sempre riferita a un determinato momento.
Qualitativo: Complesso di beni, diritti e obbligazioni a disposizione in un dato istante. L'indagine
qualitativa consente di acquisire informazioni come la distinzione tra investimenti (attività) e
finanziamenti (passività), beni di proprietà e non, caratteristica delle fonti cioè vedere se provengono
dal proprietario o da un soggetto esterno.
Quantitativo: È il fondo di valori a disposizione dell'impresa in un dato istante. Le attività sono
attribuite ai beni/servizi a disposizione nel momento della determinazione del capitale, mentre la
passività sono i debiti che gravano sull'impresa.
Come può essere il capitale? Il capitale può essere di:
Costituzione: Capitale di rischio iniziale
Funzionamento: Nozione di capitale che si utilizza in funzione della determinazione periodica del
reddito d'esercizio.
Liquidazione: Valore assegnato al capitale d'impresa in fase di cessazione dell'attività per
liquidazione totale (crisi aziendale).
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IL REDDITO

è una grandezza che ha natura economica. Esso indica la ricchezza prodotta dall'azienda misurandone il suo stato di salute dandoci valutazione e controllo dell'attività aziendale. È utile per il soggetto economico in quanto verifica il risultato conseguito per programmare l'attività futura, rispetto degli obblighi di legge e verifica degli utili da distribuire ai soci. È utile per i i portatori di interesse in quanto tutela gli investitori, è un'efficiente allocazione di risorse finanziarie ed è una base di calcoli per il prezzo fiscale. Il reddito è collegato al capitale. Esso è l'accrescimento che il capitale dell'impresa subisce in conseguenza della gestione. Distinzione tra il reddito totale e il reddito d'esercizio : Il reddito totale è il risultato di tutta la vita dell'azienda, fino al suo termine. Rappresenta l'incremento totale della ricchezza. È il risultato di grandezze economiche oggettive esprimendo certezza e oggettività. Può essere determinato secondo 2 grandezze: Utilizzando la procedura sintetica , il reddito totale viene calcolato come differenza tra capitale finale di liquidazione e il capitale di costituzione tenendo conto di dividendi , delle riduzioni/aumenti del capitale sociale. Utilizzando la procedura analitica si ha il metodo reddituale , cioè determinato dalla differenza tra ricavi totali e costi totali , ed il metodo finanziario , cioè determinato come differenza tra entrate totali e uscite totali fatte eccezione al conferimento iniziale del capitale, degli aumenti/uscite del capitale relative a rimborsi o dividendi. Il reddito d'esercizio è calcolato in uno specifico periodo. Esso rappresenta la ricchezza durante solo quel periodo, essendo influenzato da processi economici ancora in corso di svolgimento. Si riferisce, quindi, ad aziende in funzionamento ed è determinato in modo soggettivo e incerto (utilizzo di stime e congetture). Esso si può calcolare tramite procedura sintetica , cioè come differenza tra capitale netto alla fine del periodo amministrativo (di un anno) e quello iniziale , tenendo conto dei dividendi , della riduzione del capitale sociale e dei conferimenti. Oppure tramite procedura analitica , ovvero come differenza tra costi e ricavi di competenza di esercizio. La competenza economica è il principio in base al quale si stabiliscono le modalità per attribuire i costi/ricavi al periodo amministrativo, per concorrere quindi alla determinazione del reddito d'esercizio. IL CAPITALE è l'insieme dei fattori e mezzi che in un dato momento sono a disposizione del soggetto economico. È un concetto di stock: La determinazione del capitale è sempre riferita a un determinato momento. Qualitativo : Complesso di beni, diritti e obbligazioni a disposizione in un dato istante. L'indagine qualitativa consente di acquisire informazioni come la distinzione tra investimenti (attività) e finanziamenti (passività), beni di proprietà e non, caratteristica delle fonti cioè vedere se provengono dal proprietario o da un soggetto esterno. Quantitativo : È il fondo di valori a disposizione dell'impresa in un dato istante. Le attività sono attribuite ai beni/servizi a disposizione nel momento della determinazione del capitale, mentre la passività sono i debiti che gravano sull'impresa. Come può essere il capitale? Il capitale può essere di: Costituzione : Capitale di rischio iniziale Funzionamento : Nozione di capitale che si utilizza in funzione della determinazione periodica del reddito d'esercizio. Liquidazione : Valore assegnato al capitale d'impresa in fase di cessazione dell'attività per liquidazione totale (crisi aziendale).

Economica : È espressione della complementare attività economica di tutte le componenti positive e negative di produzione. Non è un valore assoluto in quanto la sua determinazione può essere realizzata con differenti metodi, bensì un valore astratto. Per questo motivo si parla di stima del capitale economico. I COSTI DI PRODOTTO costi fissi —> non variano al variare dei volumi di produzione. Si tratta dei costi relativi ai fattori strutturali che mettono a disposizione capacità produttiva come le quote di ammortamento delle immobilizzazioni, ai canoni d'affitto, alle spese generali aziendali ecc. I costi fissi presentano un andamento costante rispetto al volume produttivo, mentre la loro incidenza unitaria diminuisce al suo crescere e rappresenta una funzione decrescente. costi variabili —>il costo totale di una data categoria di fattori produttivi si modifica al variare della quantità prodotta, sono tipici costi variabili quelli relativi alle materie prime, ai materiali di consumo, alle spese di trasporto ecc. I relativi costi seguono l'andamento del volume di produzione, aumentano al crescere della quantità prodotta mentre diminuiscono al suo ridursi. costi misti —> comprendono i costi semivariabili e i costi a scalini. I costi semivariabili comprendono sia una componente fissa che una componente variabile; esempio il costo delle utenze (elettricità, gas..), che di norma comportano un costo fisso a titolo di canone in rapporto alla potenza installata e un costo variabile proporzionale al consumo. Se l'oggetto della nostra analisi è un dato prodotto finito o processo produttivo, i costi dei fattori sostenuti esclusivamente per esso vengono definiti costi speciali. Quando si è in presenza di fattori produttivi impiegati per allestire più produzioni o più processi produttivi, il relativo costo è da considerarsi costo comune , La distinzione fra costi speciali e costi comuni è sempre relativa, perché varia al variare dell'oggetto di costo preso in esame. Esempio l'ammortamento di un macchinario, utilizzato da un solo reparto produttivo, che lavora contemporaneamente due prodotti diversi deve essere considerato speciale per il reparto produttivo; è invece comune se l'analisi ha come oggetto le due diverse produzioni. I costi diretti sono attribuiti all'oggetto di costo, in seguito ad una misurazione oggettiva del fattore produttivo consumato, tutti i costi speciali , essendo stati sostenuti esclusivamente per un dato oggetto di costo, rendono possibile tale misurazione. Tuttavia i costi speciali non vengono sempre imputati direttamente all'oggetto a cui si riferiscono. Sono costi diretti solo una parte dei costi speciali, quelli che per la loro importanza e consistenza quantitativa hanno un'elevata incidenza sul costo complessivo dell'oggetto di costo preso in esame e rendono economicamente conveniente una loro misurazione oggettiva; Esempi di costi diretti: materie prime, manodopera diretta impiegati per la produzione di un bene La valorizzazione di un costo diretto si sviluppa tipicamente con la seguente formula: I costi indiretti si allocano indirettamente all'oggetto di costo, perché non è stata misurata in modo oggettivo la quantità di fattore produttivo consumata dall'oggetto di costo in esame. Il motivo per il quale la misurazione oggettiva non viene effettuata varia in relazione alla diversa tipologia di costi indiretti: per i costi comuni è tecnicamente impossibile, perché vengono sostenuti contemporaneamente per più oggetti di costo; per i costi speciali imputati indirettamente, la misurazione oggettiva è tecnicamente possibile, ma non è economicamente conveniente Quindi la quantità di costo indiretto da imputare all’oggetto di calcolo viene stimata , la stima viene fatta nel seguente modo: COSTO TOTALE DA RIPARTIRE x COEFFICIENTE DI RIPARTO Esempi di costi indiretti : le spese amministrative, gli affitti, le quote di amm. delle imm. utilizzate.. CONTABILITÀ GENERALE ED ANALITICA La differenza tra contabilità analitica e generale risiede principalmente nel loro scopo e nell’approccio alla registrare e analizzare i dati finanziari di un’azienda.

storno così sospesi troveranno indicazione tra le attività dello stato patrimoniale , in quanto elementi attivi del capitale di funzionamento. es. risconti attivi Lo storno di un ricavo riduce l'incidenza dei componenti positivi del conto economico e pertanto partecipa negativamente alla formazione del risultato di esercizio, mentre i valori economici correlati a tale storno troveranno collocazione tra le passività dello stato patrimoniale , in quanto elementi passivi del capitale di funzionamento. es. risconti passivi CARATTERI GENERALI DEL BILANCIO DI ESERCIZIO SECONDO IL CC Le norme del codice civile che disciplinano la formazione del bilancio d'esercizio delle società per azioni sono contenute negli articoli 2423 e successivi. L' art. 2423 sancisce che gli amministratori devono redigere il bilancio d'esercizio , composto dallo stato patrimoniale , dal conto economico , rendiconto finanziario e dalla nota integrativa.

  • lo stato patrimoniale rappresenta lo schema contabile che illustra l'entità è la composizione del capitale di funzionamento
  • il conto economico è lo schema contabile che illustra l'entità e la composizione del reddito di esercizio
  • Il rendiconto finanziario rappresenta lo schema contabile che illustra le variazioni della liquidità avvenuta l'esercizio e le cause che l'hanno generata o consumata
  • La nota integrativa costituisce un documento in forma descrittiva e tabellare con la funzione di spiegare il contenuto degli schemi contabili precedenti e di arricchire la capacità informativa. Nel comma 2 dell'articolo 2423 del codice civile è presente la clausola generale che sancisce che il bilancio d'esercizio deve essere redatto con chiarezza e deve rappresentare in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale finanziaria della società e il risultato economico dell'esercizio.
  • la chiarezza riguarda gli aspetti di esposizione formale del bilancio relative agli schemi contabili e al contenuto della nota integrativa
  • la rappresentazione veritiera è corretta riguarda gli aspetti sostanziali che il bilancio deve possedere ed è collegata ai Principi di redazione ai criteri di valutazione delle diverse poste di bilancio. Al di sotto della clausola generale vi sono i principi di redazione del bilancio dettati dall'articolo 2423 bis e sono: la prudenza , la continuazione dell'attività , la prevalenza della sostanza dell'operazione o del contratto, la competenza economica , la valutazione separata di elementi eterogenei , la continuità dei criteri di valutazione. LE POLITICHE DI MARCA Il posizionamento della marca Dopo aver segmentato il mercato di riferimento, l'azienda decide di dare priorità a uno o più segmenti e di posizionare la sua offerta (la marca) in modo che corrisponda alle aspettative dei consumatori, differenziandosi al tempo stesso dai prodotti dei concorrenti. La decisione viene presa dopo aver analizzato il mercato, i consumatori e i concorrenti, ossia quando l'azienda è in grado di rispondere alle seguenti domande.
  • Una marca per che cosa? Riferita alle promesse della marca e al beneficio che ne deriva per il consumatore.
  • Una marca per chi? In riferimento ai segmenti target.
  • Una marca per quando? In termini di situazione d'uso o di consumo.
  • Una marca contro chi? In termini di concorrenza diretta. L'identità di marca Il concetto di identità di marca comunica altri elementi propri della marca e strategicamente importanti per il suo sviluppo, viene utilizzato nell'elaborazione dei messaggi pubblicitari. Come si fa a distinguere tra Coca-Cola e Pepsi? Queste marche hanno posizionamenti simili, ma personalità molto differenti.

Kapferer (2008) ha elaborato il " prisma dell'identità di marca " che definisce l'identità di marca attraverso le 6 facce della figura.

  1. Aspetto fisico : gli attributi tangibili della marca.
  2. Personalità : può essere descritta e misurata usando i tratti tipici dei caratteri umani.
  3. Cultura : l'insieme di valori su cui la marca è costruita, influenzati dall'immagine dell'area geografica di origine.
  4. Relazione : stile della relazione tra la marca e i consumatori.
  5. Riflessione : il modo in cui i consumatori che utilizzano la marca desiderano essere visti.
  6. Immagine di sé : l'immagine che le persone hanno di se stesse quando utilizzano la marca. esempio L'identità di marca dei wafer Loacker Aspetto fisico → Biscotto a cialde farcito di vaniglia o di cioccolato con o senza nocciole Personalità → Retrò, classica, di famiglia Cultura → valori tipici dell'Alto Adige/ Dolomiti: natura incontaminata, genuinità, magia della montagna Relazione → logo sempre uguale, scelte cromatiche tradizionali = fiducia, sicurezza e tradizione Riflessione → l'acquirente è goloso, ma vuole mantenersi leggero, amante della natura Immagine di sé → Buono, goloso, ecologico e all'avanguardia L'immagine di marca L'immagine di marca è la percezione dell'identità della marca nella mente del consumatori. L'identità e l'immagine possono essere molto diverse. L'immagine di marca può essere definita: “l'insieme delle rappresentazioni mentali, cognitive e affettive che una persona, o un gruppo di persone, si fa di una marca o di un'impresa.” Conoscere l'immagine di marca, i suoi punti di forza e di debolezza così come vengono percepiti dal mercato, è indispensabile per le strategie di posizionamento e di comunicazione. Esistono 3 livelli di analisi dell'immagine di marca:
    1. l'immagine percepita → modo in cui il segmento di riferimento vede e percepisce la marca. Essa si realizza attraverso indagini sul campo all'interno del segmento/mercato di riferimento.
    2. l'immagine reale → la realtà della marca con i suoi punti di forza e di debolezza, identificata dall'impresa attraverso un audit interno, viene adottata una prospettiva interna.
    3. l'immagine desiderata → il modo in cui il responsabile della marca desidera che la stessa sia percepita dal segmento target; tale immagine deriva da una decisione di posizionamento o da una scelta d'identità. Vi possono essere delle disparità fra questi 3 livelli di misurazione dell'immagine ed è necessario riconciliarli, può essere uno sfasamento tra l'immagine percepita e l'immagine reale: se è positivo , la comunicazione svolge un ruolo importante nel processo di riconciliazione.

1.) orientamento al cliente: tutte le azioni manageriali dovrebbero scaturire dalla comprensione dei bisogni e desideri del cliente; 2.) integrazione delle attività: è necessario un elevato coordinamento con le altre funzioni dell'impresa (R&S, produzione, amministrazione e finanza) per diffondere la cultura di "orientamento al cliente"; 3.) obiettivo di redditività: l'applicazione del concetto di marketing deve condurre l'impresa a realizzare dei profitti quali contropartita della soddisfazione del cliente. In generali condizioni di scarsità, la domanda tende a essere rivolta a beni di base e l'individuazione dei bisogni dei clienti è facile, mentre in mercati competitivi e instabili diventa necessaria l'adozione di una filosofia di business market-driven, che implica la produzione di beni e servizi solo a seguito di una definizione dei bisogni dei clienti, e alla considerazione degli altri interlocutori presenti nel mercato: concorrenti, distributori, fornitori, dipendenti ecc..Tale approccio consente all'impresa di raggiungere i propri obiettivi nel rispetto delle esigenze del contesto in cui opera. IL MARKETING MIX Il marketing mix o il "paradigma delle 4P" Product (prodotto = è un bene o un servizio che viene offerto come soluzione per soddisfare le esigenze del proprio potenziale cliente.), Price (prezzo = quanto il cliente è disposto a pagare per il prodotto. ), Place (punto vendita/distribuzione = si tratta del centro di distribuzione del prodotto e dei canali utilizzati per distribuirlo al cliente. Ovunque sia, dovrebbe essere facilmente accessibile, che si tratti di store fisici o di canali digitali. ), Promotion (promozione/comunicazione = si riferisce ai metodi utilizzati da un’azienda per attirare l’attenzione dei clienti sul proprio prodotto. Questi includono promozioni, servizio clienti, pubbliche relazioni, pubblicità tradizionale e/o advertising online); proposto da McCarthy, sono le tecniche specifiche con cui si cerca di soddisfare i bisogni del consumatore. Il paradigma delle 4P comprende gli strumenti di marketing che i manager combinano in un determinato modo per affrontare una situazione specifica. Booms e Bitner aggiungono alle 4P, altre 3P, per un totale di 7: le persone (People), cioè coloro che entrano in contatto con i clienti; il processo (Process), cioè il sistema utilizzato nel fornire il servizio, e l'evidenza fisica (Physical evidence) prevista per rendere tangibile il servizio al potenziale cliente. Sono state formulate diverse critiche al marketing mix, le più significative riguardano la loro mancanza di contenuto strategico, che li rende inadeguati come strumenti di pianificazione, in particolare in contesti turbolenti. Un altra critica riguarda la focalizzazione del paradigma del marketing mix sulle transazioni di mercato nel breve termine, piuttosto che sulla costruzione di relazioni con i clienti, rappresentando così un approccio più appropriato per mercati del beni di largo consumo e in generale nei mercati B2C (business-to-consumer), ma meno rilevante per i servizi e per i mercati B2B (business-to-business). LA SEGMENTAZIONE DEL MERCATO E LE VARIABILI DI SEGMENTAZIONE Si definisce segmentazione il processo teso a identificare , nel mercato di riferimento, sottoinsiemi di consumatori o imprese omogenei in termini di bisogn i, comportamenti e motivazioni d'acquisto. L’applicazione del processo di segmentazione strategica si compone di quattro fasi :

  1. l’ analisi di segmentazione ovvero la suddivisione del mercato di riferimento in gruppi di potenziali acquirenti aventi le stesse aspettative o richieste che devono essere diverse da quelle dei consumatori di altri segmenti. Questa fase viene a sua volta divisa in due momenti:
  • L’analisi di macro-segmentazione che mira all’identificazione dei prodotti-mercati;
  • L’analisi di micro-segmentazione che porta a distinguere i segmenti di clienti all’interno di ciascun prodotto-mercato preso in esame.
  1. l’ individuazione del segmento target ovvero la selezione di uno o più segmenti cui rivolgersi, in base all’ambizione strategica dell’impresa e alle sue capacità distintive
  1. posizionamento sul mercato , ovvero nella decisione nel modo in cui l’azienda intenda essere percepita dal potenziale cliente, in base alle qualità distintive del prodotto e alle posizioni già occupate dai concorrenti.
  2. la programmazione di marketing mirata ai segmenti target, cioè lo sviluppo e la messa in opera di specifici programmi di marketing, elaborati appositamente per conquistare il posizionamento desiderato nei segmenti target. Esistono 4 metodi per applicare la microsegmentazione: 1 la segmentazione descrittiva , basata sulle caratteristiche socio-demografiche del cliente; a prescindere dalla categoria di appartenenza del prodotto. 2 la segmentazione in base ai benefici o vantaggi ricercati , considera la categoria del prodotto e il sistema di valori dell’individuo; 3 la segmentazione in base allo stile di vita , basata sulle caratteristiche socioculturali del cliente, a prescindere dalla categoria di prodotto; 4 la segmentazione comportamentale , classifica i clienti in base al loro comportamento d’acquisto. LE POLITICHE DI PREZZO La politica del prezzo consiste nella scelta del prezzo di vendita, la direzione commerciale deve determinare l’esatto ammontare considerando il costo di produzione , la domanda di mercato e la concorrenza. Per costo di produzione si intendono le spese che l’impresa sostiene per l’acquisto dei fattori produttivi. Tali costi detti costi totali , sono composti dai costi fissi e dai costi variabili. La domanda di mercato è la quantità domandata di un bene in corrispondenza di un determinato prezzo e può essere più o meno sensibile alla variazioni di prezzo. È necessario considerare il comportamento della concorrenza per non praticare prezzi che possono indirizzare la scelta del consumatore verso prodotti equivalenti realizzati da imprese concorrenti. Il prezzo contribuisce a creare l’immagine del prodotto. Il consumatore è infatti portato ad associarlo alla qualità. Nella strategia di marketing si può scegliere tra tre differenti politiche dei prezzi: Prezzo di scrematura : consiste nel tenere il prezzo abbastanza elevato Prezzo di penetrazione : consiste nel tenere,almeno inizialmente, il prezzo contenuto Target pricing : consiste nel fissare il prezzo al livello considerato accettabile dal consumatore Ci sono altre particolari politiche di prezzo rappresentate da: Prezzo di richiamo : consiste nel fissare prezzi vantaggiosi per alcuni prodotti Prezzi multipli : consiste nel fissare prezzi diversi per prodotti sostanzialmente identici Prezzi stagionali: consiste nel praticare prezzi diversi a seconda del periodo LA STRUTTURA ORGANIZZATIVA La struttura organizzativa è il risultato delle scelte di coordinamento della divisione e ordine all'interno di un sistema organizzato adottate per conseguire gli obiettivi aziendali. Significa scegliere l'assetto formale che si ritiene più appropriato per il raggiungimento degli obiettivi, dare ordine alle parti e dei loro compiti, definire regole e procedure di comportamento, progettare il modello dell'assetto organizzativo. La struttura migliore viene definita in base al prodotto o servizio che si vuole offrire, in base al mercato in cui si vuole operare ed in base alla complessità dell'ambiente esterno. Le principali forme della struttura possono essere: la forma semplice, quella divisionale, la funzionale ecc.. La struttura organizzativa richiede di considerare una serie di dimensioni fondamentali riguardanti le risorse, le attività e le relazioni che fanno capo agli attori. Abbiamo 4 concetti fondamentali:

Ottenimento di condizioni di massima efficienza operativa mediante la suddivisione e la specializzazione delle attività e l’opportuna loro coordinazione → maggiore produttività del lavoro (aspetto strutturale) Soddisfare le attese di coloro che lavorano nell’impresa (motivazione) e migliorare il rendimento globale dell’organizzazione (comportamento organizzativo) LA PROGETTAZIONE DELLA MICROSTRUTTURA La progettazione della microstruttura focalizza l'attenzione sui singoli ruoli , per ciascuno dei quali è necessario definire le attività che devono svolgere, nella logica di suddividerle in modo chiaro, Gestendo le sovrapposizioni che riguardano gli ambiti di responsabilità ed evitando ambiti non presidiati. il ruolo è l’insieme delle attese associate ad una mansione la mansione è l’insieme di compiti assegnati ad una posizione organizzata il compito è l’insieme di attività umane elementari necessariamente collegate e non ulteriormente separabili IL PROCESSO DI PROGETTAZIONE ORGANIZZATIVA La progettazione organizzativa è una complessa attività attraverso la quale l’ idea imprenditoriale viene tradotta in strutture, ruoli, procedure, simboli e significati relativamente stabili, in grado di attirare le risorse necessarie e di fornire le prestazioni attese dagli attori e dall’ambiente istituzionale. La progettazione consiste nella definizione del grado di divisione del lavoro , nello sviluppo di unità ben definite , nell’attribuzione di responsabilità e di obiettivi , nella scelta delle forme di coordinamento attraverso le idonee strutture e gli adeguati sistemi operativi, nell’individuazione dei confini organizzativi e delle porzioni di ambiente con cui interagire. Le variabili oggetto di progettazione organizzativa sono:

  • missione dell’azienda
  • unità organizzative
  • confini dell’organizzazione
  • accentramento/decentramento
  • processi
  • organi di integrazione
  • sistema informativo e di comunicazione
  • sistemi di controllo
  • sistemi di incentivazione La PROGETTAZIONE ORGANIZZATIVA è distinta in microstruttura e macrostruttura. La microstruttura consiste nella progettazione delle posizioni di lavoro o mansioni, quindi nella definizione della varietà dei compiti che la compongono (divisione orizzontale del lavoro) e del grado di discrezionalità consentito nel loro svolgimento (divisione verticale del lavoro). La macrostruttura riguarda l’aggregazione delle posizioni in unità organizzative di livello superiore. La progettazione della macrostruttura implica la definizione dei criteri di raggruppamento o di specializzazione (divisione orizzontale del lavoro), del numero di livelli e dell’ampiezza del controllo, del grado di accentramento/decentramento, la distinzione tra organi di line e di staff e la definizione dei rapporti di autorità tra organi (divisione verticale del lavoro). LE FORME ORGANIZZATIVE In ogni forma organizzativa sono presenti 5 figure importanti: vertice strategico → organo di line, sono gli organi responsabili dei risultati globali dell’azienda es. direttore generale, amministratore delegato Compiti: - elaborazione strategia - rappresentanza esterna - allocazione risorse - leadership complessiva - punto di riferimento per i manager intermedi

linea di direzione intermedia → organo di line, Struttura gerarchica che collega il vertice alla base operativa Dedicato alle attività di: - traduzione finalità generali in obiettivi specifici - supervisione funzionamento - raccolta e trasmissione di informazioni - collaborazione al coordinamento nucleo operativo di base → Dedicato alle attività primarie di produzione vendita e assistenza attraverso cui si genera valore per i destinatari di beni e servizi offerti dall’impresa Comprende i processi: di approvvigionamento di trasformazione di distribuzione tecnostruttura → Organi e addetti responsabili delle funzioni di analisi, controllo e standardizzazione che regolano il funzionamento aziendale (controllo sul processo), come: analisi e progettazione organizzativa, tempi e metodi, controllo di qualità e programmazione.. servizi di supporto → Unità che svolgono servizi specifici non direttamente connessi all’attività del nucleo operativo, come: ufficio legale, gestione delle risorse umane, mensa Una delle forme organizzative è la forma semplice che viene adottata alle imprese di piccole dimensioni ed è caratterizzata dall'accentramento del governo aziendale in un'unica persona a poche persone, dalla divisione di responsabilità prevalentemente operativa per area e funzionali fondamentali e da una ridotta formalizzazione su organizzativa cooperativa ed informativa. La forma funzionale si caratterizza per la suddivisione delle aree di responsabilità per gruppi di compiti, cioè per la ripartizione delle competenze di elevato livello direzionale in termini di funzioni primarie della gestione, per funzione deve intendersi un insieme di compiti e mansioni complementari e interdipendenti rispetto ad un fine esempio funzione vendita. Le funzioni si collegano secondo un sistema articolato più su più livelli, Le prime sono le funzioni organiche cioè quelle che assicurano l'operatività del sistema e si caratterizza in base a quattro criteri: universalità, essenzialità, la possibilità di suddivisione delle articolazioni per linee e l'impossibilità di aggregazione con altre funzioni. La forma divisionale dove si ripartiscono le responsabilità di direzione per gruppi o famiglie diverse di prodotti divisioni. Ogni divisione è affidata a un direttore divisionale responsabile dei risultati economici ed operativi. Questo modello comporta il frazionamento dell'organizzazione aziendale in più parti ciascuna delle quali potrebbe rappresentare un'impresa a sé stante e costituire un centro di profitto. Questo tipo di struttura si presta meglio al controllo organizzativo in quanto le divisioni vengono considerate dai centri di profitti e quindi è assoggettabile a precise a valutazioni di rendimento. In questo caso vengono decentrate le funzioni che possono trarre maggiori benefici della specializzazione e accentrate quelle che richiedono più elevato coordinamento sul piano aziendale. L’ANALISI DEL SETTORE Il modello delle 5 forze e la concorrenza allargata. L’ attrattività di un settore deve essere valutata analizzando 5 forze competitive (Porter):

  • Potenziali nuovi concorrenti (minaccia di nuove entrate): La minaccia di potenziali entranti dipende dalle “barriere all’entrata”, quanto più saranno alte tanto più difficile sarà entrare nel mercato; tanto più protette saranno le imprese che sono riuscite ad entrare
  • Potere di contrattazione dei fornitori , La forza contrattuale del fornitore dipende dai seguenti elementi: % di acquisti presso un unico fornitore, esistenza di prodotti sostitutivi, costi cambiamento del fornitore
  • Potere di contrattazione dei clienti , Il potere contrattuale dei clienti è influenzato: dalle Dimensioni degli acquisti (volume), Concentrazione della clientela (numero clienti)
  • Prodotti sostitutivi (o surrogati) ; la minaccia esiste solo se c’è un elevato grado di similitudine tra i prodotti, e se i costi di riconversione, ossia i costi che il consumatore dovrà sostenere nel passare da un prodotto all’altro, saranno modesti

quest'ultima si traduce in un irrobustimento dell'organizzazione si riprende l'assunzione di una maggiore forza nei confronti della concorrenza e dell'incremento delle retribuzioni a livello più elevato di direzione quindi un ampliamento il volume d'affari. La teoria comportamentista o dei limiti sociali alla massimizzazione del profitto , l'impresa è un'organizzazione cooperativa in cui è possibile che nascono situazioni di conflitto di interessi che possono prodursi nei confronti di forze esterne o tre gruppi interni. La teoria va ad evidenziare che la massimizzazione del profitto conta due serie di vincoli: i primi sono quelli sociali, i secondi sono i limiti di conoscenza nell'evoluzione dell'ambiente nei mercati. L'imprenditore dovrebbe tendere a un profitto soddisfacente più che al massimo. La teoria del successo sociale e dei rapporti con l'etica di impresa e le finalità che spingono un individuo o un insieme di altri soggetti va a richiamare la famosa scala dei bisogni teorizzata da Maslow. Le finalità dell'imprenditore appaiono in ordine crescente ed importanza, la sopravvivenza dell'impresa, di affermarsi nell'ambito della classe sociale di appartenenza e di assumere posizioni di preminenza nella comunità. Il successo sociale sarebbe rappresentato dalle Tre P quindi il conseguimento del profitto , del potere e del prestigio. Il candidato dopo aver presentato la nozione di processo aziendale, proceda ad illustrare le principali tipologie e caratteristiche dei processi primari e di supporto La funzione del dirigente si caratterizza per un articolato sistema di attività (funzioni) interdipendenti, costituite dalla programmazione, organizzazione, conduzione del personale e controllo. Nel ciclo di direzione aziendale ogni attività deve essere:

  • programmata, stabilendo in anticipo obiettivi, decisioni, modalità e risorse da impiegare;
  • organizzata, individuando chi e con quali responsabilità dovrà curarne la realizzazione
  • guidata, fornendo le direttive e motivando gli organi operativi;
  • controllata, valutando i risultati raggiunti rispetto a quelli programmati. Porter scrisse un saggio in cui, nell’organizzazione di un’azienda, individuò 9 processi suddividendoli in 5 primari e 4 secondari.
  • Processi primari : sono l’insieme di attività che si rivolgono ai clienti esterni all’impresa e quindi fanno riferimento a una serie di funzioni aziendali, dalla logistica interna ed esterna alle attività di marketing, dalla vendita alle operazioni di produzione, fino ai servizi post-vendita.
  • Processi secondari: sono quelle realtà che hanno come destinatari soggetti interni all’impresa e saranno quindi necessari a realizzare i processi primari. Tra questi si individuano: Approvvigionamento, Risorsa e sviluppo, Organizzazione delle risorse umane, Attività di amministrazione e finanziarie