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Le dieci tesi di Tullio De Mauro, Dispense di Linguistica

Le dieci tesi di Tullio De Mauro scritte dal GISCEL per un'educazione linguistica democratica.

Tipologia: Dispense

2018/2019

Caricato il 08/09/2021

ChiaraFoddis12
ChiaraFoddis12 🇮🇹

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L’Educazione Linguistica Democratica- Tullio De Mauro
Nel 1973 Tullio de Mauro propone alla società di linguistica italiana di creare un collegamento specifico
permanente fra chi si occupava del linguaggio e lingue e chi operava nelle scuole. Si costituisce perciò il
GISCEL. Si fissano i principi linguistici per superare i limiti di una certa pedagogia linguistica tradizionale e
per raccogliere lingua e parlanti con il carico della loro storia (Le Dieci Tesi, 1975)
Appendice. Dieci tesi per l’educazione linguistica democratica
Le Dieci tesi sono un testo collettivo preparato dai soci del GISCEL che con questo testo intendevano
definire i presupposti teorici basilari e le linee di intervento dell’educazione linguistica. Democratico
significa attenzione alla libertà della società, dove non c’è attenzione per la lingua, non c’è attenzione per la
società.
I. La centralità del linguaggio verbale
Nella forma scritta questa definizione significa che di linguaggi ce ne sono tanti, per esempio linguaggi
scientifici, delle diverse varietà, degli animali. La lingua è un sistema e un’istituzione sociale. Al centro del
sistema dell’educazione linguistica democratica, quindi di un aggiornamento dell’insegnamento della
lingua, va posta l’importanza dello strumento Lingua. Il linguaggio verbale è fondamentale nella vita sociale
e individuale perché, grazie alla padronanza ricettiva e produttiva delle parole possiamo intendere gli altri e
farci intendere; ordinare e sottoporre ad analisi l’esperienza; intervenire e trasformare l’esperienza stessa.
Il linguaggio verbale è una forma della capacità di comunicare e viene anche chiamata capacità simbolica
fondamentale o semiotica, è anche strettamente legato alle altre capacità espressive e simboliche.
II. Il suo radicamento nella vita biologica, emozionale, intellettuale, sociale
Lo sviluppo delle capacità linguistiche è radicato nell’intero sviluppo dell’essere umano, nella crescita
psicomotoria e nella socializzazione, nei rapporti affettivi, negli interessi intellettuali e partecipazione alla
vita di una cultura e comunità. Lo sviluppo di tali capacità dipende anche da un buon sviluppo organico e
quindi da una buona alimentazione.
III. Pluralità e complessità delle capacità linguistiche
Il linguaggio verbale è fatto di molteplici capacità, alcune ben visibili e percepibili (capacità di produrre
parole e frasi appropriate oralmente e per iscritto; capacità di conversare; interrogare e rispondere
esplicitamente; capacità di leggere a voce alta e recitare a memoria ecc.), altre meno evidenti (dare un
senso a parole e frasi udite e lette; capacità di verbalizzare e analizzare interiormente in parole le varie
situazioni; capacità di ampliare il patrimonio linguistico), ciascuna capacità determina le altre.
IV. I diritti linguistici nella Costituzione
Una pedagogia linguistica efficace deve quindi badare al rapporto tra sviluppo delle capacità linguistiche nel
loro insieme e sviluppo fisico, affettivo, sociale, intellettuale dell’individuo. La pedagogia linguistica è
democratica se accoglie e realizza i principi linguistici di testi come l’articolo 3 della Costituzione, la scuola è
chiamata a individuare e perseguire i compiti di una educazione linguistica democratica. Oltre la scuola altri
momenti e istituti sono chiamati a garantire un’attivazione paritaria delle capacità linguistiche di tutti:
centri di pubblica lettura, centri di recupero, promozione delle tradizioni etnico-culturali, maturazione di
una capacità di partecipazione ricettiva e produttiva autonoma. L’attivazione di una vita culturale di massa è
fondamentale per la piena attivazione delle capacità verbali.
V. Caratteri della pedagogia linguistica tradizionale
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L’Educazione Linguistica Democratica- Tullio De Mauro

Nel 1973 Tullio de Mauro propone alla società di linguistica italiana di creare un collegamento specifico permanente fra chi si occupava del linguaggio e lingue e chi operava nelle scuole. Si costituisce perciò il GISCEL. Si fissano i principi linguistici per superare i limiti di una certa pedagogia linguistica tradizionale e per raccogliere lingua e parlanti con il carico della loro storia (Le Dieci Tesi, 1975)

Appendice. Dieci tesi per l’educazione linguistica democratica

Le Dieci tesi sono un testo collettivo preparato dai soci del GISCEL che con questo testo intendevano definire i presupposti teorici basilari e le linee di intervento dell’educazione linguistica. Democratico significa attenzione alla libertà della società, dove non c’è attenzione per la lingua, non c’è attenzione per la società. I. La centralità del linguaggio verbale Nella forma scritta questa definizione significa che di linguaggi ce ne sono tanti, per esempio linguaggi scientifici, delle diverse varietà, degli animali. La lingua è un sistema e un’istituzione sociale. Al centro del sistema dell’educazione linguistica democratica, quindi di un aggiornamento dell’insegnamento della lingua, va posta l’importanza dello strumento Lingua. Il linguaggio verbale è fondamentale nella vita sociale e individuale perché, grazie alla padronanza ricettiva e produttiva delle parole possiamo intendere gli altri e farci intendere; ordinare e sottoporre ad analisi l’esperienza; intervenire e trasformare l’esperienza stessa. Il linguaggio verbale è una forma della capacità di comunicare e viene anche chiamata capacità simbolica fondamentale o semiotica, è anche strettamente legato alle altre capacità espressive e simboliche. II. Il suo radicamento nella vita biologica, emozionale, intellettuale, sociale Lo sviluppo delle capacità linguistiche è radicato nell’intero sviluppo dell’essere umano, nella crescita psicomotoria e nella socializzazione, nei rapporti affettivi, negli interessi intellettuali e partecipazione alla vita di una cultura e comunità. Lo sviluppo di tali capacità dipende anche da un buon sviluppo organico e quindi da una buona alimentazione. III. Pluralità e complessità delle capacità linguistiche Il linguaggio verbale è fatto di molteplici capacità, alcune ben visibili e percepibili (capacità di produrre parole e frasi appropriate oralmente e per iscritto; capacità di conversare; interrogare e rispondere esplicitamente; capacità di leggere a voce alta e recitare a memoria ecc.), altre meno evidenti (dare un senso a parole e frasi udite e lette; capacità di verbalizzare e analizzare interiormente in parole le varie situazioni; capacità di ampliare il patrimonio linguistico), ciascuna capacità determina le altre. IV. I diritti linguistici nella Costituzione Una pedagogia linguistica efficace deve quindi badare al rapporto tra sviluppo delle capacità linguistiche nel loro insieme e sviluppo fisico, affettivo, sociale, intellettuale dell’individuo. La pedagogia linguistica è democratica se accoglie e realizza i principi linguistici di testi come l’articolo 3 della Costituzione, la scuola è chiamata a individuare e perseguire i compiti di una educazione linguistica democratica. Oltre la scuola altri momenti e istituti sono chiamati a garantire un’attivazione paritaria delle capacità linguistiche di tutti: centri di pubblica lettura, centri di recupero, promozione delle tradizioni etnico-culturali, maturazione di una capacità di partecipazione ricettiva e produttiva autonoma. L’attivazione di una vita culturale di massa è fondamentale per la piena attivazione delle capacità verbali. V. Caratteri della pedagogia linguistica tradizionale

La pedagogia linguistica tradizionale punta invece su: rapido apprendimento di grafismo e ortografia da parte dei più dotati; produzione scritta di pensierini e temi; analisi grammaticale; apprendimento a memoria dei paradigmi verbali; analisi logica; capacità di verbalizzare oralmente e per iscritto apprezzamenti di testi letterari solitamente tradizionali con lo scopo di reprimere gli errori ortografici ecc. VI. Inefficacia della pedagogia linguistica tradizionale La pedagogia linguistica tradizionale è inefficace perché pur avendo puntato tutti i suoi sforzi sull’ortografia, ancora oggi un cittadino su tre è semianalfabeta. Anche la produzione scritta, insegnata dalla pedagogia linguistica tradizionale, risulta inefficace e questo è dimostrato da articoli di quotidiani poco decifrabili. Nelle scuole bisognerebbe dunque cambiare tipo di insegnamento. VII. Limiti della pedagogia linguistica tradizionale La pedagogia linguistica tradizionale pecca anche per la parzialità dei suoi scopi: A) Ignora la necessità di coinvolgere, ai fini dello sviluppo delle capacità linguistiche, tutte le materie e tutti gli insegnanti, pretendendo di operare nell’ora <>. Bada soltanto alle capacità produttive, le capacità ricettive sono ignorate. B) Bada soltanto alla produzione scritta e ignora quella orale e con essa capacità come conversare, discutere, capire parole e forme nuove. Questo porta a una negligenza per i complicati rapporti fra ortografia, pronuncia standard italiana e pronunzie regionali locali. C) Nella produzione scritta tende a sviluppare la capacità di discorrere a lungo su un argomento e trascura altre più utili capacità come: prendere appunti, schematizzare, sintetizzare, saper scegliere un tipo di vocabolario adatto. D) La riflessione scolastica si riduce all’analisi grammaticale e logica, ai paradigmi grammaticali e alle regole sintattiche. Critiche mosse all’insegnamento grammaticale tradizionale: a) Non tiene conto del mutamento linguistico e quindi della storia linguistica, non tiene conto della sociologia del linguaggio e della psicologia del linguaggio e nemmeno della semantica. b) Pensa che lo studio riflesso di una regola grammaticale ne agevoli il rispetto. c) Nei nostri beni culturali non è presente un serio repertorio dei fenomeni linguistici e grammaticali dell’italiano e dei dialetti, quindi nelle nostre scuole gli alunni imparano cose non adeguate o false. E) Trascura la realtà linguistica di partenza degli allievi, spesso colloquiale e dialettale. Trasforma in svantaggio la diversità dialettale, culturale e sociale che caratterizza parte della popolazione italiana. F) Ignora il rapporto tra le capacità verbali e le altre capacità simboliche ed espressive. In conclusione l’educazione linguistica tradizionale è rivolta alle classi sociali più colte e agiate che ricevono fuori dalla scuola quanto serve allo sviluppo delle loro capacità linguistiche e svela invece, tutta la sua inefficacia nel momento in cui si confronta con le esigenze degli allievi provenienti dalle classi popolari, a questi ha dato la paura di sbagliare e la vergogna delle loro tradizioni. Senza volerlo ha concorso a estromettere precocemente dalla scuola dell’obbligo 3 ragazzi su 10. VIII. Principi dell’educazione linguistica democratica Dieci principi dell’educazione linguistica democratica: