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Le dieci tesi di Tullio De Mauro scritte dal GISCEL per un'educazione linguistica democratica.
Tipologia: Dispense
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Nel 1973 Tullio de Mauro propone alla società di linguistica italiana di creare un collegamento specifico permanente fra chi si occupava del linguaggio e lingue e chi operava nelle scuole. Si costituisce perciò il GISCEL. Si fissano i principi linguistici per superare i limiti di una certa pedagogia linguistica tradizionale e per raccogliere lingua e parlanti con il carico della loro storia (Le Dieci Tesi, 1975)
Le Dieci tesi sono un testo collettivo preparato dai soci del GISCEL che con questo testo intendevano definire i presupposti teorici basilari e le linee di intervento dell’educazione linguistica. Democratico significa attenzione alla libertà della società, dove non c’è attenzione per la lingua, non c’è attenzione per la società. I. La centralità del linguaggio verbale Nella forma scritta questa definizione significa che di linguaggi ce ne sono tanti, per esempio linguaggi scientifici, delle diverse varietà, degli animali. La lingua è un sistema e un’istituzione sociale. Al centro del sistema dell’educazione linguistica democratica, quindi di un aggiornamento dell’insegnamento della lingua, va posta l’importanza dello strumento Lingua. Il linguaggio verbale è fondamentale nella vita sociale e individuale perché, grazie alla padronanza ricettiva e produttiva delle parole possiamo intendere gli altri e farci intendere; ordinare e sottoporre ad analisi l’esperienza; intervenire e trasformare l’esperienza stessa. Il linguaggio verbale è una forma della capacità di comunicare e viene anche chiamata capacità simbolica fondamentale o semiotica, è anche strettamente legato alle altre capacità espressive e simboliche. II. Il suo radicamento nella vita biologica, emozionale, intellettuale, sociale Lo sviluppo delle capacità linguistiche è radicato nell’intero sviluppo dell’essere umano, nella crescita psicomotoria e nella socializzazione, nei rapporti affettivi, negli interessi intellettuali e partecipazione alla vita di una cultura e comunità. Lo sviluppo di tali capacità dipende anche da un buon sviluppo organico e quindi da una buona alimentazione. III. Pluralità e complessità delle capacità linguistiche Il linguaggio verbale è fatto di molteplici capacità, alcune ben visibili e percepibili (capacità di produrre parole e frasi appropriate oralmente e per iscritto; capacità di conversare; interrogare e rispondere esplicitamente; capacità di leggere a voce alta e recitare a memoria ecc.), altre meno evidenti (dare un senso a parole e frasi udite e lette; capacità di verbalizzare e analizzare interiormente in parole le varie situazioni; capacità di ampliare il patrimonio linguistico), ciascuna capacità determina le altre. IV. I diritti linguistici nella Costituzione Una pedagogia linguistica efficace deve quindi badare al rapporto tra sviluppo delle capacità linguistiche nel loro insieme e sviluppo fisico, affettivo, sociale, intellettuale dell’individuo. La pedagogia linguistica è democratica se accoglie e realizza i principi linguistici di testi come l’articolo 3 della Costituzione, la scuola è chiamata a individuare e perseguire i compiti di una educazione linguistica democratica. Oltre la scuola altri momenti e istituti sono chiamati a garantire un’attivazione paritaria delle capacità linguistiche di tutti: centri di pubblica lettura, centri di recupero, promozione delle tradizioni etnico-culturali, maturazione di una capacità di partecipazione ricettiva e produttiva autonoma. L’attivazione di una vita culturale di massa è fondamentale per la piena attivazione delle capacità verbali. V. Caratteri della pedagogia linguistica tradizionale
La pedagogia linguistica tradizionale punta invece su: rapido apprendimento di grafismo e ortografia da parte dei più dotati; produzione scritta di pensierini e temi; analisi grammaticale; apprendimento a memoria dei paradigmi verbali; analisi logica; capacità di verbalizzare oralmente e per iscritto apprezzamenti di testi letterari solitamente tradizionali con lo scopo di reprimere gli errori ortografici ecc. VI. Inefficacia della pedagogia linguistica tradizionale La pedagogia linguistica tradizionale è inefficace perché pur avendo puntato tutti i suoi sforzi sull’ortografia, ancora oggi un cittadino su tre è semianalfabeta. Anche la produzione scritta, insegnata dalla pedagogia linguistica tradizionale, risulta inefficace e questo è dimostrato da articoli di quotidiani poco decifrabili. Nelle scuole bisognerebbe dunque cambiare tipo di insegnamento. VII. Limiti della pedagogia linguistica tradizionale La pedagogia linguistica tradizionale pecca anche per la parzialità dei suoi scopi: A) Ignora la necessità di coinvolgere, ai fini dello sviluppo delle capacità linguistiche, tutte le materie e tutti gli insegnanti, pretendendo di operare nell’ora <