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Umanesimo e età Rinascimentale, Sintesi del corso di Italiano

tutta la parte dell'umanesimo volgare e latino, con autori e le loro opere più importanti (analisi).

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

Caricato il 17/11/2020

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L’UOMANESIMO
L’età umanistica che va dal 1400 al 1492 c’è una visione antropocentrica che mette l’uomo al
centro dell’uomo e quindi diventa protagonista della storia. Al contrario del Medioevo che mette la
religione come centro assoluto.
La religione durante questo periodo non viene rinnegata, solamente non è più un ostacolo per la
realizzazione dell’uomo.
In questo periodo gli intellettuali riportano alla luce dei testi antichi e vengono presi come modelli
da imitare. Quindi abbiamo una rinascita della civiltà greca e latina che era sparita nel medioevo e
ripresa in questo periodo
Umanesimo studio dell’umanità cioè andare a riprendere ciò che è successo nell’antichità
L’umanesimo si divide in due fasi:
Civile dove gli intellettuali hanno un interesse per la vita quotidiana e politica (Firenze)
Cortigiano dove gli intellettuali vivono nelle corti e si interessano allo studio di cose astratte
(filosofia, arte etc). e qui abbiamo un distacco completo dalla vita politica.
I primi umanisti compongono opere solo in latino, mentre il volgare rimane legato alla
comunicazione quotidiana. (fino alla metà del 400).
Dal 400 in poi il volgare diventa invece la lingua letteraria per eccellenza.
Umanesimo latino Giannozzo Manetti, Giovanni Pico della Mirandola, Marsilio Ficino e
Lorenzo Valla.
LORENZO VALLA nasce nel 1405 a Roma. l’opera il de Vero Bono è un opera sul vero bene,
dove Valla sostiene che non è un peccato avere un atteggiamento vicino all’epicureismo, perché il
piacere è nella saggezza dell’uomo comune a cui una natura buona ha concesso i suoi beni e un
animo inclinato a goderli.
Un’altra cosa importante di Valla è la donazione di Costantino, smascherata dallo stesso Lorenzo
che dimostrò la falsità del valore giuridico di questo trattato.
E facendo così tolse il potere alla chiesa e alle sue teorie.
GIANNOZZO MANETTI
Nato a Firenze nel 1396 da una ricca famiglia della borghesia mercantile, ebbe una formazione
umanistica e cristiana.
La sua opera più importante è sulla dignità e l’eccellenza dell’uomo dove afferma che il corpo
umano è una meravigliosa macchina creata da Dio a sua immagine ed è fonte di molti piaceri che
non sono da condannare anche se derivano dal piacere fisico. (va a contrapporre la prospettiva
religiosa medievale secondo cui il corpo umano è legato ai vizi, alla sporcizia ed è destinato a
soffrire per riparare i propri peccati).
L’ESALTAZIONE del CORPO E dei PIACERI, CONTRO L’ASCETISMO MEDIEVALE
Manetti con questa opera rivaluta il valore del corpo umano su tutti gli altri esseri del creato perché
l’uomo è atto a operare, a parlare ed ad intendere.
Questo va a contrapporre la tesi del Papa Innocenzo III, il quale esprimeva una visione della realtà
ascetica, tesa alla valorizzazione della dimensione spirituale dell’uomo (anima). Considerando
quindi il corpo un inutile peso.
GIOVANNI PICO della MIRANDOLA
Appartenente alla famiglia principesca dei Pico.
Dopo aver studiato a Bologna, Ferrara e Padova, Pico si trasferì a Firenze dove incontrò il
Magnifico e il Poliziano e cominciò a frequentare l’accademia Platonica di Ficino.
Interesse per la filosofia.
Affronta lo stesso tema di Manetti cioè la dignità dell’uomo
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L’UOMANESIMO

L’età umanistica che va dal 1400 al 1492  c’è una visione antropocentrica che mette l’uomo al centro dell’uomo e quindi diventa protagonista della storia. Al contrario del Medioevo che mette la religione come centro assoluto. La religione durante questo periodo non viene rinnegata, solamente non è più un ostacolo per la realizzazione dell’uomo. In questo periodo gli intellettuali riportano alla luce dei testi antichi e vengono presi come modelli da imitare. Quindi abbiamo una rinascita della civiltà greca e latina che era sparita nel medioevo e ripresa in questo periodo Umanesimo  studio dell’umanità cioè andare a riprendere ciò che è successo nell’antichità L’umanesimo si divide in due fasi: Civile dove gli intellettuali hanno un interesse per la vita quotidiana e politica (Firenze) Cortigiano  dove gli intellettuali vivono nelle corti e si interessano allo studio di cose astratte (filosofia, arte etc). e qui abbiamo un distacco completo dalla vita politica. I primi umanisti compongono opere solo in latino, mentre il volgare rimane legato alla comunicazione quotidiana. (fino alla metà del 400). Dal 400 in poi il volgare diventa invece la lingua letteraria per eccellenza. Umanesimo latino  Giannozzo Manetti, Giovanni Pico della Mirandola, Marsilio Ficino e Lorenzo Valla. LORENZO VALLA  nasce nel 1405 a Roma. l’opera il de Vero Bono è un opera sul vero bene, dove Valla sostiene che non è un peccato avere un atteggiamento vicino all’epicureismo, perché il piacere è nella saggezza dell’uomo comune a cui una natura buona ha concesso i suoi beni e un animo inclinato a goderli. Un’altra cosa importante di Valla è la donazione di Costantino, smascherata dallo stesso Lorenzo che dimostrò la falsità del valore giuridico di questo trattato. E facendo così tolse il potere alla chiesa e alle sue teorie. GIANNOZZO MANETTI Nato a Firenze nel 1396 da una ricca famiglia della borghesia mercantile, ebbe una formazione umanistica e cristiana. La sua opera più importante è sulla dignità e l’eccellenza dell’uomo dove afferma che il corpo umano è una meravigliosa macchina creata da Dio a sua immagine ed è fonte di molti piaceri che non sono da condannare anche se derivano dal piacere fisico. (va a contrapporre la prospettiva religiosa medievale secondo cui il corpo umano è legato ai vizi, alla sporcizia ed è destinato a soffrire per riparare i propri peccati). L’ESALTAZIONE del CORPO E dei PIACERI, CONTRO L’ASCETISMO MEDIEVALE Manetti con questa opera rivaluta il valore del corpo umano su tutti gli altri esseri del creato perché l’uomo è atto a operare, a parlare ed ad intendere. Questo va a contrapporre la tesi del Papa Innocenzo III, il quale esprimeva una visione della realtà ascetica, tesa alla valorizzazione della dimensione spirituale dell’uomo (anima). Considerando quindi il corpo un inutile peso. GIOVANNI PICO della MIRANDOLA Appartenente alla famiglia principesca dei Pico. Dopo aver studiato a Bologna, Ferrara e Padova, Pico si trasferì a Firenze dove incontrò il Magnifico e il Poliziano e cominciò a frequentare l’accademia Platonica di Ficino. Interesse per la filosofia. Affronta lo stesso tema di Manetti cioè la dignità dell’uomo

LA DIGNITÀ dell’UOMO Il brano ha inizio con il racconto della Creazione divina del mondo così com’è scritto nel libro della Genesi. Pone però l’attenzione sulla creazione dell’uomo, poiché Dio vuole creare qualcuno che comprendesse la ragione, amasse la bellezza e ammirasse la grandiosità di ciò che ha creato. Non avendo un modello a cui riferirsi, egli prende le particolarità degli altri esseri viventi e crea l’uomo con una natura indefinita, libero e autonomo di seguire la propria volontà. Dio ha creato l’uomo libero in modo tale che possa decidere lui stesso se raggiungere la perfezione divina o abbassarsi alla condizione dei bruti. I temi fondamentali sono il libero arbitrio e la centralità dell’uomo nell’universo e sono espressi in modo molto evidente nel testo. Inoltre in vari punti riporta alla scuola di pensiero platonica quando, ad esempio, scrive della creazione dell’uomo senza l’uso di un modello. Inoltre viene esaltato l’intelletto umano per la sua capacità di giudicare tra bene e male. UMANESIMO VOLGARE Se nella prima metà del 400 la poesia imitava Petrarca (opere più formali con giochi di parole), con Matteo Maria Boiardo e il suo Canzoniere (Gli amori), si arriva ad una poesia più fresca, esuberante e vitale con luci, colori, suoni e linguaggi appassionati. Quindi si ha una visione ottimista nel mondo. Lorenzo de’ Medici si allontana dalla visione petrarchesca e si avvicina verso la poesia popolare (i canti carnascialeschi) destinati alle feste di carnevali con un invito a godere della giovinezza e dei piaceri. Angelo poliziano anche lui si avvicina alla poesia popolare con l’opera di Canzoni a ballo dove appare un raffinato edonismo, pervaso di malinconia per la breve durata della giovinezza e dell’amore. La seconda opera di Poliziano è Stanze per la giostra, è un poemetto mitologico e encomiastico perché esalta il fratello del Magnifico (giuliano de medici) per la sua vittoria. Domina anche qui la natura idilliaca e malinconica. Differenza tra la poesia petrarchesca e carnevalesca  la prima ha i suoi temi spiritualmente elevati ed è legata agli ambienti di corte. Mentre i secondi ha un clima cittadino e quindi più popolare e ridanciano (carnevale). E da un punto di vista letterario si rifà alla poesia burlesca e comico- parodica del 200. Questa contrapposizione sarà l’antitesi al classicismo (reale) durante il rinascimento. MATTEO MARIA BOIARDO Nato nel 1441 da una famiglia nobile proprietaria di feudi. Nel 1476 si trasferì stabilmente a Ferrara dove scrisse L’Orlando Innamorato. Successivamente ebbe l’incarico di governatore prima a Modena e poi a Reggio dove morì nel

Boiardo scrisse in latino le opere a carattere encomiastico (ha lo scopo di lodare) ed in volgare una commedia: il Timone. Ma le sue opere maggiori e di più successo sono sicuramente il Canzoniere (concepita fra il 1469 e il 1471 e ordinata entro il 1476) e l’Orlando Innamorato. Il Canzoniere, dedicato a Antonia Capraro, comprende 180 componimenti strutturati in 3 libri. Il primo libro canta delle gioie dell’amore felice e corrisposto. Il secondo libro le sofferenze per il tradimento e il terzo del pentimento e preghiera, quindi all’elevazione spirituale. L’opera ha come modello letterario petrarca ma anche gli stilnovisti, dove lo stile pesante di petrarca viene arricchito da una poetica esuberante e fresca. Infatti il primo libro contiene un’intensa sensualità legata, non solo all’uomo, ma a tutta la natura. Dove l’amore diventa ciò che anima tutte le cose.

Si avvicinato alla Tradizione comica che si contrappone alle tendenze idealizzanti presenti in alcune delle sue opere ad esempio Nencia da Barberino. Dove parla di un contadino innamorato di una pastorella. Lorenzo, anche lui ha esaltato la concezione idonistica tipica dell’umanesimo in varie opere tra cui la Canzone di Bacco.

  • Rispetto ad autori precedenti scrive componimenti di carattere religioso. TRIONFO DI BACCO E ARIANNA Il componimento fa parte della raccolta Canti Carnascialeschi, ovvero i canti di carnevale. L’obbiettivo era di comporre queste opere per essere poi recitate ed eseguite durante le varie feste del Carnevale. Il trionfo di Bacco e Arianna è una canzone composta da ben 60 versi ottonari, divise in 7 strofe (stanze) intervallate dallo stesso verso (“chi vuol esser lieto, sia: di domani non c’è certezza”). Ogni strofa è formata da otto versi. Ogni strofa è preceduta da un ritornello. Il testo è stato strutturato proprio per adattarsi alla musica. È dedicato a Bacco che è il dio del vino. Tutti i personaggi presenti nel componimento hanno a che fare con Bacco. Arianna  figlia del re Minosse, sposò Bacco dopo esser stata abbandonata da Teseo. Satiretti  insediavano le ninfe Ninfe  che erano contente di essere ingannate dai satiri Sileno  era il precettore di Bacco e viene descritto grasso e vecchio, privo di dignità Mida  personaggio mitologico, riceve da Bacco il privilegio di trasformare in oro tutto ciò che tocca. Il componimento celebra i piaceri terreni della vita come l’amore e il vino, invitando a godere di essi finché si è giovani. ANGELO POLIZIANO Angelo Ambrogini detto Poliziano, nome che deriva dal suo luogo d’origine (Montepulciano) Nasce 1454 a Montepulciano e muore 1494 a Firenze Maggior poeta italiano del 400, cominciò da giovanissimo a lavorare per Lorenzo de’ Medici, divenne precettore del figlio di Lorenzo. Nel 1479 si reca presso la corte dei Gonzaga a Mantova, questo spostamento di corte viene vissuto dai Medici come un tradimento. Successivamente torna a Firenze, si riconcilia coi Medici e ottiene la cattedra di eloquenza latina e greca. Dopo la morte di Lorenzo de’ Medici, Angelo Poliziano intraprese una carriera ecclesiastica. Oltre ad essere stato un poeta, Poliziano fu anche un grande filologo. In particolare nel testo da lui scritto Miscellanea sono raccolte 100 discussioni riguardanti la corretta interpretazione di testi in greco e latino, lingue che conosceva perfettamente. Grazie a questa conoscenza delle lingue antiche, Poliziano scrisse lui stesso poesie, epigrammi etc in latino e. greco. Poliziano scrisse anche in volgare e tra le sue opere si cita Stanze per la giostra del Magnifico Giuliano. È un poema in ottave dedicato a Giuliano de Medici (fratello di Lorenzo) per celebrare una sua vittoria in un torneo d’armi e a cantare l’amore di Giuliano per una donna Genovese. Il poema, oltre all’elogio di Giuliano de’ Medici, è anche una idealizzazione della bellezza e della giovinezza proiettate in un mondo ideale fuori dal tempo e dallo spazio. Poliziano utilizza molte allegorie ispirate alla cultura neoplatonica in stile classicheggiante. A periodo giovanile, risalgono i Rispetti e le Canzoni a ballo, due opere di poesia popolare come fece anche Lorenzo il Magnifico. Un’altra opera importante di Poliziano è la Favola di Orfeo.

Favola deriva dal latino fabula cioè testo teatrale. È un testo composto per la festa nuziale celebrata presso la corte dei Gonzaga a Mantova ma non fu messo in scena. Poliziano, in questa opera, sostituisce gli argomenti sacri con un argomento profano, mitologico cioè la vicenda di Orfeo e Euridice. La favola diventa così il primo testo drammatico in lingua italiana di argomento non religioso. I’ MI TROVAI, FANCIULLE, UN BEL MATTINO In questa ballata si celebra la giovinezza, la bellezza e l’amore su uno sfondo primaverile con una voce narrante di una ragazza. Il giardino, che è uno sfondo della poesia ha una natura primaverile con colori vivi e vivaci. E riprende la pittura del tempo Questo scenario si collega anche alla cultura umanistica rinascimentale dove il giardino è inteso come luogo di delizie. Questo giardino manifesta una tematica idillica e un’immagine di serenità dove esclude ogni preoccupazione, ogni legame alla realtà e ai conflitti della storia. Nella seconda parte della canzone si parla di edonismo. Dove l’ambiente primaverile ha un valore metaforico. LUIGI PULCI Nasce a Firenze nel 1432, ebbe un’educazione letteraria che comprendeva la conoscenza del latino ma non ai livelli raffinatissimi degli umanisti. Nel 1461 cominciò a frequentare il palazzo dei medici stringendo una forte amicizia con Lorenzo de’ Medici. Pulci era famoso per il suo carattere giocoso e bizzarro e il suo gusto per la deformazione burlesca, influenzò molto la corte medicea. Nel 1473- 1474 il clima della cerchia medicea si modificò per l’influenza che assunsero i filosofi platonici dell’Accademia. Pulci entrò in conflitto con questi personaggi ed ebbe un’aspra polemica con Ficino sull’immortalità dell’anima. Perciò il Magnifico lo lasciò ai margini. Pulci scrisse la Giostra  un poemetto in ottave in onore di una vittoria riportata nel 1469 da Lorenzo in un torneo. L’opera principale di Pulci è Il Morgante un poema in ottave di argomento cavalleresco. Il suo titolo fa riferimento al nome del gigante che con le sue imprese riscosse un ampio consenso nel pubblico. L’opera fu iniziata nel 1461 con l’obbiettivo di dare una forma letteraria più degna al cantare popolaresco. Una prima redazione dell’opera fu pubblicata in 23 canti nel 1478, successivamente nel 1483 ne uscì una nuova ampliata e ricevette il titolo di “Morgante Maggiore”. Negli ultimi 5 canti cambia l’impatto narrativo: il poeta ricerca un’organicità del racconto e un sentimento epico-religioso, influenzato dal nuovo clima della corte medicea. L’AUTORITRATTO di MARGUTTE È tratto dall’opera Il Morgante. Il gigante Morgante che è l’eroe del poema, dopo aver superato molte prove e dimostrato grande coraggio incontra casualmente il mezzo gigante Margutte e i due decidono di unire i loro destini in un sodalizio molto fruttuoso e pieno di avventure. Margutte si presenta come un peccatore accanito con un improbabile credo culinario e afferma che la sua fede è unicamente nel gioco d’azzardo e nel vino. La morale è che Margutte, essendo un trasgressore che infrange tutte le regole morali e religiose, con questo suo comportamento decide di trasgredire le regole autoritarie e rigide del padre dove l’uccisione di quest’ultimo rappresenta il culmine della sua ribellione.

IL MOTIVO dell’INCHIESTA Inchiesta è un termine usato da Ariosto per indicare la ricerca, da parte dei cavalieri, di un oggetto di desiderio. Tutti i personaggi dell’Orlando Furioso sono mossi dal desiderio di ottenere qualcosa, cioè l’inchiesta. Nei poemi arturiani l’inchiesta è di tipo religioso. Mentre nel Furioso assume un carattere profano. l’inchiesta, però, risulta spesso irraggiungibile e la sua ricerca è fallimentare. L’inchiesta inconcludente si traduce in un movimento circolare che non approda mai ad una meta. Un esempio di inchiesta è rappresentato da Angelica che sfugge sempre da Orlando e gli altri cavalieri grazie all’anello magico che la rende invisibile. LA FOLLIA DI ORLANDO Dal 23 esimo al 24esimo è il momento in cui Orlando diventa pazzo. Durante l’inseguimento di un cavaliera saraceno, stanco, riposa in un bosco dove si erano Angelica e Medoro. Scopre quindi messaggi d’amore fra i due. L’eroe sperando non fosse così comincia ad entrare in crisi e distrugge tutto quello che trova sul suo cammino, spogliandosi anche dell’armatura. PROEMIO È un poema epico-cavalleresco e contiene 3 elementi:

  • Invocazione della musa
  • Sintesi dell’argomento
  • Dedica alla famiglia degli estensi che erano i suoi benefattori. La prima ottava contiene la protasi ed enuncia lo sfondo della vicenda, cioè la guerra del re saracena Agramante contro Carlo magno, ma elenca anche i temi che verranno trattati, appartenenti sia al ciclo carolingio (armi, audaci imprese) sia a quello bretone (le donne, cavalieri, gli amori, le cortesie). Il chiasmo che apre il proemio fonde amore e guerra che sono i temi trattati nell’opera. La seconda ottava presenta il protagonista, Orlando, e come da innamorato egli diventa pazzo. In essa è contenuto un accenno di tipo autobiografico alla donna del poeta (Alessandra Benucci) che quasi lo ha reso furioso come Orlando. La terza contiene la dedica dell’opera al protettore del poeta, il cardinale Ippolito d’Este che con appellativo “Erculea prole” viene identificato come discendente di Ercole I, signore di Ferrara, idealmente collegato al famoso eroe greco, artefice di tante imprese. Egli vuole e sente di dover ringraziare il suo signore per la sua generosità e l’unico modo per farlo, dal suo punto di vista, è con un’opera. La quarta introduce un secondo protagonista, Ruggero, che viene presentato come antenato del cardinale Ippolito. Ruggero è un capostipite (nobile)musulmano che si converte per il matrimonio con Bradamante. MACHIAVELLI Nasce a Firenze nel 1469 da una famiglia borghese non nobile di origine. Nella vita di Machiavelli importanti furono gli incarichi che egli ricoprì all’interno della repubblica fiorentina. Ricordiamo infatti che tra la fine del 400 e inizio del 500 Firenze era una repubblica fino al ritorno dei medici. Questo lavoro gli permise di conoscere il meccanismo della vita politica da vicino tant’è che poi la politica diventerà il suo interesse principale. Nel 1502 compì una missione presso Cesare Borgia che aveva il progetto di unificare l’italia e creare un organismo politico più vasto delle signorie per arginare le potenze straniere. Il progetto però fallì quando il Papa morì (Papa Alessandro VI).

Machiavelli restò colpito dalla spregiudicatezza di Cesare Borgia, cioè che lui non badava al mezzo con cui voleva raggiungere il suo obbiettivo. IL PRINCIPE Nel 1513 Machiavelli dà notizia di aver composto un opuscolo chiamato De Principatibus. La stesura dell’opera sarebbe risalente a luglio e dicembre del 1513. Posteriormente, secondo gli studiosi, sarebbe stata aggiunta la dedica a Lorenzo de Medici e probabilmente sarebbe stato aggiunto anche l’ultimo capitolo in cui si ha un’appassionata esaltazione a liberare l’Italia dai Barbari. Il principe si collega ad una precisa tradizione, alla tradizione della trattatistica politica. Già nel medioevo si erano diffusi trattati (specula principis), intesi a tracciare il modello di principe e le virtù che doveva possedere. Questa produzione si intensificò con il 400 con l’avvento delle signorie e dei principati. E se da un lato Machiavelli si riallaccia a questa tradizione, dall’altro però la rovescia radicalmente. Mentre i precedenti trattati miravano a fornire un’immagine ideale ed esemplare del regnante, Machiavelli proclama di voler guardare alla verità effettuale delle cose. Egli non parla di virtù morali o etiche, che il principe dovrebbe possedere ma di quei mezzi che sono utili al principe per conservarsi al potere. Il principe è un’operetta molto breve e si articola in 26 capitoli che recano il titolo in latino. La materia è divisa in diverse sezioni. I capitoli dall’1 al 7 esaminano i vari tipi di principati individuando, a seconda delle diverse tipologie, i mezzi migliori per conquistare e mantenere il potere. La divisione riguarda i principati ereditari e nuovi. Tra i nuovi si distinguono ulteriormente i misti (che sono i principati aggiunti come membra al principato già esistente) oppure i nuovi. Tra i principati nuovi due sono i modi per governarli a secondo di come è avvenuta la conquista (con armi proprie o con fortuna e armi altrui). Nel capitolo ottavo si tratta di coloro che giungono al principato attraverso scelleratezze e qui machiavelli distingue tra crudeltà bene e crudeltà male utilizzata. La prima è quella impiegata solo per assoluta necessità. La seconda è quella che cresce con il tempo anziché diminuire. Nel capitolo 9 invece si affronta il principato civile cioè quello in cui il principe riceve il potere dai suoi stessi cittadini. Nel decimo capitolo si esamina come si debbano misurare le forze dei principati. Nell undicesimo si tratta dei principati ecclesiastici in cui il potere è detenuto dell’autorità religiosa. La seconda sezione è compresa tra i capitoli 12 e 14 dedicata al problema delle milizie. Qui machiavelli giudica negativamente l’uso delle forze mercenarie che combattono solo per il denaro e sono una delle cause principali della debolezza degli Stati italiani. I capitoli dal 15esimo al 18esimo costituiscono la terza parte del libro in cui vengono trattati i modi di comportarsi del principe con i suoi sudditi e con gli amici. A questi capitoli segue la parte finale, in cui si affrontano le cause che hanno portato i principati italiani a perdere i loro stati con la crisi successiva al 1494. Il capitolo 25 è dedicato al rapporto tra virtù e fortuna. L’autore sostiene che la fortuna non è casuale ma bisogna procurarsela e saperla tenerla amica. L’ultimo capito è invece un’esortazione ad un principe nuovo, energico che sappia porsi a capo del popolo italiano e liberare l’italia dai barberi. I DISCORSI SOPRA LA PRIMA DECA di Tito Livio Il nucleo principale dell’opera è basato sulle riflessioni che Machiavelli faceva durante la lettura dei dieci libri della storia di Livio che trattavano i primi anni della repubblica di Roma. L’opera è divisa in 3 libri ciascuno con una particolare tematica.

PURGATORIO CANTO 2

Il secondo canto del purgatorio si apre quando Dante e Virgilio si trovano ancora sulla spiaggia ai piedi della montagna dove si era svolto il rituale di purificazione ordinato da Catone nel canto I. È giunta intanto l’alba, che Dante descrive con una complessa immagine astronomici e arricchiti dall’uso di metafore. Si avvicina un’imbarcazione guidata da un angelo luminosissimo che al posto delle vele fa vento con le sue stesse ali trasportando le anime. Queste anime sono smarrite poiché non conoscono il percorso che devono intraprendere. Si avvicinano a Dante, e rendendosi conto che lui è un uomo vivo, gli si accalcano attorno. Fra di loro dante incontra Casella (un vecchio amico musicista) a cui chiede di cantare una propria canzone. Il canto è però interrotto dall’arrivo di Catone, che bruscamente li invita a correre al monte per purificarsi. Anche Dante e Virgilio si allontanano rapidamente. CONCETTO STORICO CULTURALE ETÀ RINASCIMENTALE Dopo la morte di Lorenzo 2 la pace di Lodi, stipulata nel 1451 ebbe fine. Questo comportò una seri di lotte tra le varie signorie. Nel mentre di tutto ciò lo stesso anno ci fù la scoperta dell’America. Con la scoperta di questo nuovo continente in Europa si instaurarono due nuove potenze (Spagna, Portogallo). In tutto questo susseguirsi di vicende l’Italia divenne il campo di battaglia per le potenze Europee, le signorie si indebolirono e nel 1494 Carlo 8 (re di Francai) scese in Italia, e 33 anni dopo nel 1527 Carlo 5 (re di Spagana) scese in italiancon le sue truppe mercenarie. Lo stato della chiesa era in crisi (era una signoria con a capo il PAPA), e Cesare Borgia vuole creare uno stato forte in Italia centrale per opporsi a queste invasioni, (ne parlerà Machiavelli nella sua opera “IL PRINCIPE”) ma fallisce. -A Firenze nel mentre con la scesa di Carlo 5 finì la dinastia dei medici. -Queste guerre finirono del 1559 con la pace di Catou-Canbresis. ETA’ RINASCIMENTALE Rinascimento rinascita. Indica la ripresa di tutto ciò che vi era nel passato, la cultura latina e greca secondo i rinascimentali erano l’esempio da seguire. In questa epoca vengono presi come esempio da seguire Petrarca e Boccaccio. Tutto ciò che nel secolo precedente si stava formando si consolida con il rinascimento. Con il rinascimento vi è il classicismo rinascimentale (ricerca idee di perfezione e sentimenti di bellezza), vengono perfino fissati dei canoni da rispettare a livello artistico e sociale.