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Riassunto degli elementi principali dell'Umanesimo e del Rinascimento
Tipologia: Appunti
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Umanesimo e Rinascimento L’Umanesimo fu l’importante movimento intellettuale che diede poi vita al Rinascimento. Nacquero gli studi specialistici, basati sulla filologia e l’archeologia, si riscoprì la storia greca e romana, cercando di recuperare la civiltà classica, per offrire un modello ideale di vita basato sull’autonomia dell’individuo e sulla partecipazione alla vita politica. L'Umanesimo e il Rinascimento (1400-1550) nascono per primi in Italia perché qui, prima che altrove nel mondo, si era sviluppata una classe borghese che (già a partire dai Comuni del Mille) voleva sentirsi autonoma da qualunque potere istituzionale, laico o ecclesiastico che fosse. L'estendersi territoriale dei Comuni e la sostituzione del principio politico della repubblica con quello della monarchia favorirono la formazione delle Signorie che, a loro volta, contribuirono allo sviluppo dell'Umanesimo. Nacquero nuove scuole private e Accademie presso le corti, per la necessità di formare funzionari che amministrassero i nuovi apparati burocratici, oltre alle corti culturali e politiche, poiché le Università tradizionali erano ancorate ai programmi e alla didattica dell'enciclopedismo scolastico-aristotelico. Inoltre, il processo di formazione dei Comuni, iniziato sin dal Mille e protrattosi fino all'avvento delle Signorie, aveva sì favorito l'autonomia economica e sociale dei ceti borghesi e commerciali, ma non era ancora riuscito a darsi una giustificazione teorica, di tipo etico-politico, filosofico-morale. È appunto dal mondo antico che l'Italia umanistica delle Signorie trarrà gli spunti e gli esempi più significativi di virtù civili, di gloria militare, di eroismo personale, di raffinato gusto estetico, che le serviranno per legittimare la propria diversità dal Medioevo (dalla cosiddetta “età di mezzo” - come veniva chiamato, in quanto, secondo gli umanisti, li divideva dall'epoca classica). La cultura umanistica è dunque riscoperta del mondo classico greco-latino , ma Umanista non è solo -come nel Medioevo- lo studioso di retorica e di grammatica, ma un soggetto di "nuova umanità",essendo capace di autonomia critica e di senso storico, dovuto alla sua altissima cultura. L'Umanesimo, riscoprendo il valore dell'autonomia creativa dell'uomo, superando i concetti tradizionali di autorità, rivelazione, dogma, ascetismo, teologia sistematica, tradizione, con l'esigenza prioritaria di una riflessione personale, critica, rompendo in sostanza l'unità enciclopedica medievale, inizia il processo di autonomia delle singole discipline, permettendo all'uomo di conoscere e dominare le leggi della natura e della storia. La riscoperta dell'autonomia della natura, con le sue leggi specifiche, porta allo sviluppo delle scienze esatte e applicate. Leonardo da Vinci traduce in scienza applicata le sue intuizioni nel campo dell'ottica, della meccanica, della fisica in generale. Architetti e ingegneri passano dalla progettazione di singoli edifici a quella di intere città. Geografi e cartografi saranno di grandissimo aiuto ai navigatori e agli esploratori dei nuovi mondi (vedi ad es. l'uso della bussola e delle carte geografiche). Grande sviluppo ebbero la medicina, la botanica, l'astronomia, la matematica, le costruzioni navali... La borghesia aveva bisogno dello sviluppo delle scienze basate sull'esperienza e sul calcolo, indispensabili alla produzione e al commercio dei beni di consumo. Caratteristiche in sintesi Gli umanisti affermano la priorità o centralità dell'uomo (antropocentrismo) e della natura (ilozoismo- panpsichismo), e quando fanno riferimento alla divinità, o la trattano come un'entità astratta, ineffabile o indicibile, di tipo filosofico. Applicano generalmente la matematica e la geometria all'arte, all'architettura e alla cartografia. In campo artistico il simbolismo religioso perde la sua pregnanza, sostituito da un'arte prospettica, tridimensionale o da una ritrattistica favorevole al ceto borghese. Nei confronti dell'universo iniziano ad affermare l'idea di una infinità nello spazio e poi nel tempo, nel senso che non vi è né un centro né una periferia. Se l'uomo è al centro dell'universo, lo è solo in senso morale, non fisico, in quanto la Terra fa parte di un sistema solare fra tanti (no al geocentrismo medievale; sì a una pluralità di mondi, anche abitabili). Microcosmo (uomo, pianeta terra) e macrocosmo (universo) coincidono e la divinità non è più grande dell'universo che la contiene
(panteismo). Se l'universo è infinito, è anche eterno, non creato. Si prospettano idee evoluzionistiche contro quelle creazionistiche. Contraddizioni dell’Umanesimo Umanesimo e Rinascimento furono modi di vivere e di pensare di una determinata classe: quella borghese , soprattutto quella intellettuale. La stragrande maggioranza della popolazione rimase rurale e cristiana, benché in forme e modi sempre più distanti da quelli dell'ufficialità della Chiesa romana. Gli intellettuali borghesi (in Italia prima che altrove) furono sì "umanisti", ma non "popolari", furono sì "laici" ma non "democratici". Questi intellettuali, in Italia, non seppero mai convogliare le loro idee verso quel movimento popolare di contestazione religiosa che in Europa settentrionale prenderà il nome di Riforma protestante. Gli intellettuali borghesi italiani fecero una rivoluzione più teorica che pratica, se si esclude ovviamente quella artistica e letteraria, che fu pur sempre una innovativa "pratica estetica e stilistica". Non dobbiamo infatti dimenticare che la borghesia nasce all'interno della Chiesa romana e, per quanto indifferente fosse alla religione, dimostra d'averne assorbito la pretesa egocentrica di dominare il mondo. La debolezza degli umanisti e dei rinascimentali stava, in fondo, proprio nel fatto che alle pretese di una religione dispotica non avevano saputo opporre un'etica davvero democratica ed egualitaria. Il Rinascimento italiano Lo splendore degli Stati italiani nella prima età moderna è strettamente legato alla magnificenza delle sue tante corti, un’invenzione dei principati italiani e della ricca Borgogna, che divennero uno strumento di legittimazione del potere e un modo di esprimere la sovranità da parte dei principi e dei signori locali. A Firenze, Roma, Napoli, Milano, Urbino, Ferrara, la corte divenne il centro della vita artistica e culturale e favorì la diffusione di nuovi modelli di consumo legati allo sviluppo del commercio internazionale. Le classi legate alle raffinate corti rinascimentali italiane esprimevano una domanda di novità e a loro volta i mercanti, per soddisfare questa nuova domanda, offrivano nuovi beni provenienti dall’Oriente che ben presto incoraggiarono le manifatture europee a produrre oggetti analoghi. Ad esempio dall’Oriente arrivarono i tappeti che favorirono la produzione di arazzi, le porcellane cinesi stimolarono la produzione di vasellame, stoviglie e l’uso delle posate. I progressi dell’industria del vetro a Venezia accompagnarono la crescente diffusione di specchi, bicchieri e vetri per le finestre. Nelle signorie e nelle repubbliche l’accumulazione di ricchezze, dovuta alle fiorenti attività mercantili, insieme alla riscoperta dell’antico determinarono le condizioni favorevoli a una straordinaria fioritura artistica e letteraria. I valori culturali e artistici elaborati dai pittori, poeti, scultori, musicisti e orafi al servizio dei principi italiani dominarono lungamente il gusto e la moda europee. Alla corte di Milano, Firenze, Napoli, Urbino, Roma, lavorarono artisti come Leonardo da Vinci autore del Cenacolo (1498) e della Gioconda (1503), Michelangelo Buonarroti che scolpì la celebre Pietà (1501) e il David (1501-04) e tra il 1508 e il 1512 esegue la prima fase della decorazione ad affresco della Cappella Sistina a Roma. In particolare a Roma, sotto Giulio II, che chiamò alla sua corte anche il pittore Raffaello Sanzio, si aprì una stagione di grandi committenze artistiche. Il pontefice, nel quadro di un ampio progetto di ristrutturazione della città di Roma, decise di abbattere la basilica tardo antica di S. Pietro e di sostituirla con un nuovo edificio, la cui progettazione venne affidata prima all’architetto Donato Bramante e poi a Raffaello. Presso le corti italiane vivono anche grandi letterati come Ludovico Ariosto, il cui poema L’Orlando Furioso continua la tradizione epica della corte estense di Ferrara, e come Jacopo Sannazzaro che a Napoli nel 1504 pubblica l’Arcadia, il prototipo del romanzo pastorale.