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spiegazione del periodo dell'umanesimo
Tipologia: Sbobinature
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L’umanesimo consisteva in un movimento culturale che abbracciava tutte le varie manifestazioni artistiche, letterarie. Si sviluppò alla fine del ‘300, si prolungò nel ‘400 fino a terminare in un periodo definito “Rinascimento”. Tra Umanesimo e Rinascimento non comparivano differenze sostanziali ad eccezione del fatto che il Rinascimento portò al culmine e al compimento tutte le espressioni culturali dell’Umanesimo.
Per Umanesimo si intendeva un periodo in cui al centro della cultura vi erano gli studi humanitatis o le humane littere e vi era una fortissima rivalutazione del classicismo, cioè dei grandi autori latini come Virgilio, Cicerone e Seneca. Cicerone per “studi humanitatis” consistevano nelle varie discipline della retorica, della grammatica, della storia, della filosofia, cioè tutti quegli studi riguardanti la storia dell’uomo. Già con Petrarca si era assistiti ad una rivalutazione delle humane littere, gli studi classici letterali e anche con Boccaccio che aveva composto diversi saggi in cui si interessava agli autori latini. Alla base dell’Umanesimo compariva quindi questo concetto importante del classicismo con la relativa rivalutazione dell’epoca classica.
Tutto ciò che riguardava le opere dei classici venne considerato come l’apice, cioè il raggiungimento della perfezione. Così gli umanisti si proposero di imitare tali opere che avevano raggiunto la perfezione completa riproducendo i canoni importanti che erano alla base del classicismo latino. Questi canoni consistevano nell’equilibrio, nell’armonia, nell’eleganza, nel decoro, nella raffinatezza e vennero ripresi come modelli importantissimi alla base delle opere umanistiche e rinascimentali. Altro concetto quindi era quello dell’imitazione che non era sterile ma costruttiva, costituiva una sorta di EMULAZIONE.
Altra caratteristica importante dell’umanesimo fu la rivalutazione dell’uomo e della centralità che assumeva e rivestiva nell’Universo. Ciò venne evidenziato dalla raffigurazione di Leonardo Da Vinci in cui si affermava l’idea dell’ANTROPOCENTRISMO, cioè dell’uomo al centro dell’Universo che ha ricevuto da Dio il dono della RAGIONE. Con quest’ultimo dono Dio offriva una scintilla della sua divinità, dandogli la possibilità di costruire nel mondo. Questa capacità quasi divina poteva creare alla stregua di Dio stesso.
Gli umanisti avevano superato il dissidio interiore di Petrarca, differenziavano direttamente la sfera dell’humanitas, che atteneva a tutte le capacità dell’uomo e alla sua dignità rispetto gli altri esseri, e quella della divinitas, cioè il modo di intendere la vita dell’uomo sempre soggetta, sottoposta e subordinata alla sfera religiosa. Infatti mentre nella “Divina Commedia”, opera medievale, compariva sempre la tendenza dell’autore di mettersi in contatto con Dio e tutta la vita dell’uomo era condizionata dalla volontà divina, nell’umanesimo questa tendenza era del tutto assente. Queste due sfere che Petrarca cercava di condensare, creando l’umanesimo cristiano, nell’umanesimo si separarono e l’uomo divenne artefice del suo destino , svincolandosi dalla sfera divina, agendo e creando autonomamente.
Gli umanisti tuttavia non entrarono in contrasto con gli ecclesiasti ma spesso cercavano anche il loro appoggio. Tuttavia nelle opere non rientrava la subordinazione religiosa. Tuttavia vi furono alcuni artisti che in un certo periodo della loro vita entrarono in contrasto con gli ecclesiastici come Pico della Mirandola che fu accusato di eresia poiché affermava che in tutte le religioni vi fosse un fondo di verità. Nonostante alcuni periodi di contrasto persisteva un convivere pacifico tra i letterati e il mondo religioso.
Il rinascimento, che affondava le sue radice nell’Umanesimo, portò al compimento e alla massima espressione tutte le forme artistiche già nate nell’Umanesimo. Vi era una nuova rinascita delle humane littere e la cultura che si svincolò dalla sfera religiosa divenne cultura laica.
Compariva anche un diverso approccio con i classici latini poiché mentre nella cultura medievale (Esempio: Virgilio come guida, l’Eneide come modello), l’uomo non riusciva a vedere la frattura tra la fine del mondo classico e l’inizio di una nuova epoca, si credevano i diretti eredi di quell’opera e vedevano una continuità (Esempio: Dante vedeva se stesso come una continuazione dell’opera virgiliana e lo interpretava come il
precursore del cristianesimo). Gli umanisti, invece, compresero che c’era stata una frattura in quel mondo e volevano riscoprirlo in una chiave differente, non come un proseguimento, ma come una civiltà conclusa che aveva molto da insegnare alla civiltà moderna che si stava sviluppando. Inoltre dagli umanisti venne coniato il termine “medio evo”, ovvero età di mezzo, vista in senso dispregiativo come un periodo di interno imbarbarimento e di oscurantismo e per questo si parlò in seguito di “rinascita”. Questa distinzione venne attuata da Giorgio Vasali, scultore e pittore rinascimentale. Si ebbe la rivalutazione dello scrittore latino in chiave laica che conferiva insegnamenti etici e morali fondamentali.
Pico della Mirandola confermò la rivalutazione della dignità dell’uomo esclamando “L’uomo (animale o essere) è degno di ogni ammirazione”. L’uomo, nella Terra, cercava la gioia, la fama e riteneva che attraverso la sua opera doveva costruirsi. In questo periodo assunse una grande importanza anche la libera scelta, cioè l’uomo che doveva progredire e che, grazie alla sua opera, doveva costruire un futuro, per se e per gli altri, sempre migliore. Compariva quindi un enorme fulgore culturale privilegiando una cultura enciclopedica ed ampia. Le opere vennero scritte in latino e di conseguenza divennero internazionali, poiché il latino era conosciuto in tutto il mondo, però, allo stesso tempo ,erano riservate ad una ristretta elite di persone che avevano studiato. Si creò quindi un’intesa rete di scambi culturali grazie all’utilizzo della lingua latina.
Questo periodo venne definito “tre lingue” poiché oltre al latino e al volgare compariva anche il greco. Infatti, con il crollo dell’Impero Romando d’Oriente, nel 1453, con l’invasione dei turchi che non erano tolleranti, molto uomini dotti, si spostarono in Europa portando la loro cultura greca che venne assimilata da altri dotti.
I centri culturali non erano più le università, importantissime nel medioevo, ma le Corti , con la consequenziale nascita del fenomeno del “mecenatismo”, caratterizzate da signori che amavano arricchirle con la presenza di artisti che fornivano lusso e decoro a questi ultimi. Gli artisti ricevano in cambio protezione e una tranquillità economica per potersi dedicare liberamente alle loro attività culturali. Le corti diventarono dei centri fondamentali per la diffusione e l’irradiazione della cultura insieme alle Accademie. Quest’ultime erano libere associazioni di uomini di cultura, i quali si riunivano in luoghi determinati per scambiarsi idee e dettare le norme per la stesura delle opere.
La figura dell’intellettuale poi, cercava l’appoggio e la protezione dei Signori. In Italia i comuni erano caduti e, al loro posto, subentravano le Signorie, evoluzioni restrittive del comune. Nelle città dominavano i grandi principi ed i grandi signori che si impossessavano del potere attraverso un colpo di stato o, altre volte, venivano eletti dagli stessi cittadini che erano stanchi delle numerose guerre. Tutto ciò rappresentava un’evoluzione quasi naturale della fase podestarile del comune. Le più importanti signorie erano Milano, Firenze, Roma e Venezia mentre quelle di minore importanza erano Rimini, Napoli. Queste varie signorie erano state in lotta tra di loro poiché tendevano ad estendere maggiormente la loro sfera di potere fino ad arrivare alla “fascia di Rodi”, che segnò, nel 1454, un periodo di pace e tranquillità in Italia. Nel 1454, tuttavia, Carlo VIII, re di Francia, si alleò con Ludovico il Moro, fiorentino e scese in Italia impossessandosi del Regno di Napoli.
Durante il medioevo erano sorti i cosìdetti stati nazionali come la Francia, l’Inghilterra, la Spagna e la Germania, i quali si resero conto che l’Italia era spezzettata. Approfittarono di questo grande segno di debolezza soprattutto la Francia e l’Inghilterra facendola diventare teatro di battaglia. Si arrivò ad un periodo di pace solo nel 1559, dopo che fu stipulato il trattato di pace di Cateau Cambresì. Questa pace diede un forte impulso all’Italia che vide il culmine del Rinascimento che in seguito iniziò a declinare.
In generale si può parlare di 5 periodizzazioni (suddivisioni o costruzioni della storia per facilitarne l’apprendimento):