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Umanesimo e Rinascimento: Un'analisi del Movimento Culturale Europeo, Sintesi del corso di Letteratura Italiana

Periodo storico e autori dell'Umanesimo e del Rinascimento nella letteratura italiana

Tipologia: Sintesi del corso

2017/2018

Caricato il 22/12/2018

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Umanesimo e Rinascimento
Col termine Umanesimo gli studiosi indicano il vasto movimento di rinnovamento culturale,
artistico e filosofico che caratterizzò la civiltà europea nel corso del Quattrocento e che si pose
come forte rottura rispetto al pensiero medievale dei sec. XIII-XIV, soprattutto mettendo l'uomo al
centro della visione della vita e del mondo e sostituendo così l'antropocentrismo al teocentrismo
che aveva contraddistinto l'epoca precedente.
L’Umanesimo, che dunque si afferma nel corso del Quattrocento, continua anche nel secolo
successivo divenendo la cultura della civiltà rinascimentale.
Fra i concetti di Umanesimo e Rinascimento esiste dunque una stretta vicinanza, ma tuttavia il
primo sottolinea gli aspetti ideologici e culturali, mentre il secondo si riferisce soprattutto alle
manifestazioni artistiche.
La parola ‘’Umanesimo’’ implica la conoscenza della differenza tra humanitas e divinitas, fra
mondo umano-naturale e mondo religioso, fra humanae litterae e divinae litterae, ciò fra la scrittura
dedicata al mondo umano-naturale e quella dedicata al mondo divino.
Tale divisione non era presente nel Medioevo, dove ogni scrittura veniva considerata sotto la
prospettiva religiosa.
Solo a partire dalla fine del Trecento, grazie all’insegnamento preumanista di Petrarca e Boccaccio,
lo studio dei classici e delle letterature latina e greca, pagane ed estranee alle divinae litterae,
diviene rivendicazione dei diritti dell’uomo naturale.
Inoltre il concetto di humanitas serviva a sottolineare una proprietà tipica dell’uomo, ossia il
desiderio di conoscenza che li distingue fra tutti gli esseri animati.
La riscoperta del mondo classico costituisce la premessa culturale del Rinascimento.
La ‘Rinascenza’ viene usata per significare sia la rinascita degli studi classici che l’inizio di
un’epoca nuova dopo ‘’i secoli bui’’ del Medioevo. Le generazioni umanistiche-rinascimentali
marcano con ciò una distanza rispetto all’età di mezzo e l’esigenza di ricollegarsi all’insegnamento
del mondo greco-latino. (Tuttavia il termine Rinascimento si impose solo a partire da un celebre
saggio di Jacob Burckardt del 1860)
Gli elementi di novità che la cultura dell’Umanesimo introduce nella civiltà rinascimentale sono:
l’individualismo, la laicizzazione della cultura, la sottolineatura del carattere naturale della vita, la
ripresa consapevole del mondo classico.
Inoltre è possibile avere due concezioni rispetto al passato, una di rifiuto – come nei confronti del
Medioevo – e una di accettazione ed esaltazione – come nei confronti del mondo classico.
La culla dell’Umanesimo e del Rinascimento è l’Italia, in particolare la città di Firenze, poiché
l’Italia nei confronti dell’Europa continua ad avere un ruolo guida nella cultura dopo Dante,
Petrarca e Boccaccio. Tuttavia l’Umanesimo è un fenomeno sovranazionale: mira a costruire una
comunità internazionale di dotti che usano tutti la stessa lingua, il latino, e si riconoscono negli
stessi valori al di là delle barriere fra Stati.
L’età dell’Umanesimo e del Rinascimento va dalla fine del Trecento a metà del Cinquecento,
quando il Concilio di Trento – 1545 – apre l’età della Controriforma e la pace di Cateau-Cambrésis
– 1559 – dà avvio al dominio spagnolo in Italia.
L’età umanistica si divide in due parti: una prima parte va dalla fine del Trecento al 1492 – anno
della scoperta dell’America e della morte di Lorenzo de’ Medici, e una seconda parte che da
quell’anno segna l’inizio dell’età moderna.
Un discorso particolare va fatto però per la letteratura italiana, in quanto la prima parte può essere
ulteriormente divisa in due momenti: il primo va dall’ultimo scorcio del Trecento all’ascesa di
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Umanesimo e Rinascimento

Col termine Umanesimo gli studiosi indicano il vasto movimento di rinnovamento culturale, artistico e filosofico che caratterizzò la civiltà europea nel corso del Quattrocento e che si pose come forte rottura rispetto al pensiero medievale dei sec. XIII-XIV, soprattutto mettendo l'uomo al centro della visione della vita e del mondo e sostituendo così l'antropocentrismo al teocentrismo che aveva contraddistinto l'epoca precedente.

L’Umanesimo, che dunque si afferma nel corso del Quattrocento, continua anche nel secolo successivo divenendo la cultura della civiltà rinascimentale. Fra i concetti di Umanesimo e Rinascimento esiste dunque una stretta vicinanza, ma tuttavia il primo sottolinea gli aspetti ideologici e culturali, mentre il secondo si riferisce soprattutto alle manifestazioni artistiche. La parola ‘’Umanesimo’’ implica la conoscenza della differenza tra humanitas e divinitas , fra mondo umano-naturale e mondo religioso, fra humanae litterae e divinae litterae , ciò fra la scrittura dedicata al mondo umano-naturale e quella dedicata al mondo divino. Tale divisione non era presente nel Medioevo, dove ogni scrittura veniva considerata sotto la prospettiva religiosa. Solo a partire dalla fine del Trecento, grazie all’insegnamento preumanista di Petrarca e Boccaccio, lo studio dei classici e delle letterature latina e greca, pagane ed estranee alle divinae litterae, diviene rivendicazione dei diritti dell’uomo naturale. Inoltre il concetto di humanitas serviva a sottolineare una proprietà tipica dell’uomo, ossia il desiderio di conoscenza che li distingue fra tutti gli esseri animati.

La riscoperta del mondo classico costituisce la premessa culturale del Rinascimento. La ‘ Rinascenza ’ viene usata per significare sia la rinascita degli studi classici che l’inizio di un’epoca nuova dopo ‘’i secoli bui’’ del Medioevo. Le generazioni umanistiche-rinascimentali marcano con ciò una distanza rispetto all’età di mezzo e l’esigenza di ricollegarsi all’insegnamento del mondo greco-latino. (Tuttavia il termine Rinascimento si impose solo a partire da un celebre saggio di Jacob Burckardt del 1860) Gli elementi di novità che la cultura dell’Umanesimo introduce nella civiltà rinascimentale sono: l’individualismo, la laicizzazione della cultura, la sottolineatura del carattere naturale della vita, la ripresa consapevole del mondo classico. Inoltre è possibile avere due concezioni rispetto al passato, una di rifiuto – come nei confronti del Medioevo – e una di accettazione ed esaltazione – come nei confronti del mondo classico.

La culla dell’Umanesimo e del Rinascimento è l’Italia, in particolare la città di Firenze, poiché l’Italia nei confronti dell’Europa continua ad avere un ruolo guida nella cultura dopo Dante, Petrarca e Boccaccio. Tuttavia l’Umanesimo è un fenomeno sovranazionale: mira a costruire una comunità internazionale di dotti che usano tutti la stessa lingua, il latino, e si riconoscono negli stessi valori al di là delle barriere fra Stati. L’età dell’Umanesimo e del Rinascimento va dalla fine del Trecento a metà del Cinquecento, quando il Concilio di Trento – 1545 – apre l’età della Controriforma e la pace di Cateau-Cambrésis

  • 1559 – dà avvio al dominio spagnolo in Italia. L’età umanistica si divide in due parti: una prima parte va dalla fine del Trecento al 1492 – anno della scoperta dell’America e della morte di Lorenzo de’ Medici, e una seconda parte che da quell’anno segna l’inizio dell’età moderna. Un discorso particolare va fatto però per la letteratura italiana, in quanto la prima parte può essere ulteriormente divisa in due momenti : il primo va dall’ultimo scorcio del Trecento all’ascesa di

Lorenzo de’ Medici – 1469 – e si ha la prevalenza del latino ; nel secondo, che corrisponde all’età di Lorenzo de’ Medici, si ha invece la rinascita del volgare e in particolare della letteratura in volgare, seppur in presenza di una forte produzione di letteratura umanistica in latino: è il così detto periodo dell’Umanesimo volgare. Ne fanno parte i coetanei di Lorenzo, come Pulci e Poliziano.

Per quanto riguarda la situazione economica e politica in Italia nel Quattrocento si hanno sintomi di ripresa anche se si concretizza il divario fra Nord e Sud, poiché il primo è caratterizzato da una ascesa dovuta al ceto mercantile e al commercio di generi di lusso come la seta e le spezie, mentre nel secondo la situazione economica tende a peggiorare. I profitti ottenuti vengono spesi per l’acquisto di terre, per palazzi e opere d’arte e attraverso il mecenatismo veniva garantita la fioritura della grande arte rinascimentale. Alla lunga però favorirà il processo di decadenza in quanto l’Europa uscirà dalla crisi e l’Italia resterà legata a vecchie strutture economiche e sociali. La nuova aristocrazia delle Signorie forma un’oligarchia che trasforma lo Stato in una proprietà personale e familiare. In Italia l’equilibrio politico è garantito dalla presenza di Cinque Stati – Milano, Venezia, Firenze, Stato della Chiesa e Regno di Napoli – i quali non riescono a predominare l’uno sull’altro e non permettono di arrivare ad uno Stato Nazionale unico – la pace di Lodi segnerà la consapevolezza di questo equilibrio.

Il razionalismo porterà alla nascita della filologia, in particolare di quella testuale e di un processo volto a ‘collazionare’ cioè a confrontare fra loro tutti i codici di una medesima per scoprire la versione autentica – le opere veniva inoltre depurate da errori di trascrizioni e da aggiunte postume. In tal modo anche le Sacre scritture venivano sottoposte ad un approccio laico.

Il principale elemento di novità dell’età umanistica è la nascita dell’intellettuale cortigiano , che dipende dal mecenatismo signorile e si contrappone all’intellettuale civile , intellettuale laico legato ad una formazione di tipo giuridico e per questo concepiscono l’attività intellettuale come un impegno al servizio della comunità. Tuttavia a Firenze e a Venezia sopravvive, sino al terzo/quarto decennio del Quattrocento, un Umanesimo repubblicano-civile, in cui continua a prevalere la figura dell’intellettuale legista, cioè notaio e politico. La differenza tra le due figure è abbastanza netta: a Milano, Ferrara, Mantova, Roma e Napoli abbiamo un Umanesimo cortigiano, promosso dal signore; gli intellettuali provengono per lo più dalla nobiltà cittadina e dalle famiglie mercantili e vivono una condizione necessariamente subordinata nei confronti del potere da cui dipendono, mentre a Venezia e a Firenze l’Umanesimo civile nasce dall’alta borghesia cittadina. Gli intellettuali cortigiani praticano e teorizzano la dedizione agli studi letterari, all’ otium , e la separazione dagli impegni pratici; gli intellettuali civili, al contrario, sostengono il primato della vita attiva. A metà del secolo, comunque, la figura dell’umanista civile tende a scomparire poiché la vita contemplativa prevarrà su quella attiva. Con la scomparsa dell’Umanesimo civile, a seconda che i ‘’datori di lavoro’’ siano i vari signori o la Chiesa, l’intellettuale intraprendeva una delle due carriere disponibili: il cortigiano vero e proprio e il chierico. Il primo dipende da un signore, il secondo da una gerarchia ecclesiastica. Gli scrittori di questo periodo sono costretti a vagare di corte in corte cercando protezione. Questo nomadismo culturale ha per scenario quasi tutta l’Europa, dato il carattere sovrannaturale a cui aspira l’Umanesimo. Mentre però l’intellettuale sogna un’utopistica repubblica delle lettere e tende a rivendicare per sé una libertà privata in nome della superiore missione del dotto umanista, di fatto egli è sempre più costretto a svolgere mansioni limitate e specifiche e lavori subordinati per conto del principe.

Il pubblico di questi generi è quasi sempre costituito da membri stessi della repubblica delle lettere, dalle famiglie signorili e dai funzionari di corte. Per buona parte del Quattrocento la lingua latina prevale sul volgare, che viene riservato per la vita pratica e civile: diventa lingua ufficiale anche nei tribunali. Il latino non viene utilizzato solo per la composizione di trattati ma anche per poesie, novelle, poemi e tragedie, anche se il latino utilizzato in questo periodo era diverso da quello medievale perché modellato, nel lessico e nella sintassi su quello classico. Nella ripresa del volgare ebbe un ruolo importante la figura di Leon Battista Alberti, il quale ne sosteneva la pari dignità rispetto al latino. Per giungere però alla sua nuova affermazione come lingua letteraria occorre aspettare l’età di Lorenzo, il quale promosse l’uso del volgare come lingua ufficiale della cultura e delle corti. D’altra parte si andava diffondendo una lingua cortigiana basata sul volgare depurato da termini dialettali e fortemente influenzata dal latino, la quale contribuì alla futura unificazione linguistica. La ripresa del volgare non comportò un riavvicinamento della letteratura al popolo in quanto il volgare utilizzato da Poliziano è estremamente colto e raffinato. L’uso del volgare si differenzia: da una parte abbiamo il suo impiego nella vita quotidiana e nella letteratura popolare, dall’altra la sua elaborazione dotta e letteraria per una cerchia ristretta di letterati e uomini di corte.