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umanesimo e rinascimento garni, Prove d'esame di Storia

dettagliato riassunto del volume di Garin su umanesimo e rinascimento

Tipologia: Prove d'esame

2016/2017

Caricato il 25/07/2017

valentopa
valentopa 🇮🇹

4.5

(25)

40 documenti

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L'Umanesimo e il Rinascimento
A partire dal '300 iniziò in Italia, con l'Umanesimo, una delle più grandi rivoluzioni culturali della
storia. Se la cultura classica era servita nel Medioevo ad esprimere contenuti che le erano
estranei, ora essa divenne modello di vita.
Questo rapporto con la cultura classica non era inteso come pura imitazione, ma come strumento
per riscoprire la dignità dell'uomo (Poggio Bracciolini scrisse: raccogliere ogni giorno pezzi di
legno, pietre e cemento potrebbe sembrare molto sciocco se non edificherai nulla con tutto ciò”).
Era stato Petrarca a proporre per primo la necessità di un ritorno agi autori antichi come esempi di
virtù morale.
Adesso si rintracciarono testi che si ritenevano perduti, si fecero grandi progressi nella conoscenza
della lingua e della letteratura greca antiche: Coluccio Salutati, cancelliere della Repubblica
fiorentina e allievo di Petrarca, riuscì a scoprire importanti testi di Cicerone; Poggio Bracciolini,
funzionario della Curia romana, riportò in Italia numerose orazioni ciceroniane, il trattato
sull'agricoltura di Columella, il poema di Lucrezio e tanti altri capolavori.
Con Lorenzo Valla, che dimostrò la falsità della “donazione di Costantino” nacque la filologia.
Un tema centrale dell'Umanesimo era quello della dignità dell'uomo e della rivalutazione
dell'attività umana: nelle opere di Giannozzo Manetti e Pico della Mirandola la dignità dell'uomo
viene celebrata attraverso il valore attribuito alle arti, alle tecniche, alle dottrine di cui l'uomo si
serve per vincere la natura, dare ordine alla società, accrescere la propria conoscenza del
mondo...
Con toni analoghi, Leon Battista Alberti, architetto, matematico e letterato, esaltava l'uomo che
conosce la “ buona e santa disciplina del vivere” e la mette in pratica tanto negli affari pubbliche
quanto nel governo della famiglia.
In Marsilio Ficino l'uomo appare come una mirabile sintesi dell'ordine universale, vero e proprio
microcosmo nel quale si fondono divinità e natura.
(Ficino tenta di conciliare sapienza e religione: con pia philosophia intende una ricerca filosofica
che tenga in considerazione la religione, che è assolutamente veridica; con docta religio intende
una religione che si fondi sulla sapienza).
Al tema della dignità dell'uomo si accompagnava una nuova visione dell'universo e una
consapevolezza dei limiti dell'uomo: l'astronomo tedesco Niccolò Cusano elaborò una
costruzione metafisica e cosmologica che rivoluzionò le concezioni medievali. Cusano negò che lo
spazio fosse finito e che esistesse un unico centro nell'universo.
Tra l'in finito (Dio) e il finito non c'è proporzione; Dio sfugge quindi alla conoscenza dell'uomo, cui
non resta altro che riconoscere la propria “dotta ignoranza”.
La visione umanistica si fondava su una profonda laicizzazione: le attività umane venivano ora
valutare per se stesse, indipendentemente da considerazioni meta fisiche (si frantumava così
quella concezione totalizzante delle attività umane tipica del Medioevo).
L'Umanesimo influenzò programmi e metodi d'insegnamento: una nuova pedagogia, fondata sullo
sviluppo delle capacità critiche, portò all'abbandono dei metodi repressivi. Sul piano dei contenuti
si affermò il carattere unitario della formazione, che comprendeva sia le discipline letterarie sia le
scienze della natura.
All'Umanesimo si accompagnò una straordinaria fioritura delle arti e del pensiero cui si dà il nome
di Rinascimento (termine che contiene l'idea di una “rinascita” dopo un Medioevo visto come
epoca oscura e barbara).
Nell'Italia di questo periodo e, specialmente a Firenze, vi fu una straordinaria concentrazione di
ingegni, molti dei quali rivoluzionarono dalle fondamenta le loro discipline (Raffaello, Michelangelo,
Masaccio, Tiziano, Leonardo, Tintoretto, Botticelli, Donatello, Brunelleschi, Palladino, Poliziano,
Ariosto, Bruni, Alberti, Ficino, Pico della Mirandola...): è questa l'epoca in cui rinascono la
prospettiva, il ritratto, il paesaggio, la natura morta, il busto-ritratto, la statua equestre, il madrigale,
l tragedia, la commedia e la pastorale.
È impossibile spiegare il fenomeno con una causa unica, ma occorre rifarsi ad un insieme di fattori:
le condizioni di libertà delle città italiane (come sottolineò Leonardo Bruni la libertà comunale fu
propizia alla creatività), la concentrazione di attività artigianali e “industriali”, lo sviluppo dello studio
del diritto romano, la ricchezza di opere di autori antichi nelle biblioteche.
Il fallimento della politica dell'equilibrio e l'invasione dell'Italia portarono, con Machiavelli e
Guicciardini, ad una lucida indagine sui momenti che guidano l'operare degli uomini.
Per Guicciardini la storia non è un'elencazione di fatti, ma una spiegazione intellegibile degli
eventi umani (condotta alla luce della convinzione che il comportamento dell'uomo sia dominato da
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L'Umanesimo e il Rinascimento A partire dal '300 iniziò in Italia, con l'Umanesimo, una delle più grandi rivoluzioni culturali della storia. Se la cultura classica era servita nel Medioevo ad esprimere contenuti che le erano estranei, ora essa divenne modello di vita. Questo rapporto con la cultura classica non era inteso come pura imitazione, ma come strumento per riscoprire la dignità dell'uomo (Poggio Bracciolini scrisse: “ raccogliere ogni giorno pezzi di legno, pietre e cemento potrebbe sembrare molto sciocco se non edi ficherai nulla con tutto ciò ”). Era stato Petrarca a proporre per primo la necessità di un ritorno agi autori antichi come esempi di virtù morale. Adesso si rintracciarono testi che si ritenevano perduti, si fecero grandi progressi nella conoscenza della lingua e della letteratura greca antiche: Coluccio Salutati , cancelliere della Repubblica fiorentina e allievo di Petrarca, riuscì a scoprire importanti testi di Cicerone; Poggio Bracciolini , funzionario della Curia romana, riportò in Italia numerose orazioni ciceroniane, il trattato sull'agricoltura di Columella, il poema di Lucrezio e tanti altri capolavori. Con Lorenzo Valla , che dimostrò la falsità della “donazione di Costantino” nacque la filologia. Un tema centrale dell'Umanesimo era quello della dignità dell'uomo e della rivalutazione dell'attività umana: nelle opere di Giannozzo Manetti e Pico della Mirandola la dignità dell'uomo viene celebrata attraverso il valore attribuito alle arti, alle tecniche, alle dottrine di cui l'uomo si serve per vincere la natura, dare ordine alla società, accrescere la propria conoscenza del mondo... Con toni analoghi, Leon Battista Alberti , architetto, matematico e letterato, esaltava l'uomo che conosce la “ buona e santa disciplina del vivere” e la mette in pratica tanto negli affari pubbliche quanto nel governo della famiglia. In Marsilio Ficino l'uomo appare come una mirabile sintesi dell'ordine universale, vero e proprio microcosmo nel quale si fondono divinità e natura. (Ficino tenta di conciliare sapienza e religione: con pia philosophia intende una ricerca filoso fica che tenga in considerazione la religione, che è assolutamente veridica; con docta religio intende una religione che si fondi sulla sapienza). Al tema della dignità dell'uomo si accompagnava una nuova visione dell'universo e una consapevolezza dei limiti dell'uomo: l'astronomo tedesco Niccolò Cusano elaborò una costruzione meta fisica e cosmologica che rivoluzionò le concezioni medievali. Cusano negò che lo spazio fosse finito e che esistesse un unico centro nell'universo. Tra l'in finito (Dio) e il finito non c'è proporzione; Dio sfugge quindi alla conoscenza dell'uomo, cui non resta altro che riconoscere la propria “dotta ignoranza”. La visione umanistica si fondava su una profonda laicizzazione: le attività umane venivano ora valutare per se stesse, indipendentemente da considerazioni meta fisiche (si frantumava così quella concezione totalizzante delle attività umane tipica del Medioevo). L'Umanesimo in fluenzò programmi e metodi d'insegnamento: una nuova pedagogia, fondata sullo sviluppo delle capacità critiche, portò all'abbandono dei metodi repressivi. Sul piano dei contenuti si affermò il carattere unitario della formazione, che comprendeva sia le discipline letterarie sia le scienze della natura. All'Umanesimo si accompagnò una straordinaria fioritura delle arti e del pensiero cui si dà il nome di Rinascimento (termine che contiene l'idea di una “rinascita” dopo un Medioevo visto come epoca oscura e barbara). Nell'Italia di questo periodo e, specialmente a Firenze, vi fu una straordinaria concentrazione di ingegni, molti dei quali rivoluzionarono dalle fondamenta le loro discipline (Raffaello, Michelangelo, Masaccio, Tiziano, Leonardo, Tintoretto, Botticelli, Donatello, Brunelleschi, Palladino, Poliziano, Ariosto, Bruni, Alberti, Ficino, Pico della Mirandola...): è questa l'epoca in cui rinascono la prospettiva, il ritratto, il paesaggio, la natura morta, il busto-ritratto, la statua equestre, il madrigale, l tragedia, la commedia e la pastorale. È impossibile spiegare il fenomeno con una causa unica, ma occorre rifarsi ad un insieme di fattori: le condizioni di libertà delle città italiane (come sottolineò Leonardo Bruni la libertà comunale fu propizia alla creatività), la concentrazione di attività artigianali e “industriali”, lo sviluppo dello studio del diritto romano, la ricchezza di opere di autori antichi nelle biblioteche. Il fallimento della politica dell'equilibrio e l'invasione dell'Italia portarono, con Machiavelli e Guicciardini, ad una lucida indagine sui momenti che guidano l'operare degli uomini. Per Guicciardini la storia non è un'elencazione di fatti, ma una spiegazione intellegibile degli eventi umani (condotta alla luce della convinzione che il comportamento dell'uomo sia dominato da

motivazioni non ragionevoli). Machiavelli , la cui opera è alla base della ri flessione politica moderna, cercò di individuare alcune leggi immutabili: gli uomini sono guidati soltanto dal proprio interesse, e dal loro agire è escluso ogni intervento divino; la virtù del politico consiste nella intelligenza dei comportamenti umani. Egli constatò l'assenza della moralità nelle leggi che governano le azioni politiche ed esaltò la “virtù” come capacità di far prosperare lo Stato. La natura non fu più considerata come regno del peccato, bensì come splendida immagine di Dio. Benché i progressi di una mentalità più razionale convivessero a lungo con credenze magiche, nel corso del Rinascimento si veri ficarono alcuni dei progressi fondamentali della scienza moderna ( Vesalio fondò l'anatomia moderna). La teoria copernicana, ribaltando la posizione dell'uomo nell'universo, comportò anche una rivoluzione filoso fica e mentale. La civiltà del Rinascimento fu opera di un gruppo assai ristretto di individui, la cui attività ebbe però importanza generale. Quasi unicamente maschile, questa elite creativa proveniva sostanzialmente da tre regioni italiane: Toscana, Veneto e territori ponti fici. L'estrazione sociale dei suoi membri era vaia, ma di fatto erano assenti gli ecclesiastici e i figli di contadini. Alla crescita economica dell'Italia si era accompagnata una parziale rivalutazione del lavoro dell'artigiano e dell'artista, sicché durante il Rinascimento, se non scomparvero antichi pregiudizi, la posizione sociale dell'artista conobbe però una notevole ascesa (gli artisti che ricevevano onori e altissimi compensi erano, tuttavia, una minoranza). Sebbene impregnata di valori laici, la cultura del Rinascimento non fu estranea alle problematiche religiose e rimase, nel complesso, all'interno di una concezione cristiana. Soprattutto nei paesi del Nord Europa, i rapporti fra religione e cultura umanistica furono molto stretti. Nelle opere dell'olandese Erasmo da Rotterdam e dell'inglese Tommaso Moro si avverte l'esigenza di una conciliazione fra ragione e fede e di una nuova e più profonda religiosità. Erasmo da Rotterdam affermò la necessità di leggere i testi sacri nella loro lingua originale e non soltanto nella traduzione latina accettata uf ficialmente dalla Chiesa, e per questo preparò l'edizione critica dell'originale greco del Nuovo Testamento. Nel suo celebre Elogio della follia Erasmo dispiega tutto il suo temperamento ironico e polemico, attaccando e demolendo i più consolidati luoghi comuni e qualsiasi forma di bigotteria, le vane elucubrazioni dei teologi e la stoltezza dei superstiziosi, la corruzione del clero. Nell' Utopia Tommaso Moro descrive quella città umana che non si trova da nessuna parte e che però vive nella fantasia degli intellettuali. Utopia è un luogo felice, dove gli uomini vivono modestamente, nell'armonia della mitica età dell'oro; ma essa è anche uno specchio rovesciato del disordine, della corruzione, dell'insensato affannarsi dell'età contemporanea e di tutti quei mali che la ragione umanistica ri fiutava di accettare. Il Rinascimento fu una rivoluzione culturale tanto più incisiva quanto più si accompagnò a una rivoluzione delle comunicazioni, questa ebbe inizio alla metà del '400 con l'invenzione dei caratteri mobili di Gutemberg , che aumentò enormemente il numero dei libri in circolazione facendone calare i costi (rispetto ai manoscritti degli amanuensi). L'avvento della stampa trasformò profondamente le condizioni in cui i testi erano prodotti e utilizzati: scomparvero gli errori e nella versione di un testo dovuti alle ricopiature, e scomparve la possibilità che un'opera andasse perduta per sempre;