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Breve riassunto del testo Upanisad a cura di Carlo Della Casa
Tipologia: Sintesi del corso
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Upanisad: trattati di varia estensione, epoca e forma. Sono dedicate alla contemplazione e alla spiegazione delle verità supreme e ultime, pressanti per l’individuo (es. qual è l’origine dell’uomo, il fondamento della vita, dell’universo ecc.). In India, ogni setta scriveva upanisad che usavano per rispondere alle proprie esigenze ma le più importanti sono circa 12 vediche (700-300 ac.)
Terminologia della parola: = “sedersi vicino” si allude, probabilmente, al carattere esoterico dell’insegnamento, da maestro a discepolo; nelle up viene affermato che l’insegnamento deve essere tenuto segreto e comunicato solo a chi è iniziato per due motivi:
a. Audacia innovatrice dell’insegnamento b. Difficoltà di essere compreso da un orecchio non preparato a. (in realtà l’insegnamento non è così innovativo come affermato in quanto non vi è molto distacco dalle speculazioni precedenti; talvolta, non si vede differenza di contenuto, forma… rispetto ai testi anteriori) b. Tuttavia, bisogna riconoscere, aldilà delle sopravvivenze del passato, che nelle up lo spirito umano ha lasciato una notevole documentazione di un travaglio spirituale che cerca, propone e dubita delle soluzioni proposte.
Divisione cronologica (basata su forma e contenuto, ancora oggi soggetta a dubbi e controversie)
Le singole upanisad non sono attribuite ad un unico autore: in esse appaiono nomi di sapienti e maestri come depositari di un sapere che rivelano a malincuore; le up, soprattutto le più antiche, non sono opere organiche e si rivelano (più delle recenti) come collezioni di brani giustapposti, degni di essere conservati.
Geografia: dalla zona orientale del Doab al Bihar, già centro spirituale dell’India Buddhista.
Ambiente sociale: vario! sono interlocutori: brahmani^1 , guerrieri, principi, donne e schiavi… qui non c’è ancora la divisione catastale che oggi conosciamo. Spesso sono i guerrieri e i principi in possesso di una scienza che ai sacerdoti è sconosciuta (i brahmani nei testi prendono la legna = simbolo dell’alunnato e della completa soggezione al maestro). Per questo gli studiosi hanno ipotizzato una origine laica dei testi: in effetti, nei testi vediamo che l’atmosfera dominante è di superamento della presunta onnipotenza della pratica sacrificale. Tuttavia, ad oggi, sappiamo che alla formulazione delle dottrine hanno partecipato in misura notevole appartenenti di tutte le classi: le dottrine furono accetta e fatte proprie dai brahmani e così confluirono nella tradizione. Per questa ragione, le upanisad sono anche chiamate Vedanta , “conclusione del Veda” con duplice significato di parte finale della rivelazione e di culmine dell’intero pensiero vedico.
Nei tempi vedici la pratica sacrificale si è sviluppata e ha portato alla formazione di tre manuali distinti o Samhita (raccolta), che insieme formano il Veda : Rgveda (veda degli inni), Yajurveda (veda delle formule sacrificali), Samaveda (veda dei canti) i quali contengono inni, formule sacre, canti melodici per i tre preti principali attori del sacrificio. Da aggiungere a queste tre raccolte è Atharvaveda (veda degli Atharvan) , spesso messa in dubbio in quanto parlava di scongiuri e esorcismi di magia bianca e nera. Quest’ultimo è stato considerato il “manuale del quarto sacerdote” che sorvegliava l’andamento del sacrificio e interveniva qualora qualcosa andasse storto.
Ad essi, siccome il sacrificio assume una forma di primaria importanza, capace di costringere la volontà degli dèi stessi, si aggiunsero trattati liturgici, i Brahamana, “formulazione delle verità eterne”: in essi, si dava ampio spazio al racconto sull’origine del rito, l’affermazione della sua efficacia, interpretazione degli strumenti usati ecc. Il sacrificio era così importante in quanto era considerato la rappresentazione simbolica dell’universo.
Ai Brahamana fanno seguito gli Aranyaka “testi silvestri”, in quanto sono da insegnare e da recitare nella foresta poiché sono pericolosi e devono essere eseguiti in isolamento. La speculazione gira tutta attorno alla convinzione che fili misteriosi colleghino tutte le apparizioni, abbracciando l’intero universo, fisico e morale. Per “colui che sa” è possibile raggiungere per via di identificazioni ciò che è lontano e visibile per mezzo di ciò che è vicino e tangibile e l’adempimento alle funzioni naturali (respirare, mangiare) viene considerato il sacrificio più solenne.
Questi atteggiamenti continuano nelle Upanisad, che sono così le parti ultime e più filosofiche dei trattati liturgici, staccati dagli altri. Tuttavia, il taglio non appare così netto: nei Brahmana e negli Aranyaka sono presenti testi importanti dal punto di vista filosofico; mentre nelle Upanisad sono presenti, ad esempio, elaborazioni ritualistiche e magiche. Per questo, è più opportuno inquadrare i testi secondo una visione cronologica.
I numerosi commenti alle Upanisad testimonia la fortuna che questi testi hanno avuto in India. Esse furono anche il punto di partenza di speculazioni filosofiche successive, che, o rimanevano conformi, o si allontanavano, ma trovavano comunque in esse la conferma delle loro affermazioni.
(^1) Membro della casta sacerdotale.
La teoria si sviluppa idea che il fuoco è luce; luce è simbolo ed essenza della conoscenza, che, come una lampada, illumina gli uomini. Principio vitale = conoscenza. La conoscenza vivifica le varie facoltà dell’uomo, penetra in esse e si ritira al momento del sonno profondo. Nel sonno profondo avviene la scomparsa della conoscenza e l’Atman, principio vitale, cessa ogni collegamento con tutto ciò che è terreno. L’Atman rimane da solo, in una condizione di appagamento totale: questa è però una condizione momentanea, dalla quale si ritorna. Ritorna poi alla morte, in una situazione permanente: uno stato comune a tutti gli uomini, definitivo, una condizione di beatitudine priva di conoscenza; qui, l’Atman perfetto è stato originario e stato finale, è il tutto ed è il Brahman.
è il terzo stato di coscienza, quello del sonno profondo. In esso la coscienza permane in uno stato di silenzio e di inerzia. È il mondo della pura potenzialità, dove tutto è possibile e realizzabile. E' il substrato dell'intero universo.
La possibilità di conoscere Atman-Brahman corrisponde alla possibilità di essere Atman-Brahman. Di fronte a questa duplice possibilità, ogni altro aspetto perde di valore: si rinuncia al desiderio mondano; chi conosce la possibilità abbandona tutto perché non è più toccato dalle vicissitudini della vita.
Come si giunge all’Atman-Brahman? Il concetto può essere definito solo negativamente o come coincidenza degli opposti significa che è al di là delle umane distinzioni. La rivelazione non si ottiene con l’istruzione ma avviene come un’epifania, per estasi o per grazia dell’Assoluto, la quale sceglie a chi palesarsi. È qualcosa di straordinario che può essere raggiunto tramite una norma straordinaria, staccandosi da tutto ciò che è umano. Atteggiamento mistico: rifiuto della vita e delle esigenze conclusione logica di tutte queste premesse.
Ma perché allora sembra che le Upanisad esitino a proclamare il distacco completo del mondo? Causa: la convinzione nella sola realtà dell’Uno ci fa pensare che tutte le apparizioni contengono una parte di verità perché sono riflesso dell’Uno. Per questo, le vie dell’accostamento sono infinite conseguenza: la vita viene accettata perché non può eludersi, ci si preoccupa del cibo, si vuole continuare la stirpe ecc. si considera la somma ascesi il vivere la vita. La rinuncia è ovviamente raccomandata, ma la vita, in tutte le sue sfaccettature, viene prima.
Nelle Upanisad è ferma la convinzione che esiste una verità trascendente al quale l’uomo aspira, ma non sa configurarla. L’uomo, ancorato alla terra, non può non alienarsi dalla sua condizione proprio nella consapevolezza di queste affermazioni consiste l’umanità, secondo le Upanisad.
C’è però qualcosa che tiene l’individuo lontano dall’Atman-Brahman, qualcosa che lo lascia in preda del doloro, delle molteplicità … da tutto ciò che non è Atman-Brahman! È il karman. Per karman si intende:
Azione = caratteristica propria dell’individuo.
ll karma indica il generico agire per raggiungere un fine, secondo il principio di «causa-effetto», quella legge secondo la quale questo agire coinvolge gli esseri senzienti vincolandoli alle conseguenze morali che ne derivano, e quindi al saṃsāra, il ciclo delle rinascite. Questa dottrina è uno sviluppo naturale di alcune concezioni già affermate nelle raccolte vediche… ma nulla è affermabile con certezza.
Altro pilastro della filosofia indiana è la credenza nel samsara: il ciclo delle esistenze determinato dalla qualità morale dell’individuo. Convinzione alla base: l’atto, l’azione ha un’efficacia che supera i termini di questa vita per cui le azioni meritevoli sono il mezzo per una nuova esistenza. Anche qui, è difficile trovare nei testi vedici dei precedenti diretti di questa dottrina, soprattutto per quanto riguarda rinascita e reincarnazione. È probabile che si basi sull’osservazione dei fatti naturali (ritorno delle stagioni, delle messi, il figlio che rinnova le qualità del padre) e sulla constatazione che la morte è simile al sonno e permetta cioè il ritorno; anche la dottrina del ciclo del fuoco offriva un esempio convincente di un rapporto tra la terra e il cielo, sede del mondo dei morti. E ancora la dottrina del fuoco indicava anche dei modi del ritorno sulla terra dottrina del samsara determinato dal karman corrisponde così alla dottrina dell’Uno-tutto.
L’atman non nasce con il corpo e non perisce con esso: la morte non è la fine di tutto ma non è nemmeno l’esistenza di una vita ultraterrena. L’atman trasmigra da un’esistenza all’altra in un continuo ciclo vita-morte-rinascita samsara! che si alterano in una spirale infinita. Questo eterno reincarnarsi è determinato proprio dal karman. Ogni agire umano determina il destino di chi lo compie e, in particolar modo nelle Upanisad, è inteso negativamente, ovvero come la legge inesorabile di retribuzione che tiene prigioniero l’uomo nel ciclo delle rinascite^2.
Il Karman determina una serie di successive esistenze ma non è chiaro come agisca questo meccanismo. Ci sono varie ipotesi:
a. Esiste soltanto l’azione, si nega dunque ogni persistere di sostrati della personalità a. L’azione produce una nuova creatura, la quale può appartenere al mondo umano, animale, infernale o divino (anche gli dèi sono condizionati, sebbene nel loro stato di potenza e perfezione, dall’opera compiuta). b. “Dottrina dei cinque fuochi e delle due vie” a. Persistenza di una specie di anima, nonché una sostanza immateriale ed eterna. I defunti, che sono una scintilla di Assoluto che è penetrata nel loro corpo, salgono in cielo i. Alcuni giungono al mondo della folgore, e da qui arrivano, lungo la strada degli dèi, al mondo del Brahman, dal quale non possono tornare ii. Gli altri arrivano alla luna. Qui dimorano per un breve tempo e dopo giungono, percorrendo la via dei padri, nella matrice femminile, scelta in base alle loro opere. iii. Altre creature, invece, sono condannate ad una specie di inferno a cui si fanno brevi e oscure allusioni.
Nasce una visione pessimistica dell’esistere e la ricerca di una via che porti al superamento del relativo, della sofferenza e dell’illusione. Come liberarsi dal samsara? I testi non sono univoci ma sembra che la fede o la conoscenza dell’unicità di tutto l’esistente possa permetterlo
(^2) Filoramo, Manuale di storia delle religioni III, p. 301.
Le Upanisad vediche sono punto di partenza di quasi tutte le speculazioni successive: questo perché in esse c’è una prima formulazione di dottrine e di concetti che in seguito avranno fortuna. Ma vediamo ancora altri concetti.
Bhakti aspetto devozionale in una divinità. Il termine appare per la prima volta in una Upanisad del medio periodo e s’affermerà con la successiva Bhagavadgita. Si intende una partecipazione dell’umano al divino quindi la bhakti è strettamente congiunta con il sorgere delle divinità personali. Il termine ha duplice espressione:
Amore del devoto Possibilità del dio di discendere sulla terra e offrire il proprio aiuto
I presupposti per queste concezioni, come detto, le troviamo già nelle Upanisad, nelle quali l’Assoluto Brahman-Atman si configura come un dio da adorare, come il dio degli dèi, al cui comando si muovono cielo e terra. Vediamo questo passo della Svetasvatara Upanisad.
Colui il quale possiede la massima fede [bhakti] nel Dio, e come nel Dio così ha nel guru, per costui splendono le verità qui esposte, per costui il quale è un Grande Spirito. Oṃ! Tat sat. Oṃ
Con queste parole, vediamo la transizione dal monismo al teismo^3. Questa Upanisad, utilizzando per la prima volta il termine bhakti, diventa un punto di svolta importante perché si passa dal monismo al teismo. Qui, l’Essere Supremo è Rudra-Siva, signore delle benedizioni che si manifesta a chi Egli sceglie.
Yoga secondo le dottrine del Yoga esiste una gerarchia di mondi, ai quali estremi sono posti il nostro mondo e il mondo dei Brahman, al quale tutti aspirano. Per cui, il traguardo da raggiungere è uguale a quello delle upanisad vediche, ma diverso è il modo sistema di tecniche che devono tagliare i legami che tengono prigioniera l’anima. Il corpo, per lo Yoga, è reale ed è mezzo di salvezza, ottenibile con la disciplina del corpo e del mistero. L’anima è per natura estranea al corpo ma ne è tuttavia condizionata. Una similitudine che bene rende l’idea è quella che rappresenta l’anima come il passeggero, che divide fino alla fine del suo viaggio il destino del cocchio e del cocchiere, rispettivamente corpo e mente.
L’anima è parte dello spirito universale, chiamato Sommo Signore o Brahman. Talvolta l’anima viene indicata come Narayana, “colui che viene dall’uomo” questo termine rende bene l’idea di una presenza nel cuore dell’uomo del Signore, il che lo lega strettamente ai motivi devozionali bhakti. Così, il pensiero che l’illuminazione può avvenire anche per la grazia del Signore.
Una caratteristica dello Yoga è l’idea che il distacco dalla materia e l’ascesa avvengono, non nel senso di rinuncia, bensì nel senso di una sublimazione delle capacità e delle virtù proprie dell’individuo. Il tutto si realizzo di tecniche fisiche e psichiche.
Secondo la dottrina yoga, il corpo umano è composto da una rete di 72mila canali, attraverso le quali confluisce il prana, energia vitale: i prana che agiscono nel corpo sono di 5 diverse tipologie, corrispondenti ai cinque elementi cosmici (terra, acqua, aria, etere, fuoco) e abbandonano
(^3) Credenza in almeno una divinità. Il teismo, più specificatamente, è una dottrina monoteistica riguardante la natura di una divinità e il rapporto di questa con l’universo.
l’individuo solo al momento della morte. Il respiro è fondamentale per la pratica dell’esercizio yoga e fa sì che le forze vitali rimangano nel corpo e provochino la Kundalini, la forza cosmica che è presente e giace in ogni uomo al fondo della spina dorsale, sotto forma di serpente arrotolato. Una volta destata la Kundali si eleva lungo la spina dorsale, la Susumna. su essa sono poste levarie divinità, sette c hakra, c entri situati:
Fine della colonna vertebrale Altezza genitali Ombelico Cuore Gola Interciglio Sommità della testa, ove si apre l’apertura verso il Brahman.
Ogni chakra è simile ad una ninfea, che contiene il germe di varie attività e viene fatto sbocciare proprio dalla kundalini, che lo perfora per continuare l’ascesa. Superata l’apertura verso il Brahman, la kundalini si ricongiunge con la Sakti, l’energia cosmica. Questa fisiologia mistica vuole significare che il perfezionamento deve essere graduale e che ogni virtualità latente nell’uomo deve essere spinta e poi superata in una ascesa continua e senza sosta. Il perfezionamento è la conseguenza del dominio del corpo, ottenuto con l’esercizio di questa pratica fisica e psichica.
Lo Yoga classico comprende otto membri, nonché pratiche fondamentali che bisogna arrivare a compiere. Essi sono:
a. Yama – proibizioni: non nuocere, non mentire, non rubare… b. Niyama – obblighi: purezza materiale e morale, serenità, studio, devozione c. Asana – positure: che devono essere stabili e gradevoli d. Pranayama – controllo del respiro: controllando prima e diminuendo poi, fino addirittura a sospenderlo per certi periodi e. Pratyahara – ritrazione dei sensi: neutralizzazione dell’attività sensoriale f. Dharana – fissazione: del pensiero su un oggetto o simbolo ben determinato, soprattutto sulla sillaba OM allo scopo di rallentare l’attività mentale g. Dhyana – meditazione h. Samhasi – raccoglimento perfetto, nonché l’isolamento completo da ogni condizionamento fenomenico
Questi ultimi tre stadi sono molto difficili e rappresentano gli ultimi scalini sulla scala del perfezionamento. Il raggiungimento dello stadio successivo è accompagnato dal possesso di forze e capacità eccezionali.