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Introduzione allo Shivaismo Kashmiro: Tattvas, Potenze Divine e Concezioni del Mondo - Pro, Appunti di Filosofia Indiana

il documento contiene il riassunto del libro del professore pelissero con l'aggiunta di ciò che è stato detto a lezione (corso di filosofie dell'india e dell'asia centrale). studiando da questo riassunto ho preso 29/30

Tipologia: Appunti

2020/2021

In vendita dal 15/11/2021

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INTRODUZIONE METODOLOGICA
L attività speculativa indiana si è vista necare alcune caratteristiche ritenute imprescindibili per poter
parlare di filosofia in s nso proprio perché vista come un pensiero capace di intuizioni interessanti ma
AURORALE cioè incapace di raggiungere sviluppi che la luc della conoscenza attribuisce al solo occidente.
Ci sono due termini indiano che si possono accostare al concetto di filosofia:
DARSANA “visione” : indica la visione di un dio, di un maestro o di un luogo sacro che reca
immediato beneficio. Una visione gratuita e non legata a particolari meriti da parte di chi ne gode
(grazia).
Di questo termine se ne appropria la scuola filosofica del VEDANTA e ne consegue uno slittamento
semantico dove il termine passa a significare “punto di vista”, “visione del mondo”.
Il termine DARSANA assume quindi un accezione passiva (la prima), e una attiva che dà vita a una
molteplicità di punti di vista che si propongono di analizzare il reale, diversificando e moltiplicando
le possibili interpretazioni dei fenomeni che si presentano alla “vista” ovvero alla capacità di
penetrazione intellettuale.
ANVIKSIKI: indica la luce destinata a illuminare le altre scienze. Indice di un atteggiamento critico
nei confronti delle fonti, per quanto autorevoli possano essere, che non esclude la possibilità di
mettere alla prova anche le fondamenta di ogni sapere.
Applicazione sarà sempre limitata , non metodologica e diventerà monopolio della scuola dei logici
(NYAYA)
Ciò che però rende il pensiero indiano lontano dalla nozione di filosofia e la sua praticità, il suo rifiuto della
dimensione teorica in quanto tale. Il pensiero indiano risulta non autosufficiente per due motivi:
1. Non si propone una conoscenza fine a se stessa dove l obiettivo e appunto la conoscenza ma
diventa la ricerca della felicità (sukha) il fine ultimo. Questa felicità può avere varie forme come il
piacere puro , una felicità interiore, la liberazione dal ciclo delle rinascite.
Ogni autore devo obbligatoriamente specificare il PRAYOJANA ovvero il fino, lo scopo dell’opera la
metà verso la quale la propria costruzione intellettuale tende. Bisogna parlare anche dello scopo
dello scopo ovvero la ricerca della liberazione (MOKSA) oppure del mantenimento dell’ordine
cosmico secondo le sue fondamenta morali.
2. La subordinazione del pensiero alla rivelazione vedica “SRUTI”. Si tratta di un postulato che
dovrebbe avere il predominio epistemologico ma che risulta subordinato alla capacità di
elaborazione razionale del singolo
3. L’inscindibilità nel pensiero indiano tra filosofia e religione ma questo è un problema strettamente
occidentale.
Le scuole filosofiche classiche dell’India che sono riconosciute sono i 6 DARSANA ma questo è dovuto alla
produzione discografica di stampo vedantico che ha finito con il vedere riconosciuta la propria metodologia
tassonomica anche nella produzione di manuali di autori occidentali.
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INTRODUZIONE METODOLOGICA

L attività speculativa indiana si è vista necare alcune caratteristiche ritenute imprescindibili per poter parlare di filosofia in s nso proprio perché vista come un pensiero capace di intuizioni interessanti ma AURORALE cioè incapace di raggiungere sviluppi che la luc della conoscenza attribuisce al solo occidente. Ci sono due termini indiano che si possono accostare al concetto di filosofia:  DARSANA “visione” : indica la visione di un dio, di un maestro o di un luogo sacro che reca immediato beneficio. Una visione gratuita e non legata a particolari meriti da parte di chi ne gode (grazia). Di questo termine se ne appropria la scuola filosofica del VEDANTA e ne consegue uno slittamento semantico dove il termine passa a significare “punto di vista”, “visione del mondo”. Il termine DARSANA assume quindi un accezione passiva (la prima), e una attiva che dà vita a una molteplicità di punti di vista che si propongono di analizzare il reale, diversificando e moltiplicando le possibili interpretazioni dei fenomeni che si presentano alla “vista” ovvero alla capacità di penetrazione intellettuale.  ANVIKSIKI: indica la luce destinata a illuminare le altre scienze. Indice di un atteggiamento critico nei confronti delle fonti, per quanto autorevoli possano essere, che non esclude la possibilità di mettere alla prova anche le fondamenta di ogni sapere. Applicazione sarà sempre limitata , non metodologica e diventerà monopolio della scuola dei logici (NYAYA) Ciò che però rende il pensiero indiano lontano dalla nozione di filosofia e la sua praticità, il suo rifiuto della dimensione teorica in quanto tale. Il pensiero indiano risulta non autosufficiente per due motivi:

  1. Non si propone una conoscenza fine a se stessa dove l obiettivo e appunto la conoscenza ma diventa la ricerca della felicità (sukha) il fine ultimo. Questa felicità può avere varie forme come il piacere puro , una felicità interiore, la liberazione dal ciclo delle rinascite. Ogni autore devo obbligatoriamente specificare il PRAYOJANA ovvero il fino, lo scopo dell’opera la metà verso la quale la propria costruzione intellettuale tende. Bisogna parlare anche dello scopo dello scopo ovvero la ricerca della liberazione (MOKSA) oppure del mantenimento dell’ordine cosmico secondo le sue fondamenta morali.
  2. La subordinazione del pensiero alla rivelazione vedica “SRUTI”. Si tratta di un postulato che dovrebbe avere il predominio epistemologico ma che risulta subordinato alla capacità di elaborazione razionale del singolo
  3. L’inscindibilità nel pensiero indiano tra filosofia e religione ma questo è un problema strettamente occidentale. Le scuole filosofiche classiche dell’India che sono riconosciute sono i 6 DARSANA ma questo è dovuto alla produzione discografica di stampo vedantico che ha finito con il vedere riconosciuta la propria metodologia tassonomica anche nella produzione di manuali di autori occidentali.

IL CORPUS VEDICO

Il Veda, ovvero la scienza sacra costituisce la somma della civiltà fiorita in india. E’ la fonte del diritto, dell etica dei precetti religiosi Si compone di quattro raccolte “SAMHITA” e si articola su quattro livelli. Le raccolte sono dedicate a:  inni in lode in onore delle divinità  rgvedasamhita  alle formule sacrificali  yajurvedasamhita  alle melodie cantate  samavedasamhita  alle formule di incantamento  atharvavedasamhita I livelli vanno

  1. dalle raccolte  samhita
  2. ai testi sacerdotali  brahmana
  3. a quelli Silvestri  aranyaka
  4. per finire con i testi iniziatici  upanisad Nella transizione dal primo al quarto livello si compia anche la transizione dal vedico al sanscrito. In vedico sono composte le samhita, i brahmana e in certa misura le aranyaka sono in sanscrito vedicheggiante. Le upanisad sono in sanscrito classico perlopiù. Il veda non deve essere considerato come il punto di partenza di una civiltà a esso in larga parte posteriore ma come il punto di arrivo di una civiltà precedente. Saṃhitā Ṛgveda Sāmaveda Yajurveda Kṛṣṇa Yajurveda (Yajurveda nero) Śukla Yajurveda (Yajurveda bianco) Atharvaveda Brāhmaṇa commentari alle quattro Saṃhitā Āraṇyaka testi esoterici riservati agli eremiti delle foreste o comunque recitati al di fuori del contesto dei villaggi Upaniṣad opere di ulteriore approfondimento Sūtra e Vedāṅga opere di codificazione dei riti LE SAMHITA RGVEDASAMHITA

 inni medici con valore terapeutico ed esorcistico con riferimento a una farmacopea soprattutto di origine erboristica  primo testo di medicina indiana il cui confine fra pratica clinica e operatività simbolico-rituale non è sempre ben definito. Sottotipo di questi anni è rappresentato dai componimenti volti ad assicurare longevità  I testi imprecatori possono essere rivolti contro un numero molto elevato di entità ostili tra cui le ninfe celesti che nella tradizione vengono perlopiù concepite come indifferenti alla sorte degli uomini  tra gli Inni volti a incrementare la prosperità vanno annoverati soprattutto quelli volti a soddisfare desideri specifici legati alla vita quotidiana e isuoi fini limitati.  Inni a carattere espiatorio che servono a eliminare forme di contaminazione dovuto errori nell'esecuzione di riti ma anche a sventrare pratiche di malocchio  carmi erotici dedicati a procurarsi favori del gentil sesso inseriti o no nella cornice dei riti nuziali e rivolti a fini impropri come la sconfitta di un rivale in amore o la maledizione consistente nell'imposizione della sterilità.  Ci sono anche inni propriamente speculativi a carattere cosmologico e cosmogonico In parte questi testi stanno alla base di quelli che la tradizione posteriore conoscerà con il nome di concrezioni o SAMSKARA, riti di passaggio che accompagnano l'individuo dal concepimento all'estremo saluto al defunto. I LIVELLI Questi livelli hanno una sempre piu profonda interpretazione simbolica di cio che e contenuto nelle samhita, queste servono a mettere in luce le circostanze, il valore dei riti e l interpretazione allegorica e simbolica dei riti perché le samhita sono materiale frammentario, non spiegano perché e come si svolge il rito ma danno delle tracce episodiche, mettono in luce un certo aspetto ma come questo mito si sviluppi non viene detto. Gli altri livelli servono per inquadrare un mito in un ciclo piu complesso cercando di descrivere le circostanze in cui un certo rito deve avere luogo. BRAHMAN:  si occupano di colmare, almeno in parte, le lacune e di completare i discorsi interrotti delle samhita. Tutto viene approfondito, esplicitato e glossato.  Significa “testi sacerdotali” oppure “insegnamento relativo al brahman”, parola che designa la potenza della parola sacra e che passera ad indicare la forza che sorregge il mondo dalla quale l universo dipende per il suo esistere e che a sua volta non dipende dall’universo stesso.  I brahmana non sono trattati dottrinali: la glossa che appongono alle samhita non puo essere considerata esaustiva o sistematica  Tendenza del brahmana a interpretare simbolicamente il rituale, questa tendenza aumenta sempre di piu negli aranyaka e nelle upanisad dove il rito appare completamente interiorizzato e il fulcro d interesse si sposta dalla parte propriamente ritualistica del veda a quella soteriologico-speculativa.  Le indicazioni di ambito rituale dei brahmana sono chiarite dai sutra  Quello che agli autori dei brahmana importava era: o la possibilità di creare connessioni (bandhu) tra atti rituali e forze naturali o di rendere conto di una serie di equivalenze a carattere simbolico che consentivano di spiegare in modo efficiente l’efficacia assoluta del sacrificio ĀRAṆYAKA I testi della foresta detti cosi perché considerati insegnamenti non pubblici che devono essere impartiti in un luogo separato in una radura nella foresta.

UPANISHAD

 Upanishad vuol dire sedere vicino a qualcuno in posizione inferiore “insegnamento iniziatico/salvifico”  posizione del discepolo verso il maestro per rispetto e per seguire i suoi insegnamenti.  Il vocabolo viene interpretato come: mezzo per ottenere la conoscenza dell'identità di atman e brahman che rappresenta il metodo per sradicare la causa della trasmigrazione  108 numero canonico ma ne esistono molte di piu di upanishad e lo stesso accade per i testi di mitologia.  Caratteristica comune delle upanishad e l'immediatezza dei dialoghi e delle immagini che contrasta con la ponderosita del contenuto ma non bisogna interpretarle in chiave vedantica anche se questa sia ormai abbracciata alle upanishad in modo inestricabile infatti qualche volta senza la luce del vedanta le upanishad non si lasciano più scrutare  Le upanishad sono il vedanta, contemporaneamente la fine del vedanta (perché sono l ultimo livello) e il fine del vedanta (perché ne rappresentano lo scopo ultimo visto che insegnano una metodologia della salvezza)  DOTTRINA CENTRALE o Insegna una equivalenza tra un principio macro cosmico al di là del tempo e dello spazio, trascendente e immanente ha un tempo detto brahman (forza che sostenta il mondo) e un principio microcosmico che costituisce l essenza immortale dell’ uomo detto atman (soffio vitale). o Le upanisad teistiche insegnano che il brahman-atman è ulteriormente classificabile come principio divino detto isvara o isa (visnu, siva, dea a seconda dell’orientamento). Questa realtà nascosta viene penetrata attraverso pratiche meditative. o La comprensione di questo concetto libera dalla nescienza primordiale (AVIDYA) che imprigiona l uomo nel samsara. L’individuo liberato e colui che non vede distinzione traa brahman e atman ed è libero cosi dalla presa della morte. o Caratteristica del brahman e atman è la sua ineffabilità: questa realta non si puo apprendere con strumenti conoscitivi ordinari , il pensiero concettuale non riesce a coglierlo.  TIPO DI RELIGIONE: o Upanisad contrarie a un politeismo ingenuo e insegnano che gli dei (DEVA) si fondono armonicamente in un unico dio supremo (isvara) o definita da studiosi enoteismo: culto rivolto a una divinità in particolare e fatta assurgere al livello di divinità suprema temporaneamente  etichetta sbagliata che non coglie la concezione di un dio che è trascendente e immanente e il suo rapporto con il mondo che egli pervade ma non ne viene pervaso. o panenteismo altro termine usato per descrivere una visione secondo cui tutto è in Dio, il mondo si risolve in dio ma dio non è riducibile al mondo.  ASPETTO FILOSOFICO: o Preoccupazione di mantenere un atteggiamento di critica verso il dato religioso che viene spesso posto a verifica empirica, sperimentale.  impostazione razionalistica non estranea all’influsso buddhistico ma si puo anche dire che il buddhismo si potrebbe essere ispirato dall’attitudine critica delle upanisad o Atteggiamento critico: formulati problemi che nelle fasi successive della speculazione indiana riscuoteranno maggior attenzione e dove il focus si sposta dell'assoluto verso l'individuo, dalla forza cosmica che regge il mondo (brahman) verso il nucleo intimo della personalità umana , nel cuore pulsante che sta al di là di tutti gli involucri (KOSA) che

I vedanga sono detti membra del veda e comprendono: fonetica, metrica, grammatica, etimologia, astronomia, rituale. Quest'ultimo è suddiviso in pubblico e privato. Ben quattro vedanga riguardano la sfera del linguaggio e della riflessione su di esso dimostrando così la centralità della linguistica nella visione del mondo indiana. La parte dedicata ai rituali, si esprime tramite un genere letterario detto sutra ovvero aforisma. Questo è un mezzo di espressione che sacrifica la comprensibilità alla concisione e il più delle volte richiedo un commento di appoggio per poter essere compreso al meglio. Il sutra deve consistere in un piccolo numero di sillabe che contengono il succo di una dottrina, deve avere caratteristiche generali e non prevedere pause o digressioni e nemmeno difetti. Il commento al sutra può essere costituito dalla glossa estemporanea del maestro che lo illustra il discepolo ma anche da una grossa autorevole composta e tramandata da prima oralmente e poi messa per iscritto. Al genere dei sutra si riallaccia una serie di generi derivanti: KARIKA ovvero strofe mnemoniche, il VARTTIKA ovvero glossa esplicativa, il BHASYA ovvero il commento più particolareggiato, TIKA ovvero la delucidazione in uno stile più discorsivo che è esplica ulteriormente il significato del testo glossato. IL SACRIFICIO Il sacrificio animale avviene per soffocamento della vittima per evitare spargimento di sangue ed è alla base delle pratiche religiose vediche. Il sacrificio si propone di cuocere il mondo ovvero di rendere il mondo che di per sé è crudo, indigesto e ostile all'uomo, cotto ovvero padroneggiabile. Il focus del sacrificio e nel concetto di trasferibilità:

  1. il primo trasferimento: il committente cioè colui che paga l'onorario dei brahmani e fornisce le vittime sacrificali oltre alle varie sostanze impiegate nel rito, offre se stesso in sacrificio  la vittima sacrificale è una vittima vicaria cioè un sostituto simbolico, l'individuazione di una vittima vicaria per consentire al committente di compiere il sacrificio e contemporaneamente di sopravvivere
  2. il secondo trasferimento: trasferimento di meriti perché i meriti che derivano dalle pratiche sacrificali compiute sono trasferiti dai sacerdoti verso il committeùùte. Qui viene adombrata per la prima volta la teoria del karman ovvero la retribuzione delle azioni.
  3. Il terzo trasferimento: è quello del sacrificatore officiante che mentre versa l'oblazione nel fuoco sacrificale dice, per esempio,questo non e per me e per agni. in questo caso il trasferimento è complesso perché il sacrificatore è già vicario ed è sempre il committente che sacrifica per il tramite degli officianti ma ora l'officiante rinuncia al frutto del sacrificio in favore della divinità proponendosi di contribuire in misura rilevante a tenere in piedi il cosmo, a far sì che le cose vadano come dovrebbero andare. Senza la pratica del sacrificio il cosmo non si reggerebbe. E per questo che il sacrificio è molto importante e così si spiega perché le elaborazioni concettuali dello induismo si fondino proprio sulla interiorizzazione del sacrificio stesso.
  4. Il quarto trasferimento: Dopo aver rinunciato una volta per sempre al sacrificio come spegnimento di vite, il sacrificio viene sublimato in sacrificio di sé ovvero la rinuncia ai frutti dell'azione. Il sacrificio vieni criticato dal buddismo perché il fine e dico ma non il mezzo perciò è una discrasia. si può però accostare i quattro livelli di trasferimento ai quattro livelli del veda infatti l'ultimo livello di trasferimento corrisponde alle upanisad perché vengono bruciati i semi dell' ignoranza nel fuoco della conoscenza. STRATIFICAZIONE SOCIALE I quattro gruppi sociali detti varna cioe colore perché ciascun colore e associata una classe cosi come una parte del corpo:

o sacerdoti/ brahmana; mi ssione quella di ricevere e trasmettere la conoscenza con il colore bianco come simbolo di purezza  Testa e bocca o guerrieri che difendono la societa da emici interni ed esterni con il colore rosso, colore del sangue dei nemici disposti a versare cosi come il loro  braccia o popolari tutti coloro legati ad una attività produttiva come i contadini artigiani operai mercanti ecc legati al colore giallo cioe il colore dell oro  stomaco e apparato digerente o servitori con missione da attività di servizio dei tre gruppi precedenti legati al nero perché colore di cattivo auspicio gambe e piedi Questi 4 sono una ripartizione del corpus sociale ideale, non corrispondono ad una reale segregazione perché al loro interno sono ulteriormente diversificati: ad es il brahmano non è per forza un sacerdote ma fanno i cuochi perché un sacerdote puo ricevere del cibo solo se cucinato da un altro brahmano. Base sociale non occupazionale. All'interno delle quattro caste (caturvarṇa) sopracitate si sono formate lungo i secoli circa tremila sottocaste (upajāti o anche jāti) provocate dall'incrociarsi dei varṇa. Dal che si possono avere delle unioni "a pelo" (anuloma) quando il marito è di casta superiore alla moglie o "contropelo" (pratiloma) quando accade il contrario. Mentre le unioni all'interno della casta sono le uniche corrette, e le unioni anuloma sono tollerate, le unioni pratiloma sono invece considerate portatrici di "disgrazia" e danno vita agli Avarna, i senza colore, gli intoccabili che sono sotto ai servi e sono molto contaminanti tanto che girano con un campanello perché se un brahmano pesta la sua ombra viene contaminato Questo sistema è troppo rigido e se ne usa uno piu flessibile chiamato Jadi su base occupazionale ovvero in base alla classe su cui si nasce: classe di pescatori, mercanti ecc fino a ripartizioni piu minuziose come classi di mercanti che trattano lana o seta… Questi gruppi diversificati danno 3 info sui membri tramite il nome di famiglia: o info sul tipo di mestiere che quella determinata jati svolge o origine geografica di nascita o info sull’appartenenza religiosa i varna non hanno nessun valore legale nell’india contemporanea cosi come l italia abolisce il valore dei titoli nobiliari cosichè i cittadini siano uguali davanti alla legge. Anche per la costituzione indiana i cittadini sono uguali per la legge. In realta i matrimoni vengono ancora celebrati facendo attenzione alle distinzioni di varna perché il costume sociale è piu resilente. SCUOLE TEISTICHE DELLO HINDUISMO Il termine induismo e stato originariamente impiegato dall' invasori musulmani dell'India per indicare gli abitanti del bacino del fiume indo che non erano seguaci di una delle religioni del libro. Venne poi usato dai colonizzatori europei per far riferimento alla religione tradizionale indiana in quanto distinta da correnti eterodosse come il buddismo o il giainismo.

Un AVATARA è una discesa sulla terra della divinità Suprema e si può verificare in modo completo dove la persona divina e completamente curata nella forma tangibile, oppure in modo parziale dove la persona divina mantiene la sua tattva. . Quando per qualche ragione il mondo è a rischio di dissoluzione, allora vishnu abbandona la dimora celeste e ci mette una pezza e si puo trasformare in  MATSYA il pesce: Quando la terra sta per essere sommersa dalle acque lui scende sulla terra con le forme di un pesce gigantesco a cui viene legata una corda alla quale viene legata un arca con la quale verranno portati in salvo il conducente MANU e la sua famiglia infatti manula che indica l essere umano viene detta cosi erche siamo i discendenti di manu.  KURMA la testuggine: voglio ottenere una bevanda per acquistare l immortalità ma questa deve essere fatta frullando un oceano di latte con il quale viene fuori questo liquore. Devono pero usare strumenti proporzionati all’impresa bastone di zangona per frullare e il serpente cosmico che cinge le acque. Il monte pero rischia di sprofondare e serve un appoggio percio vishnu si presta a questa operazione trasformandosi in testuggine.  VARAHA il cinghiale: terra a rischio di sprofondare nelle acque perr il peso degli eroi allora vishnu diventa un conghiale e si inabissa e tira s con le zanne le terre palustri portando sul dorso la terra cosi che possa tornare a galleggiare sulle acque  NARASIMHA meta uomo e meta animale : un principe devoto di visnu ma il padre è un odiatore di questa divinità sminuendo il culto del figlio e umiliandolo. Il re inoltre e invulnerabile e sta mandndo in rovina il mondo percio vishnu scende con questa forma con la testa di leone e gli artigli durante il crepuscolo. prende il re e gli spezza la schiena sul ginocchio e con le braccia gli squarcia il ventre tirando fuori gli intestini  VAMANA il nano: ce un altro antidio Dali che ha acquistato il predominio sui tre mondi spadroneggiando e facendo soffrire tutto il popolo. Quando dal ottenne udienza deve ascoltare e favorire le richieste di un suplice. Questo suplice aveva le forme di un nano e gli chiese uno spazio da percorrere con tre spazi e allora gli concede il trono ma il nano riprende le dimensioni normali e con i tre passi riguadagna il dominio dei tre mondi.  PARASHURAMA: brahmano che si comporta da guerrieri grazie a una scure con missione di sterminare la stirpe di guerrieri. Ci parla dell opposizione di queste due classi. compie cosi una

strage indicibile e stermina tutti i guerrieri maschi. Le madri pero avevano implorato di poter comunque poter avere figli maschi.  KRISHNA divinita agreste: è uno dei più importanti avatara di vishnu che è a sua volta protagonista di una complessa costruzione teologica che lo vede al centro di un cosmogramma familiare articolato nella gerarchia delle emanazioni vyuha: o vasudeva (krishna figlio di vasudeva) o Samkarsana (baladeva, balarama, il fratello maggiore di krishna) o pradiumna (figlio di krishna) o aniruddha (figlio di pradiumna) Krishna noto come figlio di vasudeva, libera il trono della sua capitale dal cattivo zio che poi viene ucciso da krishna stesso. Libera il trono e prestra la sua opera come consigliera dei 5 tandala nel corso della loro guerra contro i 100 figli di deltarasta  nucleo del grande conflitto narrato nel mahdarata. Krishna pero morira alla fine del confitto, ucciso da una freccia scoccata da un cacciatore di nome jara ovvero vecchiaioa, nome simbolico per dire che anche krishna è impotente davanti a questa. Tratti significativi dell’adorazione di krishna: amore divino, bellezza e gioco divino di nascondersi per poi rivelarsi ai devoti. Dimensione erotica e estetica non sono mai lontane da questo personaggio, amoreggia con le pastorelle con cui tendono ad identificarsi durante riti gli uomini. Krishna amante divino che in quanto tale e venerato in una coppia che ha un amante adultero. Destinatario di due tipi di amori: amore fanciullesco, quello delle madri verso i figli, e amore dolce che unisce una coppia. Queste emanazioni assolvono la funzione cosmogonica dei principi di realtà detti TATTTVA.  BUDDHA: fondatore del buddhismo. Vieni considerato discesa della terra di vishnu per confondere i deboli di intelletto e affrettare la maturazione dei tempi che porterà alla catastrofe la quale chiude il ciclo di un evo cosmico  KALKI: cavaliere dell apocalisse, figura messianica dai tratti sinistri, allo scopo di portare a compimento alla catastrofe conclusiva del ciclo Lo yogavasistha adotta l’espediente narrativo definito cornice arretrante per indicare le nidificazioni dei racconti incastonati nei diversi livelli del racconto cornice. La cornice esterna e quella del dialogo tra Rama e il veggente il quale impartisce lezioni l'eroe. Qui vengono utilizzate le immagini presenti nella letteratura indiana come: o Il serpente la corda come metafora dell'errore o Il figlio della donna sterile come metafora dell'impossibilità di afferrare la realtà tramite parole e pensieri o Il corpo e la Palma come metafora del caso o La città magica celeste come metafora dell'illusione Dal punto di vista del contenuto, le parti speculative sono spesso interrotte da episodi narrativi con valore simbolico e allegorico. La sensazione di disorientamento che coglie il lettore che si smarrisce nei livelli successivi, è voluta così da suscitare quella sensazione di stupore che meglio può veicolare alcune concezioni dure da digerire come l'idea che il sogno sa più reale della veglia, che il mondo esterno sia una

SCUOLE SAIVA (SHAIVA)

LE FONTI

Non tutte le tradizioni dello sivaismo sono agamiche: la scuola che si rifà alla figura di shiva pasupati “signore degli animali legati al laccio” ha una letteratura extragamica piuttosto antica che comprende anzitutto un'opera detta PASUPATRASUTRA (no testo tantrico perché è un sutra infatti contiene aforismi e non dialoghi). Le tradizioni agamiche ovvero le scuole speculative che agli agama si riallacciano in varia misura sono raggruppate con criterio geografico:  Corrente settentrionale del kashmir  di tendenza non dualistica  Corrente meridionale  di orientamento dualistico con produzione sia in sanscrito sia in tamil  Corrente centro meridionale del karnataka  di propensione devozionale-speculativa con produzione sia in sanscrito sia in kannada. Qui troviamo i virasaiva ovvero i seguaci di siva eroici. Il canone AG amico comprende 28 titoli suddivisi in 5 serie rivelate dai 5 volti di shiva a loro volta legati ai 5 punti di orientamento spaziale della tradizione indiana ovvero i quattro punti cardinali più lo Zenit. Ciascun agama dovrebbe contenere quattro pada (sezioni) che riguardano: conoscenza, pratica scettica, pratica rituale, norme di comportamento. SCUOLE DEL KASMIR  abbraccia almeno gli orientamenti: kula, trika, spanda, pratyabhijna e krama.  Traggono ispirazione da un certo numero di agama non compresi nell'elenco dei 28 sopra ricordati come o il , testo fondamentale per la scuola trica le cui prime strofe vengono commentate da Abhinavagupta. o Il rudrayamalatantra dove una sezione di quest'ultimo costituisce la trentina della Suprema che sono due volte commentate con glosse di diversa ampiezza da Abhinavagupta o Il vijnanabhairavatantra, anticipatore della scuola spanda considerato una sorta di appendice al rudrayamala  le opere di scuola sono: o Per la corrente trica il Sivasutra, rivelato da shiva stesso a vasugupta o Le spandakarika che fondano la corrente spanda

o la sivadrsti che fonda la corrente pratyabhijna  Abhinavagupta si devono quattro opere di dimensioni decrescenti e tutte fondate principalmente sul malinivijayatantra: tantraloka, tantrasara, tantroccaya e la tantravatadhanika. Scrive anche molte opere che spaziano dalla filosofia religiosa all'estetica alla drammaturgia come il paramarthasarà, un compendio sulla realtà assoluta La corrente meridionale  comprende in sanscrito il tattvaprakasa del re boja commentato da Agoràsivacarya, un autore di un celebre manuale basato sul più celebre e antico manuale di ritualistica  Le origini del canone shiva in tamil vanno cercate nello per nell'opera di kuntar detta strofe dei sacri schiavi di arur La corrente centro meridionale deivirasaiva  si contano 213 autori di un genere noto come vacanasastra ovvero trattato della loquela.  il maestro più noto e Basava ma si ricorda anche Tontada.  esiste anche un tantra dei virasaiva chiamato il paramesvaratantra DOTTRINA La dottrina pasupata (quella dei seguaci di shiva come signore degli animali legati) condivide con quella dello saivasiddhanta (la scuola agamica), la concezione della triade fondamentale che oppone il signore (shiva), la pluralità dei principi coscienti individuali (definiti bestiame) e il legame che li incatena rispettivamente pati (siva), pasu (animale legato che costituisce la vittima sacrificale, il singolo soggetto alla trasmigrazione) e pasa (il laccio). Saivasiddhanta si definisce non dualismo puro ovvero che la dualità è reale ma inseparabile delle entità entro la coscienza divina: il mondo con i suoi legami e i principi coscienti individuali, pur essendo reali e non illusori, sono inseparabilmente Uniti a Dio che rappresenta l'unica realtà ultima. Paty è la categoria Suprema, entro la quale si risolvono pasu e pasa. Nelle scuole KASMIRE, a questa triade non è assegnata una dignità ontologica perché l'unica realtà esistente e shiva. Il signore e per Saivasiddhanta, sia immanente sia trascendente ovvero ha la forma dell'universo ma è anche più dell'universo. Paty pervade le 8 forme: terra, acqua, fuoco, vento, spazio, sole, luna e uomo (i primi 5 sono gli elementi della fisica indiana dove i primi quattro hanno natura atomica e lo spazio dà la possibilità a questi di situarsi in vari spazi; il sole la luna sono gli elementi del macrocosmo mentre l'uomo è l'elemento del microcosmo). L'evoluzione del mondo dal Paty è una forma di dottrina dell'evoluzione del principio oggettuale e in quanto tale si oppone alla dottrina dell'evoluzione del brahman. Le risoluzioni di Dio sono autentiche, i suoi desideri sono compiuti. Tutti i suoi nomi sono significativi dal punto di vista etimologico: in quanto dissolve i legami lo chiamano HAra, il dissolvitore; in quanto ben disposto nei nostri confronti lo chiamano shiva, benigno. I pasu per lo shivaismo kasmiro, non si rivelano altro che volontarie auto limitazioni della realtà ultima che esplica così una delle sue caratteristiche individuanti: la potenza di libertà. i pasa poi sono gli strumenti mediante i quali viene attuata la moltiplicazione dell'uno, il riflettersi del vimarsa (riflesso) nel prakasa (luce). Il signore appartiene all'ambito della causa (karana), l'animale legato e il legame all'ambito dell'effetto (karya).

PENTADE DELLA FORMA: la forma che assume l'iniziazione sarà la sostanza; il tempo trascorso sotto mentite spoglie; la condotta prescritta dai testi ovvero la pratica costante dello yoga; l'icona ovvero il volto stesso di Dio; il maestro divino che si manifesta attraverso le sembianze del maestro umano tramite la grazia divina. Particolare importanza assume lo stato in cui l'adepto vive sotto mentite spoglie tra la gente comune dedicandosi a una serie di bizzarre pratiche antinomistiche che hanno lo scopo di attirare su di sé la riprovazione della comunità: questo comportamento innesca un meccanismo di trasferimento del karman attraverso il quale l'adepto trasferisce su chi lo rimprovera ingiustamente i propri demeriti e attira a se i loro meriti affrettando cosi il suo cammino di purificazione Un'ultima pentade riassume le categorie ontologiche e procedurali del sistema:

  1. la causa categoria costituita dal solo signore;
  2. effetto che comprende l'animale legato, le parti dell'universo (kala), la conoscenza (vydia);
  3. la pratica scettica ovvero lo yoga;
  4. le prescrizioni;
  5. fine della sofferenza suddivisa nello stato accompagnato da identità personale e in quello privo di identità personale e che sviluppa due tipi di potenze divine quella di azione è quella di conoscenza Le categorie cosmologiche dello shivaismo kashmiro costituiscono un esempio della moltiplicazione degli enti: i 25 tattva (categorie della realtà) del samkhya diventano 36 e non sono solo elementi della realtà oggettuale ma passano a descrivere anche le caratterizzazioni della coscienza divina e della dialettica che lega il principio maschile di shiva con quello femminile della sua potenza (sakti). Il mondo si può leggere come una progressiva condensazione della coscienza divina, che a sua volta è il risultato della progressiva rarefazione della realtà concreta che non viene mai negata ma piuttosto sublimata nel divino. Tale dialettica tra contrazione e rarefazione, esemplificata dall alternanza della fase di proiezione e ritrazione del mondo costituita dal ritmo di apertura e chiusura degli occhi di shiva, presente inoltre un aspetto fonico dal momento che si può interpretare in termini strettamente fonetici come ghirlanda di suoni. Il processo di liberazione, ossia l'acquisizione dell'identità tra il sé individuale e shiva viene interpretato come un caso di vibrazione sonora che si armonizza, rivelando il particolare come uguale all' universale come una progressione che conduce dal particolare all'universale; come riconoscimento dell'identità acquisita da sempre tra se e siva. Tutti e tre i termini insistono sul fatto che quello della liberazione è solo apparentemente un processo ma si tratta in realtà di una realtà auto sussistente che occorre solo esplicitare. Gli altri due termini chiave che individuano le scuole, kula e trika, fanno riferimento alla famiglia iniziatica, la cerchia costituita dal maestro e dai discepoli, e alla triade di divinità femminili venerate. Occorre ricordare che il principio ispiratore di tutta questa cosmologia si basa sul concetto di ABHASA ovvero manifestazione reale per quanto fenomenica. In base alla dottrina dell'apparizione o manifestazione reale, abhasavada secondo la quale ogni manifestazione della coscienza divina è non solo reale, ma universale, ed eventualmente particolarizzata solo in quanto contestualizzata nello spazio e nel tempo in base all' intenzione del soggetto conoscente, se quest'ultimo è privo di ogni finalità in quanto immesso in un'attitudine dico contemplazione estetica, la sua attività conoscitiva si arresta e, non configurando il proprio oggetto in un contesto spazio temporale, lo mantiene universale e non lo particolarizza. L'espressione estetica rivela l'universalità potenziale della manifestazione concreta nella sua particolarità individuale.

La coscienza divina proietta entro di sé il mondo e costruisce l'illusione di una individualità soggettiva separata; il processo di liberazione svela il meccanismo e far riconoscere al soggetto, la dipendenza assoluta del mondo da shiva e la propria sostanziale identità con il principio divino. Se il brahman upanishadico è acquietato e pertanto statico, l'influsso esercitato dal riflesso sulla luce, del pensiero sulla presenzialità, vi introduce per le scuole shiva nel kashmir un principio divino. La realtà ultima, il brahman personificato in quanto shiva, pertanto non sarà semplicemente solo coscienza, come per il vedanta Sankariano, ma sarà consapevole di sé, autocoscienza non determinata che emana ogni cosa da se stessa. I TATTVA Samkhya – metafisica Questa scuola è ritenuta la più antica tra i sistemi ortodossi indiani. Il samkhya è ascritto al saggio Kapila Samkhya significa "enumerare"; questa filosofia si basa, infatti, sull'enumerazione di 25 principi costitutivi, tattva, della manifestazione. I tattva si manifestano sia a livello cosmologico sia individuale. Di stampo dualista, il samkhya considera l'universo costituito da due realtà eterne e auto-esistenti: un testimone non-attivo, pura Coscienza (il Purusha) e la materia, attiva ma inconscia (Prakriti). La vicinanza di Purusha e Prakriti produce uno squilibrio tra le qualità (guna): sattva, rajas e tamas (purezza, attività e inerzia) di cui è costituita la Prakriti. Quest'ultima, ispirata dal Purusha, inizia un processo di trasformazione che culmina con la manifestazione così come la si percepisce. Accetta tre pramana: percezione, inferenza e parola autorevole. Il samkhya è considerato ateistico. Il fine soteriologico è discriminare il Purusha dalla Prakriti. Tale riconoscimento conduce a uno stato di assoluta libertà del Purusha dalla Prakriti. Sono 36 e la presenza divina è costante in tutti i costituenti della realtà: tutto è sostanziato da essa. Nel corso di un progressivo avvicinamento alla dimensione culminante nella corporeità del soggetto umano e nell’apparente cieca fisicità degli oggetti, il principio divino si affievolisce via via, senza mai però scomparire del tutto. La progressiva manifestazione di shiva nei diversi tattva si divide in due cammini: puro e impuro Il cammino Puro comprende 5 tattva:  SIVATATTVA : o “il principio di realtà di shiva legato a una particolare potenza del Dio” o momento di pura soggettività senza alcun riferimento oggettuale, rappresentabile come l'esperienza “io” senza alcun predicato. o corrisponde allo stato di coscienza transquarto che sta aldila di veglia, sonno, sogno e quarto stato. o In esso risiede una classe di esseri detti “quelli del possente” e questo stadio, secondo alcuni, è inferiore allo shiva supremo mentre secondo altri è identico a esso e dunque non è propriamente un tattva.  SAKTITATTVA : o legato alla potenza di beatitudine del Dio secondo le scuole settentrionali. o momento privo di riferimento oggettuale ma permette già il sorgere di un predicato, rappresentabile come l'esperienza “io sono”. o Corrisponde allo stato di coscienza quarto.

volontà dove questo indica l’universo non differenziato isvaratattva “questo sono io” Sogno “signori delle formule meditative” suddhavidyatattva “io sono questo” Veglia Quelli che prendono sostanza dalle formule meditative I tattva rimanenti fanno parte del cammino impuro:  MAYATATTVA o Con questo comincia a manifestarsi la verità del mondo che finora era compressa all'interno di un involucro indifferenziato o È un principio ambivalente, dotato del potere di velame ovvero oscura zione e della facoltà di proiezione cioè di emissione di manifestazioni limitate : Maia getta prima un velo sulla realtà per poi proiettarvi le proprie illusorie parvenze. È responsabile del fatto che il sé universale appare ormai come una pleiade di sé individuali, della dualità che si insinua nella non dualità  GUAINE o Sono 5 evoluti del mayatattva: capacità cognitiva, con attiva ed emotiva limitata, conoscenza limitata, attaccamento; tempo; interconnessione. Il tattva dell'interconnessione e responsabile della specificità e continuità del processo causale per cui a un dato fattore causale corrisponde sempre un dato risultato  25 tattva inferiori : o PURUSATATTVA: prima manifestazione del soggetto limitato, individualizzazione del sé universale. In questo stadio il soggetto è già afflitto dalla maculazione particoliforme e quella dell'azione ma non ancora dal maculazione dell'illusione Il purusatattva è l'entità che trasmigra da un'esistenza all'altra, portando con sé i residui dell'azione (samskara). Qui troviamo un primo punto di disaccordo tra la visione saiva rispetto al modello del samkhya. Il samkhya ha una duplice natura che si pone a un tempo come dualista (contrapposizione tra purusa e prakrti) e come pluralista, perché riconosce la presenza di una pluralità di principi coscienti individuali. Il purusa non è qui considerato del tutto indipendente e proprio per questo è chiamato ANU, piccolo in quanto limitato. o PRAKRTITATTVA : prima manifestazione meramente oggettiva. Rappresenta lo stato di perfetto equilibrio dei tre componenti della prakrti (i guna): il principio luminoso, il principio dinamico e quello inerziale. La Prakrti qui è concepita come molteplice e non unica al contrario della samkhya, infatti, ne abbiamo una per ogni purusa. Non agisce di per se ma è sotto il controllo di una figura divina inferiore (proto serpente ananta “infinito”). dal suo perturbarsi e dalla susseguente rottura dell’equilibrio dei GUNA, procedono gli altri tattva. NB : In ambito indialo la sfera mentale appartiene alla parte oggettuale dell’esperienza: una cosa è la coscienza che assiste al dispiegarsi del mondo mentre un'altra è quell’insieme di strumenti (corporei o mentali) che

permettono alla coscienza di percepire. I contenuti della coscienza sono oggettuali perché l’unica realtà che risulta non oggettivabile è la coscienza stessa che risulta indefinibile se scissa dai suoi contenuti sempre cangianti. o Tre tattva preposti alle funzioni mentali  BUDDHITATTVA : soppesa le alternative e opera la scelta  AHAMKARATATTVA : il senso dell’io a cui è legata l’identità personale  MANASTATTVA : senso interno che coordina le percezioni sensoriali di per se slegate tra loro o 20 tattva divisi in 4 gruppi con ciascuno 5 tattva

  1. Facoltà di percezione sensoriale : gusto, olfatto, vista, tatto, udito.
  2. Le 5 facoltà conative o sensi conativi: capacità fonatoria, di manipolazione, di locomozione, di escrezione, di godimento
  3. 5 elementi sottili dette tanmatra che costituiscono l’elemento generale comune alle percezioni sensoriali particolari di una stessa specie: suono in quanto tale, tatto in quanto tale, forma in quanto tale, sapore in quanto tale, odore in quanto tale.
  4. I 5 elementi grossolani :spazio, vento, fuoco, acqua, terra I 5 tattva superiori hanno una serie di corrispondenze con altri principi dove entra in gioco: la dialettica tra suono concentrato puntiforme e espansione sonora (bindu e nada), la gerarchia degli stadi di coscienza di siva e del soggetto empirico, le classi di esseri dimoranti in ciascuno stato, la potenza divina e il livello della parola. IL PRAKASA E VIMARSA Grande importanza per il pensiero saiva è la coppia di categorie LUCE e RIFLESSO:  PRAKASA: la luce considerata con la sua accezione attiva è la funzone illuminatrice tipica del sattva: rifulgere e rendere manifesto al tempo stesso. Nel senso mediale invece indicail fatto di essere visibile, manifesto  E’ l’evidenza nuda, quella componente della realtà generalmente ascritta al purusaquale sua caratteristica principale. Mera presenzialità, il fatto di esserci.  VIMARSA: vuol dire toccare ma non con il corpo ma con la mente ovvero divenire consapevoli di qualcosa, percepire. Raccoglie in se le due funzioni che il samkhya attribuisce al manas e alla buddhi. Il vimarsa pero non si riferisce al mondo oggettuale ma al puro soggetto considerato all’interno di un’opzione di fondo non dualistica L’innovazione dello sivaismo nei confronti della concezione dell’atman-brahman upanisadica e poi vedantica sta nel portare il momento di attività intellettuale dal campo dell’oggetto a quello del soggetto  si tratta sempre dell’ attività e non dei contenuti ovvero di quel momento di illuminazione e questo conferisce al soggetto una carica dinamica che gi viene negata dai sistemi non dualisti. Grazie a questa dinamicità il soggetto puo fuggire da se stesso e riaffermarsi in ogni attimo: produce cosi l’universo che risulta pertanto una mera manifestazione di se stesso. Il prakasa e vimarsa che appartengono al soggetto in quanto tale risultano anche appartenere all’oggetto:
  5. Primo momento: contatto della mente con gli oggetti