Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


ANTIGONE -TRAGEDIA DI SOFOCLE, Dispense di Greco

il file completo dell'intera tragedia in italiano con sottolineature dei punti chiave per agevolare lo studio e possono essere citati alcuni passi nell'interrogazione per arricchire il discorso. spero possa esservi d'aiuto :)

Tipologia: Dispense

2021/2022

Caricato il 19/10/2024

giorgia-la-grasta
giorgia-la-grasta 🇮🇹

4

(1)

13 documenti

1 / 45

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
Sofocle
Antigone
Personaggi del dramma:
Antigone
Ismene
Coro di vecchi Tebani
Creonte
Guardia
Emone
Tiresia
I messaggero
Euridice
II messaggero
Armati di Creonte.
Ragazzo che guida Tiresia cieco.
Corteo funebre di Emone.
La scena è in Tebe, davanti al palazzo reale.
Antigone e Ismene escono dal palazzo sulla strada. Parlano.
ANTIGONE
Ci apparteniamo, Ismene, occhi di sorella. Edipo, lascito d'umiliazioni... Ne sai tu una, e quale, che
non farà matura, Zeus, per la nostra coppia d'esistenze? No, no. Non esiste strazio, errore cieco
ovunque, non c'è piaga, barbarie, che non abbia visto, e veda, io, radici d'umiliazioni tue, e mie.
Oggi nuovamente. Parlano di ordini assoluti, fatti gridare per la gente a Tebe da lui, dal generale, in
queste ore. Che sarà? Hai sentito anche tu? Forse no, forse a te è oscura la manovra d'odio che
umilia chi è più tuo.
ISMENE
A me non è arrivata voce, Antigone, dei nostri, serena, o lacerante, da quel gran vuoto, due fratelli
morti nello stesso giorno, incrocio di ferite, e noi due sole. L'armata argiva è via, sulle strade, in
queste ore buie. Non so altro. Niente che m'accresca dentro festa, o pianto.
ANTIGONE
Avevo visto chiaro. E t'ho chiamata fuori casa, allo scoperto, per un fatto: devi capirmi tu, sola.
ISMENE
Che fatto? Qualcosa t'abbuia, un'idea. Traspare.
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe
pff
pf12
pf13
pf14
pf15
pf16
pf17
pf18
pf19
pf1a
pf1b
pf1c
pf1d
pf1e
pf1f
pf20
pf21
pf22
pf23
pf24
pf25
pf26
pf27
pf28
pf29
pf2a
pf2b
pf2c
pf2d

Anteprima parziale del testo

Scarica ANTIGONE -TRAGEDIA DI SOFOCLE e più Dispense in PDF di Greco solo su Docsity!

Sofocle

Antigone

Personaggi del dramma:

  • • AntigoneIsmene
  • Coro di vecchi Tebani
  • Creonte
  • Guardia
  • • EmoneTiresia
  • I messaggero
  • Euridice
  • II messaggero
  • • Armati di Creonte.Ragazzo che guida Tiresia cieco.
  • Corteo funebre di Emone. La scena è in Tebe, davanti al palazzo reale. Antigone e Ismene escono dal palazzo sulla strada. Parlano. ANTIGONE Ci apparteniamo, Ismene, occhi di sorella. Edipo, lascito d'umiliazioni... Ne sai tu una, e quale, che non farà matura, Zeus, per la nostra coppia d'esistenze? No, no. Non esiste strazio, errore cieco ovunque, non c'è piaga, barbarie, che non abbia visto, e veda, io, radici d'umiliazioni tue, e mie. Oggi nuovamente. Parlano di ordini assoluti, fatti gridare per la gente a Tebe da lui, dal generale, inqueste ore. Che sarà? Hai sentito anche tu? Forse no, forse a te è oscura la manovra d'odio che umilia chi è più tuo. ISMENE A me non è arrivata voce, Antigone, dei nostri, serena, o lacerante, da quel gran vuoto, due fratellimorti nello stesso giorno, incrocio di ferite, e noi due sole. L'armata argiva è via, sulle strade, in queste ore buie. Non so altro. Niente che m'accresca dentro festa, o pianto. ANTIGONE Avevo visto chiaro. E t'ho chiamata fuori casa, allo scoperto, per un fatto: devi capirmi tu, sola. ISMENE Che fatto? Qualcosa t'abbuia, un'idea. Traspare.

ANTIGONE La fossa, non capisci? Fratelli, tutti e due... Creonte esalta quello, e ha profanato l'altro. Tutti sanno. Con Eteocle è retto, ufficiale, applica la regola: l'affonda in terra, alto personaggio tra i morti dell'abisso. L'altro, dolorosa morta carne, Polinice, fa gridare a Tebe ch'è cancellato, escluso: nessuno l'affonderà sotterra. Senza ululi, lutto. Starà là, scoperto, inaridito, miniera di sapori perartigli, pupille affascinate dalla preda cruda. Che ordini: e Creonte, il generale, li ha fatti gridare, dicono, per te, per me. Per me, capisci? Adesso si dirige qui. Vuole far gridare in faccia, limpide, le cose, a chi non ha capito. Guida lui l'azione, non è gioco. Basterà un impulso, un atto, e la massa t'ammazzerà a sassate, qui dentro Tebe: supplizio di Stato. Sai cos'hai davanti: darai subito prova se la tua tempra è d'alto sangue o, da radici luminose, marcia. ISMENE Povera sorella. La realtà, eccola. Potrei tagliare, cucire. Che porterei di nuovo , io? ANTIGONE Forse alleanza di fatica, e rischio. Scruta in te... ISMENE Una sfida. Quale? Che mondo di pensieri è il tuo? ANTIGONE ... se toglierai di là quel morto, alleata alla mia mano. ISMENE Pensi di seppellire lui, l'escluso, il maledetto? ANTIGONE Il fratello! Mio, almeno, e tuo: anche se tu non hai lo slancio. Non l'abbandono, non voglio questa colpa. ISMENE Sei di ferro! Contro Creonte, il suo assoluto no? ANTIGONE Non ha potere, quello, di scindermi dai miei. ISMENE Aaah! Sorella, ricordati. Nostro padre: che fine desolata. Disgusto, eroismo sbagliato. Autosvelò errori suoi, e furono vive pupille sventrate, automaticamente. Autrice del colpo la sua mano. Non basta. Lei, madre e sposa - ambigua storia - assassina la vita con pendulo collare. Terza cosa i due fratelli. Due, e in quell'unico giorno - incarnavano morte - coppia disperata, annodarono fine fatale, incrocio di colpi. Oggi siamo sole, due assolutamente sole. Tocca a te scrutare che sfacelo, che piùvile morte avremo se varcheremo la legge, decreto e forza del governo. Bisogna concentrarsi in questo: siamo tempra di donne, non fatte per duelli contro l'uomo. Non basta. Siamo sotto gente forte, piegate, docili a queste cose d'oggi, o ad altre, più brucianti. Io chiederò ai sepolti che

ANTIGONE Se questa è la tua logica, tu mi hai già contro ostile, e ostilità sarà il rapporto tuo col morto. È naturale. Dimenticami. Lascia che col mio delirio io viva la tremenda prova... Ah no, non cederò, non fino al punto di morire senza luce. ISMENE Bene. Va', se così vuoi. Convinciti: è insensato andare, il tuo, ma retto modo d'appartenere a chi più t'appartiene. Antigone si allontana. Ismene rientra nel palazzo. A passi cadenzati il Coro invade l'orchestra. CORO str. Lama di sole, radiosa più d'ogni passata alba che Tebe setteporte accese: t'accendesti, oh sì, pupilla d'aurora d'oro, riverbero sul guizzo d'acqua dircea. Tu incandescenza di scudi, da Argo, massa viva, blocco di metallo sferzasti, disperso galoppo che fugge spasimo di sprone. Su Tebe nostra Polinice, Rissoso febbrile di risse laceranti ... fu spasimante grido: aquila, come, che s'avvita al suolo, chiusa ala di neve incandescente, folla d'armi intorno d'elmi, pennacchi di criniera. ant.

Ecco, là sulle case. Rotea

  • gola, voragine di picche innamorate del sangue - su fauci setteporte. Ma dileguò. Non giunse a sfamare le zanne di sangue nostro, né vampata di pece a strappare ghirlanda di spalti. S'addensò sulle schiere tale rullo marziale! Ostica presa di rettile in lotta. Odio sovrano di Zeus è arroganza di labbra sregolate. Li vide, lontana onda immensa fluente, lui che disprezza martellio dorato. Fionda fuoco, dall'aereo traguardo di bastioni sbalza uno che già s'inarca all'ululio vincente. str. Si libra. Piomba sulla piana, sorda incudine, carico di fuoco. Smaniava ossessionato, orgia di folate raffiche rabbiose, come vento. Tutto vanamente: gli altri, a ciascuno il suo. Spartiva Ares, brutale picchiatore, bestia da curva. Sette capi contro sette porte:

saldi, con radicati sentimenti verso i loro eredi. Caddero anche i figli, morti annodate in quell'unicogiorno, offensori trafitti, delitto, cancro suicida. Ora io, io impugno governo e trono. Io, per legami di famiglia ai morti. Bene. Non c'è strumento a decifrare un uomo, il suo profondo io, sentimenti, ideali, se non l'illumina - pietra di confronto - fatica di comando e legge. Ho una teoria, io, da tanto, sempre viva: chi regola sovrano la barra dello stato, e non si stringe alla politica più sana, anzi, per indefinite ansie inchioda le sue labbra, è l'essere più abietto. Io poi non ho fiducia in chi, chiunquesia, dà maggior peso ai suoi che alla sua stessa patria. Guardate me. Su Zeus, occhio cosmico, perenne, giuro: non tacerei vedendo Perdizione che attacca i cittadini, invece di salvezza. E un uomo, fosse sangue mio, ma pieno d'odio per lo Stato, non lo vorrei con me. Sono convinto! Stato significa sicuro porto; se naviga diritto noi, gente imbarcata, sentiamo d'appartenerci tra di noi, solidali. Con queste regole farò grande Tebe, io. Veniamo ad oggi. Ho fatto gridare ai cittadini unordine sui figli d'Edipo, che ben s'accoppia alle regole che ho detto. Eteocle s'è battuto per la sua comunità, e cadde. Eroe, con la lancia. Va avvolto di terra. Gli toccano chiare bevande, che filtrano giù, agli altissimi morti. L'altro - identico sangue, di Polinice, parlo - era reduce esule, ebbe slancio d'incenerire alle radici terra madre, Potenze della stirpe. Si slanciò goloso su sangue uguale, volle la sua gente serva. Per quest'uomo echeggia in Tebe la proibizione: non chiuderlo in fossa, niente ululia lutto, relitto senza fossa, carne offerta cruda a uccelli, e cani. Vista oscena. Ecco il mio principio: nessun vantaggio di favore, mai, da me, dei pessimi sui retti cittadini. Chi darà tutto per questa città nostra, caduto o vivo, senza distinzione, avrà da me sicuro premio. CORO Tu scegli il trattamento, figlio di Meneceo, per chi s'accanisce contro, e per chi si fa scudo a questa nostra Tebe. Tu sei padrone della legge. Sta in te il futuro dei caduti e di noi, gente viva. CREONTE Che siate scolta, ora dei comandi detti... CORO A uno fresco, più di noi, addossa il carico. CREONTE Questo no. Già ci son occhi di scolte sulla salma. CORO Che altro ordine aggiungeresti?.Sofocle Antigone CREONTE Non parteggiare con chi resiste a me. CORO Innamorarsi della morte: nessuno è tanto vuoto. CREONTE Guadagnerebbe morte, infatti. Speranze subdole d'arricchimento, quante vittime fanno!

Si presenta una Guardia. Era incaricata di vigilare sulla salma di Polinice. GUARDIA Capo, non ti dirò che ho fiato mozzo per la fretta, che arrivo mulinando aereo passo. Anzi! Quante tappe d'ansia, di pensieri. E camminando, tante volte, perno su me stesso e via, in ritirata. Ah sì! Avevo un'eco nel cervello e ripeteva, ripeteva: sei nei guai, perché marci a meta di castigo? Che guaio, stai ancora fermo? Se Creonte saprà tutto da diversa bocca, come pensi di non pagarla cara?Gorgo di pensieri. E il viaggio era vischioso, lento. È quando un breve tratto si fa lungo. Ma poi per forza, la scelta vittoriosa è stata di venire qui, da te. Non varrà nulla il mio racconto. Non importa, parlo. Io sono qui, m'attacco alla speranza di non soffrire altro: solo la mia quota. CREONTE Che c'è, da sfiduciarti tanto? GUARDIA Sento che devo darti chiarimenti, su di me, per cominciare. Quel gesto, io non l'ho deciso. Neanche ho visto l'autore, io. Sarebbe poco giusto, se cadessi nei castighi. CREONTE Bella mossa. Bella trincea hai fatto intorno al tuo problema. Stai per confessare strane cose. Te lo leggo. GUARDIA Eh, sì, tremende. Mi paralizzano, mi bloccano. CREONTE Vuoi deciderti? Parlare, poi levarti, scomparire? GUARDIA Dico, dico tutto. Il corpo, uno, adesso, gli ha fatto funerale e se n'è andato. Poca polvere arsa su quel morto, velo di farina. E l'altro rituale, in regola. CREONTE Cosa dici? Che uomo l'ebbe, quel coraggio? GUARDIA Non so. Non c'era buca di badile, là, né sterro di piccone; solido, asciutto suolo, senza crepe, senzarotaie di carro; chi ha lavorato, l'ha fatto senza indizi. Quando la scolta al primo turno ci segnala, disperazione incredula ci invade, tutti quanti. Quello laggiù era velato. Non proprio tumulo. Fragile, sparsa polvere: pareva tentativo di cancellare l'empietà. Non brillavano segni di bestia, o d'arrivo di cani, a rovistare. E c'era tempesta di parole sconce, nel gruppo, tra noi, uomo che incolpava uomo, e finiva a suon di pugni, quasi. Non c'era paciere. Eh sì, uno per uno, chiunque là in mezzo avevafatto il gesto, nessuno era lampante: non aver visto niente era la scusa. Accettavamo tutto: alzare con le mani ferri incandescenti, andare nelle fiamme, giurare e spergiurare di non essere noi la mente di quell'atto, né braccio di chi l'ha meditato, o l'ha concretamente fatto.

GUARDIA Ma uno che quel gesto non l'ha fatto. CREONTE L'ha fatto. E s'è venduto per denaro. GUARDIA Fa paura, eventuale giudice con pregiudizi errati! CREONTE Rìdici, sul giudicare. Provate a non far luce, sulla mente che decise. Racconterete che bassoprofittare genera soffrire.

(Creonte rientra nel palazzo) GUARDIA (Al Corifeo) Ah, si scoprisse! Lo vorrei tanto! Lo arresteranno, oppure no - dipende dalle circostanze - comunque non mi vedrai tornare, sta' sicuro. Adesso - più non speravo, non immaginavo - ho un bel debito, con gli dèi.

La Guardia scompare. CORO str. Pullula mistero. E nulla più misterioso d'uomo vive. Oltre increspato mare su folate d'autunno corre, rete di fragori, pista sotto arcate d'acqua. Tra dèi l'altissima, Terra, sempreviva, che non sa stanchezze, strema,

aratri altalenanti, ritmo di stagioni, rivanga con forza di cavalli. ant. Svagata razza d'uccelli in gabbia, preda, e orde di selvagge prede e salmastra natura di mare con trama flessibile di nodi, uomo, pensiero che spazia: prostra con ordigni preda che sotto aperti cieli abita le rocce, e così imprigiona a stanghe di fatica collo equino boscoso, e toro delle rocce che non sa stanchezza. str. E di linguaggio, d'ariose intelligenze, di forze armonizzate in leggi e mura, fu maestro a sè. E di rifugi da lame di gelo sotto gli astri impossibile vivere - e d'ostici scrosci, infinito artista: inerte non affronta nessun domani. Solo dal Nulla non costruirà vie di fuga. A malattie senza perdono scudi ha ideato. ant. Lume della mente, mani artefici

GUARDIA Capo, giurare no è un controsenso. Ci pensi sopra, e la tua idea di prima è già fasulla. Io lo dicevo forte: ce ne correva, prima di ripresentarmi qua, dopo la grandine delle maledizioni tue! Ma quella gioia strana, che non t'aspetti più, quella non ha confronto con altre contentezze, tanto è grande! E quindi sono qua, falso e spergiuro, che m'importa? Porto la ragazza, guarda. Pescata che accudiva ilmorto. Niente sorteggio questa volta. Tutta buona stella mia, solo mia. Bene, capo. È ora che la tieni tu. Fa' come vuoi, processala, falla confessare. Io posso andare, fuori da questa brutta storia. Me lo merito. CREONTE L'hai prigioniera. Presa dove, come? GUARDIA Scavava lei la fossa: non c'è altro. CREONTE Ti rendi conto, vero, sei certo del tuo dire? GUARDIA L'ho vista, almeno, che sotterrava quel tuo morto, quello del divieto. Parlo chiaro e schietto, o no? CREONTE E il metodo della scoperta e dell'arresto? GUARDIA L'operazione fu così. Tornammo indietro, col terrore delle tue minacce. Cancellammo l'ombra dellapolvere sul morto, scoprimmo la carne che sudava. Una bellezza. C'eravamo sistemati su rialzi, in cima, sottovento, fuori tiro dai miasmi che il morto ci buttava. Tutti svegli. E che scossoni, bestemmie martellanti, se capitava di distrarsi sul lavoro. Durò del tempo, tutto questo: finché nell'aria, a piombo, s'inchiodò lampo di rotondo sole. Bolliva la calura. Un attimo, e gorgo strappa guizzi di polvere dal piano - spasimo del cielo - e copre l'orizzonte, sfilaccia tutta scarmigliata laforesta in basso. L'arco celeste fu polvere. Chiudevamo gli occhi sotto la crisi sovrumana. Trascorsero le ore, e tutto si quietò. Fu allora: si vede la ragazza. Stride, nota acre, d'uccello lacerante quando vede il fondo del nido suo deserto, e i piccoli scomparsi. Quella uguale, come vede morta nudità ululò, pianse, maledisse, male parole contro i delinquenti autori del delitto. Poi di volo porta pugno di polvere bruciata, alza una brocca di metallo martellato, fa spiovere tre voltel'aspersione e così consacra il morto. Noi, testimoni, scattiamo, l'intrappoliamo di volo, tutti insieme. Lei è indifferente. E noi la scandagliamo, sul gesto del passato, e quello d'ora. Lei non s'irrigidiva, non smentiva nulla. Nodo di sollievo e d'amarezza, per me almeno. Gran sollievo aver schivato danno personale, ma è amaro far precipitare chi senti a te vicino. Ma tutto il resto viene dopo: per me conta la mia incolumità. Questione di carattere. CREONTE Tu, ehi tu, che inchiodi gli occhi a terra: ammetti o neghi la responsabilità dei fatti?

ANTIGONE Io sono responsabile. Non negherò, non voglio. CREONTE (Alla Guardia) Tu puoi sparire. Scegli il luogo, l'accusa non ti schiaccia più. Sei libero.

(Ad Antigone) Tu, rispondi senza ghirigori, taglia corto: sapevi l'ordine gridato di non fare riti? ANTIGONE Sapevo. Non dovevo? E come? Così limpido, splendente... CREONTE Hai potuto spezzare norme mie? ANTIGONE Ah sì. Quest'ordine non l'ha gridato Zeus, a me; né fu Diritto, che divide con gli dèi l'abisso, ordinatore di norme come quelle, per il mondo. Ero convinta: gli ordini che tu gridi non hanno tanto nerbo da far violare a chi ha morte in sé regole sovrumane, non mai scritte, senza cedimenti. Regole non d'un'ora, non d'un giorno fa. Hanno vita misteriosamente eterna. Nessuno sa radice della loroluce. E in nome d'esse non volevo colpe, io, nel tribunale degli dèi, intimidita da ragioni umane. Il mio futuro è morte, lo sapevo, è naturale: anche se tu non proclamavi nulla. Se prima del mio giorno morirò, è mio interesse, dico: uno che vive come me, tanto in basso, e soffre, non ha interesse nella fine? E così tocca a me: fortuna, di quest'ora di morte, non dolore. Lasciassi senza fossa, per obbligo, la salma, quel frutto di mia madre spento, quello era dolore: ma il mio presentecaso, ah no, non m'addolora. Logica idiota, penserai. Chissà. Forse è l'accusa d'idiozia idiota.

CORO Spicca nella figlia tempra cruda, da crudo padre. L'umili, e non si curva. CREONTE Attento. Cervelli ferrigni, si spezzano più spesso. Come acciaio: il più possente, in tempera di fuoco, arso, lo vedi che si scheggia, schianta. So che basta un po' di freno, e s'addomestica il puledro ardente. Non deve esistere arroganza in chi sta sotto, servo. Lei era lucida, superba, quando trasgrediva, derideva leggi proclamate chiare. La senti? Non le basta colpa, aggiunge un'arroganzanuova: si gloria, della colpa, n'è radiosa. Ora basta. Non sarei più maschio, io, lei sarebbe maschio se questa prepotenza passasse senza pena. Figlia di sorella, sia pure. Fosse pure legata al sangue mio più dello stesso Zeus della casa, lei, e l'altra del suo sangue non scamperanno ai loro due supplizi vili. Certo, incrimino anche l'altra, assente, d'aver pensato a questa fossa. Fatela venire. Ora capisco: l'ho scorta nella sala, adesso. Lottava con se stessa, non si dominava. L'impulso criminoso,di chi architetta storte trame al buio, si smaschera in anticipo. Accade sempre. Provo disgusto, io, di chi, sorpreso in atto degradante insiste a esaltarlo e si compiace.

CREONTE Rapace, sul paese: l'altro in trincea, a contrastarlo. ANTIGONE Non conta. L'invisibile riequilibra tutto. E la sua legge. CREONTE Ma non che probità sia ripagata come bassa colpa. ANTIGONE È principio santo nell'abisso? Mistero. CREONTE Odia uno. Potrà morire, non lo sentirai mai tuo. ANTIGONE Non nodo d'odio: nodo con i miei è la mia essenza. CREONTE Allora va' là sotto. Se devi unirti, unisciti coi tuoi, con quelli. Finché vivo, non mi comanderà una donna.

Dalla soglia appare Ismene. CORO Eccola, Ismene, là sul limitare. Pianto di sorella giù le stilla. Nebbia sulle palpebre l'infuocato viso rabbuia, intride la gota, gioia d'occhi. CREONTE Tu, come rettile subdolo losco nelle stanze, m'hai riarso. Ah non capivo, sfamavo coppia maledetta attentatrice del potere. Avanti, parla. Guardami: confessi connivenza in quella fossa, o giuri estraneità? ISMENE Io ho voluto il gesto, se lei s'accorda sul mio remo. Partecipo al carico d'accusa.

ANTIGONE Ma retta verità non te lo lascia fare. Tu non avesti slancio. E io non volli complici. ISMENE Ma ora tu sei disperata: e io non ho pudori a scegliere con te la rotta della pena. ANTIGONE La mano di chi agi è nota a Nulla, e a quelli dell'abisso. Io non accetto come mia una che vuole appartenermi, ma a parole. ISMENE Non annullarmi, Antigone, col negarmi morte accanto a te, e rito di pietà sul morto. ANTIGONE Non puoi spartire la mia morte. Non t'impadronirai di cose che hai da te scostato. Morirò io. Basterà. ISMENE Come sentirò mia la vita, se mi lasci? ANTIGONE Interroga Creonte. È lui nei tuoi pensieri. ISMENE Mi spezzi, così. Perché? Non ne ricavi bene. ANTIGONE Mi lacero, dentro, se oggetto della beffa mia sei tu. ISMENE Allora dimmi. Che bene potrei farti, io? ANTIGONE Pensa a te stessa. Non ti rinfaccio la salvezza. ISMENE Dovrò patire tanto, fallire meta di morte con te? ANTIGONE Sì. Tu preferisti vita, io morte.

CREONTE Esageri, m'annoi, tu, col tuo sposalizio. CORO La strapperai davvero al figlio tuo? CREONTE Il Nulla cancellerà l'unione, fatalmente. CORO Lei dovrà cadere, allora. È legge fissa. CREONTE Fissa, per te. Per me, perfino. S'è perso troppo tempo. Servi, portatele dentro. Devono essere rinchiuse, non sciolte, Anche i più duri cercano la fuga, quando vedono la vita sul baratro del Nulla.

Antigone e Ismene vengono arrestate dagli armati di Creonte, e condotte nel palazzo. CORO str. Benedetto, se la tua vicenda non assapora colpa. A chi si sradica la casa - e dio è fonte - gorgo d'ininterrotta perdizione attacca il ceppo, intero. Come accade che ribollire d'acque sotto folate irte, ostiche del nord precipita in vertigine salmastra: mulina dall'abisso sabbia buia. Rabbia di vento, e rugge, e piange l'incudine di scogli. ant. Dall'origine fisso i Labdàcidi: gente sotto frana di mali su mali, eredità

dei morti. Età non libera età. Un dio sgretola. Non esiste spiraglio. Oggi ancora. Luce s'allungava sull'ultima radice, nelle sale d'Edipo e subito lama sanguinaria di sotterranei dèi la falcia: delirio di parole, e ossessione innata. str. Zeus! C'è prepotenza d'uomo che ingabbia la tua forza? Non la blocca sonno, che fa sfiorire, né irriducibili stagioni celesti. Fiorisce nei secoli il tuo regno: domini trasparenze scintillanti d'Olimpo. Spazio di giorni, d'avvenire eterno, di passato: s'impone ovunque la legge che esistenza d'uomo sfiora sublimi altezze solo con colpa, e perdizione. ant. Speranza che brancola, randagia conforta molti, nel mondo: molti illude, fascino di deliri vuoti. S'annoda nell'inconscio, prima che uno s'arroventi al fuoco della vita. Ecco un'illuminante verità,