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Antropologia Culturale - Iuso, Schemi e mappe concettuali di Antropologia Culturale

Parole chiave riassumenti "La Svolta Autobiografica", "Oltraggi della Memoria" e "Antropologia della Memoria".

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2020/2021

Caricato il 17/03/2022

Draken97
Draken97 🇮🇹

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LA SVOLTA AUTOBIOGRAFICA: INFANZIA E MEMORIA NELL’800 (ANNA IUSO)
-Autobiografia ed antropologia: ‘700, nuovo genere saggistico, Romanticismo (individualità),
alfabetizzazione, modernità.
-Modalità: autobiografia, diario personale e corrispondenza (Lovecraft).
-Giovanni Artico da Porcìa: “Progetto ai Letterati d’Italia” (1721, appello ad un’autobiografia
incentrata sulla formazione scolastica e sullo sviluppo del pensiero, rivalità pedagogica con i
Gesuiti, scopo polemico e didattico, poca aderenza per paura di esporsi, pubblicazioni postume,
Giambattista Vico), autobiografie interessanti per analizzare il contesto socioculturale.
-Trattato di Callimaco Mili/Pietro Camillo Almici (1768, canovaccio dell’autobiografia ideale:
soggetto/ordine/stile, aspirare da e proporsi come un modello laico o religioso dallo scopo
secolare o spirituale, focus sulla morale e sull’autocritica).
-Onorato Roux: “Il Giornaletto dei Ragazzi” (1891, settimanale con una rubrica incentrata sulle
infanzie dei personaggi illustri; stesse problematiche dell’esperienza Artico), autobiografia che
passa dall’intellettuale all’individuo “comune” (“Ogni storia merita di essere raccontata”).
-Jérome Lejeune: L’Autobiographie en France (1971, autobiografia moderna nata con Les
Confessions di Rosseau, sviluppo della personalità, comparazione con il contesto italiano che
rappresenta il fulcro dell’antropologia culturale).
-Ferdinando Martini: Il Primo Passo (1882, primi passi letterari dei grandi autori, esposizione
dell’intimità, connessione col Romanticismo).
-Autobiografia secondo Lejeune: processo autoconoscitivo, narrazione retrospettiva (soggetto
individuale/situazione del protagonista/stile), autobiografia contrapposta alla “memorie”
(testimonianze).
-Per Lejeune, l’autobiografia e la memoria si distinguono dall’intenzione, per Gusdorf dalla
componente metastorica dell’autobiografia e per Briot dalla limitatezza contestuale e
storico/sociale delle memorie.
-Memorie: “soggettivismo storico” più che “ontologia dell’io”, come per le autobiografie
presentano un punto di vista esclusivo e spesso sovrapposto a quello “comune”.
-Patto autore/lettore (Lejeune): bisogna scrivere solo la verità, non necessariamente tutta, ma ciò
che alla fine viene scritto deve essere veritiero.
-Distinzione tra analisi antropologica (che vede l’autobiografia come pratica culturale) e letteraria.
-Per scrivere un’autobiografia basta volerlo fare, raccontando di sé e scrivendo la verità,
selezionando alcuni elementi cardine da seguire (Guido Nobili, infanzia/amore
adolescenziale/famiglia/patria/religione).
-Alfabetizzazione fondamentale per il successo dell’autobiografia (la diffusione e l’imposizione
dell’istruzione portano ad un cambiamento della sensibilità), così come l’industrializzazione che
sposta il focus sull’individualità.
-Necessità dell’alfabetizzazione (scrittura che esce dal contesto ecclesiastico e statale,
corrispondenza epistolare che diventa fondamentale), cavalli di Troia (insegne/maestri informali
come Emilio Bandelloni/necessità primarie).
-Complicazione nella nascita della scuola dopo l’Unità d’Italia (differenze strutturali tra Nord e Sud
e tra città e campagna, assenza di luoghi fisici, incompetenza, clientelismo); autobiografia di
Placido Cerri (neolaureato torinese trasferitosi al Sud).
-Ricordiamoci che, nell’autobiografia, regna la soggettività: un maestro urbano del Nord non
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LA SVOLTA AUTOBIOGRAFICA: INFANZIA E MEMORIA NELL’800 (ANNA IUSO)

-Autobiografia ed antropologia: ‘700, nuovo genere saggistico, Romanticismo (individualità), alfabetizzazione, modernità. -Modalità: autobiografia, diario personale e corrispondenza (Lovecraft).

  • Giovanni Artico da Porcìa: “Progetto ai Letterati d’Italia” (1721, appello ad un’autobiografia incentrata sulla formazione scolastica e sullo sviluppo del pensiero, rivalità pedagogica con i Gesuiti, scopo polemico e didattico, poca aderenza per paura di esporsi, pubblicazioni postume, Giambattista Vico), autobiografie interessanti per analizzare il contesto socioculturale. -Trattato di Callimaco Mili/Pietro Camillo Almici (1768, canovaccio dell’autobiografia ideale: soggetto/ordine/stile, aspirare da e proporsi come un modello laico o religioso dallo scopo secolare o spirituale, focus sulla morale e sull’autocritica). -Onorato Roux: “Il Giornaletto dei Ragazzi” (1891, settimanale con una rubrica incentrata sulle infanzie dei personaggi illustri; stesse problematiche dell’esperienza Artico), autobiografia che passa dall’intellettuale all’individuo “comune” (“Ogni storia merita di essere raccontata”). -Jérome Lejeune: L’Autobiographie en France (1971, autobiografia moderna nata con Les Confessions di Rosseau, sviluppo della personalità, comparazione con il contesto italiano che rappresenta il fulcro dell’antropologia culturale). -Ferdinando Martini: Il Primo Passo (1882, primi passi letterari dei grandi autori, esposizione dell’intimità, connessione col Romanticismo).
  • Autobiografia secondo Lejeune: processo autoconoscitivo, narrazione retrospettiva (soggetto individuale/situazione del protagonista/stile), autobiografia contrapposta alla “memorie” (testimonianze). -Per Lejeune, l’autobiografia e la memoria si distinguono dall’intenzione, per Gusdorf dalla componente metastorica dell’autobiografia e per Briot dalla limitatezza contestuale e storico/sociale delle memorie. -Memorie: “soggettivismo storico” più che “ontologia dell’io”, come per le autobiografie presentano un punto di vista esclusivo e spesso sovrapposto a quello “comune”. -Patto autore/lettore (Lejeune): bisogna scrivere solo la verità, non necessariamente tutta, ma ciò che alla fine viene scritto deve essere veritiero. -Distinzione tra analisi antropologica (che vede l’autobiografia come pratica culturale) e letteraria. -Per scrivere un’autobiografia basta volerlo fare, raccontando di sé e scrivendo la verità, selezionando alcuni elementi cardine da seguire (Guido Nobili, infanzia/amore adolescenziale/famiglia/patria/religione). -Alfabetizzazione fondamentale per il successo dell’autobiografia (la diffusione e l’imposizione dell’istruzione portano ad un cambiamento della sensibilità), così come l’industrializzazione che sposta il focus sull’individualità. -Necessità dell’alfabetizzazione (scrittura che esce dal contesto ecclesiastico e statale, corrispondenza epistolare che diventa fondamentale), cavalli di Troia (insegne/maestri informali come Emilio Bandelloni/necessità primarie). -Complicazione nella nascita della scuola dopo l’Unità d’Italia (differenze strutturali tra Nord e Sud e tra città e campagna, assenza di luoghi fisici, incompetenza, clientelismo); autobiografia di Placido Cerri (neolaureato torinese trasferitosi al Sud). -Ricordiamoci che, nell’autobiografia, regna la soggettività: un maestro urbano del Nord non

narrerà mai della disparità di mezzi e di condizioni tra Nord e Sud, e la maggior parte delle autobiografie appartengono proprio a persone agiate (Emilio Bandelloni è un’eccezione che narra il “salto di classe” ed il confronto tra campagna e città dopo esser diventato orfano ed aver intrapreso il “viaggio collegiale” di cui parleremo più avanti; inoltre, Bandelloni incarna perfettamente il concetto del “in un paese di analfabeti, basta saper leggere e scrivere per insegnare"). -Monaldo Leopardi (padre di Giacomo): autobiografia parziale nel 1823 [scopo educativo per i figli, infanzia aristocratica oppressiva, cambiamento delle regole della vita civile e del pudore rispetto al Medioevo (Barbero), Don Vincenzo Ferri]. -Nuovi valori fondamentali per lo sviluppo e la caratterizzazione delle autobiografie: importanza economica e umana della famiglia, maggiore cura del corpo e dei valori spirituali e morali, nascita del concetto di “privato” e di “intimo” (sessuale/intellettuale/morale/ideologico). -Riflessioni società/individuo di Louis Dumont: si passa dalla sopravvivenza del gruppo alla soddisfazione personale ottenibile tramite la società e, appunto, il gruppo (Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo del 1789).

  • Marcel Gauchet: Le Désenchentement du Monde (1985, spostamento del focus sulla vita terrena e mortale, rottura dello spirito umano che sostituisce il divino con i rapporti familiari e d’amicizia terreni, ricerca di un rifugio nella scrittura che spinge a rivelarsi). -Norbert Elias: focus sulle pratiche di civilizzazione (violenza, economia e potere rendono il rapporto con lo Stato più diretto e con la società più complesso), isolamento dell’individuo a causa delle nuove “norme sociali” rigide/severe/austere, dominazione degli impulsi nelle società e nelle corti europee ( Heart of Darkness ) che crea una distinzione tra la vita sociale e quella privata, in cui si rifugia per essere se stessi, anche attraverso la scrittura. -19esimo secolo: autodefinizione del soggetto attraverso il diario personale e l’autobiografia dell’infanzia (la quale è una novità, dato che prima il bambino veniva subito inserito nel contesto sociale degli adulti, e questa novità porta alla nascita di tutto un nuovo mondo dedicato all’infanzia). -Problema della narrazione dell’infanzia: ricordi frammentati/confusi e poca documentazione.
  • Emile di Rosseau (1762, bambino buono e immerso nella natura che va abituato lentamente alle regole del vivere civile; opera che funge manuale pedagogico quando la pedagogia ancora non esisteva, nella speranza di dare delle dritte ideologiche e concrete in modo da creare una nuova generazione “buona per natura”, non corrotta e pronta a fronteggiare i problemi della società). -Paola Lombroso: bambino associato invece ad un selvaggio dalla morale negativa a causa degli impulsi naturali, primordiali e, appunto, selvaggi, impulsi che ritornano come tema dopo la nascita degli USA e l’esperienza coloniale europea ( Heart of Darkness , di nuovo). -All’inizio dell’800 iniziarono i tentativi (prima nel Regno di Sardegna, poi in Piemonte e poi in tutta Italia) di creare scuole per l’infanzia per generare manodopera e limitare la mortalità infantile: tale tentativo venne ostacolato dalla Chiesa (che vedeva le scuole come potenziali centri di laicità) e dai nobili (per paura di un’indottrinazione ribelle) e sarà solo con la legge Boncompagni del 1848 (che prevedeva un controllo governativo delle scuole di ogni ordine e grado, eliminando il nulla osta vescovile per la nomina dei professori) e con quella Casati del 1859 (che confermava la volontà dello Stato di farsi carico del diritto/dovere di intervenire in materia scolastica al fianco e in sostituzione della Chiesa, introducendo inoltre l'obbligo scolastico) che le cose cambieranno.

determinato popolo determinato ed influenzato dalla propria lingua madre, ipotesi che ritengo accettabile e valida solo nella sua versione “weak”, eccezion fatta per i casi in cui le due lingue messe a confronto presentino pesanti differenze culturali od un diverso ceppo linguistico). OLTRAGGI DELLA MEMORIA: GENERAZIONI, NOSTALGIE E VIOLENZA POLITCA NELLA SINISTRA IN TURCHIA (LORENZO D’ORSI) PROLOGO

  • D’Orsi ad Istanbul nel maggio del 2013 per una ricerca sugli ex militanti degli anni ’80 (colpo di stato): proteste di Gezi Park. -Intimità e creazione di un senso di comunità tra attivisti profondamente diversi tra loro (Zerocalcare, G8 di Genova, 2001). -Ritorna la “strada” come protagonista per la Sinistra turca. INTRODUZIONE -Ruolo ed importanza della “memoria” nel contesto turco del ‘900. -Opera di D’Orsi divisa in tre parti: empatizzazione nei confronti del dolore, dimensione culturale della Resistenza, analisi antropologica dell’addomesticamento culturale. -Memoria collettiva di Halbwachs. -Potere foucaltiano. CAPITOLO PRIMO: SECOLARISMO, MODERNITA’ E VIOLENZA -Nascita della “Repubblica” turca: 1923, Mustafa Kemal “Ataturk” (autoproclamatosi presidente), regime autoritario (CHP unico partito), figli/cittadini, importanza dell’esercito. -Modernizzazione, occidentalizzazione e “secolarizzazione”. -Importazione dell’alfabeto latino e del calendario europeo, adozione della festività domenicale ed abolizione della poligamia. -Sacralizzazione di Ataturk e rafforzamento del legame con i musulmani sunniti (e, di conseguenza, aumento dell’odio per curdi ed armeni). -“Figli” pronti al sacrificio per Ataturk e per la patria. -Biforcazione tra Stato e governo con la fine del partito unico dopo la Seconda Guerra Mondiale. -Lo scenario politico varia; nel 1950 sale al potere il Partito Democratico (di Destra), spodestato nel 1960 da un colpo di stato militare supportato anche dai giovani di Sinistra, i quali verranno considerati come nemici interni dai militari e attaccati ripetutamente negli anni durante le proteste. -Nel 1961, torna al potere il CHP (di Centrosinistra e kemalista). -La Sinistra cresce e nasce la figura del martire politico (che ritornerà dopo gli eventi di Gezi Park). -Il primo maggio del 1977 viene ricordato come il “maggio di sangue” (durante il quale, senza motivo e senza un colpevole, venne aperto il fuoco sui manifestanti riunitisi in piazza Taksim: ancora oggi il primo maggio è una ricorrenza dal valore quasi affettivo in Turchia, durante il quale alcuni manifestanti si recano in piazza, dove ad attenderli ci sono le forze armate; per i giovani è un’occasione per emanciparsi, per i 78ini è un modo per tenere viva la memoria della Resistenza). -Colpo di stato del 12 settembre 1980: introduzione del liberismo economico, nascita della “democrazia totalitaria”, il generale Kenan Evren diventa presidente nel 1982. -Potenziamento dei rapporti con l’Islam. -Trionfo del Capitalismo, americanizzazione ed “impigrimento politico” della società. -Scontri tra secolarizzati (“turchi bianchi” acculturati) e religiosi (“turchi neri” contadini).

-Nel 2002 sale al potere l’AKP filoislamico di Erdogan: nascita dell’Islam capitalista. -Reazione giovanile europea (volontariato, attivismo “green”, ONG) che getta le basi per ciò che accadrà a Gezi Park. -Si cerca di ricreare la “prole di Ataturk”, ma con il Corano in una mano ed il computer nell’altra. -Gezi Park (28 maggio 2013) Erdogan eletto presidente nel 2014. CAPITOLO SECONDO: CONFLITTI DI MEMORIE -Nascita della “memoria politica, collettiva e generazionale” dopo il 12 settembre 1980, che per alcuni non rappresentò nulla, mentre per altri rappresentò tutto (PoV). -Martiri emblematici (politici), martiri anonimi e martiri massificati (innocenti). -Tentativi di cancellare il passato e la memoria (genocidio degli armeni del 1915). -“Boom della memoria” dopo il crollo dell’URSS: il focus cambia e riaffiorano i ricordi. -Nascita delle autobiografie, personalizzazione della memoria: “il raccontare cura”. -Sfruttamento politico della memoria. -Giudizio negativo da parte dei giovani attivisti e dei 78ini (in contrasto con i genitori, figli di Ataturk, e con i figli, vittime del capitalismo islamico) nei confronti di chi non scende in piazza il primo maggio. CAPITOLO TERZO: DAL FUTURO COLLETTIVO AL DESTINO INDIVIDUALE -Tematiche importanti in Europa considerate futili all’epoca in Turchia, in quanto “distraenti” dalle problematiche vere (qualcuno ha detto schwa?). -Contrapposizione tra “il noi” dei 78ini e “l’io” della generazione post anni ’80 per i quali gli eventi di Gezi Park hanno rappresentato una sorta di sverginamento politico. -Smarrimento ideologico e spirituale dei 78ini dopo la fine della militanza e la creazione di una famiglia. -Narrazione della memoria di gruppo: “mio padre è una we person”. CAPITOLO QUARTO: COSTRUIRE COMUNITA’ E TRACCIARE CONFINI -Anniversari funebri per ricordare i martiri politici; eventi che alimentano la narrazione e la creazione di una memoria collettiva. -Idealizzazione di se stessi, delle proprie gesta e dei propri martiri senza riflettere criticamente su essi (Museo della Vergogna: musuealizzazione amatoriale allestita dalla Federazione dei Rivoluzionari del 78 mirata a schockare i visitatori puntando a riscaldare il ricordo e ad oggettificare la “verità” senza però riflettere su essa, trasformando il dolore in valore e continuando a far sanguinare volontariamente la ferita per mantenere vivo il ricordo e la rabbia). -Collegamento con la sofferente memoria collettiva notata in Polonia e, in particolare, a Varsavia, nell’Uprising Museum. -Nostalgia di un passato mai vissuto da parte della nuova generazione. CAPITOLO QUINTO: UNA MEMORIA CHE SPOSTA LE PIETRE -Il 19 gennaio 2007, davanti alla sede del suo settimanale (che affrontava i problemi della comunità turcoarmena nella speranza di una Turchia più democratica), viene assassinato Hrant Dink; lo shock che tale assassinio causò nell’opinione pubblica (che lo considerò di Stato) fu tale da far scendere in piazza protestanti provenienti da ogni tipo di background culturale e politico (come accadde il primo maggio e come accadrà con gli eventi di Gezi Park), e da quell’anno ogni 17 gennaio di tiene una parata (caratterizzata dall’asenza di simboli politici, da bandiere armene, da cartelloni con scritto “siamo tutti Dink” e, soprattutto, dal silenzio) in memoria del giornalista.

interiore nei bambini (focus sul linguaggio simbolico utilizzato da bambini con handicap); il ricordare si manifesta con la parola, il bambino pensa attraverso il ricordo, l’adolescente ricorda attraverso il pensiero e la memoria diventa una cartina tornasole dello sviluppo evolutivo dall’infanzia all’adolescenza. -La ricerca della significatività del ricordare in Bartlett: fondatore della psicologia cognitiva, inizia a studiare la memoria utilizzando il metodo scientifico di Ebbinghaus ma ne rimane deluso; attua quindi delle ricerche che riassumono perfettamente la branca dell’antropologia culturale (dopo un viaggio in Africa, sviluppa l’esperimento della “storia del fantasma indiano” e capisce che, attuando il “gioco del telefono” con tale storia, i partecipanti mettono in atto una traduzione culturale che addomestica il ricordo di ripetizione in ripetizione). -Con Halbwachs il focus si sposta sulle soggettività del ricordo in un contesto sociale: come in Vygotskij e Bartlett, il linguaggio è il primo veicolo attraverso il quale la cultura d’appartenenza orienta la formazione individuale della memoria e la sua comunicazione, mentre la famiglia è il primo contesto comunicativo; afferma inoltre che in ogni comunità agisce una memoria attuale, quella collettiva (fissata dalle istituzione, dalle commemorazioni e dal passato del paese d’appartenenza), ed una potenziale, quella sociale (in attesa di diventare memoria attuale e collettiva, quando quel passato da cui deriva il ricordo verrà condiviso con altre persone). IL CONTESTO NATURALE DELLA MEMORIA (1950/1980) -Introduzione:

  • “Se X è un aspetto interessante o socialmente significativo della memoria, lo psicologo non ha quasi mai studiato X.”: -La memoria come sistema organizzato in Tulving: -Le funzioni sociali del ricordare in Neisser: GLI STUDI STORICOSOCIALI (1980/2008) -Gli anni ’70: -La memoria in Leroi Gourhan: focus sul ruolo della memoria nell’ambito della trasmissione culturale, ricostruzione della memoria collettiva divisa in 5 periodi (trasmissione orale, trasmissione scritta, scrittura di schede, meccanografia, conservazione elettronica) che passa dall’essere sociale e orale a conservata e scritta; egli ritiene inoltre che l’evoluzione fisiologica dell’homo sapiens deriva dal suo potere creativo, scatenatosi con il passaggio alla posizione eretta che libera le mani in grado ora di sviluppare gesti che a loro volta portano allo sviluppo del pensiero e della parola. -L’oralità, la scrittura e le rappresentazioni del tempo in Strauss e Goody: -Il contributo europeo di Le Goff: legame con le riflessioni antropologiche di Gourhan, memoria europea legata alla scrittura, memoria monumentale (funzione celebrativa) e documentale (funzione operativa) derivante dalla scrittura. -Mosse: legame con Le Goff, riflessione sul rapporto tra memoria ed identità nell'ambito tedesco. -La “oral history”: IL PARADIGMA MULTIDISCIPLINARE (DAL 2008) -La teoria generale della memoria: -Prima dei “memory studies”: -La rivista “Memory Studies”:

-Il campo accademico dei “memory studies”: -L’associazione “Memory Studies”: GLI ANNI ’80: MEMORIE, SIMBOLI ED IDENTITA’ -Introduzione: -Il contributo di Hobsbawn: legame con Mosse, nesso tra potere politico (Foucault) e memoria, creazione di un'identità nazionale tramite l'istruzione, le cerimonie e i monumenti. -Anderson e Coen: -Mito ed immaginazioni in Sahlins: -Il “boom della memoria” di Nora: nel '900, il presente diventa immediatamente storia, la contemporaneità è proiettata verso il futuro e la memoria diventa un obbligo morale, soprattutto negli anni'80, quando alla fine della Guerra Fredda il concetto di memoria compie il suo ingresso ufficiale nelle scienze storico/sociali. GLI ANNI ’90: MEMORIE DIVISE, GIUSTIZIE E TRAUMA -Introduzione: -Il boom della memoria tra storia e sociologia: -L’alleanza politica tra potere e passato: -Le memorie di guerra come memoria divisive: -Il paradigma testimoniale tra vittima e carnefici: -Il trauma e la medicalizzazione della memoria: -La questione morale della memoria: