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La pedagogia interculturale, analizzando i suoi fondamenti, le sfide che affronta e le competenze necessarie per un'educazione inclusiva e consapevole. Si analizzano i modelli di integrazione, le sfide della globalizzazione e l'importanza di sviluppare competenze interculturali per affrontare la diversità in modo positivo.
Tipologia: Appunti
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Stereotipo: modello fisso. L’uomo crea delle etichette per conoscere e semplificare la realtà. Agisce su un fattore cognitivo. Pregiudizio: giudizio precedente, prematuro. Si giudica perché si appartiene a quella determinata etichetta. Agisce a livello valoriale. Discriminazione: consiste nel trattamento di un individuo sulla base dell’appartenenza ad un particolare gruppo sociale. Tutto cio’ crea isolamento e marginalità sociale ma il pregiudizio si può rimuovere e sconfiggere tramite l’educazione. PEDAGOGIA INTERCULTURALE È la pedagogia più giovane, dinamica e aperta al diverso. Presuppone la dimensione culturale come parte integrante di ogni riflessione e modalità d’intervento È legata alla pedagogia sociale poiché fa riferimento ai contesti multiculturali e si interessa dei processi di integrazione socio- culturale È legata alla pedagogia comparata che compara i fatti educativi nei vari paesi del mondo Il suo oggetto di studio materiale è la società multiculturale mentre quello formale è il punto di vista educativo. Dunque, indaga le possibilità educative offerte dalla società multiculturale. Ha una funzione di prevenzione (per aiutare a vivere ed agire nella società), di aiuto (per preparare ad affrontare le sfide), di recupero (per la risoluzione dei problemi che nascono dai conflitti presenti nelle società in trasformazione). ORIGINI EPISTEMOLOGICHE L’approccio pedagogico interculturale ha consentito di superare: la visione monoculturale, che esalta solo differenze e specificità di ogni gruppo; il modello universalistico, ossia l’idea che valori e scopi
debbano essere identici dappertutto. Approccio nel quale esiste un'unica verità e la realtà è oggettiva; il relativismo culturale, che considera le culture come sistemi statici e chiusi. Non esiste una lettura oggettiva della realtà; il multiculturalismo, che elabora una teoria delle differenze basata solo su un piano teorico e non considera la possibilità di cambiamento L’APPROCCIO INTERCULTURALE si costruisce sugli elementi positivi e sui limiti dei modelli precedenti: si colloca tra universalismo e relativismo, ma li supera ambedue e li integra in una nuova sintesi, aggiungendo la possibilità di dialogo, confronto, integrazione. La pedagogia interculturale rifiuta la staticità e la gerarchizzazione delle culture e può essere intesa nel senso di dialogo, di confronto paritetico. Si basa sullo scambio, il dialogo e l’apertura all’altro. Guarda ai rapporti tra soggetti, alle dinamiche relazionali, si muove verso l’universale rispettando le specificità delle persone. PRETCEILLE delinea i 3 assi fondamentali dell’intercultura: 1.soggettività-intersoggettività: la cultura va intesa in termini di dinamicità in cui l’uomo ha un ruolo. Sono le persone che, essendo portatori di culture, rapportandosi con persone provenienti da altri paesi, modificano la cultura stessa. 2.identità-alterità: relazione tra io e l’altro, l’altro diventa elemento fondamentale per la costruzione della mia stessa identità. Altro come specchio attraverso cui posso creare la mia identità. L’identità è il nucleo originario di una persona che però è in continuo divenire (concetto stabile ma dinamico). 3.differenza-universalità: discorso io-altro basato sul concetto di differenza. Può creare timore ma attenzione all’indifferenza perché crea un processo di omologazione e diventa una forma di universalismo. SOCIETA’ COMPLESSA Oggi viviamo in una fase chiamata neoliberismo, che ha esaltato il capitalismo senza regole e senza limiti. Si affievoliscono alcuni valori ed intervengono radicali cambiamenti volti ad arginare i
si ha una simultaneità tra spazio e tempo. Questo approccio tecnologico però ha ricadute sul piano educativo in quanto 1.produce uno squilibrio dell’informazione, dato che gran parte del mondo è ancora isolata da internet 2.incide sulla relazione con l’altro, in quanto la socializzazione con l’altro è sempre meno diretta. 3.questa continua sollecitazione non permette di sviluppare un pensiero autonomo 4.si conosce molto velocemente ma si distrugge con la stessa velocità, RELAZIONI PERMEABILI FENOMENO MIGRATORIO Il fenomeno migratorio è favorito dallo stesso processo di globalizzazione. Gli stranieri residenti in Italia sono l’8,5% della popolazione. Il ruolo dei media in questo ambito è fondamentale. Uno studio, attuato tra il 98 e 99, ha dimostrato che l’Ansa offre l’immagine di un’immigrazione quasi tutta clandestina; dunque, accresce la visione negativa del fenomeno. La popolazione straniera è presente quasi esclusivamente in notizie di cronaca nera così che l’immagine dell’immigrato emerge sotto una luce negativa. È necessario un cambio, una cura del linguaggio, più rispettoso e più corretto. La globalizzazione esige un giornalismo autenticamente interculturale, in quanto i media potrebbero supportare il lavoro delle agenzie educative veicolando educazione, cultura e competenze interculturali. È importante parlare del fenomeno migratorio come una questione strutturale e non emergenziale, ed è importante ricordare che l’Italia è sempre stato un paese multiculturale. Bisogna conoscere il passato pr affrontare il presente e costruire il futuro. In Italia si è sviluppato un modello di integrazione subalterna, per cui gli immigrati vengono guidati all’interno della società dall’idea che gli aspetti un posto di prestigio più basso nella società. Said lo chiama Eurocentrismo, concezione secondo cui c’è una contrapposizione tra “noi europei” e gli altri. Si cela anche un sentimento di superiorità. C’è bisogno di investire in educazione per cercare di promuovere una cittadinanza che sia legata alla
dimensione del modello della Democrazia delle Culture (promuove le diverse culture, riconoscendo la specificità di ogni cultura) che è modello autentico di integrazione. L’educazione alla cittadinanza globale rappresenta una priorità per il programma di educazione dell’UNESCO 2014-2017, anche l’agenda 2030 dice che occorre dare un’educazione equa e inclusiva per tutti. L’educazione alla cittadinanza fonda e precede la cittadinanza stessa, come senso di responsabilità verso l’altro. L’educazione deve renderli capaci di esercitare e difendere i loro diritti, nell’apprezzare la diversità, avere un ruolo attivo nella vita democratica. La prospettiva della pedagogia interculturale promuove una cittadinanza attiva e consapevole. Al centro c’è la condivisione di valori, di principi etici che sono la base per costruire una società che abbia dialogo. La diversità va conosciuta e promossa a pieno, anche se fa paura. Non bisogna negare la diversità, cioè omologare e non bisogna usare un elemento di diversità per escludere. Bisogna EDUCARE ALLE DIFFERENZE (DISFERO-PORTARE ALTRO), la diversità è un dato di fatto e occorre EDUCARE AL PLURALISMO. Il concetto di unità non sarebbe possibile senza quello di pluralità. La pedagogia ci educa all’et et, pensiero inclusivo che riesce a tenere insieme unicità e diversità. Dati tutti questi aspetti, si evidenzia la necessità di educazione per riscoprire la cultura, per promuovere l’amore per la conoscenza e il sapere, per aiutare ciascuna persona a tirare fuori il meglio di sé. Bisogna acquisire un metodo scientifico di curiosità intellettuale e autonomia di giudizio, basi indispensabili per lo sviluppo delle capacità di imparare ad imparare. Ogni essere umano ha bisogno di essere educato. Educare deriva dal latino e rimanda a due diversi significati: ex-ducere, aiutare a crescere favorendo le sviluppo delle potenzialità insite e edere che fa prevalere il senso di nutrire, allevare e prendersi cura. Ogni buona educazione consente di utilizzare al meglio il passato per costruire bene il futuro. Il termine pedagogia comprende l’arte dell’educazione ed etimologicamente deriva dal greco fanciullo e custode conduttore. La ricerca pedagogica non è orientata alla mera conoscenza ma alle decisioni, conosce il processo educativo e agisce su di esso, influenzandolo e
promozione di intelligenza intrapersonale, sia per le competenze socio relazionali, sia per la risoluzione dei conflitti. Il documento “la via italiana per la scuola interculturale e l’integrazione degli alunni stranieri” del 2007, evidenzia come sia necessario assumere la diversità come paradigma dell’identità stessa della scuola nel pluralismo, come occasione per aprire l’intero sistema a tutte le differenze. Approccio che si basa su una concezione dinamica della cultura. La scuola è luogo di promozione della persona e delle differenze. L’accoglienza richiede una buona conoscenza di sé ma soprattutto sufficiente capacità di decentramento per fare spazio all’altro. È necessario operare per l’apertura, l’incontro, il contagio tra le persone. Inoltre, la scuola è un luogo di protezione in quanto deve garantire lo studio, deve essere aperta a tutti, deve garantire lo sviluppo. È attraverso l’educazione che la personalità e le facoltà possono svilupparsi, ma si gettano anche le basi del vivere sociale, si sviluppa un senso di responsabilità sociale. La scuola deve essere intesa anche come luogo di integrazione-interazione: questo modello tende a conservare le diversità culturali come risorsa positiva e come potenziale di crescita degli uomini e della società. Si fonda su una dinamica di relazione che sollecita l’educazione a governare le differenze per non annullare le diversità. Con la riforma del 5 giugno 1990 art n.148 si promuove il rispetto e la valorizzazione delle diversità individuali, sociali e culturali. c.m. 301/1989: inserimento degli stranieri nella scuola dell’obbligo, promozione e coordinamento delle iniziative per l’esercizio del diritto allo studio c.c. 205/1990 si introduce per la prima volta il concetto di educazione interculturale c.m. 24/2006 linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri COMPETENZE INTERCULTURALI Il termine competenza deriva dal latino cum-petere, che significa andare insieme, far convergere in un medesimo punto, ossia mirare ad un obiettivo comune. Negli ultimi anni il concetto di competenza
è stato inteso come: abilità, capacità, attitudine. Cioè sapere, saper fare e saper essere. È evidente la stretta connessione tra comunicazione e cultura, in quanto la cultura vive solo se comunicata. Quando entrano in gioco le differenze culturali possono insorgere incomprensioni e conflitti su più livelli: -pensiero e linguaggio -linguaggio non verbale -segnali e simboli -modalità di espressione Dunque, nella società complessa, diviene sempre più necessario acquisire competenze comunicative idonee, ossia a carattere interculturale. È importante la capacità di gestione dei conflitti e delle emozioni. La strategia migliore per gestire il conflitto è la negoziazione: le parti in conflitto cercano di essere collaborative, coniugando il proprio punto di vista con quello dell’altro, secondo la logica dell’e e non dell’o. Per attuare tale strategia è necessario individuare i fatti che suscitano il conflitto, identificare i propri bisogni e cosa si vuole dall’altro, confrontarsi discutendo sul problema e non sulla persona, comprendere l’altro. Fra le competenze interculturali rientrano il riconoscimento e la gestione delle emozioni. Il concetto di emozione deriva dal latino movere, impulso ad agire. In famiglia sarà necessario promuovere la comunicazione interculturale, sulla base dell’apprendimento di lingue straniere, di mantenimento di dialetti, delle modalità para verbali e non verbali. Inoltre, è ineludibile la capacità di comprendere i bisogni fondamentali propri e dell’altro. Si tratta della competenza di riconoscere e gestire stereotipi e pregiudizi, di ascolto empatico, comprensione, di flessibilità e apertura, di rispetto dei limiti, di instaurare legami stabili di attaccamento ma anche di separazione, di partecipazione attiva. Fra le competenze interculturali in famiglia, particolare importanza assumono il riconoscimento e la gestione delle emozioni, ma anche dei conflitti. Fra le varie emozioni, un sostegno particolare andrebbe riservato alla gioia, soprattutto mediante il sorriso. Secondo Gardner, i
ALTERITA’: opposto all’identità, cio’ che non è soggettività. Dunque, è il mondo esterno, oggettivo, il non-io.