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Riassunto del libro della professoressa Bartolini. Anno 2023/2024
Tipologia: Appunti
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Filippo Maria De Santis = “educazione permanente naturale in atto”, quell’educazione che avviene comunque, senza che nessuno se ne occupi, che accade in modo inconsapevole nei contesti di vita, nei luoghi, nelle città. Uno dei problemi che la scuola si trova a gestire e ad affrontare sono le rappresentazioni con cui le questioni migratorie vengono narrate e raccontate. Una delle rappresentazioni spesso utilizzate è legata all’emergenza continua, in base alla quale la questione migratoria viene affrontata esclusivamente in termini emergenziali. Oggi abbiamo in Italia 5 milioni di persone di origine straniera, processo iniziato nel 1973. L’immigrazione è un processo strutturale. La seconda grande narrazione da decostruire è quella secondo la quale, prima dell’inizio delle migrazioni, l’Italia fosse un paese monoculturale. Il paese come il nostro è da sempre multiculturale, plurilingue e plurireligioso. Anna Foa = nel II secolo a.C. avevamo a Roma 30 mila ebrei. L’Editto di Caracalla del II secolo la “Costituzio Antoniniana” , concedeva la cittadinanza a tutti gli abitanti sul territorio italiano, mentre oggi ci troviamo con una legislazione incapace di riconoscere chi nasce qui come cittadino pleno iure , ma solo come cittadino di fatto e non di diritto. Paul Ginsborg = 9 milioni di persone che si sono spostate da una religione all’altra, dalle campagne alla città. Oggi abbiamo più di 5.300.000 di immigrati in Italia e 5.486.000 italiani all’estero. Quello che è accaduto ieri si proietta sull’oggi, ci aiuta a capire il presente e ci deve riguardare, non necessariamente solo come persone ma anche come italiani. La tragedia del 7 ottobre del 2013, la giornata delle vittime delle migrazioni che ha visto morire 369 persone, tutte provenienti dall’Eritrea. Quella dell’Eritrea è una delle dittature più atroci rispetto alla quale nessuno ha mai pensato di “esportare la democrazia”. Non possiamo guardare solo il processo finale dei percorsi migratori, cioè cosa accade quando le persone arrivano, ma dobbiamo capire che è un processo globale che chiama in causa numerosi fenomeni quali: disastri ambientali, mancanza di lavoro, squilibrio nella distribuzione delle risorse. Assumere una prospettiva educativa interculturale significa conoscere il passato per affrontare il presente e costruire, per il futuro, quella che Alexander Langer ha chiamato “la cultura della convivenza”. In Italia e in Europa non ci sono state scelte precise nei progetti di inserimento delle popolazioni migranti. L’unico ambito in cui si è fatta una scelta precisa è la scuola, dove si è affermata l’intercultura come modello. Modello di integrazione subalterna = le persone con background migratorio sono accettate nella società, ma è molto forte l’idea che a loro venga destinati il posto più basso in termini occupazionali, di prestigio sociale e di inserimento, con il corollario implicito per il quale le posizioni migliori sono in primo luogo destinate agli “Italiani doc”. Questo modello di integrazione subalterna è legato a un paradigma dominante che Edward Said chiama “eurocentrismo”.
La principale componente della cultura europea è ciò che ha reso egemone tale cultura. L’idea dell’identità europea radicata in una superiorità rispetto agli altri popoli e alle altre culture. Jack Goody = “Gli storici hanno rubato la storia, rappresentando in modo inadeguato e marginalizzante il contributo delle altre civiltà allo sviluppo culturale europeo e occidentale”. La storia ufficiale rischia di restare colonialista perché racconta mettendo a tacere gli altri. Abdelmalek Sayad = “Le scienze delle migrazioni non si sottraggono a questo paradigma eurocentrico”. Critica tutti i termini di derivazione coloniale, dicendo che più che parlarci delle problematiche dell’immigrazione ci parlano in termini identitari solo dei problemi della società di approdo. Max Frisch = migrazione italiana in Svizzera “volevamo braccia, sono arrivare persone”. Narrazioni tossiche = narrazioni raccontate sempre dallo stesso punto di vista, omettendo sempre gli stessi dettagli, utilizzando sempre le stesse parole, rimuovendo sempre gli stessi elementi di contesto e di complessità, narrazioni in cui il nemico pubblico di turno è un oppresso, uno sfruttato, un discriminato, un povero. La Costituzione = esempio importantissimo di democrazia e di cittadinanza, che dice che la scuola è aperta a tutti. Problemi in piano giuridico: la legge sulla cittadinanza fondata sugli Stati nazionali, sul sangue, sullo ius sanguinis, è inadeguata e del tutto anacronistica. Problema di discrepanza tra la cittadinanza formale e quella sostanziale. I migranti vivono una condizione di cittadinanza relativa. Ogni anno il Ministero dell’Istruzione pubblica un rapporto importantissimo che si chiama “Alunni con cittadinanza non italiana nel sistema scolastico”. Si parla di “alunni con cittadinanza non italiana”, facendo un gruppo indistinto di questa popolazione variegata.
La via italiana per la scuola interculturale e l’integrazione degli alunni stranieri = documento burocratico e pedagogico. I principi a cui si ispira sono: l’universalismo, la scuola comune, l’intercultura e la centralità della persona, definendo anche un quadro di azioni e di attori. Dal punto di vista delle scuole ci si è mossi su due grandi linee: da una parte sono state attuate molte strategie per favorire l’inserimento degli allievi con cittadinanza non italiana, lavorando sulle attività di accoglienza, sui protocolli di accoglienza, sulle commissioni di accoglienza, sull’italiano come seconda lingua e sulla valorizzazione della lingua e della cultura di origine. Dall’altra l’aspetto su cui si è lavorato meno è sicuramente il tema dei curricoli interculturali e della revisione dei saperi in tale prospettiva. L’accoglienza è però qualcosa di complesso, che richiede una serie di interventi dal punto di vista formale e dal punto di vista pedagogico. Tra gli ambiti su cui occorre lavorare ci sono principalmente i temi dell’orientamento e della cura nei passaggi da un ciclo scolastico all’altro, i curricoli interculturali degli insegnanti, degli educatori e degli operatori. La cura dei rapporti scuola-famiglia, la valorizzazione del plurilinguismo e delle lingue madri, ma anche il rafforzamento degli interventi sull’italiano come seconda lingua per lo studio.
La scuola per tutti e di tutti è una scuola come costruzione inclusiva e non esclusiva che, nell’intreccio dei legami e delle relazioni si caratterizza per una marcata dimensione antropologica. È una comunità di persone, una comunità di volti che sollecitano un’etica dello sguardo e una responsabilità dell’accoglienza. Comunità = idea di pluralità = Comunitas cum-munere = munus significa “ufficio, compito, dovere, incarico, servizio”. Accogliere significa operare per l’apertura, l’incontro, il contagio e la contaminazione tra persone che appartengono a culture diverse. Si promuove una cultura dell’accoglienza a scuola ogni volta che educhiamo la mente dell’educando a sperimentarsi, a superare il confine dell’ovvio e del conosciuto, ogni volta che attiviamo il pensiero dinamico, benevolo e rispettoso di chi c’è accanto ma anche ogni volta che si è capaci di silenzio e di autoascolto per provare a sperimentare empatia.
Il secondo verbo dell’intercultura è proteggere, inteso come difesa dei diritti inalienabili di ogni persona, garanzia delle libertà fondamentali e rispetto della dignità di tutti. Deve essere garantito a tutti i ragazzi l’accesso regolare all’istruzione primaria e secondaria. Ogni persona dovrà essere in grado di trarre beneficio dalle opportunità educative destinate a soddisfare le loro esigenze fondamentali di apprendimento. È attraverso l’educazione che la personalità e le facoltà di ogni fanciullo possono svilupparsi, ma è anche attraverso l’educazione che si gettano le basi del vivere sociale e si sviluppa il senso di responsabilità sociale. L’educazione va collocata al centro dello sviluppo sia della persona che della comunità, il suo compito è quello di consentire a ciascuno di noi di sviluppare i nostri talenti e di realizzare le nostre potenzialità creative, compresa la responsabilità per la nostra vita e il conseguimento dei nostri fini personali.
Si può parlare della scuola come luogo di promozione della persona umana quando attraverso i suoi insegnamenti, insieme alla ricerca di valori comuni e allo sviluppo di un pensiero critico, si fa portavoce di conoscenze che comunicano rispetto, apertura e calorizzazione delle diversità umane. La scuola deve specializzarsi nella gestione delle differenze e delle esigenze non omologabili, anche perché quella culturale è solamente una delle diversità di cui sono portatori tutti gli studenti che sono diversi anche per origine, età, sesso, esperienze di vita, sensibilità, intelligenze che la scuola deve riconoscere e valorizzare. L’etimologia della parola educazione ci aiuta a comprendere l’essenza e la complessità dell’azione educativa: dal verbo éduco fa riferimento all’azione dell’allevare, del nutrire, del far crescere. L’educazione educativa chiede all’educatore di tirare fuori il meglio dell’educando. Assumere una prospettiva interculturale a scuola significa mettere al centro del processo educativo il bambino e il ragazzo in quanto soggetto unico per consentire a ciascuno di non essere ingabbiato dalle proprie origini etniche o culturali e, di non dover negare riferimenti, differenze, componenti della propria identità per essere accettato, accolto, e per esercitare pienamente i propri diritti.
“La scuola italiana sviluppa la propria azione educativa in coerenza con i principi dell’inclusione delle persone e dell’integrazione delle culture, considerando l’accoglienza della diversità un valore irrinunciabile. La scuola consolida le pratiche inclusive nei confronti di bambini e ragazzi di cittadinanza non italiana promuovendone la piena integrazione. Favorisce inoltre, con specifiche strategie e percorsi personalizzati, la prevenzione e il recupero della dispersione scolastica e del fallimento formativo precoce” - MIUR – La presenza di ragazzi con radici culturali diverse deve poter essere una ricchezza per tutti. “Non basta riconoscere e conservare le diversità preesistenti, nella loro pura e semplice autonomia. Bisogna, invece, sostenere attivamente la loro interazione e la loro integrazione attraverso la conoscenza della nostra e delle altre culture, in un confronto che non eluda questioni quali le convinzioni religiose, i ruoli familiari, le differenze di genere” La finalità dell’educazione interculturale è quella di favorire il rapporto tra persone appartenenti a culture diverse. Attraverso la trasformazione del dato multiculturale in valore interculturale, l’approccio interculturale si prefigge di educare al confronto, al dialogo e all’incontro della diversità. Quello dell’integrazione è un costrutto molto complesso, elaborato negli anni dalle scienze sociali per indicare il percorso intrapreso da una persona o da un gruppo per essere parte di un contesto sociale, che però non aggiunge nulla su come tale processo avviene. “L’integrazione, che non è né assimilazione né incorporazione, è un processo bidirezionale che si fonda essenzialmente sul mutuo riconoscimento della ricchezza culturale dell’altro: non è appiattimento di una cultura sull’altra, e nemmeno isolamento reciproco, con il rischio di nefaste quanto pericolose “ghettizzazioni”. L’integrazione è un processo di co-costruzione di significati inediti e comuni dal quale far muovere le azioni necessarie alla costruzione di una società pluralistica.