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Pedagogia Interculturale: Un Approccio Multidimensionale all'Educazione - Prof. Bartolini, Appunti di Pedagogia

Viaggio per scoprire l'evoluzione della Pedagogia Interculturale: dalla globalizzazione all'educazione di una cittadinanza attiva.

Tipologia: Appunti

2018/2019

In vendita dal 11/12/2019

marta.marulli98
marta.marulli98 🇮🇹

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Manuale di pedagogia interculturale
1.1 Globalizzazioni e interdipendenza
La globalizzazione è un fenomeno migratorio in quanto consiste nel passaggio dal locale al globale
ed è mosso da due forze: lo spostamento di grandi capitali e la rivoluzione scientifica e tecnologica.
Per quanto riguarda il primo aspetto, oggi non si parla più di economia ma di finanza dove il ruolo
dell’uomo è sempre più marginale. Indubbiamente, il processo di globalizzazione presenta diverse
opportunità come: lo sviluppo dei sistemi democratici, il miglioramento dell’assistenza sanitaria,
maggiore mobilità umana, l’arricchimento culturale, maggiore circolazione di idee, maggiore
apertura all’orizzonte mondiale/policentrismo. Grazie alla facilità di incontro, tutti i cittadini possono
apprendere nuove conoscenze in altre parti del mondo e acquisire nuove strategie di coping.
Tuttavia, la globalizzazione può avere anche delle conseguenze negative e quindi dei rischi, come:
sostituzione della manodopera da parte dei robot (processo di mercificazione), insicurezza lavorativa
dovuta a condizioni di lavoro incerte, omologazione culturale, supremazia del mercato che detta
regole e diffonde logiche consumistiche e materialistiche, non sostenibilità ambientale, crescita delle
disuguaglianze sociali. Di conseguenza si assiste allo sviluppo di esseri umani che, in assenza di punti
di riferimento stabili, pongono come guida la ricerca del piacere. Riguardo al secondo aspetto, con lo
sviluppo della tecnologia si è annullata la distanza tra il fatto e la notizia. Più di quarant’anni fa
Marshall Mcluhan ha parlato di villaggio universale globale e ha proposto una scansione della storia
dell’umanità in quattro periodi: periodo della comunicazione orale-villaggio tribale, periodo della
scrittura a mano-uomo alfabetico, nascita dell’uomo topografico, era elettronica. La globalizzazione,
inoltre, ha causato due problematiche educative: squilibrio mondiale dell’informazione giacché una
grande parte del mondo è ancora isolata da internet, difficoltà delle nuove generazioni nelle relazioni
face to face, che però nelle relazioni a distanza si dimostrano molto forti.
1.2 Neoliberismo, neopositivismo e post democrazia
Dopo le necessarie riforme liberali che hanno giustamente messo fine alle forme di governo
autoritarie e oppressive (era vittoriana, dittature fasciste e comuniste, governi teocentrici), oggi nei
Paesi industrializzati viviamo una fase definita del neoliberismo, in cui viene esaltato il capitalismo
senza regole e senza limiti. Competizione, efficienza, individualismo e standardizzazione si
diffondono sempre di più a danno dell’attenzione alla singola persona. Persino l’educazione e la
formazione divengono elementi del capitale, occasione di business. Le scuole di tutto il mondo,
infatti, sono costrette a sottostare a logiche di mercato, tanto da essere ostacolate nella formazione
del pensiero critico e nella promozione dell’empowerment del discente.
1.3 Società multiculturali: cambiamenti e crisi
Una delle maggiori sfide della modernità riguarda la crescita dei fenomeni migratori. Il fenomeno
migratorio non si può sicuramente contenere finché si intensificano i gravi squilibri fra Paesi ricchi e
Paesi poveri e persistono conflitti, governi oppressivi e dittatoriali e catastrofi climatiche in
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Manuale di pedagogia interculturale

1.1 Globalizzazioni e interdipendenza La globalizzazione è un fenomeno migratorio in quanto consiste nel passaggio dal locale al globale ed è mosso da due forze: lo spostamento di grandi capitali e la rivoluzione scientifica e tecnologica. Per quanto riguarda il primo aspetto, oggi non si parla più di economia ma di finanza dove il ruolo dell’uomo è sempre più marginale. Indubbiamente, il processo di globalizzazione presenta diverse opportunità come: lo sviluppo dei sistemi democratici, il miglioramento dell’assistenza sanitaria, maggiore mobilità umana, l’arricchimento culturale, maggiore circolazione di idee, maggiore apertura all’orizzonte mondiale/policentrismo. Grazie alla facilità di incontro, tutti i cittadini possono apprendere nuove conoscenze in altre parti del mondo e acquisire nuove strategie di coping. Tuttavia, la globalizzazione può avere anche delle conseguenze negative e quindi dei rischi, come: sostituzione della manodopera da parte dei robot ( processo di mercificazione), insicurezza lavorativa dovuta a condizioni di lavoro incerte, omologazione culturale, supremazia del mercato che detta regole e diffonde logiche consumistiche e materialistiche, non sostenibilità ambientale, crescita delle disuguaglianze sociali. Di conseguenza si assiste allo sviluppo di esseri umani che, in assenza di punti di riferimento stabili, pongono come guida la ricerca del piacere. Riguardo al secondo aspetto, con lo sviluppo della tecnologia si è annullata la distanza tra il fatto e la notizia. Più di quarant’anni fa Marshall Mcluhan ha parlato di villaggio universale globale e ha proposto una scansione della storia dell’umanità in quattro periodi: periodo della comunicazione orale-villaggio tribale, periodo della scrittura a mano-uomo alfabetico, nascita dell’uomo topografico, era elettronica. La globalizzazione, inoltre, ha causato due problematiche educative: squilibrio mondiale dell’informazione giacché una grande parte del mondo è ancora isolata da internet, difficoltà delle nuove generazioni nelle relazioni face to face, che però nelle relazioni a distanza si dimostrano molto forti.

1.2 Neoliberismo, neopositivismo e post democrazia Dopo le necessarie riforme liberali che hanno giustamente messo fine alle forme di governo autoritarie e oppressive (era vittoriana, dittature fasciste e comuniste, governi teocentrici), oggi nei Paesi industrializzati viviamo una fase definita del neoliberismo , in cui viene esaltato il capitalismo senza regole e senza limiti. Competizione, efficienza, individualismo e standardizzazione si diffondono sempre di più a danno dell’attenzione alla singola persona. Persino l’educazione e la formazione divengono elementi del capitale, occasione di business. Le scuole di tutto il mondo, infatti, sono costrette a sottostare a logiche di mercato, tanto da essere ostacolate nella formazione del pensiero critico e nella promozione dell’ empowerment del discente.

1.3 Società multiculturali: cambiamenti e crisi Una delle maggiori sfide della modernità riguarda la crescita dei fenomeni migratori. Il fenomeno migratorio non si può sicuramente contenere finché si intensificano i gravi squilibri fra Paesi ricchi e Paesi poveri e persistono conflitti, governi oppressivi e dittatoriali e catastrofi climatiche in

numerose parti del mondo. Sebbene sia riconosciuto che le migrazioni spesso si tramutino in arricchimento, tutt’oggi si assiste a un forte rifiuto da parte dei Paesi cosiddetti democratici. Le globalizzazioni hanno generato profondi cambiamenti su diversi piani. Sul piano economico- finanziario, molti economisti considerano la globalizzazione ed il libero mercato come strada maestra per lo sviluppo e la crescita, molti altri invece, li considerano alla base dell’aumento della povertà nel mondo. Sul piano politico la crisi si manifesta soprattutto nella logica di gestire fenomeni sempre più globali con l’ausilio di politiche a carattere locale o nazionale. Un altro piano fortemente condizionato è quello culturale. Nei Paesi industrializzati, fra i valori più ricercati vi è la liquidità, ovvero la capacità di muoversi rapidamente e senza preavviso, di non legarsi in modo definitivo ad un Paese, a una famiglia, a un partner e a un lavoro. Anche il concetto di identità è cambiato. Mentre in passato la vita individuale era caratterizzata da regole e divieti dettati dalla tradizione, dalla religione o dallo Stato, oggi l’identità è il concetto di scelte personali. Oggi, tutte le identità sono multiple o multiculturali: si può essere donne, bianche, di religione musulmana, amanti della musica classica e del tennis, ecc. Le identità più “sane” non sono quelle stabili in fatto di rigidità, bensì quelle interculturali: aperte al confronto e al dialogo con l’alterità. Tutte le istituzioni educative, specie scuola e famiglia, risentono degli effetti della globalizzazione. Gli aspetti più evidenti della crisi famigliare sono individuabili nel caso e nel ritardo dei matrimoni, nell’aumento delle separazioni che condiziona negativamente l’educazione dei figli. Riguardo alla scuola, fra i rischi maggiori vi è l’ emergenza analfabetismo. Si è notato che le nuove generazioni dei Paesi industrializzati perdono rapidamente le competenze legate alla lettura (capacità di comprendere e riportare con le proprie parole un testo scritto) e della scrittura (capacità di trasferire in cartaceo o in formato elettronico i propri pensieri e i propri sentimenti). Nei media, la funzione educativa si è perduta sempre di più; fare scandalo o notizia attira maggiormente l’attenzione rispetto a quanto si dice nei dibattiti culturali.

2.1 Educazione come risposta alla crisi economica, politica e culturale Per uscire dalla crisi di valori, di governabilità e di orientamento della società postmoderna, nel tempo delle globalizzazioni è indispensabile investire nella cultura, nell’educazione e nella pedagogia. Oggi è necessario riscoprire la cultura, non solo per riscoprire il piacere di imparare , ma per imparare a scegliere. Nel tempo di internet diviene fondamentale riuscire ad orientarsi nella giungla di informazioni, distinguere tra saperi fondanti e fantasticherie, fonti attendibili o meno. Nelle società complesse non importa tanto sapere tutto fin dalle scuole elementari, ma acquisire un metodo scientifico, curiosità intellettuale e autonomia di giudizio. Ogni essere umano, in ogni periodo storico, ha bisogno di essere educato. Educare deriva dal latino ex-ducere che si riferisce al trarre fuori, all’aiutare a crescere favorendo lo sviluppo delle potenzialità insite nell’educando; edere ( alimentarsi) fa prevalere il senso del nutrire, allevare, prendersi cura. Per garantire una buona educazione, dunque, occorre promuovere nell’educando il processo di socializzazione (inculturazione e acculturazione) e di definizione dell’identità. Particolare importanza assume il rapporto educatore-educando fondato sul dialogo, dove entrambe le parti riconoscono i propri limiti, sono aperti allo scambio e alla reciprocità; è sempre un rapporto interattivo, dove “io educo l’altro e l’altro educa me”. Le conoscenze e le opportunità delle politiche democratiche non possono essere intuite; le regole e i limiti necessari a gestire i rapporti sociali non possono essere lasciati all’improvvisazione. Occorrono educazione, istruzione e formazione.

Al centro del pensiero multiculturale vi è l’ idealismo e il relativismo culturale, dove il mondo è sempre da mettere in discussione. Il multiculturalismo contribuisce al superamento del paradigma universalistico. I principi fondanti l’epistemologia dell’universalismo sono:  La realtà è oggettiva.  La verità è una.  La conoscenza è oggettiva.  Il linguaggio è indipendente dal mondo. Al centro del pensiero universalista vi è una concezione etnocentrica del mondo: la cultura a cui si appartiene è l’unica giusta e vera e andrebbe diffusa in tutti i luoghi. Tra i fautori della pedagogia interculturale troviamo L. Porcher e M. Abdallah-Pretceille. Alla fine degli anni Settanta Porcher formula le prime ipotesi sull’approccio culturale, evidenziando come il punto essenziale sia quello di concepire l’educazione come aperta a tutti: l’ apertura all’altro diviene un elemento fondamentale di ogni pratica pedagogica. La Pretceille elabora il suo approccio in maniera multidisciplinare, consapevole del fatto che nessun fenomeno è giudicabile da un solo punto di vista. Definisce i tre assi fondamentali dell’intercultura:

  1. Asse soggettività-intersoggettività: la caratteristica essenziale di ogni cultura è il movimento. La cultura si modifica e modifica a sua volta. L'oggettivazione tende a presentare le culture come realtà esteriori all’uomo e, facendo questo, si conferisce loro un carattere ideologico rischiando di razionalizzare le culture.
  2. Asse identità-alterità: è importante considerare l’altro non in opposizione, ma nell’ interferenza con l’io. La relazione con l’altro, diverso da me, infatti, contribuisce alla costruzione della propria personalità. L'identità assume, in questo senso, un carattere dinamico e plurale, oltre a rappresentare momento di incontro.
  3. Asse differenza-universalità: l’identità definita nella dialettica dell’io e dell’altro presuppone una relazione con la differenza, che, tuttavia, può creare timore, universalismo, giacché ogni differenza è percepita come minaccia e suscita reazioni di difesa.

Cultura vs. Multicultura Il termine cultura deriva dal latino colere e significa coltivare il terreno. In senso soggettivo può essere definita come quel processo di formazione e autoformazione di una persona. In senso oggettivo, la cultura è l’insieme degli usi e costumi, regole di comportamento. È dinamica, plurale e non è universale (non è un concetto oggettivabile). Il termine multicultura ci dice quantitativamente che ci sono più culture nelle realtà sociale. È un dato di fatto; è data da un processo storico, perciò descrive una situazione oggettiva, ed è sufficiente la tolleranza.

1.3 Pedagogia transculturale, multiculturale, interculturale Molto spesso il concetto di educazione interculturale viene confuso con altri attributi. È doveroso, dunque, distinguere tale concetto da altri, quali: educazione metaculturale, transculturale e multiculturale.

  1. La metacultura si riferisce a una cultura situata al di là della cultura. Poiché non è possibile educare senza tenere conto della realtà culturale, tale prospettiva è pedagogicamente improponibile.
  2. Il concetto di transcultura rimanda a qualcosa che attraversa la cultura, qualcosa di comune a tutti gli umani. Perciò, la pedagogia transculturale si riferirebbe a una riflessione che trascende la particolarità delle singole culture e le strategie educative mirerebbero all’individuazione degli elementi universali. Tuttavia, svuotando la pedagogia delle peculiarità culturali, si contrasterebbe il fondamento stesso dell’intervento educativo.
  3. La multicultura rimanda all’esistenza effettiva di etnie e culture differenti e include anche il concetto d’irripetibilità di ciascuna cultura. Nell'ambito di tale modello, si studiano soprattutto le differenze negli usi, costumi, lingue, tradizioni. Tuttavia, il rischio principale di tale approccio consiste nel considerare le culture in maniera rigida e statica. Basando l’intervento educativo su presentazioni folcloristiche, si rischierebbe di fissare sempre di più i soggetti alle culture d’origine. In virtù di ciò, la pedagogia interculturale rappresenta una vera e propria rivoluzione copernicana, per tre motivi: I) La parola interculturale, data dal prefisso inter che equivale a interazione, scambio, messa in gioco, e dal sostantivo cultura, implica il riconoscimento dei valori e della diversità. Gli interventi educativi dovranno tendere soprattutto all’interazione dei soggetti appartenenti a culture diverse. Si avviano infatti, possibilità di dialogo confronto e interazione. II) Il paradigma pedagogico interculturale è rivoluzionario perché prende atto della continua evoluzione, della dinamicità delle singole culture e delle singole identità. L'alterità, l’emigrazione sono considerati in termini di risorsa. III) Non si tratta di una nuova materia di studio: l’aggettivo interculturale rimanda a una nuova forma mentis. Il processo interculturale non può essere riferito solo a un tema specifico. IV) La multiculturalità delle società va messa in movimento per sfociare in interculturalità. V) L'interculturalità di per sé non esiste: è più corretto parlare di educazione interculturale. Le culture non interagiscono da sole. Solo grazie ad un qualificato intervento educativo possono scaturire arricchimento e crescita. La pedagogia interculturale, dunque, studia l’aspetto educativo inserito nella realtà multiculturale. L'oggetto materiale di questa disciplina risulta essere la realtà multiculturale, mentre l’oggetto formale coincide con l’ aspetto educativo. Nasce proprio a seguito di quelle persone che appartengono a culture diverse. È una disciplina legata sia alla pedagogia sociale che alla pedagogia comparata, ovvero la scienza pedagogica che descrive, interpreta e compara i dati pedagogici di diverse realtà socioculturali. Sono entrambe importanti per lo studio delle relazioni interne alla società interculturale che vuole diffondere una nuova cultura del popolo: aperta al diverso contro i modelli di standardizzazione di convivenza interna. La pedagogia interculturale promuove l’ interazione e l’ integrazione. L'interazione indica come la persona viene integrata in un contesto attraverso la dimensione dello scambio e della reciprocità. L’integrazione fa riferimento all’inserimento di una persona all’interno di un gruppo. Nella relazione, il processo interculturale richiede: empatia, transitività cognitiva e decentramento. L'empatia rimanda alla capacità di calzare le scarpe dell’altro e richiede ascolto, stima e investimento affettivo. Simpatia non vuol dire empatia, giacché la simpatia è un sentimento istintivo legato alla sfera spontanea, mentre l’empatia intreccia sia gli aspetti emotivi che cognitivi. Richiede la capacità di collocarsi nel mondo emotivo dell’altro e di reagire in maniera adatta ai suoi sentimenti. Per transitività cognitiva si intende la capacità di mobilità di pensiero, cioè, la disposizione mentale ad aprirsi all’altro e al cambiamento. Il

III. 1 Competenze nel tempo delle globalizzazioni Al tempo della modernità, esseri umani con culture, religioni, valori e linguaggi diversi sono chiamati a convivere e ad interagire in luoghi, contesti e tempi sempre più ristretti. Analizzando da vicino la comunicazione fra persone con origini diverse, emerge che la comunicazione interpersonale necessita di competenze specifiche rispetto alle diverse forme di espressività. Essa avviene attraverso un codice condiviso, il linguaggio, inteso come insieme di segni comuni all’interno di una certa area culturale che oggettiva pensiero soggettivo. Nelle diverse culture i messaggi verbali della comunicazione interpersonale faccia a faccia sono accompagnati da codici non verbali e paraverbali. Poiché solo una piccola percentuale del significato si basa sul linguaggio verbale, per un’appropriata comprensione, è importante decodificare anche gli aspetti non verbali della comunicazione. Mentre nel linguaggio verbale le differenze sono palesi, si presume che i linguaggi non verbale e paraverbale siano universali.

1.1 Competenze in pedagogia Il termine competenza deriva dal verbo latino competere che significa andare insieme, mirare a un obiettivo comune. Il concetto si ritrova in ambito manageriale, nel settore psicologico e in quello linguistico, nelle organizzazioni, nel campo amministrativo e legale. Negli ultimi anni il concetto di competenza è stato inteso come: abilità, capacità, attitudine, qualificazione, conoscenza e sapere. Nel settore pedagogico tale termine ha sostituito quello di qualificazione, troppo legato a un compito o a un mestiere. Il concetto di competenza, infatti, implica non solo singoli saperi e conoscenze, ma anche la capacità della loro applicazione a fronte di nuove situazioni.

  1. Competenze comunicative Dopo la seconda guerra mondiale, il Dipartimento di Stato americano fondò il Foreign service institute, al fine di preparare al meglio i propri diplomatici, che raramente conoscevano la lingua e la cultura delle nazioni alle quali erano assegnati per il loro lavoro. Così, la comunicazione interculturale divenne un elemento sempre più importante nei programmi di formazione. Nei decenni seguenti la comunicazione interculturale trova il suo maggiore impiego nei settori dell’economia, delle forze armate e anche nel settore scolastico-educativo.

2.1 Competenze interculturali Il concetto di competenza interculturale, è nato anch’esso negli Stati Uniti negli anni Cinquanta, impiegato principalmente nel settore economico per poi evolversi sempre di più. A. Fantini considera le competenze interculturali come un complesso di abilità atte a gestire, in maniera efficace e appropriata, l’interazione con persone culturalmente diverse. Fra le competenze interculturali, Fantini include tre aree o domini (cioè relazione, comunicazione e collaborazione); quattro

dimensioni (cioè conoscenze, attitudini, abilità e consapevolezza); competenza nella lingua del Paese ospite; tolleranza, pazienza, flessibilità, sospensione del giudizio, apertura mentale, curiosità. In ambito internazionale, D.K Deardoff definisce la intercultural competence come capacità di interagire in modo efficace e adeguato in situazioni interculturali; essa è supportata da specifici atteggiamenti e particolari caratteristiche affettive. Il processo di acquisizione di tali competenze è continuo e dinamico: si tratta di una learning spiral, di una visione dinamica e multidimensionale, che considera come intercultural competence i seguenti aspetti:  Attitude: apertura, rispetto, curiosità, tolleranza dell’ambiguità.  Knowledge and skills: consapevolezza culturale, conoscenza della cultura propria e altrui, osservazione, capacità di valutare.  Internal outcome: adattabilità, flessibilità, empatia, decentramento.  External outcome: comportamenti e comunicazione appropriati secondo le situazioni. Delors elabora i tre pilastri dell’educazione in modo da tracciare una scala per misurare le competenze interculturali dei formatori:  Sapere: conoscenza del mondo legata alla memoria collettiva, al contesto socioculturale, alla diversità dei modi di vita.  Saper fare: utilizzare la lingua in modo funzionale, adattarsi all’ambiente sociale e interagire, integrare lingua e cultura e negoziare.  Saper essere: saper comprendere (sensibilità e coscientizzazione culturale), saper accettare e saper interpretare (capacità critica), saper internalizzare (competenza transculturale). Particolare attenzione alle competenze interculturali è stata data dal Consiglio d’Europa che, nel 2008, ha pubblicato il libro bianco sul dialogo interculturale, chiarendo come esso indica un processo di scambio di vedute aperto e rispetto fra persone e gruppi di origini e tradizioni etniche, culturali, religiose e linguistiche diverse, in uno spirito di comprensione e rispetto reciproci. Oltre a favorire l’uguaglianza, la dignità umana e la sensazione di condividere obiettivi comuni, il dialogo interculturale è volto a far capire meglio le diverse abitudini e visioni del mondo, a rafforzare la cooperazione e la partecipazione. Nel tempo delle globalizzazioni ogni singola persona e ogni gruppo umano necessitano di competenze interculturali, in modo da poter comunicare, interagire e gestire i conflitti con profitto, così da individuare bene cosa è opportuno lasciare rispetto a ciò che è necessario conservare, promuovere e sviluppare ulteriormente.

3.1 Mediazione interculturale, gestione dei conflitti e delle emozioni Una competenza importante in campo educativo consiste nella capacità di gestire i conflitti e le emozioni. Molto spesso nelle società occidentali il conflitto è associato alla violenza e gestire bene un conflitto significa accettare passivamente (subire) l’aggressività o le idee altrui. Specie in educazione, l’aggressività è da considerare come tendenza ineliminabile dell’essere umano, che non può essere né repressa né lasciata manifestare in maniera incontrollata e distruttiva, ma occorre evidenziarne l’aspetto dinamico, promuovendone la modalità giusta per lo sviluppo della personalità. D.W. Johnson e R.T Johnson credono che la strategia migliore per gestire il conflitto è la negoziazione: le parti in conflitto sono convinte delle proprie ragioni, ma cercando di essere anche collaborative, coniugando il proprio punto di vista con quello dell’altro, secondo la logica dell’ e e non dell’ o. Per attuare tale strategia occorre:

La famiglia, oltre ad essere caratterizzata dalla dimensione della pluralità è una categoria sociale, nel senso che risente delle situazioni in atto nella società. Ciò che vale per una determinata famiglia non è detto valga per una famiglia che si trova nell’altra parte del mondo o una famiglia di Cinquant’anni fa. Per questo motivo, diciamo che, la famiglia è profondamente condizionata dalle influenze storico- culturali e quindi dal contesto socio-culturale. Tuttavia, la dimensione della pluralità è sempre appartenuta alla famiglia. (schema morfologia familiare plurale) Gli assetti societari che influenzano le scelte familiari sono: il materialismo e il razionalismo, il competitivismo e lo sviluppo della cultura individualistica che non favorisce l’assunzione della responsabilità , edonismo. Il materialismo porta allo sviluppo di atteggiamenti che caratterizzano la famiglia di oggi, come l’ ipercura materiale e il familismo amorale. Per ipercura materiale si intende quel tipo di atteggiamento adottato dai genitori che proiettano narcisisticamente le proprie volontà ai figli che così divengono mere proprietà. L'obiettivo è far successo e non importa come: bisogna emergere e andare avanti anche a discapito degli altri, ed è in questo senso che si crea il cosiddetto familismo amorale. Oggigiorno, i genitori spesso si sostituiscono nelle scelte dei figli, divenendo eccessivamente presenti. La famiglia è un sistema di relazioni dinamico, aperto e integrato. Dinamico nel senso che è soggetto al rinnovamento costante. Aperto, dal momento che la famiglia non è una monade ma un sistema plurale.

Centralità della famiglia nella vita del bambino Le relazioni familiari rappresentano un imprescindibile contesto esistenziale per comprendere la formazione del bambino e il suo divenire. La finalità della pedagogia familiare consiste nel mobilitare il potenziale educativo dei genitori per liberare il potenziale educativo dei figli. È la qualità delle relazioni umani ed educative a determinare, dunque, lo sviluppo integrale della persona umana; per questo motivo occorre promuovere una genitorialità positiva o parenting positivo. Il parenting è un concetto che indica l’insieme delle funzioni che i genitori assolvono per prendersi cura dei propri figli. Il ruolo/stato genitoriale non significa funzione genitoriale, così come la genitorialità non è data soltanto dalla capacità biologica di procreare. Assumere il ruolo di genitore, infatti, non significa entrare nella dimensione della genitorialità che può essere maturata ancora prima di diventare genitore. La genitorialità, infatti, svolge quattro funzioni: biologico, storico-intergenerazionale, accuditivo-educativo, sociale. Gli aspetti principali che garantiscono una genitorialità positiva sono: provvedere all’altro, garantire protezione e cura, garantire regolazione, limiti, valori, provvedere al raggiungimento delle varie tappe evolutive.

IV 1. Trasformazioni e famiglie multiculturali Negli ultimi decenni si assiste al diffondersi di “nuove famiglie”, definite miste o multiculturali. Rispetto al tradizionale sistema familiare, i matrimoni misti presentano sia più rischi, sia più opportunità. Tra i fattori di rischio vi sono i problemi legati all’ambiente circostante, come i preconcetti, la discriminazione sociale, amministrativa (il razzismo latente di alcuni impiegati), o dei media. Numerosi sono anche i problemi di ordine giuridico e socioeconomico legati all’immigrazione. Inoltre, la coppia biculturale deve considerare:

 La costruzione dell’identità di coppia tenendo conto della presenza di modelli coniugali e familiari differenti;  L'assunzione di un atteggiamento di dialogo e confronto circa gli aspetti della vita quotidiana, mettendo in comune le reciproche appartenenze;  Il raggiungimento di un giusto equilibrio circa fra la fedeltà alla famiglia di origine e quella al coniuge. Il matrimonio misto implica anche molti aspetti positivi. Innanzitutto, il confronto con riferimenti culturali diversi rappresenta una fonte di crescita sul piano dei valori e delle modalità comportamentali. Permette di apprendere facilmente altre lingue e di acquisire attitudine come la flessibilità, il rispetto dell’altro, la comprensione, la capacità di immedesimazione e la revisione dei pregiudizi. L'adozione internazionale implica la costruzione sia della genitorialità sia della filiazione. La genitorialità richiede l’accettare come figlio proprio quel minore, senza però cancellare la sua storia e la diversità delle sue origini. Affinché si compia il processo di filiazione adottiva è necessario che il figlio scelga di essere figlio di quei genitori. Ai coniugi è richiesto non solo di riconoscere la diversità originaria di cui il figlio è portatore, ma anche di costruire somiglianza e reciproca appartenenza, senza per questo cancellare la diversità.

La diversità È un concetto che gioca su diversi livelli:  Culturale: si tratta della diversità più visibile e più superficiale.  Interpersonale: riguarda le persone che fanno parte di uno stesso gruppo con i tratti di umanità nei quali tutti possiamo riconoscerci.  Intrapersonale: riguarda la diversità che alberga in ciascuno di noi, permettendoci di essere identità plurali, ovvero, siamo tante cose nello stesso momento (mamma, insegnante, moglie...). il termine diversità viene dal latino disverto e significa volgere altrove. In pedagogia, tale termine indica l’insieme di condizioni (biologiche, genetiche, ambientali e psicologiche) che caratterizzano una persona. Il rapporto con la diversità è molto spesso vissuto in termini di minaccia e paura. Tuttavia, questo tipo di rapporto dovrebbe tradursi in termini di accoglienza, dal momento che siamo tutti uguali perché siamo diversi. Tutti gli uomini hanno bisogno di sentirsi parte di una società, di un gruppo e nello stesso tempo hanno bisogno di essere riconosciuti nella loro diversità. Non basta stare insieme per ridurre gli stereotipi: è importante educare alle differenze, ovvero interrogarsi sul mondo, sugli altri, educare al pluralismo. Il pluralismo, dice Popper, è un fecondo metodo di coesistenza, orgogliosi del fatto fi non possedere un’unica idea, bensì molte idee buone e cattive e di non avere una sola fede religiosa ma numerose religioni. Accogliere un pensiero plurale significa accogliere un pensiero dell’ et-et ( mettere in relazione le cose tra loro), o pensiero inclusivo.

2 Educazione interculturale in famiglia Per educazione interculturale si intende quel processo multidimensionale, di interazione tra soggetti di identità culturale diverse, che attraverso l’incontro interculturale vivono un’esperienza profonda e complessa di conflitto/accoglienza, come preziosa opportunità di crescita della cultura personale di ciascuno nella prospettiva di cambiare tutto ciò che rappresenta un ostacolo alla costruzione di una

V. Pedagogia interculturale a scuola

1.1/2/2.1 Fattori di rischio del sistema scolastico Negli ultimi anni sono state attuate diverse ricerche sugli elementi che potrebbero ostacolare o favorire l’inclusione scolastica e il successo degli alunni immigrati. Partendo dalla famiglia, fra i principali fattori di rischio si trovano:  Un basso livello di stimolazione intellettuale;  Uso della lingua e alfabetizzazione decontestualizzati;  I genitori possono avere convinzioni tradizionali sulla cura e l’accudimento del bambino che non corrispondo alle pratiche di socializzazione delle altre agenzie educative;  La lingua materna può essere differente dal linguaggio usato a scuola; Per quanto riguarda l’inclusione nelle altre agenzie educative, occorre partire mutando il modo stesso di concepire e governare la scuola, di pensare i contenuti pedagogici, di praticare educazione, istruzione e formazione. Le ricerche dimostrano come la scuola si presenti impreparata alle sfide multiculturali. Molti insegnanti ed educatori invece di dare ai soggetti provenienti da altri Paesi la possibilità di essere se stessi, ossia di interiorizzare norme e valori più consoni allo sviluppo della propria personalità, assumono atteggiamenti distanzianti, fino a raggiungere una posizione ostile, o in altri casi, di iper identificazione con i bambini stranieri (xenofilia). Emergono alcuni problemi scolastici comuni:  Strumenti inefficienti per il rilevamento e il controllo della qualità;  Insufficiente formazione degli insegnanti;  Poco impegno nell’implementare politiche europee sull’educazione interculturale. Negli Stati membri, l’implementazione della politica interculturale risulta essere difficile soprattutto per la scarsa attenzione alle famiglie immigrate e con basso reddito e per i pregiudizi presenti nella società e a scuola. L'Italia costituisce uno dei Paesi che hanno maggiormente acquisito i concetti di educazione e pedagogia interculturale in tutte le scuole. Tuttavia, nonostante le numerose normative ministeriali che considerano la diversità come un fenomeno sociale e l’educazione interculturale come conseguenza pedagogica, si riscontra un forte divario tra teoria e pratica. Nella pratica scolastica italiana, infatti, la pedagogia interculturale non sembra essere attuta come prevista nei documenti politici: molti insegnanti la intendono come pedagogia rivolta solo ai bambini immigrati; mentre altri credono che fare intercultura significhi solamente conoscere e apprezzare le culture altre, cibo e comportamenti esotici.

2.2 Finalità e interventi nella scuola multiculturale Nella scuola multiculturale è necessario un forte investimento nella pedagogia e nella didattica interculturali. L'educazione interculturale, quando è compresa e applicata, in classe non aiuta solo gli alunni con nazionalità o cultura diverse, ma li sostiene tutti, sia quelli che presentano maggiori difficoltà, sia quelli che hanno maggiori potenzialità. È necessario, quindi, sviluppare competenze interculturali anche in ambito scolastico:

 Considerare la cultura in maniera dinamica;

 Percepire le diversità non solo come inevitabili, ma anche come risorsa.

 Acquisire le categorie del pensiero libero, dell’accettazione delle differenze,

dell’ascolto attivo e del dialogo non giudicante con l’alterità.

 Progettare e attuare interventi volti al sostegno di identità personali interculturali.

 Favorire l’apertura all’Europa e al mondo, iniziando con l’apprendimento di lingue

straniere.

 Gli insegnanti dovranno apprendere la capacità di decentramento, empatia,

congruenza (interna ed esterna) e accettazione positiva incondizionata (di sé e

dell’altro).

 Favorire strategie di cooperative learning.

 Evitare di pensare che per divenire interculturalmente competenti sia sufficiente un

training appropriato e che tali competenze siano facilmente misurabili.

 Evitare di dare troppo rilievo alla metodologia e all’acquisizione di tecniche,

rischiando di trascurare altri elementi quali finalità, contenuti, e rapporto educatore-

educando.

Peraltro, un buon apprendimento, la cura e l’apprezzamento della lingua e della cultura di origine facilitano l’apertura ad altre lingue e alle competenze interculturali. Infine, le competenze interculturali riguardano saperi, attitudini, capacità e sensibilità che attengono a tutta la persona, si acquisiscono durante tutto il corso della vita e non sono quantificabili e misurabili.

VI Pedagogia interculturale nelle professioni, nei media e nella società ½ Pedagogia interculturale nel mondo del lavoro Il fondamentale ruolo educativo non può essere relegato solo alla famiglia o alla scuola, ma è necessario implementarlo in tutti i settori della vita umana, principalmente: nel mondo del lavoro, nel settore della comunicazione pubblica e nella società civile. Se riprendiamo il concetto di educazione inteso come educere, anche nel mondo del lavoro sarà necessario tirar fuori tutto il meglio della persona, ossia tutto ciò che è presente sia in termini di esperienze pregresse, formazione scolastica e professionale, sia e soprattutto come potenzialità, attitudini e intelligenze. Nel contempo, aggiungendo il significato di edere, in contesto lavorativo occorrerà apportare al personale di ogni profilo quanto di meglio hanno prodotto il settore professionale e l’azienda specifica. È importante coniugare legittimi principi aziendali con quelli educativi: attenzione alle persone umane e alle loro relazioni. Tenendo fase ai principi di buona educazione, i rapporti aziendali risulterebbero fondati sul rispetto, dialogo e attività; dal riconoscimento del proprio ruolo, dello scambio e della reciprocità. La globalizzazione e l’interdipendenza planetaria hanno generato cambiamenti nel mondo del lavoro. Nelle agenzie lavorative, infatti, sono subentrati forti aumenti delle internazionalizzazioni, fusioni e alleanze, dove i prodotti risultano essere strutture composite internazionali. Alcune ricerche hanno mostrato sia fattori di ostacolo alle relazioni multiculturali in ambito aziendale, sia fattori che possono facilitarle. Tra i fattori negativi troviamo: scarsa consapevolezza della necessità di agevolare le relazioni multiculturali; tendenza a non riconoscere le differenze culturali; etnocentrismo; tendenza a sminuire le difficoltà di adattamento del dipendente a una nuova cultura. Mentre tra gli aspetti positivi rientrano: l’importante ruolo dei colleghi come funzione

3.1 Educazione alla cittadinanza democratica

Non solo il mondo del lavoro o il settore dell’informazione, ma tutta la società civile deve essere consapevole del proprio ruolo educativo. Questo può essere garantito solo attraverso l’educazione alla cittadinanza, intesa come insieme di pratiche e principi finalizzati a rendere gli individui capaci di partecipare attivamente alla vita democratica assumendo ed esercitando i loro diritti e le loro responsabilità nella società.