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Periodo successivo alla seconda guerra mondiale
Tipologia: Appunti
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Indipendenza India -> 1947 -> l’Inghilterra è favorevole a concederla perché ormai il movimento indipendentista è un fatto assodato ma anche perché Londra teme che negando l’indipendenza il paese si potrebbe avvicinare all’Unione Sovietica. In un primo momento pensa che l’India possa rimanere uno stato unitario, ma poi cede alle pressioni della lega musulmana con la divisione del paese in India (induismo) e Pakistan (islam). L’indipendenza sancisce la divisione di due stati su base religiosa ma il processo di indipendenza avviene con grandi scontri tra i due che si prolungano fino al gennaio del 1948 quando Gandhi sarà ucciso da un fanatico indù. Successivamente all’indipendenza indiana, in Asia altri paesi raggiungono l’indipendenza: Birmania (futuro Myanmar) L’isola di Silon (futuro Sri Lanka) Più conflittuale è il raggiungimento dell’indipendenza della Malesia (colonia britannica) che la raggiunge nel 1957 dopo una lunga lotta portata avanti da formazioni comuniste contro il governo di Londra Indonesia olandese il processo di indipendenza si compie attraverso una lotta portata avanti dalla guerriglia locale contro il governo olandese. INDOCINA -> potere della Francia + potere dell’Olanda. A seconda dei territori che compongono la colonia, i processi di decolonizzazione sono diversi: Laos e Cambogia raggiungono l’indipendenza pacificamente perché la Francia trasferisce il potere a gruppi conservatori locali In Vietnam viene combattuta tra 1946-1954 una guerra tra l’esercito coloniale francese e il movimento dei vietminh capeggiato dal leader comunista Ho Chi Minh -> nel 1954 ci sarà la pace e indipendenza vietnamita. INDIPENDENZA DA FRANCIA E INGHILTERRA DEI PAESI DEL MEDIO ORIENTE Si tratta dei paesi che Francia e UK avevano ricevuto il mandato dalla Società delle Nazioni alla fine della PGM: 1946 -> indipendenza della Siria 1943 -> autoproclamazione indipendenza del Libano 1946 -> la Francia riconosce l’indipendenza della Transgiordania (attuale Giordania) Nell’ambito dei possedimenti medio-orientali dell’Inghilterra un caso particolare è la Palestina (ex impero ottomano) -> conquistata nel 1917 con l’arrivo delle truppe britanniche a Gerusalemme -> il ministro degli esteri britannico Balfour sancisce il principio che gli ebrei abbiano diritto ad avere un focolaio ebraico in Palestina -> si pongono le basi da un punto di vista internazionale dello Stato di Israele che avverrà alla fine della SGM, prima di questo gli ebrei vivono una situazione diasporica. Alla fine della PGM, anche in conseguenza dei pogrom, in Palestina cominciano ad arrivare flussi di ebrei provenienti dai paesi dell’est Europa rafforzando la presenza di ebrei ashkenaziti -> ebrei dell’est facendosi forti della dichiarazione di Balfour.
L’emigrazione degli ebrei si rafforza nel corso degli anni 30 perché diversi paesi europei emanano una legislazione anti-ebraica (Germania, Italia, Europa dell’est) -> es. Enzo Sereni emigra per questa ragione in Palestina. Gli ebrei italiani formano in Palestina il gruppo degli Italchim. L’emigrazione degli ebrei porta all’acquisizione di terre da parte dei coloni ebrei che le acquistano direttamente dagli arabi -> non c’è occupazione di terre ma un vero e proprio acquisto. I coloni ebrei giunti da vari paesi europei in Palestina soprattutto dopo la SGM aumentano in quanto ci sono i cosiddetti scampati alla soluzione finale che non vogliono più vivere in Europa e cercano rifugio in Palestina -> tra di loro c’è Ada Sereni, attivista, che aiuta molti ebrei a fuggire. I coloni ebrei e i palestinesi arabi aspirano ad avere uno stato nazionale sullo stesso territorio. L’Inghilterra non riesce a conciliare le diverse posizioni e si rende conto che la soluzione è insostenibile -> forze militari iniziano a compiere attentati terroristici da parte delle organizzazioni sioniste e quindi ritira le truppe nel maggio del 1948 lasciando all’ONU la decisione sul conflitto tra arabi ed ebrei. 14 maggio 1948 -> viene proclamata l’indipendenza o meglio la creazione dello Stato di Israele. Tuttavia il conflitto tra arabi e ebrei non si concluse e dura fino ai nostri giorni. DECOLONIZZAZIONE IN AFRICA L’Africa vede avviare il processo di decolonizzazione a partire dalla fine degli anni 50 con l’indipendenza della Costa d’Oro -> possedimento britannico ricco di materie prima -> assumerà il nome di Ghana. Il primo paese costretto a lasciare le colonie africane è l’Italia: Libia -> viene concessa la piena indipendenza Eritrea, Etiopia -> vengono federate in un unico stato provocando un conflitto interno Somalia -> attribuita all’Italia in amministrazione fiduciaria fino al 1960 perché le viene attribuito il compito di preparare questo paese all’indipendenza. Colonie francesi in Africa -> ALGERIA -> colonia più importante in quanto è il possedimento coloniale più antico -> viene conquistata nel 1830 dalla Francia -> l’Algeria fa parte del territorio metropolitano e in essa è presente una grande minoranza di origine francese costituita dai cosiddetti pieds-noir. Alla fine della SGM si sviluppa un movimento indipendentista che si scontra con le posizioni della classe dirigente francese e dell’opinione pubblica francese che ritengono l’Algeria come parte integrante della Francia e quindi non vogliono cedere l’indipendenza. La situazione precipita nel 1954 -> si conclude in quest’anno il processo indipendentista del Vietnam contro la Francia dando forza al movimento indipendentista algerino sostenuto dai paesi africani che avvia una vera e propria insurrezione -> Parigi reagisce violentemente e il movimento di contro organizza una serie di attentati non solo in Algeria ma anche in Francia. L’operazione contro l’indipendenza algerina va dal 1954 al 1962 e questa guerra di fatto trova uno dei momenti più cruciali nella Battaglia di Algeri del 1955. La guerra franco-algerina è una guerra sporca in quanto caratterizzata da massacri e violenze contro i civili -> è una guerra che viene contestata da una parte dell’intellettualità francese capeggiata da Sartre. Nel frattempo, la Francia concede l’indipendenza al Marocco e alla Tunisia. 1958 -> la situazione precipita -> le autorità francesi presenti in Algeria e i coloni contrari all’indipendenza invocano il ritorno al potere di De Gaulle, considerato come l’unico uomo politico in grado di poter risolvere la situazione -> De Gaulle, tuttavia, ritiene necessario raggiungere una pace negoziata. 1962 -> si raggiunge la pace con gli accordi di Évian cui seguirà un referendum.
come il modello economico sovietico. Ancora oggi ci sono forme di neocolonialismo in Africa, da parte della Cina -> in cambio di aiuti per lo sviluppo economico e sociale africano, la Cina richiede materie prime. Le ultime colonie africane a raggiungere l’indipendenza non pacificamente sono l’Angola e il Mozambico che la raggiungono a metà degli anni 70 (colonie portoghesi). La maggior parte degli stati che diventano indipendenti a seguito del processo di decolonizzazione si schierano su una posizione neutrale nei confronti della guerra fredda dando vita al movimento dei “paesi non allineati” -> mantengono una certa equidistanza rispetto al blocco occidentale e a quello sovietico e condividono obiettivi propri dell’ONU -> cooperazione, autodeterminazione, uguaglianza delle nazioni ecc. questi principi sono manifestati dal movimento e trovano una loro consacrazione nella conferenza afro-asiatica di Bandung del 1965 in cui spiccano in particolare India, Egitto e Jugoslavia. 1961 -> A Belgrado si tiene il primo summit dei paesi non allineati -> costituiscono il cosiddetto terzo mondo ricordando la posizione del Terzo Stato -> gruppo economico-sociale rappresentato dalla borghesia allo scoppio della Rivoluzione Francese che sarà uno degli elementi di guida del processo rivoluzionario. Sono paesi caratterizzati dal sottosviluppo, dall’incapacità di far fronte all’arretratezza economica e al rapido sviluppo demografico. In molti casi lasciano la loro posizione di neutralità per avvicinarsi alle posizioni del blocco sovietico (Cuba e Corea del Nord) o del blocco occidentale. Anni 60-70 -> nei paesi occidentali si sviluppa un movimento politico noto come terzo mondismo -> movimento che nasce e si sviluppa tra le forze di sinistra occidentale a sostegno della liberazione dei paesi coloniali o neocoloniali e a sostegno dei movimenti rivoluzionari presenti nel terzo mondo -> appoggia le posizioni di stati comunisti come Cina e Cuba. La fine della dominazione coloniale non cancella in molti paesi i segni della decolonizzazione. In molti casi le strutture amministrative continuano a sussistere nella fase post-coloniale, le infrastrutture continuano ad essere utilizzate, la lingua parlata è la stessa dei paesi colonizzatori, anche se si avvia un processo di contestazione da parte di intellettuali locali che spingono all’abbandono della lingua dei colonizzatori per l’adozione dei dialetti locali anche in letteratura. In Africa, ad esempio, storici africani hanno dato avvio agli studi post-coloniali, così come in India -> si cerca di recuperare gli elementi tradizionali dei paesi decolonizzati -> la decolonizzazione però non scioglie del tutto i legami tra paesi colonizzatori e ex colonie -> nel caso dell’Inghilterra molte ex colonie aderiscono al Commonwealth. Inoltre si ha il fenomeno dell’immigrazione, uno degli elementi che ancora oggi caratterizza un legame tra ex madrepatrie che non si è spezzato del tutto. Con la fine del colonialismo non solo finiscono i grandi imperi coloniali, non solo c’è una perdita di grandi territori extraeuropei da parte di Francia e UK, ma si ha la scomparsa di un ordine internazionale fondato sul primato europeo che sancisce sul piano globale un ordine che invece è sempre più ripartito tra USA e URSS. I PRIMI PASSI DELL’INTEGRAZIONE EUROPEA RADICI E RAGIONI DELL’EUROPEISMO Personalità di primissimo piano del panorama culturale e politico europeo avevano coltivato l’idea di un’Europa unita o di un’associazione dei popoli del vecchio continente: Giuseppe Mazzini -> concepisce l’idea degli Stati Uniti d’Europa Carlo Cattaneo -> ricordato perché riteneva che la storia italiana si fondasse sulla storia
delle città Hugo -> vagheggia l’idea di un’associazione dei popoli del vecchio continente. Fu solo dopo la PGM che la prospettiva dell’unità europea uscì dalla dimensione astratta per assumere concrete vesti nel panorama politico. L’aristocratico austriaco Kalergi fondò il movimento Paneuropa -> per scongiurare il rischio di nuove guerre e difendere la supremazia europea. Raccolse adesioni di sostegno in diversi paesi -> dopo la metà degli anni 30, Paneuropa visse una grande lacerazione interna e si sgretolò. Il testimone dell’europeismo fu raccolto dal movimento britannico Federal Union -> denunciarono il nazionalismo economico come alimento di quello politico e causa dell’anarchia internazionale, additando la necessità di superare la sovranità statale attraverso l’unione federale degli Stati europei. Nella maggior parte dei casi le professioni di europeismo risultarono piuttosto generiche -> tuttavia fu proprio attraverso l’esperienza della Resistenza che il federalismo europeo poté trasformarsi in un vero programma d’azione. Fondamentale fu il Manifesto Ventotene -> scritto nel 1941 da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, due antifascisti italiani -> muoveva una critica radicale alla sovranità assoluta degli Stati nazionali -> avrebbe permesso di mantenere la pace, prevenire il risorgere del totalitarismo e instaurare ordinamenti democratici. Agosto 1943 -> Spinelli e Rossi furono tra i fondatori del Movimento Federalista Europeo MFE. Nel secondo dopoguerra i movimenti europeisti crebbero di numero e ampliarono i propri ranghi, svolsero una vivace azione di propaganda e sensibilizzazione dell’opinione pubblica e riuscirono ad esercitare una certa influenza sui governi. Quella dei movimenti era una galassia articolata. Al suo interno potevano distinguersi due grandi correnti: Le organizzazioni federaliste -> che perseguivano il fine dell’unificazione politica -> la più importante era l’Unione Europea dei federalisti (UEF) nata nel 1964 I gruppi che sposavano la linea funzionalista di un’integrazione graduale che procedesse per tappe coinvolgendo via via i settori che apparivano maturi per essere messi in comune, a partire da quelli economici. I progetti di integrazione coltivati dai movimenti europeisti dovettero presto fare i conti con il nuovo scenario che si andava delineando per effetto dell’insorgere della guerra fredda -> la UEF abbandonò le iniziali posizioni neutraliste e abbracciò la linea del “cominciare in Occidente” -> ossia operare per un’unificazione limitata all’Europa occidentale entro la cornice dello schieramento atlantico -> sarebbe così nato il Movimento Europeo. DAL PIANO MARSHALL AL CONSIGLIO D’EUROPA Gli USA guardavano con favore alla prospettiva dell’integrazione dell’Europa occidentale -> sarebbe stata più forte e si sarebbe potuta contrapporre con maggiore efficacia all’URSS e a quello che andava configurandosi come il blocco sovietico. Gli americani sollecitarono i paesi europei a cooperare tra loro nella definizione degli obiettivi e nella gestione degli aiuti del Piano Marshall. Aprile 1948 -> promossero la creazione dell’Organizzazione europea per la Cooperazione Economica OECE cui aderirono tutti i paesi beneficiari degli aiuti. I partner europei si mostrarono restii ad adottare una versione unitaria. L’OECE non riuscì a ritagliarsi un ruolo effettivo di indirizzo e coordinamento, si limitò a svolgere una funzione consultiva. Maggio 1948 -> si tenne all’Aia il Congresso d’Europa -> la più grande assise internazionale organizzata dai gruppi che stavano confluendo nel Movimento europeo. Nel corso del dibattito emersero approcci e obiettivi diversi:
Sarebbe stata una garanzia di pace con la Francia Avrebbe fornito un saldo ancoraggio all’Occidente Avrebbe costituito un deterrente nei confronti di ogni intento aggressivo da parte sovietica Avrebbe contribuito a stabilizzare il processo democratico interno esorcizzando i demoni del nazionalismo e militarismo. Anche l’Italia rispose positivamente -> i governi centristi guidati da De Gasperi seguivano una linea europeista. Oltre a motivazioni di carattere economico e sociale, giocava la volontà di far riacquistare a un paese uscito sconfitto dalla guerra, una posizione di parità con gli altri stati -> ben diversa era la posizione di UK -> la classe dirigente britannica vedeva ancora il proprio paese come una potenza imperiale globale -> il governo Attlee era riluttante a cedere a un’autorità sovranazionale il controllo di importanti settori economici e intendeva evitare che le proprie politiche fossero messe in discussione o sottoposte a interferenze esterne. 18 aprile 1951 -> i rappresentanti di Francia, RFT, Italia, Belgio, Olanda e Lussemburgo, firmarono a Parigi il trattato istitutivo della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA) -> prevedeva la creazione di un mercato comune fondato sul libero commercio e l’eguale accesso di tutti i paesi membri della comunità alle risorse e alla produzione del settore carbosiderurgico. La CECA aveva una struttura istituzionale particolare -> l’Alta società era composta da 8 membri designati dai governi, più un nono scelto dagli otto -> si trattava di un organo a carattere sovranazionale che doveva operare in una logica comunitaria. All’esigenza di questi ultimi di controllare l’operato dell’Alta autorità rispondevano due organi di carattere internazionale -> il Consiglio dei Ministri e l’Assemblea Comune -> la struttura internazionale della CECA rivelava quanto gli Stati aderenti fossero gelosi delle proprie prerogative e quanto poco fossero disposti a dare carta bianca ad autorità sovranazionali in grado di operare indipendentemente dai loro governi. Lo sviluppo della CECA non implicava certo un superamento dello Stato-nazione stesso, al contrario, l’integrazione europea rappresentò un tassello significativo della sua riaffermazione, poiché gli consentì di garantire ai propri cittadini livelli di sicurezza e prosperità tali da assicurare la sua sopravvivenza e il suo rilancio dopo gli sconvolgimenti degli anni Trenta-Quaranta -> tale processo prese le mosse grazie all’intreccio tra pragmatismo e idealismo -> la CECA costituì la pietra miliare della nuova Europa che iniziava a prendere forma lungo un asse di sviluppo costituito dalle attività economiche -> la nascita delle comunità del carbone e dell’acciaio. BATTUTE D’ARRESTO SUL VERSANTE MILITARE E POLITICO L’integrazione europea era legata a doppio filo alla questione tedesca. Intorno a questa questione ruotò anche una seconda importante vicenda che prese le mosse poco dopo quella della CECA. Giugno 1950 -> scoppia la Guerra di Corea -> il leader del Nord comunista, Kim Il Sung, lanciò l’invasione del Sud filoccidentale con l’obiettivo di unificare l’intera penisola sotto il suo controllo. Alla luce dell’analogia tra la divisione della Corea e quella della Germania, alimentò agli occhi degli USA il timore che la demarcazione territoriale potesse essere violata anche in Europa e rafforzò il convincimento dell’amministrazione Truman che fosse giunto il momento di riarmare la RFT contro eventuali iniziative militari sovietiche. Gli americani annunciarono l’intenzione di integrare la Germania Ovest nella NATO -> la prospettiva di un riarmo tedesco suscitava diffuse preoccupazioni soprattutto nella Francia -> Monet escogitò una soluzione analoga a quella della CECA.
24 ottobre 1950 -> il primo ministro francese René Pleven propose di costituire una Comunità Europea di Difesa -> prevedeva la creazione di un esercito europeo nel quale sarebbero stati integrati anche reparti della RFT che non avrebbe avuto altre forze armate. Le reazioni al piano Pleven furono tutt’altro che entusiastiche -> fu necessario un lungo negoziato. Il costituendo esercito europeo sarebbe stato integrato nella NATO e sottoposto agli ordini del suo Comando supremo. Art. 38 del trattato CED -> prevedeva l’istituzione di una sorta di comunità politica -> De Gasperi aveva chiesto con determinazione che si procedesse verso una nuova forma di unione politica dell’Europa -> a ispirare il presidente del Consiglio aveva contribuito l’opera di sensibilizzazione di Spinelli. I governi cambiarono atteggiamento, mostrandosi riluttanti ad accettare qualsiasi soluzione che implicasse un eccessivo grado di federalismo o comunque la cessione di rilevanti quote di sovranità nazionale a favore dell’istituenda autorità politica europea. Essi adottarono una tattica dilatoria lasciando arenare il progetto della Comunità europea in una sfibrante sequela di commissioni e conferenze che non produssero significativi esiti. A livello internazionale, l’avvio della distensione dopo la morte di Stalin rendeva meno rigida la minacciosa prospettiva di un’aggressione sovietica all’Europa occidentale, indebolendo così le spinte verso l’unità. Il progetto della CED usciva di scena e insieme a esso tramontava definitivamente anche l’ipotesi di dare vita alla Comunità politica. Riguardo al riarmo tedesco si tornava alla soluzione originariamente prospettata dagli USA -> così la Germania Ovest fece il suo ingresso nella NATO. I TRATTATI DI ROMA E LA CEE Negli anni europeisti si diffuse lo sconcerto. Negli anni seguenti, tuttavia, il percorso dell’integrazione non si arenò definitivamente -> si registrò un rilancio della costruzione europea che riprese a svilupparsi sul terreno dell’economia. Giugno 1955 -> ci fu l’evento che segnò il rilancio dell’Europa -> la conferenza tra i ministri degli Esteri dei sei paesi della CECA che si tenne a Messina -> proponeva di rilanciare il processo di integrazione lungo entrambe le direttrici tracciate dai sostenitori della costruzione europea degli anni precedenti: Integrazione “verticale” -> estendendo le competenze della CECA alle altre fonti di energia e trasporti e creando una nuova comunità settoriale nel campo dell’energia atomica -> del resto il carbone non avrebbe potuto sostenere a lungo le esigenze dello sviluppo. Integrazione “orizzontale” -> un’interazione globale non limitata a specifici settori -> dando vita ad un mercato comune tra i paesi della CECA da realizzarsi attraverso un’unione doganale che avrebbe comportato l’eliminazione dei dazi doganali e delle restrizioni quantitative alla circolazione delle merci e una politica commerciale comune verso il resto del mondo. La prospettiva del mercato comune incontrava resistenze -> la principale sostenitrice della comunità dell’energia atomica era la Francia, coltivando l’ambizione di dotarsi dell’arma nucleare utile anche a fini militari. L’Italia infine espresse il proprio interesse verso entrambe le proposte chiedendo che il mercato comune comportasse la libera circolazione anche della manodopera e dei capitali. La Conferenza di Messina si concluse con la decisione di nominare un comitato di esperti presieduto da Spaak -> il comitato propose di procedere alla creazione sia di una nuova comunità
del tenore di vita. Soprattutto in Francia i trent’anni che seguirono la fine della guerra sono conosciuti come le Trente glorieuses, per celebrare appunto la “rivoluzione invisibile” avvenuta nelle condizioni di vita. Anche per l’Europa orientale gli anni in questione furono caratterizzati da un forte sviluppo produttivo e una modernizzazione accelerata. Tra 1950 e 1973 -> il PIL europeo aumentò di quasi 3 volte, con un tasso di crescita medio annuo del 4,8%. Il PIL pro-capite crebbe a un tasso del: 4,1% nei paesi dell’Europa occidentale 3,8% in Europa Orientale 3,3% in Unione Sovietica Eccezione fatta per il Giappone che toccò addirittura la vetta dell’8% annuo. Tutti gli altri indicatori che meglio restituiscono la portata del generale miglioramento in campo economico e sociale vi sono quelli relativi al lavoro -> la disoccupazione calò, sia pure con ritmi diversi nei vari paesi, fino a una media del 2% a metà degli anni Sessanta. Tra 1950 e 1970 -> le retribuzioni reali aumentarono tra due e tre volte -> si registrò un processo di convergenza dei paesi europei su livelli di sviluppo più omogenei che in passato. Il tasso di crescita di UK non andò oltre il 3% medio annuo. Anche il Belgio crebbe relativamente meno di Francia, Olanda, Austria, Italia e Germania Ovest -> questi ultimi due paesi vissero uno sviluppo così straordinario da indurre i contemporanei a parlare di “miracolo economico”. Anni 60 -> anche la Spagna ancora retta dal regime autoritario di Franco fu investita da un milagro econòmico. Rimasero indietro Grecia e Portogallo, ancora caratterizzati da regimi non democratici. Altri fattori che determinano lo sviluppo economico: Consistente aumento della popolazione dovuto al baby boom del dopoguerra, cui concorsero i movimenti migratori Gli aiuti americani del Piano Marshall Incremento della produttività Disponibilità di una fonte energetica come il petrolio a buon mercato Processo di integrazione economica europea Ruolo dei governi e delle politiche pubbliche -> volte inizialmente a rilanciare gli investimenti La trasformazione di maggior rilievo fu il declino del settore primario con la correlata espansione dell’industria e del terziario. MIGRAZIONI E URBANESIMO I movimenti migratori furono una componente essenziale dell’età dell’oro -> un gran numero di persone si spostò verso l’Europa o soprattutto al suo interno per trovare lavoro. I nuovi arrivati provenivano dal resto d’Europa inclusi i paesi dell’Est e in parte dagli altri continenti. Si intensificarono notevolmente le migrazioni interne che comportavano uno spostamento tra località diverse nell’ambito di uno stesso paese. I paesi centro-settentrionali che avevano guidato il processo di industrializzazione sin dal XIX sec. come UK e Belgio, e quelli che stavano vivendo un
impetuoso boom economico come Francia e Germania Ovest, attirarono milioni di lavoratori dei paesi mediterranei. I contingenti migratori provenivano dal Mezzogiorno d’Italia, Spagna, Portogallo e Grecia. Fenomeno particolare fu l’esodo dei cittadini della RDT verso la RFT (da Est a Ovest). I paesi di emigrazione e quelli di immigrazione stipularono una serie di accordi bilaterali per regolamentare e controllare gli spostamenti -> i lavoratori immigrati risultavano particolarmente concentrati nelle occupazioni più dure e pericolose, il che spiega l’elevato numero di stranieri coinvolti negli infortuni sul lavoro. Gli Stati erano inclini ad escludere gli immigrati dai diritti e benefici sociali riservati ai propri cittadini. Con il passare del tempo, però, la tendenza dei lavoratori stranieri a stabilizzarsi e il moltiplicarsi dei ricongiungimenti familiari resero evidente che si profilava una migrazione a catena che per molti avrebbe avuto carattere permanente. Dall’Europa centro-settentrionale si sarebbero adoperati per porre un freno all’immigrazione e contenere l’afflusso di stranieri. Proprio l’Italia era il paese da cui provenivano i flussi migratori più cospicui intraeuropei. Sin dall’immediato dopoguerra i governi avevano individuato nell’emigrazione un fattore strategico per affrontare la ricostruzione, favorendo gli espatri al fine di alleviare la disoccupazione e allentare le tensioni sociali. A tal fine, l’Italia, da un lato pose la questione della libera circolazione della manodopera a livello di trattative multilaterali nell’ambito dell’ONU e del processo di integrazione europea, dall’altro, siglò accordi bilaterali di emigrazione con i principali paesi dell’Europa centro-settentrionale. Una parte rilevante dei flussi prese la forma dell’emigrazione assistita -> un’emigrazione pianificata e controllata dalle autorità italiane in tutte le sue fasi. Gli accordi bilaterali venivano rispettati solo parzialmente, la formazione professionale era precaria e i salari esigui, il vitto era insufficiente e le condizioni abitative lasciavano a desiderare. Questi fattori indussero molti lavoratori a emigrare clandestinamente. Parallelamente alle migrazioni internazionali si intensificarono i flussi migratori interni, lungo due direttrici fondamentali: Dalle aree rurali e dai piccoli centri verso le città Dalle regioni più arretrate verso quelle più sviluppate Ne risultò una forte spinta all’urbanesimo. In Italia, dove il fenomeno migratorio fu particolarmente accentuato, si sommarono a quelli che muovevano dal centro-sud verso Roma e il triangolo industriale Genova-Milano-Torino. Alcune tra le principali aree metropolitane del continente crebbero in maniera altrettanto significativa. All’incremento demografico si accompagnarono ovunque il boom edilizio e l’espansione urbana. Diversa fu la capacità di governare questi processi -> particolarmente acuto fu nelle aree urbane il problema della casa -> alla crisi degli alloggi che aveva segnato il dopoguerra e all’insufficienza quantitativa e al basso livello di comfort del patrimonio abitativo esistente, si andarono a sommare gli effetti della rapida crescita demografica dovuta all’incremento delle nascite e ai movimenti di popolazione. Negli anni 50 sovraffollamento e coabitazioni erano ancora realtà diffuse -> l’aspetto più drammatico del problema era rappresentato dagli agglomerati di baracche che sorsero o si ampliarono ai margini e negli spazi interstiziali delle grandi città. Per far fronte a questa questione
della famiglia nucleare, composta da una coppia eterosessuale sposata con figli. Se la pubblicità bombardava i consumatori con immagini di famiglie felici, la loro armonia si presumeva sulla condivisa accettazione del primato del marito e sulla subordinazione della moglie. L’egemonia di questo modello familiare aveva chiare motivazioni di natura politica. Può essere letta in questo senso anche la repressione dell’omosessualità, in particolare maschile -> in UK restò illegale fino al 1967; la RFT conservò fino al 1969 le norme in base alle quali gli omosessuali erano stati perseguitati dal regime nazista. La Chiesa cattolica si misurò con le trasformazioni in atto oscillando tra attaccamento alla tradizione e denuncia del materialismo intrinseco alla società dei consumi. Giovanni XXIII, il “papa buono”, emanò encicliche innovative come la Mater et magistra che incoraggiava i poteri pubblici ad adottare una politica di riforme per contrastare gli squilibri economici e promuovere la giustizia sociale. Giovanni XXIII convocò e aprì il Concilio Vaticano II che introdusse importanti innovazioni nella liturgia -> celebrazione in lingua moderna e non più in latino. UN’ALTRA MODERNIZZAZIONE: L’EUROPA ORIENTALE Le società dell’Europa orientale conoscevano una modernizzazione accelerata che presentava forti tratti specifici e distintivi. Come si è visto, dopo essersi impossessati del potere, i partiti comunisti introdussero nei paesi della regione un modello economico ricalcato su quello sovietico. 1950 -> in tutti i paesi dell’Europa orientale oltre il 90% delle attività produttive non agricole erano state nazionalizzate. Dai tardi anni 40 si mutò decisamente indirizzo, introducendo a forza nelle campagne una collettivizzazione di stampo sovietico. Il processo di industrializzazione interessò anche i paesi che in precedenza avevano un’economia ancora ampiamente agricola -> Romania, Bulgaria, Ungheria e Polonia. Nella prima metà degli anni 50 il PIL crebbe. I consumi privati e il tenore di vita della popolazione tendevano ad essere sacrificati alle superiori esigenze dello sviluppo industriale e militare. Del tutto particolare fu il cammino intrapreso dalla Jugoslavia che adottò un sistema basato sull’autogestione delle imprese da parte dei lavoratori organizzati in consigli elettivi e poi anche su una parziale liberalizzazione degli scambi e dei prezzi. La Jugoslavia, apertasi al commercio con l’occidente e al turismo estero, visse negli anni Sessanta un significativo sviluppo economico. Si introdussero riforme in materia di lavoro e pensioni, si destinarono a maggiori risorse alla produzione dei beni di consumo e al soddisfacimento dei bisogni fondamentali della popolazione, le cui condizioni di vita andarono leggermente migliorando. Gli esperimenti più significativi furono in Ungheria e Cecoslovacchia -> in quest’ultimo, nel 1967, fu varata una riforma che introduceva incentivi di mercato al posto dell’allocazione dei materiali e degli indici obbligatori del piano e consentiva la fluttuazione di gran parte dei prezzi -> nel 1968, però, il processo riformatore, fu brutalmente represso dai sovietici. Gli altri paesi del blocco sovietico furono investiti tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio del Sessanta da una seconda ondata di collettivizzazione. Al di là delle debolezze e degli squilibri che sarebbero presto apparsi evidenti, per l’Europa orientale quello compreso tra i tardi Cinquanta e i primi Settanta fu un periodo contrassegnato da un’indubbia vitalità economica. Il PIL crebbe notevolmente. Grazie alla crescita economica il divario tra i paesi dell’est e l’Europa occidentale tese a ridursi, sebbene la differenza nel tenore di vita restasse cospicua. Anche qui il fenomeno forse più rilevante in assoluto fu l’esodo delle campagne -> masse di contadini si trasferirono nelle città con prospettive occupazionali nell’industria spinti dalle possibilità che offriva la vita urbana.
La fase più acuta della guerra fredda si chiuse intorno alla metà degli anni Cinquanta. Successivamente, tuttavia, non mancarono occasioni di scontro tra USA e URSS. Una crisi si aprì intorno allo status di Berlino, i cui quartieri occidentali costituivano un’enclave dell’occidente all’interno della RDT. Per i sovietici, la mancata stipula di un trattato per sensibilizzare la situazione tedesca costituiva un grave problema -> la Germania orientale era infatti il perno strategico del blocco sovietico, ma anche il suo tallone d’Achille. Mosca doveva sostenere economicamente un regime debole in una Germania Ovest che al contrario viveva il proprio miracolo economico. Novembre 1958 -> Chruscev lancia un ultimatum -> se gli occidentali non avessero acconsentito a stipulare un trattato di pace sulla Germania, che avrebbe implicato la fine del regime di occupazione e quindi il loro ritiro da Berlino, i sovietici avrebbero firmato un trattato separato con la RDT, cui avrebbero lasciato il controllo sugli accessi a Berlino Ovest -> l’ultimatum fu ignorato. Chruscev lo ripropose in un incontro con J.F. Kennedy, ma il presidente lo respinse. Chruscev diede l’autorizzazione a isolare i quartieri occidentali. 13 agosto 1961 -> inizia la costruzione di un muro di protezione antifascista attorno a Berlino Ovest -> in principio si trattava di una barriera di mattoni e filo spinato, poi furono erette due massicce pareti parallele di cemento armato separate dalla cosiddetta “striscia della morte”. Il Muro di Berlino, che divenne il simbolo dell’Europa divisa, restituiva l’immagine lugubre della Germania dell’Est e dell’intero blocco orientale come una grande prigione a cielo aperto. Il culmine della tensione internazionale ci fu quando gli americani scoprirono che i sovietici stavano schierando dei missili nucleari a Cuba, dove si era insediato un regime guidato da Fidel Castro -> la guerra nucleare venne scongiurata grazie all’accordo raggiunto tra Kennedy e Chruscev. Lo scenario che si profilava in caso di conflitto nucleare era quello della distruzione reciproca -> le due superpotenze si impegnarono per regolamentare la propria rivalità e stabilizzare la deterrenza reciproca attraverso il negoziato per la messa al bando degli esperimenti nucleari nell’atmosfera, nello spazio e sott’acqua -> al trattato aderirono un gran numero di paesi, fatta eccezione per la Francia che ambiva a porsi alla guida di un’Europa più autonoma dall’alleato americano. Le due superpotenze decisero anche di aprire i negoziati per un trattato di non proliferazione nucleare che avrebbe vietato il trasferimento di tecnologia nucleare ai paesi che intendessero usarla per fini bellici. L’asse dell’antagonismo bipolare si era intanto spostato sul terreno economico e tecnologico -> questa competizione era rappresentata dalla corsa allo spazio. Ottobre 1957 -> l’URSS mette in orbita il primo satellite artificiale della storia, lo Sputnik e i sovietici inviano il primo uomo nello spazio. Luglio 1969 -> USA inviano il primo uomo sulla Luna. In campo economico presero piede iniziative di cooperazione -> aumentò il numero di turisti occidentali che visitavano i paesi dell’Est e crebbe il flusso inverso. Willy Brandt -> leader del partito socialdemocratico e borgomastro di Berlino Ovest, auspicò una nuova Ostpolitik incentrata sull’accettazione degli assetti postbellici e sul riavvicinamento tra le due metà d’Europa tramite lo sviluppo del dialogo e degli scambi. Un contributo non trascurabile all’instaurazione di un clima più tranquillo nelle relazioni tra i due blocchi venne dal pontificato di Giovanni XXIII -> con l’enciclica Pacem in terris, promulgata nel
revisione ideologica legata alla presa d’atto che la crescita economica, lo sviluppo della società dei consumi e il generale innalzamento del tenore di vita segnalavano un’evidente vitalità del capitalismo. Questi partiti abbandonarono l’obiettivo del superamento del sistema capitalistico. L’evoluzione più significativa fu quella della SPD -> il Congresso di Bad Godesberg sancì l’abbandono del marxismo e l’adozione di una nuova piattaforma di orientamento democratico e riformista, con cui la SPD intendeva liberarsi dei connotati di partito della classe operaia per acquisire il profilo di una forza popolare, capace di estendere il raggio dei propri consensi oltre l’elettorato tradizionale attraendo voti da tutte le categorie sociali. Nuovi scenari si aprirono nella politica italiana -> il PSI cambiò linea in seguito a degli eventi del 1956 che convinsero il segretario Pietro Nenni ad abbandonare le posizioni filosovietiche e a rompere l’alleanza strategica con il PCI -> fu uno dei fattori che contribuirono a (ri)portare la sinistra al governo, insieme ai primi segnali di rallentamento o contrazione del ciclo economico, che spingevano ad affidarsi a forze di nuove per rilanciare la crescita. In Italia, esauritasi la stagione del centrismo, la DC (Democrazia Cristiana) si aprì con estrema prudenza alla collaborazione con il PSI -> i socialisti diedero il proprio sostegno esterno al governo formato dal democristiano Fanfani e nel dicembre dell’anno successivo entrarono a far parte del nuovo esecutivo guidato da Aldo Moro, segretario della DC. Si avviava così la stagione del centro-sinistra -> le realizzazioni non furono pari alle attese, nonostante il varo di importanti riforme come la nazionalizzazione dell’energia elettrica e l’introduzione della scuola media unificata con l’innalzamento dell’obbligo a 14 anni. Nella RFT si ruppe l’alleanza tra i cristiano-democratici della CDU (Unità Cristiano-Democratica di Germania) e i liberali. La CDU decise di formare una Grosse Koalition con la SPD. UK -> il Labour vinse le elezioni del 1964 e tornò al potere Harold Wilson -> il governo laburista diede la priorità alla stabilità della sterlina per ragioni di prestigio internazionale. Wilson rinunciò così a gran parte delle riforme sociali che aveva promesso, per adottare invece misure di austerità come l’aumento delle tasse e del prezzo della benzina o il contenimento della spesa pubblica. Francia -> De Gaulle ottenne la concessione di poteri straordinari e l’avvio di un processo di revisione costituzionale, di cui De Gaulle ne fu presidente. Si tenne un altro referendum che sancì l’elezione diretta del presidente della Repubblica facendo della Francia un regime semipresidenziale -> nel quale cioè il potere esecutivo era condiviso dal presidente della Repubblica e dal governo. Da Gaulle si fece promotore di una politica nazionalista volta a rilanciare la grandezza francese con l’obiettivo di porre il proprio paese alla testa dell’Europa svincolata dalla logica dei blocchi. L’Europa meridionale restava contraddistinta dalla presenza di ordinamenti non democratici. Spagna e Portogallo -> i regimi di Franco e Salazar Paesi scandinavi -> continuavano ad essere governati da partiti socialdemocratici. SISTEMI DI WELFARE E MODELLO SOCIALE EUROPEO I governi socialdemocratici dotarono i paesi scandinavi di sistemi di welfare al fine di garantire la sicurezza sociale a tutti i cittadini. Grazie ad un consenso trasversale di fondo che accomunava i partiti di sinistra e quelli moderati o conservatori, la spesa sociale crebbe sensibilmente in tutti i principali paesi -> nel complesso i paesi europei si attestavano su livelli nettamente superiori rispetto ai partner d’oltreoceano. Gli anni 50 fino ai 70 furono l’originaria età dell’oro del welfare state in Europa occidentale. Svezia -> già negli anni Trenta i socialdemocratici avevano introdotto importanti provvedimenti in materia di assegni familiari -> tale continuità evidente nei paesi che avevano vissuto l’esperienza
dei regimi fascisti. Si andavano consolidando i tratti di quel modello sociale europeo che divenne una cifra distintiva del vecchio continente. Comunque, esisteva una differenza di fondo tra i sistemi di welfare: Quelli a carattere universalistico -> prevedevano una copertura di base fornita dallo Stato a tutti i cittadini contro i rischi legati alla vecchiaia, alla disoccupazione, agli infortuni, all’invalidità o alla malattia. Quelli di tipo particolaristico-occupazionale -> nei quali una pluralità di casse mutue fornivano le prestazioni previdenziali, assistenziali e sanitarie alle diverse categorie di lavoratori che versavano contributi. Negli anni Sessanta le politiche sociali erano ancora prevalentemente imperniate su un modello standard di famiglia nucleare fondata su un matrimonio stabile e una precisa ripartizione dei ruoli di genere -> questo modello presupponeva che il “male breadwinner” assicurasse al nucleo familiare il sostentamento con i proventi del proprio lavoro retribuito, mentre alla donna sposata spettassero primariamente i compiti di cura. Riguardo al modello sociale europeo, indicazioni convergenti vengono anche dall’altro versante della cortina di ferro. Gli Stati comunisti dell’Europa orientale, oltre a promuovere la piena occupazione, istituirono estesi sistemi di welfare che prevedevano istruzione e sanità gratuite per tutti i cittadini -> si registrarono diffusi progressi -> gli europei godevano di standard di protezione sociale più elevati rispetto alle generazioni precedenti, nonché alle popolazioni degli altri continenti -> l’Europa poteva vantare il primato della minore disuguaglianza sociale a livello planetario. L’INTEGRAZIONE EUROPEA: SVILUPPI E CONTRASTI Un leader politico le cui azioni esercitarono un peso rilevante sugli sviluppi del processo di integrazione negli anni Sessanta, è sicuramente De Gaulle -> egli aveva in mente un’Europa delle patrie, una costruzione basata sulla cooperazione tra gli Stati e la centralità dei governi nazionali -> originò il progetto di una nuova costruzione europea -> l’Unione di Stati -> presentato dal governo di Parigi nell’ottobre del 1960. La proposta prevedeva una cooperazione a vasto raggio estesa anche ad altri ambiti quali la politica, la difesa e la cultura. Aveva un’ispirazione rigorosamente unionista. Gli obiettivi di De Gaulle non erano però condivisi dai partner comunitari, in particolar modo Belgio e Olanda, che temevano un’eccessiva egemonia francese sull’Europa e non vedevano di buon occhio l’allentamento dei rapporti con USA e UK che la linea del generale implicava -> fu avviata la politica agricola comune PAC. Per il settore primario i Sei adottarono un regime diverso rispetto a quello liberista, incentrato sulla concorrenza e le regole del mercato, che era stato scelto per i prodotti industriali -> la strada intrapresa fu quella della regolamentazione. Fulcro del sistema erano i prezzi comunitari generalmente più alti di quelli di mercato internazionale e della media dei prezzi praticati in precedenza nei paesi membri. Un sistema di compensazioni favoriva poi agricoltori e allevatori comunitari. Da un lato la PAC era funzionale soprattutto all’esigenza della Francia, dall’altro la scelta di privilegiare i produttori rispetto ai consumatori rispondeva per i governi all’obiettivo politico prioritario di dare sostegno alla famiglia contadina in chiave di stabilizzazione sociale e consolidamento del consenso in un mondo rurale investito da epocali processi di cambiamento che ne mettevano a repentaglio gli assetti tradizionali. La PAC acquisì presto un rilievo cruciale nel processo di integrazione europea. Negli anni Sessanta si pose il tema dell’allargamento della CEE -> UK presentò domanda di adesione abbandonando la linea di autoesclusione. Per Londra
Dal punto di vista ideologico, il movimento studentesco attinse ampiamente al patrimonio di riflessioni e analisi sviluppate negli anni precedenti dalla nuova sinistra -> un arcipelago di intellettuali, gruppi e riviste di orientamento anticapitalista che si erano impegnati in un ripensamento critico del marxismo volto a delineare nuove forme di un socialismo al passo con le trasformazioni della Golden Age. I terreni del movimento studentesco erano l’antiautoritarismo e l’antimperialismo -> il rifiuto dell’autoritarismo accademico e la messa in discussione dei meccanismi gerarchici furono estesi a tutte le strutture sociali, dalla famiglia alle istituzioni totali come il carcere o il manicomio. Il superamento della divisione gerarchica tra il pubblico e privato apriva la strada all’affermazione di una nuova e più ampia idea di politica. Sul piano internazionale si lottava per l’autodeterminazione del Terzo Mondo e la guerra del Vietnam -> dopo il ritiro dei francesi dall’Indocina, il territorio vietnamita era diviso in Vietnam del Nord (comunista e Vietnam del Sud (filoccidentale) -> gli USA inviarono un contingente militare per contrastare i Vietcong che si battevano per rovesciare un governo e riunire le due metà del paese sotto la guida dei comunisti. Gli studenti europei si mossero autonomamente dagli attori politici tradizionali e al di fuori dei canali istituzionali scendendo nelle strade o occupando le facoltà che vennero trasformate in centri di elaborazione politica e culturale dove sperimentare attività didattiche alternative e nuove dinamiche comunitarie. 1968 IN FRANCIA -> In Francia l’epicentro fu Parigi. Il carattere radicale della protesta era espresso da slogan francesi utopici come: “Vietati vietare” o “Siate realisti, chiedete l’impossibile”. La mobilitazione si estese poi al mondo del lavoro. 13 maggio 1968 -> fu proclamato uno sciopero generale in solidarietà con il movimento studentesco e contro il governo -> nei giorni successivi alla mobilitazione si unirono altre categorie professionali come gli impiegati pubblici, i giornalisti. 30 maggio 1968 -> De Gaulle annuncia lo scioglimento dell’Assemblea nazionale -> mentre i partiti di sinistra e i sindacati erano divisi, le forze conservatrici si raccolsero attorno a De Gaulle. 1968 IN ITALIA -> fu policentrico, ebbe una maturità più lenta e segnò l’inizio di un decennio di forte mobilitazione sociale. Nelle università occupate si trovavano peculiarità di anime con diversi orientamenti ideologici, strategie e obiettivi. 1 marzo 1968 -> battaglia di Valle Giulia, sede della facoltà romana di architettura, gli studenti si scontrarono con la polizia. La volontà di estendere la mobilitazione al di fuori dell’università si esprimeva soprattutto nella ricerca di un collegamento con le lotte operaie. Gli studenti sfruttavano le conoscenze e competenze che andavano per realizzare inchieste sulle condizioni di lavoro, la nocività e le malattie professionali negli stabilimenti industriali del territorio. Le parole d’ordine del movimento studentesco -> antiautoritarismo, egualitarismo, rifiuto della delega, assemblearismo -> riecheggiavano nelle lotte operaie. Grazie a queste lotte gli operai ottennero vantaggiosi rinnovi contrattuali. 1968 in Germania Ovest -> la Germania Ovest ebbe una contestazione marcata dalla connotazione terzomondista ma anche uno stretto ancoraggio alla recente storia tedesca, poiché i giovani imputarono agli adulti di non aver fatto i conti con la pesante eredità del nazismo e denunciarono la comunità del Terzo Reich e la RFT a livello di strutture di potere e classi dirigenti. A guidare la protesta fu la Lega Socialista Tedesca degli studenti SDS -> questa aveva formato altre associazioni studentesche e alcune organizzazioni -> un fronte noto come Opposizione
extraparlamentare che aveva dato vita a una campagna contro il varo di norme che prevedevano la limitazione dei diritti civili e politici in caso di proclamazione dello stato di emergenza. 11 aprile 1968 -> il carismatico leader della SDS, Detschke, fu gravemente ferito da un giovane di destra che gli sparò alla testa. Nei duri scontri con la polizia si registrarono due morti e centinaia di feriti, ciò determinò una presa di distanza da parte dei sindacati. La mobilitazione studentesca iniziò a declinare. Il Sessantotto ebbe un impatto molto limitato. Non ci fu alcun rovesciamento dell’ordine costituito. Su un piano generale, tuttavia, il ’68 innovò le forme della politica e introdusse nelle società europee fermenti di liberazione e democratizzazione che sarebbero maturati negli anni seguenti -> germogliò il movimento femminista. Anche sulla scia del Sessantotto avrebbero poi preso piede i fenomeni della lotta armata e del terrorismo che avrebbe scosso la società italiana e quella tedesca. In Europa orientale gli eventi del ’68 maturarono in regimi autoritari -> l’ampliamento dei margini di libertà ne costituì la cifra dominante. In primavera moti di contestazione scoppiarono anche in Jugoslavia. Nell’Europa dell’est la vicenda di maggior rilievo si svolse nella Cecoslovacchia, con la Primavera di Praga -> il segretario del partito comunista Antonin Novonty venne sostituito dal riformatore Alexander Dubcek che varò un programma che prevedeva: parziale liberalizzazione economica introduzione di elementi di pluralismo politico limitazione del potere dei servizi di sicurezza completa libertà di espressione e di stampa -> abolizione della censura La leadership sovietica guardava con apprensione a questi sviluppi, preoccupati che Praga potesse scivolare verso una posizione di neutralità internazionale. La Cecoslovacchia fu occupata -> la popolazione reagì scendendo nelle strade e mettendo in atto una ferma resistenza passiva con manifestazioni, scioperi e atti di boicottaggio -> Dubcek e altri esponenti furono portati a Mosca e lui fu espulso. Si concretizzò la dottrina Breznev -> i paesi satelliti potevano determinare il proprio corso politico purché questo non intaccasse i principi del socialismo. In quel caso l’Unione Sovietica sarebbe intervenuta -> la Primavera di Praga trovò solo una limitata solidarietà nei movimenti studenteschi occidentali. Il ’68 può essere considerato come un anno spartiacque che segnò l’inizio della fine per il blocco orientale e la stessa URSS. LA CRISI DELLA MODERNITÀ OCCIDENTALE LA FINE DEL SISTEMA AUREO E LO SHOCK PETROLIFERO Gli anni Settanta furono caratterizzati da radicali cambiamenti in Europa -> si parla di crisi e di transizione, di fine di quella esperienza di modernità. Gli anni Settanta hanno segnato l’esordio di una grande trasformazione, politica, sociale, economica e culturale. Cominciarono a cambiare i rapporti tra i paesi europei e le due superpotenze. I progressi della CEE consolidarono il ruolo dell’Europa occidentale nello scenario economico mondiale. D’altra parte l’intensificazione dei contatti e degli scambi tra l’Europa occidentale e quella orientale, avviata con la distensione tra le due Germanie, consentì il rafforzamento di una politica europea che aspirava a una maggiore autonomia da USA e URSS. L’impulso decisivo per la configurazione degli equilibri provenne dagli USA, indeboliti. Infatti i costi della Guerra del Vietnam avevano molto appesantito i deficit di bilancio federale, così, per far fronte a questa emergenza finanziaria, la banca centrale aveva cominciato a stampare un’ingente quantità di banconote che oltre a innescare una forte crescita