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Fine Colonialismo e Rivalità Europee: Nascita Nuovi Stati - Prof. Capuzzo, Appunti di Storia Contemporanea

Come l'espansione coloniale porti a una serie di conflitti tra popoli e nazioni europee, con particolare riguardo all'India e agli Stati Uniti. la nascita di una coscienza nazionale in alcuni popoli colonizzati, la creazione di nuovi stati e la divisione ideologica tra sistema comunista e democratico. Il documento illustra anche la situazione politica, economica e sociale in Europa dopo la prima e seconda guerra mondiale.

Tipologia: Appunti

2021/2022

Caricato il 22/09/2022

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Non tutti gli studiosi sono d’accordo con la data d’inizio della storia contemporanea. L'utilizzo di date per
definirla è un espediente di economia mentale che serve per sistematizzare:
• Dal 1789 (data di avvio della Rivoluzione Francese) al 1815 (congresso di Vienna);
• 1848: altro anno di grande svolta legato ai moti nazionali e ai rivolgimenti che ad essi seguiranno;
• 1870: guerra franco-prussiana. In seguito alla sconfitta della Francia, si avvierà quel processo che nel 1871
segnerà la nascita della Germania unita;
• 1878: congresso di Berlino. Anno decisivo per la storia d’Europa > così come il congresso di Vienna,
ridisegna gli equilibri internazionali tra i vari paesi;
• Per altri, addirittura la WWI. Fino alla prima guerra mondiale, ci sono ancora persistenze dell’800 per cui
si può cominciare a parlare di “età moderna” solo con lo scoppio di questo conflitto > rottura con le
modalità delle guerre ottocentesche.
Com'è l’Europa che si affaccia all’alba del ‘900? Composta sostanzialmente da stati monarchici (es: regni,
imperi, principati). L'unico stato repubblicano è la Francia (= 3a repubblica). Nel 1901 muore la regina
Vittoria che, per 64 anni, ha guidato il Regno unito > imparentata con molte famiglie regnanti in Europa,
soprattutto legata alla dinastia tedesca degli Hannover. Chi regna sull’impero tedesco? GUGLIELMO II.
Questi legami di carattere dinastico riguardano un po’ tutti i paesi europei.
Francesco Giuseppe II (impero asburgico): tutti questi sovrani (+ zar Nicola) sono accumunati dal sentirsi
europei, dal parlare le maggiori lingue europee (inglese, francese e tedesco), dallo stesso senso del dovere
e della missione che devono compiere.
Ci troviamo di fronte, agli inizi del ‘900, al fenomeno della TRANSCULTURALITA’* che si esprime attraverso
le case regnanti e la loro condivisione culturale + tutta una serie di movimenti politici che, a cavallo tra ‘800
e ‘900, si sviluppano: liberalismo, socialismo, anarchismo e nazionalismo. Essi si ritrovano diffusi nei paesi
europei travalicando i confini degli Stati, dunque sono trasversali.
*Si rifà alla diffusione di aspetti culturali che si rintracciano in aree diverse e
che determinano una contaminazione. Accanto ai movimenti politici che si sviluppano nei vari paesi
europei + Russia zarista, ci sono movimenti di carattere culturale e sociale, anche se su di essi
impatterà indirettamente la politica: antisemitismo (da fine ‘800 col caso Dreyfus), pacifismo e militarismo.
Al di là delle singole differenze, gli stati sono caratterizzati da una serie di sistemi politici e giuridici con
principi e pratiche di governo condivisi > i paesi europei, ancorché monarchici e costituzionali, hanno
parlamenti rappresentanza politica codici. In questo quadro, a dare maggiore compattezza politica
all’Europa, vi è un fenomeno che definiamo di ordine economico:
LA SECONDA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE che comincia a metà del 19 esimo secolo e raggiunge il suo apice
negli ultimi decenni dell’800 (dal 1870 in poi). Darà all’economia capitalistica un’impronta che non sarà più
modificabile. Adesso siamo in un’era post-capitalistica > processo di deindustrializzazione. Con
l’industrializzazione, l’economia capitalistica, trova i suoi fattori costitutivi nell’industria e nella finanza.
Oggi il rapporto industria/finanza si è ribaltato e prevale la finanza > es: sanzioni sul sistema bancario
erogate dall’unione economica nel conflitto russo-ucraino, che si spera funzionino come deterrente sulla
finanza russa. Nella 2a r. i., c’è la nascita di nuove tecniche di produzione strettamente connesse alla ricerca
scientifica che portano, a loro volta, alla nascita di nuove industrie (chimica, elettricità, acciaio che dà vita
all’industria metallurgica/pesante). Ci fu l’aumento dei beni prodotti dall’industria realizzati
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Non tutti gli studiosi sono d’accordo con la data d’inizio della storia contemporanea. L'utilizzo di date per definirla è un espediente di economia mentale che serve per sistematizzare:

  • Dal 1789 (data di avvio della Rivoluzione Francese) al 1815 (congresso di Vienna);
  • 1848: altro anno di grande svolta legato ai moti nazionali e ai rivolgimenti che ad essi seguiranno;
  • 1870: guerra franco-prussiana. In seguito alla sconfitta della Francia, si avvierà quel processo che nel 1871 segnerà la nascita della Germania unita;
  • 1878: congresso di Berlino. Anno decisivo per la storia d’Europa > così come il congresso di Vienna, ridisegna gli equilibri internazionali tra i vari paesi;
  • Per altri, addirittura la WWI. Fino alla prima guerra mondiale, ci sono ancora persistenze dell’800 per cui si può cominciare a parlare di “età moderna” solo con lo scoppio di questo conflitto > rottura con le modalità delle guerre ottocentesche.

Com'è l’Europa che si affaccia all’alba del ‘900? Composta sostanzialmente da stati monarchici (es: regni, imperi, principati). L'unico stato repubblicano è la Francia (= 3a repubblica). Nel 1901 muore la regina Vittoria che, per 64 anni, ha guidato il Regno unito > imparentata con molte famiglie regnanti in Europa, soprattutto legata alla dinastia tedesca degli Hannover. Chi regna sull’impero tedesco? GUGLIELMO II. Questi legami di carattere dinastico riguardano un po’ tutti i paesi europei.

Francesco Giuseppe II (impero asburgico): tutti questi sovrani (+ zar Nicola) sono accumunati dal sentirsi europei, dal parlare le maggiori lingue europee (inglese, francese e tedesco), dallo stesso senso del dovere e della missione che devono compiere.

Ci troviamo di fronte, agli inizi del ‘900, al fenomeno della TRANSCULTURALITA’* che si esprime attraverso le case regnanti e la loro condivisione culturale + tutta una serie di movimenti politici che, a cavallo tra ‘ e ‘900, si sviluppano: liberalismo, socialismo, anarchismo e nazionalismo. Essi si ritrovano diffusi nei paesi europei travalicando i confini degli Stati, dunque sono trasversali.

*Si rifà alla diffusione di aspetti culturali che si rintracciano in aree diverse e

che determinano una contaminazione. Accanto ai movimenti politici che si sviluppano nei vari paesi europei + Russia zarista, ci sono movimenti di carattere culturale e sociale, anche se su di essi

impatterà indirettamente la politica: antisemitismo (da fine ‘800 col caso Dreyfus), pacifismo e militarismo.

Al di là delle singole differenze, gli stati sono caratterizzati da una serie di sistemi politici e giuridici con principi e pratiche di governo condivisi > i paesi europei, ancorché monarchici e costituzionali, hanno parlamenti – rappresentanza politica – codici. In questo quadro, a dare maggiore compattezza politica all’Europa, vi è un fenomeno che definiamo di ordine economico:

LA SECONDA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE che comincia a metà del 19 esimo secolo e raggiunge il suo apice negli ultimi decenni dell’800 (dal 1870 in poi). Darà all’economia capitalistica un’impronta che non sarà più modificabile. Adesso siamo in un’era post-capitalistica > processo di deindustrializzazione. Con l’industrializzazione, l’economia capitalistica, trova i suoi fattori costitutivi nell’industria e nella finanza. Oggi il rapporto industria/finanza si è ribaltato e prevale la finanza > es: sanzioni sul sistema bancario erogate dall’unione economica nel conflitto russo-ucraino, che si spera funzionino come deterrente sulla finanza russa. Nella 2a r. i., c’è la nascita di nuove tecniche di produzione strettamente connesse alla ricerca scientifica che portano, a loro volta, alla nascita di nuove industrie (chimica, elettricità, acciaio che dà vita all’industria metallurgica/pesante). Ci fu l’aumento dei beni prodotti dall’industria realizzati

in forma seriale a discapito dell’artigianato. L'industrializzazione ha anche altre conseguenze: grazie ai progressi della

ricerca scientifica, porta a un miglioramento delle tecniche agricole + migliori

raccolti. Ciononostante, determinò anche l’inizio dello spopolamento delle

campagne > aree rurali lasciate dai contadini per trasferirsi nelle città

industriali (inurbamento delle masse agrarie e cambiamento delle città.

Nasce anche una nuova branca dell’economia: il settore TERZIARIO, a cui fanno

capo i trasporti, i servizi commerciali, quelli assicurativi, la ristorazione e tutta

una serie di attività della pubblica amministrazione che (agli inizi del ‘900) amplia notevolmente gli interventi nella società.

Lo Stato acquisisce nuove funzioni > assicurazione di vecchia, quella contro gli infortuni, la pensione: tra ‘800 e ‘900, con la Germania bismarckiana come modello, c’è la nascita dello Stato sociale = insieme di funzioni per cui lo Stato si occupa del benessere dei cittadini. Per esempio, l’RdC fa capo al sistema di welfare state che nasce nel periodo della 2RI.

L'industrializzazione porta all’aumento di produzione dei beni + crescita conseguente della ricchezza, che non viene largamente redistribuita tra la massa dei lavoratori. Inoltre, porta a un cambiamento dei rapporti internazionali e delle gerarchie mondiali tra paesi produttori che riescono ad avviare prima e più intensamente l’industrializzazione. Rispetto all’Europa Centrale, l’Italia arriva in ritardo all’industrializzazione > il decollo avviene durante l’età giolittiana (primi 15 anni del ‘900). In quegli anni, Milano diventa uno dei centri propulsivi dell’industrializzazione italiana.

Ciò porta l’Europa a diversificarsi dalle altre aree del mondo, soprattutto Asia e Africa, escluse da tutto questo genere di modificazioni + ad avvicinarsi agli Stati Uniti che sta vivendo la stessa situazione economica in maniera ancora più spinta.

C’è un fenomeno che grava fortemente sull’Europa: da un lato è costituito dall’aumento demografico (conseguenza della crescita economica). Agli inizi del ‘900, l’Europa ha una popolazione di 430 milioni, pari a ¼ della popolazione mondiale. Ergo, lo sviluppo economico e quello demografico sono interconnessi. In quest’epoca, inoltre, si spostano grandi masse di prodotti industriali (merci) favorite dalla maggiore efficienza + economicità dei mezzi di trasporto, soprattutto le ferrovie che hanno grande sviluppo dalla seconda metà dell’800 + navigazione a vapore*.

*Ruolo importante rivestito nell’emigrazione transoceanica. Le navi provenienti dagli USA che giungevano in Europa cariche di merci ripartivano piene di emigranti. Gli armatori le usavano sia come navi merci, sia come navi adibite al trasporto di persone.

Crisi economica nel 1872: crack borsistico nella Mitteleuropa – borsa di Vienna. Porta a una serie di crolli finanziari + malattie che colpiscono i raccolti agricoli, in particolare la coltivazione della vite e quella del gelso. Ciò significa che la febbrina va a impattare sulla produzione della seta (?).

Tra i contadini che lasciano il loro paese agli inizi del ‘900, ci sono molti italiani provenienti dal Nord > Friuli italiano ottenuto nel 1866 dopo la guerra d’indipendenza (attuale provincia di Udine), Lombardia, Piemonte, Liguria ed Emilia-Romagna.

Negli anni ‘70 dell’800, questi contadini andavano oltreoceano > nei paesi dell’America Latina: Argentina, Brasile e Uruguay. Andavano in quei territori perché, in quegli anni, Argentina e Brasile avevano abolito la

→ Periodo fascista: nel 1935/36 venne conquistata l’Europa + proclamazione dell’Impero dell’Africa

Orientale Italiana.

Riprendiamo dal 1901, quando morì la regina Vittoria > fine di un modo di essere dell’Europa dei sovrani, delle corti, dell’aristocrazia. Il mondo che si apre con il ‘900 vede molti dei sovrani presenti in Europa aver perso larga parte del potere di un tempo. Hanno sempre più rilevanza dei nuovi attori:

  • Il ceto borghese = quello che guida l’industrializzazione dal punto di vista socioeconomico (parte più alta costituita da imprenditori e industriali, fino ad arrivare ai piccoli commerciati ed impiegati che costituiscono la piccola borghesia);
  • Il proletariato = vale a dire gli operai; oggi non esiste più.

→ Progressivo arretramento dell’aristocrazia soprattutto con la WWI.

L'impero tedesco vede, a cavallo tra ‘800 e ‘900, una forte crescita dell’industrializzazione, un forte ceto borghese fino a quel momento poco presente nel paese e vede anche svilupparsi una città come Berlino, da poco (1871) diventata capitale. Tutto ciò porta a uno sviluppo urbanistico intenso della città. A partire dall’indipendenza la Germania si pone come grande potenza dal punto di vista industriale e commerciale, intaccando il predominio della Francia. Inoltre cerca di intaccare il primato degli armamenti, entrando in conflitto anche con l’Inghilterra = una delle cause dello scoppio della WWI + corsa al riarmo. Ci fu anche uno sviluppo demografico (da 49 a 66 milioni di abitanti), l’aumento del reddito pro-capite e del grado di istruzione; tutto ciò determina una maggiore efficienza e una maggiore spinta verso la modernizzazione.

Nell'esercito italiano, il tasso di analfabetismo era molto elevato: su 1000 soldati, 330 erano analfabeti (30%) > corsi per apprendere i rudimenti.

Agli antipodi rispetto alla Germania c’era un altro paese europeo: la Russia guidata da Nicola II, profondamente arretrata e caratterizzata da una concezione autocratica del potere + in forte ritardo per quanto riguarda l’industrializzazione e lo zar cercava di porvi rimedio attirando capitali stranieri che volevano investire nelle imprese russe. Dunque, non c’è uno sviluppo locale dell’industria. Comincia a formarsi anche lì un ceto borghese in ascesa che si raccoglie soprattutto nelle città, ma agli inizi del ‘900 la Russia è ancora un paese di contadini dove i progressi dell’istruzione vanno a rilenti. Alla vigilia della WWI, si hanno solo 70mila studenti iscritti all’università.

Alla crescita del ceto borghese russo corrisponde il declino dell’aristocrazia che sopravviveva grazie alle rendite derivanti dal patrimonio terriero e che, da lì a poco tempo, sarebbe stato spazzato via dalla rivoluzione bolscevica.

Nicola II, inoltre, non riusciva a percepire le trasformazioni in atto in Russia > zar legato a una concezione superata del potere basato sulla legittimazione divina (spazzata via dalla Rivoluzione del 1789).

Unificando nell’imperatore la corona austriaca con quella ungherese, si diede avvio al multietnico impero asburgico, costituito da un mosaico di popoli (presenti anche degli italiani nella parte meridionale + in Istria, Dalmazia e

Fiume). Anche l’Austria era un paese sostanzialmente agricolo, eccezion fatta per la Boemia (> Cecoslovacchia > Slovacchia e Rep. Ceca) che diventa il Land trainante dello sviluppo industriale asburgico.

Nicola II, Guglielmo II e Francesco Giuseppe sono degli imperatori arretrati rispetto ai cambiamenti che la società sta vivendo e non si rendono conto della marea montante costituita dalla crescita della borghesia/proletariato e anche del fatto che l’affermazione della società di massa richiede una serie di diritti che per loro sono inconcepibili ma che altri paesi europei stanno cominciando ad elargire (es: Francia

e Gran Bretagna). Nel 1907, l’Austria concederà il suffragio universale maschile e nel 1912 ciò avverrà in Italia.

L'Europa dell’inizio del ‘900 è percorsa da idealità che ritengono che si stia aprendo un periodo di grande sviluppo, che si fonda sulla fiducia nel progresso e sull’ottimismo, anche se cominciano proprio in questo periodo a mostrarsi una serie di crepe che costituiranno il motivo dello scoppio della WWI.

PACE IN EUROPA:

  • Ultima guerra combattuta in Europa > guerra franco-prussiana nel 1870/71;
  • 1899: venne istituito il Tribunale Internazionale dell’Aja per tentare di mantenere la pace e ha il compito di dirimere i conflitti internazionali tra nazioni > ora vuole aprire una causa contro Putin per crimini contro l’umanità;
  • 1901: premio Nobel per la pace a Frédéric Passy, fondatore del Tribunale dell’Aja, e Henry Dunant che, all’indomani della battaglia di Solferino che ha lasciato sul campo migliaia di morti e feriti, fonda la Croce Rossa.

Tra ‘800 e ‘900 si sono affacciati dei nuovi attori di carattere politico-sociale: i borghesi da un lato, che costituiscono un ceto molto articolato, e gli operai dall’altro. Di fronte all’ascesa del movimento operaio e socialista, che è una delle espressioni politiche dei proletari, i governi dei vari paesi europei – compresi quelli conservatori – emanano una serie di norme a tutela dei diritti dei lavoratori. Lo Stato che avvia prima di tutti questo processo è la Germania bismarckiana, la quale dà vita negli anni ‘80 dell’800 a una serie di provvidenze legislative per la tutela assicurativa, per la pensione, la disoccupazione (etc.): tutti provvedimenti che costituiscono le basi dello stato sociale.

Dopo queste leggi vennero introdotte delle misure a favore del lavoro come la riduzione dell’orario di lavoro > fissato in 10h lavorative. Ciò non avviene in Italia, nonostante imiti la legislazione tedesca, che vi arriverà nell’età giolittiana (primi anni del ‘900). Altre norme riguardavano i contratti collettivi di lavoro per le varie categorie, garanzie per la sicurezza sul lavoro (incidenti frequenti), altre norme che tutelavano la salute (ambienti di lavoro malsani che favorivano la diffusione delle malattie).

Queste ultime norme costituiscono quelle relative alla legislazione del lavoro.

In questo periodo molti governi, invece di essere repressivi nei confronti degli operai, reagiscono in maniera contraria. Giolitti vara un’azione di governo liberal-progressista rispetto a quella reazionaria di fine secolo > progressivo inserimento delle masse nella vita politica del paese. Il governo di Giolitti istituì l’INA (Istituto Nazionale Assicurazione), che è stato a lungo un ente importante nella vita nel nostro paese.

Ci furono fattori che hanno contribuito a mettere in crisi i sistemi di rappresentanza politica liberali, fondati sul censo, sull’istruzione e sull’esclusione dei meno abbienti. Nei due decenni che precedono la WWI, in molti paesi europei viene allargato il diritto di voto e, in rari casi, allargato il suffragio universale a tutti gli uomini (fine ‘800: Francia, Germania, Spagna, Belgio, Svizzera, Norvegia – primi del ‘900: Serbia, Italia nel 1912 > limitazione relativa all’alfabetizzazione: doveva avere almeno 30 anni ed aver fatto la leva militare).

Il periodo della rappresentanza liberale venne messo in crisi durante le elezioni del 1919 in cui irrompono i grandi partiti di massa (Partito Popolare e Partito Socialista); hanno votato pure gli operai e i contadini, che non detengono la ricchezza e – in molti casi – hanno una bassa istruzione.

Alla fine della WWI, il voto universale viene concesso anche in UK e Olanda. Da questo processo è escluso un impero autocratico: la Russia zarista. Con l’estensione del suffragio universali, votano soggetti fino a quel momento esclusi come operai e contadini. Tuttavia, a rimanere escluse dal voto sono anche le donne. Nell'Europa occidentale e settentrionale, alla fine dell’800 (in particolare nel Regno Unito) avevano dato

C'era anche la festa dello statuto che celebrava lo Statuto Albertino, ossia la carta costituzionale del Regno d’Italia. La costituzione repubblicana entrò in vigore il 1° gennaio 1948.

Anche l’odonomastica cittadina concorre a rafforzare il senso identitario = è la branca della toponomastica che si occupa dei nomi attribuiti alle piazze e alle strade delle città > strade intitolate a personaggi del Risorgimento come Luigi

Farini, Gioberti, Cavour / dedicate all’epopea dei Mille / nomi delle battaglie risorgimentali come via XX Settembre (20 settembre 1860: entrata a Roma delle truppe dell’esercito italiano dopo la sconfitta dell’esercito pontificio) e via Magenta.

Tutti questi fattori concorrono a quel processo che uno storico tedesco (George Mosse) ha definito “nazionalizzazione delle masse” = nei vari paesi europei si punta all’integrazione nella nazione e nello Stato di tutta una serie di fasce della popolazione, anche quelle meno abbienti e alfabetizzate, per riconoscersi in passato/presente/futuro comune. A fronte di questi processi di nazionalizzazione delle masse che nell’Europa centro-occidentale sono facilitati dalla presenza di popolazioni omogenee (non ci sono numerose minoranze come nel Regno Unito grazie agli irlandesi e in Spagna con catalani e baschi). In Italia c’erano minoranze storiche costituite dai francesi della Valle d’Aosta, dagli albanesi di alcune regioni meridionali come Molise – Calabria – Sicilia, dalle comunità greche e croate sempre al Sud. Vi erano anche due grandi imperi plurinazionali:

  • L’impero asburgico (Austria + Ungheria) dove la popolazione di lingua tedesca assommava appena a ¼ dell’intera popolazione e dove erano presenti 17 gruppi linguistici diversi, di cui i più numerosi erano gli ungheresi che abitavano la Transleithania, i cechi, i polacchi, i rumeni, gli italiani che erano appena il 2%. Questi gruppi nazionali si ponevano in maniera diversa rispetto al potere degli Asburgo: per esempio, gli italiani miravano all’indipendenza mentre i cechi (abitanti della Boemia) miravano a una maggiore autonomia nella cornice dell’impero, dunque non avevano mire indipendentiste;
  • L’impero russo era multietnico: i russi rappresentavano meno della metà della popolazione nell’impero. Erano maggioritarie una serie di minoranze presenti tanto nella parte europea quanto in quella asiatica: ucraini, polacchi (alla fine del ‘700, la Polonia era stata divisa tra Austria, Prussia e Russia), bielorussi, kazaki e molti ebrei. Nei confronti di queste minoranze, le autorità zariste – a cavallo tra ‘800 e ‘900 – avviano una politica di russificazione, imponendo la lingua/cultura russa e dando vita a una sorta di nazionalismo di Stato. Un processo simile venne portato avanti dal regime fascista > italianizzazione forzata nei territori acquisiti a fine WWI. In quel periodo nacquero anche dei nazionalismi dal basso.

→ Il NAZIONALISMO è un’ideologia politica che domina l’Europa e ne caratterizza le vicende fino allo

scoppio della Prima Guerra Mondiale. Essa si lega alla politica di potenza messa in atto da alcuni stati europei in quel periodo.

→ PANGERMANESIMO = movimento politico che opera attraverso la Lega pantedesca e si propone di

accrescere il sentimento nazionale tra i popoli di lingua tedesca + affermare l’omogeneità culturale e

razziale del popolo tedesco. Sostrato creato dal Romanticismo > mito del Volk tedesco percepito come comunità di sangue legata al sangue e alla Heimat = si è tedeschi se si nasce da padri tedeschi, perché è l’appartenenza di sangue che definisce quella alla nazione. Elementi che lo caratterizzano: bellicismo, tradizionalismo e militarismo.

→ Non dissimile dal pangermanesimo è il PANSLAVISMO, che nasce in Russia e si diffonda in tutta l’Europa

centrale. Scopo: riunire tutti gli slavi sparsi in vari territori in un unico grande Stato. Era caratterizzato da

elementi quali l’aggressività, il bellicismo e l’attaccamento alle tradizioni.

→ Un altro movimento che ritroviamo nell’Europa meridionale era il NAZIONALISMO FRANCESE. Si fonda

su un forte patriottismo assertivo e, come per gli altri movimenti, è anch’esso fortemente animato da

sentimenti bellicistici e sciovinisti. Tra i suoi ideologi troviamo Maurice Barrès e Charles Maurras > quest’ultimo è un personaggio molto importante del movimento nazionalista francese perché creerà l’organizzazione Action Française (estrema destra). Inoltre, sarà influente nella nascita del nazionalismo italiano che si riunirà attorno all’Associazione Nazionalista Italiana.

→ Il nazionalismo del nostro Paese impregnerà molto di sé la guerra contro la Libia e raggiungerà, durante

essa, le sue punte massime.

I movimenti nazionalisti, al di là delle singole particolarità e dei singoli sviluppi che assumono a seconda delle aree geopolitiche di riferimento (pangermanesimo, panslavismo, nazionalismo francese) presentano una serie di elementi di carattere comune. Innanzitutto hanno una visione aggressiva e sciovinista della nazione. Il nazionalismo è una ideologia politica che offre il sostegno all’espansione coloniale che caratterizza questo particolare periodo storico. I movimenti nazionalisti rifiutano:

 i principi democratici;

 sono caratterizzati dalla lotta contro il socialismo

 abbracciano un concetto di Stato fondato sulla gerarchia e sull’autorità.

Tutti questi elementi, che abbiamo richiamato, fanno si che da un punto di vista strettamente politico i nazionalismi si collochino in uno spazio politico occupato dalla destra anti-liberale che si nutre anche di idee razziste. Queste idee razziste, derivano da quella concezione della nazione come comunità di sangue, quindi, una nazione che è caratterizzata da una discendenza comune il che significa una omogeneità dal punto di vista razziale, una concezione di nazione che si fonda sul nesso biologico tra individui e generazioni. Ciò riflette tutte quelle che sono le teorie che circolano anche attorno alla genetica nella seconda metà dell’Ottocento. Si tratta di teorie che stabilivano una gerarchia tra razze superiori e razze inferiori e che sostenevano la subordinazione delle razze inferiori alle razze superiori.

Il razzismo è un qualcosa che irrompe drammaticamente nel Novecento —> Shoa. Non nasce improvvisamente, ha tutta una sedimentazione e cristallizzazione alle spalle che proprio si origina a cavallo tra ’800 e ‘900; proprio in questo periodo storico si pongono le basi di quelle teorie razziste che porteranno estreme conseguenze nel corso degli anni 30 del ‘900.

Razze inferiori sono le razze che sono culturalmente e fisicamente inferiori e che si distinguono dai popoli bianchi, sostanzialmente dai popoli europei. E tra queste razze inferiori, in una sorta di gerarchia tra le razze inferiori, vede alla sommità i popoli africani che sono considerati come appartenenti alle razze inferiori. Ma ci sono anche altre razze, che, in questo periodo storico e non soltanto, vengono considerate inferiori: ovvero le popolazioni che abitano le regioni dell’Europa orientale, quindi le popolazioni slave che vengono considerate come dei popoli senza storia. Sono considerati dei popoli senza storia perché di queste popolazioni la cultura occidentale, non riusciva a ricostruirne la storia in quanto la cultura di queste popolazioni slave sembrava essere priva di un retroterra, di testimonianze precise e tutto ciò poneva questa popolazioni ai margini di quella che era la storia europea condivisa dalle maggiori potenze europee.

Tuttavia, nel continente europeo a subire più di tutti il razzismo sono soprattutto gli ebrei che vivono in particolare nei paesi dell’Europa Orientale dove erano numericamente molto diffusi e, diversamente dagli ebrei dagli Ebrei dell’Europa Occidentale (italiani, francesi, tedeschi), erano molto meno integrati nella società maggioritaria. Proprio per questo gli ebrei, nelle regioni dell’Europa orientale che nella maggior parte dei casi erano sottoposti al dominio zarista, subivano tutta una serie di discriminazione e di

Questa colonizzazione da parte delle popolazioni locali porta alla formazione di élite indiane grazie anche al fatto che diversi sono gli indiani che vanno a studiare nelle università britanniche riportando nel proprio paese conoscenze che contribuiscono a rafforzare l’idea nazionale. Il sistema coloniale britannico si fonda su un sistema di governo —> direct rule, cioè della utilizzazione di persone qualificate provenienti dalla popolazione locale che governano le istituzioni coloniali britanniche in India. In Italia non si trovano, per quanto riguardano le colonie, gli appartenenti alle popolazioni locali inseriti nei ranghi dell’amministrazione coloniale, in quanto utilizza la popolazione locale soprattutto nell’ambito dell’esercito. La partecipazioni degli indiani all’amministrazione coloniale ha una conseguenza significativa, ovvero porta alla creazione di una classe dirigente indiana. Ciò consentirá all’India, ma non solo questo, dì arrivare precocemente all’Indipendenza (1947) e sarà una delle prime colonie britanniche ad avviare il processo di decolonizzazione.

I colonizzatori cercano di tenere sotto controllo la popolazione colonizzata attraverso operazioni di repressione ma anche di sterminio: uno dei casi particolarmente significativi è quello che avviene da parte degli spagnoli durante la Guerra ispano americana (1898) ma anche durante le guerre Anglo Boere (a cavallo tra ‘800 e ‘900) che coinvolgono le regioni africane del Transvaal e l’Orange.

In queste aree si creano dei campi di internamento: a Cuba, nel Transvaal e nell’Orange dove gli inglesi deportano circa 120 mila civili dì origine boera che vengono tenuti in condizioni penose dal punto di vista del vitto e dell’alloggio molti di loro moriranno di stenti, ma la maggior parte di questi civili è costituita da donne, bambini e anziani.

Altri campi vengono creati per le persone dì colore. L’istituzione di questi campi era funzionante durante la globo-era ed aveva lo scopo di vincere la guerriglia dei boeri da parte degli inglesi.

I campi di internamento li ritroveremo utilizzati nuovamente nel corso della Prima guerra mondiale. Alcuni paesi coinvolti nel conflitto (Austria-Ungheria, Italia, poi anche gli UK) istituiscono dei campi dì internamento dì civili che vengono considerati come dei nemici (es. ciò succede in Trentino, Venezia Giulia dove vi é largamente la popolazione italiana, l’Austria deporta in varie regioni dell’impero la gran parte della popolazione che vive in questi luoghi.)

Anche l’Italia realizza dei campi dì internamento lungo la zona di confine con l’Austria-Ungheria, nord oriente del paese per ragioni di sicurezza. Tutti questi campi preludono a quello che sarà l’universo concentrazionario che caratterizzerà la Seconda guerra mondiale con i campi di sterminio messi in atto dal Nazismo che portano ad estreme conseguenze l’internamento. Mentre nella prima guerra mondiale i civili venivano semplicemente internati e vivevano in condizioni precarie e questo faceva si che molti civili morissero di stenti, con la seconda guerra mondiale i campi non sono più di semplice internamento ma diventano di sterminio perché sono finalizzati a realizzare la cosiddetta soluzione finale relativa alla sterminio degli ebrei ed anche una serie di categorie di persone che avrebbero attentato alla purezza della razza ariana.

Alla creazione di imperi coloniali partecipano le maggiori potenze europee ad eccezione dell’Austria- Ungheria, ma ci sono anche degli altri paesi che acquisiscono degli imperi coloniali alla fine dell’800 e si tratta di 2 paesi extraeuropei che sono il Giappone e gli Stati Uniti. Gli Stati Uniti diventano una potenza coloniale dopo la Guerra Ispano-Americana del 1898, guerra per Cuba che ha due conseguenze:

 da una parte la fine dell’impero spagnolo, perché l’impero spagnolo con la sconfitta a Cuba perde le sue ultime colonie (gravissimo shock per la Spagna e per tutta un’intera generazione —> la Generazione del ’98);

 Gli Stati Uniti, a seguito di questo conflitto acquistano Cuba, Portorico, Filippine e l’isola di Guantanamo —> ciò fa si che gli Stati Uniti avviino una sorta di impero coloniale con caratteristiche di fondo diverse,

rispetto a quanto realizzato dalle potenze europee che si espandono oltremare, perché il colonialismo statunitense ha una natura prettamente di carattere economico.

L’altro paese che si avvia ad essere un piccolo impero coloniale è il Giappone che a seguito della guerra Cino-giapponese del 1905 acquista l’isola di Formosa.

È con l’imperialismo, portato avanti dai maggiori paesi europei a partire dagli ultimi decenni dell’800 che l’Europa, se così possiamo dire, acquista il suo dominio su una vasta parte del mondo perché i paesi europei si espandono in Africa e manifestano quella che è la superiorità militare che li caratterizzano; riflettono l’industrializzazione crescente che investe vari paesi europei e mettono in evidenza anche come i paesi europei siano sostanzialmente dei paesi caratterizzati da una solidità politica e dall’efficienza degli apparati stati che in questo periodo cominciano a diventare sempre più complessi perché lo stato interviene in settori sempre più ampli della società.

Questo predominio dell’Europa comincia a essere messo in discussione proprio agli inizi del novecento perché sulla scena mondiale si sta affacciando una nuova potenza che è caratterizzata da una economia molto forte e che comincia a dominare non soltanto lo spazio continentale cioè Nord-Americano ma comincia a dominare anche lo spazio Atlantico. Il suggello finale della presenza degli Stati Uniti sulla scena mondiale che sarà un punto di non ritorno —> è l’intervento degli Stati Uniti nel corso della prima guerra mondiale avvenuto nell’aprile del 1917.

L’imperialismo se porta al rafforzamento dei singoli paesi colonizzatori, determina anche tutta una serie di rivalità che si creano tra i vari paesi europei:

  • contrasto tra Regno Unito e Francia per l’Egitto e per il Sudan (due paesi africani contesi da queste due potenze europee e in questa contesa avrà la meglio il Regno Unito perché l’Egitto e il Sudan entreranno nell’orbita di influenza britannica);
  • Rivalità tra Stati Uniti e Russia a proposito dell’Afghanistan;
  • anche il contrasto che si instaura tra la Germania e la Francia per il Marocco.

Questi contrasti agli inizi del Novecento sono risolti in via generale attraverso accordi dì carattere diplomatico anche se in taluni casi sfociano in brevi conflitti a carattere locale.

Nel 1904 viene siglato un accordo tra Regno Unito e Francia e tra Regno Unito e Russia proprio per i diversi possedimenti coloniali.

Tuttavia, le relazioni internazionali tra i vari paesi europei che si sviluppano in questi anni sono fortemente condizionate dalle questioni interne ai singoli stati e che avranno una parte importante nel porre le basi dello scoppio della Prima guerra mondiale.

Quali sono questi contrasti che segnano le relazioni tra i vari paesi europei sul piano di politica interna europea, non coloniale?

 Contrasto tra Francia e Germania —> un contrasto di cui si sono poste le basi a seguito dell’esito della guerra Franco-prussiana del 1870 che ha segnato la

vittoria della Prussia ed a seguito di questo conflitto nasce la Germania unita del 1871. Questa vittoria determina con il trattato dì Londra l’assegnazione della Prussia dell’Alsazia Lorena, mutilazione del territorio francese. Questo porta a tutta una serie di atteggiamenti di diffidenza che si sviluppano reciprocamente nei decenni successivi tra Francia e Germania, che sono anche aggravate dal senso di superiorità militare che mostrano le élite militari tedesche e dall’altra parte dal senso di rivalsa manifestato dalla Francia che viene sostenuto da gruppi nazionalisti. Tra la Francia e la Germania si scatena anche una rivalità coloniale —> quella per il possesso del Marocco (Africa settentrionale) che porta alle cosiddette crisi

grandissimo significato. Questo conflitto costituisce la prima guerra balcanica. L’impero ottomano perde questo conflitto. I paesi vincitori non si mettono d’accordo sulle spartizioni dei territori ottomani e questo genera un ulteriore conflitto che scoppia nel 1913 con la seconda guerra balcanica. Questa volta il conflitto non contrappone alcuni stati balcanici all’impero ottomano tout court ma vede la Bulgaria ingaggiare un conflitto contro la Serbia, la Grecia, la Romania e lo stesso impero ottomano. I Balcani diventano la grande polveriera d’Europa; siamo a ridosso dello scoppio della prima guerra mondiale.

Lo studente serbo fa un attentato a Francesco Ferdinando in quanto è uno dei sostenitori del Trialismo —> ovvero un’idea che comincia ad affacciarsi nel mondo asburgico di fronte a tutte le spinte centrifughe e centripete che si hanno nell’impero e che spingono a concepire l’idea antistorica, anacronistica, che al governo dì questo grande impero oltre all’elemento tedesco e all’elemento ungherese possa esserci un terzo elemento costituito dai croati perché rispetto ad altri popoli presenti all’interno del plurietnico impero asburgico sono quelli che si sono mostrati più fedeli alla corona. In più sono dì fede cattolica, quindi la stessa fede professata dalla casata d’Austria. Gli Italiani, invece, furono considerati da Vienna largamente infedeli. Questa idea non viene accolta fagli altri slavi e questo è uno dei motivi che concorre all’assassinio di Sarajevo —> Assassinio che colpisce al cuore l’impero.

Quando scoppia la Prima guerra mondiale scattano tutte le Alleanze che sino a quel momento erano state stipulate: Russia, Regno Unito e Francia. Triplice Alleanza del 1882: alleanza che comprende Italia, Germania e Austria-Ungheria che verrà rinnovata ogni 5 anni. Alleanza particolarmente significativa perché è un’alleanza dì tipo difensivo ed è un’alleanza che serve, nel momento in cui viene firmata, a dare stabilità ai rapporti tra l’Italia e l’Austria Ungheria le quali hanno una sorta di contenzioso aperto, quello delle cosiddette terre irredente, cioè delle province dell’Austria-

Ungheria abitate da popolazione prevalentemente italiana: Trentino Alto Adige, Venezia Giulia, Dalmazia e Istria. Il problema resta, ma questa alleanza rende dal punto di vista formale migliori i rapporto tra questi due paesi. La firma della triplice alleanza segnerà, anche, da parte dell’Italia la fine di ogni impegno nella rivendicazione di quei territori. È un patto militare a scopo difensivo che fa si che l’alleanza possa diventare operativa. Essendo un’alleanza difensiva, sarebbe scattata soltanto nel caso in cui uno dei contraenti fosse stato attaccato.

L’Assassinio dì Sarajevo —> causa occasionale della Prima guerra mondiale. La guerra materialmente si apre con l’Austria lancia un ultimatum alla Serbia dettandogli tutta una serie di condizioni, la Serbia non l’accetta e dunque l’Austria attacca la Serbia. Non scatta la Triplice Alleanza in quanto è stata l’Austria ad attaccare e l’alleanza era di tipo difensivo. Questo fatto consente all’Italia di assumere una posizione di neutralità, perché l’Austria non è stata attaccata e dunque non è obbligata dalla Alleanza che aveva firmato. Questo periodo di neutralità l’Italia lo impiegherà per cercare delle soluzioni che però non riuscirà a trovare con l’Austria-Ungheria e questo farà si che si rivolgerà verso l’altro fronte.

Nei dieci mesi della neutralità italiana, dallo scoppio del confitto fino alla firma del Patto di Londra, il paese si spacca in due grandi gruppi che si fronteggiano, i neutralisti e gli interventisti. Giolitti e la maggior parte del Parlamento è contrario alla guerra, ritengono che l’Italia non sia preparata ad un conflitto. Dal punto do vista territoriale all’Italia mancano alcuni territori che si trovano sotto la sovranità austriaca, Giolitti crede di poterli ottenere per via diplomatica. Un altro grande gruppo è costituto dai cattolici. Benedetto XV è contro alla guerra e nel 1917 definirà la guerra come un inutile strage. L’Italia è contraria anche perché il suo principale nemico è l’Austria, ma l’Austria è un paese cattolico, quindi, è difficile accettare una guerra contro una nazione cattolica. Questo problema si era già posto nel 1848 durante la prima guerra di indipendenza. L’altro grande schieramento è quello costituto dai socialisti, i quali inizialmente non appoggiano la guerra, anche se poi passeranno allo schieramento opposto

Lo schieramento interventista è uno schieramento altrettanto articolato. Ci sono gli irredentisti, coloro che ritengono che la guerra serva a raggiungere l’annessione all’Italia di Trento e Trieste (ma non solo queste).

Questa idea assume da un punto di vista geografico nell’immaginario collettivo degli italiani che vivono questi momenti, una realtà particolare, si ritiene che, dato che alcuni italiani non sapevano neanche dove si trovavano questi territori, Trento e Trieste siano talmente vicine da essere unite da un ponte e che si possa passare da una parte all’altra con grande facilità. Alcuni intellettuali definirono queste città “città siamesi”. Nello schieramento interventista ci sono i repubblicani, eredi della tradizione risorgimentale, garibaldina e marxiana, fanno parte dell’interventismo democratico, per loro la guerra contro l’Austria è la guerra contro il nemico risorgimentale e anche contro l’autoritarismo. Poi ci sono i nazionalisti, il nazionalismo è molto diffuso in Italia, in questo momento, ha avuto un grosso slancio con la guerra di Libia, inizialmente i nazionalisti sono filo triplicisti, quindi, si schierano in una posizione di neutralità, ma poi passano allo schieramento opposto e ritengono che la guerra possa essere per l’Italia un’occasione di espansione imperialistica. Poi ci sono gli interventisti democratici, guidati da personaggi politici e intellettuali, come Leonida Vissolati, socialisti massimalista e Gaetano Salvemini, professore universitario, i quali ritengono che la guerra sia necessaria per sconfiggere il militarismo tedesco e per arrivare ad includere nello stato nazionale quelle popolazioni italiane ancora soggette alla sovranità asburgico. Gli ideali dell’interventismo democratico sono appoggiati da Cesare Battisti, socialista trentino, deputato al parlamento di Vienna in rappresentanza degli italiani del Trentino, professore di geografia all’Università, il quale, al momento dello scoppio della guerra nel 1914, per non combattere nell’esercito asburgico, lascia il Trentino e giunge in Italia perché non vuole indossare la divisa asburgica. Cesare Battisti si fa paladino in un certo senso di quella che è stata a lungo definita la quarta guerra d’indipendenza. Nello schieramento interventista troviamo un personaggio che segnerà la storia per i decenni successivi, Benito Mussolini, che si distacca dalle posizioni neutraliste del partito, dal quale viene espulso, per appoggiare la posizione interventista. Dopo l’espulsione dal partito socialista, creerà un nuovo giornale “Il popolo d’Italia”. La sinistra interventista è molto composita, accanto ai democratici si sono anche gli anarchici e i socialisti rivoluzionari, i quali ritengono che la guerra sia l’occasione per realizzare la desiderata rivoluzione sociale. accanto ai rappresentanti della sinistra ci sono anche esponenti di uno schieramento conservatore, di destra, perché favorevoli all’intervento sono anche i liberali conservatori che fanno capo a Salandra e Sonnino. Entrambi sono molto prudenti riguardo ai tempi e ai modi dell’entrata in guerra del paese. A favore della guerra sono in progresso di tempo anche la monarchia cioè Vittorio Emanuele III e i militari perché ritengono che la guerra possa essere un’occasione di rafforzamento dell’Italia e sono appoggiati in questo anche dalle posizioni che assume la finanza e l’industria italiana. Gli industriali sono favorevoli alla guerra perché dalla guerra avrebbero tratto vantaggi economici, producendo armi e tutta una seria di materiali per l’approvvigionamento. Poi ci sono le associazioni patriottiche diffuse in Italia, prima tra tutte, la società Dante Alighieri, società che ancora esiste e che il compito di diffondere la lingua italiana, è favorevole perché prospetta la possibilità dell’annessione delle terre irredente.

Poi ci sono anche un gruppo intellettuale che appoggia la guerra, i futuristi appoggiano la guerra, molti andranno a combattere. Tommaso Marinetti considera la guerra come la sola igiene del mondo. E poi c’è D’Annunzio, che ha un ruolo fondamentale nel volgere il paese da neutralista a interventista, usando molto il Corriere della Sera per premere sul governo affinché l’Italia entrasse in guerra. D’Annunzio da una accelerazione all’entrata in guerra a partire dal famoso discorso del 5 maggio 1915 a Genova in occasione della ricorrenza della Spedizione dei mille, sceglie questa data proprio perché è una data in cui gli italiani potevano riconoscersi, in modo da alimentare lo spirito nazionale. Le radiose giornate di maggio, maggio 1915, hanno il loro acme nella manifestazione che si tiene a Roma a cui partecipano anche diversi studenti della Sapienza che avrebbero poi partecipato, in molti, anche come volontari alla guerra. Sono circa 100 gli studenti della Sapienza che persero la vita sui campi di battaglia durante la guerra. Alla guerra parteciparono non solo studenti ma anche professori, ricordiamo Cesare de Lollis, filologo e letterato italiano che pur essendo inizialmente neutralista, partecipò alla guerra combattendo. Il 24 maggio 1915 l’Italia dichiara guerra all’Austria, bisogna aspettare agosto 1916 perché la guerra sarà dischiarata anche

di massa militarizzata, sono più di 70 milioni gli uomini mobilitati per combattere, molto spesso uomini che non riescono a capire perché ci sia la guerra. È una guerra che da avvio a grandi traumi di carattere psichico. È anche una guerra totale perché coinvolge i civili e tutti i settori della vita civile, porta a che tutte le relazioni sociali civili, siano costretta a rispettare regole e valori che sono profondamente diversi rispetto ai parametri delle condizioni di pace. Nasce il cosiddetto fronte interno costituito dal coinvolgimento della popolazione civile nello sforzo bellico, tutti devono partecipare allo sforzo bellico per il raggiungimento della vittoria. Questo succede in tutti i paesi coinvolti. La creazione del fronte interno fa si che i vari governi emanino tutta una serie di provvedimenti e norme legislative per regolare la vita delle popolazioni durante il conflitto. Questo porta all’attribuzione alle autorità militare di funzioni che fino a quel momento erano di autorità civili. Gli uomini vengono chiamati al fronte e le donne le sostituiscono nelle industrie, nelle campagne ecc. la guerra produce un’economia di guerra perché porta alla conversione dell’industria alle esigenze belliche e lo fa attraverso la militarizzazione di molte fabbriche che vengono convertite alla produzione d materiai necessari alla guerra. Un’altra caratteristica di questa guerra è lo stretto rapporto che si instaura tra fronte interno e fronte militare attraverso il passaggio di materiali, occupandosi degli orfani di guerra. Questo rapporto stretto si verifica grazie al grandissimo scambio di lettere che avviene tra i militari e le loro famiglia, sono circa 4 miliardi le lettere che vengono scambiate tra militari e le loro famiglia. Tanto che si crea a Bologna un ufficio per lo smistamento di queste lettere, lettere che naturalmente sono sottoposte a censura, tanto che in alcuni casi i militari non possono neanche apporre sulla lettera quella che viene definita la data topica, cioè non possono segnalare il luogo da cui scrivono, che viene sostituito dalla dicitura “zona di guerra” causando un forte spaesamento, sia per chi scrive che per chi riceve la lettera. Le censura sulle lettere ci fa capire come per i governi militari diventi un elemento significativo di quello che è il controllo più generale delle informazioni relative alla guerra. Il controllo sulle informazioni serve ad evitare un flusso di informazioni che possa o nuocere alle informazioni militari o demoralizzare i combattenti e, controllare le informazioni, significa anche controllare una società che sta diventando sempre più di massa. La guerra diventa così un grande esperimento di psicologia di massa in cui la propaganda ha una funzione importante e si espleta attraverso tutta una serie di strumenti: giornali e tutta una serie di giornali militari, uno dei più famosi era la Dirba (=pelle), un giornale la cui funzione era quella di tenere su il morale delle truppe. Oltre ai giornali militari, vi erano i manifesti che incitavano soprattutto la popolazione civile a partecipare allo sforo bellico; c’erano le cartoline postali; poi abbiamo la musica, con tutte le canzoni di guerra; la cinematografia che mette in campo tutta una serie di film di propaganda. La propaganda assume caratterizzazioni diverse a seconda di soggetti a cui è indirizzata, una propaganda per il fronte interno che ha lo scopo di spingere la popolazione ad aderire alla guerra; poi abbiamo la propaganda miliare che diventa uno strumento anche per governare gli eserciti di massa che proprio per l’alto numero di composizione non possono essere più disciplinati sulla base della fedeltà dinastica e della disciplina e che vedono, per quanto riguarda l’Italia, dopo la disfatta di Caporetto, ottobre 1917, la creazione presso ogni reparto militare di un ufficio P, ufficio propaganda, una delle novità introdotte dal generale Diaz. Questa propaganda per il fronte interno e esterno è affiancata da un altro tipo di propaganda, la propaganda internazionale, una propaganda che ha una dimensione più vasta di quella messa in atto dai singoli stati e che come tutte le propaganda serve a manipolare le informazioni e che porta le potenze dell’intesa a dare una visione della guerra come contrapposizione tra civiltà e barbarie, per questo la guerra viene percepita come una sorta di crociata contro le autorità costituite dagli imperi centrali, in particolare i tedeschi. Nei paesi coinvolti nel conflitto si diffonde una vera e propria ossessione per i tedeschi, i cittadini tedeschi che si trovano nei paesi che fanno capo all’Intesa vengono perseguiti i loro beni bloccati, in alcuni casi vengono internati, perché considerati cittadini di uno stato nemico. (La stessa cosa succede in Italia per i cittadini austriaci). La guerra viene considerata come una esperienza purificatrice e catartica da tutta una serie di mali morali che avevano contaminato le società europee. Viene considerata come un qualcosa che possa portare a un rinnovamento della vita nazionale dei singoli paesi, possa portare a una rigenerazione tanto più che la guerra esalta la giovinezza. Il mito della giovinezza legato alla guerra p legato all’ideologia nazionalista. Gli intellettuali poi diffondono anche un concetto della guerra

come di un qualcosa che ha un carattere fortemente sacrale, cioè si ritiene che i soldati combattendo per i loro paesi compiano un sacrificio fino alla morte, un sacrificio che accomuna la figura del soldato eroe e martire alla figura di Cristo e quindi la guerra si ammanta di una rappresentazione religiosa. In Italia a fare della guerra una rappresentazione religiosa è soprattutto D’Annunzio. Essendo la guerra una guerra totale, quindi che coinvolge militari e civili, coinvolge anche in uno stretto rapporto lo stato e l’economia perché per esigenze belliche lo Stato interviene profondamente in ogni settore della vita economica attraverso quello che gli storici hanno definito la mobilitazione industriale. Questo fa si che lo Stato dilaghi profondamente le sue funzioni e dia avvio alla creazione di tutta una serie di organismi a carattere provvisorio necessari per la guerra: sottosegretariato per le armi e munizioni o anche il sottosegretariato per gli approvvigionamenti e i consumi. La guerra incide quindi anche sull’organizzazione istituzionale dello Stato.

11.03.

Il 1917 è l’anno in cui si verificano degli avvenimenti estremamente importanti che mutano il corso della guerra e mutano il corso della storia europea e mondiale: entrata degli USA nel conflitto e la Rivoluzione russa, a questi due grandi avvenimenti se ne aggiunge un altro dalla portata più circoscritta ma comunque decisivo per le sorti dell’Italia, la disfatta di Caporetto.

Nel marzo del 1917 c’è uno sciopero generale degli operai nelle maggiori città russa, Mosca e San Pietroburgo, che si trasforma in una grande manifestazione di carattere politico, perché abbiamo la fraternizzazione contro il regime zarista da parte dei soldati mandati contro gli operai. A fronte di ciò lo zar è costretto ad abdicare e viene arrestato. Il crollo del regime zarista e anche il frutto della disgregazione che si sta verificando nell’esercito russo, che ha subito sin dall’inizio della guerra tutta una serie di sconfitte a partire da quella del lago Masuri, e gli ufficiali non riescono più a mantener e la disciplina tra le truppe. La monarchia zarista è sostituita da un governo provvisorio di tipo repubblicano che decide di continuare la guerra a fianco delle truppe alleate anglo- francesi, ma l’esercito russo continua a subire sconfitte da parte dell’esercito tedesco che penetra nel territorio di questo paese. Nell’ottobre del 1917 il governo provvisorio presieduto da Kerenskij viene ribaltato dai bolscevichi e il potere viene assunto da un governo rivoluzionario presieduto da Lenin, il quale, a differenza del governo precedente, decide di uscire dal conflitto con la stipula di una pace che deve essere senza annessioni e senza indennità. Così a Brest-Litovsk, il 3 marzo 1918 firma la pace con gli imperi centrali. L’uscita della Russia dalla guerra ha una serie di conseguenze, perché la pace che viene imposta dagli imperi centrali alla Russia è una pace molto onerosa, perché la Russia è costretta a perdere un quarto dei territori europei. L’uscita della Russia ha anche un’altra conseguenza: Austria Ungheria e Germania possono concentrare il loro sforzo bellico sul fronte italiano. Lo spostamento di truppe sul fronte italiano fa si che gli eserciti degli imperi centrali possano sferrare un attacco incisivo contro le linee italiane che vengono sfondate il 24 ottobre del 1917, durante la battaglia di Caporetto.

Le ragioni della disfatta italiana a Caporetto vanno cercato, da un lato, nell’addestramento migliore che avevano le truppe austro tedesche rispetto a quelle italiane, dall’altro lato, nella errata impostazione della strategia difensiva messa in atto dai comandi italiani. C’è, inoltre, un elemento da considerare, l’esercito italiano che combatte a Caporetto è un esercito profondamento logorato dalla guerra di trincea, una guerra pensate e terribile anche da un punto divista psicologico. La disfatta di Caporetto porta alla ritirata dell’esercito italiano, una ritirata disordinata che vede lasciare dietro all’esercito mezzi di trasporto, animali da soma, mezzi militari, materiale bellico, ma trascina anche con sé una ingente quantità di profughi. Le truppe italiane si fermano lungo la cosiddetta Linea del Piave dove riescono a contenere l’esercito nemico e a riuscire a recuperare le forze. Però le truppe austro tedesche hanno occupato una parte del territorio italiano.

Per quanto riguarda l’Austria, nell’impero asburgico, nel 1916 è morto Francesco Giuseppe, la sua morte porta al trono Carlo I, il quale cerca di mantenere stretti rapporti soprattutto con il pontefice perché si rende conto di quella che è la situazione difficile che dal punto di vista interno sta vivendo l’impero Asburgico a causa delle spinte centrifughe delle diverse nazionalità che compongono l’impero e che mirano all’autonomia e all’indipendenza. Per fare ciò, mira a realizzare una nuova struttura politica dell’impero in senso federale, tentativo che però fallisce perché il margine di autonomia concede alle diverse nazionalità che lo compongono è tale da non poter essere da esse accettato. Carlo cerca anche di avviare delle trattative per una pace separata con le potenze dell’Intesa nel 1917. Anche queste trattative, falliscono e sempre nel 1917 Papa Benedetto XV che ha già condannato con una enciclica del 1914 la guerra, tenta di avviare trattativa per la pace, trattative che però anche in questo caso falliscono malgrado Benedetto XV, in una nota per la pace pubblicata il primo agosto 1917, come un’inutile strage. Queste trattative di pace non vanno avanti perché la Germania è convinta di avere in pugno la situazione e perché ormai l’odio tra i due schieramenti è talmente forte che questi non riescono a trovare un accordo.

Nel 1918 la situazione di delinea come una situazione di sostanziale equilibrio tra le potenze dell’Intesa e gli imperi centrali, questa situazione di equilibrio viene alterata da una offensiva lanciata dai tedeschi sulla Francia e che viene fermata dalle truppe anglo-francesi, rafforzate da quella americane sulla Marna. Se la Germania attacca sul fronte occidentale, l’Austria attacca il fronte italiano e cerca di sfondare la linea del Piave su cui si era attestato l’esercito italiano, il quale, però dopo una settimana di combattimenti riesce a respingere questo attacco nella famosa battaglia del Solstizio. La vittoria dell’esercito italiano rianima il morale della nazione tanto che c’è un compositore napoletano Ermete Giovanni Gaeta che scrive una canzone patriottica: La leggenda del Piave. Sempre nel 1918 sul fronte macedone, nell’aprile di quell’anno, c’è una offensiva da parte delle truppe alleate contro gli eserciti degli imperi centrali che porta alla capitolazione della Bulgaria, alleata degli imperi centrali, e alla liberazione della Serbia. La vittoria delle forze dell’Intesa sul fronte macedone è molto importante perché con la capitolazione della Bulgaria, non c’è più un collegamento con i territori europei dell’impero ottomano e questo fa si che l’impero ottomano sia costretto a chiedere la resa e firmare un armistizio. Il crollo del fronte macedone viene considerato la premessa per la conclusione del conflitto, settembre 1918, il conflitto si conclude ai primi di novembre dello stesso anno. Sempre nell’autunno del 1918 e precisamente il 24 ottobre, l’esercito italiano che è supportato anche da un contingente di truppe alleate lancia una offensiva contro gli imperi centrali in una zona tra Ceneda (Vittorio Veneto) e le Alpi Giulie e vincerà contro le forze dell’impero austro ungarico. L’esercito austro ungarico si sta disgregando perché i combattenti appartenenti alle varie nazionalità non hanno più voglia di combattere per un impero di cui non si vogliono più sentire parte. Con la battaglia di Vittorio Veneto si conclude per l’Italia la Prima Guerra Mondiale, perché il 3 novembre del 1918 l’Austria si arrende e firma con l’Italia l’armistizio di Villa Giusti. Questo perché dopo le sconfitte degli imperi centrali sul fronte occidentale, il crollo del fronte macedone e la sconfitta subita anche sul fronte italiano si rendono conto che è impossibile continuare la guerra, tanto più che, sia l’esercito sia la popolazione civile si trovano in una situazione di grande difficoltà anche dal punto di vista degli approvvigionamenti alimentari. Il 10 novembre viene firmato dall’Austria l’armistizio con la Francia.

L’11 novembre a firmare la resa è la Germania, che firma, in un vagone ferroviario posto in una stazione di una cittadina della Piccardia, regione francese, un armistizio. La firma dell’impero tedesco è preceduta dallo scoppio di una situazione molto caotica in Germania, che vede l’ammutinamento della forza navale tedesca in Ucraina e la creazione da parte di operai dei consigli di fabbrica, ciò significa che il verbo rivoluzionario dalla Russia si sta spostando verso l’Europa centrale, il cosiddetto “pericolo rosso”. (L’Europa ciclicamente verrà questo pericolo rosso, la prima volta con la Comuna di Parigi, quando in Francia si crea per la prima volta un governo socialista. Il timore era quello che si diffondesse il comunismo irradiato dalla Russia e questo timore caratterizzerà tutto il primo dopo guerra.) a Berlino viene proclamata la Repubblica e il

governo affidato a un esponente del partito social-democratico, mentre Guglielmo II lascia la Germania e si rifugia in Olanda, anche in Austria Carlo I lascia il paese per rifugiarsi in Svizzera, mentre l’Austria proclama la Repubblica.

Le condizioni dell’armistizio per la Germania sono durissime, viene richiesta la consegna di tutta la flotta navale e dell’armamento pesante, si impone il ritiro delle truppe da tutte le zone che la Germania aveva occupato, dalla Francia, dal Lussemburgo, dal Belgio, si annulla il trattato di Brest-Litovsk, e si impone alla Germania a titolo di risarcimento la consegna di 5mila locomotive e 150mila vagoni ferroviari. Si vuole mettere la Germania in una condizione di riduzione massima della sua potenza. Viene inoltre stabilita la restituzione dei prigionieri.

Finita la guerra, le conseguenze del conflitto sono molteplici: innanzitutto, il conflitto determina un cambiamento delle relazioni internazionali tra i vari paesi, perché porta a un ridimensionamento della centralità dell’Europa, che cede il passo ad altri attori sulla scena globale. Se il ruolo dell’Europa viene ridimensionato, la guerra fa emergere una potenza extra europea, gli Stati Uniti e il suo presidente Wilson, il quale per definire questo nuovo ordine mondiale stabilisce 14 principi fondamentali a cui la pace si deve ispirare che sono: la pubblicità dei trattati di pace, che non si può più fondare come nel passato sulla segretezza; la libera navigazione dei mari, sia in tempo di pace che di guerra; riduzione degli armamenti; la rettifica dei confini dell’Italia, sulla base di linee di nazionalità chiaramente riconoscibili, il che significa che non dovrebbero essere annesse popolazioni con nazionalità diverse da quelle italiane, in realtà non sarà così perché l’Italia fisserà i suoi nuovi confini su un criterio diverso, non sul criterio della nazionalità ma sul criterio della sicurezza nazionale, per cui i confini vengono fissati in quelle parti del territorio che assicurano la sicurezza nazionale, lungo il displuvio alpino, che avrebbe consentito una difesa dell’Italia in caso di attacco; libero commercio per tutte le nazioni; la composizione libera di tutte le questioni coloniali fondate sul rispetto delle popolazioni locali; la liberazione dei territori occupati nel conflitto: Belgio, Francia, Lussemburgo, Serbia, Montenegro; la possibilità che i popoli facenti parti dell’Impero austro ungarico potessero svilupparsi autonomamente e dar evita a degli stati nazionali. È grazie a questi principi che nascono nuovi stati: Polacco, Ceco Slovacco, regno dei Serbi, Croati e Sloveni. In più, tra i 14 punti di Wilson c’è ne uno che stabilisce l’indipendenza delle parti non turche dell’impero ottomano, il che significa dei territori europei. Infine, i 14 punti stabiliscono la creazione di un organismo sovra nazionale: la Società delle Nazioni, un organismo che preannuncerà quella che alla fine della Seconda Guerra Mondiale sarà la creazione dell’ONU. I 14 principi trovano attuazione nel trattato di Versailles, che si firma per la pace.

Il compito dei vincitori a Versailles è quello di ridefinire la carta geopolitica dell’Europa e ridefinire un nuovo equilibrio europeo, che deve nascere dalla dissoluzione dei 4 grandi imperi che erano presenti sul suolo europeo, austro ungarico, tedesco, zarista e ottomano. La ricostruzione dell’equilibrio europee e l’imposizione di un nuovo ordine internazionale si rendono sempre più urgenti anche per la grande sfida dell’internazionalismo proletario che è stato lanciato dalla Rivoluzione russa che si fa portatrice del principio rivoluzionario. Questo legame tra la politica internazionale e la posizione russa si rende sempre più pressante per i vincitori a Bruxelles proprio per la paura del contagio comunista.

Il nuovo ordine internazionale del dopoguerra deve essere fondato sull’autodeterminazione dei popoli, cioè sul principio che i popoli debbano liberamente organizzarsi, di conseguenza, sullo sviluppo democratico degli stati. Il nuovo ordine si deve basare sul principio dell’associazione delle forze, cioè su quello che gli americani chiamano community of power, e che prelude per certi aspetti a quello che accadrà alla fine della Seconda Guerra Mondiale, proprio con la fondazione della NATO. Sotto questo aspetto, diventa rilevante l’idea di fondare una organizzazione internazionale da parte delle potenze vincitrici, la Società delle Nazioni, fondata dalla Francia, Gran Bretagna, Giappone, Italia, con lo scopo di mantenere la pac e sviluppare la cooperazione internazionale sul piano economico e sociale. si tratta di una organizzazione che deve