

















Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Sem,tem,colorazioni, ottico, elettronico
Tipologia: Appunti
1 / 25
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!


















In offerta
pt. I tessuti e le cellule possono essere studiati in 3 metodi:
- Morfologicamente (citofluorimetri) - Biochimicamente (cromatografi, elettroforesi, spettrometri. Tecnica frazionamento) - Funzionalmente L’ analisi morfologica prende in esame l’organizzazione strutturale delle cellule, dei loro componenti e dei costituenti extracellulari mediante l’uso di microscopi. Per questo tipo di analisi, l’approccio al campione studiato dovrà essere il più possibile conservativo, la cellula deve mantenere il più possibile tutte le sue informazioni, la sua integrità risulta di cruciale importanza per l’analisi. Per quanto riguarda i restanti tipi di analisi, l’approccio qui sarà più “distruttivo”, in quanto ci si pone lo scopo di analizzare la natura chimica, le modalità di funzionamento cellulare, delle loro parti e delle loro interrelazioni in ambito tissutale; l’approccio sperimentale risulta essere piuttosto distruttivo. Analisi morfologica Per conoscere l’organizzazione della cellula in condizioni fisiologiche o patologiche, è necessario utilizzare metodi di osservazione diretta, che richiedono l’intervento del microscopio. Esistono due tipi di microscopi che a loro volta determinano due tipi diversi di microscopia:
Aumentando l’ingrandimento ci si rende conto che, oltre un certo limite, non si distinguono particolari ulteriori: non cresce il potere di risoluzione (capacità di distinguere come separati due punti molto vicini. L’occhio umano può al massimo risolvere particolari fino a 0,2 mm, il microscopio ottico fino a 0,2 μm, mentre quello elettronico fino a 0,2 nm). L’ingrandimento utile del microscopio ottico è dunque di circa 1000 volte (x1000), ed il suo potere risolutivo è di 0,2 μm. Questa risoluzione è il limite massimo per ogni microscopio di base ottica: il motivo sta nella natura ondulatoria delle radiazioni luminose. Limite di risoluzione R= lunghezza d’onda della luce/ 2x indice di rifrazione del mezzo interposto tra oggetto e lente (aria) x semiangolo di apertura della lente obiettivo. (*Tanto più piccola è la lunghezza d’onda tanto maggiore è il potere di risoluzione *Tanto più grande è l’apertura numerica tanto maggiore è il potere di risoluzione). Il prodotto fra n e alpha viene definito apertura numerica (alpha nei migliori obiettivi può essere considerato prossimo a 1, in quanto l’indice di rifrazione dell’aria è anch’esso 1. Da ciò si deduce che R corrisponde a 1/2 della lunghezza d’onda della luce. Considerando dunque la lunghezza d’onda della luce equivalente a 400nm, il potere di risoluzione sarà dunque pari a 200 nm (0,2). Si deduce dunque che per migliorare il potere di risoluzione bisognerà agire aumentando il valore dell’indice di rifrazione del mezzo interposto. A questo scopo tra la lente frontale dell’obiettivo e l’oggetto posto si può porre una goccia d’olio (n= 1.5 come il vetro). In questo caso si parla di osservazione microscopica a immersione che permette di distinguere punti distanti poco più di 100 nm. In alternativa si possono usare i raggi ultravioletti (utilizzando una luce con raggio di lunghezza d’onda minore; 250-350 nm) con i quali si arriva ad un R circa di 100 nm—-> limite estremo microscopia ottica. Essendo la luce ultravioletta invisibile all’occhio umano, per poter vedere le immagini si utilizzano pellicole speciali sensibili ai raggi UV. (A.N.= massima qt. Di luce che l’obiettivo è in grado di ricevere per la formazione delle immagini ) Struttura microscopio ottico Tubo portaottica= sorregge una coppia di oculari, dal lato dell’osservatore e gli obiettivi dal lato del tavolino. Gli obiettivi sono montati su un revolver. Tubo e tavolino sono montati su un braccio ricurvo, il tutto poggia su un basamento (braccio e basamento= stativo ). Per la messa a fuoco= vite macrometrica , per grandi spostamenti; Vite micrometrica= per messe a fuoco fini. —> alcuni agiscono alzando o abbassando il tavolino, altri agiscono sul braccio. Sotto il tavolino= dispositivi di illuminazione ( sorgente d’illuminazione ) composto da luce e condensatore di Abbe.
Dall’oggetto di fase, colpito dal cono cavo di luce, partono onde di luce diretta e onde diffratte sfasate tra loro di 1⁄4 lambda. Le onde dirette verranno ulteriormente sfasate di 1⁄4 l dall’anello di fase dell’obiettivo mentre le onde diffratte passeranno inalterate. Così si ha una differenza di fase di mezza lunghezza d’onda (-1/4 +1/4) tra onde dirette e onde diffratte, che è la stessa di un oggetto di ampiezza. lo sfasamento è dato dal rapporto fra cammino ottico e lunghezza d’onda. Le condizioni di contrasto sono quindi variabili all’interno dello spettro ottico :si ottiene la sovrapposizione di infinite immagini leggermente diverse fra loro, corrispondenti a tutti i valori di λ presenti nella radiazione utilizzata: ciò riduce il contrasto e compromette la definizione. È per questo motivo che molti costruttori forniscono nel corredo di fase un filtro verde: introducendolo nell’illuminatore, si fa lavorare il sistema per quella porzione dello spettro per cui l’occhio è più sensibile e per cui, quindi, il progettista ha calcolato il sistema. Contrasto di fase positivo: L’anello di fase anticipa l’ onda diretta di 1⁄4 l (oggetti con n più alto del mezzo che li circonda appaiono più scuri su fondo chiaro). Contrasto di fase negativo: L’anello di fase ritarda l’onda diretta di 1⁄4 l (oggetti con n più basso del mezzo appariranno più chiari su fondo scuro). Il normale condensatore qui è sostituito con un condensatore paraboloide, che deflette il fascio di luce in modo che attraversi l’oggetto con forte obliquità, proseguendo in massima parte fuori dal sistema ottico.
Ormai in disuso, utilizza la luce polarizzata (con raggi che vibrano unicamente in un solo piano). Sotto questa luce un oggetto può risultare isotropo o birifrangente. Dal primo caso ne consegue che il campione vanta dello stesso indice di rifrazione in tutte le direzioni, dal secondo invece che l’oggetto studiato presenterà N diversi secondo il piano di vibrazione rispetto all’orientamento di molecole.
Utilizza la luce polarizzata, che attraverso un particolare prisma di wollastone viene suddivisa in due raggi divergenti tra loro di 0,1-1 μm. Tra i due raggi, dopo aver toccato punti diversi del campione si crea una sfasatura, che attraverso un secondo prisma di wollastone viene fatta ricoincidere: l’immagine che si crea è simile a quella del microscopio a contrasto di fase, ma più tridimensionale.
Principio di base: l’immagine non è dovuta alla luce che attraversa l’oggetto ma alla luce che viene prodotta. I preparati si AUTOILLUMINANO. Principio di funzionamento= FLUORESCENZA. Una radiazione non compresa nel visibile eccita l’elettrone periferico di un atomo; quando l’elettrone torna al suo livello di origine perde l’energia acquistata che si trasforma ANCHE in energia luminosa di lunghezza d’onda maggiore e quindi VISIBILE. La sorgente luminosa del microscopio a fluorescenza è una lampada a vapori di mercurio, che emette radiazioni UV invisibili. Si possono avere due tipi di fluorescenza: quella naturale, primaria o autofluorescenza: prodotta da sostanze presenti nel tessuto; e quella secondaria: indotta da una colorazione fluorocromizzazione con coloranti fluorescenti detti fluorocromi: si legano in modo selettivo a diversi componenti cellulari e/o tissutali e ne consentono la visione al M.F. Esempi de fluorescenza primaria sono: vitamina A, riboflavina, porifirine, clorofille, cellulosa e lipofuscine. Esempi di fluorescenza secondaria: arancio di acridina (affinità per nucleoproteine e acidi nucleici), ioduro di propidio (colora in rosso Il DNA), DAPI (colora in blu adenina e timina, si lega alla doppia elica), FITC (immunofluorescenza) e TRITC (utilizzate per la marcatura di anticorpi). Nel microscopio a fluorescenza si utilizza il sistema dell’ epifluorescenza: preparato viene eccitato dall’alto.—> microscopio si avvale di: 1 sorgente luminosa ad alta energia: lampada ai vapori di mercurio ad argon o xenon; filtro di eccitazione; specchio dicroico. L’emissione del fascio di luce da parte della lampada a vapori di mercurio deve avere lunghezza d’onda strettamente dipendente dal tipo di cromogeno così da eccitarlo. Il filtro di eccitazione fa passare radiazioni a ristretta lunghezza d’onda. Nel caso del FITC la lunghezza d’onda è compresa fra 450 e 490 nm (luce blu).
Tali radiazioni penetrano nell’obiettivo e riflesse dallo specchio dicroico eccitano il fluorocromo. Le radiazioni emesse dal fluorocromo passano sia il filtro dicroico sia il filtro di sbarramento. Il filtro di sbarramento (o di arresto) seleziona lunghezze d’onda di emissione tipiche del cromogeno. Nel caso del FITC comprese nello spettro del giallo-verde fra 520 e 560 nm. VANTAGGI: sistema relativamente semplice da usare, poco costoso ed a medio-buona sensibilità SVANTAGGI: -Il campione si illumina completamente, tutte le molecole fluorescenti presenti sono eccitate => photobleaching -Il campione se “vivo” è sottoposto a fenomeni di fotocitotossicità => danneggiamento campione -La luce osservata al detector non arriva esclusivamente dal piano di osservazione, ma può arrivare da sopra o da sotto => immagini poco nitide -In esperimenti di co-localizzazione di due molecole non si può essere certi che queste si trovino sullo stesso piano di osservazione Approfondimento sui fluorocromi I FLUOROCROMI sono sostanze particolari che, se colpite da una luce incidente ad una particolare lunghezza d’onda, hanno la capacità di emettere luce ad una lunghezza d’onda maggiore. Ogni fluorocromo è caratterizzato da uno spettro di eccitazione e da uno spettro di emissione. Non solo limitati a M.F.: anche per studiare altre caratteristiche delle cellule: il “ flow cytometer ” (citometria a flusso: pag.80)= è simile ad un microscopio, ma al posto di riprodurre l’immagine di una cellula ne misura luce, estensione e intensità fluorescente. Il “ flow cytometer ” ha tre componenti fondamentali:
INCLUSIONE E SEZIONAMENTO ( non necessario per colture cellulari) Se il nostro campione ha uno spessore elevato (es. tessuti) si deve procedere al sezionamento. Il campione viene incluso in paraffina e tagliato al microtomo seguendo gli stessi protocolli utilizzati per la microscopia ottica tradizionale. Le sezioni di tessuto possono avere spessore maggiore rispetto alla fluorescenza tradizionale. La fissazione può essere combinata con la PERMEABILIZZAZIONE (per colorare componenti del citoplasma o del nucleo con immunofluorescenza): Si effettua trattando i campioni fissati con detergenti blandi (Es. Triton X100). E’ indispensabile per immunomarcature intracitoplasmatiche e nucleari in quanto permeabilizza le membrane permettendo l’ingresso dell’Ab negli organuli. Non è necessaria per immunomarcature su Ag di membrana. COLORAZIONE Si utilizzano gli stessi fluorocromi utilizzati in microscopia a fluorescenza tradizionale:
Questo scopo viene raggiunto grazie all’azione di agenti chimici che generalmente disattivano gli enzimi, uccidendo cosi la cellula. La fissazione si può eseguire sia grazie a fissativi chimici che grazie a fissativi fisici. I fissativi chimici più comuni si possono dividere in due gruppi a seconda della loro azione sulle proteine:
- Anche i lipidi ed il grasso non si colorano. La colorazione maggiormente usata in istologia è la “ _ematossilina-eosina”: Ematossilina / eosina Ematossilina: ha affinità per le molecole cariche negativamente (DNA, RNA ed alcune proteine). Eosina: ha affinità per le molecole cariche positivamente (proteine del citosol). Altre colorazioni: ioni Colorazione
Il SEM è largamente utilizzato per lo studio delle superfici cellulari o di strutture cellulari isolate. Dal momento che il suo potere risolutivo è circa 20 volte superiore a quello del microscopio ottico, le superfici degli oggetti analizzati vengono riprodotte con un maggiore grado di accuratezza. Al contrario del TEM, nel SEM:
è presente l'antigene. Se l'anticorpo viene marcato con fluoresceina o rodamina, si formerà un complesso antigene-anticorpo visibile al microscopio a fluorescenza; se viene marcato con ferritina o con oro colloidale, sarà visibile al microscopio elettronico. Quando si fa legare direttamente l'anticorpo marcato all'antigene si parla di metodo diretto, che però è spesso poco sensibile. Nel cosiddetto metodo indiretto, usato più comunemente, l'antigene viene fatto prima reagire con un anticorpo non marcato (anticorpo primario); successivamente, una volta che si è formato il complesso antigene-anticorpo, si fa reagire con un altro anticorpo, questa volta marcato, contro l'anticorpo primario (anticorpo secondario). Più copie di anticorpo secondario sono legare all'anticorpo primario con il risultato di dare un segnale più evidente, inoltre, un altro vantaggio del metodo indiretto è che si esclude che la specificità dell'anticorpo primario venga modificata dai procedimenti chimici impiegati per la marcatura.L'identificazione dell'anticorpo secondario, oltre che per fluorescenza, può essere effettuata con metodi colorimetrici. L'immunoistochimica ha infatti compiuto un notevole progresso con l'impiego dell'enzima perossidasi. L'azione dell'enzima perossidasi sul substrato determina un precipitato color rosso mattone che consente di localizzare l'antigene. Altro enzima molto utilizzato come marcatore è la fosfatasi alcalina. Ľutilizzazione di anticorpi marcati con enzimi ha consentito di incrementare la sensibilità dei metodi immunoistochimici in occorrono poche molecole di enzimi per produrre una reazione visibile al microscopio Si può anche marcare l'anticorpo secondario con isotopi radioattivi, come per esempio iodio radioattivo, ricorrendo, per la rivelazione, all'autoradiografia. Citomeria a flusso La coerenza della luce laser può essere sfruttata per concentrare un fascio di luce monocromatica su singole cellule od organuli cellulari e analizzarne le proprietà mediante l'esame della luce riemersa per fluorescenza. L'emissione di luce fluoreScente puó essere generata da molecole presenti naturalmente nella cellula (fluore- scenza primaria) o da traccianti fluorescenti (fluorocromi) che vengono legati selettivamente alle biomolecole. Tipici fluorocromi sono alcuni coloranti per gli acidi nucleici (per esempio, lo ioduro di propidio), detti intercalanti, perché si intercalano tra le basi azotate. Inoltre, fluorocromi diversi possono essere coniugati con anticorpi diretti verso specifiche glicoproteine di membrana di cellule diverse alle quali si legano specificamente, permettendo di tipizzare vari tipi cellulari in base alla differente fluorescenza emessa. Le proprietà della luce laser possono essere sfruttate a pieno se un numero elevato di cellule, trasportato da una corrente fluida, viene fatto passare davanti al fascio luminoso monocromatico del laser. Infatti, ogni cellula, venendo attraversata dalla luce monocromatica, produce uno o più segnali in base ai quali si possono determinare paretri quali: grandezza e fattore forma, contenuto in DNA , RNA o proteine. Dato che la velocità di analisi è molto elevata con il citofluometro a flusso si possono realizzare indagini statistiche in tempi brevi e con cellule che possono essere mantenute allo stato vitale. la citometria a flusso può consentire, con opportune modifiche, separazione di cellule e organuli, in un apparecchio denominato separatore cellulare, in esso il fluido è costituito da microgocce, ciascuna delle quali contiene di solito una singola particella (cellula od organulo). Quando la cellula, contenuta nella singola microgoccia, viene attraversata dal fascio laser suscita o meno una risposta in luce fluorescente riemersa in tempo reale. Tramite un computer è possibile selezionare le cellule sulla base di alcuni parametri (per esempio, fluorescenza di membrana) in base ai quali le microgocce, contenenti le cellule, possono venire caricate elettrostaticamente, positivamente o negativamente, oppure non venire caricate affatto. Al passaggio attraverso due piastre di deflessione le microgocce non cariche proseguono rettilineamente, mentre quelle cariche vengono deflesse, cosicché esse possono essere raccolte in diversi contenitori. Con questo dispositivo il citofluorimetro a flusso diviene una sofisticata apparecchiatura che, ad alta velocità, consente di ottenere sottopopolazioni di cellule od organuli assolutamente omogenei tra loro secondo il parametro prescelto. Analisi biochimicha e funzionale Le caratteristiche molecolari e funzionali di un campione biologico possono essere valutate con l’ uso di particolari tecniche istologiche e tramite specifico metodi d analisi biochimico-molecolari.
metodi istochimici per gli enzimi sono basati sull’incubazione di sezioni in presenza di un opportuno substra- to specifico per l'enzima. Il substrato viene attaccato dall'enzima, presente nel tessuto, con formazione di un prodotto di reazione insolubile che è già colorato o che può essere reso visibile al microscopio mediante procedimenti successivi. Quello che viene messo in evidenza è il prodotto di una reazione che e catalizzata dall’enzima. Usando substrati adeguati è possibile localizzare molti enzimi sia idrolitici sia non idrolitici. Tra gli enzimi non idrolitici possono essere dimostrate istochimicamente le ossidasi, enzimi che catalizzano il traportò di elettroni da un substrato donatore all ossigeno e le deidrogenasi che catalizzano deidrogenazioni cioè di trasferimento di elettroni dal substrato a un accettare di elettroni. Tra quelli idrolitici le fosfatasi che liberano gruppi fosfato. Acidi nucleici Gli acidi nucleici, sia il DNA sia l’RNA, per la presenza nella loro molecola di numerosi radicali fosforici presentano spiccata affinità per i coloranti basici (azzurro B, blu di toluidina eccetera). Per la dimostrazione specifica del DNA si ricorre spesso alla reazione di Feulgen. Essa si fonda su un principio analogo a quello della reazione PAS. Le sezioni di tessuto fissato sono dapprima sottoposte a idrolisi acida blanda con acido cloridrico. L'idrolisi è sufficiente per allontanare l'RNA, ma non il DNA da cui però vengono allontanate le purine a livello del legame glucosidico purinadesossiribosio del DNA, smascherando i gruppi aldeidici del desossiribosio che reagiscono con il reattivo di Schiff (fucsina basica ridotta con acido sol- foroso e incolore) ossidandolo e riportando la colorazione rosso porpora. Così le zone contenenti DNA (cromatina) appaiono colorate in rosso, mentre il nucleolo e il citoplasma restano incolori. L'intensità di questa colorazione non dipende dal tempo di permanenza nel colorante, ma dalla quantità di DNA presente, per cui si possono effetuare analisi quantitative con uno specifico microscopio chiamato istofotometro, ora in disuso perché sostituito da specifici programmi di analisi di immagini. OCCHIO UMANO ll microscopio si è imposto come necessità operativa dal momento che l’occhio umano è uno strumento limitato Cristallino: lente biconvessa che proietta un’immagine ottica sulla retina. Iride: diaframma che regola l’incidenza dei raggi luminosi. Retina (coni e bastoncelli): recettori fotosensibili. Inizio della via ottica che porta le informazioni al cervello, dove viene poi elaborata l’immagine. I primi riconoscono i colori, i secondi sono sensibili alle differenze di intensità. ACCOMODAZIONE: capacità del cristallino di modificare la distanza focale (messa a fuoco). Il potere di accomodazione o di messa a fuoco da parte del cristallino si arresta verso i 20- 25 cm. A tale distanza si possono distinguere due punti che distano fra di loro 0,2 mm. POTERE DI RISOLUZIONE: la più piccola distanza (d) tra due punti che permette di vedere i due punti ancora come distinti.