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Artefatto filosofico che espone la visione di Schopenhauer sul mondo come illusione, la critica alla filosofia hegeliana e la posizione anti-idealista. le radici culturali, l'idea di Maya e le forme a priori, il concetto di Volontà e il pessimismo di Schopenhauer.
Tipologia: Appunti
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Parla di una realtà irrazionale , dove non vi è ottimismo ma solo un esito negativo della vita. E se per Leibniz il mondo in cui viviamo è il migliore dei mondi possibili per Schopenhauer è il peggiore dei mondi possibili in cui l’uomo è contemporaneamente dannato e demone.
Donna con la quale ebbe un rapporto turbolento che lo ha consumato e dal quale sviluppa un odio per le donne ed in generale dal genere umano. Contemporaneo di Hegel lavora per poco nella stessa università poi smette perché crede che nessuno lo capisca.
mercenario della politica , a servizio non della verità ma del successo, S. si pone come punto di incontro o di scontro: Kant → deriva l’impostazione soggettivistica della gnoseologia Platone → la teoria delle idee , intese come forme eterne sottratte alla caducità dolorosa del nostro mondo. Romanticismo → riprende: l’irrazionalismo, grade importanza attribuita all’arte ed alla musica, tema dell’infinito quindi l’idea di un principio assoluto nel mondo di cui le varietà sono le manifestazioni. Riprende poi il dolore e la visione pessimistica della realtà. Filosofie orientali → dalle quali desume immagini ed espressioni suggestive e facendosi quindi profeta in occidente della sapienza orientale.
In opera molto importante: IL MONDO COME VOLOTA’ E RAPPRESENTAZIONE parla della realtà coperta dal velo di Maya , del mondo come rappresentazione riprendendo la distinzione tra NOUMENO (la cosa in se) E FENOMENO (la cosa così come appare) kantiano. KANT : il fenomeno: è l’unica realtà accessibile alla mente umana, quindi l’oggetto della rappresentazione conoscibile attraverso le forme a priori. il noumeno: è un concetto-limite, che rammenta all’uomo I limiti della conoscenza. SCHOPENHAUER: il fenomeno: è parvenza, illusione e sogno , ed inoltre è rappresentazione soggettiva, quindi esiste solo dentro la coscienza ed è il VELO DI MAYA. Il noumeno: è quella realtà che si nasconde dietro l’ingannevole trama del fenomeno e che il filosofo deve scoprire. Quindi il mondo così come ci appare non è la verità , poiché lo vediamo attraverso il VELO di MAYA : che è figlia dell’illusione, la quale dopo aver stesso sulla realtà un velo ingannatore ci mostra il mondo in modo deformato. Non vedendo la vera realtà vediamo ciò che ci appare attraverso le FORME A PRIORI di: Spazio Tempo Casualità ossia il principio di individuazione, a cui le altre categorie fanno riferimento e unica che si risolve nella sua azione
La Casualità assume diverse forme a seconda degli ambiti in cui opera, manifestandosi come principio: Del divenire: che regola I rapporti tra gli oggetti naturali Del conoscere: che regola I rapporti tra premesse e conseguenze Dell’essere: regola I rapporti spazio-temporali Dell’agire: regola le connessioni tra un’azione e I suoi motivi Le forme a priori sono come vetri sfaccettati , attraverso I quali la visione della realtà si deforma (noi la interpretiamo). Quindi la ingannevole realtà fenomenica è uno stato onirico = un sogno ossia uno stato di apparenze, una sorta di incantesimo. (Ovviamente oggetto e soggetto sono all’interno della stessa rappresentazione ma divisi appunto dal velo di Maya). L’uomo Al di la del sogno e delle apparenze esiste però la vera realtà sulla quale il filosofo non può far a meno di interrogarsi , in quanto l’uomo per S. è un animale metafisico portato a: stupirsi della propria esistenza interrogarsi sull’esistenza ultima della vita in quanto è dotato di intelligenza, ma anche perché l’uomo soffre continuamente e cerca di alleviare il dolore cercando una risposta a tutti I suoi interrogativi. Tutto è Volontà Se l’uomo fosse solo: conoscenza, razionalità e rappresentazione non potrebbe mai uscire dal mondo fenomenico ossia delle rappresentazioni puramente esteriori di noi e delle cose. Ma essendo non solo rappresentazione ma anche CORPO l’uomo può “ viversi anche da dentro ” (non solo da fuori) godendo e soffrendo e sentendo I propri desideri. Esperienza che gli permette di s quarciare il velo di Maya e afferrare la cosa in se : ossia la sua essenza più profonda e capire chi è. Quindi l’uomo può conoscersi: dall’esterno: come rappresentazione tra le rappresentazioni attraverso le forme a priori dall’interno : come corpo attraverso la brama e la volontà di vivere L’esistenza profonda del nostro io , o meglio la cosa in se del nostro essere: è la BRAMA O VOLUNTAS DI VIVERE: ossia un impulso energia prepotente, e irresistibile che ci spinge a esistere ed agire. E’: unica: al di la del principio di individuazione (spazio e tempo) a-spaziale; a-temporale un impulso cieco ed eterno che può inconscia: intelletto e consapevolezza sono manifestazioni essere più o meno consapevole. incausata senza scopo : non ha alcuna meta se non essere, e quindi continuare a perpetuare se stessa. irrazionale e eternamente insoddisfatta eternamente insoddisfatta E l’intero mondo fenomenico non è altro che il modo in cui la voluntas si manifesta o si rende visibile a se stessa.
La Noia accanto al dolore che è una realtà durevole e al piacere che è qualcosa di momentaneo, vi è la noia la quale subentra quando viene meno il desiderio , o quando cessano le attività e le preoccupazioni. Infatti una soddisfazione che plachi temporaneamente I desideri fa precipitare l’uomo nella noia il destino dell’uomo. La volontà di vivere che è tensione insoddisfatta si manifesta in tutte le cose sotto forma di SEHNSUCHT (desiderio inappagato), poiché il dolore non riguarda solo l’uomo ma travolge ogni creatura. (E se l’uomo soffre di più rispetto alle altra creature è solo perché ne è più consapevole. Destinato a sentire in modo più accentuato la spinta della volontà). Perciò S. giunge ad una forma di PESSIMISMO COSMICO poiché il male non è solo nel mondo ma nel principi stesso da cui esso viene. Espressione di tale dolore universale è la crudele lotta di tutte le cose che si cela dietro le meraviglie del creato. Catena alimentare Tra diversi egoismi della scena sociale Alla sopravvivenza Auto-lacerazione dell’unica volontà in una molteplicità conflittuale di parti è la formica gigante d’Australia L’unico fine della natura è di perpetuare la vita e con essa il dolore. L’illusione dell’amore L’amore che è uno dei più forti stimoli dell’esistenza, e ciò in cui l’uomo cerca rifugio ma è una grande illusione. Difatti l’amore inteso come eros non è altro che uno stratagemma di cui si serve il “genio della specie” per sedurre l’individuo e indurlo a perpetuare la vita. E se l’amore è puro strumento per perpetuare la vita della specie allora non ce amore senza sessualità , infatti il fine dell’amore o lo scopo per cui esso è voluto dalla natura è solo l’ACCOPPIAMENTO. L’atto sessuale viene inconsapevolmente avvertito come “ peccato” e “vergogna ” perché in fondo la persona sa che sta commettendo un delitto in quanto sta consentendo alla “Voluntas” di perpetrare questo dolore dando vita ad un’altra creatura destinata a soffrire. Perciò l’unico amore di cui si può tessere l’elogio non è quello dell’eros ma quello disinteressato della pietà.
Critiche all’ottimismo Schopenhauer critica le varie “ menzogne ” (ottimismi) con cui gli uomini tentano di celare a stessi i dati negativi del vivere e la crudeltà della realtà , mettendo a nudo la falsità di ogni forma di OTTIMISMO : considerato come un pensare iniquo e come un amaro scherno dei mali senza nome patiti dall’umanità. Ottimismo cosmico (religioni occidentali dell’epoca) ossia quella forma di pensiero che interpretava il mondo come un organismo perfetto , governato da Dio o da una Ragione immanente. Per S. questa visione pur essendo “consolatrice” è palesemente falsa poiché la VITA è un’esplosione di forze sostanzialmente irrazionali e il MONDO anziché essere il regno della logica e dell’armonia è il teatro dell’illogicità e della sopraffazione. Quindi contestando le religioni “metafisiche del popolo” ne consegue che Dio non esiste , è semplicemente un'altra bugia in cui gli uomini si rifugiano. → Schopenhauer, perviene ad un ateismo filosofico. Ottimismo sociale un’ altra menzogna contro cui S. combatte è la tesi della bontà e della socievolezza dell’uomo e del loro vivere amorevolmente. Per S. bisogna difatti ammettere che la regola dei rapporti umani è sostanzialmente costituita dal: conflitto basata un nonnulla perché anche gli individui dal tentativo di sopraffazione reciproca. mansueti rivelino la loro natura di felini rabbiosi di conseguenza se gli uomini vivono insieme non è tanto per simpatia o innata socievolezza ma solo per BISOGNO, e se esiste lo Stato e le sue leggi non è per rispondere a un’esigenza umana di tipo etico ma solo perché l’uomo possa difendersi e regolamentare gli istinti aggressivi degli individui. Ed in questo “ inferno di egoismi ” solo chi ha la sensibilità di avvertire come I rapporti umani si costituiscano nell’ ingiustizia può sentire il desiderio interiore di coltivare e curare: la giustizia l’amore Ottimismo storico Schopenhauer critica ogni forma di storicismo. Egli cerca infatti di ridimensionare la portata conoscitiva della storia , affermando che essa non è una vera scienza in quanto anziché procedere per concetti e leggi generali si limita alla catalogazione dell’individuale. (inferiore all’arte o alla filosofia che mirano a strutture universali e permanenti, rivelandosi più veritiere). S. crede che l’unico modo per occuparsi della storia è quello di evidenziare attraverso lo studio degli avvenimenti del passato, la costante uniformità e ripetitività della storia. Nella quale ciò che cambia non è l’esistenza delle cose ma solo la loro facciata. Ne consegue quindi come la storia sia solo: il fatale ripetersi di un medesimo dramma ; e l’ umanità si trova sempre nel medesimo e perpetuo stato di dolore che spera di poter mettere a tacere. → Il compito della storia è quello di offrire all’uomo la coscienza di se e del proprio destino.
Morale la morale che implica un impiego nel mondo a favore del prossimo non proviene da un imperativo categorico dettato dalla ragione, ma da un esperienza vissuta , da un sentimento di pietà o di compassione attraverso cui avvertiamo come nostre le sofferenze degli altri, identificandoci con il loro tormento. Non basta sapere che la vita è dolore, bisogna realizzare questa verità nel profondo. Infatti non è la conoscenza a produrre la moralità, ma la moralità a produrre la conoscenza. La pietà etica o morale si concretizza in due virtù cardinali: GIUSTIZIA: che è un primo freno all’egoismo, ha un carattere negativo che consiste nel “ non fare del male ” e nell’essere disposti a riconoscere gli altri. CARITA’ : si identifica con la volontà positiva e attiva di fare del bene al prossimo. Quindi con l’agape = pietà Ai sui livelli massimi la pietà coincide con il far propria la sofferenza di tutti gli esseri passati e presenti, e nell’assumere su di se il dolore cosmico. Ma comunque la morale rimane sempre all’interno della vita e presuppone un qualche attaccamento ad essa, quindi non è una vera e propria liberazione. Ascesi La liberazione totale dall’egoismo, dall’ingiustizia e dalla stessa volontà di vivere si raggiunge solo con l’ascesi. Che nasce dall’ “ orrore dell’uomo ” per l’essere di cui è manifestazione il proprio fenomeno. È l’ascesi l’esperienza attraverso la quale l’individuo cessando di volere la vita e se stesso, si propone di estirpare il proprio desiderio di esistere, godere e volere mediante una serie di accorgimenti come: La castità: che libera dall’impulso alla generazione ed alla perpetuazione della specie Rinuncia ai piaceri Umiltà Digiuno sciolgono la volontà di vivere dalle proprie catene. Sacrificio La soppressione della volontà di vivere è l’unico vero atto di libertà che sia possibile nell’uomo. Infatti l’individuo quando riconosce la volontà come cosa in se si sottrae alla determinazione dei motivi che agiscono su di lui come fenomeno. Quando ciò accade l’uomo diviene autenticamente libero ed entra in quello stato che I cristiani chiamano “ di grazia ”. Nirvana : secondo però il suo ateo misticismo il cammino per la salvezza mette a capo il NIRVANA BUDDISTA : ovvero un nulla che non è il niente ma è un nulla relativo al mondo, ossia una negazione del mondo stesso. In altre parole se per l’asceta il mondo è nulla allora per il nirvana è tutto in cui I concetti di “io” e di “soggetto” si dissolvono.