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Aristofane e Menandro, Appunti di Greco

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Tipologia: Appunti

2025/2026

In vendita dal 25/12/2025

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LEZIONE DEL 24/9
ARISTOFANE
- Commediografo
- ha scritto "Le nuvole", in cui prende di mira il filosofo Socrate
- nelle "Rane" si occupa in particolare della tragedia e immagiina un confronto tra Eschilo ed
Euripide
- "Le vespe"
Era un commediografo, un cittadino ateniese→ il teatro e la polis hanno un legame
fortissimo; il teatro del V secolo è politico, quindi connesso intimamente alla polis,
perché a teatro vanno i cittadini, perché a pagare/a mettere in campo il denaro per allestire
lo spettacolo è un cittadino (s individuava un cittadino con le disponibilità economiche per
farlo e al massimo c'era l’abtidosos) e in più è un cittadino il drammaturgo, che era uno
immerso nella città.
Il teatro tragico nasce prima rispetto a quello comico→ noi sappiamo che la
commedia viene ammessa alle grande Dionisie, che sono il momento festivo più importante
ad Atene, quello in cui c'erano gli agoni portici, e la commedia ci arriva probabilmente nel
486 a.C (le prime tracce risalgono a questa data).
Noi non abbiamo letto delle tragedie così antiche, perché noi abbiamo visto come prima
performance tragica importante “I persiani” di Eschilo, che sono del 470 a.C., quindi
circa una decina di anni dopo la fine della seconda guerra persiana→ quindi
Eschilo mette in scena i persiani ma spostando in Asia in modo che il
coinvolgimento dei suoi concittadini non sia tale da farlo finire nei guai e magari
procurargli una multa.
Da dove arriva il teatro comico? Per immaginare le origini, come per la tragedia si fa
riferimento ad Aristotele, che ha scritto un'opera di critica letteratura che si intitola la
"Poetica/”Ars Poetica", opera interessantissima in cui Aristotele si interroga sulla nascita
della poesia: ad esempio, dice che i primi poeti hanno imitato il canto degli uccelli, e quindi
che la poesia è mimesis della realtà; poi, si interroga sull'origine del nome "tragedia”, MA
non si occupa del senso del tragico perché sono i moderni che sO chiedono da dove viene
quel conflitto irrisolvibile.
A proposito della commedia, parla di influsso di alcune manifestazioni popolari della città:
Prima di tutto, c'è la questione dell'etimologia della parola “commedia”:
1)
kome (villaggio) + odè→
kome è la parola dorica che si usa per “villaggio”; “kome”,
ovviamente, si tirerebbe dietro un’origine dorica della commedia [è la stessa cosa per la
tragedia, che si chiama anche “drama”, termine che deriva da “drao”=”faccio” in dorico), ma
Aristotele non è tanto dell’idea di attribuire un'origine dorica alla commedia.
2)
komos + odè→
komos” è la parola tutta attica com la quale si indicano le feste o le
processioni che in genere vengono organizzate in città (o con un collegamento con la
campagna ma la campagna è legata alla città).
Aristotele è più di questa idea, e quindi che la commedia nasca in ambiente
ateniese→ “komos” è una parola attica, quindi insiste sull’importanza del mondo
attico per dare la spinta allo sviluppo della commedia.
Prodotti precedenti alla commedia
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LEZIONE DEL 24/

ARISTOFANE

  • Commediografo
  • ha scritto "Le nuvole ", in cui prende di mira il filosofo Socrate
  • nelle " Rane " si occupa in particolare della tragedia e immagiina un confronto tra Eschilo ed Euripide
  • " Le vespe " Era un commediografo , un cittadino ateniese→ il teatro e la polis hanno un legame fortissimo; il teatro del V secolo è politico , quindi connesso intimamente alla polis, perché a teatro vanno i cittadini, perché a pagare/a mettere in campo il denaro per allestire lo spettacolo è un cittadino (s individuava un cittadino con le disponibilità economiche per farlo e al massimo c'era l’abtidosos) e in più è un cittadino il drammaturgo , che era uno immerso nella città. Il teatro tragico nasce prima rispetto a quello comico→ noi sappiamo che la commedia viene ammessa alle grande Dionisie, che sono il momento festivo più importante ad Atene, quello in cui c'erano gli agoni portici, e la commedia ci arriva probabilmente nel 486 a.C (le prime tracce risalgono a questa data). Noi non abbiamo letto delle tragedie così antiche, perché noi abbiamo visto come prima performance tragica importante “ I persiani ” di Eschilo , che sono del 470 a.C., quindi circa una decina di anni dopo la fine della seconda guerra persiana→ quindi Eschilo mette in scena i persiani ma spostando in Asia in modo che il coinvolgimento dei suoi concittadini non sia tale da farlo finire nei guai e magari procurargli una multa. Da dove arriva il teatro comico? Per immaginare le origini, come per la tragedia si fa riferimento ad Aristotele, che ha scritto un' opera di critica letteratura che si intitola la " Poetica/”Ars Poetica ", opera interessantissima in cui Aristotele si interroga sulla nascita della poesia: ad esempio, dice che i primi poeti hanno imitato il canto degli uccelli, e quindi che la poesia è mimesis della realtà; poi, si interroga sull'origine del nome "tragedia”, MA non si occupa del senso del tragico perché sono i moderni che sO chiedono da dove viene quel conflitto irrisolvibile. A proposito della commedia, parla di influsso di alcune manifestazioni popolari della città: Prima di tutto, c'è la questione dell'etimologia della parola “commedia”:

1) kome (villaggio) + odè→ kome è la parola dorica che si usa per “villaggio”; “kome”,

ovviamente, si tirerebbe dietro un’origine dorica della commedia [è la stessa cosa per la tragedia, che si chiama anche “drama”, termine che deriva da “drao”=”faccio” in dorico), ma Aristotele non è tanto dell’idea di attribuire un'origine dorica alla commedia.

2) komos + odè→ “ komos ” è la parola tutta attica com la quale si indicano le feste o le

processioni che in genere vengono organizzate in città (o con un collegamento con la campagna ma la campagna è legata alla città). Aristotele è più di questa idea , e quindi che la commedia nasca in ambiente ateniese→ “komos” è una parola attica, quindi insiste sull’importanza del mondo attico per dare la spinta allo sviluppo della commedia. Prodotti precedenti alla commedia

Tuttavia, tutte le volte che ci troviamo di fronte ad un genere letterario fatto e compiuto, sappiamo che ci devono essere stati dei prodromi , dei momenti preparatori, degli altri tentativi/prodotti che poi sono confluiti in un prodotto finale considerato migliore→ ecco perché PRIMA del teatro comico vero e proprio/prima della commedia attica con tutte le sue implicazioni politiche ci sono dei prodotti precedenti che sono i fliaci , i mimi, la produzione di Sofrone a Siracusa, quindi una serie di prodotti popolari , non letterariamente fatti e compiuti o comunque dei quali a noi restano solo dei residui, incentrati sulla vita quotidiana , sulla vita dei campi, sulla comicità piuttosto immediata, e in alcuni casi anche in versi, mentre noi sappiamo che il teatro comico è poesia. Poi, è interessante, per esempio, che alcuni di questi personaggi, come Sofrone, sono di ambiente dorico (Siracusa è una città dorica)→ quindi a livello di argomenti, tematiche, di interesse per la gente minuta e per la vita quotidiana , il nesso con l'ambiente dorico c'è , ma il prodotto fatto e finito della commedia (e che alla fine è solo di Aristofane perché ci è rimasto solo lui) è tutto ateniese e che parla di Atene. Questi autori di origine siciliana che hanno prodotto mimi, fliaci, e opere considerate predecessori della commedia, (es: Diogene Laerzio) hanno un qualche modo influenzato anche il dialogo platonico, e questa è una cosa interessante, perché Platone con il teatro ha in comune la forma mimetica/drammatica → vuol dire che questa modalità dialogata ad Atene piace moltissimo, ma è probabilmente anche connessa al fatto che Atene piace discutere e parlare di tutte le cose piuttosto che tacere come a Sparta o far dei lunghi trattati alla Cicerone. Opere

  • I banchettanti ”→ noi abbiamo notizia di una prima commedia che probabilmente si intitolava i "Banchettanti" ma di cui leggiamo solo pochi versi. Poi, abbiamo notizie di un processo intentatogli da Cleone→ Cleone è quello che, dopo la morte di Pericle, allarga i confini della guerra oltre l’Attica non tenendo conto dei consigli di Pericle. Quindi la tradizione vuole che Cleone abbia citato in giudizio Aristofane perché in questo testo comico, del quale noi abbiamo solo il titolo, avrebbe denigrato le scelte dei politici ateniesi. Le grandi Dionisie vengono messe in scena con un pubblico nel momento in cui gli ateniesi sono liberi dalle attività agricole, ma i viaggi sono possibili e quindi ad Atene arrivano anche stranieri→ di conseguenza, è una vergogna che un cittadino osi portare in giro critiche nei confronti del funzionamento del suo paese. Quindi Cleone si lamenta di questa cosa, e la cosa interessante che ci mostra la distanza di Atene antica da tanti altri momenti è che pare che Cleone perda questo processo : quindi nell’Atene della seconda metà del V secolo il demagogo Cleone perde il processo per diffamazione e la libertà di parola contro ogni possibile censura viene ribadita. Noi sappiamo che il teatro ateniese gode di quella libertà di parola che spesso gli ateniesi ribadiscono come fondamento dell’Atene del tempo: ovviamente, la cittadinanza è ristretta e quindi non è una libertà di parola che vale per tutti, ma comunque c'è l'idea che si possa parlare di tutto è questo può servire a mettere in luce delle strategie e risolvere i problemi ≠ nel teatro latino e in tutta la letteratura latina c'è la censura , non c'è la stessa libertà di parola.

Quindi questa è una fase in cui il legame con la città è fortissimo , il realismo è intensissimo (e si nota dai riferimenti alle persone, alle istituzioni cittadine, dall'inclusione, nel testo teatrale, di una marea di nomi che hanno a che fare con oggetti di vita quotidiana, come pentole, cucchiai, calzature. DOPO , però, sul realismo che resta, va aumentando via via la fantasia , attraverso nomi parlanti, parole inventate, onomatopee, oppure proprio situazioni assurde (es: ad Atene si sta male, quindi decidono di fondare una città a metà strada comportandosi come uccelli, mettendosi le ali e trattando con gli uccelli). Perché Aristofane fa questa cosa qui? Perché evidentemente ad un certo punto diminuisce la sua fiducia nella possibilità di incidere sul pensiero dei suoi contemporanei e poter fare si che la commedia indirizzi le scelte dei suoi cittadini in una città democratica in cui la cittadinanza partecipa, vota, sceglie i magistrati (es: se c'è Cleone non è colpa del destino ma sei cittadini che lo hanno votato, i governanti sono lo specchio delle nostre scelte e del nostro impegno per la città). Quindi è sfiduciato e quindi cerca un luogo nel quale rifugiarsi , immagina un cambiamento totale, che si mette in essere quando si ha impressione di non riuscire ad incidere sulla realtà → in genere, però, non hanno portato a niente nella storia. Contesto Cosa succede negli anni in cui Aristofane produce le sue commedie? C'è tutta la parabola di Atene che abbiamo visto con i tragediografi e con Tucididea: Atene Atene ha vinto le guerre persiane, si è costruito un ruolo di guida della città, è la culla della civiltà, e sulla spinta di tutto questo ha costituito la lega Delio attica nel 477, dando l'impulso alla costruzione dell'impero che nel giro di pochi anni vedrà gli alleati ateniesi subordinati ad essa. Quindi Atene è piena di possibilità e ovviamente gli ateniesi ci vanno un po' dietro, tant’è che anche uno come Euripide, che poi sarà critico nei confronti della guerra/dell’imperialismo, all'inizio tutto sommato è anche lui un ateniese entusiasta. Il primo Aristofane guarda la sua polis democratica vede che ci sono delle cose magari da valorizzare, che si può correggere qualcosa , si possono ripensare delle cose [es: i processi non funzionano, e per farli funzionare si possono fare dei piccoli interventi ad hoc e non per forza ribaltare tutto; poi, mette alla berlina il sistema educativo e propone un ritorno indietro ma lo fa nelle “Nuvole”, quindi in un testo comico, per cui ci suggerisce di prendere in considerazione un problema ma non ci dà la soluzione. Nel 431 scoppia la guerra , che quindi cambia le cose→ inizialmente ci si aspetta che duri poco, MA quando comincia a durare a lungo, Atene se ne accorge, ci sono dei gruppi che si accorgono che i loro affari non vanno bene, che i loro soldi vengono spesi per la guerra/per le armi e non per altre cose→allora Aristofane, all'inizio, ragiona su queste cose e immagina che si possono anche raddrizzare il tiro e basti arrivare a fare la pace. Poi, ovviamente, la sua fiducia nel cambiamento viene meno ed è per quello che ad un certo punto immagina che per fare la pace bisogna andarsi a recuperare la pace intesa come concetto astratto personificato con uno scarabeo volante chissà dove: aver bisogno di andarsi a prendere la pace in questo modo vuole dire che sta pace è irraggiungibile.

Poi, però, mentre Aristofane immagina la pace come un'utopia irraggiungibile effettivamente la pace si fa, perché si tratta la pace di Nicia→ quindi lui corregge il tiro e chiude questa commedia intitolata “La pace” con un festino in cui immagina la pace come una bella ragazza portata ad Atene. Quando la guerra va ancora oltre (ci sono una serie di eventi lussuosissimi, come i Meli, la spedizione in Sicilia) e siamo ormai nella fase finale della vita di Aristofane , questi decide di prendere ancora più le distanze. Ad esempio, nelle " Ecclesiazuse " (=le donne in parlamento) ci sono le donne che si impadroniscono del potere per organizzare meglio gli stati e per escludere la guerra: infatti, la guerra è una cosa da maschi carichi di testosterone che vogliono confrontarsi, ma questo alle donne non piace, perché vedono partire per la guerra i propri figli. Quindi le donne sono in grado di immaginare un mondo migliore. In più, le donne sono abituate a filare, sistemare, quindi se amministrano le case sono in grado di amministrare gli stati/sono capacissime dal punto di vista amministrativo. Però, la cosa strana è che queste donne si organizzano e una notte escono di soppiatto, dopo aver rubati ai mariti gli abiti, i bastoni, dopo essersi travestite da maschio, come a dire che per occupare il ruolo del potere bisogna fingersi uomo. Ma la cosa ancora più interessante è che di fatto questa presa di potere da parte delle donne è già un po' avulsa dal legame con Atene , per cui potrebbe succedere in qualsiasi luogo della terra. Quindi nell'ultimo Aristofane vediamo che il legame con Atene si è un po' allentato , perché inizia a immaginare storie e situazioni che potremmo collocare in qualsiasi posto [La “Lisistrata” non ancora, per cui si avvia ma è ancora un'utopia con un legame forte con la città → si immagina che una domanda crei una rete di donne e lanci lo sciopero del sesso sull’uno e sull’altro schieramento, per convincere gli uomini a più miti consigli.] Poi, arriviamo all' ultima commedia che abbiamo, il " Pluto ", che è proprio di argomento mitologico→ si vede Aristotele che ha proprio perso la speranza, si rifugia in storie che non hanno alcun legame con la realtà. Critica alla democrazia Aristofane è critico con la democrazia: a volte sembra proporre delle soluzioni che sono o di ritorno al passato, o di sfiducia completa della democrazia. Le stesse " Ecclesiazuse ”, nel momento in cui immaginano la presa del potere delle donne, rivelano la loro caratteristica assolutamente utopistica→ è impensabile che Aristofane pensasse seriamente che potesse funzionare un modello di questo tipo, perché nel mondo in cui vive lui, immaginare le donne che prendono il potere, è fantasia pura. Quindi non bisogna immaginarlo come moderno perché ha immaginato un governo fatto da donne, ma sta dicendo che abbiamo toccato talmente il fondo che possiamo addirittura pensare alle donne che prendono il potere. [Ovviamente, dietro c'è anche un po' di parodia di tutte le elucubrazioni e di tutti i progetti politici di Platone che notoriamente non portano da nessuna parte.]

Poi, si arriva a testi come “ Le rane ” e in parte anche “ Le te smoforiazuse ”, che sono vere e proprie commedie incentrate sulla critica letteraria e in particolare sull’attacco ad Euripide, Ma il fatto che Aristofane attacchi Euripide con tutto quell'apparato di conoscenze e di riferimenti ci dice che Aristofane conosceva benissimo Euripide. [Le donne non erano in scena, per cui siamo ancora nel meccanismo del teatro tragico per cui gli attori erano maschi con la maschera, anche quando dovevano interpretare ruoli femminili. Non sappiamo esattamente quando iniziano ad entrare in scena figure femminili.] LEZIONE DEL 27/ Le opere e il cambiamento di Aristofane Periodizzazione delle opere di Aristofane:

  • Aristofane fortissimamente immerso nel contesto della sua polis che si accorge che una serie di cose sarebbero da cambiare, cerca in maniera propositiva di mettere alla berlina i difetti della società contemporanea perché scatti il correttivo,
  • poi Aristofane deluso che si rifugia in visioni utopistiche ,
  • poi Aristofane che prende le distanze dalla sua città e mette in scena situazioni che vanno verso l' universalismo , sono universali, non sono legate al contesto ateniese. ↓ Prime commedie Per le prime commedie il contesto è fondamentale , ad esempio gli “ Acarnesi” parlano della guerra del Peloponneso: gli Acarnesi sono gli abitanti del demo di Acarne (= una delle circoscrizioni amministrative in cui è divisa l'Attica e i territori di Atene), sono dei carbonai e fanno affari con la guerra. A un certo punto, però, emerge un contadino che ritiene che con questa guerra non si facciano affari, perché Archidamo li invade e distrugge loro le campagne; così il contadino trova il modo per farsi la sua pace separata , cioè fa il suo accordo con i nemici → una cosa così non si può portare altrove, perché si parla specificamente della realtà ateniese , con le sue attività produttive, con le sue campagne, con i conflitti cittadini. Ovviamente tutto il mondo funziona sempre così, per cui c'è l'interesse di estrazione di materiali preziosi da parte degli industriali (o di coloro che vogliono), e poi c'è l'interesse di chi è dedito alle attività primarie→ in questo caso, il contadino che vuole la pace separata è un esponente del settore produttivo primario, già gli altri che fanno i carbonari sono ancora estrattori, ma poi c'è già chi fa le armi. Nelle “ Vespe” si dice che ad Atene la mattina ci sono i cittadini che si raccolgono in un luogo perché lì si svolgeranno i processi, e chi prima arriva si garantisce di fare il giudice popolare e di ricevere un gettone di presenza → così è come funziona ad Atene, ma non possiamo trasporre quella cosa e immaginarla in un altro contesto. La critica è importante e costruttiva , per cui forse bisogna fare in modo di mettere un correttivo a questa modalità per cui chi prima arriva si siede in giudizio e c'è qualcuno che vive di quello. Le “ Nuvole” sono complesse, ebbero poco successo, fecero una fatica incredibile ad essere capite e seguite, però di nuovo sono legate ad un contesto ateniese/è un testo che sta

parlando ai cittadini ateniesi : infatti, si parla di Socrate che fonda una scuola che ha molti discepoli→ uno spartano non potrà mai capire che in realtà Aristofane dice “Socrate” ma in realtà sta prendendo di mira i sofisti ≠ il cittadino ateniese, soprattutto se è un po' colto, capisce immediatamente che lì è stato fatto un miscuglio e che probabilmente è stato scelto Socrate solo per attirare l’attenzione (mentre i sofisti erano tanti e quindi era più complesso). Ultime commedie Le ultime le consideriamo un po' staccate, perché si parla genericamente di presa del potere in una città al di fuori di un contesto preciso , cosa che c'è ancora per la “ Lisistrata ” (Lisistrata vuole fermare la guerra del Peloponneso, non vuole un'amministrazione più giusta e in generale più attenta come sarà la protagonista delle Ecclesiazuse). Chiarimento → questi gruppi non sono rigidi , può essere che le si trovino raggruppate con dei piccoli spostamenti, ma nessuno mai sosterrà che il “Pluto” , che parla del dio della ricchezza, sia una commedia fortemente legata al tessuto politico contemporaneo, perché i personaggi sono diventati completamente astratti , e Pluto è la ricchezza che viene distribuita senza regole di giustizia (è una riflessione assolutamente teorica ). “LISISTRATA” Lisistrata ha un nome parlante perché στρατός è l'esercito e il pre-nome (=la prima parte del nome) ha a che fare col verbo λυω=sciolgo→ quindi Lisistrata dovrebbe essere una sorta di scioglitrice di eserciti e di conflitti , un personaggio che riesce a risolvere questioni nelle quali c'è conflitto. Lisistrata sta aspettando l' arrivo delle donne provenienti da tutta la Grecia per esporre il suo piano di pace: quindi siamo di fronte a un tentativo di conciliazione di una guerra che è quella che Tucidide ha definito “mondiale”, che ha coinvolto tutte le città/tutti i popoli conosciuti. Lei vuole esporre il suo piano di piace e ci sono una serie di comprimarie destinate al ruolo di spalle della prima attrice→ quindi c'è tutto questo gioco di figure femminili (ovviamente, bisogna tenere conto che erano uomini ) che, così come al giorno d'oggi, andavano distinte/ caratterizzate, per far capire che si stavano riunendo tutte queste donne di città diverse (di Tebe, di Sparta, di Messene, di Atene, di Delfi… Ci sono alcune figure più importanti:

  • l'ateniese Calonica, perché anziana
  • poi c'è Mirrina, che si ritrova più avanti perché è una che prende in mano la situazione e lascia il marito fuori di casa;
  • c'è addirittura una spartana, Lampitò, che è rappresentata atletica e risoluta, perché le ragazze spartane si esercitavano nel gymnasium insieme ai maschi, quindi erano più palestrate delle altre (naturalmente, questi personaggi vengono caratterizzati). Poi, alcune donne cominciano a tirarsi indietro e ovviamente questa è una caratterizzazione giocata sul pregiudizio (a scrivere, infatti, è Aristofane, un uomo): le donne non riescono a fare questa rinuncia che Lisistrata propone T1] Le donne a raccolta - Lisistrata , 21-66, 93-145 — ITA (p.395) Da questo testo si nota già che è difficilissimo tradurre Aristofane con tutte queste allusioni, le quali appartengono a quell'orizzonte di ambiguità , di tendenza all'espressione scurrile.

Ad Atene, il pubblico che andava a teatro era probabilmente maschi (anche se non lo sappiamo con certezza): infatti,una scena così funziona con un pubblico di maschi , perché tendenzialmente il mondo antico pensa che le donne bisogna tenerle fuori da certi discorsi. MA in tutto questo non è scurrile, riesce sempre a mantenersi in equilibrio , a giocare sull'ambiguità, ed è fatto apposta→ lo fa il testo greco e deve farlo il traduttore: ovviamente nulla vieta che uno faccia una messa in scena invece esplicita, ma è chiaro che il prodotto finale sarebbe completamente diverso, avrebbe altro pubblico e altro peso. Mentre spesso, quando si mettono in scena questo tipo di testi (la Lisistrata o anche le Ecclesiazuse) si cerca un modo per renderlo attuale e comprensibile , per parlare di una questione all'ordine del giorno che sia fare la pace, che sia dare spazio alle donne al governo, ma se l'ambiguo diventa scurrile, il messaggio rischia di perdersi, e Aristofane a questo è molto attento. T3] Gli effetti dello sciopero - Lisistrata , 829-953 (p.400) + confronto con Casina Questa è la scena famosissima di Mirrina che sembra sul punto di cedere al marito Cinesia , nonostante all’inizio sia tutta determinata a non lasciarsi andare alle sue richieste. In realtà, Mirrina lo provoca e lo illude , ma poi riesce a controllarsi e lo lascia lì, frustrato e ridicolo : la sua apparente resa fa parte dello stratagemma dello “sciopero del sesso” ideato dalle donne. Nella “ Casina ” di Plauto c'è una scena (p.404) in cui Plauto immagina il travestimento dell'omaccione grande e grosso in una ragazza, per ingannare il padrone di casa innamorato dell’innamorata del figlio→ questo gioco di oscenità passa in Plauto, però è evidente la distanza con Aristofane e soprattutto il diverso livello di impegno dei due: si nota che comunque, anche quando scrive queste scene esilaranti che fanno riferimento ai bisogni più bassi dell'essere umano/alla sua sfera animale, ARISTOFANE sta puntando a un discorso che è politico ≠ PLAUTO, quando fa gli stessi riferimenti, sta cercando esclusivamente il riso e l' intrattenimento del suo pubblico in quell'atmosfera carnevalesca a cui è abituato. QUINDI Aristofane non mette in scena un carnevale, ma costruisce un discorso fortemente politico. Tradizionalmente, nel mondo antico si pensa che la razionalità appartenga all’uomo, mentre la parte sensitiva, emotiva e istintiva sia propria della donna: la ragione è maschile, tutto il resto è femminile. Aristofane, però, ribalta questo schema : nella Lisistrata le donne si dimostrano razionali, capaci di discutere, di organizzarsi e di agire come veri diplomatici per riportare la pace; gli uomini, invece, vengono rappresentati come dominati dagli istinti, incapaci di controllarsi e di affrontare con lucidità la situazione politica. In questo modo il comico diventa uno strumento di critica : attraverso la parodia e l’erotismo, Aristofane mostra come il disordine e l’irrazionalità non derivino dalle donne, ma dagli uomini stessi, rovesciando così i pregiudizi della sua epoca. T4] Finalmente la pace? - Lisistrata , 1090 - 1187 (p.405)

Le commedie nella tradizione antica finiscono con un momento di festa , di banchetto, che però conferma il fatto che era tutto un gioco, che era tutta un'allegoria, che era tutta una farsa. E quindi la chiusa si chiama spesso farsa o finale farsesco. LEZIONE DEL 4/ " NUVOLE " T6: “il discorso giusto è il discorso ingiusto” (p. 414) + T7: “Un educazione moderna (p.418) È un testo che Aristofane mette in scena e che entra in polemica con le istituzioni culturali: quindi è un gesto che potrebbe anche essere di attualità in certi momenti, se non fosse che è un testo abbastanza strano, complesso, con un linguaggio talvolta violento. Il discorso giusto e il discorso ingiusto sono queste due entità che affrontano il momento dell'agone→ la vicenda è quella del vecchio padre, Strepsiade, che è carico di debiti perché il figlio ama i cavalli, e quindi lui spende un sacco di soldi per mantenerli il cavallo; ad un certo punto, decide che bisogna imparare a liberarsi dei creditori è l'unico modo è imparare a maneggiare il linguaggio. Così si tratta di andare al pensatoio di Socrate {già chiamarlo “pensatoio” vuole direi dargli un nome abbastanza denigrante o comunque ambiguo}, dove si impara a parlare benissimo per ingannare i propri creditori (così pensa Strepsiase). In realtà, vorrebbe mandarci il figlio, il quale però non vuole andarci; di conseguenza, ci va lui ma è troppo rozzo e ignorante, perciò il figlio è costretto ad andarci è il risultato sarà che il figlio si fa beffe del padre e gli dimostra che è giusto bastonare i genitori. Ovviamente, questo non è il pensiero di Aristofane ma è il finale caotico e rocambolesco della commedia. L'agone è il momento clou di un testo drammatico {c'è anche nella tragedia}. ANALISI:

  • il coro interviene per cercare di stabilizzare la situazione (come succede nella tragedia)
  • parlare per primo è svantaggioso
  • Or mostrerete a discorsi…è la tua natura” → ci parla dell'importanza del parlare: ad Atene, nel V secolo, si parla e si discute di tutto. Ci si chiede se è ancora valido il sistema educativo tradizionale,quello basato sull'educazione rigida, su un rapporto di netti subordinazione dei figli ai genitori, degli allievi ai maestri
  • agone ” è una parola della tradizione : l'agone era l’agone poetico in cui poeti presentavano le loro opere e solo uno vinceva. L’agone nel il testo teatrale, invece, diventa il momento clou/l'acmè, il momento nel quale c'è il confronto tra le opinioni divergenti incarnate da un personaggio: talvolta poi rovinano entrambi→ es: Antigone e Creonte: si confrontavano tra due visioni del mondo ma nessuna delle due era totalmente antitradizionale, perché era difficile stabilire se contava di più a tenersi alla legge scritta degli dei che da sempre guida ai giovani o le leggi dello stato che tiene in ordine la comunità. Il luogo in cui si assiste a questi agoni è sempre Atene. Se prendiamo SOFOCLE. tendenzialmente l’agone riflette su dei valori della tradizione; da EURIPIDE in poi entrano in gioco gli elementi sofistici , per cui le discussioni si fanno un po' più caziose→ es: dialogo tra Ferete e Admeto: Admeto è arrabbiato con il padre perché non ha accettato di morire al suo posto, Ferete gli dice che si

parare, dove andavano a parare le risposte degli altri personaggi ≠ qui c'è la sofistica è tutto diventa molto più complesso. Di conseguenza, il pubblico che va a teatro a vedere la commedia anche per rilassarsi ne esce scontento ; poi, magari alcuni ateniesi tradizionalisti non capiscono neanche e pensano che Aristofane stia sostenendo il rovesciamento dell’ordine tradizionale; neanche i socratici potranno essere contenti, perché se non hanno veramente lo spirito di ironia e non vanno oltre l'apparenza, possiamo pensare che Aristofane stia denigrando Socrate; neanche i sofisti possono essere contenti, dal momento che i sofisti vengono rappresentati come quelli che credono nelle nuvole, che vanno, vengono, ritornano, fanno quello che vogliono e stravolgono i pensieri di tutti (si spiega il poco successo) Quindi il tema è complesso , la lingua è complessa, le ragioni sono complesse e le battute sono complesse, MA, sia per quanto riguarda il confronto tra discorso giusto e ingiusto sia per quello tra Strepsiade e Filippide, non parlano la stessa lingua→ es: il discorso è ingiusto ha un modo di parlare molto più rapido, molto più per formule e per aforismi. [L’idea è che la contrapposizione tra questi due personaggi e tra questi due modelli formativi dovrebbe mandarci un po' in crisi se vogliamo attualizzarlo, perché non capiamo da che parte vogliamo stare, ma è un modo che ha il poeta per rappresentare la confusione del sistema educativo ateniese: Atene si vanta di essere la scuola dell'Ellade ma vive in una crisi della scuola, del sapere, della tradizione (è la dimostrazione del fatto che la comicità di Aristofane è estremamente impegnata e politica, il fatto che ci si chieda se e progressista, conservatore, liberale deriva dal fatto che leggere la comicità è molto più difficile che leggere il discorso tragico). In entrambi i casi, però, torna tutto con riferimento al corpo, tutte quelle parole che teoricamente fanno parte dell 'armamentario del poeta comico , ma anche in questo caso è impiegato in un modo diverso, cosa che sicuramente lascia il pubblico un po' sconcertato.

  • l'altra cosa, presente in entrambi i casi ma che viene fuori più nel confronto tra padre e figlio, è che mette in ballo Euripide → infatti, Aristofane parla spesso di Euripide , ma ne parla male, rappresentandolo come quello che corrompe i giovani, di quello che porta in scena cose che non possono essere formative ed educative (mentre l'idea tradizionale è quella che in teatro si vedono modelli positivi). Quindi Euripide è l'esempio di quello che ha corrotto e torna continuamente; tuttavia, questo è l'esempio che Aristofane conosce Euripide benissimo, e quindi che Euripide, quanto meno tra le persone colte, ha lasciato il segno, le ha messe in crisi e le fa riflettere, anche se magari fanno ancora fatica ad accettare quel tipo di messaggio. Cos'è che fa imbestialire Strepsiade? Il fatto che il figlio si mette a recitare i versi di Euripide a memoria, e dei versi che sono moralmente inaccettabili, ossia una storia di incesto. Questa cosa è particolare, perché noi sappiamo che l'antichità vede una circolazione ampissima di miti che riguardano storie incestuose , violenza in famiglia, ma sono sempre rappresentate in maniera tale da dare l'idea che il comportamento contro natura porta alla rovina. In Euripide , invece, la problematizzazione di questi temi aumenta , quindi diventa tutto più complicato→ es: Medea compie un atto efferato, uccide i figli, eppure qualche giustificazione gliela troviamo, e arriviamo a dire che Giasone è una brutta persona.

Tutta questa problematicità di Euripide manda in crisi Atene e manda in crisi Aristofane, che però la propone, la commenta, ci fa osservazioni→ questo meccanismo dell' intertestualità è estremamente interessante: la ricchezza dell'affrontare questi testi e collocarli nelle loro relazioni reciproche ci permette di scoprire che Aristofane ogni tanto dialoga con il testo di Euripide. LEZIONE DEL 22/

  • ARISTOFANE
  • MENANDRO: commedia nea, a cavallo tra età classica ed età ellenistica
  • Età ellenistica : in Siria la traccia del greco è scomparsa, perché in alcune zone sono arrivati i romani a fare piazza pulita; ARISTOFANE T9: "Poetiche a confronto" ("Rane", 907-1098, pag. 423– ITA) È un testo che si occupa di critica letteraria, quindi è più complesso da capire, perché ovviamente ci sono dei riferimenti ad un modo di scrivere, tradotto in battute e immagini. Tre personaggi:
  • Eschilo : uomo tutto d'un pezzo
  • Euripide : nuovo teatro
  • Dioniso : fesso Trama delle “Rane”... Dioniso scende con il suo servo Xantia per andare a recuperarsi un tragediografo di fama, così da riportarlo in vita,, perché la temperie morale langue e si sfilaccia, quindi c'è bisogno di un maestro di vista, di un autore che dia indicazioni di comportamento→ così pensa a Tucidide, perché è appena morte e quindi il ricordo vive quello di Euripide e della grandezza di Euripide, che però noi sappiamo aver vinto poco o niente, perché effettivamente la maggior parte del pubblico ateniese era più su altre posizioni, molto più tradizionaliste, quindi il gioco dello scendere per riportare in vita Euripide e poi alla fine scegliere Eschilo funziona molto bene. [Leggendo il testo, si capisce che Dioniso è un personaggio facilmente manipolabile , quindi quando parla uno dei personaggi si convince di star ascoltando cose intelligenti.]
  • È Dioniso a scendere per riportare in vita il teatro perché è la divinità legata agli agoni teatrali, quindi ha un legame forte con il teatro ;
  • Ci sono tutte scene esilaranti in cui Dioniso e Xantia si muovono in questo oltremondo→ Dioniso si è fatto tanti nemici e quindi viene attaccato, così ogni tanto chiede a Xantia di scambiarsi i ruoli, quindi Xantia si traveste da Dioniso e viceversa; tuttavia, ci sono anche alcuni che celebrano Dioniso, e capita che quando Dioniso è Xantia, Dioniso viene celebrato, mentre quando Dioniso si rimpadronisce dei suoi abiti viene maltrattato da ch lo detesta.
  • Il coro è fatto dalle rane, quindi c'è questo coro travestito, che rappresenta le paludi dell'aldilà e che accompagna il discorso letterario
  • " dramma pieno di Ares "→ anche il linguaggio messo in bocca da Aristofane ad Eschilo è un linguaggio che imita quello magniloquente e mataforico di Eschilo, anche se poi c'è la tendenza di metterlo alla berlina.
  • Qual è il ruolo di Dioniso? A che servono questi suoi intermezzi? Serve a spezzare un po' la tensione : soprattutto quando parla Eschilo, il tono rischia di diventare troppo altisonante, e quindi Dioniso serve per fare ricordare che siamo in una commedia e quindi il tono si abbassa.
  • r. 134-138→ tema tradizionale: quello dell’amore vissuto e consumato, che nell’antichità era considerato scabroso o comunque inadatto alla rappresentazione tragica. Oggi, per noi, tale tema appare del tutto naturale, ma per lungo tempo è rimasto ai margini della letteratura. Eschilo ed Euripide si confrontano proprio su questo punto: Eschilo tende a escludere dalla tragedia certi aspetti della vita quotidiana e passionale, ritenuti troppo terreni o inappropriati alla dimensione eroica e solenne del mito. Euripide , invece, rompe questa tradizione: nella sua ricerca di verosimiglianza e umanità , decide di rappresentare l’amore come parte integrante dell’esperienza umana. In altre parole, Euripide porta sulla scena ciò che Eschilo tace , rendendo la tragedia più vicina alla vita reale e ai sentimenti dell’uomo comune.
  • Eschilo fa riferimento al mito di Bellerofonte e Stenebea , una figura che può essere considerata una sorta di altra Fedra , poiché condivide con lei il tema dell’amore illecito e della passione distruttiva. Tuttavia, Stenebea è un personaggio appartenente a un mito meno noto, ed è proprio per questo che Euripide sceglie di riprenderlo, rendendolo più accessibile e vicino al pubblico del suo tempo. Nella tragedia perduta di Eschilo, Stenebea (moglie di Preto, re di Tirinto) si innamora perdutamente dell’eroe Bellerofonte , il celebre guerriero corinzio. Nonostante sia sposata, cerca in ogni modo di convincerlo a cedere al suo amore. Di fronte al rifiuto dell’eroe, reagisce con un gesto vendicativo: scrive una lettera calunniosa al marito, accusando falsamente Bellerofonte di aver tentato di sedurla. Tale menzogna mette in serio pericolo la vita dell’eroe. ↓ ● Per Eschilo , Stenebea rappresenta un personaggio negativo , poiché tradisce i valori fondamentali del matrimonio e dell’onore, desiderando un altro uomo pur avendo un marito legittimo. In questo modo, Eschilo condanna il desiderio passionale come forza distruttiva e moralmente inaccettabile. ● Euripide , invece, pur riprendendo lo stesso mito, tende a esplorare con maggiore profondità psicologica la figura femminile, cercando di comprenderne le motivazioni interiori più che giudicarle moralmente. Così, il mito di Stenebea diventa anche una riflessione sulla fragilità umana e sulla potenza dei sentimenti.
  • r. 148-149: Euripide afferma che Eschilo usa “ parole grosse, come il Licabetto e il Parnaso ”, offrendo così un’immagine di straordinaria efficacia. Il paragone è infatti suggestivo: il Licabetto è un alto colle che domina Atene e che si può scorgere guardando verso l’ Acropoli , mentre il Parnaso è la montagna sacra alle Muse e ad Apollo. Con questa similitudine, Euripide ironizza sulla grandiosità e sull’enfasi dello stile di Eschilo ,

paragonando la sua lingua imponente e solenne a montagne che svettano ma risultano, per così dire, eccessive rispetto al linguaggio quotidiano. In tal modo, Euripide non solo critica la pomposità dello stile arcaico, ma ribadisce la propria poetica, più realistica e aderente alla vita vera, lontana dalle “vette” retoriche e dai toni troppo elevati del suo predecessore.

  • Eschilo dice che Euripide ha “ vestito i re di stracci perché facessero pietà alla gente ”→ il re rivestito di stracci è Telefo , protagonista dell'omonima tragedia euripidea: noi non lo conosciamo, ma il pubblico contemporaneo lo conosceva perché tutti andavano a teatro.
  • r. 162-165→ c'è una piccola critica, che però è messa in bocca ad Eschilo quindi c'è da valutare quanto effettivamente Aristofane la condivida, contro costumi sessuali troppo liberi→ in Aristofane, in particolare nelle Nuvole , emerge una forma di critica all’omosessualità → ella scena finale, durante il confronto tra il Discorso Giusto e il Discorso Ingiusto , la lite degenera in una rissa e i personaggi esclamano: “Ma chi abbiamo davanti? Chi sono gli spettatori? Tutti rotti in culo”: con questa battuta, Aristofane mostra ironicamente come certe pratiche sessuali siano ormai percepite come trasgressive e deviate , lontane dall’ideale arcaico in cui l’ omoerotismo prevedeva che il cittadino illustre guidasse il giovane anche attraverso un rapporto fisico, volto alla formazione morale e sociale. ↓ Il cambiamento di prospettiva avviene con il passaggio dall’età arcaica all’età classica : con il consolidarsi delle poleis (in particolare di Atene), la famiglia tradizionale diventa fondamentale per garantire ordine sociale e forza politica. Così, le pratiche omoerotiche, un tempo integrate nel tessuto educativo e sociale, vengono progressivamente relegate ai margini della vita civica , percepite come deviazioni piuttosto che norme. Nel mondo latino, la situazione è simile: l’omosessualità è marginale e limitata a figure subordinate, poiché il maschio romano deve affermare la propria autorità e dominanza. Con l’avvento del cristianesimo, queste pratiche decadono ulteriormente: la religione impone la riproduzione come dovere divino, secondo il comando dato ad Abramo di “ andate e moltiplicatevi ”, relegando il rapporto omosessuale a un ruolo socialmente e moralmente marginale. QUINDI Aristofane esprime una posizione conservatrice , riflettendo il mutamento dei valori dalla società arcaica, in cui l’omoerotismo era parte integrante dell’educazione dei giovani cittadini, alla società classica e post-classica, in cui tali pratiche vengono considerate trasgressive e non più funzionali al tessuto sociale.
  • Eschilo dice che non si fa più il servizio militare e non si va più nelle palestre, ma Dioniso serve sempre a ricordarci che siamo nella comicità
  • r. 171 " donne che partoriscano nei templi "→ è un riferimento allo Ione di Euripide, quindi Euripide mostra ancora una volta di conoscerlo bene. MA perché Euripide mette in scena queste cose? Perché c'è il criterio di verosimiglianza, e anche perché queste trame/questo intreccio un po' complicato al pubblico piace (e bisogna andare anche incontro al gusto del pubblico)
  • si è allargata la partecipazione alle grandi imprese e quindi anche l’”ometto grasso e brutto” si mostra in pubblico, e ovviamente per Eschilo non è cosa. T10: "La sconfitta di Euripide ("Rane, 1197-1248, pag. 431– ITA)

parlando delle cose come un tono da satira sociale di costume : mettere le cose alla berlina serve a farne emergere i difetti. Quindi Il poeta è una educatore, contribuisce alla formazione secondo la paideia tradizionale, e quindi il poeta deve insegnare e passare i valori condivisi→ in un simile approccio, non è possibile ammettere che il poeta possa trattare temi “altri” , che esulino dall’etica e dall’ordine stabilito, senza rischiare di compromettere i principi morali e sociali della polis; si tratta, ovviamente, di una concezione quantomeno discutibile , poiché limita la libertà dell’arte e la rappresentazione della complessità della realtà. TESMOFORIAZUSE Euripide è preso di mira anche nelle Tesmoforiazuse. Le tesmoforiazuse sono le donne alle Tesmoforie , cioè le donne che partecipano a questa festa, esclusivamente femminile, in onore di Demetra→ Demetra è la dea della produzione agricola e della fertilità , e come tale è donna, per cui ha senso che sia una festa femminile. Inoltre, è una delle poche occasioni in cui le donne escono di casa. In questo caso, Aristofane si diverte a immaginare queste donne, a descriverle come disordinate, ubriacone, che svolgono comportamenti assolutamente inaccettabili, perché il pregiudizio maschile c'è e soprattutto perché quel tipo di rappresentazione incontra il gusto del pubblico. Quindi le donne alle Tesmoforie e hanno come mira quella di vendicarsi di Euripide , il quale le ha sempre sbeffeggiato; in realtà, questa cosa non è del tutto vera, perché la convinzione che Euripide sia misogino viene anche da una lettura superficiale di quest'affermazione di Aristofane. Quindi devono vendicarsi di Euripide, Euripide è preoccupato e manda un suo parente travestito da donna a questo ritrovo di donne, così da cercare di calmare gli animi e di convincere le donne che Euripide non ha fatto male a nessuno. Ovviamente, la commedia funziona perché il parente viene smascherato e quindi le donne non solo riescono a vendicarsi di Euripide ma fanno anche a pezzi di quest'uomo che ha osato insinuarsi in un luogo esclusivamente femminile→ quindi la comicità è garantita. La cosa più interessante è la rappresentazione di queste donne : ad esempio, una ad un certo punto ce n'è avvolta nelle bende una cosa che assomiglia ad un bambino ma che in realtà poi si scopre essere un orcio di vino→ questo è Aristofane, conoscitore profondo di Euripide. L'ultimo Aristofane L'ultimo Aristofane si allontana dalla poesia militante : le ultime commedie non hanno più legame così forte con l'attualità cittadina. “Ecclesiazuse” In particolare, le " Ecclesiazuse ", pur essendo le donne in Parlamento, pur essendo stufe della guerra e che quindi dicono che se prendessero il potere loro che sanno cosa vuol dire perdere i mariti e figli riuscirebbero a governare meglio , la vicenda è meno ateniese di altre , per cui potrebbe essere collocato in qualsiasi città in guerra perché i sentimenti sono assolutamente universali e condivisibili.

Quindi Aristofane si sta già allontanando dal suo legame forte con Atene. ↓ Dopodiché, sicuramente in questa idea delle donne che prendono il potere e che stabiliscono uno stato utopico c'è anche un dialogo a distanza con Platone, il quale ha scritto “la Politeia” (=”La repubblica”): Aristofane segnale come si tratti di progetti assolutamente irrealizzabili, e infatti la realtà storica ci dice che Platone non riuscì mai a realizzare la sua utopia politica. Ovviamente, Aristofane non è portatore di un'idea rivoluzionaria : infatti, mostrare che per risolvere i problemi è necessario che ci siano le donne al potere vuol dire che non c'è speranza (dobbiamo immaginarlo calato nel suo orizzonte, non nel nostro “ Pluto ” Pluto è il dio della ricchezza → siamo di fronte ad una commedia in cui i personaggi sono o dei o personaggi cittadini di una città che potrebbe essere qualsiasi. L’elemento fiabesco è molto intenso: vuol dire che dopo la commedia impegnata e convinta di cambiare il mondo, dopo la commedia dell'utopia che già cominciava ad avere delle incertezze, con questa commedia Aristofane ha proprio cambiato modalità. ↓ È l'ultima commedia della quale ci risulta l'esistenza : siamo nel 388 a.C., la fine di Atene è vicina, i protagonisti cominciano ad essere dei personaggi o del mito o estremamente stereotipati. ACCENNI: Commedia di mezzo e commedia nea Prima di arrivare alla commedia nuova o nea, che noi conosciamo indirettamente dagli autori latini che ad essa si sono ispirati, c'è la mese, la COMMEDIA DI MEZZO , della quale non sappiamo quasi nulla senonchè accentua enormemente la presenza dei personaggi mitologici e della satira nei confronti dei personaggi mitologici→ se si parla solo di personaggi mitologici e, vuol dire che la commedia ha perso il legame forte con la realtà , sta diventando un momento di intrattenimento, di svago, di allontanamento dalla vita di tutti i giorni. Poi, ci sarà la COMMEDIA NEA , che parlerà di nuovo di vita di tutti i giorni, verosimiglianza, ma in un mondo che non è più quello della Police in cui tutti i partecipano alla vita politica, ma è un mondo in cui ciascuno vive nella sua casa e si preoccupa soprattutto della sua vita privata e personale (la collettività è scomparsa e il coro arretra perché non c'è piu ragione di portare la voce della comunità. LEZIONE DEL 5/ MENANDRO La commedia borghese Per Menandro si parla di “ commedia borghese ” e spesso si dice semplicemente “dramma borghese”, anche se è ancora più ambiguo perché il dramma borghese riguarda questi drammaturghi , in molti casi stranieri , per i quali si impiega questa categoria di “dramma borghese”. “Dramma” è parola neutra , il dramma non è commedia, non è tragedia, è dramma, e in genere prende enormemente piede proprio nel momento in cui la borghesia della nostra Europa si afferma , cambia un po' l'ordine del mondo e sono drammi che entrano a casa delle persone e ci raccontano dei rapporti all'interno della famiglia , spesso ci sono anche dei temi di ispirazione economica (“Casa di Bambola” è la