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Appunti sulla nascita della commedia greca e sui principali autori ( Aristofane, Menandro...). Si aggiunge anche la parte introduttiva dell'ellenismo, con le sue caratteristiche e le sue fasi.
Tipologia: Sintesi del corso
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Le commedie venivano rappresentate durante le feste Lenee, insieme alle tragedie. Ma come per le tragedie, l’origine della commedia è in gran parte sconosciuta. Secondo Aristotele, nel II libro della Poetica, la commedia ha origine o dalla radice comm - di komh (ritorna quindi l’ambito agreste, in particolare del villaggio) oppure dal comos, molto spesso presentato nella tragedia accanto al gamos, che rappresentava una festa con corteo di danze, sempre tipica del contesto rurale, per celebrare la fertilità della terra. I progenitori della commedia si possono rintracciare tra i mimi siculi di V secolo. Tra questi il più significativo è Epicarmo che rappresenta scene comiche dialogate in cui grande importanza è data alla gestualità. Verrà ripreso nel mondo alessandrino con una sfumatura più realistica come è caratteristica degli autori alessandrini e successivamente degli autori latini di I sec. La commedia greca si divide in tre fasi principali: la archaia, la mese e la nea. 1) Commedia archaia: la più antica, dal V secolo fino alla fine del secolo, è quella che più di tutte mantiene il contatto con il mondo politico, utilizzando la comicità come mezzo ironico di scherno. Il principale rappresentante è Aristofane , ma anche autori minori a lui contemporanei come Magnete , Cratete , Cratino ed Eupoli. Ma il passaggio dalla archaia alla mese e poi successivamente alla nea è radicale. Infatti durante la prima fase della commedia, gli autori poterono godere di una significativa libertà di parola, garantita dalla democrazia di Clistene. Ma col passaggio alla tirannia dei 30, questa stessa libertà viene fortemente limitata al punto che anche i temi e le situazioni delle commedie stesse furono costrette a cambiare. Anche dopo la caduta dei tiranni, la democrazia restaurata rimarrà comunque debole e malata rispetto alla precedente, e questo è anche testimoniato dal processo fatto a Socrate nel 399 che sottolinea la crisi politica e sociale del tempo. 2) Commedia mese: inizia nei primi anni del IV e finisce intorno al 323 a.C. con la morte di Alessandro Magno. Si perde il riferimento politico, e si mettono in scena argomenti mitologici 3) Commedia nea: sopravvisse fino al III secolo, quella di cui ci è pervenuto di più. E’ una commedia di situazione, si concentra sulla psicologia e sul carattere dei personaggi, senza approfondire l'elemento politico o sociale. Sarà l’ispirazione per la commedia latina, in particolare di Plauto, proprio perché anche a Roma, la libertà di parola è fortemente limitata. Il passaggio alla commedia di situazione è in certo senso già anticipato dall’esperienza del teatro euripideo che, escluse forse le Baccanti, è ben lontano dalle tragedie eschilee ed sofoclee, il quale preannuncia la commedia di situazione della fase nea in particolare che non provoca il riso tramite sfottò, ma un sorriso lieve ed educato, dato solamente dai caratteri in scena. STRUTTURA La struttura della commedia è più complessa di quella delle tragedia. E’ affidata all’intendimento dell’autore che inserisce parti più o meno articolate. La divisione della tragedia in prologo, parodo,
stasimi e esodo a concludere, nella commedia diventa prologo, parodo, ingresso del coro e poi gli agoni (dibattito fra protagonisti o protagonista vs antagonista) che a loro volta sono divisi in:
- katakeleusmos: invito del coro all’attore a parlare - epirrema: misto fra canti e versi pronunciati dal personaggio - pnigos: finale della commedia, spesso concitato. Sono presenti anche gli episodi ma non hanno la stessa importanza dell’agone. Rappresentano momenti leggeri, spesso accompagnati da gestualità oscena o addirittura improvvisati, sottolineando l’origine da antiche forme di improvvisazione della commedia. Oltre all’agone troviamo altri momenti significativi come la parabasi , uno spazio dedicato al coro (simile allo stasimo tragico) il quale si rivolge direttamente al pubblico e lo guarda con aria cazzuta, spesso con battute e invettive. Ha molta importanza nella fase archaia, ma va scemando con il passare alle due successive. Anche esodo , rappresenta il finale costituito solitamente dal comos , preceduto dal matrimonio, ovvero il gamos.
Nasce ad Atene a metà del V secolo, in un periodo che va dal 455 al 440 e muore tra il 386/385 a.C. Era figlio di un certo Filippo , quindi un amante di cavalli, quasi sicuramente aristocratico. Proprio per questo alcuni critici ritenevano che anche Aristofane avesse posizioni aristocratiche , date anche dall’astio nei confronti del partito democratico del tempo. Ma adesso si è soliti ritenere che quest’odio sia nei confronti della degenerazione del partito democratico post pericleo, rappresentato da Cleone , nemico giurato di Aristofane. In più, essendo figlio di aristocratici che verosimilmente erano anche latifondisti, Aristofane criticava fortemente la guerra che rovinava i campi e devastava il raccolto, guerra che però era invece voluta dal partito democratico. La sua posizione è quindi pro-contadino più che anti-democratica. Commedie Sono arrivate a noi 11 commedie, divise in due momenti della vita di Aristofane. Le prime cinque ( Acarnesi 425 , I Cavalieri 424 , Le Nuvole 423 , Le Vespe 422 , La Pace 421 ) fanno parte della prima fase della commedia, quella archaia, che permetteva il riferimento politico, soprattutto parodico, dato dalla parresia ovvero la libertà di parola. Dopo La Pace del 421 , in riferimento alla pace di Nicia dello stesso anno, c’è un periodo di pausa che corrisponde alla tregua della guerra del Peloponneso. Da quel momento in poi le commedie che seguiranno ovvero Gli Uccelli 414, Lisistrata e Tesmoforiazuse 411, Le Rane 405, Ecclesiazuse 391 e Pluto 388 , diventano utopiche e poco realistiche. Vengono descritte città governate da uccelli, poteri affidati alle donne, dibattiti tra defunti frutto della immaginazione di Aristofane e quindi utopiche. Stile Lo stile di Aristofane segnerà in parte il suo successo. Il registro delle sue commedie è basso, con riferimento spesso realistici al cibo e al sesso, formule volgari e oscene. Aristofane utilizza combinazioni fonetiche che tendono all’onomatopea: c’è una vera e propria esasperazione della fonetica, che diventerà volendo modello di quella utilizzata dai futuristi. E’ sarà proprio questa la caratteristica che porterà la scuola successiva a mantenere lo studio dell’autore rispetto per esempio a Menandro del quale si sono perse le tracce per molto tempo. Grande versatilità, riesce ad attribuire
quello Migliore che si basa sulle antiche virtù, oppure quello Peggiore che riesce, tramite l’insegnamento sofista a ribaltare sempre a suo vantaggio le espressioni dell’altro. C’è quindi una critica a quella paideia antica che è sentita come sorpassata e che deve mirare ad un nuovo metodo di educazione. Anche se notiamo nella commedia come l’utilizzo scaltro della parola, alla maniera proprio sofista, porti solamente ad ingiustizie, depredazione e al male in generale. C’è inoltre una vera e propria demistificazione di un personaggio come Socrate , presentato come un uomo rozzo e grottesco, perdendo quella solennità che lo connota per esempio nelle descrizioni di Platone. E non sarà l’unico caso in cui Aristofane sbeffeggierà figure storiche, perché anche nelle Rane (411) presenterà lati negativi dei due grandi tragici Eschilo ed Euripide. VESPE (422 a.C.) Nome dal coro di anziani ateniesi. Filocleone è un vecchio con la mania di partecipare ai processi come giudice, passando in tribunale giorni e notti, trascurando la sua salute. Il figlio Bdelicleone decide di rinchiuderlo in casa, ma il vecchio tenterà più volte di scappare, al punto che il figlio esasperato, organizzerà un processo in casa accusando un cane di aver mangiato una fetta di formaggio. Filocleone condannerà il cane, ma con l’inganno il figlio sposterà il voto nell’urna dell’assoluzione, salvando quindi il cane. Il giudizio inaspettato porterà Filocleone a capire che il suo voto non è mai contato nulla e deciderà di smetterla con i processi. PACE (421 a.C.) Trigeo è un vignaiolo che è devastato dalla guerra del Peloponneso che fa danni ingenti alle sue coltivazioni. Decide di andare dagli dei dell ’Olimpo per chiedere di fermare le ostilità. Ma nessuno tra gli dei è rimasto, sono tutti scappati, schifati dalla cattiveria dell’uomo. L’unico rimasto è Ermes che confida a Trigeo che per fermare le ostilità è necessario liberare la dea della Pace, Eirene , che è rinchiusa nelle profondità della terra, intrappolata da enormi massi. Dopo varie peripezie, Trigeo, con l’aiuto di numerosi contadini, riuscirà a liberare i massi e a salvare la dea. UCCELLI (414 a.C.) Viene raccontata la fondazione utopica di una città governata da soli uccelli, guidati da Upupa, un uomo trasformato in uccello da una divinità. Questa città è un posto strategico d’eccezione poiché è a metà tra uomini e dèi in cielo. Questo gli permetterà di intercettare i fumi dei sacrifici, costringendo gli dèi alla fame. Gli dei furono quindi costretti a scendere a patti con gli uccelli, che li costrinsero a venerarli come divinità e dovranno cedere il potere sugli uomini ai volatili. Caratteristica importante di questa commedia è l’uso moderno del linguaggio. Aristofane introduce all’interno dei discorsi degli uccelli riuniti in assemblee parole onomatopeiche, ricavate dal verso degli uccelli che rappresenta un primo e significativo abbandono delle normali regole della lingua greca, come se gli stessi uccelli volessero liberarsi non solo del mondo umano, ma anche tutto ciò che di esso c’era ancora in loro, come appunto la lingua greca. LISISTRATA (411 a.C) Lisistrata , donna ateniese, è ormai stanca della continua guerra del Peloponneso che tiene lontana i mariti dalla famiglia. Decide quindi di convocare le altre donne di Atene e alcune di Sparta per bandire uno sciopero del sesso finchè non si sarà raggiunta la pace. Nonostante le prime difficoltà, la
proposta viene accolta da tutte, le quali decidono di occupare l’acropoli così da controllare mezzi finanziari della città. Nonostante i tentativi degli uomini di riportarle a casa, le donne resistono arroccate nell’acropoli, finché i maschi ateniesi stremati, furono costretti a firmare un accordo con gli spartani. Infatti anche nelle altre città greche lo sciopero si è fatto sentire, al punto che l’araldo mandato dagli spartani, arriva con il fallo palesemente eretto. La commedia si conclude con un comos. L’oscenità presentata in scena non è fine a se stessa, ma al contrario ogni riferimento che potremmo intendere come volgare, scurrile o eccessivo, sta proprio a mettere in luce l’oscenità del mondo politico e sociale in cui Aristofane vive. Sembra quasi che volesse dirci che la vera oscenità non è tanto quella presentata qui oggi, ma quella in cui vivete tutti giorni senza neanche rendervene conto. La Lisistrata rientra in quelle commedie di seconda fase della produzione aristofanea che vedono come protagoniste le donne, insieme alla Tesmoforiazuse e Ecclesiazuse , dove la figura femminile rimane al centro della scena, in una sorta di ripresa del tragediografo Euripide anche lui solito scegliere la donna come protagonista delle sue opere ( l’ Elena, l’ Elettra , Ifigenia in Aulide e in Tauride) TESMOFORIAZUSE (411 a.C.) Commedia particolarmente intricata, con numerosi colpi di scena. Euripide ha paura che le donne di Tesmoforie possano star tramando contro di lui per il modello di donna che il tragediografo presenta nelle sue scene. Chiede allora ad un cugino di travestirsi da donna ed assistere all’assemblea delle tesmoforiazuse che stavano pianificando l’eliminazione fisica del poeta. Il cugino di Euripide, nel tentativo di difendere il poeta, si lancia in una sua celebrazione che però insospettisce le presenti che lo accerchiano e lo denudano. Arriva però in soccorso Euripide, anch’egli travestito, che cercherà di portare via il cugino con pessimi risultati, tant’è che vennero entrambi incatenati. Euripide allora tolta la maschera, rivela la sua identità, e promettendo di mettere da parte la sua misoginia, viene liberato dalle donne di Tesmoforie. RANE (405 a.C.) La prima parte della commedia racconta l’ascesa di Dioniso nell’Ade per riportare in vita Euripide, tragediografo morto pochi mesi prima dell’uscita della commedia, poiché in vita non è rimasto nessun autore con la stessa creatività e genio. Passando per l’Acheronte, Dioniso sente il coro di un gruppo di rane che lo lodano e lo celebrano senza rendersi conto che sia accanto a loro. Arrivato nell’Ade, Dioniso trova Euripide che sta discutendo con Eschilo su chi sia il miglior tragediografo di tutti i tempi. Inizia allora un acceso dibattito fra i due con Dioniso come giudice. Alla fine del dibattito, vincerà Eschilo, mettendo a dura prova Dioniso che era sceso per riportare in vita Euripide. Alla fine si convincerà a salvare Eschilo, mentre Euripide rimarrà da solo negli inferi. Il dibattito Eschilo-Euripide rappresenta quasi metaforicamente lo scontro tra la vecchia e nuova tragedia. I due autori infatti tentano attraverso la recita dei propri versi di screditare l’altro, addossandosi colpe o scandali che giravano sul loro conto. Eschilo accusa Euripide di aver sottratto solennità a re o comandanti, e aver esaltato figure misere e umili, inserendo a volte anche battute sarcastiche sulle sue origini ignote e sui rapporti adulterini della moglie. Euripide invece attacca Eschilo imputandogli di aver rivestito le sue tragedie con grandi e complessi paroloni, riservando la sua produzione solo ai ceti colti e quindi aristocratici, mentre lui ha allargato il suo pubblico
ripresi dalla commedia e successivamente dalla produzione ellenistica. Ma Menandro rimase per molto tempo un autore senza volto, si sapeva della sua esistenza, ma non erano pervenute alcune opere. Fino alla seconda metà dell’Ottocento, quando iniziarono a spuntare alcune notizie e opere a lui attribuibili. La scoperta più importante fu quella del 1958, seguita poi nel 2003 da un ritrovamento in vaticano di quasi 400 versi della Balia, commedia prima sconosciuta. Sappiamo però che iniziò la sua carriera molto giovane, appena ventenne. La sua opera principale è il Dyskolos databile intorno al 310 a.C.. E’ una delle poche commedie di Menandro che ci è pervenuta completa, delle altre abbiamo essenzialmente pochi frammenti che ci fanno giusto intuire la trama dell’opera. Le altre commedie pervenute sono:
- Epitrepontes (l’Arbitrato) - Samìa (La donna di Samo) - Tithe (la Balia) - Aspìs (Lo scudo) - Perieirekomenh (La fanciulla tosata) TEMI In tutte le opere di Menandro rintracciamo come in Euripide, una grande attenzione all’aspetto psicologico dei personaggi, anche perchè come sappiamo non portando più sulla scena l’aspetto politico, gli autori della commedia nea e mese ricercano altri stimoli e temi da portare sul palco. Ed è proprio per questa attenzione all’elemento psicologico e alle relazioni che l’individuo crea che ha portato numerosi critici a denominare la commedia menandrea come il teatro della filantropia, overo quel legame d’affetto, d’amore che lega gli uomini tra loro e connota i personaggi di Menandro di grande humanitas , ripresa successivamente nel mondo latino con Terenzio. E stupisce questa attenzione e partecipazione dell’autore alle sensazioni dei suoi personaggi, dal momento che storicamente la letteratura greca risulta essere più oggettiva quasi più fredda rispetto a quella latina, connotata di grande pietas e appunto humanitas. Un altro importante aspetto della produzione menandrea è la verosimiglianza, riconducibile a quella già incontrata di Lisia: un realismo che non aderisce completamente alla realtà dei fatti, ma ricerca il piano del verosimile, e non del simile. Menandro rappresenta un significativo elemento di passaggio dalla commedia al romanzo ellenistico. L’attenzione dell’autore al mondo familiare, in particolare di estrazione medio-borghese, è alla base del nuovo genere dell’età ellenistica quale appunto il romanzo. Andando a perdersi completamente l’attenzione all’elemento politico e sociale, l’interesse si sposta su un nuovo tipo di argomenti che sono gli stessi presentati dalla commedia mese e soprattutto nea. Proprio per la mancanza dell’insegnamento sociale e morale, la Scuola alessandrina lo riterrà meno significativo rispetto alla produzione di Aristofane o precedenti, e per questo furono poco apprezzati dal pubblico contemporaneo.
DYSKOLOS (IL bisbetico) Cnemone è un uomo burbero e misogino, padre di una ragazza di cui è innamorato un giovane di nome Sostrato. Nonostante i diversi tentativi, Sostrato non riesce con l’aiuto dell’amico Gorgia a convincere il padre a dargli in sposa la figlia amata. Un giorno però Cnemone cade in un pozzo e rimarrà intrappolato. Solo grazie all’aiuto di Gorgia, che era stato più volte trattato crudelmente da
Cnemone, riuscirà a uscire e a salvarsi. Grazie all’accaduto Cnemone cambia atteggiamento, concedendo ai due innamorati di sposarsi. L’opera come spesso accade in Menandro si apre con il prologo pronunciato da una divinità, in questo caso Pan, che presenta la vicenda e i personaggi, su tutti Cnemone, abitante delle campagne, luogo che si addice ad una personalità come la sua, con l’unico pregio di aver cresciuto e allevato una figlia con ottima educazione. A lui si contrappone Sostrato che rappresenta il mondo nuovo e moderno di contro al mondo antico rappresentato da Cnemone. I valori tradizionali del bisbetico si scontrano con quelli positivi del ragazzo che alla fine riuscirà ad ottenere ciò che desiderava, in una sorta di imposizione del moderno sull’antico. Infatti alla fine dell’opera, Cnemone capisce che esiste nell’uomo la solidarietà disinteressata e gratuita negli uomini. Si decide quindi a lasciare la figlia in sposa, anche se come dice nel brano riportato: “... fosse per me, nessun marito andrebbe bene. ” La conversione non è totale che sarebbe stata poco credibile, ma parziale, sottolineando ancora una volta la ricerca del verosimile nella commedia menandrea- ARBITRATO ( Epitrepontes) Carisio è un giovane, in procinto di sposarsi. Ma viene a sapere che la sua futura moglie, era stata precedentemente violentata da uno sconosciuto. Accecato dall’ira decide di lasciare la casa senza dare spiegazioni. Parallelamente viene trovato da due servi della casa un bambino con addosso un anello appartenente al padrone. Dopo numerosi riconoscimenti, si scopre che il bimbo era frutto della moglie e di Carisio che inconsapevolmente aveva violentato la sua futura moglie. Allora Carisio cambia completamente idea e perdona la moglie, ritornando di nuovo nella casa e celebrando le nozze che chiudono la commedia. Diverso è l’atteggiamento di Carisio rispetto a quello di Cnemone. Infatti nel Bisbetico, Cnemone non cambia radicalmente il suo pensiero, ma decide, a seguito di alcuni avvenimenti, di lasciare sposare la figlia, in un cambio parziale. Al contrario nell’ Arbitrato, Carisio cambia quasi improvvisamente idea, tanto che il suo stesso schiavo non lo riconoscerà più. Questa differenza a seconda del contesto indica anche la capacità di Menandro di variare situazioni all’occorrenza rimanendo sempre sulla sfera del verosimile, e non del reale. Il tema centrale dell’opera sono le relazioni interfamiliari fra i diversi personaggi, tema che sarà poi caratteristico di tutta la commedia menandrea e che riprende sebbene in maniera diversa quell’attenzione già della tragedia, per esempio Eschilea, ma anche Sofoclea, sulla famiglia, sui rapporti di adulterio o di figli illegittimi, che ritrovavamo in parte nella produzione tragica. Manca l’elemento drammatico che viene sostituito dalla comicità e dall’ironia che si conclude con il lieto fine a differenza invece della tragedia. SAMIA I due protagonisti dell’opera sono il padre Demea e il figlio Moschione. Il ragazzo si era unito sessualmente con una fanciulla dalla quale era nato un bimbo, all’insaputa dei rispettivi genitori. Moschione chiederà allora a Criside, concubina del padre, di tenere il bambino e fingere che sia suo. Il padre Demea però viene a sapere erroneamente che il bambino è figlio di Moschione e Criside, e rimane sconvolto da questa notizia, data la grandissima stima che aveva nei confronti del figlio. Però, nonostante l’amore per la donna, la caccia di casa. Solo alla fine Moschione rivelerà la verità e befferà il padre per aver creduto ad una tale notizia.
Il passaggio dall’età classica a quella ellenistica rappresenta per l’uomo greco un momento di significativo cambiamento, non solo politico ma anche sociale ed economico. Infatti si passò ben presto dall’essere cittadini delle poleis a sudditi di un più forte padrone. Il cambiamento fu anche geografico: Atene perderà gradualmente la sua centralità, rimanendo modello per quanto riguarda la filosofia e le arti figurative. Ma per quanto riguarda l’attività letteraria i centri di interesse diventano altri: su tutti Alessandria d’Egitto ( sotto il controllo dei Tolomei ) ma anche Pergamo ( guidata dai Seleucidi ) sede originaria dello stile dell’asianesimo. Ciò che caratterizza l’età ellenistica è il continuo movimento del letterato che non si lega particolarmente ad una città, ma si sposta in continuazione passando di regno in regno. E anche coloro che rimarranno più degli altri in un luogo, perderanno quel forte legame che li avvicinava alla città. Questo perché a seguito della conquista macedone quelle che un tempo erano le grandi poleis cadono sotto il dominio della Macedonia. Si perde oltre alla libertà anche l’amore per la propria patria che è assimilata a molte altre città sotto il controllo del potente. Il letterato passa quindi da essere cittadino della polis a cittadino del mondo, cosmopolita. In età ellenistica si creerà paradossalmente la convivenza tra cosmopolitismo e individualismo. Infatti l’uomo greco ellenista si ripiega su se stesso e su interessi lontani dal sociale e dal politico. E così fa anche il letterato che si chiude all’interno della biblioteca e inizia a raccogliere le opere delle età precedenti in modo tale da conservarle per i posteri. Questa raccolta però è indicativa di come la letteratura greca si stia volgendo al termine, al punto che c’è la necessità di salvare il patrimonio in modo tale che non si perda. La produzione letteraria di questo periodo riprende inevitabilmente essendo alla fine di un’era, i generi e i temi già trattati in precedenza, in particolare quelli che escludono l'elemento politico e sociale, come la storiografia o l’oratoria, ma anche la tragedia e in parte la commedia. Ciò che rimane è quindi l’epica e la lirica. E proprio su questi generi che si concentreranno gli autori ellenistici che produrranno sempre e comunque sulla base e sul modello arcaico. Ma il letterato ellenistico è anche e soprattutto uno studioso chiuso nella biblioteca a leggere manuali: Apollonio Rodio sarà il direttore ( prostates) della biblioteca di Alessandria, Callimaco non lo diventerà ma frequenterà spesso quell’ambiente allo stesso modo di Teocrito. E il compito di questi studiosi era la catalogazione delle opere non solo arcaiche ma anche del teatro. Tutto il patrimonio greco passa attraverso il filtro degli alessandrini. Ed è proprio sul modello del passato che Callimaco o Teocrito o chi per loro basano la loro produzione. Ma per questo motivo numerosi critici tra cui Benedetto Croce ritengono che le opere di questa età siano da considerare inferiori rispetto a quelle del passato, proprio perché si basano sull’emulazione, perdendo di genuinità. Ma quella degli alessandrini non è un’emulazione fine a se stessa, bensì tentano di superare il modello aggiungendo, chi più chi meno, caratteri nuovi e originali. Si ricerca infatti molto più che negli anni precedenti una perfezione nello stile e una cura al dettaglio mai riscontrata prima. Dal momento che i contenuti non sono più particolarmente originali, si ricerca un raffinato gioco formale. Oltre a questo ciò che connota la produzione alessandrina è la ricerca di elementi del mito soprattutto che erano stati presi meno in esame nelle età precedenti. Ricercano tra
le pieghe nascoste della mitologia presentando con uno stile impeccabile parti dei racconti che non si conoscevano ( le conversazioni tra le dee, il rapporto fra Zeus e Afrodite, Eracle e il giovinetto amato Ila )