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La commedia Mentre la tragedia è espressione del conflitto tra la necessità e la libertà dell’uomo, la commedia è invece la rappresentazione dello stravolgimento della realtà, dove ogni desiderio diventa possibile e realizzabile. Mentre la tragedia è soprattutto circoscritta all’età classica, la commedia subisce un processo di evoluzione più ampio dal punto di vista delle tematiche, delle strutture drammaturgiche e dei personaggi. È stata suddivisa dai filologi alessandrini in tre fasi:
Il coro -> Il coro era costituito da 24 coreuti e rappresentavano gruppi di persone, animali o personaggi personificati e anche il coro, attraverso il corifeo, dialogava con il pubblico. Struttura Il prologo : una sorta di primo episodio che introduce nel mondo paradossale della commedia. La parodo : segnava l’ingresso del coro sulla scena. Gli episodi : scene di tipo farsesco in cui il protagonista si sbarazzava dei rivali e tra un episodio e un altro vi erano gli intervalli lirici dei cori. L’esodo : determinava l’uscita dalla scena del coro e dei personaggi e si festeggiava il protagonista vittorioso molto spesso con un κωμος, una processione chiassosa e lieta, spesso legata ad un rito nuziale (γάμος) che concludeva la commedia. Parti tipiche della commedia: Agone e parabasi L’agone si colloca in genere dopo la parodo e dopo un eventuale pro agone. L’agone è una disputa verbale tra due personaggi a cui compagna la presenza di un personaggio buffonesco che è detto βωμολοκος che ha il compito di distorcere le idee e le parole dei due contendenti. È costruito secondo lo schema epirrematico che è contraddistinto dall’alternanza di parti dialogate e di parti cantate con una conclusione che presentava una responsione metrica (stesso numero di versi) tra le parti corrispondenti. Parti di un agone:
pace anche in modi utopistici e i contadini, la classe più danneggiata dalla erra, sono i più pronti a impegnarsi in questo senso. Trova espressione un convinto antimilitarismo.
pace). Morti Brasida e Cleone, Pòlemos si lamenta di non riuscire più a triturare le città greche per mangiarsele, perché gli sono venuti a mancare "il mortaio e il pestello". Mentre Polemos parte per trovare un altro mortaio, Trigeo riesce a liberare Irene, riportandola sulla terra. Riacquistano la libertà anche Opora, personificazione dell’abbondanza dei frutti e Teoria, personificazione della gioia della festa. Tornati sulla terra tutti godono dei benefici della pace ritrovata. Infine si celebra il matrimonio di Trigeo con Opora. Il tono della commedia è molto diverso rispetto ai testi precedenti, dove l’invettiva ed il sarcasmo nei confronti dei personaggi politici dell’epoca erano particolarmente accesi e corrosivi. Infatti il clima è mutato grazie all’ottimismo che percorreva la città di Atene con l’instaurazione di una tregua durante la guerra del Peloponneso. Quindi, al commediografo pungente e sarcastico delle prime opere, si sostituisce un poeta che immagina una liberazione fantastica in un mondo altro, espressa attraverso la geniale idea del protagonista Trigeo, che sullo scarabeo alato raggiunge il cielo e l’Olimpo (l’immagine dello scarabeo alata è un’immagine fantastica e l’evasione verso l’Olimpo è una caratteristica ricorrente nelle commedie di Aristofane). L’ascesa verso l’olimpo è considerata tradizionalmente un atto di ύβρις, come dimostra la punizione sovente, impartita a mostri e giganti che hanno tentato la scalata verso l’olimpo. Ma nel mondo della commedia, essa rappresenta la possibilità di infrangere le leggi della realtà per entrare nel mondo dell’utopia, dove tutto è lecito e possibile. Attraverso una serie di scene dalla comicità esilarante, dopo l’incontro con Polemos (personificazione della guerra) e Tumulto, finalmente la pace viene liberata, la comicità si smorza per lasciare spazio alla festa, che si realizza con la celebrazione delle nozze tra Trigeo e Ofora. Il tema dominante qui è sempre quello della pace, condotto attraverso l’evasione spazio-temporale, infatti l’azione si dilata al di là del tempo e al di là dei confini della polis. Nell’episodio di Trigeo che vola sullo scarabeo possiamo scorgere una parodia dell’epica, dove Bellerofonte cavalcava il pegaso: mentre Bellerofonte sarà destinato a cadere però, ciò non accade con l’ascesa verso l’alto di Trigeo. Non è insignificante che la riconquista della pace sia dovuta ad un contadino, Trigeo, e quindi ciò sottolinea il ruolo dei contadini nel raggiungimento della stessa e la necessità di perseguire una qualifica anti-militaristica. Con la pace ritornano Opora e Teoria, cioè l’abbondanza dei frutti e la gioia della festa, a sottolineare come solo la pace può garantire benessere e felicità. LE COMMEDIE ANTIDEMAGOGICHE I cavalieri Questa commedia fu rappresentata nelle Lenee del 424 a.C. (dopo gli Acarnesi). Trama : Demo («il Popolo») è succubo del suo schiavo e conciapelli Paflàgone (maschera di Cleone) che ha ottenuto la fiducia del padrone con l’inganno e l’adulazione e spadroneggia nella casa, tiranneggiando tutti; ma due servi, Demostene e Nicia, aiutati dal coro dei nobili cavalieri, aizzano contro di lui un nuovo politico, il Salsicciaio, suo successore, secondo la profezia di un oracolo: i due si fronteggiano in una serie di scene agonali che mettono a nudo la bassezza e l’ignoranza di entrambi. Alla fine il Salsicciaio, dopo essersi ingraziata prima l’assemblea con la falsa notizia di un improvviso rialzo del prezzo delle acciughe che spinge tutti a precipitarsi al mercato senza ascoltare il discorso di Paflagone e aver ricevuto, poi, da Demo l’incarico di amministratore delle finanze, ottiene il sommo potere e denuncia il malaffare di Paflagone, mentre Demo, dopo essere stato bollito in un pentolone e ringiovanito per magia, può godersela con una ragazza simbolo della pace. Paflagone è condannato al mestiere di salumaio. Il Salsicciaio però subisce anche una trasformazione: da mascalzone ed imbroglione diventa un cittadino onesto, un galantuomo, un uomo per bene. Qui ritorna il tema del pharmakos , cioè l’eliminazione del male ed in questo caso la cacciata del capo espiatorio (in questo caso Paflagone, che rappresenta Cleone) e ciò permette alla città stessa di risorgere. È un motivo carnevalesco che trova la sua conclusione nelle nozze fra Demos ringiovanito per magia dopo essere stato bollito in un pentolone ed una giovane ragazza, che è la personificazione della pace. Anche in questa commedia il ritmo è piuttosto incalzante con battute e scene comiche che si succedono vorticosamente. Tuttavia, il bersaglio non è soltanto Cleone, ma
probabilmente spingersi troppo oltre nella condanna di uno dei ceti di potere fondamentali nell’ateneo democratica. COMMEDIE CHE CRITICANO LA CULTURA DELL’EPOCA Nuvole Trama : La commedia prende il titolo dalle nuove divinità venerate da Socrate che costituiscono il coro: le Nuvole. Il contadino Strepsíade, per sfuggire ai debiti contratti per soddisfare la passione dei cavalli del figlio Fidíppide vuole che quest’ultimo sia educato alla scuola di Socrate, il Phrontistérion («Pensatoio»). Il filosofo è rappresentato nel sorprendente ruolo di sofista: egli infatti insegna come prevalere in ogni scontro dialettico, anche partendo dal torto più manifesto. Siccome Fidippide non ne vuole sapere di andare a lezione da Socrate, Strepsiade vi si reca personalmente e trova Socrate sospeso per aria dentro una cesta, intento a studiare più da vicino i fenomeni celesti: egli, però, risulta troppo duro di comprendonio. Il figlio accetta, dunque, di recarsi ad ascoltare una "lezione". Dopo aver assistito alla vittoria del Discorso Ingiusto (personificazione della nuova filosofia) sul Discorso Giusto (personificazione dei valori tradizionali), Fidippide si dimostra un allievo prontissimo ad imparare: allontana infatti i creditori, ma subito dopo picchia il padre e sostiene, con sofismi, di avere il diritto di farlo e di non essere tenuto all'obbedienza. Esasperato, Strepsiade dà alle fiamme il Phrontistérion di Socrate: con il rogo del filosofo e dei suoi discepoli si chiude questa cupa e memorabile commedia. La "confusione" tra Socrate e i sofisti è intenzionale ed ha una matrice politica: allude al fatto che molti sofisti, fra cui tutti quelli che tenteranno colpi di stato (vedi Carmide e Crizia), escono dalla scuola di Socrate. Il filosofo inoltre è "confuso" anche con i physikòi e con Anassagora, con evidente riferimento alla condanna a morte di quest'ultimo (salvato in extremis da Pericle) per ragioni che si addicono perfettamente anche a Socrate (introdurre "nuovi dèi" e corrompere la gioventù). In pratica Aristofane, creando l'equazione "Anassagora = Socrate", chiede la condanna a morte di quest'ultimo, cosa che non dev'essere sfuggita al pubblico, che decretò il fiasco della commedia, probabilmente proprio a causa della violenza del suo messaggio. Le nuvole vennero rappresentate nel 423 a c, quindi un anno prima delle Vespe. La commedia delle nuvole si iscrive nel particolare clima culturale dell’epoca in cui pensatori e filosofi, ad Atene, stavano diffondendo nuove idee che venivano viste con sospetto dai tradizionalisti Piche considerate una minaccia ai valori tradizionali. In questo periodo erano frequenti i processi contro gli uomini di cultura considerati sacrileghi dalla morale comune. Alcuni filosofi come Anassagora furono accusati di empietà e vennero emanati decreti che stabilivano condanne per chi praticasse l’astronomia e non credesse negli dei della città. Il personaggio contro cui si polemizza è chiaramente Socrate, presentato in maniera ben diversa da quella dei dialoghi di Platone: infatti il padre della filosofia occidentale, che compare sulla scena sospeso per aria dentro una cesta mentre indaga i fenomeni celesti, è il simbolo di un imbroglione che corrompe la gioventù, si dedica a scienze inutili e al contempo introduce nella città il culto di divinità assurde e straniere come il caos, l’aria le nuvole (che costituiscono il coro della commedia). È il prototipo di colui che mette in dubbio le tradizioni consolidate della polis e si fa portavoce di un pensiero nuovo ed inquietante. Il personaggio che si oppone a Socrate è Strepsiade che rappresenta la mentalità tradizionale mescolata a grettezza contadine. Si mette quindi in scena la contrapposizione tra due culture opposte, una conservatrice, l’altra che vede l’emergere di un pensiero laico e scientifico tendente a sgretolare la cultura tradizionale. Aristofane vede in questo nuovo pensiero una minaccia, ma avverte anche che il cambiamento non può essere contrastato in alcun modo, le nuove generazioni, infatti, hanno una mentalità inversa dalle precedenti come si evince dalla scontro fra Filippide e Strepsiade. Anche il tema dell’educazione risulta centrale e con esso la condanna al relativismo dei sofisti e il dibattito sulle leggi e sulla natura. Centrale è l’agone tra il discorso giusto, che difende la morale tradizionale, e il discorso ingiusto che è invece l’espressione della cultura sofistica. La vecchia generazione, rappresentata dal discorso giusto, esce sconfitta, ma la nuova generazione che risulta vincitrice ha in se qualcosa di allarmante perché risulta profondamente amorale. L’azione
si svolge secondo lo schema consueto, l’eroe comico (Strepsiade) realizza il suo progetto rivoluzionario, caccia i creditori e siede a banchetto con il figlio, ma il suo successo è solo parziale perché alla fine verrà sconfitto dalle stesse armi che hanno decretato la sua vittoria in quanto il figlio, ribelle ad ogni morale, percuoterà il padre e gli dimostrerà di aver agito bene ricorrendo ad una serie di giustificazioni retoriche. Per ristabilire la condizione iniziale è necessaria l’espulsione del male. Ritorna il tema dell’eliminazione del farmakòs e quindi l’incendio del pensatoio da parte del protagonista in quanto ritenuto pericolosa minaccia per la città. La commedia che noi leggiamo in realtà è una riscrittura di un testo precedente destinata a non essere rappresentata, come si può evincere dalle modifiche all’interno della parabasi, all’agone tra i discorsi e alla parte finale del dramma. Questa è una delle commedie che ebbe più grande successo e divenne anche lettura scolastica. Le donne alle Tesmoforie Il titolo allude alle donne che celebrano la festa delle Tesmoforie, una festa dedicata alle donne sposate e di famiglia aristocratica. Fu rappresentata nel 411 a.C., anno del colpo di stato antidemocratico, sotto lo pseudonimo di Callistrato. Trama : Euripide viene condannato a morte per la sua misoginia dalle donne riunite per i misteri delle Tesmofòrie; allora chiede al tragediografo Agatone (noto per la sua effeminatezza) di infiltrarsi nel consesso femminile, ma questi rifiuta. Si offre al suo posto un suo parente, Mnesiloco, travestito da donna ma l’uomo si tradisce stupidamente, affermando che delle donne bisognerebbe dire anche di peggio, e viene così smascherato. Per difendersi, parodiando il Telefo in cui Telefo per ottenere ascolto dai capi Greci rapiva Oreste, prende in ostaggio una bambina che si rivela essere un otre di vino. Poi tenta di avvertire Euripide con un messaggio, come fa Palamede nell’omonima tragedia di Euripide. Fallito anche questo espediente, attira Euripide con i versi dell’Elena, ma le donne fanno buona guardia e Mnesiloco viene legato e posto sotto la sorveglianza di un arciere scita. I due cercano di ingannarlo recitando i versi dell’Andromeda. In seguito la guardia che lo sorveglia viene distratta da un’attraente prostituta condotta al suo cospetto da Euripide, travestito da mezzana. Alla fine, minacciando le donne di buttare per terra e calpestare la biancheria appena lavata contenuta in una cesta e promettendo di non parlare mai più male di loro, riesce a farle arrendere e a trarre in salvo il parente. Analisi : Sono una commedia di argomento femminile che riguarda una congiura, ma dietro l’apparente tematica politica si cela una parodia letteraria. L’obiettivo polemico è certamente Euripide verso il quale tuttavia Aristofane nutre al contempo odio e amore. Accanto a lui Agatone, altro tragediografo contemporaneo, è aspramente criticato per le novità portate alla scena. Già negli Acarnesi veniva criticato e portato sulla scena vestito di stracci per la sua scelta di portare alla ribalta personaggi di condizione sociale inferiore. Pur criticandone alcuni aspetti, Aristofane sembra sottolineare attraverso la parodia anche le novità di questo nuovo modo di fare teatro. È il primo esempio di metateatro, di teatro nel teatro, perché nella commedia vengono presentate molte situazioni parodiando trame e altre situazioni tragiche, in particolare i riferimenti sono all’Andromeda e all’Elena. Ma lo schema nel quale prende ferma questa parodia è quello del travestimento e dello scambio dei sessi, la commedia infatti presenta un equivoco di un uomo vestito da donna (Mnesiloco) prigioniero di donne con tratti maschili e amazzonici che viene aiutato da un altro personaggio, Euripide stesso, per liberarlo si traveste e assume varie identità. La maestria di Aristofane sta nell’usare e padroneggiare tutto l'armamentario comico a sua disposizione per dare vita ad un testo letterario vivace e divertente. Prende di mira Euripide, si scaglia contro gli intellettuali del tempo ma criticandoli evidenzia il nuovo modo di fare teatro.Le Rane saranno un ulteriore approfondimento della tematica. Le Rane Messa in scena nel 405 a.C., durante Lenee. Datazione: Ci troviamo nella fase finale della guerra del Peloponneso e da poco si è combattuta la battaglia delle isole arginuse, durante la quale gli ammiragli della flotta ateniese hanno tralasciato di
dietro pagamento facevano false denuncia (simbolo del sistema giudiziario corrotto ateniese); un parricida; un poetastro e un profeta imbroglione che vengono tutti cacciati. Arriva poi Prometeo che afferma che la nuova città ha intercettato tutti i fumi dei sacrifici che vengono dalla terra e quindi gli dei sono allo stremo per la fame. A questo punto arriva un’ambasceria dall’Olimpo per chiedere una pace. Gli ambasciatori sono tre: Poseidone che appare rigido e minacciato, Eracle che ha desiderio di tornare ai suoi laudi bianchetti e Triballo un dio barbaro che parla un linguaggio straniero e con il suo voto decisivo viene firmata la pace a patto che il potere torni agli uccelli. Così Pisetero ottiene di succedere a Zeus, sposandone la compagna Basilia (la sovranità). Analisi : I personaggi evadono dalla città ateniese e cercano un luogo migliore dove vivere, quindi si caratterizza per il desiderio di evasione dei due cittadini dalle ansie e dai pericoli che Atene vive, in coincidenza della guerra del Peloponneso e la spedizione in Sicilia. È la fuga in un mondo alto, fantastico ed immaginario che ha le caratteristiche quasi di un mondo da fiaba dove si ritrova benessere e felicità. La trama è strutturata sul modello della teomachia: lotta fra dei e uomini e uccelli alleati (solitamente gli dei si incontravano con giganti e altri mostri). La città degli uccelli è a metà strada fra terra e cielo, infatti la città è regolata da leggi e gli uccelli passano dallo stato selvaggio a quello civile perché arrivano addirittura a regolamentare il mondo cittadino. C’è il richiamo alla tematica del diritto come Roma assoluta, in quanto derivazione divina contrapposta al diritto privato che è elaborato da singoli gruppi sociali o dal più forte che si impone al dominio dell’intera comunità. L’allusione avviene attraverso la parodia delle leggi piuttosto strane degli uccelli. Il coro è costituito dal travestimento teriomorfo e animalesco come era tipico della commedia delle origini. Tuttavia non si tratta di pura evasione e la stessa vis comica non si scaglia contro un personaggio politico particolare. La conclusione ha diverse interpretazioni: il fatto che Pisetero assuma il potere sta a indicare la degenerazione della democrazia ateniese che sta sfociando nella tirannide dei capi del partito che Aristofane ha sempre condannato. Secondo gli antichi invece si tratta di un vero e proprio progetto rivoluzionario rappresentato in termini piuttosto vaghi per evitare persecuzioni politiche e giudiziarie. Secondo altri sarebbe un commedia di pura evasione, altri ancora invece vedono in questa commedia una metafora politica. Pisetero sarebbe il cittadino ideale che alla fine sposa Basilia, personificazione per potere supremo ad Atene, in questo modo si alluderebbe ad un ritorno alla democrazia moderata. Lisistrata Rappresentata nel 411 a.C. quando la spedizione in Sicilia si era risolta in disastro e la guerra stava volgendo al peggio per Atene. La lisistrata mette in scena un colpo di stato realizzato dalle donne di Atene e di Sparta. Trama : Le donne di Atene, ormai stanche delle ostilità tra Sparta e Atene, per sostenere le direttive della protagonista Lisistrata (“dissolvitrice degli eserciti”) propongono un’astensione dai rapporti sessuali con gli uomini (i mariti), finché questi non avranno posto fine alla guerra. Occupano l’acropoli di Atene e si impossessano del tesoro della città in modo che gli uomini non avessero più i mezzi finanziari per continuare la guerra. Vari sono i tentativi per distorglierle dal loro intento. Arriva una delegazione di vecchi che vengono presi a secchiate d’acqua. Poi arriva un commissario che vuole imporre l’autorità maschile ma anche lui è costretto a ritirarsi. Alcune donne cedono al desiderio, ma la maggior parte resiste. Alla fine giunge anche un ambasciatore da Sparta che mostra come anche nella città rivale la situazione è tragica e gli uomini sono prossimi alla resa. Alla fine con l’intervento di Lisistrata e la sua mediazione si arriva alla pace e la commedia termina tra canti e danze. Analisi : È un caso eccezionale che le donne delle città rivali siano unite intorno ad un unico scopo e riescono a soppiantare gli uomini nella guida della città ed a ottenere la pace con un paradossale sciopero. Questa commedia è stata interpretata come commedia premonitrice perché di lì a poco sarebbe stato attuato un colpo di stato da parte della democrazia moderata nel tentativo di modificare la costituzione democratica dello stato e quindi giungere ad un accordo con Sparta. Non sappiamo se Aristofane facesse parte dei giurati, quindi se fosse complice di questo colpo di
stato moderato operato dalla fazione conservatrice, o se fosse semplicemente allusivo al colpo di stato o se se si tratti di pura coincidenza o della capacità di captare l’umore dell’opinione pubblica. In ogni caso la commedia è stata letta o come tentativo di pura evasione attraverso la realizzazione di un mondo alla rovescia dove le donne comandano e gli uomini sono costretti ad obbedire, oppure come critica alla classe dirigente ateniese e a tutto il suo sistema istituzionale: quelli che governano sono incapaci tanto che anche le donne riescono a ottenere il potere e a realizzare la pace sperata ponendo fine ad una guerra parricida ed inutile. Tematiche : In primo luogo la guerra fra i sessi: maschi e femmine sono contrapposti come era anche ben esemplificato nel mito delle Amazzoni, caso emblematico di hybrids perché le amazzoni, che rifuggono dalla comune vita civile, alla fine vengono rigettate dal mondo cittadino e allontanante ai confini del mondo sottolineando in tal modo come l’ordine debba avere la meglio sul disordine, la parte razionale su quella istintiva, la vita civile su quella selvaggia. Il mito delle donne che governano ad Atene era presente anche in alcuni temi mitologici, dove si parlava di un governo di donne presente sull’isola di Lemno, dove le donne avrebbero fatto strage dei loro mariti, da cui Aristofane potrebbe aver preso spunto. Il tema delle donne al comando appare utopistico, un ribaltamento delle leggi tradizionali della città. A differenza di ciò che accade nel mito, tuttavia, le donne vincono facendo leva sulla sfera della sessualità e restaurando la pace. Il tema della donna che vuole restaurare la pace è presente anche nell’epica come nei personaggi di Ecuba, le ancelle all’interno della reggia o Andromaca. Un’altra tematica è quella del re per un giorno. Nella finzione scenica i ruoli sono rovesciati e le donne sono al comando con una temporanea sospensione delle leggi tradizionali della polis. Le ultime due tragedie (Le donne all’assemblea e il Pluto) sono riconducibili all’ultima fase della vita di Aristofane. Le donne all’assemblea/Εκκλησίαζουσαι Le donne dell'assemblea risalgono al 391 a.C., si nota che fra le Rane e Le donne all’assemblea c’è un intervallo di tempo di circa 14 anni. In questo periodo la situazione ad Atene è mutata, non ci sono più i grandi personaggi come Euripide ed Eschilo contro i quali a volte Aristofane amava scagliare le sue frecce. Al contempo la città vive un momento di profonda crisi: il pubblico è cambiato, Atene non è più la potenza greca di un tempo, è una città impoverita e di rango inferiore. Quindi anche le commedie si adattano alla situazione diversa nel contenuto e nella struttura. In fondo le donne in assemblea recuperano in parte la tematica della Lisistrata. Trama : Le donne ateniesi guidate da Prassagora organizzano un colpo di stato travestite da uomini e, riunite in assemblea, approvano un nuovo ordinamento in base al quale tutti i beni devono essere messi in comune e ogni favoritismo sarà eliminato. Le donne dovranno decidere in materia sessuale e gli uomini dovranno soddisfare prima le brutte e le vecchie. Non tutti i cittadini accettano queste nuove regole: tre vecchie megere pretendono che un bel giovane, prima che con la sua innamorata, si unisca a loro. Alla fine la commedia si conclude festosamente con abbondante banchetto comunitario. Analisi : Infatti la tematica affrontata riprende quella della Lisistrata ma in tono diverso: mentre nella Lisistrata si trattava di risolvere un problema contingente (allontanare Atene dal pericolo), qui la tematica è più generale e propone un teoria utopica che non può avere reale attuazione. Le donne si scontrano con il mondo patriarcale e maschilista, potremmo dire che si tratta di un femminismo burlesco e paradossale in cui c’è l’allusione a quei regimi di comunismo integrale di cui parla anche Platone nella repubblica. Anche qui abbiamo lo schema del mondo alla rovescia dove comandano le donne sugli uomini. Dal punto di vista della struttura la prima parte è meglio costruita, scompare anche la protagonista nella parte conclusiva, alla fine si giunge dopo una giustapposizione di scene episodiche ad un trionfo finale (le leggi vengono messe in vigore). Dal punto di vista della drammaturgia scompare la parabasi e con essa la rottura dell’illusione scenica, gli appelli rivolti al pubblico o a personaggi di attualità che divengono molto rari. Anche le parti corali
le parodie mitologiche, tipo Eracle mangione, oppure le scene tradizionali di schiavi imbroglioni, percossi e ridotti in lacrime. Ha sempre voluto cercare un arte nuova e originale. Non tutte le commedie trovarono l’immediato favore del pubblico, per questo nelle “donne in assemblea”, nelle “Nuvole” e in altre commedie egli interviene a sollecitare il verdetto favorevole sia dei giudici esperti sia di quelli amanti del riso, sottolineando il valore dell’invenzione da una parte e dall’altra la comicità che anima la commedia. Molto spesso all’interno delle commedie c’è l’interruzione dell’illusione scenica e il dialogo diretto con gli spettatori attraverso il quale il commediografo, solitamente per bocca del corifeo, illustra le novità drammaturgiche e contenutistiche della commedia, cercando di accattivarsi il favore dei giudici (questa cosa viene meno quando scompare la parabasi nelle ultime tragedie soprattutto). Le commedie non sono mai monotematiche, prevale al loro interno una particolare problematica o ci sono piu temartiche organizzate secondo un ordine gerarchico preciso, partendo da tematiche civili, sociali, politiche, all’utopia, alla parodia di miti e tragedie. Il protagonista di solito è un eroe comico che con una trovata geniale riesce a modellare la realà a suo piacimento assicurandosi un benessere che non è soltanto individuale, ma anche collettivo. Nella prima parte si realizza il progetto dell’eroe comico, nella seconda si mettono in evidenza le conseguenze, spesso paradossali, che derivano da questa novità. Di solito le commedie sono bipartite, però nelle prime commedie vi è una prima parte meglio organizzata e una seconda divisa in singoli episodi; poi si prosegue man mano che evolve la tecnica narrativa del commediografo verso commedie d’intrigo. Vi sono schemi che si ripetono all’interno della stessa commedia: tipo il protagonista che incontra uno o più personaggi diversi, che deve fronteggiare (scontro tra perosnaggi). Ricorrono anche motivi topici: banchetto, travestimento, il komos cioè la baldoria e il gamos finale. In genere il protagonista ha dei complici che lo aiutano nella realizzazione del progetto oppure degli antagonisti che si oppongono alle sue idee. Spesso si trova in una condizione di isolamento, incontra l’incomprensione degli altri, che esprime monologhi d’infanzia tutta la città. Caratteristica dell’evoluzione dello stile della commedia di Aristofane è la progressiva perdita della parabasi e la riduzione delle parti corali a semplici intermezzi musicali, che servono a separare i vari episodi. L’ultima commedia in cui è presente la parabasi in forma completa è quella degli Uccelli; nelle successive manca la parte epirrematica in cui il corifeo parla con gli spettatori (le Donne alle Tesmoforie, Lisistrata e la Pace). In Assemblea e Pluto scompare del tutto. La comicità si fonda su alcuni elementi come la parodia, la paratragedia, il realismo materiale e il realismo corporeo. La parodia può essere di varia natura: parodia musicale, metrica, linguistica, ma può riguardare anche vere e proprie scene. Per esempio nelle Vespe Filocreone, che esce di casa aggrappato al ventre di un asino è parodia di Dioniso che esce dall’altro del ciclope attaccato al vello di un ariete. Ad essere prese di mira sono soprattutto scene delle tragedie, come la scena di Ifigeo che sale sullo scarabeo alato è parodia di Bellerofonte che sale sul cavallo alato Pegasi, scena presente nelle tragedia di Euripide intitolata “Bellerofonte”. La parodia riguarda non l’intera trama della tragedia che non è mai stravolta, ma singoli episodi (pensiamo per alla parodia del Telefo, dell’Andromeda o dell’Elena). Nelle Vespe troviamo un processo particolare, il processo arcane: si tratta in quel caso di una rappresentazione di un fatto reale stravolto per mostrate l’assurdita di certe situazioni. La rappresentazione materiale diventa metafora di un messaggio particolare che il poeta vuole veicolare. La strumentazione ufficiale (urna per il voto o clessidra) è sostituita da oggetti di uso comune, come una tavola schiodata, delle ciotole, un urinale. Altre volte invece la metafora diventa rappresentazione realistica e si traduce in un immagine vera e propria: tipo l’allusione alle dissertazioni vane di Socrate e degli altri sofisti viene espressa tramite l’immagine di Socrate sospeso in una cesta mentre vaga per l’aria, al di sopra dei comuni mortali, per dire che si interessa di questioni futili, vane, assurde, come se stesse per aria. La maggiore importanza dei versi di Eschilo rispetto a quelli di Euripide viene rappresentata con la
pesatura sulla bilancia degli stessi versi e mostra che quelli di Eschilo sono più pesanti (hanno valore artistico e pedagogico superiore a quelli di Euripide). Molto spesso concetti astratti vengono personificati: per esempio la tregua nei Cavalieri, il raccolto nella Pace, la pace nella Pace, ricchezza e povertà nel Pluto. Altre volte ad elementi materiali si sostituiscono gli uomini: per esempio nella Pace polemos tritura nel mortaio le città della Grecia, invece degli ingredienti che devono provenire dal mondo agreste, travisando in questo modo il realismo culinario in metafora politico-militare. È presente in misura massiccia anche la metafora del corpo, che non è altro che allusione agli istinti primari e che solitamente è sottolineata dall’accentuazione ipertrofica di alcune parti corporee (come abbiamo visto nell abbigliamento degli attori). Questo elemento è stato spesso ritenuto scabroso, ma in realtà si iscrive in quel carattere della commedia che può infrangere le leggi della realtà e le norme del decoro, spingendosi fino alla volgarità, come era consuetudine dei riti fallici che sono all’origine della commedia stessa. La commedia è l’antitesi della tragedia e quindi, mentre la tragedia è la rappresentazione dell’uomo ideale nella sua versione eroica, la commedia ad essa si oppone nettamente perché rappresenta l’uomo nella sua dimensione piu quotidiana e reale. Rapporto con il pubblico : Mentre la tragedia prevedeva un rapporto mediato fra pubblico e tragediografo dall’esemplarità della trama rappresentata sulla scena, la commedia prevedeva un rapporto più diretto tra l’autore e gli spettatori, soprattutto attraverso il momento della parabasi, nella quale avveniva l’interruzione dell’illusione scenica e tramite il corifeo si cominciava il dialogo con gli spettatori. Nelle Rane Aristotele sottolinea l’utilità pedagogica della commedia in grado di dare insegnamenti e ammaestramenti utili alla città. Nella parabasi degli Acarnesi Aristofane spiega che grazie al suo contributo gli acarnesi non si sono più fatti adulare dalle chiacchiere degli stranieri e hanno appreso l’arte di amministrare democraticamente gli alleati, così, seguendo i suoi consigli, potranno raggiungere la felicita. Il commediografo partecipa quindi al didattico comunitario, ma le soluzioni che propone non sono mai eccessivamente dettate dall’individualismo, perché egli sente l’esigenza di rispettare l’opinione pubblica e di soddisfare i gusti degli spettatori. Anche la commedia “castigat ridendo mores”, ribadendo quella funzione pedagogica che anche questo genere letterario aveva nell’Atene del 5 secolo. Come abbiamo visto questo rapporto diretto tra commediografo e collettività è presente soprattutto nelle prime rappresentazioni, ma nel corso della sua vita anche Aristofane procede ad un cambiamento nella struttura dei drammi, tant’è che date le mutate situazioni politiche, nelle ultime commedie (assemblea e pluto), alcuni elementi significativi per questo rapporto diretto vengono a mancare, cioè la parabasi e le parti corali ridotte a semplici intermezzi musicali. La rappresentazione diventa sempre più oggettiva e non ci sono piu l’aggressività, l’invettiva, attacchi espliciti a personaggi della vita civile, politica e contemporanea. Posizione politica Per quanto riguarda la posizione politica di Aristofane gli studiosi hanno voluto interpretarla in maniera diversa: c’è chi ha sostenuto che Aristofane fosse un conservatore sostenitore del partito oligarchico; chi lo ha visto come acerrimo nemico del partito democratico; chi ha sostenuto che fosse un sostenitore del panellenismo; chi invece ha visto in lui uno strenuo pacifista. Altri invece hanno sostenuto che questo suo attacco fosse rivolto indiscriminatamente verso tutta la classe dirigente ateniese e le sue istituzioni. Certo Aristofane si inserisce nel solco del tradizionale conservatorismo della commedia antica, come dimostrano i violenti attacchi a personaggi in vista della città presenti nelle prime commedie. A partire dalla commedia della Pace del 421 anche la polemica si attenua (essendo morti creone e Brasida) e Aristofane riflette le posizioni dei conservatori piu moderati, dei quali però critica l’incerta politica di attesa considerata causa della decadenza. Le commedie dell’utopia, infine, non mostrano un reale progetto politico alternativo, ma si fa riferimento soltanto ad un comunismo sommario, che non potrà trovare effettiva applicazione. Sono anch’essi oggetto della distorsione comica. Posizione culturale
figure retoriche del contrasto: ossimori, antitesi, effetti a sorpresa come il cosiddetto aprosdocheton (una frase di solito finale che ha un effetto a sorpresa). Ci sono ripetizioni di parole spesso con effetti rovesciati (la stessa parola viene utilizzata due volte con significato diverso) e si predilige l’impero le comica. Dal punto di vista metrico Aristofane usa il trimetro giambico con una maggiore libertà apportando modifiche anche nelle sedi non normalmente previste. Non mancano i cosiddetti canti scoptici (canti di derisione, popolari) e monodie (come anche in euripide). Lo stile dal punto di vista ritmico e musicale è sulla falsa riga di quello euripideo, quindi anche se dal punto di vista contenutistico fu criticato fu comunque un modello stilistico. LA COMMEDIA DI MEZZO Della commedia di mezzo non abbiamo che frammenti. I filologi antichi preferiscono suddividere la commedia in tre fasi: la antica, quella di mezzo e la nuova. Tuttavia non bisogna pensare che ci furono dei veri e propri salti o passaggi netti fra una fase e l’altra, ma si passò progressivamente a optare per scelte stilistiche e contenutistiche diverse pur conservando, tra una fase e l’altra, elementi di continuità, fino ad arrivare alla commedia nuova di cui maggiore rappresentante fu Menandro. La commedia si caratterizzo per questi elementi contenutistici:
anche illusorie perché i personaggi rappresentati sono per lo più fittizi. Di essi, tuttavia, vi è un’approfondita analisi psicologica e affettiva. Questi cambiamenti derivano soprattutto dai cambiamenti politici della città di Atene, non più città egemone, ma costretta ad una condizione di pura sudditanza nei confronti della dinastia macedone, prima di Filippo II e poi di Alessandro Magno. Quindi anche la gestione del potere, benché le istituzioni rimangano le stesse, è affidata alla classe alta per lo più borghese, costituita dagli stessi personaggi che Menandro porta sulla scena (servi, cuochi, parassiti, giovani di famiglie aristocratiche, proprietari terrieri, soldati con le loro etere). Il pubblico destinatario dell’opera è diverso, solitamente è costituito da gente colta abituata ad un linguaggio misurato ed elegante, ed è dotato di una certa sensibilità. Si tratta di un teatro di evasione dove i conflitti rappresentati, pur rappresentando temi noti al pubblico, sono attenuati. Rassicurante è il lieto fine che riconduce ogni vicenda ad un’atmosfera di gioia seppur contenuta in una sfera puramente privata. In questo periodo venne eliminato anche il teorikòn, il contributo statale destinato ai cittadini poveri che gli permetteva di partecipare alle rappresentazioni teatrali, quindi il pubblico si ridimensiona e coincide solo con la classe alta. Anche le tecniche drammaturgiche vengono modificate: l’attore non ricorre molto alla danza e al canto, ma soprattutto alla recitazione che accompagna con i gesti e con la voce nel tentativo di amplificarne gli effetti. I versi utilizzati sono sempre trimetri giambici. Il linguaggio è medio, simile tanto nel ritmo quanto nel lessico al linguaggio parlato. Anche i costumi vengono modificati: viene eliminato il fallo (simbolo di fertilità) e le maschere tendono a diventare tipi fissi. Secondo delle fonti queste maschere presenterebbero delle folte sopracciglia e delle bocche distorte per suscitare il riso. Notevole è, per quel che riguarda la struttura, l’influsso del modello di Euripide infatti ritornano colpi di scena, peripezie, riconoscimenti. Prevale, dunque, l’intrigo, avvicinando la commedia nuova alla ultime della tragedia. Menandro Il massimo esponente di questa fase è sicuramente Menandro. Egli nacque ad Atene da una famiglia agiata, nel 342 a.C. Si crede che fosse imparentato con Alessi, secondo altre fonti era legato in qualche modo al filosofo peripatetico Teofrasto (autore dei “Caratteri”) e poi al suo discepolo (di Teofrasto) Demetrio Falereo (egli istituì un governo dispotico ad Atene tra il 317 e il 307, successivamente fu cacciato e costretto a rifugiarsi presso i Tolomei in Egitto). Egli fu chiamato anche in quei luoghi, in Egitto prima e in Macedonia poi, ma rifiutò sempre di spostarsi da Atene. Morì nel 291 a. C. Secondo la tradizione scrisse circa 100 commedie, ma negli agoni teatrali vinse solo 8 volte, fu infatti rivalutato soprattutto dopo la morte. Nel medioevo le sue commedie non furono più letture scolastiche e molto di quello che possediamo deriva dai ritrovamenti dei papiri provenienti dall’Egitto. Oggi abbiamo nozioni abbastanza cospicue di alcune opere come L’Arbitrato, La ragazza di Samo, La ragazza tosata, Lo scudo, L’odiato e scene isolate di altre commedie come Il doppio ingannatore, L’apparizione, L’eroe, il Contadino. L’opera di cui abbiamo più frammenti è il Misantropo. COMMEDIE Il bisbetico/il misantropo/ lo scorbutico (dyskolos) È l’unica commedia di cui possediamo una datazione precisa (316 a.C.). È quindi una commedia giovanile che ci è giunta quasi per intero. Il titolo significa “uomo dal carattere difficile” e fa riferimento alla psicologia del protagonista. Trama : In questa commedia abbiamo il vecchio Cnemone, un proprietario terriero asociale e misantropo che se ne sta a coltivare il suo piccolo appezzamento di terra, lontano dal resto della società. Ad un certo punto decide di mandare via la moglie, presso il primo figlio Gorgia e quindi vive da solo con sua figlia e la sua nutri è. Un giorno arriva il giovane Sostrato che si innamora della ragazza e la vuole come moglie, ma Cnemone prende a sassate il messaggero del giovane che si era recato lì per chiedere la mano della ragazza. Tuttavia un giorno Cnemone cade in un pozzo nel tentativo di recuperare la zappa e l’anfora, cadute alla sua serva. Ne approfitta Sostrato che, con l’aiuto di Gorgia (figlio della moglie di Cnemone con il quale ha stretto amicizia) lo porta in salvo. Quindi per gratitudine Cnemone adotta Gorgia e gli affida il compito di trovare un marito a sua figlia.
vivere presso l’amico Cherèstrato e la prostituta Abròtono. Panfile quindi decide di esporre il figlio con alcuni gioielli di riconoscimento, in particolare un anello che ha sottratto al suo violentatore. Il bambino viene raccolto dal pastore Davo che tiene con sé i gioielli, ma cede il bambino al carbonaio Sirisco. A questo punto inizia una lite fra Sirisco che vuole anche i gioielli oltre al bambino e Davo che non vuole cederli. Da qui vi è la scena che dà il titolo alla commedia, una scena di arbitrato. Come arbitro viene scelto Smicrine, padre di Panfile che assegna i gioielli a Sirisco. Poi il cuoco Onesimo riconosce tra questi oggetti, l’anello che il suo padrone Carisio aveva smarrito durante la celebrazione delle feste dette Tauropolie. Da qui si sviluppa l’azione che porterà al riconoscimento, che avverrà anche grazie all’aiuto della prostituta Abrotono. Quest’ultima si ricorda di aver assistito ad una scena di violenza durante le feste e si fa consegnare l’anello per accertarsi dell’accaduto. Avuta conferma dei sospetti, Abrotono racconta tutto a Panfile, anche se così facendo perderà Carisio. Alla fine Carisio riflette sull’amore che lo lega a Panfile che ora sa la verità, e i due si ricongiungono. Analisi: All’interno della trama il ruolo di incontrastato protagonista è assegnato alla Tuke che è lo strumento attraverso il quale si giunge al riconoscimento finale. Tuttavia i personaggi non sono dei burattini nelle sue mani, ma sono artefici della sua sorte e sono proprio i sentimenti che li animano a determinare il corso della vicenda. I personaggi sono legati dal reciproco rispetto e questo costituisce la premessa per la felice conclusione. I personaggi subiscono comunque un’evoluzione nel corso della commedia, sono nobilitati da un forte senso di altruismo e di solidarietà umana, elementi che tradiscono (rivelano) la bontà del loro animo. Su tutti emerge la figura dell’eterna Abrotono che nonostante la sua professione, conserva una purezza e un’onesta di sentimenti che le permettono di comportarsi con generosità nei confronti di Carisio e della moglie. Menandro si mostra fine conoscitore della psicologia degli uomini, Carisio, ad esempio, agisce con impulsività all’inizio, ma poi si pente, riflette sull’amore che lo lega a Panfile e vince l’orgoglio. Panfile da parte sua rifiuta di tornare a casa del padre e accetta alla fine di obbedire ai propri sentimenti. La forza irrazionale dell’amore consente, quindi, a tutti personaggi, di raggiungere alla fine la felicità. Lo scudo La tecnica e lo stile mostrano un'evoluzione rispetto a Misantropo e si ritiene che sia stata composta intorno agli stessi anni della Fanciulla tosata (posteriore al 314 a.C). Trama: In questa commedia il pedagogo Davo comunica che il giovane Cleostrato è morto in battaglia e porta sulla scena il suo scudo. Ma in un prologo ritardato la dea Tuke (che appare in scena personificata) afferma che questa non è la verità, che Cleostrato si è salvato e che presto tornerà. Quindi questo prologo permette al pubblico di avere un’anticipazione della vicenda. Lo zio di Cleostrato, Smicrine, vuole sposare la propria nipote, ossia la sorella ed erede di Cleostrato, tuttavia la nipote è già stata promessa in sposa a Cherea che è figliastro del fratello di Smicrine, Cherestato. Per evitare le nozze il servo Davo ricorre ad un’astuzia: far credere che Cherestrato (fratello di Smicrine) sarebbe morto di dolore e la figlia avrebbe avuto un’eredità ben più consistente. Perciò Smicrine avrebbe abbandonato l’idea di sposare la sorella di Cleostrato e avrebbe voluto la sorella di Cherestrato. A questo punto la commedia si interrompe, e non abbiamo più frammenti. Si sa che alla fine tornò Cleostrato e che ci sarebbero state le nozze tra Cherea e la sorella di Cleostrato e fra Cleostrato e la figlia di Cherestrato, quindi Smicrine rimane completamente beffato. Analisi : Smicrine e Cherestrato sono fratelli, Cherestrato ha una figlia e un figliastro Cherea che è promesso in sposo della sorella di Cleostrato e Cleostrato è promesso alla figlia di Cherestrato, che a sua volta è il nipote di Smicrine e Cherestrato. Abbiamo una particolarità rispetto per alle altre commedie, cioè c’è un personaggio che è del tutto negativo che non subisce un cambiamento nella vicenda ed è Smicrine che rappresenta il tipo fisso dell’avaro, uomo senza scrupoli. Come personaggio positivo invece, c'è il servo Davo che è un po’ il servus callidus che trama ai danni di Smirne. Si tratta quindi di uno schiavo frigio impregnato dei valori frigi della filantropia e vero autore della narrazione drammatica. Il fatto che sia straniero è una caratteristica importante perché configura questa commedia come legata alla nuova cultura ellenistica. La trama è complessa con
intrecci, morti smentite, simulate ecc… quindi Menandro si presenta come autore capace di sorprendere il pubblico con intrecci complessi e appassionati. La ragazza Tosata Trama: Moschione e Glicera sono due fratelli abbandonati: il primo è andato a vivere dalla ricca Mirrina invece Glicera è divenuta concubina del soldato Polemone. Moschione si innamora della sorella Glicera che sa la verità dei fatti e vengono sorpresi abbracciati da Polemone, che per vendetta decide di tosarle tutti i capelli. La giovane si rifugia nella casa di Mirrina e le rivela la verità, dopo complicazioni di ogni genere (Polemone tenta di assalire anche la casa di Mirrina), Pateco un vicino di casa tenta di farlo riappacificare e scopre di essere il padre dei due ragazzi. Glicera e Polemone si ricongiungono e si sposano, Moschione ottiene una moglie dal padre Pateco. La donna di Samo Trama Ha una struttura simile alle altre. Durante una festività religiosa, le feste in onore di Adone, il giovane Moschione, figlio adottivo di Demea, ha violentato la figlia di Nicerato, Plangone che dà alla luce un bambino. Poiché Moschione non vuole rivelare la sua identità, il bambino viene affidato a Criside, concubina di Demea e finge di essere la madre. Demea è irritato perché pensa che Criside utilizzi la nascita del bimbo per chiedergli di sposarlo. Poi per caso Demea sente dire che il padre è Moschione, per cui si infuria per il presunto tradimento e manda via Criside dalla sua casa, la quale si rifugia presso Nicerato. Moschione quando la tensione ha raggiunto il punto culminante racconta al padre che la vera madre del bambino non è Criside ma Plangone. Chiarito l’equivoco Moschione minaccia di partirsene come soldato ma poi viene convinto dal padre e da Nicerato a rimanere. A questo punto si possono celebrare le nozze riparatrici tra Moschione e Plangione. Analisi : Anche questa è una commedia degli equivoci che si snoda attraverso una fitta trama di tensioni e reazioni violente. Ognuno si crede ingannato, tradito e offeso, ognuno alla fine riconosce le ragioni dell’altro e le accetta. Anche questa è una commedia di carattere perché Menandro si dimostra abile nel saper delineare la psicologia di tutti i personaggi. In particolare risulta ben riuscita la figura di Criside, la ragazza di Samo che da il nome alla commedia, ragazza che è capace di profondità e lealtà di sentimenti, ma anche di tacere e subire le offese, pur di portare a termine il compito di solidarietà femminile che ella stessa ha scelto. Dall’altra parte abbiamo Demea, anziano che si innamora di Criside, ragazza molto più giovane di lui. Demea è geloso e soffre per i suoi stessi sentimenti, ma alla fine deve riconoscere i suoi eccessi e riconciliarsi con il figlio adottivo. È presente quindi anche la tematica dello scontro fra generazioni come nelle Vespe e nelle Nuvole di Aristofane. Menandro però sottolinea la vicinanza e la comprensione fra i personaggi nonostante siano diversi per sesso, età e condizione sociale. In questa commedia il prologo non è recitato da un dio come di solito, ma proprio da Moschione e quindi non c’è l’anticipazione del lieto fine perché non è la divinità che sa già tutto, ma è solo un uomo come gli altri che compare sulla scena. È lui, con la sua risolutezza, il principale ostacolo al raggiungimento della felicità finale. Ovviamente ciò lo differenzia in maniera notevole dai personaggi di Aristofane che sono isolati sulla scena e sono dotati di una eroicità tale da imporre il loro progetto ideale all’intera comunità. Invece Moschione è attorniato da altri personaggi che, come lui, contribuiscono allo svolgimento della vicenda. Al centro della commedia ci sono le relazioni umane sia amorose che affettive. Da notare però che le relazioni familiari non sono legate ai vincoli di sangue ma sono costruite dalla volontà dell’uomo (Moschione infatti è figlio adottivo) piuttosto che dalla natura. La famiglia Menandrea è un’organizzazione i cui membri sono scelti con un prolungamento nei rapporti di amicizia che possono sostituirsi con quelli che già esistono nella casa. CARATTERISTICHE DELLA COMMEDIA La commedia di Menandro sviluppa delle vicende private “borghesi” che si caratterizzano per la presenza di trame più o meno simili, ripetitive , con innamorati che vivono una particolare vicenda amorosa, delle peripezie, dei possibili equivoci, l’agnizione (riconoscimento) e il lieto fine. All'interno delle commedie di Menandro non c’è l’eroe comico che elabora un suo progetto ideale per