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La commedia vita e commedie di aristofane e menandro
Tipologia: Appunti
Caricato il 13/05/2021
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Aristofane vita e opere. Aristofane nacque ad Atene nel 444 a.C. da famiglia benestante. Il suo vero esordio sulla scena avvenne con la commedia i Banchettanti che venne rappresentata sotto il nome di Callistrato. Nel 426 venne accusato di avere diffamato la città di Atene alla presenza di stranieri nei Babilonesi, messi in scena alle Dionisie, festività parte anche ai non Ateniesi. In circa 40 anni di attività teatrale Aristofane compose 40 commedie e ottenne 5 vittorie, quattro alle feste Lenee ed una alle Dionisie. Dalla sua produzione ci sono pervenute integre 11 opere: Acarnesi, Cavalieri, Nuvole, Vespe, Pace, Uccelli, Lisistrata, Tesmoforiazuse, ovvero la festa delle donne, Rane, Ecclesiazuse ovvero le donne in assemblea, Pluto. Temi, politica e concetti. La commedia di Aristofane si muove dalla registrazione di una situazione di malessere individuale o collettiva nella città, dove con l’ausilio del buon senso vengono eliminate le cause di quel malessere e si può accedere alla serenità. il commediografo assume una chiara posizione di consigliere e della fondatezza del proprio punto di vista non permette a nessuno di dubitare. era l’assemblea il naturale in cui la democrazia assembleare trovava la sua espressione; Euripide fu il personaggio culturale al quale Aristofane dedicò spazio e conseguente satira facendone il coprotagonista di due sue commedie, Tesmoforiazuse e Rane. Il tragediografo era ritenuto dal commediografo responsabile della diffusione delle nuove idee sofistiche. Anche in Aristofane è presente la dissociazione del mondo celeste, per esempio in Uccelli e in Rane dove Zeus, Eracle e Dionisio sono ridicolizzati e abbassati a un livello meno che terreno. Comicità, linguaggio e temi. Il riso era l’unica arma che Aristofane poteva bandire contro i suoi tanti nemici, quasi mai liberatorio, creato attraverso il paradosso, si trattava di un riso amaro. Il linguaggio era caratterizzato non solo da innumerevoli giochi di parole, allusioni, neologismi, ma anche capolavoro di duttilità a agilità, capace di trascorrere con estrema immediatezza dal realismo più crudo alla poesia più lieve e raffinata, giungendo talvolta a esisti di vero e proprio sperimentalismo linguistico. Aree tematiche: -l’irrisione politica (Acarnesi e Cavalieri); la critica alle istituzioni (Nuvole e Vespe); l’utopia (Pace, Ucelli e Lisistrata); la satira antieuripidea (Tesmoforiazuse e Rane); condizioni politiche interne di Atene (Pluto e Ecclesiazuse) La satira politica costituisce il motivo dominante di quasi tutto il teatro di Aristofane, ma in alcune delle sue commedie (Acarnesi e Cavalieri) essa diviene un attacco nei confronti dei personaggi politici più in vista. Acarnesi: Ad Acarne il carbonaio Diceopoli, esasperato dalla guerra, ha deciso di stipulare una tregua con gli Spartani. Gli abitanti di Acarne, reagiscono rabbiosamente al progetto e vorrebbero condannare Diceopoli per tradimento. Indossati degli stracci presi a casa di Euripide Diceopoli si difende, dimostrando che la guerra tra Megaresi e Ateniesi è scoppiata a causa di reciproci rapimenti di prostitute. Riesce quindi a conseguire il proprio obiettivo, così che la sua casa diventa un porto franco dove chiunque può commerciare con lui. Il carbonaio si appresta a celebrare con sfrenata allegria la festa dei Boccali. Lo rimprovera apertamente di vigliaccheria e pusillanimità Lamaco, stratego della guerra in corso, chiamato intanto ad una missione militare; ma Diceopoli non se ne dà per inteso e mentre quello ritorna ferito dalla sua impresa, egli si avvia al ricco banchetto fra l’esultanza del Coro per poi tornare accompagnato da due belle ragazze. La commedia sviluppa il tema della cessazione della guerra e il ritorno della pace ad Atene. Il Coro finisce con l’accettare la tesi del protagonista, sancendo la fondatezza del suo comportamento e riconoscendolo come “eroe” vincente rispetto ai propositi bellicisti di Lamaco. Il commediografo dimostra di avere idee ben chiare fin dal titolo della commedia, scegliendone uno che poteva apparire provocatorio, se c’era un agglomerato urbano attico in cui era più difficile parlare di pace, quello era proprio il borgo di Acarne. Dinanzi alla possibilità di commerciare e di guadagnare, nessuno resiste alla tentazione. Fra le merci, vi sono anche due bambine che il loro padre mazarese non può mantenere e vende a Diceopoli travestite da maialine: un passaggio che vede mescolate amarezza e comicità. Le conseguenze della scelta fra la pace o la guerra vengono presentate in tutta la loro evidenza attraverso il confronto tra lo stentato destino che attende Lamaco al fronte e quello riservato al suo antagonista. Cavalieri: il demagogo Cleone è qui rappresentato nelle sembianze di Paflagone intraprendente schiavo di un vecchio e rimbambito Demo. Un oracolo dà un soccorso insperato a due fedeli servi del vecchio, rivelando che Paflagone sarà estromesso da un Salsicciaio, figuro lercio e abietto. Individuato lo squallido individuo, due servi lo convincono a sfidare in un duello di bassezze Paflagone, assicurandogli l’aiuto dei Cavalieri, che costituiscono il Coro. Lo scontro vede infine Salsicciaio prevalere in ribalderia cialtroneria sull’avversario, che viene cacciato dalla casa di Demo. Nella scena finale quest’ultimo ritorna miracolosamente giovane a opera di Salsicciaio grazie una magica bollitura si vede affidare come compagna una giovane donna, Tregua. Il titolo collettivo indica l’assenza di un protagonista o di una figura forte di riferimento, essa è un tentativo di demolizione, umana e soprattutto politica del potentissimo stratego Cleone. Tale obiettivo condiziona la commedia e nello sforzo distruttivo dell’intera città viene accomunata all’uomo politico.
Tuttavia, Cleone fu rieletto stratego all’indomani dai Cavalieri e rileggerlo furono gli stessi cittadini che ne avevano applaudito la violenta avversione. Il Salsicciaio rappresenta il massimo dell’abiezione dell’imprudenza, colui che determinò quella catastrofe da cui potrà nascere un nuovo assetto politico. Sul finire dell’opera, tuttavia, il Salsicciaio assume un vero nome, quello di Agoracrito e si rivela generoso di buoni consigli. L’amarezza di una simile tesi è evidente: oltre alla rabbia nel vedere i propri concittadini così facile preda dei demagoghi e di altri squallidi personaggi, è una fortissima carica di odio personale verso Cleone da parte del commediografo. Emerge l’impressione che il commediografo voglia auspicare un utopistico azzeramento del sistema per una rinascita di esso. Nuvole : Il vecchio Strepsiade ha la sua croce nel giovane figlio Fidippide, che una strofinata passione per i cavalli rende assiduo scialacquatore del patrimonio paterno. Non sapendo come fronteggiare i creditori, il genitore pensa di ricorrere all’aiuto di Socrate, che trova nel suo Pensatoio sospeso in aria in una cesta, assistito dal coro delle Nuvole, nuove divinità. Dal filosofo il vecchio ritiene di potere imparare il sistema per non pagare debiti. Non riuscendo però ad apprendere nulla per la pochezza del proprio intelletto Strepsiade obbliga il figlio ad andare a scuola da Socrate, e così Fidippide, apprese le arti del Discorso Ingiusto, riesce nel truffaldino intento del padre, e i creditori vengono cacciati via. Il genitore però, venuto a diverbio col figlio per futili motivi, ne riceve solenne bastonatura e una dimostrazione ineccepibile del diritto di quello a picchiare il padre. Pentitosi dell’errore Strepsiade dà allora fuoco al Pensatoio. Il progetto delle Nuvole è la contestazione dell’insegnamento socratico, ridotto a volgare arte della truffa per perseguire illeciti vantaggi a un individuo poco per bene quale Strepsiade, per di più incapace di educare come si deve un figlio. Socrate dunque è responsabile della degenerazione dei costumi di Atene. I degeneri risultati del disonesto sistema educativo socratico sono rappresentati da Fidippide. E’ noto come il problema dell’educazione fosse fra i più sentiti nell’Atene di quel tempo. Vespe: Il giovane Bdelicleone tenta, senza successo, di guarire il vecchio padre Filocleone dell’insana mania di andare come giudice popolare ai processi che da tempo lo domina. Alla presenza del coro, composto da compagni di tribunale di Filocleone, travestiti da vespe, egli giunge a dimostrare la sottile rete di ricatti morali nella quale i governanti della città sviluppiamo i giudici, che scioccamente si ritengono protagonisti del sistema giudiziario senza rendersi conto di essere solo dei burattini nelle esperte mani di quelli. Il giovane decide allora di allestire al genitore un tribunale fra le pareti di casa, si svolge così una parodia di processo rivolto contro un cane accusato del furto di un pezzo di formaggio e infine assolto. La conclusione della commedia, vede la metamorfosi dell’arcigno giudice in scatenato libertino. Le Vespe segnano il ritorno di Aristofane, all’argomento della politica ateniese. Su una popolazione allora stimata di circa centomila cittadini, ben seimila erano i componenti del tribunale del popolare dell’Elia. I giudizi avevano finito con l’identificare l’esercizio della giustizia con un mestiero vero e proprio svolto con patologica passione, avviando un processo di degenerazione dell’attività giudiziaria, secondo Aristofane ormai asservita alle direttive di Cleone. L’obiettivo del commediografo, però non è la demolizione dell’intero sistema ma una feroce analisi di esso, ormai puro strumento nelle mani di personaggi senza scrupoli e naturalmente la diagnosi finale è che esso è corrotto e malato come più non si potrebbe. Pace: un contadino attico di nome Trigeo, esasperato dal protrarsi della guerra, decide di andare a chiederne a Zeus la fine, e si mette dunque in viaggio per l’Olimpo a cavallo di un enorme scarabeo alato. Ma il progetto si rivela tardivo: disgustati da quel conflitto fratricida, gli dei se ne sono andati lasciando al loro posto Polemos(Guerra). Questi ha nascosto in una caverna la Pace e ora vorrebbe tritare le città greche dentro un enorme mortaio; ma il suo servo Kydoimos(tumulto) non è riuscito a trovare un pastello né ad Atene né a Sparta, giacché entrambe hanno perduto i loro(cioè Cleone e Brasida). Polemos esce quindi in cerca dell’attrezzo che gli necessita e Trigeo ne approfitta: aiutato dal Coro, riesce a liberare Pace e con lei Opora e Theoria, e insieme con loro torna sulla terra. La seconda parte della Commedia mostra i risultati della ritrovata Pace e come i fabbricanti di attrezzi agricoli colmano di doni il benemerito contadino, Trigeo, che festeggia poi le nozze con Opora. in questa commedia il motore dell’azione è un contadino, ovvero il rappresentante di quella categoria che maggiormente soffriva della guerra e ne desiderava la fine. Ma qui il raggiungimento della sospirata pace è l’obiettivo collettivo. L’atmosfera è probabile che fosse tale da far sperare realisticamente nella pace dopo dieci anni guerra e nel ritorno alla normalità quotidiana. La Pace resta un’opera dai connotati politici, che nella sua corposità espressiva incarna lo spirito tipico della Commedia Antica: l’idea dello scarabeo alato con i suoi caratteristici gusti alimentari o la raffigurazione di Opora nelle sembianze di una giovane fanciulla. Uccelli: Evelpide(colui che spera bene) e Pistetero(colui che non tradisce i compagni) sono due vecchi ateniesi che abbandonano la loro città natale dominata dalla mania dei processi e da politici senza scrupoli, per cercarne un’altra dove si possa vivere in pace. Si cercano così da Upupa, il re degli uccelli; ma le
Dionisio non può non riconoscere la superiorità di Eschilo secondo una linea di pensiero che vuole il teatro come scuola di processi positivi, Aristofane insiste sulla necessità che il pubblico venga nutrito di cose onestissime. La scelta di Eschilo è dovuta a ragioni simboliche, dato che la semplice riproposizione dei valori che il poeta di Eleusi rappresentava non poteva avere alcun senso in quel periodo della vita ateniese, Eschilo era figlio del proprio tempo. Ecclesiazuse: constato il progressivo degenerare della situazione politica ateniese, le donne decidono di sostituirsi agli uomini nella gestione del potere con un colpo di Stato, travestendosi da uomini. Guida l’azione Prassagora(colei che indice l’assemblea) che riesce nel proprio intento grazie all’inettitudine degli uomini. La nuova costituzione si fonda su un principio improntato al più schietto comunismo: tutto dovrà essere di tutti. Alcuni cittadini si adeguano portando i propri beni all’ammasso, altri eludono le direttive. Una norma in materia sessuale provoca seri problemi: essendo prescritto che nessuno possa unirsi a una ragazza se prima non avrà offerto i propri favori amorosi anche a una donna vecchia e brutta, un giovane diviene oggetto delle vogliose attenzioni di tre megere, che esigono da lui l’applicazione della legge prima che egli vada all’appuntamento con la sua fidanzata, un festoso banchetto conclude la commedia. Nelle Donne in assemblea l’elemento politico invece che a una questione specifica(la pace, la guerra, la nuova cultura ecc), attiene all’andamento generale della vita politica ateniese, che come sempre secondo Aristofane non potrebbe essere peggiore. Ancora una volta il ricorso a una paradossale soluzione: ribaltare in i fondamenti istituzionali della polis instaurando una sorta di universo capovolto in cui la totale sovversione sarebbe preferibile all’attuale situazione. Il colpo di Stato delle donne è incruento e ottiene anzi una parvenza di legalità procedurale, essendo frutto di una proposta presentata regolarmente all’Ecclesìa in linea con l’ordine del giorno e da essa approvata. Pluto: Cremilo, vedendo come gli ingiusti diventano ogni giorno più ricchi mentre l’opposto accade ai giusti, preoccupato per l’avvenire dell’unico figlio consulta l’oracolo di Apollo, che gli prescrive di portarsi a casa la prima persona che incontrerà all’uscita del tempio. Cremilo incontra uno sconosciuto vecchio e cieco, che si rivela essere Pluto, il dio della ricchezza; accecato da Zeus perché non possa più distinguere i buoni dai cattivi, distribuisce il denaro a caso. Cremilo conduce Pluto al tempio di Asdepio per fargli riavere la vista e porre fine all’ingiustizia che domina nel mondo rendendo ricco solo chi lo merita. Mentre un uomo giusto finora vissuto negli stenti, viene a ringraziare Pluto per avergli assicurato l’agiatezza. Anche Ermes ha deciso di abbandonare l’Olimpo, disposto a mestieri più umili per procurarsi un po’ di cibo e lo stesso si risolve a fare un sacerdote. Alla fine Cremilo riconduce Pluto nel Partenone, perché custodisca il tesoro di Atene. Il Pluto ha per un verso i caratteri della fiaba, per un altro anticipa i toni della diatriba cinica, con tutto il repertorio dei luoghi comuni tesi a dimostrare che la povertà è la più felice delle condizioni. In questo dibattito sembra che Aristofane non voglia prendere posizione e la commedia si rivela scritta unicamente per far ridere il pubblico. La crudezza espressiva dei personaggi è una semplice concessione alle attese del pubblico meno raffinato ed anche la schiettezza di molte battute rivela il disagio di un commediografo come A. Sono molto diffuse espressioni di amaro sarcasmo e di pessimismo per la situazione attuale. Bisogna arrendersi all’evidenza secondo il quale l’assenza di giustizia determina l’arricchimento dei disonesti e la povertà delle persone oneste. Menandro : Menandro, figlio di Diopite e di Egestrata, sarebbe stato allievo di Teofrasto e compagno di Efebia di Epicuro. Menandro esordì nel teatro nel 321 circa, e nel decennio seguente si affermò come prolifico commediografo. Mosse quindi i primi passi nel mondo del teatro, ad Atene, settant'anni dopo la morte di Aristofane: la società greca aveva in quel lasso di tempo subito cambiamenti di portata storica enorme. Per il commediografo ateniese è difficile riprendere i temi di una commedia farsesca e satirica in termini politici. La produzione menandrea, quindi, mal si adatta all'interesse politico, bensì intende attuare un'indagine sull'uomo attraverso uno squarcio nel quotidiano da cui possiamo tutti noi trarre i tratti più veri e autentici dell'individuo comune, "uno dei tanti", che costituisce però la quasi totalità del genere umano. Menandro morì intorno al 291, secondo alcuni annegando mentre nuotava nelle acque del Pireo, presso Atene. Temi e concetti: Menandro è un comico molto sottile: genera momenti di sorrisi, tramite un senso dell'umorismo che coinvolge lo spettatore, mettendo in risalto i caratteri veri dell'individuo. Menandro rappresenta nelle commedie un uomo autentico e comune, con i suoi pregi e difetti, questi ultimi vengono amplificati. Gran parte delle vicende sono avulse da una serenità generale, in cui il sentimento più forte è la tristezza per la morte di un caro. Il commediografo ateniese evidenzia ed auspica il sentimento di unione, fratellanza e amicizia tra gli uomini. Nelle commedie di Menandro, il ricco e il povero, il servo e il padrone sono messi sullo stesso piano umano, vi è anche il rispetto nei confronti delle opinioni altrui. Il complesso degli spettatori di Menandro è riconoscibile in una ristretta cerchia elitaria di aristocratici e soprattutto altoborghesi. Questo pubblico "alto" vuole commedie dai
toni temperati e temi familiari, e così Menandro narra di eventi che si esplicano nelle mura familiari, in contesti domestici e in cui alla fine tutto torna alla normalità. All'eroe comico Aristofanesco viene quindi contrapposto "uno dei tanti", che vuole trascorrere la vita in serenità con i propri cari esercitando la philìa, il valore dell'amicizia e dell'amore umano, nei confronti del prossimo. Apsis, Lo scudo: La commedia si apre con un monologo di Davo, il pedagogo, che racconta la morte di Cleostrato sul campo di battaglia, per mano dei barbari; infatti mentre Davo metteva al sicuro il bottino di guerra, i barbari avevano assalito il campo greco, così che al suo ritorno Davo aveva trovato solo un cumulo di cadaveri, e riconoscendo in mezzo a questi lo scudo di Cleostrato, ne dedusse la morte. Davo e Smicrine, escono di scena per annunciare la morte al resto dei parenti e lasciano il posto alla Dea Fortuna. Questa spiega agli spettatori la reale fine del protagonista: Cleostrato non è morto ma è prigioniero e ben presto tornerà a casa: il cadavere visto da Davo è quello di un altro combattente. Smicrine, avido di denaro, venendo a conoscenza della morte del nipote e della grande eredità che quest’ultimo ha lasciato alla sorella minore, decide di prendere in sposa la ragazza al fine di impadronirsi dell’eredità di Cleostrato. Smicrine espone le sue intenzioni al fratello Cherestrato che si oppone, in quanto voleva dare in sposa la sorella di Cleostrato a Cherea e la propria figlia a Cleostrato, e di lasciare alle due coppie tutti i suoi beni. A questo punto interviene Davo, il quale ha in mente un inganno: Cherestrato fingerà di morire, cosicché Smicrine cambi idea sulle nozze con la sorella di Cleostrato e decida di sposare invece la figlia dello stesso Cherestrato, molto più ricca dell’altra ragazza. Dopo di che Cherestrato resusciterà e andrà tutto per il meglio. L’ultima parte della commedia è mancante, ma da alcuni piccoli frammenti possiamo dedurre che i progetti matrimoniali di Cherestrato andranno a buon fine, e che quindi Cleostrato tornerà a casa. I personaggi rappresentano la società del tempo e rispecchiano, sul piano sociale le distinzioni tra liberi e schiavi. Infatti Davo, nonostante sia il servo di Cleostrato, riesce con la forza dell’ingegno e con la sua astuzia a risolvere la situazione e riportare l’ordine. Altri due tratti distintivi delle commedie di Menandro, sono la solidarietà tra gli uomini (filantropia ) e l’ottimismo, il quale spinge l’uomo a confidare di poter superare tutti gli ostacoli che incontrerà.Il tema centrale della commedia è il matrimonio ostacolato fra i due giovani. Nonostante i malintesi la commedia non presenta alcun elemento surreale ( tipico invece di Aristofane) e si concentra sulla realtà e sul luogo in cui l’autore vive, sugli eventi, le istituzioni e le abitudini. Dyskolos, Misantropo: La commedia è messa in moto dal dio Pan, che fa innamorare Sostrato di una ragazza di campagna, figlia di Cnemone. Il ragazzo si innamora di lei mentre è a caccia. Cnemone è un vecchio contadino che vive in casa con la sua unica figlia e una serva. La moglie, stanca di lui si è trasferita a casa del figlio di primo letto, Gorgia, che abita nella casa accanto. Cnemone vive coltivando il suo podere e evitando il più possibile ogni forma di contatto con gli estranei. Sostrato vuole chiedere in sposa la fanciulla, Gorgia sospetta di ciò, ma l'altro si conquista la sua amicizia, dichiarando la sua intenzione di sposare la ragazza offrendosi di lavorare con il futuro suocero nei campi per conoscerlo meglio. Ad un certo punto si viene a conoscenza del fatto che Cnemone nel tentativo di recuperare un'anfora sfuggita alla sua serva, è caduto in un pozzo. Sostrato e Gorgia corrono a salvarlo. Cnemone decide di donare a Gorgia tutti i suoi averi, affidandogli anche la figlia. Gorgia decide quindi di concedere la figlia all’amico Sostrato, mentre Sostrato convince la sorella a sposarsi con Gorgia. La commedia si conclude con il doppio banchetto nuziale, a cui Geta (un servo) e Sicone (il cuoco) trascinano a forza il riluttante Cnemone, beffandosi di lui. il Δυσκολος di Menandro si presenta in un clima in cui, il cittadino non è più chiamato ad interessarsi di politica e dei problemi della sua città. Menandro focalizza la sua attenzione su avvenimenti tipici della vita quotidiana e nel caso del Misantropo viene studiato il carattere di quest’ultimo, un vecchio contadino scorbutico che trova pace solo nel vivere da solo. I problemi che l’autore porta in scena sono quelli limitati alla sfera familiare e agli affetti di ciascuno, fino a giungere all’introspezione psicologica dei vari personaggi, accentuando e analizzando i sentimenti, positivi o negativi che li caratterizzano. Da evidenziare la visione ottimistica che Menandro ha nei confronti della specie umana: anche in questa commedia c’è spazio per il trionfo dei buoni sentimenti, e dell’aiuto reciproco. Epitrepontes, L’arbitrato : Il pastore Davo, trovato il giorno precedente un neonato esposto, si fa convincere dal carbonaio Sirisco ad affidargli il pargolo, ma trattiene per sé i suoi effetti personali; Sirisco reclama questi per il trovatello: i due stabiliscono di rivolgersi ad un arbitro, scegliendo casualmente il vecchio Smicrine. Questi è in realtà, senza saperlo, nonno del piccolo, in quanto sua figlia Panfile, pochi mesi prima di sposare Carisio, era stata violentata da uno sconosciuto. Il vecchio assegna gli oggetti a Sirisco: questi sono essenziali affinché il trovatello, cresciuto, possa un giorno rendersi conto dei propri natali e di esser figlio di potenti o di nobili. Onesimo, servo di Carisio casualmente presente, riconosce tra gli oggetti un anello del padrone, rivelandolo ad Abrotono, etera dal buon cuore presso cui Carisio si era consolato dopo aver scoperto lo stupro della moglie; la donna, sospettando che Carisio sia il padre del piccolo, gli mostra l'anello,