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Attilo Bertolucci Riassunto, Appunti di Letteratura Italiana

Riassunto vita, opere e produzione con attenzione sulle opere maggiori

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 18/04/2023

Chiara.Falcone1297
Chiara.Falcone1297 🇮🇹

4.2

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ATTILO BERTOLUCCI
VITA: Nasce nel 1911 in provincia di Parma da una famiglia agiata. Leggeva moltissimo, al di là delle
letture consigliate a scuola; scriveva in versi e seguiva i suoi gusti personali. Conseguì la laurea a Bologna,
appassionandosi di Storia dell’Arte, materia che insegnò a Parma.
Dopo la WWII alcuni amici lo indussero a trasferirsi a Roma dove collaborò con riviste, case editrici,
programmi radiofonici e documentari. Qui fa amicizia con la Morante e Moravia e con quest’ultimo dirige la
rivista “Nuovi argomenti”; tiene un epistolario trentennale con Sereni; intesse rapporti con i vecchi Ungaretti
e Montale. Non si interesserà mai all’ERMETISMO → è un “fotografo ambulante” che cattura i momenti
più banali della quotidianità. Avranno influsso su di lui Pasolini e Montale (scorrere del tempo).
Muore nel 2000.
PRODUZIONE: la sua poesia è segnata da una monotonia autobiografica → poesia come autobiografia. È
frequentatore di letterature straniere e metterà in atto traduzioni molto importanti, soprattutto su Proust.
Iniziò molto presto a scrivere in versi, a 18 anni pubblica la sua prima raccolta.
- SIRIO → emerge sin da subito una vena prosaica;
- più matura è la raccolta FUOCHI IN NOVEMBRE del 1934→ elemento del tempo memoriale;
recupero del passato che sarà centro del suo immaginario, fa la sua comparsa piena. È presente un
esplicito autobiografismo: si crea un cortocircuito tra la misura intima dell’esistenza e la
destinazione pubblica della poesia. Ricorre spesso un dialogo con i morti: recupero dell’esistenza.
Comincia ad esperire possibili forme di racconti in versi: I VENDITORI DI FLAUTI; ROMANZO; veri e
propri “attacchi” di racconti: il poeta vuole cominciare una narrazione. LA ROSA BIANCA; AT HOME; LE
MATTINE DEI NOSTRI ANNI PERDUTI; ALLA MADRE. Dopo la pubblicazione di questa raccolta affronta
una fase difficile legata ad un periodo di depressione forte; dopo anni di silenzio, tra il ’47 e il’48 pubblica
alcune liriche in rivista il poeta sa di essere ritornato in attività.
In una lettera che scrive a Sereni, enuncia una vera e propria dichiarazione di poetica: “gioie e dolori del
breve ambito familiare”; inoltre dice di star componendo un poema. Il MOTIVO TEMPORALE DEL
RITORNO è dominante nella sua poesia.
Nel ’51 pubblica LETTERA DA CASA e CAPANNA INDIANA → l’esperienza del poema fa intuire il
tentativo di riconquistare la durata del tempo all’interno della poesia, superare la misura del componimento
breve in modo che l’espansione poematica possa far sì che la poesia possa contenere il tempo, la durata,
l’estensione. Il poemetto racconta di avvenimenti spiccioli e non riesce ad acquistare una reale consistenza
narrativa: si frammenta in singoli episodi; quello del poema è ancora per Bertolucci un genere da inseguire.
Nel 1971 pubblica un’altra raccolta VIAGGIO D’INVERNO autobiografia degli anni contemporanei.
Annuncia all’amico Sereni la composizione del poema LA CAMERA DA LETTO nel 1955, ancora nel ’70
scriverà all’amico Sereni riguardo al romanzo senza però averlo pubblicato: nel 1985 scrive che il primo
libro è finalmente finito. Il poema è un genere estraneo alla poesia contemporanea.
CAMERA DA LETTO → Narratore “cronista-analista” della famiglia Bertolucci che racconta di queste storie
in maniera ordinata. Composto da 38 CAPITOLI: i primi capitoli abbracciano la storia della famiglia
Bertolucci in generale, come se fosse un poema storico, dal ‘600 al ‘900; gli altri raccontano la vita di Attilio
negli anni a Parma fino al trasferimento. Romanzo che può essere considerato di “formazione”; la “Camera
da letto” è quella che passa di padre in figlio nella famiglia; attraverso il “periodare lungo” e l’opera lunga:
tenta di recuperare la durata del tempo. Continue metafore del teatro e della commedia come a sottolineare
che nel poema c’è una riproduzione fittizia dell’esistenza di tutti i giorni. Il protagonista sembra non avere
paura del tempo che passa, come se l’espressione lirica fosse riuscita ad abbracciare il tempo e a contenerlo
al suo interno. Il tempo della narrazione è talmente esteso che restituisce e coincide con il tempo dell’azione.

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ATTILO BERTOLUCCI

VITA: Nasce nel 1911 in provincia di Parma da una famiglia agiata. Leggeva moltissimo, al di là delle letture consigliate a scuola; scriveva in versi e seguiva i suoi gusti personali. Conseguì la laurea a Bologna, appassionandosi di Storia dell’Arte, materia che insegnò a Parma. Dopo la WWII alcuni amici lo indussero a trasferirsi a Roma dove collaborò con riviste, case editrici, programmi radiofonici e documentari. Qui fa amicizia con la Morante e Moravia e con quest’ultimo dirige la rivista “Nuovi argomenti”; tiene un epistolario trentennale con Sereni; intesse rapporti con i vecchi Ungaretti e Montale. Non si interesserà mai all’ERMETISMO → è un “fotografo ambulante” che cattura i momenti più banali della quotidianità. Avranno influsso su di lui Pasolini e Montale (scorrere del tempo). Muore nel 2000. PRODUZIONE: la sua poesia è segnata da una monotonia autobiografica → poesia come autobiografia. È frequentatore di letterature straniere e metterà in atto traduzioni molto importanti, soprattutto su Proust. Iniziò molto presto a scrivere in versi, a 18 anni pubblica la sua prima raccolta.

  • SIRIO → emerge sin da subito una vena prosaica;
  • più matura è la raccolta FUOCHI IN NOVEMBRE del 1934→ elemento del tempo memoriale; recupero del passato che sarà centro del suo immaginario, fa la sua comparsa piena. È presente un esplicito autobiografismo: si crea un cortocircuito tra la misura intima dell’esistenza e la destinazione pubblica della poesia. Ricorre spesso un dialogo con i morti: recupero dell’esistenza. Comincia ad esperire possibili forme di racconti in versi: I VENDITORI DI FLAUTI ; ROMANZO ; veri e propri “attacchi” di racconti: il poeta vuole cominciare una narrazione. LA ROSA BIANCA ; AT HOME; LE MATTINE DEI NOSTRI ANNI PERDUTI ; ALLA MADRE. Dopo la pubblicazione di questa raccolta affronta una fase difficile legata ad un periodo di depressione forte; dopo anni di silenzio, tra il ’47 e il’48 pubblica alcune liriche in rivista il poeta sa di essere ritornato in attività. In una lettera che scrive a Sereni, enuncia una vera e propria dichiarazione di poetica: “gioie e dolori del breve ambito familiare”; inoltre dice di star componendo un poema. Il MOTIVO TEMPORALE DEL RITORNO è dominante nella sua poesia. Nel ’51 pubblica LETTERA DA CASA e CAPANNA INDIANA → l’esperienza del poema fa intuire il tentativo di riconquistare la durata del tempo all’interno della poesia, superare la misura del componimento breve in modo che l’espansione poematica possa far sì che la poesia possa contenere il tempo, la durata, l’estensione. Il poemetto racconta di avvenimenti spiccioli e non riesce ad acquistare una reale consistenza narrativa: si frammenta in singoli episodi; quello del poema è ancora per Bertolucci un genere da inseguire. Nel 1971 pubblica un’altra raccolta VIAGGIO D’INVERNO → autobiografia degli anni contemporanei. Annuncia all’amico Sereni la composizione del poema LA CAMERA DA LETTO nel 1955, ancora nel ’ scriverà all’amico Sereni riguardo al romanzo senza però averlo pubblicato: nel 1985 scrive che il primo libro è finalmente finito. Il poema è un genere estraneo alla poesia contemporanea. CAMERA DA LETTO → Narratore “cronista-analista” della famiglia Bertolucci che racconta di queste storie in maniera ordinata. Composto da 38 CAPITOLI: i primi capitoli abbracciano la storia della famiglia Bertolucci in generale, come se fosse un poema storico, dal ‘600 al ‘900; gli altri raccontano la vita di Attilio negli anni a Parma fino al trasferimento. Romanzo che può essere considerato di “formazione”; la “Camera da letto” è quella che passa di padre in figlio nella famiglia; attraverso il “periodare lungo” e l’opera lunga: tenta di recuperare la durata del tempo. Continue metafore del teatro e della commedia come a sottolineare che nel poema c’è una riproduzione fittizia dell’esistenza di tutti i giorni. Il protagonista sembra non avere paura del tempo che passa, come se l’espressione lirica fosse riuscita ad abbracciare il tempo e a contenerlo al suo interno. Il tempo della narrazione è talmente esteso che restituisce e coincide con il tempo dell’azione.