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Sintesi contenutistica, retorica, stilistica dei principali carmina catulliani. Carme 1, 2, 3, 5, 13, 43, 49, 51, 101.
Tipologia: Sintesi del corso
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Carme 1. (Endecasillabi faleci) Catullo dedica il proprio libellum all’amico Cornelio Nepote con cui condivide gli stessi obiettivi poetici (la leggerezza, la brevità, le novità di contenuti e forme e la raffinatezza). La struttura si apre con un’interrogativa retorica che evidenzia la spontaneità della situazione e che nasconde la falsa modestia catulliana. I versi centrali sono dedicati alla presentazione di Nepote e della sua opera. I tre versi conclusivi riprendono la dedica iniziale costituendo la struttura ad anello spezzata dall’invocazione alla Musa garante dell’immortalità dell’opera. Catullo ricorre ad un tono colloquiale e affettivo che si nota nell’utilizzo del diminutivo libellum (che indica anche l’adesione alla leggerezza tipicamente alessandrina), dell’esclamazione Iuppiter e da lepidus.
Carme 13. (Endecasillabi faleci) si presenta come un invito a cena particolare caratterizzato da un tono scherzoso, burlesco e colloquiale, affettuosamente ironico. Catullo ironizza sulla propria povertà in contrasto con l’arricchimento di molti altri personaggi. Il carme rassomiglia la cena, pasto principale della Roma antica, al simposio greco caratterizzato dalla musica, dagli unguenti e da conversazioni erudite, in netto contrasto con il mos maiorum.
Carme 101. (Distici elegiaci) In occasione di un suo viaggio in Bitinia, Catullo visita la tomba del fratello con cui immagina un colloquio (monologo perché mutam cinerem ) e a cui dedica gli omaggi della tradizione romana. Il carme è una riflessione sull’inutilità del gesto inutile che egli compie nonostante sia l’unico modo di contatto tra il vivo e il defunto (in contrasto con la propria sensibilità ma solo per seguire le usanze tradizionali) sebbene riprenda formalmente l’epigramma tipico ellenico. Il dolore è espresso da un’ossessiva ripetizione di pronomi personali e del vocativo frater.
Carme 2. (Endecasillabi faleci) Si apre con un’apostrofe al passero, motivo di sollazzo e di conforto alle sofferenze amorose per Lesbia; a Catullo invece non è concesso questo sollievo. il carme ha una struttura ad anello (passer v.1 - tecum v.9) e presenta termini con connotazione erotica: dolor come tormento d’amore, puella come donna amata, deliciae come oggetto d’amore, ludere indica la passione amorosa, curas come inquietudine e quindi come pena d’amore e come oggetto d’amore.
Carme 3. (Endecasillabi faleci) Il carme si apre in tono patetico richiamando al pianto, con un imperativo, che conferisce solennità, le divinità dell’amore e della bellezza e coloro che partecipano alla venustas, alla raffinatezza. Con un’anafora si esplicita l’occasione, ossia la morte del passero (descritto come nel carme 2). Si apre quindi la tematica del ricordo, stroncata da nunc che segna la sorte attuale del passero. La solennità iniziale si stempera in un’immagine affettuosa del poeta verso Lesbia. Il carme riprende il commiato funebre greco sebbene adattato ad un passero che vuole rappresentare, in senso lato, la brevità della vita della bellezza e della raffinatezza.
Carme 5. (Endecasillabi faleci) Qui Catullo invita lesbia ad abbandonarsi al trasporto amoroso senza considerare il biasimo del mondo del mos maiorum. Una riflessione sulla fugacità della vita, considerato il motivo primo per
trasgredire il mos maiorum e ripreso dalla lirica greca, si inserisce tra l’esortazione iniziale e una rimarcazione finale della richiesta di un numero infinito di baci. I congiuntivi esortativi all’inizio traducono l’urgenza della passione e il vocativo mea Lesbia posto al centro del verso testimonia come la donna sua il fulcro della vita dedicata all’amore.
Carme 51. (Strofe saffica- dattilo in 3^ sede- accento in 1,3,5,8,10) Il carme descrive il momento in cui si scatena la passione amorosa come una forza esaltante e devastante insieme. Nella prima strofa riconosce come una beatitudine divina l’uomo che contempla la donna amata dal poeta tanto da portarlo ad essere incapace di parlare e alla paralisi, quasi alla morte. L’impotenza è sottolineata dal ricorrere agli enjambement che produce un ritmo incalzante. Catullo nell’ultima strofa si dedica ad una riflessione: l’amore divampa in preda all’otium, in contrasto con la rigidità della società romana. Catullo filtra la sua esperienza amorosa attraverso Saffo, capace di esprimere il turbamento di fronte all’amore e alla bellezza. Il carme è una traduzione dell’ode di Saffo ma ha un margine di rilettura personale di Catullo. In entrambi il sentimento d’amore è posto in rilievo attraverso un uomo che è necessario a conferire risalto alla potenza insostenibile della passione.
Carme 49. (Endecasillabi faleci) Catullo si rivolge a Cicerone con tono ossequioso, evidente dall’accumulo di superlativi, e di ammirazione, che cela un’aspra critica rivelata attraverso l’ironia. Nella prima parte c’è una celebrazione della grandezza di Cicerone, poi un confronto tra Catullo e Cicerone ed una terza parte in cui ringrazia cicerone che funge da cerniera.
Carme 43. (Endecasillabi faleci) Il salve iniziale si trova in contrasto con il resto del carme caratterizzato dal tono dissacrante (espresso da numerose litoti) verso i difetti fisici di una ragazza di cui si loda la bellezza. La ragazza è stata identificata come amica di Mamurra di Formia.