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Teoria della comunicazione di Stuart Hall: Codifica e Decodifica - Prof. Lucchetti, Dispense di Sociologia Dei Media

Questo saggio esplora la teoria della comunicazione di stuart hall, concentrandosi sulla codifica e decodifica dei messaggi mediali. Hall mette in discussione le visioni tradizionali della comunicazione, suggerendo che il significato del messaggio per il fruitore raramente coincide con l'intento del produttore. Il processo comunicativo televisivo come esempio, evidenziando come i messaggi vengono codificati e decodificati attraverso strutture di significato complesse. Esamina anche il rapporto tra immagini e realtà, citando il principio di arbitrarietà di saussure e la distinzione tra denotazione e connotazione di barthes. Infine, esplora il concetto di 'fraintendimento' nel contesto di una comunicazione sistematicamente distorta, distinguendo tra diverse posizioni di decodifica.

Tipologia: Dispense

2023/2024

Caricato il 30/10/2025

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gloria-rossi-25 🇮🇹

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CODIFICA-DECODIFICA
-Stuart Hall
In questo saggio, Stuart Hall si occupa di proporre una nuova teoria della comunicazione,
partendo dal mettere in questione le ormai consolidate visioni relative alla produzione, alla
circolazione e al consumo dei messaggi mediali. particolare, egli suggerisce che il
significato del messaggio per il fruitore (decodificatore) raramente coincide con quello che
aveva in mente il produttore del messaggio stesso (codificatore), perché la comunicazione è
sistematicamente distorta, ha inteso il concetto di comunicazione come un circuito chiuso e
lineare . È un modello criticabile soprattutto per la sua linearità (emittente-messaggio-
destinatario), quando in realtà è un’articolazione di momenti/pratiche tra loro collegati ma
ben distinti: ma utilizzabile nei termini di una struttura mantenuta attraverso momenti
collegati ma distinti [produzione-circolazione-distribuzione-riproduzione].
L’oggetto di queste pratiche sono i significati e i messaggi, organizzati attraverso
l’operazione di codifica all’interno di un discorso (Hall prende il concetto di “discorso” dal
filosofo francese Michel Foucault (1926-1984) che si riferisce a un intero corpo di
rappresentazioni che diventano dominanti in un determinato contesto storico su un
argomento specifico). È proprio tramite il discorso che avviene la circolazione del prodotto
(messaggio) e la sua distribuzione a diversi tipi di pubblico. Per far sì che il circuito sia
completo il discorso, una volta realizzato, deve essere tradotto, cioè nuovamente
trasformato, in pratiche sociali. I momenti sono necessari tra loro nell’insieme, ma nessuno
garantisce quello successivo, per cui un messaggio codificato non è detto che venga
decodificato e quindi il prodotto consumato. La forma del discorso ha una posizione
privilegiata nello scambio comunicativo poiché è la forma in cui l’evento appare nel suo
passaggio fra la fonte e il ricettore e i momenti di codifica e decodifica sono determinati.
Applicando ciò al linguaggio capiamo come nel momento di produzione tutto ciò che è a
essa collegato è costituito all'interno delle regole del linguaggio. Il linguaggio, per essere
essere completo ed efficace, deve essere assimilato (decodificato)
Processo comunicativo televisivo:
A questo punto si può parlare del processo comunicativo televisivo, predendo come esempio
la televisione, vediamo come un evento "grezzo" non può essere trasmesso da un notiziario
nella sua forma originaria. L'evento deve diventare una "storia". Si parte da un primo
momento in cui si codifica un messaggio, inserito in una struttura di significato, composta
da procedure di produzione, ideologie professionali, conoscenze, presupposti, audience, etc.
In un secondo momento il pubblico riceve e decodifica questo messaggio attraverso una
struttura di significato, costituita da percezioni cognitive, ideologiche e comportamentali.
Tale processo viene articolato in vari momenti:
- Viene richiesto alle strutture istituzionali televisive di produrre un programma (questo è il
processo lavorativo)
- La produzione costruisce il messaggio.
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CODIFICA-DECODIFICA

-Stuart Hall In questo saggio, Stuart Hall si occupa di proporre una nuova teoria della comunicazione, partendo dal mettere in questione le ormai consolidate visioni relative alla produzione, alla circolazione e al consumo dei messaggi mediali. particolare, egli suggerisce che il significato del messaggio per il fruitore (decodificatore) raramente coincide con quello che aveva in mente il produttore del messaggio stesso (codificatore), perché la comunicazione è sistematicamente distorta, ha inteso il concetto di comunicazione come un circuito chiuso e lineare. È un modello criticabile soprattutto per la sua linearità (emittente-messaggio- destinatario), quando in realtà è un’articolazione di momenti/pratiche tra loro collegati ma ben distinti: ma utilizzabile nei termini di una struttura mantenuta attraverso momenti collegati ma distinti [produzione-circolazione-distribuzione-riproduzione]. L’oggetto di queste pratiche sono i significati e i messaggi, organizzati attraverso l’operazione di codifica all’interno di un discorso (Hall prende il concetto di “discorso” dal filosofo francese Michel Foucault (1926-1984) che si riferisce a un intero corpo di rappresentazioni che diventano dominanti in un determinato contesto storico su un argomento specifico). È proprio tramite il discorso che avviene la circolazione del prodotto (messaggio) e la sua distribuzione a diversi tipi di pubblico. Per far sì che il circuito sia completo il discorso, una volta realizzato, deve essere tradotto, cioè nuovamente trasformato, in pratiche sociali. I momenti sono necessari tra loro nell’insieme, ma nessuno garantisce quello successivo, per cui un messaggio codificato non è detto che venga decodificato e quindi il prodotto consumato. La forma del discorso ha una posizione privilegiata nello scambio comunicativo poiché è la forma in cui l’evento appare nel suo passaggio fra la fonte e il ricettore e i momenti di codifica e decodifica sono determinati. Applicando ciò al linguaggio capiamo come nel momento di produzione tutto ciò che è a essa collegato è costituito all'interno delle regole del linguaggio. Il linguaggio, per essere essere completo ed efficace, deve essere assimilato (decodificato) Processo comunicativo televisivo: A questo punto si può parlare del processo comunicativo televisivo, predendo come esempio la televisione, vediamo come un evento "grezzo" non può essere trasmesso da un notiziario nella sua forma originaria. L'evento deve diventare una "storia". Si parte da un primo momento in cui si codifica un messaggio, inserito in una struttura di significato, composta da procedure di produzione, ideologie professionali, conoscenze, presupposti, audience, etc. In un secondo momento il pubblico riceve e decodifica questo messaggio attraverso una struttura di significato, costituita da percezioni cognitive, ideologiche e comportamentali. Tale processo viene articolato in vari momenti:

  • Viene richiesto alle strutture istituzionali televisive di produrre un programma (questo è il processo lavorativo)
  • La produzione costruisce il messaggio.

Si può dire che il circuito cominci da qui, ma in realtà il processo produttivo ha un suo aspetto “discorsivo” poiché è inserito in una cornice di idee e significati che permettono la produzione del discorso (es. procedure di produzione, previsioni di audience) e, nonostante siano questi elementi a dar vita al discorso, gli argomenti derivano da altre fonti discorsive all’interno di una struttura socio-culturale e politica più ampia (dai fatti al mondo esterno). Quindi si arriva alla conclusione che il pubblico è sia la fonte che il ricettore del messaggio televisivo e, i momenti di produzione e ricezione del messaggio non sono identici, ma in relazione (momenti differenti del processo comunicativo). Le strutture televisive per produrre messaggi sotto forma di discorso dotato di senso devono codificare il messaggio con le regole discorsive del linguaggio. A questo punto, in un secondo momento il messaggio, percepito come discorsivo, viene decodificato, ed è proprio in questo momento che si ha l’effetto, la persuasione, l’influenza. Per poter essere efficaci, i messaggi televisivi devono essere “significativi” e devono essere decodificati come tali. Devono, cioè, avere un effetto, intrattenere, convincere, istruire. Parliamo di due momenti:

    1. Il messaggio viene prodotto attraverso un codice.
    1. Il messaggio, attraverso la decodifica, è trasportato nella pratica sociale e acquisisce un’efficacia politica. N.B. : I codici del punto 1 (codifica) e del punto 2 (decodifica) possono non essere identici e avere degli squilibri, dovuti a differenze di struttura, relazione o posizione. Possono nascere “distorsioni” o “incomprensioni” nello scambio comunicativo. Il messaggio televisivo è quindi costituito dalla combinazione del discorso visivo e di quello uditivo (cioè, immagini più parole). Inoltre, esso è “un segno iconico”, e in quanto tale ha “alcune delle proprietà della cosa rappresentata”. Ergo, il processo comunicativo non è da intendere come l'assegnazione nitida di un elemento visivo a una posizione dentro al codice, piuttosto come un insieme di "regole performative", che promuovono un campo semantico rispetto all'altro. Si parla anche di capacità soggettiva, però non intesa come se il referente sia oggettivo e l'interpretazione individuale/privata. È, forse, il contrario, poiché la TV assume la responsabilità oggettiva dalle relazioni tra le parole (per l'interpretazione) e prescrive in quale ambiente collettivo queste parole devono essere collocate. Nella decodifica del linguaggio televisivo ci sono vari fraintendimenti, per la difficoltà nel seguire l'argomento, la complessità del linguaggio, la non chiarezza della narrazione, etc. La percezione è ovvio che può essere privata/individuale, ma si è dimostrato come varie percezioni possano essere raggruppate. Si parla, perciò, di "percezione selettiva". Esempio: noi sappiamo che un cane in televisione può abbaiare, ha il pelo, quattro zampe, ecc., ma non può mordere. Nella sua ricerca sul messaggio televisivo Hall coglie l’occasione per esplorare il particolare rapporto che le immagini hanno con la realtà rappresentata e il motivo per cui noi siamo così inclini a scambiare l’immagine per la realtà Quando Hall tematizza i momenti della codifica e decodifica nel processo comunicativo=> si riferisce al messaggio televisivo, egli scopre delle convenzioni che sono valide anche nella comunicazione interpersonale. Nel rapporto immagine-realtà, Hall cita anche la

reale). In pratica, la maggior parte dei segni hanno sia aspetti denotativi che connotativi. Ciò che ci preme sapere è che al livello della connotazione, dove i significati sono più fluidi e trasformabili, i segni sembrano articolarsi con discorsi più ampi e possono essere utilizzati più facilmente dalle ideologie. ESEMPIO: Il livello della connotazione del segno visivo: Nel discorso pubblicitario qualunque segno visivo connota una qualità, una situazione, un valore. Si pensi a “golf” “un indumento caldo” sul livello connotativo “inverno” o “giorno freddo”, oppure nel codice della moda “uno stile informale di abbigliamento”.tutti questi codici sono i mezzi attraverso cui varie ideologie esprimono significati e che collegano i segni con le “mappe di significato” FRAINTENDIMENTO secondo Hall: ome spesso accade in sociologia, i termini utilizzati possono differire dal senso comune. Ad es. per Hall, il “fraintendimento” va tolto dal suo senso comune e considerato nel contesto di una “comunicazione sistematicamente distorta”. Il “fraintendimento” è una componente essenziale di ogni scambio comunicativo. Distinguiamo due tipi di decodifiche:

  1. Le decodifiche “aberranti”, nel caso in cui lo spettatore opera un “fraintendimento”, così come inteso nel senso comune, e legge ciò che vuole in un messaggio, es. capisce “Toma” per “Roma”.
  2. Le decodifiche “non aberranti”, in cui il pubblico non “fraintende” nel senso comune del termine, cioè capisce “Roma” per “Roma”, ma interpreta vari significati. Hall si occupa solo di quelle non aberranti; cioè quando il decodificatore capisce correttamente il messaggio, ma lo interpreta attribuendovi significati vari. Nel caso delle «decodifiche non aberranti» Hall distingue tre posizioni ipotetiche di decodifica in un discorso televisivo:
  3. posizione dominante/egemonica;
    1. posizione negoziata;
  4. posizione oppositiva. 1 1.Posizione dominante/egemonica: quando lo spettatore assume un significato connotato attraverso un notiziario e decodifica in accordo con il codice dominante delle istituzioni 1.a Il “codice professionale” opera all’interno di un codice dominante e lo riproduce, ad es. un professionista dei media codifica un messaggio già dotato di senso dominante (es. un decreto-legge) e lo riproduce attraverso questioni apparentemente neutrali come la qualità dell’immagine, la presentazione delle notizie, l’organizzazione dei dibattiti, il tempo dedicato a ciascun interlocutore, ecc. Si pensi ai talk-show in cui c’è la presenza preponderante di persone dell’élite politica dominante che definiscono la situazione e operano una “distorsione coperta delle loro operazioni [di significazione] verso l’interpretazione dominante”; discorso per essere efficace deve essere trasformato in pratiche sociali, cioè deve essere tradotto nel linguaggio istituzionale delle organizzazioni considerate, in questo caso quelle televisive.

2.Posizione negoziata: la maggior parte degli spettatori capisce adeguatamente le definizioni dominanti veicolate in modo professionale, che collegano gli eventi con le grandi generalizzazioni, gli interessi nazionali e le questioni geopolitiche, anche se in modo parziale. Un punto di vista egemonico deve: a) definire l’orizzonte mentale dei significati possibili in un settore e b) assicurarsi che questo sia considerato “naturale”, “legittimo” e “scontato” nell’ordine sociale. In questa posizione la decodifica riconosce la legittimità delle definizioni dominanti, ma si riserva anche il diritto di contraddire. 3.Posizione oppositiva: uno spettatore può comprendere un messaggio, ma decodificarlo in modo del tutto opposto; egli/ella lo scompone e lo ricompone in una cornice alternativa. Es.: si pensi a un lavoratore che ascolta un talk-show sul decreto-legge per bloccare i salari, ma interpreta ogni riferimento all’interesse del Paese come un interesse della classe dominante. Gli eventi che sono di solito decodificati in modo negoziato possono avere una “lettura opposizionale”; a questo punto, si raggiunge il livello della “politica della significazione”. Il rapporto tra codifica e decodifica non è “naturale ”: Non esiste una corrispondenza necessaria tra codifica e decodifica, ma un’articolazione continua. Una codifica può cercare di garantire e stabilire in parte le condizioni della decodifica, ma quest’ultima avrà sempre le proprie condizioni di funzionamento. Inoltre, Codifica e decodifica non sono simmetriche. Il grado di simmetria (grado di comprensione/ fraintendimento) dipende dalla relazione tra codificatore e decodificatore e dal grado di identità fra i codici.