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commedia di menandro, Appunti di Greco

appunti su menandro (il dyskolos, la samia, donna tosata, l'arbitrato)

Tipologia: Appunti

2024/2025

Caricato il 02/02/2025

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sara-boldrini-4 🇮🇹

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La commedia nuova di Menandro
Lo sviluppo della commedia nuova coincide con l’ellenismo e l’unico autore di cui ci è pervenuta
un’unica ideologia è Menandro. Menandro nacque nel 341/340 a.C. e morì nel 293 a.C., dunque
visse nell’Atene oligarchica moderata guidata da Demetrio Falereo (dal 317 al 307 a.C.) che
cercava di fare approvare leggi sulla moralità (per questo fu esiliato ad Alessandria). La
commedia menandrea risente dell’influsso della filosofia, infatti il commediografo conosceva
l’epicureismo ed era vicino a Teofrasto e Demetrio Falereo. Con Menandro nella commedia
cambia il piano:
strutturale:
fu eliminata la parabasi: il coro perse la sua importanza e il suo ruolo attivo e si limitò solo
alla funzione di allietare con canti e danze
fu eliminata la divisione in atti
fu eliminata la figura dell’agone
il prologo assunse la funziona informativa di manifestare gli antefatti. Generalmente si
trovava allinizio della commedia e quasi sempre era recitato da una divinità o dalla τύχη,
che spiega anche il finale (tranne in quello del Δύσκολος). Emerge linflusso del prologo
espositivo di Euripide
lopera è ricca di μονοστιχοι γνωμαι, sententiae, infatti furono raccolte e organizzate
nella tradizione scritta
tematico: lattenzione si sposta sulla sfera privata, a sottolineare il momento di passaggio
che portò la priorità a spostarsi sull’individuo piuttosto che sulla polis. Venivano messi in
scena i rapporti interpersonali in riferimento alla perdita di valori, al degrado a alla
corruzione e iniziarono ad essere trattati temi come:
- la violenza sulle donne
- il riconoscimento dei neonati
- i problemi nelle relazioni con le concubine
Essi sono i mezzi per trasmettere il messaggio dell’importanza della filantropia, dell’amicizia,
della solidarietà e della capacità di riconoscere i propri limiti e errori.
Inoltre, nella commedia nuova è chiaro l’influsso della filosofia, a partire dai personaggi dei
quali, già dalla commedia media, si assiste alla tipizzazione: diventano “tipi umani”. Teofrasto,
lo scolarca che subentrò ad Aristotele e maestro di Demetrio Falerio, nell’opera “τα ηθικα”, I
caratteri aveva proposto una descrizione di tipi umani che rappresentano comportamenti e
vizi morali osservabili nella società greca come il misantropo, il superstizioso, l’avaro, il
chiacchierone, il bisbetico, il presuntuoso. La concezione di Teofrasto è talmente vicina ai
“tipi” messi in scena nella commedia menandrea che è difficile stabilire chi abbia influenzato
l’altro dei due.
Il focus della commedia è l’uomo, in tutte le sue peculiarità, e per questo si parla si
umanesimo menandreo: gli spettatori sono indotti alla riflessione sull'animo umano, sui valori
della filantropia e sull’importanza della solidarietà, in una sensibilità diversa da quella della
commedia αρχαια. Questo concetto è ben espresso dal frammento 8: Che cosa bella è luomo
quando è uomo, ovvero quando esprime gli aspetti che caratterizzano la sua natura più
propria che lo connota come uomo.
Il fine della commedia di Menandro è quello di fare sorridere e far riflettere e abbattere i
pregiudizi, perciò è funzionale l’adozione di “tipi fissi”, che si rivelano evadere il loro ruolo
standard, come:
- παλλακη, la concubina
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La commedia nuova di Menandro

Lo sviluppo della commedia nuova coincide con l’ellenismo e l’unico autore di cui ci è pervenuta un’unica ideologia è Menandro. Menandro nacque nel 341/340 a.C. e morì nel 293 a.C., dunque visse nell’Atene oligarchica moderata guidata da Demetrio Falereo (dal 317 al 307 a.C.) che cercava di fare approvare leggi sulla moralità (per questo fu esiliato ad Alessandria). La commedia menandrea risente dell’influsso della filosofia, infatti il commediografo conosceva l’epicureismo ed era vicino a Teofrasto e Demetrio Falereo. Con Menandro nella commedia cambia il piano: ↪ strutturale: → fu eliminata la parabasi: il coro perse la sua importanza e il suo ruolo attivo e si limitò solo alla funzione di allietare con canti e danze → fu eliminata la divisione in atti → fu eliminata la figura dell’agone → il prologo assunse la funziona informativa di manifestare gli antefatti. Generalmente si trovava all’inizio della commedia e quasi sempre era recitato da una divinità o dalla τύχη, che spiega anche il finale (tranne in quello del Δύσκολος). Emerge l’influsso del prologo espositivo di Euripide → l’opera è ricca di μονοστιχοι γνωμαι, sententiae, infatti furono raccolte e organizzate nella tradizione scritta ↪ tematico: l’attenzione si sposta sulla sfera privata, a sottolineare il momento di passaggio che portò la priorità a spostarsi sull’individuo piuttosto che sulla polis. Venivano messi in scena i rapporti interpersonali in riferimento alla perdita di valori, al degrado a alla corruzione e iniziarono ad essere trattati temi come:

  • la violenza sulle donne
  • il riconoscimento dei neonati
  • i problemi nelle relazioni con le concubine Essi sono i mezzi per trasmettere il messaggio dell’importanza della filantropia, dell’amicizia, della solidarietà e della capacità di riconoscere i propri limiti e errori. Inoltre, nella commedia nuova è chiaro l’influsso della filosofia, a partire dai personaggi dei quali, già dalla commedia media, si assiste alla tipizzazione: diventano “tipi umani”. Teofrasto, lo scolarca che subentrò ad Aristotele e maestro di Demetrio Falerio, nell’opera “τα ηθικα”, “I caratteri” aveva proposto una descrizione di tipi umani che rappresentano comportamenti e vizi morali osservabili nella società greca come il misantropo, il superstizioso, l’avaro, il chiacchierone, il bisbetico, il presuntuoso. La concezione di Teofrasto è talmente vicina ai “tipi” messi in scena nella commedia menandrea che è difficile stabilire chi abbia influenzato l’altro dei due. Il focus della commedia è l’uomo, in tutte le sue peculiarità, e per questo si parla si umanesimo menandreo: gli spettatori sono indotti alla riflessione sull'animo umano, sui valori della filantropia e sull’importanza della solidarietà, in una sensibilità diversa da quella della commedia αρχαια. Questo concetto è ben espresso dal frammento 8: “Che cosa bella è l’uomo quando è uomo”, ovvero quando esprime gli aspetti che caratterizzano la sua natura più propria che lo connota come uomo. Il fine della commedia di Menandro è quello di fare sorridere e far riflettere e abbattere i pregiudizi, perciò è funzionale l’adozione di “tipi fissi”, che si rivelano evadere il loro ruolo standard, come:
  • παλλακη, la concubina
  • αὐλική, la cortigiana
  • ἑταίρα, la prostituta Le commedie di Menandro è di conoscenza recente, nel 900 in Egitto, un ambiente secco, furono rinvenuti dei papiri che furono letti grazie ad agenti chimici. A parte il Δύσκολος le altre commedie sono tutte frammentarie. ↪ Il Δύσκολος, “Il misantropo/l’uomo dal carattere difficile”, del 316 a.C., è l’unica opera a non essere frammentaria ma pervenuta integra. Il protagonista, Cnemone, vecchio e misantropo, allontanata la moglie, vive solo con la figlia; Sostrato, innamoratosi della ragazza, rischia di nuocere alla solitudine di Cnemone, ma quando questi cade in un pozzo, Gorgia, amico di Cnemone, lo salva, ne viene adottato e incaricato di trovare marito alla figlia, che verrà concessa in sposa proprio a Sostrato. → Il tema principale è l’importanza della comunità sociale. Il salvataggio del protagonista innesca in lui un processo di cambiamento e ciò è la riflessione di aspetti profondamente aristotelici per cui l’uomo, ζοον πολιτικον ha bisogno della polis e non può vivere isolato. In questa concezione l’aspetto fondamentale è che l’uomo può rivedersi nell’altro come fosse uno specchio. I valori di solidarietà e filantropia in età ellenistica si affermano sempre di più. Quella di Cnemone non è un vero e proprio rinsavimento, continuerà ad essere asociale, tuttavia prende atto del fatto che senza l’aiuto dell’altro non avrebbe potuto salvarsi. Se per i sofisti l’importanza della comunità sta nella sua utilità come organizzazione di soccorso per proteggere i singoli individui, Aristotele considera mostruoso o “come un dio” l’uomo che non è inserito in essa, per cui ne ha bisogno come necessità gnoseologica e etica. → vv. 710-747: emerge il concetto di αὐτάρκεια (è ripreso l’aggettivo “αὐτάρκης” al v. 714), ma non di autosufficienza morale del saggio, ma di evitare i rapporti con gli altri. Il protagonista riflette sui propri errori, comprende che il suo comportamento è indotto dall’egoismo degli altri, che ha causato una reazione estrema. Gorgia poi, salvando anche se era sempre stato allontanato, gli dà prova che si sbagliava. → vv. 797-812 (V atto): è il discorso tra Sostrato e Callipide, suo padre, che non è affatto entusiasta di avere una nuora e un genero poveri. Emerge il tema dei matrimoni tra diverse classi sociali e della mutevolezza della τύχη, che può sempre subentrare alla ricchezza, per cui è fondamentale essere generosi (in vista di un eventuale ribaltamento) La commedia presenta le tipiche innovazioni menandree: → non c’è né il coro, né l’agone, né la parabasi → struttura fissa in 5 atti → prologo informativo pronunciato dal dio Pan che aveva a cuore la figlia del misantropo e che fa sì che trovò l’amore (era una grande adoratrice del dio) → αναγνωρισις (da cui agnizione) “riconoscimento”, la rivelazione di un’insospettata relazione di parentela, che spesso deriva dall’esposizione dei neonati, grazie a “contrassegni”,” γνωρισμα” Per quanto riguarda i personaggi non c’è l’eroe comico, il protagonista è una persona comune e gli altri sono i tipi fissi (il vecchio avaro, il giovane innamorato, lo schiavo intraprendente, il soldato fanfarone). La scena finale dello scherzo a Cnemone ricorda la commedia arcaica. ↪ Σαμία, “La donna di Samo”, di cui manca meno di un quinto. Sono trattati temi come le relazioni familiari, il ruolo della donna e la riflessione sui propri errori. Nel prologo (interrotto) l’antefatto è pronunciato da Moschione, il figlio probabilmente adottivo, del vecchio Demea, che ammette un suo errore, “ἡμάρτηκα γάρ”: ha violentato Plangone, la donna che avrebbe dovuto sposare, che è rimasta incinta. È significativo come sin dall’inizio

desidera che lui sposi un’altra donna più adatta al suo status sociale. Glicera, considerata una ἑταίρα (prostituta)), viene accusata ingiustamente di furto. Nel corso della vicenda si scopre che in realtà è di nobili origini e, alla fine, viene riconosciuta e riabilitata. Il titolo "Perikeiromene" (che significa "tosata") fa riferimento al taglio forzato dei capelli di Glicera, un atto di umiliazione e controllo che simboleggia la sua condizione di sottomissione. Sono trattati i temi di: → l’identità e riconoscimento fungono da strumento per risolvere i conflitti. Infatti abitando i due fratelli vicini, Moschione si era innamorato di Glicera e vi era il rischio di un amore adultero. Il prologo è recitato dall’ἄγνοια, l’ignoranza, rimandando al fatto che i due non sanno di essere fratelli, il messaggio è quello che ciò che sembra la realtà è apparenza. → la commedia nuova mantiene una funzione paideutica → condizione femminile: la tosatura di Glicera rappresenta la condizione di subordinazione delle donne e la vulnerabilità delle cortigiane nella società greca. → amore e giustizia: è messo in luce l’amore sincero di Moschione e l’importanza della giustizia, che trionfa nel finale, permettendo a Glicera di riacquistare dignità. Menandro, con il suo realismo psicologico, riesce a rappresentare i dilemmi sociali e personali con umorismo e profondità, offrendo un ritratto vivido della società ateniese. ↪ Ἀσπίς, “Lo scudo” ↪ Μισουμενος, “L'odiato”