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Cosmnopolis - Stephen Toulmin, Sintesi del corso di Filosofia

Riassunto Cosmopolis Stephen Toulmin

Tipologia: Sintesi del corso

2018/2019

Caricato il 24/05/2019

Cometodaddy
Cometodaddy 🇮🇹

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Prologo: tornare al Millennio
Questo è libro su passato e futuro, sui termini in cui diamo senso al passato e modo
in cui nostra visione del passato influenza la nostra posizione nel trattare il futuro;
verso fine anni 60 molti scrittori continuano a mantenere in vita la pratica di
riflessione e dibattito sulle prospettive della società e cultura umana nel prossimo
secolo e millennio, quello che colpisce di più guardando indietro è fallimenti di questi
scrittori di prevedere i rilevanti cambiamenti che avrebbero avuto luogo prima della
loro data prevista; le previsioni sociali sono certamente notoriamente rischiose,
Bertrand de Jouvenel ha spiegato con esattezza perché la nostra capacità di
previsione sociale è così limitata, la cosa unica che possiamo sperare di prevedere
più precisamente è il limite entro cui si pone un futuro umano disponibile ovvero
futuro che possiamo creare attivamente e per questo Jouvenel conia nuovo nome di
Futuribles, ovvero futuri che possono essere fatti accadere, altrimenti si rifinisce nel
campo dei profeti irrealistici e irrazionali. Idealmente pensiero sociale è sempre stato
caratterizzato da orizzonti realistici di aspettativa ma gli orizzonti attuali saranno
sempre più irrealistici, l’esperienza dell’ultimo quarto di secolo ha convinto le
persone che XXI sec assomiglierà meno al XX rispetto che il XX al XIX, ci troviamo
adesso a fine di un’era non solo nel calendario ma anche in un profondo senso
storico, supremazia politica europea è finita come anche egemonia delle idee
europee; se un’era storica sta finendo questa è proprio la modernità, il progetto
stesso di modernità ha perso slancio e dobbiamo modellare nuovo programma che
gli succederà al fine di creare orizzonti realistici e ragionevoli, quindi dobbiamo
iniziare a ricostruire resoconto delle circostanze in cui il progetto moderno è stato
concepito, le ipotesi filosofiche scientifiche storiche su cui si è basato, tutto ciò ha
portato al nostro dilemma attuale.
Capitolo I: qual’è il problema della modernità?
Possiamo notare perché le persone attribuiscono tale importanza alla fine della
modernità anche solo se chiediamo cosa intendono con la parola Moderna e quando
pensano che sia iniziata; alcuni datano l’origine all’anno 1436 con l’adozione di
Gutenberg dei caratteri a stampa, altri al 1520 con Lutero contro autorità
ecclesiastica, altri al 1648 e fine della guerra dei 30 anni oppure alla rivoluzione
America 1776 o rivoluzione francese 17890; come dobbiamo sentirci riguardo alle
prospettive della modernità dipende da ciò che vediamo come il cuore e nucleo del
moderno e quali eventi chiave ai nostri occhi hanno dato origine al mondo moderno.
La fine della modernità invece è più vicina a noi ripeto che l’inizio e potrebbe essere
quindi più facile da posizionare, ma a prescindere da qualsiasi opinione si può
affermare che la modernità nacque chiaramente prima del 1890; se i punti centrali
del dibattito sono le rivendicazioni politiche del moderno stato-nazione cosicché la
fine della modernità sia legata all’eclissi della sovranità nazionale, dobbiamo cercare
l’inizio di quell’era nel XVI e XVII secolo, per cui su questa misura era moderna ha
avuto inizio con la creazione di uno stato sovrano indipendente; questo ci porta
vicino al cosiddetto Primo periodo moderno, quindi da qualche parte tra il 1600. E
1650, d’altra parte se vediamo la creazione della scienza moderna di newton come
inizio della modernità la data andrebbe posta nel 1680 o anche 1630. Per filosofo
tedesco Jurgen Habermas era moderna inizia quanto Kant mostra in modo
imparziale come gli standard morali possano essere applicati per giudicare le
intenzioni e la linea di condotta in ambito politico, citando la rivoluzione francese che
distruggendo l’ancient regime ha aperto la strada alla democrazia quindi per
Habermas punto di partenza è ultimo quarto di XVIII secolo più specificatamente
anno 1789; altri scrittori valutano modernità in altri modi e altre ragioni. A dispetto di
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Prologo: tornare al Millennio

Questo è libro su passato e futuro, sui termini in cui diamo senso al passato e modo in cui nostra visione del passato influenza la nostra posizione nel trattare il futuro; verso fine anni 60 molti scrittori continuano a mantenere in vita la pratica di riflessione e dibattito sulle prospettive della società e cultura umana nel prossimo secolo e millennio, quello che colpisce di più guardando indietro è fallimenti di questi scrittori di prevedere i rilevanti cambiamenti che avrebbero avuto luogo prima della loro data prevista; le previsioni sociali sono certamente notoriamente rischiose, Bertrand de Jouvenel ha spiegato con esattezza perché la nostra capacità di previsione sociale è così limitata, la cosa unica che possiamo sperare di prevedere più precisamente è il limite entro cui si pone un futuro umano disponibile ovvero futuro che possiamo creare attivamente e per questo Jouvenel conia nuovo nome di Futuribles, ovvero futuri che possono essere fatti accadere, altrimenti si rifinisce nel campo dei profeti irrealistici e irrazionali. Idealmente pensiero sociale è sempre stato caratterizzato da orizzonti realistici di aspettativa ma gli orizzonti attuali saranno sempre più irrealistici, l’esperienza dell’ultimo quarto di secolo ha convinto le persone che XXI sec assomiglierà meno al XX rispetto che il XX al XIX, ci troviamo adesso a fine di un’era non solo nel calendario ma anche in un profondo senso storico, supremazia politica europea è finita come anche egemonia delle idee europee; se un’era storica sta finendo questa è proprio la modernità, il progetto stesso di modernità ha perso slancio e dobbiamo modellare nuovo programma che gli succederà al fine di creare orizzonti realistici e ragionevoli, quindi dobbiamo iniziare a ricostruire resoconto delle circostanze in cui il progetto moderno è stato concepito, le ipotesi filosofiche scientifiche storiche su cui si è basato, tutto ciò ha portato al nostro dilemma attuale.

Capitolo I: qual’è il problema della modernità? Possiamo notare perché le persone attribuiscono tale importanza alla fine della modernità anche solo se chiediamo cosa intendono con la parola Moderna e quando pensano che sia iniziata; alcuni datano l’origine all’anno 1436 con l’adozione di Gutenberg dei caratteri a stampa, altri al 1520 con Lutero contro autorità ecclesiastica, altri al 1648 e fine della guerra dei 30 anni oppure alla rivoluzione America 1776 o rivoluzione francese 17890; come dobbiamo sentirci riguardo alle prospettive della modernità dipende da ciò che vediamo come il cuore e nucleo del moderno e quali eventi chiave ai nostri occhi hanno dato origine al mondo moderno. La fine della modernità invece è più vicina a noi ripeto che l’inizio e potrebbe essere quindi più facile da posizionare, ma a prescindere da qualsiasi opinione si può affermare che la modernità nacque chiaramente prima del 1890; se i punti centrali del dibattito sono le rivendicazioni politiche del moderno stato-nazione cosicché la fine della modernità sia legata all’eclissi della sovranità nazionale, dobbiamo cercare l’inizio di quell’era nel XVI e XVII secolo, per cui su questa misura era moderna ha avuto inizio con la creazione di uno stato sovrano indipendente; questo ci porta vicino al cosiddetto Primo periodo moderno, quindi da qualche parte tra il 1600. E 1650, d’altra parte se vediamo la creazione della scienza moderna di newton come inizio della modernità la data andrebbe posta nel 1680 o anche 1630. Per filosofo tedesco Jurgen Habermas era moderna inizia quanto Kant mostra in modo imparziale come gli standard morali possano essere applicati per giudicare le intenzioni e la linea di condotta in ambito politico, citando la rivoluzione francese che distruggendo l’ancient regime ha aperto la strada alla democrazia quindi per Habermas punto di partenza è ultimo quarto di XVIII secolo più specificatamente anno 1789; altri scrittori valutano modernità in altri modi e altre ragioni. A dispetto di

tutte le ambiguità che circondano idea di modernità, le confusioni e disaccordi nascondono consenso comune sottostante ovvero tutte le parti del dibattito concordano che i sedicenti nuovi filosofi del XVII sec erano responsabili di nuovi modi di pensare a natura e società, il loro lavoro fu perciò punto di svolta nella storia europea e serve a sottolineare vero punto di partenza della modernità; la critica della modernità è stata poi ampliata nella critica della razionalità stessa, se l’adozione di mdi di pensiero razionali era nuova caratteristica cruiciale della modernità allora la linea divisoria tra medioevo e moderno si basa più sui nostri assunti filosofici di quanto avessimo supposto; l’impegno moderno verso razionalità negli affari umani era risultato di quei cambiamenti intellettuali di metà XVII sec in cui i protagonisti erano Galileo in fisica e astronomia e Descartes in matematica e epistemologia (due personaggi grazie ai quali lo stile filosofico teoricentrico= stile che pone problemi e cerca soluzioni in termini temporali e universali diventerà in una parola la filosofia moderna. Quello che possiamo tranquillamente concludere da questa prima analisi del dibattito è che per la maggior parte del XX sec le persone in Europa occidentale e Nord America accettavano generalmente due dichiarazioni su origini della era moderna ovvero che era moderna iniziò nel XVII sec e che la transizione dei modi di pensiero e pratiche medievali a quelli moderni si basava su adozione di metodi razionali in tutti i cambi dell’indagine intellettuale. Ci è stato insegnato che nel 1600 la maggior parte d’europa e in particolare paesi protestanti del nord aveva raggiunto nuovo livello di prosperità + si era fatta strada una cultura secolarizzata tipica dei laici colti e non ristretta alla chiesa e ascesa della cultura laica sgombrò il campo alla rottura definitiva col medioevo; rivoluzione intellettuale fu iniziata da Galileo e Cartesio e i documenti che fondarono pensiero modernonfurono Dialogo sopra i due massimi sistemi e Discorso sul metodo e ancora adesso gli stupisci della storia d’Inghilterra considerano primo seicento come punto di transizione tra medioevo e epoca moderna non considerando ad es che in questa prospettiva Shakespeare non sarebbe un drammaturgo moderno ma tardo medievale. Queste condizioni sono ciò che potremmo chiamare account standard della modernità; per certi versi tale visione standard è ancora corretta ma dobbiamo pesare i suoi grandi errori interpretativi; chiaramente l’originalità degli scienziati del 600 resta vera e importante ma ogni opinione che ritenga questo successo il risultato di una sostituzione della fiducia medievale nella tradizione e superstizione con un metodo razionale autonomo, trascura tutte le sfumature di una complessa sequenza di eventi; tuttavia i peggiori difetti della versione standard non sono problemi filosofici ma precisi fatti storici, i presupposti di carattere storico su cui essa si basava non sono più verosimili perché invece che essere anni di prosperità quelli da 1605 a 1650 sembrano ora uno dei periodi più agitati della storia europea quindi invece di considerare scienza e filosofia moderne come prodotti del benessere faremmo bene a rovesciare tale opinione e guardare a entrambe come risposte a momento di crisi; è ora di rinunciare a qualsiasi ipotesi secondo cui il XVII sec fosse epoca secondo cui studiosi laici in Europa erano liberi da pressioni ecclesiastiche e quindi potevano avere idee originali ed è giunto il momento di chiederci perché i miti gemelli della modernità razionale e della razionalità moderna che continuano a portare convinzionee per molte persone tutt’oggi, hanno ottenuto riscontro positivo tra filosofi e storici della scienza dopo 1920. Il primo passo per sviluppare la nostra critica deve essere un guardare indietro verso rinascimento perché questo periodo vide i primi semi di molti sviluppi detti moderni ma apportò pochi cambiamenti radicali nelle forme politiche e istituzionali dell’europa medievale e certamente non li abbandonò, il rinasciemento era evidentemente una fase di transizione in cui semi della modernità germogliarono (gran parte delle figure di spicco della cultura rinascimentale da

Questi 4 cambiamenti mentali erano distinti tra loro ma avevano molto in comune, primo il contesto storico poi tutti rilettevano uno spostamento storico della filosofia pratica, filosofi concentrati sulla teoria non sulla pratica.

Capitolo II: XVII secolo contro il rinascimento Quale particolare evento ha portato a abbandono dell’umanesimo nel XVI sec? L’evento in questione è assassinio del re Enrico IV di Francia meglio conosciuto come Enrico di Navarra anche se suggerire che questo evento solo abbia causato passaggio da umanesimo a modi di pensare più rigorosi e dogmatici sarebbe un’esagerazione. La sua morte comunque provocò enorme sgomento in tutta la nazione e fu subito visto come punto di svolta storico perché nella sua persona Enrico incarnava problemi cruciali del suo tempo sia politici che religiosi; nello stesso periodo iniziarono a crearsi tensioni con la chiesa cattolica con insorgere di due figure Calvino e Lutero i quali diedero avvio a una nuova religione ovvero protestantesimo; Enrico fu molto tollerante verso le religioni, non a caso era legato a Montaigne al quale affidò la negoziazione coi protestanti e col quale condivideva il pensiero sullo scetticismo, che non era un dogmatismo negativo che rifiutava sistematicamente di accettare qualsiasi cosa non fosse totalmente certa ma era più uno scetticismo modesto che rispettava la giusta opinione di chiunque se giungeva da onesta riflessione o esperienza; Enrico aveva previsto che per avere stabilità politica era necessaria tolleranza religiosa, dopo di lui sale al potere Luigi XIII che voleva il supporto del papa quindi si convertì a cattolicesimo. La morte di Enrico IV portò un semplice messaggio ovvero “abbiamo provato una politica di tolleranza religiosa ma abbiamo fallito), infatti nei 40 anni seguenti tutti i paesi che provarono a avvicinare protestanti e cattolici fallirono e evento più significativo del XVII sec fu guerra dei 30 anni e da quel momento le autorità religiose e politici in Europa non videro più pluralismo come opzione praticabile e nemmeno tolleranza religiosa. In questo contesto sanguinario cosa potevano fare dei buoni intellettuali? Se l’accettazione del pluralismo aveva in pratica condotto solo a intensificazione della guerra di religione era giunto il momento di scoprire qualche metodo razionale per dimostrare la correttezza o meno delle dottrine filosofiche scientifiche e teologiche; potrebbe un evento di questo genere causare da solo tali cambiamenti? Sicuramente no, non si può sostenere che la morte di Enrico di Navarra sia stata la causa scatenante ma si può sostenere tesi più debole ovvero l’eclisse della reputazione filosofica di montagne e le conseguenze politiche dell’omicidio di Enrico sono legate a filo comune ovvero disillusione sulle possibilità dello scetticismo; sembrava quindi che gli europei se non volevano più precipitare nello scetticismo dovessero trovare qualcosa di cui poter essere certi. Probabilmente esiste un legame tra assassinio di Enrico e filosofia di Cartesio almeno dei suoi inizi e ci occuperemo di trovare le prove per mettere in discussione la versione standard di Cartesio che altrimenti risulterebbe circolare e autoconfermante. Nel 1603 Enrico aveva autorizzato i gesuiti a riprendere le loro attività in Francia e quando Enrico morì essi ne reclamarono il cuore che fu quindi portato nella loro sede a La Flèche dove fu rinchiuso in calice d’argento e alla cerimonia assistette anche Cartesio; il fatto che fosse lì no prova nulla (anche se mostra che la notizia della morte di Enrico non fu per lui indifferente); i gesuiti presero a organizzare varie celebrazioni dette Henriade in memoria di Enrico pr scongiurare e smentire accuse di assassinio del re, a esse partecipavano tutti i migliori studenti fra cui Cartesio stesso; ma 1610 non fu solo anno di morte di Enrico, fru anche anno di pubblicazione del libro di galilei sulla luna e i pianeti che riportava osservazioni fatte usando nuovo telescopio astronomico; a quel tempo

descartres frequentava collegio e qui fa il suo primo incontro con le idee di Galileo; una volta uscito dal collegio passò quasi tutta la sua vita all’ombra della guerra dei 30 anni a cui non rimase indifferente, ne seguiva andamento per poi alla fine sistemarsi in Olanda ormai maturo; con tale retroterra si capisce la reazione di Cartesio a scetticismo di montagne, egli non poteva condividere l’ambiguità, la non chiarezza perché più situazione di Francia e Europa peggiorava opuscolo urgente era bisogno di trovare modo di sfuggire a contraddizioni e ambiguità dottrinali; dobbiamo ricontestuializzare le sue idee che la versione standard tende a decontestualizzare. Ci fu un autore inglese che reagì alla morte di Enrico e produsse nel 1611 due complessi e problematici poemi e fu Johnm Donne; egli nacque in una devota famiglia cattolica, suo zio divenne leader della missione gesuita in Inghilterra, John fu educato a casa da tutori cattolici e all’età di 11 anni andrò a Oxford ma nel 1593 suo fratello minore Henry morì in prigione dopo essere stato arrestato per aver dato rifugio a prete cattolico e da quel momento John rinunciò apertamente alla sua fede; il primo dei bizzarri poemi di Donne del 1611 parlava di una strana diatriba contro gesuiti che pretendeva di descrivere un incontro segreto all’inferno nel quale Ignazio Loyola cospira coi suoi colleghi per distruggere interessi umani; si intitola Ignatius his conclave e punto di vista conservativo di donne è esplicitato dal fatto che i cospiratori di cui parla sono innovatori e questa categoria comprende anche Copernico e altri nuovi astronomi quindi donne ritiene i seguaci gesuiti di Loyola come disturbatori della pace inglese e al contempo pensa che novità astronomiche di coopernico ecc vogliano rovesciare troppo le idee della gente onesta; l’altro poema detto Anatomia del mondo suscitò critiche molto pesanti per linguaggio e tema dell’adulazione della ragazza la cui morte fornì occasione del poema, e donne trattò la morte della giovane come episodio emblematico dell’avanzante caos, la morte della giovane gli da possibilità di enumerare ogni cosa che deplora nella sua epoca quindi suo argomento non è ragazza morta ma è la fragilità e caducità del mondo intero; ciò che si evince è dolore e allarme causati da evidenza che tutte queste cose diverse stanno accadendo nel medesimo tempo (scoperte astronomiche perdita di senso della lealtà politica e familiare, perdita di fede decc), in maniera corrosiva esse insidiano l’intera Cosmopolis (parola che deriva dal greco, nella Grecia classica le persone pensavano che mondo fosse incarnato in due ordini diversi, l’ordine della natura evidenziato da ciclo annuale delle stagioni e cambiamenti delle maree e l’ordine della società evidenziato nell’organizzazione dei sistemi di amministrazione delle città, la parola greca per primo ordine era cosmos e per il secondo era polis; sin da sviluppo delle prime grandi società umane ci si pone domanda sui legami tra cosmos e polis , tra ordine della natura e quello della società, molte culture sognavano armonia come nel caso della Cina classica che si diceva impero celeste; a partire da Santa Agostino circa 430 dc idea di Cosmopolis riveste funzione meno decisiva nella teologia cristiana, da quel momento attenzione si concentra sui modi in cui uomini mancano di conservare ordine morale, vale a dire sul peccato, e sulle discipline spirituali da cui si può imparare a superare tali mancanze, vale a dire la salvezza, quindi ordine naturale rimane di sfondo mentre in primo piano sta il dramma umano; tuttavia col rinascimento l passione dei laici per io testi classici risveglia interesse per cosmologia e speculare sulle armonie tra ordine naturale e sociale tornò di moda stimolando nuovo interesse per scienza naturali preparando terreno per nuovi filosofi del 600). La crisi generale del primo 600 fu in breve non solo economica sociale ma anche intellettuale: la rottura della fiducia del pubblico nel vecchio consenso cosmopolitico.

linguaggio uniti in un singolo progetto. Leibniz spese tutte le sue energie per lo scopo ma alla fine il contributo più grande venne dato dal suo rivale inglese Newton;

Capitolo IV: estremo opposto della modernità Da punto di vista cosmopolitico il processo di costruzione sociale prese direzioni differenti all’interno delle nazioni d’Europa; una generazione dopo Leibniz, Newton ecc, i fondatori dell’illuminismo francese ripresero nuovamente idea della cosmopolis moderna con spirito diverso dai suoi primi sostenitori; in Inghilterra ad es questa cosmopolis era privilegio degli anglicani benpensanti coinvolti nella diplomazia costituzionale che portò su trono inglese prima gli Orange e poi Hannover, per loro una delle virtù della nuova cosmopolis era proprio il modo in cui rendeva la monarchia costituzionale un modello razionale di organizzazione statale, appropriato quindi a nazione moderna. Non dobbiamo concentrarci sullo sviluppo delle idee sociali e politiche tra 1700 e 1890 ma sullo studio dei cambiamenti nella visione dell’ordine naturale che ne razionalizzarono in senso cosmopolitico le mutazioni; da 1750 la visione del mondo fu in tutti i momenti soggetta a revisione, da Newton a Kant poi Darwin Marx Freud e ogni mutazione delle idee correnti sulla natura implicò un analogo cambiamento nelle idee sulla società fino ad oggi in cui non abbiamo più bisogno di presumere che la natura sia generalmente stabile, la materia puramente inerte e attività mentali interamente razionali e non equipariamo più obiettività del lavoro scientifico con il non coinvolgimento nei processi che studiamo; vivendo in epoca dove la nostra comprensione dell’ecologia ci impedisce di ignorare ruolo degli uomini nei processi naturali, sappiamo quanto possa essere dannosa questa separazione ma nel panorama intellettuale il reinserimento ecologico degli esseri umani nel mondo dei processi naturali è tuttavia una novità, da 1720 fino a pieno XX sec la maggior parte dei filosofi e scienziati ha continuato a difendere la dissociazione tra umanità e natura. Riconsiderando il passato alcuni autori hanno interpretato queste battaglie come il segno di persistente conflitto tra scienza e superstizione quindi la pretesa incompatibilità tra scienza e teologia è quindi conflitto interno alla modernità che prese stimolo soprattutto quando accumulo delle prove empiriche portò scienziati a mettere in discussione argomenti usati dopo 1650 da protestanti e cattolici controriformisti; le teorie di Bruno e Galileo ad es non concernevano argomenti tipici della teologia medievale, riguardavano i nuovi presupposti su ordine della natura che componevano impalcatura della visione moderna del mondo quindi le condanne verso Galileo e bruno rappresentavano una crudeltà di tipo specificamente moderno. In base a questo proprio quando il terreno sarà più propizio che mai da 1920 in poi per una rinnovata tolleranza della diversità ambiguità incertezza, il collasso politico e conflitto militare inimicarono direzione opposta e rigore e esattezza furono nuovamente all’ordine del giorno tanto che gli intellettuali e artisti europei rifiutarono ritorno a valori del rinascimento (sorta di ri rinascimento) e optatarono nuovamente per formalismo. Sorge spontanea quindi domanda Quanto erano simili situazione politica e culturale d’Europa n egli anni 20-30 di questo secolo e quella dell’apogeo del razionalismo 600esco? In base ad una serie di parallelismi storici si può affermare che le idee di rigorosa razionalità modellata su logica formale e metodo universale per sviluppare idee nuove in ogni campo della scienza naturale furono adottate con entusiasmo persino maggiore e in forma persino più estrema negli anni 20 di quanto non lo fossero state nel 1650.

Capitolo V: La via del domani

Solo con mutamento di direzione possiamo riconciliare l’eredità delle scienze esatte e quella delle discipline umanistiche trovando equilibrio tra speranza della certezza in teoria e impossibilità di evitare incertezza nella pratica; tuto ciò che si può fare è partire da dove siamo e da questo momento vale a dire usare in maniera critica le idee disponibili nella nostra situazione attuale, non siamo costretti a scegliere tra umanesimo del 500 e scienze esatte del 600 anzi dobbiamo basarci sui risultati positivi di entrambi, si tratta piuttosto di riformare la nostra eredità moderna umanizzandola attraverso per es. ritorno all’orale (negli ultimi venti anni rinnovato interesse degli studiosi di lingue per il linguaggio orale e il discorso è elemento piuttosto appariscente mentre un secolo fa tutta enfasi era concessa al testo inteso come caratteri che appaiono sulla pagina, ma da metà anni 60 la retorica ha cominciato a riguadagnare la sua rispoettabilità come argomento di analisi linguistica e letteraria cosicché anche nella filosofia dagli anni 50 in poi i problemi riguardanti le espressioni orali hanno soppiantato quelli relativi alle proposizioni scritte ), il ritorno al particolare (oltre alla retorica altra disciplina che cadde in discredito a metà 600 fu la casistica ma negli ultimi venti anni anche qui è avvenuto un mutamento infatti ad es lo studioso Michael Walzer nell’analizzare la moralità della guerra ha riesumato i criteri utilizzati per distinguere guerre giuste e ingiuste che i casisti avevano proposto nel medioevo e rinascimento capendo che ad oggi non possiamo più sperare di parlare in maniera sensata della guerra se rifiutiamo la tradizione casistica nella sua interezza), il ritorno al locale (ci siamo anche liberati a fine XX sec dell’opinione di Cartesio che ambiti come la storia e etnografica manchino di profondità intellettuale e che non ci possano insegnare nulla di intellettualmente importante sulla natura umana, e siamo arrivati a essere profondamente influenzati dalle intuizioni dell’antropologia, quindi ritorno al locale), il ritorno al temporale (infine negli anni recenti gli scopi della filosofia si sono allargati fino a includere problemi non legati all’eterno). E ancora mutamento in ambito politico: se l’immagine politica della modernità è stato il leviatano di Hobbes (stato come potere sovrano), la posizione mortale delle potenze nazionali nel futuro prossimo sarà rappresentata dalla figura del Lilliput di johnatan Swift (piccoli legami morali che non sono mirati tanto allo scuotere con la forza quanto a procurare imbarazzo agendo dietro le quinte)

Per aiutarci a comprendere la nostra epoca e il suo profondo disagio,

ritorna alle origini della modernità, quando si delineò il sogno di una

nuova «Cosmopolis», il progetto di una società ordinata secondo i

princìpi della nuova scienza della natura: sorta in un'Europa devastata

da guerre e fanatismi, cresciuta all'ombra del rigido razionalismo di

Cartesio e Newton, questa concezione ha dominato per oltre tre secoli

la scena del pensiero. Dopo aver preteso di dettare le sue leggi alla

società e a un essere umano concepito sulla sua misura, ci lascia oggi

in eredità il crollo delle ideologie in campo politico, la crisi delle certezze