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Tipologia: Sbobinature
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La fase di continua crescita vissuta a partire dagli anni Cinquanta ha portato il turismo a ricoprire un ruolo di assoluto rilievo all’interno della economia mondiale, questa crescita è avvenuta con tassi sempre positivi negli ultimi anni per effetto di numerosi fattori nonostante alcuni eventi di rilevanza internazionale. Tra i vari fattori positivi dello sviluppo del turismo troviamo: 1. Diffusione del benessere a nuove aree del pianeta e a fasce più ampie della popolazione, 2. Modifica della natura del viaggio, 3. Intensificarsi delle relazioni fra nazioni, 4. Maggior facilità degli spostamenti,
Il Destination Management è una disciplina che si occupa delle decisioni strategiche, organizzative e operative attraverso le quali deve essere gestito il processo di definizione, promozione e commercializzazione dei prodotti turistici di un territorio al fine di generare flussi turistici di incoming equilibrati e sostenibili. Un’efficace azione di destination management permette di incrementare la competitività di una destinazione per ragioni differenti: rafforza la capacità attrattiva di una destinazione in base alla relativa strategia di comunicazione, arricchisce il patrimonio di risorse già esistenti con ulteriori iniziative ed eventi, stimola i processi di apprendimento e la diffusione di accoglienza e ospitalità. Nel complesso le destinazioni devono essere gestite affinché l’azienda possa accrescere la propria competitività e identità sul mercato, essere sostenibile a lungo termine, massimizzare le opportunità economiche riducendo gli sforzi. Il turismo rappresenta il risultato della interazione di tre diversi sottosistemi: turista, settore turistico ed elemento fisico-geografico. La destinazione è «un luogo obiettivo di viaggio che il turista desidera visitare grazie alle attrazioni naturali o artificiali che esso offre». Un luogo diviene destinazione quando il mercato ne acquisisce consapevolezza e quando questa consapevolezza si traduce in domanda effettiva anche grazie alla capacità comunicativa. Le destinazioni sono una amalgama di prodotti, servizi e attrazioni variamente composto in uno spazio geografico. Tale amalgama diviene un prodotto unitario attraverso l’esperienza di fruizione del turista a contatto con una determinata offerta di mercato e in un determinato spazio geografico. Vi è una mancanza di una visione condivisa e consolidata del concetto di destinazione e una diversa prospettiva di analisi => approccio incentrato sulla domanda VS approccio incentrato sulla offerta.
della maggior parte dei servizi turistici necessari, il personale locale con contratti stagionali. I fattori abitualmente presi in considerazione per la determinazione della potenziale location di una destinazione corporate sono il clima, le condizioni fisiche, l’accessibilità, le attrazioni disponibili, le norme, le strutture di supporto ecc. I parchi come destinazioni corporate possono essere divisi in PARCHI NATURALI e PARCHI ANTROPICI. I PARCHI ARCHEOLOGICI: è una forma integrata di conservazione e fruizione di beni culturali ed è definito tale se esiste un complesso monumentale antico che qualifica il territorio, si possono individuare i PARCHI SISTEMICI (aree mantenutesi integre dal passato, foro imperiale) e i PARCHI RICOSTRUITI (aree ricreate in base ad un attento studio di luoghi ed oggetti per rafforzare l’identità culturale locale, Schönbrunn Vienna). I PARCHI LETTERARI: indicano uno spazio fisico e mentale dove l’autore, a cui il parco è dedicato, ha vissuto e assorbito l’atmosfera che ne ha influenzato le opere (Jovine Molise, Leopardi Marche, D’Annunzio Abruzzo). I PARCHI DIVERTIMENTO: possono essere definiti “holiday maker” perché forniscono un’esperienza globale in cui manca la coerenza territoriale ma che sono in grado di generare autonomamente domanda in un’ottica integrata di offerta (Gardaland, Aqualand del Vasto). La caratteristica comune a tutte le tipologie di parco è il tema: il tema dei parchi Disney è “let your dreams come true”. Ogni soggetto vive un’esperienza personale e differente rispetto agli altri Disney, più che un semplice luogo di divertimento animato dai suoi personaggi, inventò un modo del tutto nuovo di vivere storie di fantasia.
operatori e dell’interazione fra turista e territorio. Le offerte della destination community possono essere CONFIGURAZIONI PUNTO-PUNTO (o della FRAMMENTAZIONE: il singolo turista seleziona punto punto gli step del suo viaggio, ha un livello di collaborazione minimo perché è basato su destinazioni che si trovano allo stadio iniziale del loro sviluppo turistico e che non sono pienamente consapevoli del potenziale turistico che hanno), CONFIGURAZIONE PACKAGE (o modello di LEADERSHIP perché c’è un intermediario commerciale, un tour operator o un’agenzia viaggi che inserisce la destinazione tra le offerte dei cataloghi, si tratta di un intermediario esterno) e CONFIGURAZIONE NETWORK (i singoli operatori cooperano per creare dei prodotti integrati, per esempio se una struttura ricettiva non è dotata di un ristorante interno allora inizia a collaborare con i ristoranti limitrofi). Il livello di partecipazione massima è la configurazione NETWORK perché il pacchetto finale è integrato al massimo per il turista. La necessità di una logica collaborativa fra gli attori rende evidente l’importanza del ruolo degli enti pubblici in qualità di promotore e facilitatore delle relazioni all’interno della destinazione, in particolare le principali funzioni dell’ente pubblico sono: sostenere un’industria frammentata, massimizzare i benefici per la comunità, monitorare l’impatto del turismo sull’ambiente e intervenire nella realizzazione di opere e beni pubblici. È necessario formulare una visione strategica, ossia un insieme di obiettivi di medio-lungo termine da perseguire attraverso l’integrazione dei servizi offerti da parte dei singoli attori appartenenti al medesimo spazio territoriale. LE ALLEANZE NEL SETTORE TURISTICO: I singoli fautori all’interno della destinazione possono collaborare in vari livelli:
territorio non è forte, al contrario per le destinazioni community il territorio è l’elemento base della loro esistenza, lo qualifica e lo differenzia dalle altre destinazioni ed è fonte di competitività, è un luogo storico e identitario. Dagli anni 2000 ad oggi il mercato è cambiato soprattutto per quanto riguarda la globalizzazione della competizione, la complessità dei comportamenti turistici (l’offerta varia in base alla domanda) e l’avvento delle tecnologie di comunicazione (le modalità in cui il turista pensa, cerca e trova la destinazione della vacanza). Il campo di azione del destination management è riconducibile a varie dimensioni, tra cui: generare flussi turistici di incoming, gestire l’immagine e il valore della destinazione attraverso i giusti canali di comunicazione, coordinare le relazioni con gli stakeholder, ideare e attuare le politiche di marketing di promo-commercializzazione ossia la capacità di promuovere e commercializzare la destinazione, fare benchmarking delle destinazioni concorrenti per analizzare i loro punti di forza e debolezza e valutare l’impatto del turismo sul sistema territoriale in quanto la ricaduta dei flussi turistici sul territorio deve essere sostenibile, ci si deve focalizzare sul risparmio energetico, la gestione dei rifiuti e di altre forme di inquinamento, la tutela del patrimonio paesaggistico, naturale, architettonico ecc. Quindi, l’approccio manageriale allo sviluppo turistico sostenibile fa leva sul rapporto fra MANAGEMENT-SOSTENIBILITÀ-COMPETITIVITÀ. Sulla base di questi tre concetti si è sviluppato il MODELLO DI WEAVER, il quale identifica quattro livelli di sviluppo sostenibile di una destinazione partendo da due variabili: INTENSITÀ DELLO SVILUPPO TURISTICO (quanto si agisce per far sì che i flussi entrino nella destinazione) e REGOLAZIONE DEL SETTORE (come la destinazione si sviluppa in maniera sostenibile).
corporate hanno alle spalle una sola struttura che si occupa della gestione nella sua totalità). Le destinazioni community invece si basano su una serie di operatori che lavorano in maniera autonoma, non c’è una struttura proprietaria centrale. Inoltre, in azienda (e quindi solo nelle destinazioni corporate e non in quelle community) esistono rapporti contrattuali fra dipendenti in ragione di collaborazioni, le risorse vengono controllate dalla struttura proprietaria, i confini aziendali sono netti. Quindi se non si può applicare la gestione aziendale alla destinazione in quanto community vi è la necessità di gestire la destinazione nel suo insieme, sviluppando un approccio di destination management che sia qualcosa di più di una generica azione di coordinamento dei singoli attori perché i turisti sono i clienti in primis della destinazione e poi delle strutture ricettive (prima scelgo di andare a Polignano e poi scelgo l’albergo), inoltre il prodotto turistico globale è complesso perché è composto da alloggio, ristorazione, trasporti, attività del calendario eventi, informazioni, mostre, musei, patrimonio artistico e culturale ecc. Il destination management si pone l’obiettivo di gestire quindi la destinazione nella sua completezza: La destinazione deve interfacciarsi col SISTEMA COMPETITIVO (dialogo tra destinazione e clienti) e SISTEMA DEGLI ATTORI SOCIALI (stakeholder). Nel sistema competitivo la destinazione dovrà cercare continuamente di adattare il sistema di offerta alle caratteristiche dei consumatori finali; infatti, la soddisfazione del cliente dipende dalla loro interazione con le singole imprese. Si vengono quindi a creare due livelli di azione: un primo livello è quello della destinazione nel suo insieme (scelta della meta Polignano), un secondo livello è quello delle imprese (scelta delle strutture a cui affidarsi). Al termine della vacanza, il turista valuta le singole interazioni con i singoli operatori per poi valutare nel complesso la destinazione stessa. Nel sistema degli attori sociali i principali soggetti portatori di interesse a livello di destinazione turistica sono: imprese turistiche della destinazione, enti pubblici, prestatori di lavoro, comunità locale, tour operator/altri intermediari commerciali e altre aziende estranee al comparto turistico. Il legame così stretto fra le caratteristiche del territorio e i risultati dei singoli operatori suggerisce alle imprese di considerare attentamente le specificità della destinazione nella definizione delle proprie strategie di prodotto e nella identificazione del posizionamento, nello specifico, si tratta di decidere se proporre:
svantaggi c’è la comunicazione perché non si può sfruttare l’effetto traino della comunicazione della destinazione, l’altro problema è che è difficile essere credibili se si è controcorrente perché se l’impresa ha un’offerta di relax in una destinazione nota per il divertimento è difficile spiccare. All’interno della destinazione è necessario interagire con gli attori istituzionali e con le altre imprese della filiera turistica. Gli ATTORI ISTITUZIONALI sono tutti quei soggetti che hanno competenze in materia turistica e che pertanto influenzano le caratteristiche della destinazione, in particolare le imprese turistiche dovrebbero presentarsi come operatori qualificati per dare una bella impressione al turista, partecipare ai momenti di lavoro comune e far percepire il proprio ruolo per lo sviluppo locale. Le ALTRE IMPRESE DELLA FILIERA TURISTICA sono tutti quegli operatori che offrono prodotti complementari rispetto alle imprese principali (cioè strutture ricettive, ristorazione) e sono per esempio le imprese artigiane. È fondamentale offrire beni e servizi di base, ma anche ampliare l’offerta attraverso dei dettagli in più come, per esempio, prodotti artigianali nel caso di imprese artigiane. Affinché la complessa attività di governo di una destinazione turistica possa essere realmente efficace occorre che vengano individuati 1) I SOGGETTI che si occupano delle attività, 2) I CONTENUTI cioè la pianificazione turistica, 3) I METODI DI MISURAZIONE cioè come procedere nelle operazioni previste dalla pianificazione turistica. I 3 livelli di governo strategico della destinazione: Le destinazioni dovrebbero essere governate da una Destination Management Organization (DMO) responsabile per il marketing e la promozione della destinazione che si occupa nello specifico di 4 macroaree:
Inoltre, all’interno della DMO si distinguono due macro ambiti di intervento:
tipo come l’overbooking nei ristoranti oppure troppe persone nei trasporti e troppa folla ecc (se la destinazione è troppo carica di turisti allora la singola esperienza del turista potrebbe essere negativa), capacità infrastrutturale cioè il numero massimo di flussi turistici che la destinazione è in grado di accogliere sulla base delle infrastrutture disponibili cioè servizi di ristorazione o di trasporto ecc. Affinché i flussi siano sostenibili la DMO può seguire strategie di DE-MARKETING per attenuare e disincentivare. La destinazione può aumentare le tariffe e i prezzi appositamente per i turisti (a Portofino un caffè 10 euro =tourist trap). La DMO può inoltre attivare un SISTEMA DI TICKET per regolare le entrate nei musei e nelle attrazioni in varie fasce orarie. 3 ) LIVELLO OPERATIVO-IMPRENDITORIALE: formato dalle singole aziende che possono aggregarsi formando club di prodotto per produrre o erogare specifici beni o servizi. Gestione delle emergenze: Le emergenze tali da modificare sensibilmente l'afflusso dei turisti in una specifica area hanno registrato nel corso del tempo notevoli mutamenti e hanno comportato una diversa percezione del rischio da parte dei turisti nel tempo: la DMO deve analizzare continuamente i punti di forza e debolezza interni alla destinazione ed esterni (quindi dei concorrenti) per trovare best practices e risorse umane più mirate. La DMO non può anticipare una crisi, ma può ridimensionarla e gestirla nel momento in cui si verifica. Esistono tanti tipi di crisi (per esempio quella economica del 2008, ambientale come terremoti o inondazioni, sociale come attacchi terroristici o pandemie ecc.). Si parla di “CRISIS PLANNING” per indicare un report in cui la DMO classifica le varie categorie di crisi che potrebbe scoppiare in uno specifico contesto inserendo un piano di gestione successiva. Tuttavia, l’organizzazione mondiale del turismo (UNWTO) afferma che oggi sono poche le DMO che gestiscono in maniera efficace le emergenze. Le principali regole per gestire una crisi turistica prevede vari passaggi: definire le aree critiche chiave (se la crisi è ambientale allora bisogna focalizzarsi in quell’ambito), ammettere le cose inevitabili, affermare che la destinazione tornerà alla situazione antecedente alla crisi, assumersi le responsabilità, non minimizzare il problema, centralizzare la comunicazione per informare i clienti e prepararsi alle domande dei giornalisti supportando i media con informazioni veritiere invece di negare il tutto e lasciare che vengano diffuse fake news poco accurate. La DMO può avere due possibili modelli organizzativi in base a quante funzioni svolge:
Tra i FONDI PUBBLICI troviamo i fondi nazionali e regionali suddivisi in maniera equa sulla base della domanda turistica e dell’offerta dal Ministero del Turismo, i fondi strutturali provengono dalla Comunità Europea che emana concorsi. Tra i FONDI PRIVATI troviamo i contributi delle istituzioni come camere di commercio o associazioni di categoria, i contributi di partner e stakeholder come banche o filiere, i contributi volontari dei turisti per esempio le offerte libere nei musei e i contributi all’adesione alla DMO cioè gli affiliati e gli operatori interni pagano dei contributi annuali di minimo 200-300 euro a salire in base al numero di servizi (base come essere all’interno del portale della DMO-complementari come partecipazione a fiere e workshop) di cui voglio usufruire offerti dalla DMO. Per esempio: Una terza fonte di finanziamento è data dai fondi generati dalle attività stesse che la DMO propone ai visitatori: può derivare dalla vendita di spazi pubblicitari sia online sia fisici, derivanti dalla centrale di prenotazione cioè dai portali dedicati ai turisti per informarsi e prenotare la vacanza (si parla quindi di “promo commercializzazione”), vendita di visite guidate, organizzazione del calendario eventi, vendita della Visitor Card, merchandising ufficiale. Per quanto riguarda il PERSONALE INTERNO DELLA DMO le capacità ricercate sono legate al marketing, alle funzioni amministrative, ai servizi dedicati al mercato degli eventi. Per far sì che i turisti abbiano un calendario eventi ben chiaro e strutturato possono fare affidamento ai CENTRI INFORMATIVI INFOPOINT; la sensazione che ciascuno di noi percepisce recandosi in un luogo di vacanza è quella di essere un po’ abbandonato a se stesso, infatti, la relazione con i turisti è gestita dai singoli operatori che vendono i singoli prodotti e servizi. In questo contesto i VISITOR/TOURIST INFORMATION CENTER rappresentano una vetrina della destinazione e interagiscono con il cliente in maniera funzionale. Gli infopoint dovrebbero essere ubicati in maniera strategica e adeguata per i turisti, dovrebbero essere sempre accessibili, reperibili e ben raggiungibili, il personale deve essere accogliente e deve conoscere più lingue. Nell’era digitale la produzione, distribuzione e fornitura dall’informazione turistica è profondamente cambiata, infatti, gli UFFICI IAT (UFFICI INFORMAZIONE E ACCOGLIENZA TURISTICA) fanno tesoro delle esperienze con i turisti passati per ricavarne benefici funzionali. 4 FASI DEL DESTINATION MANAGEMENT: una serie di fasi della pianificazione turistica che permettono di raggiungere gli obiettivi della destinazione
→FASE 1 ANALISI STRATEGICA: è la base da cui si parte per la pianificazione strategica, si analizzano i punti di forza e i punti di debolezza (analisi swot). Si analizza prima la domanda in generale cioè il MACROAMBIENTE ESTERNO (es: Italia) e poi in particolare il MICRO AMBIENTE (es: Molise). Gli strumenti possibili per analizzare il microambiente sono:
risultati ottenuti. L’obiettivo è quindi capire così bene i clienti che si vendano da soli, senza troppi sforzi. Il PRODOTTO TURISTICO è composto da 3 elementi principali partendo da una MATERIA PRIMA (per esempio è la piazza di una città, museo, borgo), la quale deve essere TRASFORMATA in un’esperienza e DISTRIBUIRLA attraverso una comunicazione efficace. Nello scenario del marketing turistico generale si identificano 3 tipi di turisti: 1.TURISTA DELLE 5S: negli anni ’ 90 le richieste erano per il divertimento (Sand-Sea-Sun-Sex- Shopping/Spirits cioè alcolici) 2.TURISTA DELLE 4M: negli anni ’90 venivano creati pacchetti per il turista di massa, più adulto, il quale ricerca una vacanza balneare in famiglia, l’importante era andare in vacanza non importava la destinazione (Moglie e Marito quindi famiglia-Massa-Macchina-Mare) 3.TURISTA DELLE 3L: turista moderno e attuale, lo scopo è immergersi nella destinazione, attento all’ambiente, coniuga benessere, divertimento e apprendimento (Landscape-Leisure-Learning). Nel nuovo marketing turistico le 4P più rilevanti sono PREZZO e PUNTO VENDITA. Nella competizione globale del turismo le destinazioni per affermarsi non possono più focalizzarsi unicamente sulla disponibilità di attrazioni e servizi; perciò, diventa indispensabile la capacità di interagire con il mercato dal punto di vista: COMUNICATIVO (enfatizzare l’immagine), COMMERCIALE (tramite le politiche di prezzo), DEL PRODOTTO. Responsabile di tutte queste azioni è il destination marketing, cioè la disciplina che si occupa del collegamento strategico fra la destinazione e i mercati di sbocco (=fronte esterno). Nello specifico, l’attività di destination marketing è indirizzata a tre principali stakeholder: turisti attuali e potenziali, operatori di settore online e offline (es. tour operator, agenzie viaggio, compagnie aeree, booking, expedia), media e comparto comunicativo in generale. Nel corso del tempo la domanda turistica è cambiata: negli anni ’60 e ’70 era improntata sulla semplice vacanza (focus sull’imitazione=se tutti vanno in vacanza in un posto allora seguo la massa basta che vado in vacanza), negli anni ’90 diventa più personale, oggi il focus è sulle esperienze e le emozioni. Sulla base di questi cambiamenti anche il marketing della destinazione cambia: Attualmente, le destinazioni per essere competitive devono incrementare il valore della propria offerta turistica, cioè devono DIFFERENZIARSI per non soccombere. È necessario tenere presenti determinati fattori come: l’intensità della concorrenza cioè tenere conto di quanto è elevata, la velocità con la quale emergono nuove opportunità e sfide (occorre analizzare la domanda in maniera qualitativa per allinearmi ai trend) e il potere del cliente. È necessario quindi che le
destinazioni si focalizzino solo sui segmenti che riescono realmente a soddisfare, affrontino la concorrenza solo quando si è certi di poterla sormontare (per esempio è difficile spodestare il ruolo di destinazioni già tanto affermate se non si è all’altezza) e devono optare per un approccio strategico duraturo a lungo termine. In questo nuovo scenario il marketing turistico si svincola in MACROMARKETING e MICROMARKETING. Il macromarketing è gestito dalla DMO della destinazione, mentre il micromarketing è gestito dai singoli operatori locali. A livello MACRO la DMO svolge un ruolo informativo e promozionale attraverso la raccolta e l’analisi delle informazioni, la successiva realizzazione di campagne pubblicitarie istituzionali, la partecipazione o l’organizzazione di fiere ed eventi e la gestione delle informazioni ai turisti. Ricapitolando, la DMO si occupa nel complesso di costruire le condizioni per l’attrattività lasciando ai singoli operatori di organizzare le attività nel particolare , però questa soluzione non è pienamente soddisfacente perché le strategie di mercato sono variabili e interdipendenti tra i vari attori, non esiste un prodotto unico della destinazione e quindi neanche una politica di prezzo stabile perché i singoli operatori potrebbero offrire più prodotti a prezzi diversi per trarre vantaggio competitivo e di conseguenza l’offerta generale della destinazione non è integrata. Si deve evolvere il marketing in due categorie: MARKETING STRATEGICO e MARKETING OPERATIVO. 1.IL MARKETING STRATEGICO: Il modo più efficace per creare valore aggiunto consiste nel differenziarsi rispetto alla concorrenza, in particolare occorre sempre ricordarsi che la competizione fra destinazioni si vince facendo in modo che il cliente percepisca la diversità; se il cliente non percepisce questo elemento non c’è valore aggiunto quindi bisogna stare attenti a comunicarlo bene. →DESTINATION STRATEGY DEVELOPMENT AND VISION ( destination vision e destination mission ): rappresenta quello che la destinazione è prima della strategia (consapevolezza di quello che si è) e quello a cui vuole puntare attraverso essa. La visione è concisa, concreta e veritiera; deve partire dai punti di forza e potenzialità che realmente ha, devono essere inseriti i “CORE VALUES” cioè i