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DESTINATION MANAGEMENT, Dispense di Management Theory

Riassunto delle dispense con appunti presi a lezione. Il documento include anche i vari seminari presentati a lezioni dagli ospiti, nonché esperti del settore turistico.

Tipologia: Dispense

2019/2020
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AliceDegio99
AliceDegio99 🇮🇹

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DESTINATION MANAGEMENT ALICE DE GIORGI
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DESTINATION MANANGEMENT
-EVOLUZIONE DEL CONTESTO TURISTICO:
Fino agli anni ‘70 si è verificata una forte espansione della domanda e uno sviluppo spontaneo delle località
turistiche italiane. Dagli anni ’80 in poi, invece, si è caratterizzato dalla prevalenza dell’offerta sul primato
della domanda. Due furono gli aspetti principali:
1. Segmentazione della clientela non ci sono più le vacanze di massa e iniziano a svilupparsi i pacchetti
turistici personalizzati. Per aumentare la differenziazione si applicano strategie di marketing.
2. Crescita della qualità si sente la necessità di pianificare e gestire con attenzione le fasi della
progettazione, produzione ed erogazione.
-LA DESTINAZIONE TURISTICA
Nell’attuale mercato turistico non competono tanto le singole imprese, ma le destinazioni. La competizione
e concorrenza tra imprese si pongono in un secondo momento. Le destinazioni infatti vengono considerate
come business unit che definiscono il posizionamento di mercato.
Una destinazione turistica può essere definita come un luogo meta del viaggio che un turista desidera e
sceglie di visitare in ragione delle attrazioni (culturali, naturali, artificiali) che esso offre. Questo luogo deve
possedere specifiche caratteristiche:
- Strutture e infrastrutture necessarie per garantire l’arrivo e il soggiorno del visitatore
- Il giusto richiamo emozionale che si basa su notorietà ed immagine
Un territorio infatti diventa destinazione quando il mercato è consapevole della sua offerta (grazie anche
alla sua capacità di comunicazione) e genera domanda effettiva.
La destinazione deve avere uno spazio geografico delimitato, risorse come strutture, attività e attori e
mercato composto da domanda e offerta. La destinazione può essere quindi intesa come “amalgama” di
prodotti, servizi e attrazioni variamente composto in uno spazio geografico.
-Cosa spinge i visitatori ad abbandonare i luoghi di residenza per visitare una destinazione?
Fattori PUSH stimoli alla domanda che sono presenti nei mercati della generazione dei flussi che
spingono i turisti ad allontanarsi dai luoghi di residenza per raggiungere destinazioni turistiche. I fattori
push possono essere legati a:
- caratteristiche dell’area generante fattori economici: reddito, distribuzione della ricchezza,
propensione alla spesa; sociali: attività economiche prevalenti, livello di istruzione; demografici: età,
speranza di vita, composizione delle famiglie; ambientali: clima, morfologia, urbanizzazione.
- rapporto area generatrice destinazione fattori geografici: distanza fra regioni, collegamenti;
storici: rapporti storici fra le regioni; culturali: similitudine fra le culture
fattori PULL stimoli presenti nelle aree di destinazione dei flussi che spingono i turisti ad
abbandonare i loro luoghi di residenza. I fattori pull riguardano quindi: attrazioni: elementi naturali o
artificiali; accessibilità: raggiungibilità geografica, sociopolitica, economica; informazione-accoglienza-
ricettività: elementi per facilitare l’accoglienza e la permanenza dei turisti; immagine turistica:
percezione che i mercati potenziali hanno del luogo.
Dal punto di vista manageriale, esiste una differenza fra i due fattori: i fattori push non vengono influenzati
dalla destinazione, i fattori pull invece vengono fortemente influenzati dalla destinazione, che ha un forte
potere di influenza su di essi.
I territori che vogliono svilupparsi come destinazioni turistiche devono attivare una serie di processi
strategici volti a: definire lo stock di risorse, prodotti e servizi da proporre sul mercato; definire e realizzare
una strategia turistica e infine promuovere le proprie offerte.
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DESTINATION MANANGEMENT

- EVOLUZIONE DEL CONTESTO TURISTICO:

Fino agli anni ‘70 si è verificata una forte espansione della domanda e uno sviluppo spontaneo delle località turistiche italiane. Dagli anni ’80 in poi, invece, si è caratterizzato dalla prevalenza dell’offerta sul primato della domanda. Due furono gli aspetti principali:

  1. Segmentazione della clientela → non ci sono più le vacanze di massa e iniziano a svilupparsi i pacchetti turistici personalizzati. Per aumentare la differenziazione si applicano strategie di marketing.
  2. Crescita della qualità → si sente la necessità di pianificare e gestire con attenzione le fasi della progettazione, produzione ed erogazione. - LA DESTINAZIONE TURISTICA Nell’attuale mercato turistico non competono tanto le singole imprese, ma le destinazioni. La competizione e concorrenza tra imprese si pongono in un secondo momento. Le destinazioni infatti vengono considerate come business unit che definiscono il posizionamento di mercato. Una destinazione turistica può essere definita come un luogo meta del viaggio che un turista desidera e sceglie di visitare in ragione delle attrazioni (culturali, naturali, artificiali) che esso offre. Questo luogo deve possedere specifiche caratteristiche:
    • Strutture e infrastrutture necessarie per garantire l’arrivo e il soggiorno del visitatore
    • Il giusto richiamo emozionale che si basa su notorietà ed immagine Un territorio infatti diventa destinazione quando il mercato è consapevole della sua offerta (grazie anche alla sua capacità di comunicazione) e genera domanda effettiva. La destinazione deve avere uno spazio geografico delimitato, risorse come strutture, attività e attori e mercato composto da domanda e offerta. La destinazione può essere quindi intesa come “amalgama” di prodotti, servizi e attrazioni variamente composto in uno spazio geografico. - Cosa spinge i visitatori ad abbandonare i luoghi di residenza per visitare una destinazione?Fattori PUSH → stimoli alla domanda che sono presenti nei mercati della generazione dei flussi che spingono i turisti ad allontanarsi dai luoghi di residenza per raggiungere destinazioni turistiche. I fattori push possono essere legati a:
    • caratteristiche dell’area generante → fattori economici: reddito, distribuzione della ricchezza, propensione alla spesa; sociali: attività economiche prevalenti, livello di istruzione; demografici: età, speranza di vita, composizione delle famiglie; ambientali: clima, morfologia, urbanizzazione.
    • rapporto area generatrice – destinazione → fattori geografici: distanza fra regioni, collegamenti; storici: rapporti storici fra le regioni; culturali: similitudine fra le culture ➢ fattori PULL → stimoli presenti nelle aree di destinazione dei flussi che spingono i turisti ad abbandonare i loro luoghi di residenza. I fattori pull riguardano quindi: attrazioni: elementi naturali o artificiali; accessibilità: raggiungibilità geografica, sociopolitica, economica; informazione-accoglienza- ricettività: elementi per facilitare l’accoglienza e la permanenza dei turisti; immagine turistica: percezione che i mercati potenziali hanno del luogo. Dal punto di vista manageriale, esiste una differenza fra i due fattori: i fattori push non vengono influenzati dalla destinazione, i fattori pull invece vengono fortemente influenzati dalla destinazione, che ha un forte potere di influenza su di essi. I territori che vogliono svilupparsi come destinazioni turistiche devono attivare una serie di processi strategici volti a: definire lo stock di risorse, prodotti e servizi da proporre sul mercato; definire e realizzare una strategia turistica e infine promuovere le proprie offerte.

- LA DEFINIZIONE DEI CONFINI DELLA DESTINAZIONE:

La destinazione può essere osservata da due punti di vista diversi: ✓ punto di vista dell’ offerta → è la destinazione stessa che di autodetermina ✓ punto di vista della domanda → è il punto di vista del turista I diversi punti di vista portano a diverse definizioni dei confini della destinazione → esiste un problema di identificazione e riconoscimento della destinazione. Per quanto riguarda la prospettiva dell’offerta , è la destinazione che decide i suoi confini amministrativi. La destinazione è definita dall’interno ha confini certi che coincidono con i limiti amministrativi. La destinazione esiste in quanto attua processi organizzativi, gestionali e commerciali per sostenere la propria offerta, che deve però trovare corrispondenza con la percezione della domanda (sense making). Tutte le imprese che sono presenti all’interno dei confini della destinazione possono essere divise in due gruppi a seconda del legame con il turista. Per alcuni settori il turista è l’unico target, mentre per altri il turista è uno dei target. Nel gruppo 1 rientrano le imprese per le quali il turismo rappresenta il 100% del business, come ad esempio imprese di trasporto aereo, alberghi ecc., che dipendono dal turismo business e leisure. Nel gruppo 2 invece, rientrano le imprese che dipendono in parte dal turismo e in parte da una componente di business locale legato ai residenti come ristoranti, taxi, attrattive locali, ecc. Il secondo gruppo tiene conto del punto di vista della destinazione (territorio amministrativo) e dell’area generante (cliente) → prospettiva olistica che ha una corrispondenza fra percezione del mercato (domanda) e l’organizzazione interna della destinazione (offerta). Nella prospettiva olistica, il sistema turistico assume come punto di riferimento il soggetto che interpreta l’esperienza turistica. Il sistema settoriale trova nell’elemento geografico una precisa sequenza, anche temporale ed è descritto come un insieme di settori e di beni (economici e non). Il sistema è aperto. Le dimensioni e l’ambito geografico sono da mettere in relazione con le esigenze del soggetto che interpreta e vive l’esperienza turistica.

  1. Risultato di una grande strategia deliberata → le destinazioni nascono come azione pianificata, spesso condotta in collaborazione tra l’amministrazione pubblica e le imprese private (locali o esterne) interessate ad investire nella destinazione. Le risorse turistiche su cui si basa lo sviluppo iniziale del territorio sono meno spettacolari e non uniche. L’investimento iniziale richiesto è consistente e quindi l’impatto del turismo è significativo. ES: località termali: delle Alpi austriache (Baden Bad Gastein, Ischl, Merano, oggi italiana) nate per frutto della volontà della monarchia asburgica di creare luoghi confortevoli e interessanti in cui trascorrere le vacanze. Località balneari nel II dopoguerra: Costa Brava, litorale del Mar Nero in Romania e Bulgaria, Dubai a partire dagli anni ’70 e Costa Languedoc-Roussillon → primo caso di applicazione del master plan come strumento del governo nazionale per sostenere lo sviluppo turistico (circa 200km di costa disabitata). Non è possibile determinare a priori la superiorità di un modello rispetto all’altro, ma oggi lo spazio per lo sviluppo spontaneo è pressoché esaurito e non è un percorso valido per il rilancio dei territori. - DESTINAZIONI CORPORATE E COMMUNITY: Oltre al processo di genesi delle destinazioni, una seconda variabile che discrimina e destinazioni attiene alla ripartizione del potere e del controllo delle risorse , che si riflette sulla natura dei processi decisionali e sui meccanismi di gestione e marketing della destinazione. ➢ Destinazioni Corporate → Sono destinazioni in cui l’offerta turistica è progettata e promossa con una logica orientata al marketing da parte di un soggetto che possiede o controlla direttamente le attrazioni, le strutture e infrastrutture turistiche. Destinazioni vengono gestite come imprese da un attore; l’offerta è progettata da un unico soggetto che controlla tutte le attrazioni (es: parchi a tema). La nascita di queste destinazioni è dovuta all’iniziativa da parte di: imprese immobiliari specializzate nella costruzione di villaggi, residenze o alberghi; grandi tour operator internazionali che aggregano servizi e gestiscono direttamente strutture ricettive, vetture ed infrastrutture; gruppi internazionali diversificati (holding finanziarie) che decidono di investire nel turismo per motivi finanziari (parchi tematici). Le caratteristiche delle destinazioni corporate sono:
    • unità di controllo e comando
    • Coordinamento gerarchico top-down
    • I prodotti vengono gestiti come business unit, coordinati da piani strategici, operativi e finanziari a livello corporate con politiche di prezzo aggressive
    • Il focus è sulla redditività complessiva, non di singola business unit
    • Si possono affrontare investimenti consistenti perché hanno possibilità di accedere al credito
    • Le politiche commerciali e di marketing integrate (pacchetti all inclusive ideali per la vendita tramite TO e sul web, investimenti in comunicazione) e si avvantaggiano di un forte potere negoziale verso la distribuzione
    • Le destinazioni hanno grandi potenzialità di sviluppo turistico (clima, concentrazione e disponibilità delle attrazioni, disponibilità di infrastrutture, strutture e servizi, politiche governative e normative favorevoli) Il limite delle destinazioni corporate è la ricaduta limitata del turismo sugli attori locali:
    • I profitti operativi e finanziari vanno a beneficio degli investitori che spesso sono esterni alla destinazione (tipicamente nei mercati che generano domanda)
    • Le strutture corporate offrono gran parte dei servizi turistici, riducendo la quota della spesa dei turisti che rimane sul territorio
    • Spesso il personale più qualificato alle dipendenze della struttura corporate è esterno alla destinazione, mentre la forza lavoro locale è impiegata per le mansioni meno professionalizzanti Gestione integrata dei diversi componenti dell’offerta e capacità di modificare il prodotto per i cambiamenti del mercato
  • Una volta recuperato l’investimento iniziale, non ci sono sicurezze sulla disponibilità ad investire in rinnovi o ampliamenti (bisogna assicurarsi la garanzia dell’investitore)
  • Una volta raggiunta la maturità della destinazione non è detto che la struttura corporate voglia investire nel rilancio o in maggiori attività promozionali È quindi molto importante il ruolo dei governi locali, che possono attivare politiche normative o re- distributive per trattenere valore sul territorio. ➢ Destinazioni Community → ci sono tanti operatori: ognuno controlla il proprio servizio coordinandosi a vicenda. In queste destinazioni sono particolarmente critiche le attività di governance ed i meccanismi di coordinamento per lo sviluppo delle offerte. Le caratteristiche sono:
  • Le risorse e le attività sono diffuse, ovvero possedute da tanti attori indipendenti che perseguono finalità economico-finanziarie individuali
  • Gli attori locali interagiscono attraverso meccanismi di coordinamento per offrire forme di offerta integrate rivolte a specifici segmenti
  • L’ente territoriale ha un ruolo decisivo nello sviluppo delle attività turistiche poiché controlla risorse paesaggistiche e beni pubblici e supporta l’offerta svolgendo direttamente alcune attività oppure finanziando le attività altrui e stimola meccanismi di coordinamento - DESTINAZIONE COME DISTRETTO TURISTICO: Il sistema turistico è caratterizzato da un’elevata concentrazione di attrattive e di servizi turistici, specializzate in un particolare tipo di esperienza (sistema specializzato). Il distretto turistico è un sistema aperto ed un produttore di servizi. La destinazione come distretto turistico è anche definita come: ✓ Struttura produttiva orizzontale: il distretto turistico non presenta una specializzazione per fasi o verticale quanto piuttosto per prodotti o orizzontale. Le imprese specializzate nella produzione di servizi specifici danno contenuto al prodotto globale, oggetto di esperienza del cliente. Quindi, in una struttura turistica ci sono diversi attori (eventi, parchi, musei, hotel, ristoranti) diffusi nel territorio. Il turista ha 3 modalità per aggregare queste risorse presenti sul territorio. Il metodo può essere analizzato secondo due dimensioni: il suo ruolo, cioè la sua partecipazione che può essere attiva o passiva e il controllo/coordinamento degli attori: alto o basso. A seconda di come si caratterizzano i due livelli, il processo di creazione di offerte è molto diverso, si creano 3 situazioni:
  • Punto-punto: il visitatore sceglie in modo autonomo la risorse, compone la sua vacanza scegliendo da solo la sua destinazione; si organizza la vacanza autonomamente, è un fai da te. Il coordinamento è molto basso. Rischio alto: possibile che ci siano stonature, magari si sceglie una struttura con servizi inadeguati rispetto al prezzo. Questo riflette in modo negativo sull’intera vacanza → grande personalizzazione ma basso controllo e coordinamento.
  • Network: è una modalità intermedia. Nello spazio della destinazione, un soggetto seleziona le offerte locali rendendole a disposizione dei visitatori che possono sceglierle e costruire in modo flessibile il loro itinerario. Per esempio, Milano ha un suo portale o sito online di organizzazione di viaggi dove le reti di operatori vengono guidati per evitare stonature e allo stesso tempo il cliente si sente libero di scegliere la propria offerta (è il metodo più utilizzato ed efficiente)
  • Package: pacchetto organizzato. L’attore seleziona i servizi, li organizza e li trasferisce al cliente. La personalizzazione è bassa, ma il controllo è molto alto: è il tour operator che seleziona e decide. ✓ Soggetto competitivo: il distretto turistico è un soggetto competitivo unitario, compete con le altre destinazioni; non viene quindi percepito come somma di imprese dall’utente finale e degli intermediari. Ha un posizionamento ben definito in termini di servizi, competenze, prodotti, segmenti e risorse. Esso deve quindi esprimere una gestione sovraordinata o metamanagement o destination management.

- IL DESTINATION MANAGEMENT:

Il destination management è un’attività di gestione sovraordinata che uno specifico territorio (DT) mette in atto. Il vantaggio competitivo di una destinazione, ovvero la sua capacità di realizzare condizioni di sviluppo e risultati economici superiori alla media, dipende principalmente da due elementi che non possono essere presi in considerazione in modo separato: ➢ decisioni di posizionamento complessive della destinazione (destination management): le scelte che il territorio fa per attirare uno specifico target capendo il tipo di offerte (ES: Milano ha fatto scelte chiare puntando sul design e sulla moda) ➢ decisioni di posizionamento intraprese dalle singole imprese della destinazione (strategia competitiva d’impresa) Questi due livelli hanno bisogno di una coerenza strategica. I contenuti della gestione sovraordinata sono quattro:

  1. Destination carrying capacity → è la capacità di carico della destinazione, che deve essere in grado si assorbire i flussi turistici in maniera equilibrata. La carrying capacity ragiona su 5 dimensioni: volumi (numero di visitatori che la destinazione accoglie); la densità (la concentrazione dei flussi nei diversi periodi dell’anno); la relazione tra turisti e residenti (un equilibrio implica di non creare momenti di tensione che possano mettere in crisi la vita dei residenti a causa dei troppi visitatori); capacità di carico sociale (bisogna saper equilibrare e gestire i flussi nelle destinazioni, soprattutto quelle con problemi ambientali); capacità di carico economica.
  2. Destination life cycle → le problematiche di gestione della capacità di carico variano molto a seconda della fase del ciclo di vita della destinazione. Questo modello descrive l’evoluzione della destinazione dal punto di vista dell’offerta (sviluppo infrastrutture, strutture e servizi), della sua notorietà; del suo consumo del territorio e dell’impatto del turismo. Si parte da una fase di esplorazione, nella quale ci sono pochi turisti avventurosi che visitano il territorio che offre scarsi servizi di supporto e ricettivi. L’ambiente è integro e i pochi turisti che ci sono riescono ad integrarsi con le attività locali, stimolando l’economia. Successivamente c’è la fase di coinvolgimento, dove le attività turistiche si sviluppano, nascono le prime iniziative promozionali facendo emergere anche mercati di provenienza definiti. Cresce l’impatto ambientale del turismo sul territorio. Segue poi la fase di sviluppo, dove l’offerta e la promozione crescono e diventano driver importanti per la crescita della destinazione. La % dei turisti nei picchi supera quella dei residenti, i turisti diventano «clienti» e la preoccupazione per l’impatto ambientale diminuisce rispetto alla dimensione economica. Inizia poi la fase di consolidamento, nella quale il turismo è una componente importante dell’economia, si pongono obiettivi di destagionalizzazione e collaborazione sistemica, l’ambiente mostra segni di deterioramento (consumo risorse naturali, paesaggistiche…). Nella fase di stagnazione si ha un massimo sfruttamento dell’area, la destinazione è molto noto e inizia ad essere

fuori moda. Il turismo porta flussi considerevoli e a volte eccessivi per la capacità territoriale; alcune strutture sono datate e l’ambiente è danneggiato. L’ultima fase è quella della post-stagnazione. Esistono diverse alternative che dipendono anche dal management della destinazione:

  • declino → uscita dal mercato turistico
  • rilancio → riposizionamento sul mercato con nuovi prodotti e mercati
  1. Destination marketing → si applicano le teorie del marketing mix alla destinazione. Creo una comunicazione di chi sono verso i target che voglio attrarre. Il marketing di destinazione rappresenta una scelta per superare i comportamenti free riding, per sfruttare economie di scala e di raggio d’azione, per valorizzare i prodotti globali della destinazione anziché i singoli prodotti specifici
  2. Destination management → in questo momento, l’attenzione si sposta più sul livello di strategia, cioè sul modello di interazione con l’ambiente competitivo ricercato dal distretto turistico. Questa strategia non può essere delegata alle imprese distrettuali per la mancanza di una visione ampia e per la presenza di numerosi conflitti di interessi. In questo disegno strategico ci sono anche contenuti già visti in precedenza, come le capacità di carico, la gestione del ciclo di vita e la strategia di comunicazione e marketing. I compiti del destination management sono:
  • imprimere al sistema un indirizzo strategico di fondo consistente in una visione dello sviluppo di ampio respiro
  • governare i processi politici interni avendo attenzione alla distribuzione del potere di status e delle risorse
  • creare le condizioni favorevoli per lo sviluppo: culturali, strategiche e organizzative favorevoli all’esplicarsi delle potenzialità imprenditive
  • gestire quelle attività operative che richiedono una visione distrettuale e che risulterebbero pertanto “non ottimizzate” se delegate alle imprese distrettuali Le sfide del destination management sono:
  • Assenza di relazioni gerarchiche nelle relazioni con le imprese distrettuali
  • Elevata frammentazione della struttura produttiva locale, con la conseguente moltiplicazione degli interlocutori e delle visioni dello sviluppo
  • Carattere pubblico (fallimento di un sistema di mercato basato sui prezzi) di numerosi prodotti e servizi oggetto di gestione sovraordinata Questo modello fa capire il contesto nel quale una destinazione si muove. Non si può gestire un ciclo di sviluppo senza una gestione sovraordinata di meta- management. Dal punto di vista della gestione dello sviluppo di una destinazione, questo modello classifica le destinazioni su due dimensioni: incisività dei sistemi di regolazione (limitata o elevata) e intensità dello sfruttamento turistico (limitato o elevato).

- VALUTAZIONE DELLA PERFORMANCE:

- CASO ADLER:

1. Adler ha una strategia di successo? Quali risultati competitivi (customer satisfaction, occupazione, stagionalità, prezzi, fidelizzazione)? Quali risultati economici (redditività, indebitamento, ecc.)? ➢ Risultati competitivi:

  • Customer satisfaction: elevatissima (allegato 2) → ha una media di 4,8 su 5
  • Occupazione: più alta dei concorrenti (allegato 1)
  • Stagionalità: (allegato 1) → inverno alta occupazione; estate occupazione media con periodi di basso utilizzo
  • Prezzo: superiore ai concorrenti del 15%-20% (allegato 4) → ci sono dei picchi (estate, settimana
    1. legati ad eventi che si svolgono in quella destinazione (campionati bici)
  • Elevata fidelizzazione ➢ Risultati economici: - Bassi margini: RN è quasi nullo (allegato 3)
  • Alti ammortamenti: pari al 17,8% del fatturato (allegato 5) → ristrutturazioni, elevati investimenti
  • Elevati costi del personale (allegato 5): vedo i margini unitari. Il personale è per la maggior parte stagionale e non del posto, quindi oltre a ricevere lo stipendio, gli viene offerto anche vitto e alloggio: elevato costo. Il personale fisso invece riguarda per esempio cuochi, direzione generale, parte di marketing e di accoglienza → personale fidelizzato che consente di stabilire un rapporto di fiducia con i clienti e si evitano corsi di aggiornamenti, ecc.
  • Elevati oneri finanziari → alto indebitamento (MT/CN)

Ha una strategia di successo → i risultati competitivi sono buoni anche se fanno fatica a tradursi in una buona marginalità. 2. Che scelte compie Adler a livello di struttura (competenze distintive), sistema di prodotto (vantaggio competitivo), clientela (fattori critici di successo), relazione con il network di destinazione? 3. Quali sono le criticità che emergono dall’analisi della strategia?

  • bassa occupazione estiva che pesa per la metà dell’apertura dell’albergo
  • pricing basso: ha un servizio da 5* ma il prezzo resta come se ci fosse un servizio da 4* + costo personale

- IL GOVERNO DELLA DESTINAZIONE

Il successo delle destinazioni turistiche non è legato a uno specifico modello di governo, ma dipende dalla coerenza del modello adottato con le caratteristiche del contesto storico, culturale e sociale e alle peculiarità delle risorse della destinazione. Questo modello è tratto dall’articolo “Archetypes of destination governance” (vedo community) in cui si fa uno sforzo di sistematizzazione dei modelli possibili di governance di un territorio, a partire da due dimensioni: la prima riguarda l’organizzazione delle funzioni di governo (coordinamento tra attori, identificazione di risorse chiave, ecc.): possono essere concentrate in un solo attore/ente oppure diffuse sul territorio, portate avanti da più attori in contemporanea; la seconda dimensione riguarda i meccanismi di coordinamento: questi meccanismi fra gli attori territoriali possono essere forti o deboli. (Da ricordare che si parla sempre di destinazioni community, non ci sono rapporti gerarchici!). A seconda di come sono caratterizzate queste due dimensioni, si formano diverse situazioni:

  1. Quando i meccanismi di coordinamento sono forti e quindi gli operatori si coordinano molto bene fra di loro, ma le funzioni di governo sono diffuse → DMO ha un ruolo imprenditoriale
  2. Quando i meccanismi di coordinamento sono forti e le funzioni di governo sono concentrate → governo normativo
  3. Meccanismi di coordinamento deboli + funzioni di governo concentrate → impresa guida
  4. Meccanismi di coordinamento deboli+ funzioni di governo diffuse → governo frammentato La possibilità per una destinazione community di attuare l’azione di destination management è legata all’esistenza di una struttura organizzativa che si faccia carico di gestire processi di meta-management essenziali per lo sviluppo della destinazione. Questo compito può assolto da imprese private, network di imprese (privati o pubblico-privati), enti pubblici e/o territoriali. La destination management organization (DMO) si configura come organismo di meta-management che indirizza l’operato di tutti gli attori locali, dando esecuzione alla politica turistica decisa a livello di territorio. - STRUTTURE, RUOLI E RESPONSABILITÀ Ci sono tanti e diversi soggetti chiave nel governo di destinazione, come ad esempio: governi nazionali, provinciali o regionali, agenzie di sviluppo economico, enti parco, enti di gestione di trasporti, aziende di diversi settori (hospitality, ristorazione, leisure, …), DMO, intermediari, ecc. Le funzioni chiave di destination management emarketing sono:

A quale livello si svolgono queste azioni? Ci sono tre possibili livelli: locale, regionale e nazionale. Esistono delle differenze tra l’approccio che ha il settore pubblico alle azioni di meta-management rispetto a quello privato: SETTORE PUBBLICO SETTORE PRIVATO Approccio di lungo periodo Approccio tattico di breve periodo Creazione di una destination awareness Focus sulle vendite Ambito pubblico di intervento Costumer relationship management Supporto alle PMI Focus su opportunità di mercato emergenti Assicurazione della qualità Velocità di decisione e azione Imprenditorialità A seconda del ruolo affidato ad un settore, ci sono dei limiti:

La DMO assume un ruolo di leadership nel guidare la destinazione all’ottenimento di risultati competitivi elevato ed ha capacità comunicative e abilità politica necessaria per coordinare gli interessi degli stakeholder e per fare in modo che i benefici siano percepiti come equamente distribuiti. In sintesi, l’azione della DMO ha principalmente tre obiettivi:

  1. Esprimere l’orientamento strategico della destinazione → visione e posizionamento desiderato
  2. Gestire i processi di realizzazione della strategia → gestione sovraordinata
  3. Realizzare e mantenere un equilibrio sul fronte dei mercati turistici ( equilibrio competitivo → esterno) e sul fronte del sistema degli stakeholder: coordinarli ( equilibrio istituzionale → interno). I due livelli sono strettamente interconnessi. ➔ Esempi di alcuni casi di successo: ➢ Ci sono tre modelli possibili → 1_. Barcellona_ : città che già dagli anni ’90 si è mossa con una DMO autonoma con compiti strategici e operativi, fondata dal comune e dalla camera di commercio. Le prime destinazioni urbane, quindi, utilizzavano questo modello anni ’90: modello pubblico con un’agenzia finanziata dal comune, dalla camera di commercio, dalla regione, ecc. Ci sono poi altri modelli più legati alla promozione del territorio nel suo insieme: 2. Manchester : il turismo è visto come un driver di sviluppo del territorio su cui far leva per raggiungere un’attrattività più ampia. Marketing Manchester è un’agenzia controllata al 100% dalla città metropolitana che ha al suo interno un brand turistico gestito da uno staff dedicato di marketing Manchester. Quindi, l’agenzia di promozione territoriale è in collegamento con l’agenzia di sviluppo economico. Un altro modello è quello usato da:
    1. Lione. La città negli ultimi anni si è sviluppata molto dal punto di vista turistico, tramite una gestione integrata. Il soggetto centrale è la città metropolitana, che ha al suo interno un dipartimento di turismo che si occupa dell’attrazione degli eventi, dello sviluppo turistico della città, raccoglie la tassa di soggiorno, ecc. L’ultimo modello si basa quindi sul dipartimento del turismo della città metropolitana e DMO operativa. Le caratteristiche comuni ai casi di successo analizzati, oltre a funzionare ai meccanismi della governance (analizzare i risultati competitivi, devono essere positivi → dimensione competitiva; dimensione istituzionale → coordinamento fra attori locali), sono:
  • Coordinamento con il livello regionale e nazionale:
  • Sostenibilità del modello di finanziamento: si parte con un modello di finanziamento che si può autosostenere nel tempo. Esempio di Barcellona: budget di 62 milioni di euro, di cui il 90% sono ricavi propri. La DMO svolge direttamente attività turistiche. Molto diverso è il modello di Francoforte, dove la parte dei fondi pubblici (comune) è pari al 40%. Il peso dei fondi pubblici è ancora più importante per la città di Lione: l’ufficio di turismo (il dipartimento) si finanzia per il 65% dai fondi pubblici, che vengono dalla città metropolitana. Manchester è abbastanza simile a Francoforte.
  • Coinvolgimento delle imprese:
  • Integrazione con la governance della città: visitor economy; brand unico; turisti come temporary citizen ➔ Livello locale ➔ Livello regionale ➔ Livello nazionale

flussi di traffico passeggeri, attualmente limitate alle sole origini e destinazioni (O&D) aeroportuali per point of sales (punto in cui è stato venduto il biglietto aereo). Analizzare l’O&D del viaggio consente di:

  • Capire da dove arriva, quale itinerario aeroportuale utilizza e dove va il passeggero residente nella catchment area
  • Mappare il bacino gravitazionale di MXP per i non residenti (italiani e non) nella catchment area
  • Mappare la mobilità dei non residenti italiani
  • Capire lo share SEA rispetto ad aeroporti concorrenti e misurare potenziali flussi di traffico non tracciati dai sistemi attualmente utilizzati 2. Ampliamento catchment area: sviluppo dell’intermodalità per l’ampliamento della catchment area → La catchment area di Milano è il maggior generatore di ricavi di traffico aereo. I progetti di intermodalità (air+train/bus) saranno in grado di estendere ulteriormente la catchment area al fine di stimolare la propensione a viaggiare da/per MXP. 3. Offerta integrata del territorio:partecipazione a tavoli di lavoro e comitati strategici: Presenza di SEA all’interno di gruppi di lavoro che definiscono le linee strategiche sul turismo a livello nazionale e locale. Nello specifico: ENIT; Federturismo Confindustria; Assolombarda; Regione Lombardia; Milano&Partners, Mico. → proposte turistiche per segmenti di passeggeri: Proposte turistiche per segmenti di passeggeri SEA agevola partnership per la creazione di proposte turistiche destinate ai passeggeri dei vettori aerei, coinvolgendo attivamente un selezionato numero di operatori turistici (tour operator nazionali e internazionali) specializzati nell’incoming. → tour per target specifici e tour “stopover” per passeggeri in transito a Milano + pacchetticampagne di comunicazione per la promozione della destinazione: Supporto alla diffusione della campagna di comunicazione per la promozione della destinazione e degli eventi del Comune di Milano Milano&Partners e di Regione Lombardia. **4. Promozione e networking:
  • WORLD ROUTES 2020:** come la partnership fra i diversi attori del territorio può rendere una destinazione più attrattiva generando nuovi servizi e aprirsi a nuovi mercati. World Routes è l’evento più importante dell’”Aviation Industry” che riunisce compagnie aeree, aeroporti e i principali attori del turismo di tutto il mondo. L’evento attrae rappresentanti da tutto il mondo, offrendo l’occasione di identificare le opportunità di business, negoziare e costruire relazioni. Gli eventi World Routes si caratterizzano rispetto ad altre manifestazioni analoghe in quanto generano indotto economico per l’industria dell’aviazione e il territorio ospitante in modo congiunto. Gli aeroporti e le città che diventano Host di un evento Routes sono spesso quelle realtà che vogliono comunicare un messaggio specifico al network e ai rappresentanti del settore turistico (i.e. il riposizionamento turistico in mercati consolidati o il posizionamento in nuovi mercati). SEA Milan Airports in partnership con il Comune di Milano, la Regione Lombardia, ENIT e l’aeroporto di Bergamo ospiterà a Milano il World Routes 2020, 5-8 settembre, nei padiglioni di Fiera Milano a Rho. Questo evento rappresenta una grande opportunità per lo sviluppo del territorio, al fine di:
  • Consolidare la crescita degli aeroporti di Milano e aprire nuove rotte
  • Rafforzare la visibilità del brand Milano e Lombardia a livello internazionale
  • Presentare al top management del settore aviation la destinazione e i servizi del SISTEMA LOMBARDIA grazie alla partecipazione congiunta di tutti gli attori del territorio - I PROCESSI DI META-MANAGEMENT E LA VALUTAZIONE DELLA STRATEGIA DI DESTINAZIONE La strategia di destinazione è l’insieme di risorse tangibili ed intangibili che vengono organizzate dal territorio per offrire un certo tipo di esperienza disegnata sulle attese di specifici flussi di visitatori, i quali, se soddisfatti, generano reddito che può essere reinvestito nelle risorse locali. Questo circolo virtuoso, se ben gestito, è quello che riguarda l’equilibrio competitivo del territorio. D’altra parte, c’è un equilibrio istituzionale, che fa collaborare tutti gli attori che gestiscono servizi e risorse della destinazione. Senza la cooperazione tra attori non si genera reddito sufficiente che consente un miglior posizionamento. Questa cooperazione è molto complessa non essendoci una gerarchia fra i diversi stakeholder. Ogni destinazione ha: ✓ Vantaggio comparativo: riguarda la disponibilità di risorse ed attrattori (naturali, artificiali, culturali, ambientali, ecc.). Questo vantaggio è legato alla dotazione di risorse di partenza (contesto naturale, storico, artistico, sviluppo economico della destinazione, …). ✓ Vantaggio competitivo: riguarda le azioni intraprese dalla destinazione per valorizzare le risorse e attrattori. È legato alla valorizzazione e allo sfruttamento delle risorse e quindi all’efficienza e all’efficacia con cui la dotazione di risorse esistente è utilizzata dai responsabili delle politiche di sviluppo, della strategia e della gestione della destinazione. I processi di meta-management si collocano proprio a livello dello sfruttamento della dotazione di risorse per arrivare ad avere un vantaggio competitivo. Quindi, per mantenere un equilibrio competitivo ed istituzionale duraturo, occorre realizzare una serie di processi di meta-management a livello di destinazione: ➢ Processi primari: attività direttamente riconducibili allo sviluppo e alla comunicazione delle offerte di destinazione. Questi processi riguardano quindi la parte sinistra del modello, ovvero l’equilibrio competitivo. I processi primari si occupano delle decisioni relative alla valorizzazione delle risorse, ai prodotti, ai mercati e alla comunicazione/vendita di offerte. È fondamentale una gestione efficace di questi processi, per far sì che la destinazione possa: