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Riassunto delle dispense con appunti presi a lezione. Il documento include anche i vari seminari presentati a lezioni dagli ospiti, nonché esperti del settore turistico.
Tipologia: Dispense
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Fino agli anni ‘70 si è verificata una forte espansione della domanda e uno sviluppo spontaneo delle località turistiche italiane. Dagli anni ’80 in poi, invece, si è caratterizzato dalla prevalenza dell’offerta sul primato della domanda. Due furono gli aspetti principali:
La destinazione può essere osservata da due punti di vista diversi: ✓ punto di vista dell’ offerta → è la destinazione stessa che di autodetermina ✓ punto di vista della domanda → è il punto di vista del turista I diversi punti di vista portano a diverse definizioni dei confini della destinazione → esiste un problema di identificazione e riconoscimento della destinazione. Per quanto riguarda la prospettiva dell’offerta , è la destinazione che decide i suoi confini amministrativi. La destinazione è definita dall’interno ha confini certi che coincidono con i limiti amministrativi. La destinazione esiste in quanto attua processi organizzativi, gestionali e commerciali per sostenere la propria offerta, che deve però trovare corrispondenza con la percezione della domanda (sense making). Tutte le imprese che sono presenti all’interno dei confini della destinazione possono essere divise in due gruppi a seconda del legame con il turista. Per alcuni settori il turista è l’unico target, mentre per altri il turista è uno dei target. Nel gruppo 1 rientrano le imprese per le quali il turismo rappresenta il 100% del business, come ad esempio imprese di trasporto aereo, alberghi ecc., che dipendono dal turismo business e leisure. Nel gruppo 2 invece, rientrano le imprese che dipendono in parte dal turismo e in parte da una componente di business locale legato ai residenti come ristoranti, taxi, attrattive locali, ecc. Il secondo gruppo tiene conto del punto di vista della destinazione (territorio amministrativo) e dell’area generante (cliente) → prospettiva olistica che ha una corrispondenza fra percezione del mercato (domanda) e l’organizzazione interna della destinazione (offerta). Nella prospettiva olistica, il sistema turistico assume come punto di riferimento il soggetto che interpreta l’esperienza turistica. Il sistema settoriale trova nell’elemento geografico una precisa sequenza, anche temporale ed è descritto come un insieme di settori e di beni (economici e non). Il sistema è aperto. Le dimensioni e l’ambito geografico sono da mettere in relazione con le esigenze del soggetto che interpreta e vive l’esperienza turistica.
Il destination management è un’attività di gestione sovraordinata che uno specifico territorio (DT) mette in atto. Il vantaggio competitivo di una destinazione, ovvero la sua capacità di realizzare condizioni di sviluppo e risultati economici superiori alla media, dipende principalmente da due elementi che non possono essere presi in considerazione in modo separato: ➢ decisioni di posizionamento complessive della destinazione (destination management): le scelte che il territorio fa per attirare uno specifico target capendo il tipo di offerte (ES: Milano ha fatto scelte chiare puntando sul design e sulla moda) ➢ decisioni di posizionamento intraprese dalle singole imprese della destinazione (strategia competitiva d’impresa) Questi due livelli hanno bisogno di una coerenza strategica. I contenuti della gestione sovraordinata sono quattro:
fuori moda. Il turismo porta flussi considerevoli e a volte eccessivi per la capacità territoriale; alcune strutture sono datate e l’ambiente è danneggiato. L’ultima fase è quella della post-stagnazione. Esistono diverse alternative che dipendono anche dal management della destinazione:
1. Adler ha una strategia di successo? Quali risultati competitivi (customer satisfaction, occupazione, stagionalità, prezzi, fidelizzazione)? Quali risultati economici (redditività, indebitamento, ecc.)? ➢ Risultati competitivi:
Ha una strategia di successo → i risultati competitivi sono buoni anche se fanno fatica a tradursi in una buona marginalità. 2. Che scelte compie Adler a livello di struttura (competenze distintive), sistema di prodotto (vantaggio competitivo), clientela (fattori critici di successo), relazione con il network di destinazione? 3. Quali sono le criticità che emergono dall’analisi della strategia?
Il successo delle destinazioni turistiche non è legato a uno specifico modello di governo, ma dipende dalla coerenza del modello adottato con le caratteristiche del contesto storico, culturale e sociale e alle peculiarità delle risorse della destinazione. Questo modello è tratto dall’articolo “Archetypes of destination governance” (vedo community) in cui si fa uno sforzo di sistematizzazione dei modelli possibili di governance di un territorio, a partire da due dimensioni: la prima riguarda l’organizzazione delle funzioni di governo (coordinamento tra attori, identificazione di risorse chiave, ecc.): possono essere concentrate in un solo attore/ente oppure diffuse sul territorio, portate avanti da più attori in contemporanea; la seconda dimensione riguarda i meccanismi di coordinamento: questi meccanismi fra gli attori territoriali possono essere forti o deboli. (Da ricordare che si parla sempre di destinazioni community, non ci sono rapporti gerarchici!). A seconda di come sono caratterizzate queste due dimensioni, si formano diverse situazioni:
A quale livello si svolgono queste azioni? Ci sono tre possibili livelli: locale, regionale e nazionale. Esistono delle differenze tra l’approccio che ha il settore pubblico alle azioni di meta-management rispetto a quello privato: SETTORE PUBBLICO SETTORE PRIVATO Approccio di lungo periodo Approccio tattico di breve periodo Creazione di una destination awareness Focus sulle vendite Ambito pubblico di intervento Costumer relationship management Supporto alle PMI Focus su opportunità di mercato emergenti Assicurazione della qualità Velocità di decisione e azione Imprenditorialità A seconda del ruolo affidato ad un settore, ci sono dei limiti:
La DMO assume un ruolo di leadership nel guidare la destinazione all’ottenimento di risultati competitivi elevato ed ha capacità comunicative e abilità politica necessaria per coordinare gli interessi degli stakeholder e per fare in modo che i benefici siano percepiti come equamente distribuiti. In sintesi, l’azione della DMO ha principalmente tre obiettivi:
flussi di traffico passeggeri, attualmente limitate alle sole origini e destinazioni (O&D) aeroportuali per point of sales (punto in cui è stato venduto il biglietto aereo). Analizzare l’O&D del viaggio consente di: