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L'evoluzione del concetto di stato, monarchia e giurisdizione in europa durante il medioevo e l'età moderna. Della consolidazione di rapporti sinallagmatici tra signori e territori, l'istituzionalizzazione di questi rapporti e la nascita dello 'stato'. Vengono analizzate le differenze tra modelli teorici di hobbes, bodin e althusius e la loro influenza sulla evoluzione politica. Il testo illustra come il ruolo del sovrano, la legittimazione divina e l'irresponsabilità del re sono strumenti utilizzati per allontanare i sovrani dalla responsabilità del governo.
Tipologia: Appunti
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L’evoluzione lenta è che questa struttura molto personalistica, un signore che stipula patti, scambi di utilità, su un territorio sempre più ampio all’interno del quale questo rapporto sinallagmatico, si arricchisce e prolifera. Diventa un territorio che riesce a essere governato, difeso e coeso. L’utilità di singoli rapporti è tra persone o tra piccole entità (piccoli feudi). Il tutto va a comporre il regno. Questa situazione va via via consolidandosi in alcune aree Europee. L’affermazione dei regni di matrice medievale è prevalente nell’area occidentale dell’Europa (UK, F, E). Quest’assetto progressivo viene via via percepito come un ordine utile che dà stabilità. Si sono istituzionalizzati quei rapporti che erano nati in origine in modo occasionale. L’istituzionalizzazione di questi rapporti è quello che noi identifichiamo come uno “Stato”. Questi fattori portano al consolidamento di un’organizzazione che si mantiene negli anni. Questo modello organizzativo passa attraverso 2 esigenze:
Questi due elementi sono due strumenti che allontanano i sovrani dalla responsabilità dell’esito del proprio governo. Sono artifici funzionali a rendere irresponsabili i regnanti rispetto alla comunità organizzata nel suo insieme o a parte di essa. Quindi il modello di stato che si va affermando è legato a due capisaldi che noi oggi non riconosciamo più, l’investitura divina del Re e l’irresponsabilità del Re. Quindi il Re è rappresentativo in quanto mandatario, cioè rende presente in terra la divinità che non esisterebbe se non fosse rappresentata dal Re. Il costituzionalismo moderno avrà ovviamente un contenuto radicalmente diverso (la struttura del comando è dal basso verso l’alto).
In queste aree geografiche (UK, F, E) l’UK ha sicuramente un’evoluzione più veloce rispetto alle altre. Il modello teorico di Hobbes è quello che fa la differenza dell’evoluzione degli stati nella fase pre- settecentesca. La lettura che fornisce H. e sulla quale la monarchia Tudor si ispira, è molto lontana dalla visione della monarchia assoluta francese o spagnola. È un modello più legato al modello feudale. H. dice che se comunità organizzata c’è, indipendentemente dagli aspetti di cautela che questa comunità va sviluppando, è il frutto del consolidamento delle convenzioni, cioè dei contratti, che all’interno di quella comunità si sono stipulati tra i sudditi e i feudi, e tra i feudi e la corona. Considera nodale questo rapporto contrattuale convenzionale, e ne deriva un tipo di organizzazione la cui esistenza è garantita dal sovrano. È un po’come dire che i rapporti feudali si sono instaurati in forza del ruolo dominante del Re. Ma la comunità organizzata ha una sua genesi autonoma e indipendente rispetto al progetto di espansione del Re. Il monarca si deve adeguare se vuole sopravvivere. H. parte dal fatto che c’è una forza istituzionalizzatrice che ha una sua autonomia e quindi la scintilla non è data dal processo feudale posto in essere dal monarca, ma quasi da esso imposto. Quindi nella prospettiva Hobbesiana il rapporto tra feudi e Re non deve essere così assoluto (ab soluto, quindi svincolato). Non è assoluto rispetto al diritto pattizio che è il collante di quella comunità. Il modello radicalmente diverso è quello che va diffondendosi in Francia attraverso Bodin che invece ha tutte le caratteristiche per giustificare l’assolutismo, cioè del ruolo capriccioso della classe dominante sui sudditi. La radicalizzazione di B. è più teocratica. È totalmente assente l’idea della responsabilità ed è fortissima la componente della legittimazione divina. Il Re esiste perché è mandatario della divinità, quello che deve garantire è la persistenza del regno che gli è stato affidato dal mandante, ovvero la divinità. Il Re sta sopra e fuori dalla comunità. Il Re esiste perché è legittimato dalla divinità. L’assolutezza regia francese è una non obbedienza alle regole che io stesso impongo. I destinatari sono obbligati a obbedire, ma io no. È un’assolutezza insanabile. Non c’è soluzione a ricondurmi, come monarca, all’interno della comunità. La comunità o rimane suddita o si autodetermina. Questo è l’effetto della rivoluzione francese. Non ha spaccato dal punto di vista istituzionale un modello. L’ha semplicemente ripulito rispetto all’influenza esterna che quel modello organizzativo aveva. La comunità francese riconosce una propria e autonoma autorità che
elabora nel concetto di nazione. Si sviluppa in fase rivoluzionaria un’idea astratta di “sentimento” – la nazione, e non un’idea strutturata di stato. Perché l’organizzazione rimane, quello che cambia è la percezione di sé, è l’autocoscienza.
Il terzo modello teorico che ha una influenza fortissima alla fine dell’800 è quello di althusius (centro Europa) è il precursore del federalismo. Va contro il modello di Bodin. Lui osserva i modelli dell’Europa centrale (CH e NL) dove ci sono organizzazioni compatte che non sono semplicemente organizzate con il patto feudale. L’oggetto del governo, per A. è qualcosa di più dei singoli e delle aggregazioni di singoli in funzione di un’utilità elementare, economica e di sopravvivenza (il feudo). In Europa centrale esiste una consolidata organizzazione più sofisticata in ambiti territoriali che hanno una propria identità geografica e che nonostante la loro individualità e autonomia, vivono la loro organizzazione comunitaria in una dimensione allargata di accordi di reciproca utilità. I cantoni svizzeri hanno tradizioni culturali diverse. I singoli cantoni dal punto di vista organizzativo, avevano le capacità di essere autonomi. I cantoni a un certo punto hanno ritenuto, non riconoscendo un’autorità superiore, di individuare degli aspetti organizzativi comuni che le accomunasse (libero scambio, difesa ecc.)…. Non esiste il Re, c’è un’idea di utilità superiore. Questo è un modello che si attaglia perfettamente all’idea di federalismo. Il federalismo USA è per unione.
Quando parliamo di organizzazione della comunità, abbiamo sempre fatto riferimento a uno dei due rami dell’esercizio del potere – gubernacolum – imporre delle regole e delle decisioni. Il potere politico è una forma di razionalizzazione, perché le risorse sono sempre scarse. La scelta politica è quella di allocare risorse per singoli obiettivi, e portare a compimento i possibili progetti. Il potere politico si basa su delle scelte. Di fronte a 2 eventi io devo fare la scelta politica di come gestire i 2 eventi e con quale priorità. Laddove sbaglia viene tagliato fuori. Esiste un altro ramo del potere che è la iurisditio (pag.20). La iurisditio è la funzione di enunciare diritto, di non operare delle scelte politiche ma di elaborare un sistema di regole, è l’attuazione del gubernacolum. La iurisditio è esercitata da una classe separata dal sovrano che sono i giudici. I giudici dell’epoca assolutistica non sono i risolutori di controversie, ma sono dei funzionari nominati dal Re, quindi investiti dal Re dell’autorità di rendere diritto, ma non godono dell’irresponsabilità perché hanno un parametro cui si attengono, ovvero la coerenza del sistema giuridico. La grande trasformazione delle monarchie assolute agli stati moderni, passa anche attraverso i giudici. I giudici non sono coloro che difendono i diritti dei cittadini vs le violazioni da parte dell’organizzazione statale, sono funzionali del Re che devono tradurre l’indirizzo politico del Re. I giudici sono fedeli a sé stessi prima ancora che al Re. Questa fedeltà fa si che possano solo in parte o negare addirittura l’indirizzo regio. Consisteva nel tradurre, verbalizzare, dei precetti enunciati dal Re in attuazione del suo indirizzo. Questi precetti venivano interinati nella misura in cui fossero coerenti con i precetti precedenti. Si dava una coerenza di assetto all’indirizzo politico. Il Re era irresponsabile ma il precetto poteva essere negato per mano del giudice in forza della coerenza delle regole.