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Della evoluzione dell'idea di stato attraverso l'organizzazione feudale e la conseguente concentrazione monarchica in europa occidentale. Esplora la differenza tra lo stato feudale e lo stato nazionale, con un focus sulla componente di assimilazione culturale e il ruolo della rappresentanza. Il testo illustra come la nazione si riconosca per elementi di comunanza culturale che prescindono dal riferimento di un medesimo ambito territoriale.
Tipologia: Appunti
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2 novembre non c’è lezione.
La differenza dell’idea di stato che si è evoluta attraverso l’organizzazione feudale e che ha dato luogo alla concentrazione monarchica nell’Europa occidentale è una idea di stato che parte dalla premessa feudale e che è fortemente centrata sulla dimensione territoriale. Dato un territorio, tutto ciò che sta sopra quel territorio, rientra nell’accezione di stato. Il rapporto è il dominio dell’uomo sulla cosa, quindi privatistico. Le cose cambiano alla fine del ‘700. Questo nuovo modello si chiama “stato nazione”. Che cosa cambia? La componente di assimilazione cultuale cambia. Il territorio viene via via ad non essere l’unico punto di riferimento di una comunità. La comunità si riconosce per elementi di comunanza culturale che prescindono dal riferimento del medesimo ambito territoriale. Es. la Germania ha subito uno sfregio nazionale, è stata divisa in 2 ambiti territoriali – la repubblica federale tedesca e la repubblica democratica tedesca. Il territorio è stato tagliato, ma la nazione no. La costituzione della Germania dell’Ovest si chiama come costituzione provvisoria nell’attesa dell’unificazione dello stato tedesco. Nel 1989 non viene adottata dalla Germania unita una nuova costituzione, ma viene solo estesa la costituzione del 1949 applicata dalla Germania dell’Ovest. L’esperienza tedesca ci dice che esisteva una nazione, nonostante non ci fosse una unità territoriale. L’idea di nazione è perpetua, l’idea invece di stato (solo dal punto di vista territoriale) è solo eventuale. L’espansione territoriale costituisce una progressiva trasformazione degli elementi culturali.
Ruolo della rappresentanza il problema legato alla rappresentanza, è chi rappresenta chi e con quali poteri? Nella accezione pubblicistica moderna il rappresentante non rende esistente un rappresentato che diversamente non esisterebbe. Es. se il sovrano è il rappresentante di Dio, il sovrano rende esistente dal punto di vista fisico un rappresentato (Dio) che altrimenti non esisterebbe (concezione antica). L’accezione moderna di rappresentanza non tollera che il rappresentante dia corpo, renda esistente un rappresentato che non c’è.
Nella dimensione feudale esisteva l’idea della sostituzione, il rappresentante del signore feudale non aveva potere di trattare nei confronti del Re. La legittimazione è un dato molto importante, ma non ha margini. Con il vincolo di mandato, paradossalmente, si rafforza il legame tra mandatario e mandante. Il rapporto tra mandante e mandatario è fortissimo, quindi l’obbedienza dei limiti del mandato condiziona l’esistenza del mandatario. Il vincolo di mandato indebolisce molto anche l’interlocutore, perché il mandatario può agire solo nei limiti del mandato e quindi chi viene depotenziato è l’interlocutore, perché non può trattare. Lo scenario che si è andato a creare è che nella situazione “antica” il sovrano parlava per sé stesso, i suoi feudatari potevano parlargli attraverso dei delegati, quindi in un certo senso indebolendo la posizione del sovrano perché è come se non avesse interlocutori. Durante l’assolutismo in cui il sovrano avrebbe potuto dialogare con i feudatari, aveva difficoltà a trattare se non con i diretti interessati. Questa situazione si è trasferita nelle assemblee successive agli eventi rivoluzionari in Francia. In queste assemblee sedevano i rappresentanti delle classi, i nobili, il clero, il terzo stato ecc. entità collettive che avevano lì i loro rappresentanti. Questi avevano un mandato rappresentante, queste in quelle assemblee c’era una lotta sui numeri. La posizione dell’assemblea era la risultante dei voti dei rappresentanti, ovviamente pesava di più chi aveva più voti. Questa è una posizione conservativa, si replica la rigidità dei rapporti che esisteva prima della istituzione di assemblee rappresentative. Questo modo di lavorare della assemblee si modifica man mano che si rafferma l’idea di stato nazione, perché a quel punto vanno a sedere in aula non dei gruppi, ma all’opposto c’è una unità di valori a monte. La nazione per decidere si organizza in una assemblea di suoi rappresentanti, non di parti di essa. La nazione scioglie al suo interno le parti e si afferma nella sua unitarietà. Ogni deputato è rappresentante della nazione e non dei vari gruppi. Quindi il singolo deputato interpreta il ruolo dell’unità nazionale, gli obiettivi della nazione, senza vincolo di mandato perché non c’è un soggetto a monte che lo comanda. Viene meno il vincolo di mandato perché non c’è più il mandante. Siamo nella fase finale del ‘700.