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Questa lezione esplora il concetto di salus animarum, o salvezza delle anime, come obiettivo supremo dell'ordinamento canonico della chiesa. Il diritto canonico, differente da altri ordinamenti giuridici, ha radici in un ordinamento supremo senza limiti spaziali e temporali, il cui fine supremo è la salvezza eterna. La lezione discute anche delle differenze con altri ordinamenti religiosi, come l'islamico e ebraico, e la distinzione tra diritto divino e diritto umano nel diritto canonico.
Tipologia: Appunti
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Lezione 29.2 – LA SALUS ANIMARUM (1-4) slide 29.2 (n. 1-4) La salus animarum è fattore inerente alla struttura stessa dell’ordinamento della Chiesa. Il fine dell’ordinamento canonico, come accennato, non è, come negli altri ordinamenti giuridici circoscritto negli angusti limiti della vita umana e della realizzazione dei beni temporali necessari alla medesima. Il diritto della Chiesa, che ha le sue profonde radici in un ordinamento supremo che non conosce limiti di spazio e di tempo, ha il suo fine supremo in un bene ultramondano che non ha eguale, è assoluto, immutabile, insostituibile: la salvezza eterna delle anime E’ vero che il fine immediato dell’ordinamento canonico - quello al quale immediatamente si dirige - è l’ordine sociale giusto della comunità ecclesiastica e, pertanto, questo ordinamento si indirizza a regolare quelle relazioni, situazioni o condotte che si dirigono al bene comune della Chiesa-società, a stabilire l’ordine sociale giusto nella Chiesa, ordinando e conducendo i fedeli al bene comune. Ma il bene comune della Chiesa (che può farsi coincidere con la perpetuazione della missione di Cristo nella sua dimensione sociale) costituisce un fine meramente relativo perché esso si pone in diretta connessione con il fine ultimo, assoluto, di tutti i membri della Chiesa, la salvezza delle anime. Considerazione e applicazione della salus animarum :
Differenze con altri ordinamenti I diritti religiosi sono accomunati dal fondamento in una legge rivelata da Dio. D’altra parte, esistono numerose differenze tra il diritto canonico e quello islamico ed ebraico. In particolare, è importante il rilievo che assumono nelle diverse legislazioni le materie secolari. Mentre tutti appaiono ugualmente interessati a disciplinare gli aspetti più propriamente religiosi dell’esperienza umana, soltanto il diritto islamico e il diritto ebraico continuano a ritenere che sia proprio compito regolarne anche gli aspetti secolari. Altra importante differenza tra i diritti religiosi che stiamo esaminando è il ruolo affidato alla legge nell’economia della salvezza. Secondo una tradizione rabbinica Dio, il padre, ha dato in sposa sua figlia, la Torah , cioè la legge, al popolo di Israele: basta questo per marcare tutta la differenza con la dottrina cristiana, secondo cui il nuovo Israele, la Chiesa, ha sposato non la legge ma il Figlio di Dio, Cristo. Ma attenzione, il fatto che il diritto rivesta nell’islam un rilievo pari a quello che ha nell’ebraismo non significa però che svolga la stessa funzione. Il messaggio centrale dell’islam e del diritto stesso è la sottomissione completa dell’uomo a Dio mentre l’intero diritto ebraico è costituito sul modello del patto che presuppone un elemento di consensualità e reciprocità. I tre diritti in oggetto, poi, si differenziano in quanto nel diritto islamico ed ebraico mancano istituzioni che hanno un vero e proprio potere legislativo. Tra il diritto canonico ed i diritti secolari esistono molti elementi di somiglianza, essendo l’uno e gli altri espressione dello stesso fenomeno giuridico. Più interessante è cogliere alcuni elementi differenziazione. Un elemento è dato dal carattere universale del diritto canonico. Ancora, mentre il diritto canonico conosce la fondamentale distinzione tra diritto divino e diritto umano, nei diritti secolari il diritto è sempre di origine umana. Sconosciuta al diritto