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Nel documento è presente l'analisi completa della tragedia Edipo Re di Sofocle. Compreso di trama, analisi, e particolarità. Perfetto per affrontare un'interrogazione di letteratura greca di liceo.
Tipologia: Appunti
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Nell’Edipo re l’ oracol o è al centro della tragedia. Secondo Aristotele essa era una delle opere più monumentali della letteratura, tuttavia non vinse (nell’analoga tetralogia Eschilea - cioè quella Tebana - Eschilo aveva prodotto una tetralogia legata che potesse esplorare il problema della colpa ereditaria , e il tragediografo aveva vinto). L’anno di rappresentazione è incerto: potrebbe essere stato il 429 o il 425 a.C. ma, in ogni caso, è centrale rispetto alla produzione sofoclea superstite. La tetralogia è ignota, e probabilmente non si trattava di una tetralogia legata, in quanto è autoconclusiva. Il 429 è la data della peste di Atene , il 425 è la data di rappresentazione de ‘Gli Acarnesi ’ di Aristofane , in cui ci sono dei versi che sembrano parodiati, e queste date potrebbero essere un riferimento per la datazione dell’Edipo Re.
La scena è collocata a Tebe , ed il coro è composto da un gruppo di anziani Tebani (per ricostruire ciò che è stato prima). Nella città di Tebe è scoppiata una pestilenza , e non si sa quale sia la sua origine. Edipo , che è re di Tebe, chiama Tiresia , indovino cieco, ma non crede alle sue parole, e in questo lo si può comparare ad Agamennone nel secondo libro dell’Iliade, in cui, scoppiata la pestilenza, egli chiama Calcante. Sofocle, però, costruisce l’intera tragedia su questo particolare evento. L’Edipo re è, infatti, una tragedia ‘ ad inchiesta ’. Il protagonista si trova in una condizione drammatica - reduce di una situazione simile, quella della pestilenza (dovuta alla presenza del mostro mitico, la Sfinge, a Tebe, che uccideva chiunque non sapesse rispondere al suo indovinello) che scoppia - e che si conclude
entra in crisi: il figlio di Laio e Giocasta era stato ucciso sul monte Citerone, poco dopo essere nato. Un messaggero arriva da Corinto, e riferisce che il padre Polibo, re di Corinto, è morto. Giocasta urla di gioia, e per Edipo questa pare una consolazione, fino a quando lo stesso messaggero riferisce che Polibo e la moglie non erano, in realtà, i suoi genitori biologic i. Edipo scopre che la sua vita è un dramma di cui non conosce niente. Giocasta comprende, ed invita Edipo a non continuare la sua ricerca: tuttavia, l’uomo vuole scoprire la questione. La tragedia si conclude con Giocasta, che muore impiccata, e l’accecamento di Edipo ed implora Creonte di lasciarlo rimanere con le due figlie Antigone ed Ismene. Particolarità. Il pubblico conosceva la vicenda : non c’era nessuna scoperta durante la scena. La particolarità della tragedia è, infatti, la sua costruzione. Sofocle fa in modo tale da far sentire il protagonista accerchiato. Egli ricerca se stesso: importante è, appunto, il rapporto con gli oracoli. Se nella tetralogia Tebana Eschilea al centro vi era la questione della colpa ereditaria, qui c’è l’uomo che ricerca se stesso. Se per Eschilo la profezia era un qualcosa che non poteva che avverarsi, una sorta di anticipazione; per Sofocle la drammaticità risiede nelle modalità di composizione. Il destino di Edipo è il destino tragico per eccellenza: egli fa qualsiasi cosa per evitare l’ empietà : si reca a Tebe per fuggire ciò che è stato scelto per il suo futuro, e fa esattamente ciò che era stato fatto da Laio ; la differenza, però, è che Laio avrebbe dovuto seguire l’oracolo e aggirare il suo destino per salvarsi la vita, Edipo, invece, fugge dall’empietà, e crede ciecamente a ciò che gli è stato predetto: la verità è che egli, al contrario, non conosce niente, e sbaglia anche se vuole aggirare l’ineluttabile. Ma quella di Edipo non è più una colpa : egli è vittima. Il paradosso è che Edipo, arrivando a Tebe, risolve l’indovinello della Sfinge la cui risposta è “ l’Uomo ”, ma, arrivata la seconda pestilenza nella città, non riconosce l’uomo che è colpevole di questa seconda carestia: se stesso. Edipo appare nella tragedia di Sofocle quasi come un ‘Superuomo’ , che cerca di risolvere particolari situazioni con grande autorità, ma che, poi, vede, invece, sgretolarsi la sua identità. Antinomia e cecità. C’è un’ antinomia : la ripresa sistematica del tema della cecità. Tiresia è cieco. Edipo crede che la cecità di Tiresia sia indizio della sua ‘ ignoranza ’: cioè egli crede che l’indovino gli stia mentendo. Dall’altro lato è Tiresia a dire ad Edipo di essere cieco : perché non vede ciò che, in realtà, dovrebbe vedere. Quando il protagonista si acceca lo fa perché non ha visto ciò che avrebbe dovuto vedere, ma ha visto cose turpi (quali l’accoppiamento con la madre e il fatto che insieme abbiano generato quattro figli - o fratelli - e l’uccisione del padre). Apparenza e sostanza. Nell’Edipo l’apparenza e la sostanza sono contrapposti. Egli dice “ occupandomi di Laio gioverò a me stesso ” e in realtà si rovina. “ Parlerò come estraneo a questo responso ed