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Aracoeli - Elsa Morante. Critica di Massimo Schillirò., Sintesi del corso di Letteratura Italiana

Riassunto della critica. Programma 20/21.

Tipologia: Sintesi del corso

2020/2021

Caricato il 16/04/2021

marianna-palladino
marianna-palladino 🇮🇹

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Aracoeli – Elsa Morante
Riassunto della critica di Massimo Schillirò
Se proviamo a scomporre l'incipit di Aracoeli “mia madre era andalusa” possiamo
renderci immediatamente conto del fatto che la madre sia morta e che sia straniera. Il
materno è l'origine, l'inizio. Il tempo: il passato, nel imperfetto dell’universo ciclico e
della narrazione mitica. Lo spazio: una periferia del mondo, quindi uno spazio al
favoloso ma anche al sacro.
L'argomento, o meglio l’aboutness è un’orbita, un pensiero gravitante attorno a un
centro, ma anche un'esplorazione perimetrale punto vuol dire anche che il racconto ha
di mira a un tema: con una terza metafora spaziale potremmo dire che il materno è il
suo punto di tensione, la sua meta.
L'orbita, il lignaggio, la meta: designano un (un viaggio) è un territorio. Il romanzo è il
racconto del viaggio verso e nel territorio del materno. Il viaggio ha per scopo
un’inchiesta sulle enigma del materno: cos’è la madre?
L’incipit del romanzo è una tradizionale scheda anagrafica del personaggio indicato
nel titolo. Viene usato let nonio, cioè il primo nome e il doppio cognome che sembrerà
un tratto esotico, quasi a rinforzare l’alterità dell’origine etnica. Il nome di battesimo
ha un allusività multidirezionale ed esotica, anche per via della grafia inesatta.1
Subito dopo si indicano i tratti somatici ereditari paterno e materno anche si riferibili ai
paesi di provenienza. Madre andalusa e padre piemontese.
El Almendral : fin dall’incipit Il luogo è investito da una doppia visione
1. È il deserto per l’abitante (una sassaia desertica, testimonianza di Aracoeli) .
2. È il Paradiso per la straniera (zia Monda, che lo immagina come un giardino
d'aranci).
L’immaginazione infantile del luogo preistorico-materno si muove sul piano della
visione, prima ancora dell’esplorazione dell’adulto resa pavimenti inattendibile dai
sensi alterati dall’abuso alcolico.
Senza l’enigma che lo copre El Almendral non potrebbe essere meta di pellegrinaggio,
poiché infatti è ai confini del segreto. E so mette in evidenza la fatica e l’impresa della
ricerca di un universo fisico differenziato, cioè di uno spazio altro rispetto a quello
abituale, che diviene sacro attraverso una relazione di sacralizzazione nello
spazio (luogo sacro) e attraverso lo spazio (pellegrinaggio).
In sintesi la figura materna e subito inclusa/confusa con un territorio punto cercare la
madre significa collocarla in uno spazio di appartenenza, dare un luogo Al desiderio di
lei appunto per questo la madre si fa un pellegrinaggio: perché lei non si esaurisce
nella presenza, ma rimanda a un’alterità. Alterità sacra.
Il luogo sacro di questo pellegrinaggio è il viaggio della continuità matrilineare. Esso è
sacro non in quanto ancora vi risiedono i membri o gli eredi della comunità materna,
ne la madre che pure originariamente vi risiedeva. Esso è abitato da figure favolose:
creature naturali-animali (la capra, la capretta, il gatto) e naturali umane (una
vecchissima Sibilla con frequentazioni ctonie)2. Tuttavia Il luogo è sacro poiché li
risiedono i resti degli antenati del gruppo totemico. A questo luogo si ritorna. Ad esso
è connesso il simbolismo della croce, che ritroveremo nel contro finale di Aracoeli.
È chiara la connotazione paradisiaca della coppia El-Almendral-Totetaco, il luogo
materno e la dimora dell’ infanzia. Ora, Il Paradiso è sempre associato alla tensione
dell’uomo al ritorno punto uno spazio di attrazione nostalgica. Il Paradiso è il passato
prima dell’uomo. Il viaggio di Manuele, si svolge nel tempo oltre che nello spazio. Il
tempo cui tende, che gli sta davanti durante il cammino, è un passato salvifico.
Il tema del romanzo sembrerebbe essere la ricerca/creazione di un luogo felice.
Ovvero il desiderio di un altro luogo, che è anche il desiderio di un altro tempo punto
forse potrebbe dirsi che il desiderio che muove Emanuele è quello di vedere in un
luogo il tempo Felice. Le narrazioni del Paradiso individuano una nostalgia
paradossale che inventa un passato sperato è un futuro ricordato.
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Aracoeli – Elsa Morante

Riassunto della critica di Massimo Schillirò Se proviamo a scomporre l'incipit di Aracoeli “mia madre era andalusa” possiamo renderci immediatamente conto del fatto che la madre sia morta e che sia straniera. Il materno è l'origine, l'inizio. Il tempo: il passato, nel imperfetto dell’universo ciclico e della narrazione mitica. Lo spazio: una periferia del mondo, quindi uno spazio al favoloso ma anche al sacro. L'argomento, o meglio l’aboutness è un’orbita, un pensiero gravitante attorno a un centro, ma anche un'esplorazione perimetrale punto vuol dire anche che il racconto ha di mira a un tema: con una terza metafora spaziale potremmo dire che il materno è il suo punto di tensione, la sua meta. L'orbita, il lignaggio, la meta: designano un (un viaggio) è un territorio. Il romanzo è il racconto del viaggio verso e nel territorio del materno. Il viaggio ha per scopo un’inchiesta sulle enigma del materno: cos’è la madre? L’incipit del romanzo è una tradizionale scheda anagrafica del personaggio indicato nel titolo. Viene usato let nonio, cioè il primo nome e il doppio cognome che sembrerà un tratto esotico, quasi a rinforzare l’alterità dell’origine etnica. Il nome di battesimo ha un allusività multidirezionale ed esotica, anche per via della grafia inesatta.^1 Subito dopo si indicano i tratti somatici ereditari paterno e materno anche si riferibili ai paesi di provenienza. Madre andalusa e padre piemontese. El Almendral: fin dall’incipit Il luogo è investito da una doppia visione

  1. È il deserto per l’abitante (una sassaia desertica, testimonianza di Aracoeli).
  2. È il Paradiso per la straniera (zia Monda, che lo immagina come un giardino d'aranci). L’immaginazione infantile del luogo preistorico-materno si muove sul piano della visione, prima ancora dell’esplorazione dell’adulto resa pavimenti inattendibile dai sensi alterati dall’abuso alcolico. Senza l’enigma che lo copre El Almendral non potrebbe essere meta di pellegrinaggio, poiché infatti è ai confini del segreto. E so mette in evidenza la fatica e l’impresa della ricerca di un universo fisico differenziato, cioè di uno spazio altro rispetto a quello abituale, che diviene sacro attraverso una relazione di sacralizzazione nello spazio (luogo sacro) e attraverso lo spazio (pellegrinaggio). In sintesi la figura materna e subito inclusa/confusa con un territorio punto cercare la madre significa collocarla in uno spazio di appartenenza, dare un luogo Al desiderio di lei appunto per questo la madre si fa un pellegrinaggio: perché lei non si esaurisce nella presenza, ma rimanda a un’alterità. Alterità sacra. Il luogo sacro di questo pellegrinaggio è il viaggio della continuità matrilineare. Esso è sacro non in quanto ancora vi risiedono i membri o gli eredi della comunità materna, ne la madre che pure originariamente vi risiedeva. Esso è abitato da figure favolose: creature naturali-animali (la capra, la capretta, il gatto) e naturali umane (una vecchissima Sibilla con frequentazioni ctonie)^2. Tuttavia Il luogo è sacro poiché li risiedono i resti degli antenati del gruppo totemico. A questo luogo si ritorna. Ad esso è connesso il simbolismo della croce, che ritroveremo nel contro finale di Aracoeli. È chiara la connotazione paradisiaca della coppia El-Almendral-Totetaco, il luogo materno e la dimora dell’ infanzia. Ora, Il Paradiso è sempre associato alla tensione dell’uomo al ritorno punto uno spazio di attrazione nostalgica. Il Paradiso è il passato prima dell’uomo. Il viaggio di Manuele, si svolge nel tempo oltre che nello spazio. Il tempo cui tende, che gli sta davanti durante il cammino, è un passato salvifico. Il tema del romanzo sembrerebbe essere la ricerca/creazione di un luogo felice. Ovvero il desiderio di un altro luogo, che è anche il desiderio di un altro tempo punto forse potrebbe dirsi che il desiderio che muove Emanuele è quello di vedere in un luogo il tempo Felice. Le narrazioni del Paradiso individuano una nostalgia paradossale che inventa un passato sperato è un futuro ricordato.

Nell’interpretazione del luogo è bene partire dal toponimo: El Almendral, il mandorleto. Non ci sono occorrenze del mandorleto come figura del Paradiso, sebbene il mandorlo abbia un posto rilevante nella Bibbia. Ha la stessa radice di vegliare, a causa della precoce fioritura, ed è simbolo di nascita e resurrezione. La mitologia mediterranea vuole che la mandorla sia la vulva di Cibele^3. Nell'immaginario Cristiano indica soprattutto la verginità della madre di Dio. Inoltre è simbolo di segreto, protezione, tesoro da scoprire : mangiare La mandorla significa scoprire un segreto e nutrirsene. Rinvia ai temi della luce indica un luogo di immortalità. E simbolo dell’Armonia dell’esistente, del superamento del dualismo cielo-terra, quindi dell’Unità. Nella mitologia greca è connesso al tema dell’ermafrodito. Nel mito metamorfico di Fillide trasformata in un mandorlo dopo la morte per l'estenuante attesa dell'amato. (Mancanza d’amore). Il viaggio di Manuele e il riconoscimento del l'irruzione del corpo nel paradiso, ovvero l'incontro alterato con il mondo, con l'esistente opposto al possibile. La doppia visione conferisce una specifica duplicità al nome del paese, che nasconde due mondi possibili/ immaginari per via delle due diverse descrizioni. Se alla base di ogni desiderio c'è un assenza, il nome è un tentativo di colmarla. Forse anche in questo caso potrebbe dirsi che il viaggio è una appropriazione, spesso illusoria, di un universo del desiderio, dischiuso dal potere allusivo dei nomi. Il fallimento del viaggio e della memoria si verificheranno nel mancato riconoscimento del luogo immaginario (giardino, paradiso), poiché non vi sarà coincidenza nome/luogo.

Cacciata

Nelle interpretazioni proposte della critica il riferimento al dipinto Tempesta di Giorgione viene attribuito il tema materno espresso nella figura in primo piano che allatta un Infante senza guardarlo, come la femmina in una qualunque steso mammifera animale; a esso si aggancerebbe il motivo morantiano della creatura, dell’umanità semplice. La critica insiste altresì sul valore simbolico delle rovine sullo sfondo, che portano sulla scena della maternità il senso della fine e del tempo. A distanza di tempo la stessa scrittrice interpretò la visita al museo Veneziano come una premonizione dei suoi due successivi romanzi sulla maternità. La donna è sempre stata identificata con una cingana, cioè una zingara punto facile inserire con la zingana sia l’andalusa sia suo figlio Manuele. Pertanto la coppia potrebbe essere citata nel romanzo attraverso una delle canzoncine materne dell’incipit. La figura maschile sulla sinistra viene interpretata come un soldato e quindi la Morante puoi identificarla con il personaggio eroe locale del villaggio materno, ovvero Manuel, caduto ucciso contro il fascismo. La scena così intensa sostituisce il padre con lo zio materno e condensa quindi l'immaginario della

invece la separazione, la cacciata, da Totetaco, dimora della coppia adamitica/androgina. Questo è anche il motivo per cui Manuele non parla lo spagnolo, perché per lui perdere la casa paradisiaca ha significato anche perder nella lingua. Manuele si definisce un espatriato, un esiliato, un pellegrino, che porta con sé la condanna di Caino perché cacciato dal Paradiso. È senza luogo, un senza casa. In verità il racconto della separazione si scinde in varie tappe, due delle quali sono principali:

  1. Nascita: separazione mitica. Uno dei punti più commoventi del romanzo e la richiesta di reinfetazione: Manuele implora la mamma di fare come fanno le gatte con i loro cuccioli nati male, ossia di ri mangiarlo, di rimetterlo dentro di sé. È la richiesta d’amore più estrema.
  2. Episodio degli occhiali: separazione psichica. Quest’ultimo avviene quando la madre fa una smorfia vedendo il figlio munito di occhiali. Inoltre il bambino adesso vede il mondo netto e perciò brutale.
  3. Episodio della mammella: il figlio – Adamo mangia il frutto proibito, che gli produce un’epifania, la madre diventa una divinità irascibile e lo caccia via è il nuovo spazio che si viene a creare è ostile e desertico e il paradiso è una fortezza inaccessibile. Il figlio, al vedere la monella denudata della madre, dormiente è disperata pochi giorni dopo la morte di Carina, si avvicina quatto quatto a letto della madre, monta su e succhia delicatamente il latte, e così facendo Immagina di rivivere i momenti di gaudio a Totetaco. La madre lo caccia via.

Metamorfosi

La rêverie della madre contiene anche il tema non meno perturbante della metamorfosi. Molte personificazioni fantastiche, spesso per coppie oppositive: Pastora. Idalga. Santa. Meretrice. Morta. Immortale. Vittima. Tiranna. Bambola. Dea. Schiava. Madre. Figlia. Ballerina. Aracoeli mostra la sua natura metamorfica. Questa sua multiformità è sentita come una minaccia da Manuele:  Quando mostra indifferenza per le fiabe, che prima erano state terreno comune per i due;  Quando acquista una nuova autorità domestica e c'ho la porta a cambiare la voce/i e i tratti somatici.  La prima compiuta metamorfosi di Aracoeli si manifesta in primo luogo come un’alterazione della cadenza temporale della sua vita. È incinta di Carina e perde la grazia del corpo nello stesso momento in cui Manuele mette gli occhiali e si accorge della propria bruttezza della brutalità del mondo. Esso è deformato, nello sguardo, nel corpo, nel tempo e nello spazio.  La successiva metamorfosi di Aracoeli è quello e lussuriosa, nella quale sviluppa una ninfomania che la porterà ad abbandonare il marito Eugenio per andarsi a prostituire. Questa metamorfosi la fa avvicinare al mito di Medea nel rifiuto dell’istinto materno. Ciò porta Manuele a demonizzarla, ma al contempo attraverso lo scandalo della madre che si prostituisce, cerca di coprire lo scandalo più grave, cioè il fatto che sia morta. Mito di Medea → Il suo nome in greco significa "astuzie, scaltrezze", infatti la tradizione la descrive come una maga dotata di poteri addirittura divini. Medea era la concubina di Giasone, pertanto, i figli sono bastardi perché figli di una straniera e concepiti fuori dal matrimonio. Creonte, re della città di Corinto, vuole dare la sua giovane figlia Glauce in sposa a Giasone, offrendo così a quest'ultimo la possibilità di successione al trono. Giasone accetta e cerca inutilmente di far accettare la cosa a Medea, che si dispera per l'abbandono. Vista l'indifferenza di Giasone di fronte alla sua situazione, Medea medita una tremenda vendetta. Fingendosi rassegnata, manda come dono nuziale un mantello alla giovane Glauce, la quale, non sapendo che il dono è intriso di veleno, lo indossa per poi morire fra dolori strazianti. Il padre Creonte, corso in aiuto, tocca anch'egli il mantello, e muore. Ma la vendetta di Medea non finisce qui. Secondo

Euripide, per assicurarsi che Giasone soffrisse e non avesse discendenza, dopo un'angosciosa incertezza vince la sua natura di madre e uccide i loro figli (Mermero e Fere) avuti da lui. In Ovidio, Medea è divenuta una vera strega e quindi non soffre dell'infanticidio commesso né potrebbe soffrire di un'ipotetica punizione. Perché Aracoeli è paragonata Medea? Anche Aracoeli, abbandonando il figlio metaforicamente lo uccide ma non solo con l’abbandono, lo uccide e gli preclude di vivere una vita “normale” perché durante il periodo Totetaco Aracoeli non fa il suo dovere di madre, non lo lascia libero di giocare con gli altri bambini e questo fa credere a Manuele che non esista una vita senza Aracoeli perché quella è l’unica vita che ha conosciuto per questo con l’abbandono e la morte inconsapevolmente ucciderà anche Manuele. Inoltre, sia Medea che Aracoeli sono donne straniere ed estranee agli usi e i costumi del luogo in cui vivono (Aracoeli verrà istruita dalla zia Monda) e questo le accomuna. Così come l’aspetto demoniaco, Aracoeli, infatti, quando sarà colpita dal morbo cambierà: si prostituisce, si allontana dal figlio, tradirà il marito. Sia Manuele che i figli di Medea sono considerati bastardi perché illegittimi. Il riaccostamento memoriale alla madre è possibile tramite un viaggio, che però non andrà a buon fine, anzi sancirà l'impossibilità di tornare alle origini. Il viaggio ha origine da una chiamata: Manuele s'interroga su dove potrebbe essere fuggito lo spettro della madre dopo il bombardamento del cimitero del Verano a Roma, dov'era seppellita (lui si rifiuta di andarci perché denega la morte materna). Il cimitero venne bombardato un mezzogiorno d’estate e nell’immaginazione dell’orfano la madre fugge in camicia da notte sporca di sangue dal luogo di morte. Perciò, parte a cercarla verso El Almendral, seguendo una serie di tracce, che possono testimoniare il passaggio di Aracoeli, ma non restituirla al presente → viaggio senza meta certa, più una quête per seguire le orme della madre, impiegando solo i sensi, come un animale che cerca la tana smarrita → cerca di dare un significato alla vita trascorsa. Manuele accennando al viaggio dice di essere invaso di entusiasmo la cui radice etimologica vuol dire invasione divina. Il viaggio è quindi connotato come viaggio sacro. Il viaggio dura 4 giorni, da venerdì 31 ottobre a martedì 4 novembre: è il fine settimana di Ognissanti, ricco di avvenimenti, come ad esempio il fidanzamento dei genitori, avvenuto il 1° di novembre, o il compleanno di Manuele, il 4. La coincidenza con la festa dei Morti è un rimando al simbolismo dell'Apocalisse e dell'incontro con i defunti. Il viaggio è un taglio netto rispetto al presente perché Manuele non tornerà più a casa propria, cambierà domicilio. Il volo è descritto come un volo mistico, un attraversamento della morte, fuori dal reale e dallo spazio-tempo; il vagabondaggio ad Almería restituisce una città estranea, globalizzata, per niente esotica; nel porto Manuele segna il territorio” Il gesto di urinare sopra un luogo attiene al motivo della staffetta perché ripete il gesto presunto sullo stesso luogo dello zio materno. Con questo gesto vorrebbe ottenere l’ingresso nel territorio materno. Nell'episodio della taverna di Almerìa il narratore è ubriaco, e la focalizzazione risulta essere deformata, come quando si toglie gli occhiali per rifiutare la realtà: questo gli fa sembrare tutto il viaggio come un prodotto della sua immaginazione alterata dall'uso degli ipnotici. Il cammino è contrassegnato da segnali provenienti dal regno dei morti come il crocifisso, la croce del ladrone buono, che Manuele trova in una chiesetta di Almerìa (identifica la frase “oggi sarai con me in Paradiso”, frase che prometterebbe El Almendral a Manuele). Arrivato a El Almendral, la pietrosità del paesaggio preannunciano a Manuele che quello non è più il paradiso che si è immaginato (motivo della perdita del paradiso), ma un paradiso inaridito e inselvatichito. Il paesaggio più che apocalittico sembra postdiluviano. Si pensa che dopo la cacciata di Adamo ed Eva, il paradiso sia rimasto incolto e inondato dal diluvio.