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Trattazione sintentica dell'emozione della tristezza
Tipologia: Guide, Progetti e Ricerche
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Terzo incontro del progetto Cantaci, o Diva, delle emozioni multiformi della 1F
- Definiamola: emozione tipica della perdita, della delusione, della separazione, del lutto. - Descrizione fisica e comportamento: Sopracciglia oblique, fronte corrugata, abbassamento delle labbra, sguardo perso, postura ricurva. Possono manifestarsi crisi di pianto e lamenti. - Quando siamo tristi: ogni qualvolta ci troviamo a vivere una perdita. La tristezza è quindi onnipresente: tutti la provano, quasi ogni giorno, in varie forme e intensità per perdite differenti (beni materiali, salute, compagnia, affetto, situazione economica, sicurezza, obiettivi…). - A cosa ci serve: ci spinge a “raccoglierci” e a riflettere sugli eventi della nostra vita e segnala, a noi e alle persone vicine, il bisogno di vicinanza, sostegno, aiuto o conforto in momenti di difficoltà. - Come affrontarla: ci troviamo immersi in contesti che non favoriscono l’espressione di emozioni che potrebbero farci apparire deboli, fragili, non vincenti. La tristezza serve proprio a dare spazio al dolore, per elaborarlo affinchè non cresca e continui a farci male. Quindi non vanno nascoste ma sentite e vissute. Come NON si gestisce la tristezza: con scorciatoie che a lungo termine non funzionano. Negazione: si chiude fuori tutto quello che riguarda quest’emozione, ma diventerà sempre più profonda. Compensazione: si cerca di agire contro l’emozione compensano in maniere differenti. Es. alcol, droga, violenza. Sognare a occhi aperti: usarla come alibi e rifugiarsi nel mondo delle favole per non affrontare i problemi. Il modo giusto di gestirla: Accettiamola: riconosciamola e capiamone il motivo con atteggiamento attivo, non con rassegnazione. Osserviamola: è piena di sfumature, più la conosciamo più siamo in grado di controllare gli effetti. Esprimiamola: ma senza scaricare il malessere sugli altri, così che possa trasformarsi in qualcos’altro. Possiamo sentire il bisogno di piangere, chiuderci in camera, ascoltare musica...Quando il picco è passato, riconosciamo questa tristezza ma non esageriamola e non coltiviamola oltre il necessario: il rischio è quello di venirne sopraffatti. Affrontiamola in modo positivo imparando a trovare la nostra risposta alle difficoltà. Nel dolore, impariamo tanto su come siamo fatti. Solo scoprendoci nel nostro io più intimo, nel conoscerci, potremo irrobustire la corazza e difenderci dalle avversità. Affrontiamola come uno stimolo per la crescita. “ Anche i dolori sono , dopo lungo tempo , una gioia , per chi ricorda tutto ciò che ha passato e
(PER QUALI AVVENIMENTI, COMPORTAMENTI?)
(CHE SENSAZIONI, COME MI SENTO?)
(MI DISEGNO)
(COSA FACCIO E DICO?)