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Breve confronto tra i tre grandi autori della tragedia del V sec. a.C.
Tipologia: Appunti
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Caricato il 27/01/2018
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parte la tragedia diventa motivo di dibattito circa argomenti contemporanei quali la pólis , la giustizia, le riforme istituzionali o la guerra, dall’altro la cultura arcaica persiste;
l’ambiente nel quale i suoi personaggi agiscono. Utilizza con grande maestria termini tecnici appartenenti ad esempio al linguaggio militare, ricorre a neologismi e al linguaggio lirico ed epico. Un linguaggio che verrà celebrato e rimpianto in futuro da uomini come Aristofane nelle Nuvole. Il linguaggio e lo stile sono limpidi e pacati. La grandezza di Sofocle sta nella sua capacità di costruire drammi con azioni e colpi di scena. I personaggi acquistano spessore e intensità psicologica, tratti che li differenziano dagli eroi di Eschilo. Utilizza termini trattai dal lessico quotidiano [il realissimo dei personaggi si riflette quindi anche nel parlato]. Utilizza uno stile chiaro e razionale, che gli permette di sviluppare coerentemente le argomentazioni e le riflessioni, spesso concentrate in sentenze,
l’angoscia dell’agire: non si interrogano sul proprio destino, ma lo accettano e in questo sta la loro libertà. coesistenza del vecchio e del nuovo: rimane la fiducia nei valori della tradizione, ma cominciano a comparire nei vari personaggi il coraggio del dubbio. Ne deriva un attento studio introspettivo dei personaggi: studio che riguarda tanto le figure maschili quanto quelle femminili.
duplice, in cui al dramma dell'eroe segue il dramma di un altro personaggio travolto dalla fatalità. Alla dialettica tra disegno divino ed operato umano, le t ra g e d i e p i ù t a rd e a c c o s t a n o u n p a rt i c o l a re approfondimento della dimensione psicologica ed umana. Prime in ordine cronologico fra le tragedie pervenute, ma già appartenenti alla maturità del poeta, sono Alcesti (438 a.C.), Medea (431 a.C.) e Ippolito (428 a.C.), che, pur nella diversità dei temi, possono essere accostate tra di loro per la c r e a z i o n e d i g r a n d i fi g u r e t r a g i c h e , specialmente femminili. Nella fase centrale della sua attività, il poeta tende a prediligere strutture più aperte, “a dittico”, con la presenza cioè di due nuclei distinti, o con un impianto drammatico ancora più ampio. Si ispira alle vicende del mito troiano e tuttavia con grande originalità, sia scegliendo episodi meno noti, sia accostandone gli elementi in modo inedito. Un gruppo di drammi sembra essere segnato da una caratteristica comune: il motore dell'azione è týche, il caso , ciò che sfugge alla previsione dell'uomo e determina, al di là della volontà e della coscienza dei protagonisti, il gioco capriccioso degli eventi. Il grande tragediografo ricorre con frequenza agli equivoci, agli intrighi, ai riconoscimenti, fino all'apparizione finale del “deus ex machina”. Ne costituiscono gli esempi più rilevanti le tragedie Ione, Ifigenia in Tauride, Elettra, Elena ed Eracle.