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è efficace powerpoint su Eschilo: "i persiani".
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Πέρσαι
Persiani
Il Coro paragona Serse a Dario,
poiché quest’ultimo non aveva mai
guidato i Persiani a morire; tuttavia
ne trae la conclusione che Serse sia
stato vittima del “dio ingannatore”,
e che quindi non abbia alcuna
responsabilità dell’ accaduto. Il
Coro allora invoca Zeus,
responsabile della tragica sconfitta
dei Persiani
Atossa, madre di Serse, e moglie di
Dario, ha avuto un presagio in un
sogno, e ne parla con il Coro. Nel
frattempo arriva un messaggero, che
annuncia la devastante disfatta dei
persiani sia per terra che per mare;
precisa però che Serse, alla guida
degli eserciti, non aveva alcuna colpa,
poiché non era a conoscenza della
volontà divina, a lui avversa.
TRAMA DELL’ OPERA
Nemmeno i Persiani che ancora sono in
vita si salveranno, profetizza Dario, ma
moriranno proprio in Grecia, in quella che
sarà la battaglia di Platea (479 a.C.) contro
lo spartano Pausania.Tale disfatta fungerà
altresì da monito per le generazioni future.
infatti andare oltre i limiti umani porta
solo allo squilibrio e all’ eccesso, che a
loro volta hanno effetti drammatici. Zeus
nondimeno punisce chi pecca di orgoglio
eccessivo. Dario conclude con una
richiesta al Coro, quella di riportare Serse
alla ragione, in modo che smetta di
delirare a causa del suo “guasto mentale”
non offendendo più gli dei.
TERZO EPISODIO
Si leva dalla tomba l’ombra di Dario, dall’
aspetto regale, affermando che la volontà
divina ha confuso la mente del figlio. Tuttavia
non si schiera completamente in difesa di
Serse, aggiungendo che l’ impazienza del
figlio nel preparare le cose lo ha portato a
compiere atti empi e sacrileghi, che hanno
avuto disastrose conseguenze, in particolar
modo per la vendetta di Zeus, compiutasi
anzitempo. Il Coro a questo punto chiede a
Dario ‘ quale sia una via d’uscita’, e Dario
risponde che l’ unico modo è non entrare più
in conflitto coi Greci, poiché sono protetti
dalle divinità.
Il Coro rimpiange Dario e lo contrappone
a Serse, definendo quest’ ultimo νήπιος
(in senso traslato: “ infantile” ,
“inconsapevole” ).
Le colpe di Serse
L’ uomo e i suoi limiti
Προμηθεύς δεσμώτης
Prometeo incatenato
Ha suscitato maggiori problemi per collocazione nella trilogia, per l’ attribuzione e l’ interpretazione:
COLLOCAZIONE
Al primo posto nella trilogia doveva figurare il Prometeo portatore di fuoco, in cui avveniva il furto del
fuoco e la condanna di Prometeo. Secondo altri, che traducono il titolo Prometeo portatore di fiaccole ,
questa sarebbe non la prima ma la terza tragedia; la tragedia sarebbe interamente dedicata all’istituzione
dei Promhteia, dove le fiaccole erano portate in una gara di corsa a staffetta.
ATTRIBUZIONE
Mentre per gli antichi la tragedia era sicuramente di Eschilo, la filologia moderna ne ha dubitato per
ragioni stilistiche , lessicali e metriche oltre che per motivi di tecnica compositiva. Inoltre , è sembrata
non eschilea la concezione di Zeus vendicatore, dal momento che in Eschilo è sempre celebrato come
supremo garante di giustizia.
INTERPRETAZIONE
Quest’ultima obiezione non è però del tutto convincente : contrariamente a quanti hanno interpretato il
Prometeo come la disperata volontà di autodeterminazione di Prometeo contro la tirannide di Zeus, la
tragedia sembra orientata in un’altra direzione: mostrare come su tutto e tutti domini Zeus. Il dramma mira
alla costituzione di un modello di comportamento regolato dalla moderazione e dall’accettazione delle
leggi di Zeus. Si può supporre che l’orientamento etico qui proposto acquistasse evidenza con il
Prometeo liberato : qui il titano rivelava il significato della sua profezia in cambio della liberazione. In
modo analogo all’Orestea , alla soluzione del conflitto seguiva la consacrazione , costituita in questo caso
dall’istituzione delle feste in onore di Prometeo.
Secondo Eschilo, infatti, il castigo degli dei non colpisce più gli uomini in modo arbitrar iato e per pura
ostilità (fqonoV qevn) ma è una conseguenza di una precedente colpa dell’uomo, che tende a perdere il
senso di misura e limite macchiandosi di ubriV. la sofferenza che impongono gli dei ,perciò, è
didatticamente orientata poiché induce gli uomini a non ripetere l’errore commesso. La sofferenza produce
la conoscenza: l’uomo attraverso il dolore apprende a operare le sue scelte con saggezza. Garante
superiore dell’ordine cosmico è Zeus. Intorno alla figura di Zeus Eschilo costruisce la sua teodicea ,
giustificando la presenza del male nel mondo: Zeus assegna agli uomini mali e sofferenze secondo un
progetto universale; ma all’uomo è riservato l’esercizio del libero arbitrio attraverso la possibilità della
scelta. È questo il tentativo di Eschilo: integrare determinismo teologico e libero arbitrio in modo
razionalmente coerente e drammaticamente convincente. La catastrofe della vita dell'uomo è piuttosto
effetto della sua hýbris (trasgressione, tracotanza), intesa come superamento del limite consentito.
Hybristés , cioè superbo e violento, è Serse nel suo dissennato disegno di dominio; Prometeo oltrepassa il
limite posto da Zeus per il cammino di civiltà dell'uomo; Agamennone per avere intrapreso la guerra di
Troia sacrificando a essa addirittura la vita della figlia. Ma la tracotanza dell'individuo nelle sue
personali scelte è in alcuni casi correlata a una radice di male più profonda e lontana, frutto di una
eredità di colpe che risalgono a un passato precedente la sua esistenza: la catena delle maledizioni
risale allora alle origini remote della stirpe, per riproporsi ineluttabile nel corso delle generazioni: da
Atreo ad Agamennone, a Oreste; da Laio a Edipo, a Eteocle.
Posto davanti a un destino che lo trascende, l'eroe tragico trova un margine esiguo per realizzare la
propria libertà: quello cioè di adeguarsi con responsabile consapevolezza al proprio destino. La
legge della vita è, in definitiva, il dolore: ma in esso è anche il riscatto della dignità umana, oltre che l'unico
veicolo possibile della conoscenza.
Solo il vero sapere ha potere sul dolore. -Eschilo, Agamennone.
Nelle tragedie di Eschilo torna con particolare insistenza il sofferto esame del rapporto tra la
decisione libera e autonoma e il determinismo teologico : se da una parte è compito dell’uomo
uniformarsi con la sua scelta al disegno divino , dal’altra sono proprio gli dei a portare o meno a
felice compimento alla scelta umana , rivelandone l’adeguatezza nell’esito dell’azione che la scelta
comporta.
Prologo
Eteocle rincuora la popolazione
preoccupata per l’imminente arrivo
dell’esercito nemico e incita i Tebani a
combattere. Giunge un messaggero,
che informa che gli uomini di Polinice
sono nei pressi della città, ed hanno
deciso di presidiare le sette porte della
città di Tebe con sette dei loro più forti
guerrieri. È quindi necessario che
Eteocle scelga a sua volta sette
guerrieri da contrapporre a quelli
nemici, ognuno a difendere una porta.
Parodo
Ricevuta la notizia, il coro di giovani fanciulle
tebane reagisce con paura e terrorizzate
dalle armate nemiche pregano ogni divinità.
Esodo
Il Coro, Antigone e Ismene piangono i
fratelli morti e la loro triste sorte. Entra
in scena un araldo annunciando che il
nuovo re di Tebe, Creonte, ha deciso
di dare sepoltura al corpo di Eteocle,
ma non a quello di Polinice in quanto
traditore della patria. Nonostante ciò
Antigone dichiara che farà di tutto
perché anche l’altro fratello abbia
degna sepoltura. Così il Coro si divide:
un semicoro decide di scortare
Eteocle, l’altro di aiutare Antigone nella
sepoltura di Polinice.
Il messaggero informa che sei delle sette
porte di Tebe hanno tenuto, dunque
l’attacco è stato respinto. Alla settima
porta però i due fratelli Eteocle e Polinice
si sono dati la morte l'un l'altro, com'era
timore di tutti.
Di fronte a questa notizia, la felicità per la
battaglia vinta passa in secondo piano:
vengono portati i corpi dei due fratelli,
seguiti dalle sorelle, Antigone e Ismene, e
il coro compone un lamento funebre.
Secondo episodio
Torna il messaggero informando Eteocle sul
nome e le caratteristiche principali di ognuno dei
sette argivi schierati, e ad essi contrappone un
proprio guerriero. Quando il messaggero nomina
il settimo guerriero, che è il fratello Polinice,
Eteocle capisce di essere predestinato allo
scontro con lui, e che probabilmente nessuno dei
due ne uscirà vivo. Tuttavia non si tira indietro,
nonostante i tentativi del coro di dissuaderlo.
Secondo stasimo
Le giovani donne del coro, in attesa di notizie
sull’esito della battaglia, raccontano la
maledizione di Edipo, intonando un canto pieno
di paura, al termine del quale arriva il
messaggero.
TRAMA DELL’ OPERA
γένος] fu un tragico ateniese
Eteocle ha una doppia personalità:
Diviso tra γένος] fu un tragico ateniese e πόλι), le Eumenidi (Εῢμενίδες). Essa non è solo ς] fu un tragico ateniese , e tra fato e
volontà.
Egli è il primo personaggio drammatico
nella storia del teatro.
PRIMO STASIMO
Le Danaidi pregano Epafo. Danao dice alle
figlie di mettersi nel recinto sacro e di tenere
in vista le insegne dei supplici devoti a Zeus,
perché sta arrivando gente. Dice loro di
mostrarsi umili e addolorate. Il Coro
ubbidisce e così si comporta. Inizia a far vòti
agli déi del rialzo, che sono: Apollo,
Poseidone ed Hermes. Danao chiama Apollo
‘dio fuggiasco dal cielo’ perché esso aveva
abbattuto i Ciclopi ed era esule. Il Coro
afferma che Apollo può capire la loro
condizione di esuli. Appare Pelasgo, re di
Argo, con guerrieri e cavalli. Chiede chi siano
quelle persone e si meraviglia che non
abbiano una scorta. Il Coro , essendosi
presentato ,e Pelasgo si scambiano
informazioni su Iò e sulla sua discendenza,
finchè si giunge ai due gemelli, Danao ed
Egitto. Il Coro presenta il primo come suo
padre, e spiega che sono fuggite per non
sposare i cugini, figli del secondo gemello.
Il Coro ora prega per la città di Argo,
perché le ha accolte anche se sotto la
minaccia delle ritorsioni di Zeus.
Danao vede arrivare gli Egizi per mare e
dice al Coro di stare calme. Va a cercare
aiuto. Le donne rimangono sole ed hanno
paura.
Pelasgo è perplesso. Il re si rende conto
che se non aiuta le donne, va incontro
all’ira di Zeus, che lo perseguiterebbe
anche dopo morto, per non aver accolto
un supplice. Pelasgo dice a Danao di
seguirlo in città, per assistere
all’assemblea.
TRAMA DELL’ OPERA
Zeus Io
Epafo
Belo
Libia
Danao Egitto
Caratterizzate da tratti
tipicamente maschili
Assimilate alle Amazzoni
Rifiutano ruoli istituzionali di
mogli e madri.
Non hanno l’ aspetto né di donne
greche ,né un corpo femminile, si
dedicano ad occupazioni
prettamente maschili
(Melanippide)
Si rivelano astute e calcolatrici
Nonostante di origini greche
hanno un ritratto invaso da
elementi di frattura rispetto alla
norma antropologica greca
Descritti dalle Danaidi come
uomini terribili
Eguagliati a dei rapitori (μὰρπι), le Eumenidi (Εῢμενίδες). Essa non è solo ς] fu un tragico ateniese )
laddove le Danaidi si presentano
come prede indifese (ἓλωρα)
Caratterizzati da ὓβρι), le Eumenidi (Εῢμενίδες). Essa non è solo ς] fu un tragico ateniese
Negano a priori la πει), le Eumenidi (Εῢμενίδες). Essa non è solo θὼ , sono
uomini in preda ad un desiderio
bestiale che si concreta nella loro
ignoranza delle regole del
corteggiamento
Rapporto tra marito e moglie
come padrone e schiavo
Origini delle Danaidi e degli Egizi
Bibliografia
MARIA CHIARA
CAPANNA
CHIARA D’ AURIA
BENEDETTA
GAUDIELLO
FILIPPO VALENTINI
CLASSE IIG, LICEO GIULIO
CESARE
(A.S. 2013-14)