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ESCHILO: " I PERSIANI", Schemi e mappe concettuali di Greco

è efficace powerpoint su Eschilo: "i persiani".

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2020/2021

Caricato il 26/01/2021

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tina-di-felice 🇮🇹

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LE TRAGEDIE DI
ESCHILO
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Anteprima parziale del testo

Scarica ESCHILO: " I PERSIANI" e più Schemi e mappe concettuali in PDF di Greco solo su Docsity!

LE TRAGEDIE DI

ESCHILO

Èschilo [Αῒσχύλος] fu un tragico ateniese Αῒσχύλος] fu un tragico ateniese ] fu un tragico ateniese

(Eleusi 525 circa - Gela 456-455 a. C.), della cui

vita poco sappiamo di sicuro. Sappiamo che prese

parte alla battaglia Maratona (490), e che partecipò

per la prima volta a un concorso tragico tra il 499 e

il 496, ma ebbe il primo premio solo nel 484. Fu

(470 circa) a Siracusa, invitato da Gerone; ma

tornò subito di nuovo ad Atene, ma poi ritornò

in Sicilia ed ivi morì (secondo una leggenda

sarebbe stato ucciso da una testuggine lasciatagli

cadere sul capo da un'aquila; probabile che sia un’

invenzione anche il processo che gli sarebbe stato

intentato per la divulgazione involontaria di riti

eleusini).

Delle 90 tragedie che Eschilo avrebbe scritto ne

sono giunte a noi 7 sicuramente sue, oltre a svariati

frammenti. Secondo Aristotele, Eschilo portò "a due

il numero degli attori, diminuì le parti del coro e

rese il dialogo primo attore".

Biografia di Eschilo

Πέρσαι

Persiani

SECONDO STASIMO

Il Coro interpella Dario e lo

definisce un dio.

SECONDO EPISODIO

Atossa invoca l’ombra di Dario.

PRIMO STASIMO

Il Coro paragona Serse a Dario,

poiché quest’ultimo non aveva mai

guidato i Persiani a morire; tuttavia

ne trae la conclusione che Serse sia

stato vittima del “dio ingannatore”,

e che quindi non abbia alcuna

responsabilità dell’ accaduto. Il

Coro allora invoca Zeus,

responsabile della tragica sconfitta

dei Persiani

PRIMO EPISODIO

Atossa, madre di Serse, e moglie di

Dario, ha avuto un presagio in un

sogno, e ne parla con il Coro. Nel

frattempo arriva un messaggero, che

annuncia la devastante disfatta dei

persiani sia per terra che per mare;

precisa però che Serse, alla guida

degli eserciti, non aveva alcuna colpa,

poiché non era a conoscenza della

volontà divina, a lui avversa.

TRAMA DELL’ OPERA

Nemmeno i Persiani che ancora sono in

vita si salveranno, profetizza Dario, ma

moriranno proprio in Grecia, in quella che

sarà la battaglia di Platea (479 a.C.) contro

lo spartano Pausania.Tale disfatta fungerà

altresì da monito per le generazioni future.

infatti andare oltre i limiti umani porta

solo allo squilibrio e all’ eccesso, che a

loro volta hanno effetti drammatici. Zeus

nondimeno punisce chi pecca di orgoglio

eccessivo. Dario conclude con una

richiesta al Coro, quella di riportare Serse

alla ragione, in modo che smetta di

delirare a causa del suo “guasto mentale”

non offendendo più gli dei.

TERZO EPISODIO

Si leva dalla tomba l’ombra di Dario, dall’

aspetto regale, affermando che la volontà

divina ha confuso la mente del figlio. Tuttavia

non si schiera completamente in difesa di

Serse, aggiungendo che l’ impazienza del

figlio nel preparare le cose lo ha portato a

compiere atti empi e sacrileghi, che hanno

avuto disastrose conseguenze, in particolar

modo per la vendetta di Zeus, compiutasi

anzitempo. Il Coro a questo punto chiede a

Dario ‘ quale sia una via d’uscita’, e Dario

risponde che l’ unico modo è non entrare più

in conflitto coi Greci, poiché sono protetti

dalle divinità.

TERZO STASIMO

Il Coro rimpiange Dario e lo contrappone

a Serse, definendo quest’ ultimo νήπιος

(in senso traslato: “ infantile” ,

“inconsapevole” ).

ESODO

Serse arriva abbattuto davanti

al Coro, e ambedue si

disperano per la triste disfatta

dell’ esercito persiano,

versando lacrime che sono l’

unica cosa che l’ uomo può di

fronte alle disgrazie,

imprevedibili ed incontrastabili,

mandate dai divini.

Dario afferma che, sebbene la fine dei Persiani fosse già segnata, Serse in ogni caso ha

abbreviato i tempi con le sue empietà. Infatti la responsabilità maggiore sarebbe proprio di

Serse, e non di Zeus, che pure ha avuto la sua parte, a causa della sua impazienza

giovanile, della sua scarsa ponderatezza che lo ha portato a trasgredire i consigli dati da

Dario stesso. Infatti il Coro continua a sostenere, nell’ arco di tutta la tragedia, l’ innocienza e

l’ impotenza di Serse agli avvenimenti che lo hanno invero sopraffatto. Dario però, come s’è

visto, fornisce di suo figlio un’ immagine non positiva. Eschilo invece, tramite il messaggero

informa il pubblico che all’origine della distruzione dei Persiani c’è un ’άλαστωρ "un genio

malvagio"; e non emerge assolutamente una responsabilità di Serse in ciò che è successo.

In quest’ottica il destino dei Persiani (quindi dell’uomo) si compie al di fuori delle loro azioni,

in quanto sono gli dèi che decidono ogni cosa. Tutto questo è in linea con la concezione

omerico-eschilea dell’ uomo che nulla può di fronte alla potenza dei divini.

Le colpe di Serse

I mortali hanno dei limiti oltre i quali sono impossibilitati, in un modo o nell’ altro, ad andare.

Ciò sarebbe un atto di ὕβϱι), le Eumenidi (Εῢμενίδες). Essa non è solo ς] fu un tragico ateniese , indotto dalla dissennatezza, o Ἄτη.

Serse ha tentato , da mortale che è, di distruggere i greci e i loro templi, ovvero di

sottomettere al suo volere gli dei. Così ha superato i suoi limiti.

“Niente di troppo” recita il cosiddetto motto delfico, μήδεν ’άγαν; Zeus infatti è sempre pronto

a punire l’ eccessivo ardire.

L’ uomo e i suoi limiti

Προμηθεύς δεσμώτης

Prometeo incatenato

Ha suscitato maggiori problemi per collocazione nella trilogia, per l’ attribuzione e l’ interpretazione:

COLLOCAZIONE

Al primo posto nella trilogia doveva figurare il Prometeo portatore di fuoco, in cui avveniva il furto del

fuoco e la condanna di Prometeo. Secondo altri, che traducono il titolo Prometeo portatore di fiaccole ,

questa sarebbe non la prima ma la terza tragedia; la tragedia sarebbe interamente dedicata all’istituzione

dei Promhteia, dove le fiaccole erano portate in una gara di corsa a staffetta.

ATTRIBUZIONE

Mentre per gli antichi la tragedia era sicuramente di Eschilo, la filologia moderna ne ha dubitato per

ragioni stilistiche , lessicali e metriche oltre che per motivi di tecnica compositiva. Inoltre , è sembrata

non eschilea la concezione di Zeus vendicatore, dal momento che in Eschilo è sempre celebrato come

supremo garante di giustizia.

INTERPRETAZIONE

Quest’ultima obiezione non è però del tutto convincente : contrariamente a quanti hanno interpretato il

Prometeo come la disperata volontà di autodeterminazione di Prometeo contro la tirannide di Zeus, la

tragedia sembra orientata in un’altra direzione: mostrare come su tutto e tutti domini Zeus. Il dramma mira

alla costituzione di un modello di comportamento regolato dalla moderazione e dall’accettazione delle

leggi di Zeus. Si può supporre che l’orientamento etico qui proposto acquistasse evidenza con il

Prometeo liberato : qui il titano rivelava il significato della sua profezia in cambio della liberazione. In

modo analogo all’Orestea , alla soluzione del conflitto seguiva la consacrazione , costituita in questo caso

dall’istituzione delle feste in onore di Prometeo.

Secondo Eschilo, infatti, il castigo degli dei non colpisce più gli uomini in modo arbitrar iato e per pura

ostilità (fqonoV qevn) ma è una conseguenza di una precedente colpa dell’uomo, che tende a perdere il

senso di misura e limite macchiandosi di ubriV. la sofferenza che impongono gli dei ,perciò, è

didatticamente orientata poiché induce gli uomini a non ripetere l’errore commesso. La sofferenza produce

la conoscenza: l’uomo attraverso il dolore apprende a operare le sue scelte con saggezza. Garante

superiore dell’ordine cosmico è Zeus. Intorno alla figura di Zeus Eschilo costruisce la sua teodicea ,

giustificando la presenza del male nel mondo: Zeus assegna agli uomini mali e sofferenze secondo un

progetto universale; ma all’uomo è riservato l’esercizio del libero arbitrio attraverso la possibilità della

scelta. È questo il tentativo di Eschilo: integrare determinismo teologico e libero arbitrio in modo

razionalmente coerente e drammaticamente convincente. La catastrofe della vita dell'uomo è piuttosto

effetto della sua hýbris (trasgressione, tracotanza), intesa come superamento del limite consentito.

Hybristés , cioè superbo e violento, è Serse nel suo dissennato disegno di dominio; Prometeo oltrepassa il

limite posto da Zeus per il cammino di civiltà dell'uomo; Agamennone per avere intrapreso la guerra di

Troia sacrificando a essa addirittura la vita della figlia. Ma la tracotanza dell'individuo nelle sue

personali scelte è in alcuni casi correlata a una radice di male più profonda e lontana, frutto di una

eredità di colpe che risalgono a un passato precedente la sua esistenza: la catena delle maledizioni

risale allora alle origini remote della stirpe, per riproporsi ineluttabile nel corso delle generazioni: da

Atreo ad Agamennone, a Oreste; da Laio a Edipo, a Eteocle.

Posto davanti a un destino che lo trascende, l'eroe tragico trova un margine esiguo per realizzare la

propria libertà: quello cioè di adeguarsi con responsabile consapevolezza al proprio destino. La

legge della vita è, in definitiva, il dolore: ma in esso è anche il riscatto della dignità umana, oltre che l'unico

veicolo possibile della conoscenza.

Solo il vero sapere ha potere sul dolore. -Eschilo, Agamennone.

LA PUNZIONE DIVINA

Nelle tragedie di Eschilo torna con particolare insistenza il sofferto esame del rapporto tra la

decisione libera e autonoma e il determinismo teologico : se da una parte è compito dell’uomo

uniformarsi con la sua scelta al disegno divino , dal’altra sono proprio gli dei a portare o meno a

felice compimento alla scelta umana , rivelandone l’adeguatezza nell’esito dell’azione che la scelta

comporta.

”La libertà nei confronti della natura , in cui si esprime l’essere della tecnica, è qui indicata

come rimedio al dolore. Per il greco il dolore è tale quando si mostra alla mente e la possiede

fino a renderla folle. Nella follia non c’è rimedio al dolore. In greco follia , dolore sono indicati

dal termine math, lo stesso impiegato per riferirsi a ciò che è inutile e vano. Dunque il dolore è

frutto del vaneggiare della mente intorno a ciò che è vano. Sarà dunque sufficiente recuperare

la mente per gettare via veramente il peso del dolore. Cosi parla la tragedia greca , che non

esita a stabilire un nesso rigoroso tra dolore e errore della mente , per cui è sufficiente

padroneggiare la mente per porre rimedio al dolore. Donando la tecnica agli uomini, Prometeo

li rende “da infanti quali erano, razionali e padroni della loro mente.la tecnica quindi è pensata

dal greco come quella razionalità che consente , a chi è padrone della propria mente, di

allontanare il dolore , quell’elemento vano che turba chi vaneggia, chi non sa disporre della

propria mente”.

(Umberto Galimberti, Psiche e techne )

Prologo

Eteocle rincuora la popolazione

preoccupata per l’imminente arrivo

dell’esercito nemico e incita i Tebani a

combattere. Giunge un messaggero,

che informa che gli uomini di Polinice

sono nei pressi della città, ed hanno

deciso di presidiare le sette porte della

città di Tebe con sette dei loro più forti

guerrieri. È quindi necessario che

Eteocle scelga a sua volta sette

guerrieri da contrapporre a quelli

nemici, ognuno a difendere una porta.

Parodo

Ricevuta la notizia, il coro di giovani fanciulle

tebane reagisce con paura e terrorizzate

dalle armate nemiche pregano ogni divinità.

Antefatto della vicenda

Eteocle e Polinice, figli di Edipo, si

erano accordati per spartirsi il potere

sulla città di Tebe; avrebbero

regnato un anno a testa,

alternandosi sul trono. Eteocle

tuttavia allo scadere del proprio

anno non aveva voluto lasciare il

proprio posto, sicché Polinice, con

l’appoggio del re di Argo Adrasto,

aveva dichiarato guerra al proprio

fratello ed alla propria patria.

Esodo

Il Coro, Antigone e Ismene piangono i

fratelli morti e la loro triste sorte. Entra

in scena un araldo annunciando che il

nuovo re di Tebe, Creonte, ha deciso

di dare sepoltura al corpo di Eteocle,

ma non a quello di Polinice in quanto

traditore della patria. Nonostante ciò

Antigone dichiara che farà di tutto

perché anche l’altro fratello abbia

degna sepoltura. Così il Coro si divide:

un semicoro decide di scortare

Eteocle, l’altro di aiutare Antigone nella

sepoltura di Polinice.

Terzo episodio

Il messaggero informa che sei delle sette

porte di Tebe hanno tenuto, dunque

l’attacco è stato respinto. Alla settima

porta però i due fratelli Eteocle e Polinice

si sono dati la morte l'un l'altro, com'era

timore di tutti.

Terzo stasimo

Di fronte a questa notizia, la felicità per la

battaglia vinta passa in secondo piano:

vengono portati i corpi dei due fratelli,

seguiti dalle sorelle, Antigone e Ismene, e

il coro compone un lamento funebre.

Secondo episodio

Torna il messaggero informando Eteocle sul

nome e le caratteristiche principali di ognuno dei

sette argivi schierati, e ad essi contrappone un

proprio guerriero. Quando il messaggero nomina

il settimo guerriero, che è il fratello Polinice,

Eteocle capisce di essere predestinato allo

scontro con lui, e che probabilmente nessuno dei

due ne uscirà vivo. Tuttavia non si tira indietro,

nonostante i tentativi del coro di dissuaderlo.

Secondo stasimo

Le giovani donne del coro, in attesa di notizie

sull’esito della battaglia, raccontano la

maledizione di Edipo, intonando un canto pieno

di paura, al termine del quale arriva il

messaggero.

Primo episodio

Eteocle rimprovera aspramente le

donne, perché con il loro

comportamento spaventano e gli

uomini che devono combattere.

Primo stasimo

Il coro invoca i guerrieri tebani e

ne celebra la semenza divina

(mito Cadmo)

TRAMA DELL’ OPERA

γένος] fu un tragico ateniese

Labdaco

Polidoro

Nitteide

Colpa

Origini: stirpe dei Labdacidi

Armonia

Cadmo

Giocasta

Eteocle

Polinice

Ismene

Antigone

Laio

Edipo

Eteocle ha una doppia personalità:

Diviso tra γένος] fu un tragico ateniese e πόλι), le Eumenidi (Εῢμενίδες). Essa non è solo ς] fu un tragico ateniese , e tra fato e

volontà.

Egli è il primo personaggio drammatico

nella storia del teatro.

ESODO

Il Coro loda Argo.

CORO DI ANCELLE

Esse esprimono la loro insicurezza

per come potrà andare a finire. Il

Coro invoca Zeus che le salvi dalle

nozze e che dìa loro la vittoria.

PRIMO STASIMO

Le Danaidi pregano Epafo. Danao dice alle

figlie di mettersi nel recinto sacro e di tenere

in vista le insegne dei supplici devoti a Zeus,

perché sta arrivando gente. Dice loro di

mostrarsi umili e addolorate. Il Coro

ubbidisce e così si comporta. Inizia a far vòti

agli déi del rialzo, che sono: Apollo,

Poseidone ed Hermes. Danao chiama Apollo

‘dio fuggiasco dal cielo’ perché esso aveva

abbattuto i Ciclopi ed era esule. Il Coro

afferma che Apollo può capire la loro

condizione di esuli. Appare Pelasgo, re di

Argo, con guerrieri e cavalli. Chiede chi siano

quelle persone e si meraviglia che non

abbiano una scorta. Il Coro , essendosi

presentato ,e Pelasgo si scambiano

informazioni su Iò e sulla sua discendenza,

finchè si giunge ai due gemelli, Danao ed

Egitto. Il Coro presenta il primo come suo

padre, e spiega che sono fuggite per non

sposare i cugini, figli del secondo gemello.

PARODO

Il coro (le Danaidi) non vogliono

sposarsi con i cugini Egizii. Danao

trova come soluzione la fuga e

giungion ad Argo che è la loro patria

d’origine, perché vi nacque Io.

QUARTO STASIMO

Il Coro vuol morire, piuttosto che

sposarsi.

QUARTO EPISODIO

Giunge un araldo egizio che

Pelasgo caccia.

TERZO STASIMO

Il Coro ora prega per la città di Argo,

perché le ha accolte anche se sotto la

minaccia delle ritorsioni di Zeus.

TERZO EPISODIO

Danao vede arrivare gli Egizi per mare e

dice al Coro di stare calme. Va a cercare

aiuto. Le donne rimangono sole ed hanno

paura.

SECONDO STASIMO

Inno a Zeus, e mito di Iò.

SECONDO EPISODIO

Il popolo è favorevole

[ COMMO ]

DIALOGO CORO-ATTORI

Pelasgo è perplesso. Il re si rende conto

che se non aiuta le donne, va incontro

all’ira di Zeus, che lo perseguiterebbe

anche dopo morto, per non aver accolto

un supplice. Pelasgo dice a Danao di

seguirlo in città, per assistere

all’assemblea.

TRAMA DELL’ OPERA

Zeus Io

Epafo

Belo

Libia

Danao Egitto

DANAIDI

Caratterizzate da tratti

tipicamente maschili

Assimilate alle Amazzoni

Rifiutano ruoli istituzionali di

mogli e madri.

Non hanno l’ aspetto né di donne

greche ,né un corpo femminile, si

dedicano ad occupazioni

prettamente maschili

(Melanippide)

Si rivelano astute e calcolatrici

Nonostante di origini greche

hanno un ritratto invaso da

elementi di frattura rispetto alla

norma antropologica greca

EGIZI

Descritti dalle Danaidi come

uomini terribili

Eguagliati a dei rapitori (μὰρπι), le Eumenidi (Εῢμενίδες). Essa non è solo ς] fu un tragico ateniese )

laddove le Danaidi si presentano

come prede indifese (ἓλωρα)

Caratterizzati da ὓβρι), le Eumenidi (Εῢμενίδες). Essa non è solo ς] fu un tragico ateniese

Negano a priori la πει), le Eumenidi (Εῢμενίδες). Essa non è solo θὼ , sono

uomini in preda ad un desiderio

bestiale che si concreta nella loro

ignoranza delle regole del

corteggiamento

Rapporto tra marito e moglie

come padrone e schiavo

Origini delle Danaidi e degli Egizi

Lezioni di Letteratura Greca ,

L.E. Rossi, R. Nicolai.

Enciclopedia “Treccani” online.

Sito internet Parodos.it.

Enciclopedia “ Wikipedia” online.

Bibliografia

MARIA CHIARA

CAPANNA

CHIARA D’ AURIA

BENEDETTA

GAUDIELLO

FILIPPO VALENTINI

CLASSE IIG, LICEO GIULIO

CESARE

(A.S. 2013-14)