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i persiani tragedia eschilo, Appunti di Storia

appunti sull'opera di eschilo "i persiani"

Tipologia: Appunti

2022/2023

Caricato il 19/03/2025

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"I Persiani" di Eschilo è una tragedia greca scritta intorno al 472 a.C. La trama ruota attorno alla
sconfitta dei Persiani da parte dei Greci nella Battaglia di Salamina nel 480 a.C. La tragedia è la più
antica sopravvissuta dei drammi di Eschilo ed è considerata una delle sue opere più importanti.
La tragedia è ambientata a Susa, la residenza del re di Persia, dove la regina Atossa, madre del
regnante Serse, ed i vecchi e fedeli soldati di Dario, lasciati a presidiare la capitale, attendono con
ansia l'esito della spedizione persiana contro la Grecia. In un'atmosfera cupa e colma di presagi
funesti, la regina racconta un sogno angoscioso fatto quella notte. Non appena la regina finisce di
narrare il sogno, arriva un messaggero, che porta l'annuncio della totale disfatta della flotta dei
Persiani a Salamina. La battaglia viene raccontata accuratamente, dapprima con la descrizione
delle flotte, poi con l'analisi delle fasi dello scontro e infine con il quadro desolante delle navi
persiane distrutte, galleggianti in rottami in mare e dei soldati superstiti privi di aiuto. Lamenti e
pianti riempiono la scena fino alla comparsa dello spettro del defunto padre di Serse, Dario, marito
di Atossa.
Lo spettro dà una spiegazione etica alla disfatta militare, giudicandola la giusta punizione per la
hýbris (tracotanza) di cui si è macchiato il figlio, che non ha voluto limitarsi, come il padre Dario, ad
amministrare il proprio impero, ma ha voluto estenderlo verso l'Europa. Arriva infine il diretto
interessato, lo stesso re Serse, sconfitto e distrutto, che unisce il proprio lamento di disperazione a
quello del coro, in un canto luttuoso che chiude la tragedia.
La battaglia tra greci e persiani diventa dunque simbolicamente la guerra tra un re dispotico e
incapace di frenare la propria hýbris, e il sistema democratico ateniese, dove era il popolo ad
esercitare il comando
Nel corso della tragedia, quindi, il coro di Persiani esprime la loro disperazione per la sconfitta
subita dai loro compatrioti.
"I Persiani" è un'opera unica nella letteratura greca perché presenta i nemici tradizionali della
Grecia come degli umani, invece di semplici mostri. La tragedia esplora il tema della guerra e del
suo impatto sulla vita delle persone, indipendentemente dalla loro nazionalità.
Inoltre, la tragedia può essere vista come una riflessione sulla grandezza e sulla fragilità del potere,
poiché il potente re persiano viene umiliato dalla sconfitta subita dalle forze greche.
Complessivamente, "I Persiani" di Eschilo rappresenta una riflessione potente e commovente sulla
guerra e sulla condizione umana, e rimane una delle opere più importanti della letteratura greca
antica.
Quest’opera è l’opera teatrale più antica in assoluto che possediamo.
L'opera presenta alcune caratteristiche tipiche delle tragedie più arcaiche: l'assenza del prologo, il
basso numero di personaggi, la semplicità della trama, nonché l'importanza preponderante
attribuita al coro, che qui rappresenta un gruppo di anziani consiglieri del re
D'altro canto l'opera ha una caratteristica molto peculiare nel corpus di tragedie che ci sono
rimaste: è l'unica che tratti un argomento storico, anziché rifarsi alla mitologia.
L'opera faceva parte, secondo la ricostruzione dei filologi, di una trilogia tragica che comprendeva
anche Fineo e Glauco, cui si aggiungeva il dramma satiresco Prometeo che accende il fuoco.

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"I Persiani" di Eschilo è una tragedia greca scritta intorno al 472 a.C. La trama ruota attorno alla sconfitta dei Persiani da parte dei Greci nella Battaglia di Salamina nel 480 a.C. La tragedia è la più antica sopravvissuta dei drammi di Eschilo ed è considerata una delle sue opere più importanti. La tragedia è ambientata a Susa, la residenza del re di Persia, dove la regina Atossa, madre del regnante Serse, ed i vecchi e fedeli soldati di Dario, lasciati a presidiare la capitale, attendono con ansia l'esito della spedizione persiana contro la Grecia. In un'atmosfera cupa e colma di presagi funesti, la regina racconta un sogno angoscioso fatto quella notte. Non appena la regina finisce di narrare il sogno, arriva un messaggero, che porta l'annuncio della totale disfatta della flotta dei Persiani a Salamina. La battaglia viene raccontata accuratamente, dapprima con la descrizione delle flotte, poi con l'analisi delle fasi dello scontro e infine con il quadro desolante delle navi persiane distrutte, galleggianti in rottami in mare e dei soldati superstiti privi di aiuto. Lamenti e pianti riempiono la scena fino alla comparsa dello spettro del defunto padre di Serse, Dario, marito di Atossa. Lo spettro dà una spiegazione etica alla disfatta militare, giudicandola la giusta punizione per la hýbris (tracotanza) di cui si è macchiato il figlio, che non ha voluto limitarsi, come il padre Dario, ad amministrare il proprio impero, ma ha voluto estenderlo verso l'Europa. Arriva infine il diretto interessato, lo stesso re Serse, sconfitto e distrutto, che unisce il proprio lamento di disperazione a quello del coro, in un canto luttuoso che chiude la tragedia. La battaglia tra greci e persiani diventa dunque simbolicamente la guerra tra un re dispotico e incapace di frenare la propria hýbris, e il sistema democratico ateniese, dove era il popolo ad esercitare il comando Nel corso della tragedia, quindi, il coro di Persiani esprime la loro disperazione per la sconfitta subita dai loro compatrioti. "I Persiani" è un'opera unica nella letteratura greca perché presenta i nemici tradizionali della Grecia come degli umani, invece di semplici mostri. La tragedia esplora il tema della guerra e del suo impatto sulla vita delle persone, indipendentemente dalla loro nazionalità. Inoltre, la tragedia può essere vista come una riflessione sulla grandezza e sulla fragilità del potere, poiché il potente re persiano viene umiliato dalla sconfitta subita dalle forze greche. Complessivamente, "I Persiani" di Eschilo rappresenta una riflessione potente e commovente sulla guerra e sulla condizione umana, e rimane una delle opere più importanti della letteratura greca antica. Quest’opera è l’opera teatrale più antica in assoluto che possediamo. L'opera presenta alcune caratteristiche tipiche delle tragedie più arcaiche: l'assenza del prologo, il basso numero di personaggi, la semplicità della trama, nonché l'importanza preponderante attribuita al coro, che qui rappresenta un gruppo di anziani consiglieri del re D'altro canto l'opera ha una caratteristica molto peculiare nel corpus di tragedie che ci sono rimaste: è l'unica che tratti un argomento storico, anziché rifarsi alla mitologia. L'opera faceva parte, secondo la ricostruzione dei filologi, di una trilogia tragica che comprendeva anche Fineo e Glauco, cui si aggiungeva il dramma satiresco Prometeo che accende il fuoco.