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Sintesi, descrizione e analisi della tragedia I Persiani di Eschilo
Tipologia: Appunti
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Il clima generale ad Atene dopo la vittoria sui Persiani è di fratellanze e senso comunitario. Si celebra il successo dei pochi sui molti, della virtù e della giustizia sulla prepotenza. Si crea una netta divisione tra “noi” e i “nemici”. Pericle, corego nel 472, allestisce la regia di questa tragedia e prepara la prima scena. La skenè di Serse è lo sfondo della tragedia. Nonostante ciò, non troviamo canti vittoriosi e patriottici: le parole lasciano spazio al silenzio per poter ascoltare un'altra lingua. La tragedia della polis rappresenta l’identità collettiva di vincitori e di vinti, di uccisori e di uccisi, di Persiani e di Greci. Eschilo chiama il pubblico a riconoscersi nel caso del nemico. Eschilo ha combattuto e sa che non c’è cosa peggiore, per chi ha visto sangue e morte, celebrare la vittoria. Vuole pudore e silenzio. I Persiani contro sé stessi e il loro destino dicono la tragedia di tutti. La minaccia orientale della “tirannide” pare uno slogan propagandistico. La tragedia assume la misura del conflitto e ne contempla le ragioni più radicali; mette in scena il dolore di Serse e riconosce in quel pianto l'accento di una sofferenza universale, il timbro dell’umano. I greci vincono sul Oriente perché della loro vittoria fanno una tragedia interpretata dai vinti. Nei Persiani il “mito” è un fatto di storia. La storiografia – secondo Aristotele – sarà meno seria rispetto alla poesia, perché è vincolata alla realtà dei fatti. La poesia invece dice quegli stessi eventi, ma assolti dalla loro particolarità, dalla loro occasionale realtà, perciò è capace di dare una lettura più profonda. I fatti accaduti, anche quelli recenti, possono essere trame di una tragedia e quindi oggetto poetico. La tragedia quindi rivela qualcosa di più serio: la paura del riconoscimento in quel nemico eppure la necessità di quella guerra. Il quadro tragico dei Persiani è conciliabile solo dalla Giustizia e dalla Necessità (Dike e Ananche). I persiani sono la prima e più preziosa testimonianza di drammatizzazione delle forme.