Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Eschilo e i Persiani, Appunti di Letteratura Classica

Biografia di Eschilo e analisi dettagliata della tragedia i Persiani

Tipologia: Appunti

2022/2023

In vendita dal 26/10/2024

elisetta27
elisetta27 🇮🇹

4.2

(10)

66 documenti

1 / 24

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
Eschilo
1. Teatro e politica
Nacque nel 525 a.C. a Elusi da una famiglia aristocratica. Iniziò da giovane l’attività di poeta tragico.
Partecipò alle guerre persiane combattendo nell’esercito cittadino a Maratona e al Salamina. Fu
invitato alla Corte di Siracusa, tornò poi in patria e infine si trasferì in Sicilia per morire a Gela nel 456
a.C.
Ottenne 13 vittorie agli agoni tragici: la sua popolarità era altissima tanto che fu concesso ai suoi
drammi la possibilità di essere messi in scena postumi ottenendo altri 15 vittorie.
Sono noti i nomi di 79 opere ma ne sono sopravvissute 7. Vanno considerate nell’ottica della trilogia:
ciascuna tragedia rappresenta una fase e il tutto si compone in un’architettura complessa.
I drammi di Eschilo hanno la solenne rigidezza dello stile arcaico:
L’azione procede lentamente con uno stile ricco di invenzioni verbali
La scenografia è imponente e pittoresca
I personaggi sono estremamente stilizzati, dai caratteri inflessibili che si scontrano senza mai
piegarsi affrontano sino alle estreme conseguenze il destino. Non sono psicologicamente
realistici, poiché presentano, amplificata sino al parossismo, una sola faccia della loro
personalità, percorsa da passioni assolute e totali.
Il suo è un mondo sovra determinato in cui i personaggi, per quanto animati da una fortissima
volontà di autoaffermazione, si scontrano con una rete di forze invisibili che ne limitano l’autonomia.
Le pulsioni psicologiche vengono tradotte in termini aggettivi secondo il principio arcaico che
proietta le forze interiori in un sistema di interventi esterni che ostacolano l’uomo conducendolo
verso la colpa e la sciagura.
Hybris Ate Il mondo delle Erinni punitrici o dell’alástor
tracotanza accecamento demone che sconvolge la
mente di una persona e la
porta alla rovina
Questo è il tessuto culturale su cui si innesta il sistema di valori dei personaggi e del pubblico.
Il teatro di Eschilo si sviluppa su tre piani sovrapposti:
Cielo: mondo sereno degli dei olimpici chiamati a garantire la giustizia
Terra
Mondo sotterraneo: Erinni e alástor.
Questi tre elementi fanno parte di un medesimo sistema ideologico-religioso e teatrale.
I temi fondamentali si collocano al di fuori dell’individuo e sono da inquadrare nelle strutture sociali
del mondo greco arcaico:
Vendetta
Conflitto tra diritto familiare e diritto della polis
Rivisitazione dei miti nella prospettiva di Atene
L’uomo nei suoi rapporti con la collettività
Politica
Giustizia divina
Rapporto tra colpo e castigo
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe
pff
pf12
pf13
pf14
pf15
pf16
pf17
pf18

Anteprima parziale del testo

Scarica Eschilo e i Persiani e più Appunti in PDF di Letteratura Classica solo su Docsity!

Eschilo

1. Teatro e politica Nacque nel 525 a.C. a Elusi da una famiglia aristocratica. Iniziò da giovane l’attività di poeta tragico. Partecipò alle guerre persiane combattendo nell’esercito cittadino a Maratona e al Salamina. Fu invitato alla Corte di Siracusa, tornò poi in patria e infine si trasferì in Sicilia per morire a Gela nel 456 a.C. Ottenne 13 vittorie agli agoni tragici: la sua popolarità era altissima tanto che fu concesso ai suoi drammi la possibilità di essere messi in scena postumi ottenendo altri 15 vittorie. Sono noti i nomi di 79 opere ma ne sono sopravvissute 7. Vanno considerate nell’ottica della trilogia: ciascuna tragedia rappresenta una fase e il tutto si compone in un’architettura complessa. I drammi di Eschilo hanno la solenne rigidezza dello stile arcaico:

  • L’azione procede lentamente con uno stile ricco di invenzioni verbali
  • La scenografia è imponente e pittoresca
  • I personaggi sono estremamente stilizzati, dai caratteri inflessibili che si scontrano senza mai piegarsi affrontano sino alle estreme conseguenze il destino. Non sono psicologicamente realistici, poiché presentano, amplificata sino al parossismo, una sola faccia della loro personalità, percorsa da passioni assolute e totali. Il suo è un mondo sovra determinato in cui i personaggi, per quanto animati da una fortissima volontà di autoaffermazione, si scontrano con una rete di forze invisibili che ne limitano l’autonomia. Le pulsioni psicologiche vengono tradotte in termini aggettivi secondo il principio arcaico che proietta le forze interiori in un sistema di interventi esterni che ostacolano l’uomo conducendolo verso la colpa e la sciagura. Hybris Ate Il mondo delle Erinni punitrici o dell’alástor tracotanza accecamento demone che sconvolge la mente di una persona e la porta alla rovina Questo è il tessuto culturale su cui si innesta il sistema di valori dei personaggi e del pubblico. Il teatro di Eschilo si sviluppa su tre piani sovrapposti:
  • Cielo: mondo sereno degli dei olimpici chiamati a garantire la giustizia
  • Terra
  • Mondo sotterraneo: Erinni e alástor. Questi tre elementi fanno parte di un medesimo sistema ideologico-religioso e teatrale. I temi fondamentali si collocano al di fuori dell’individuo e sono da inquadrare nelle strutture sociali del mondo greco arcaico:
  • Vendetta
  • Conflitto tra diritto familiare e diritto della polis
  • Rivisitazione dei miti nella prospettiva di Atene
  • L’uomo nei suoi rapporti con la collettività
  • Politica
  • Giustizia divina
  • Rapporto tra colpo e castigo
  • Legame delittuoso che unisce un individuo alla sua famiglia e alla comunità in una catena di odio e contaminazione. Eskiro può essere compreso all’interno del sistema di valori della cultura arcaica, Che al suo tempo si stavano già disgregando ma li ritroviamo ancora nella sua opera. Rappresenta l’ultima espressione della cultura arcaica con il suo rigido sistema di valori. Forte è la presenza di elementi visionari, di personaggi dotati di un’emotività così animata da generali situazioni di acceso patetismo. Sette contro Tebe Si scaglia la maledizione scagliata da Edipo sui figli Etocle e Polinice. Etocle, alla guida di Tebe, deve affrontare l’esercito di Polinice in marcia contro la sua stessa città. Dopo aver redarguito le fanciulle tebane, colpevoli di aver dato sfogo alla paura, Etocle ascolta da un Messaggero la descrizione delle forze nemiche schierate dinanzi a ciascuna delle 7 porte di Tebe e ad ognuna assegna un difensore. All’ultima si schiera lui stesso per affrontare Polinice, compiendo un’azione al tempo stesso colpevole e necessaria. Alla notizia che i due fratelli si sono uccisi a vicenda il coro intona un canto disperato. La scena finale, in cui Antigone (la sorella) respinge gli ordini secondo cui Polinice deve rimanere in sepolto, è di dubbia autenticità. Supplici Per sfuggire alle nozze con i cugini egizi, le 50 figlie di Danao sono approdate ad Argo e siedono supplici presso un altare, chiedendo protezione e ospitalità. Il re Pelasgo si ritrova di fronte a un dilemma: accoglierle, nel rispetto della xenia, ma rischiando una guerra con gli egizi o respingerle, incorrendo nell’ira di Zeus, ma salvando i cittadini dalla guerra. Di fronte alla minaccia delle fanciulle di impiccarsi alle statue degli dei, attirando così sulla città una maledizione, Plasgo acconsente di aiutarle, ma rimette la decisione all’assemblea popolare che decreta di accoglierle. Intanto giungono gli egizi che minacciano di portarle via con la forza l’intervento di Pelasgo però li costringe a ritirarsi. Il coro delle fanciulle alza un canto pieno di gratitudine per il re e la città. Prometeo incatenato Il Titano Prometeo, per Zeus colpevole di aver fatto molti doni agli umani migliorandone le condizioni di vita, viene incatenato su una rupe da Kratos e Bia (servi di Zeus) ed Efesto. Gli fanno visita in successione: le Oceanie (commosse per la sua sorte), Oceano (che lo invita a deporre l’ira e a mostrarsi accondiscendente con Zeus) e Io (perseguitata dall’assillo inviatole da Era). A Io Prometeo predice che le sue sofferenze avranno fine in Egitto e che da lei nascerà l’eroe (Eracle) a cui spetterà il compito di liberarlo. Il cenno profetico, fatto da Prometeo, a una minaccia che grava sugli dei induce Zeus a mandare Ermes affinché convinca il Titano a rivelargli il segreto. Il tentativo è inutile e Prometeo viene sprofondato nell’abisso con un terremoto. Dubbia la sua appartenenza a Eschilo perché nelle altre tragedie Zeus è il sovrano assoluto degli dei che incarna la giustizia, qui è un sovrano quasi invidioso e geloso perché Prometeo con il suo dono si è guadagnato la venerazione da parte degli uomini. Eschilo rappresenta un Zeus che si serve di due aiutanti Bia (violenza) e Kratos (forza sopruso). Orestea o Agamennone (1) Dopo 10 anni (guerra di Troia) Agamennone torna a casa. La notizia è accolta a palazzo in un’atmosfera di angosciosa attesa in cui sono rievocati fatti luttuosi tra cui l’uccisione di Ifigenia e vengono espressi funesti presentimenti. Quando Agamennone sbarca Clitemnestra lo accoglie con finta gioia. Al suo seguito c’è come concubina Cassandra, a cui Apollo ha dato il dono della profezia. Prima di essere condotta nella reggia, Cassandra evoca in una visione tutti gli orrori della stirpe degli Atridi e presagisce il dramma che sta per compiersi. Si ode il grido di Agamennone e subito dopo
  • Mitico. Il mito rappresenta il paradigma a cui riallacciare gli eventi della realtà. La vicenda delle guerre persiane viene innestata su un sistema di pensiero mitico-religioso in cui operano forze misteriose e potenti: - Ate: accecamento che impedisce all’uomo di distinguere le linee del suo destino e lo conduce alla sciagura - Hybris: tracotanza che attira la punizione divina
  • Storico. L’interpretazione che Eschilo offre delle guerre persiane si fonda su un luogo comune dell’ideologia democratica ateniese: la contrapposizione tra due sistemi politici - Polis: libera, dai profondi valori morali - Impero orientale: dispotismo e rischio di prevaricazione. Serse non è la figura storica, ma colui che ha peccato di hybris e che non ha saputo distinguere il limite tra potere e violenza. I persiani non sono i detestati nemici, ma il paradigma di un popolo sofferente per la collera di un capo. I Persiani sono una tragedia collettiva. I singoli personaggi hanno un ruolo marginale e il vero protagonista è il coro.

I Persiani

Manca il prologo: potrebbe davvero essere un’eccezione o forse potrebbero esserci altre opere in cui manca. Varie ipotesi:

  • I Persiani sono l’opera più antica tra quelle conservate, potrebbe risalire a una fase in cui la tragedia non era ancora sistematizzata. Anche gli episodi hanno una lunghezza difforme (alcuni 400 altri 80 versi)
  • Sono l’unica tragedia di argomento storico e non mitologico: o Il prologo ha una funzione informativa (spiega a che punto della storia siamo o quale variante si è scelto di adottare) e per una tragedia di argomento storico non è troppo importante; o Di per sé il titolo non è particolarmente esplicativo, ma siccome tutti avevano presente la storia tra Atene e l’Impero Persiano, del prologo non se ne è sentito il bisogno. Parodo 1 – 154 Il coro si presenta sulla scena, spiegando chi sono loro che stanno parlando.

Noi siamo i fedeli, così ci chiamano e qui attendiamo i persiani partiti per la terra

dei greci. Siamo i custodi dei palazzi sontuosi traboccanti d’oro come conviene al

nostro rango di anziani. Il re in persona, Serse il signore stirpe di Dario, ci ha

eletto a vegliare su questa terra.

Questi versi svolgono la funzione informativa che spetterebbe al prologo.

Fedeli → denominazione storicamente fondata. Gli anziani custodi del palazzo si chiamavano “fedeli”

(confermato da Erodoto).

Persiani partiti → gioca sull’ambiguità dei verbi come “partire”, “andarsene” quando sono applicati

a delle persone (eufemismo per dire che sono morti). Sono partiti per una spedizione in Grecia, ma si chiarirà che questo termine gioca sull’ambivalenza, perché li sono anche morti. Anticipa l’atmosfera luttuosa caratteristica di tutta la tragedia. Collocazione cronologica: è stato Serse figlio di Dario ad assegnare ai fedeli il compito di vegliare sul palazzo. Serve anche a nominare fin dall’inizio i due grandi protagonisti: Serse e Dario.

Ma per il ritorno del re e dell’armata che splende come oro, dentro di noi il cuore

è scosso da sussulti, come un profeta di sventure: se ne è andata ormai ogni forza

che l’Asia ha partorito e il cuore guaisce come un cane per il padrone lontano.

L’attesa dei fedeli non è un’attesa serena e fiduciosa, ma angosciosa.

Profeta di sventure → si capisce che il tema della Parodo è quello di profetizzare le sventure

prossime. Questo canto del coro mescola due piani temporali:

  • Futuro. Rimando tramite l’espressione profeta di sventure
  • Passato. Ciò che è capitato prima se ne è andata ormai ogni forza che l’Asia ha partorito. Uso ambiguo: tutti i guerrieri sono partiti e tutti loro sono morti. Questo miscuglio di memoria e profezia è la caratteristica principale di tutti gli inizi delle tragedie di Eschilo^1.

Guaisce come un cane → similitudine del mondo animale. Comuni nei poemi omerici e vanno man

mano a perdersi in Sofocle e Euripide. In Eschilo sono ancora molto usate e fanno suonare il suo stile molto arcaico ed elevato. Vv 14 → viene spiegata la ragione di questa angoscia: non giungono notizie Dopo aver mescolato passato e futuro ci si concentra sul presente. Si spiega che c’è una guerra in corso. Vv 14- 64 → pericope: catalogo delle popolazioni e dei comandanti che sono schierati sotto le insegne di Serse^2. Dinastia achemenide: dinastia di Serse All’inizio il catalogo suona come un’evocazione della potenza persiana, più tardi tornerà con una prospettiva ribaltata come una lista di caduti. C’è sempre in comune l’enormità dell’esercito: nel bene (la potenza partita) e nel male (la quantità di caduti). Vv 54 → Da Babilonia avanzava una lunga fila in schiera confusa. I barbari che combattevano con un esercito confuso e disordinato è un tema che caratterizza la descrizione dell’esercito nemico nella letteratura greca e latina.

Questo era il fiore della Persia, il fiore degli uomini che se né andato, gli aveva

cresciuti l’Asia immensa che ora li piange straziata dalla nostalgia.

L’Asia non li piange ancora perché non sa che sono morti, è solo un presagio, quello che si sa è la mancanza che si sente di questi guerrieri.

I genitori e le spose contano i giorni una dopo l’altro e il tempo che si allunga gli

sgomenta

Ambiguità: andare partire (^1) Inizio Agamennone: parla la sentinella di guardia, in attesa di un segnale luminoso che sarebbe stato dato al ritorno di Agamennone. Lui è oppresso da questa attesa, perché il suo compito è di aspettare il ritorno come un evento negativo, d’altra parte riflette sul fatto che lo stia aspettando con impazienza perché non vede l’ora che torni il legittimo sovrano. Metafora: “bue che gli pesa sulla lingua” non può raccontare a nessuno ciò che sta succedendo. (^2) Iliade, I canto. Catalogo delle navi: il giorno dopo il litigio tra Agamennone e Achille, Agamennone ha un sogno (serve a ordinargli qualcosa): deve cercare di mettere l’esercito alla prova. Deve convocare tutti e annunciare che ha deciso di desistere così vedrà se gli uomini sono motivati o meno. Lo fa il risultato è disastroso perché quando annuncia il ritorno a casa tutti sono d’accordo. Tra chi è più favorevole alla partenza c’è Persite (antieroe e unico guerriero brutto deforme). Persite accusa Agamennone di essere un vigliacco e Odisseo lo bastona, interviene anche Nestore (vecchio saggio). Il canto si conclude con il catalogo dei contingenti venuti da tutta la Grecia: anacronia (È il decimo anno di guerra e non e logico che vengano elencati solo ora) e sfoggio di bravura dell’aedo (colui che narrava la storia).

Coro: si mostra amica dapprima e scodinzola affettuosa la rovina, mentre spinge

l’uomo dentro la sua rete da cui non c’è speranza di fuga, non c’è salvezza

per chi è nato per morire.

Rovina: ate → Inizialmente gli uomini credono che le premesse di una data situazione siano favorevoli (Serse credeva, con un esercito così numeroso, di poter vincere) e, proprio per questo, cadono in una rete del tutto ingannevole.

Coro: il destino stabilito dagli dei in un tempo remoto

Il concetto di ate (rovina) è strettamente legato a quello di moira (destino). Questa rovina non è qualcosa a cui l’uomo va incontro per delle sue colpe, va in rovina perché la Moira ha deciso così. Certo Serse aggioga l’Ellesponto, ma non è mai presentato come il colpevole, non è mai padrone di sé, agisce perché il destino lo ha condotto all’accecamento e quindi alla rovina. Era già tutto scritto. La parodo si chiude con un riferimento alle abilità e ai punti deboli che i persiani mostrano in guerra:

  • Nelle battaglie di fanteria sono tanti e aiutati dai cavalieri, quindi tendenzialmente invincibili
  • Il problema è che si sono fidati delle funi che si tendono sottili, delle macchine che

trasbordano gli uomini → espressione ambigua:

  • Navi: che i persiani si siano fidati della flotta rimanda alla battaglia dove hanno perso
  • Ponte di zattere: si sono fidati dell’empietà Il problema non è che si sono fidati di una battaglia navale, ma che si sono fidati di una battaglia navale iniziata con l’aggiogamento del mare, un atto empio.

Coro: Per questo il mio cuore indossa una veste nera, straziato dal dolore per

l’esercito persiano e teme che un giorno arrivi l’annuncio. Deserta di uomini

e la grande città di Susa e la rocca di Cissa ripeterà quell’annuncio, come

un’eco nel grido confuso di una folla di donne mentre le unghie si

abbatteranno sulle vesti di lino sottile squarciandole. Perché se né andato

tutto il popolo, si è dileguata la schiera dei fanti e dei cavalieri come uno

sciame d’api, dietro al signore dell’esercito ha varcato quello sperone di terra

gettato sul mare aggiogandolo in un unico vincolo entrambe le rive.

Profezia per il futuro: per questo il cuore dei fedeli è vestito a lutto. Si indugia sull’annuncio straziante che verrà fatto. Città deserte:

  • Gli uomini sono partiti per la spedizione
  • Rimarranno deserte perché gli uomini sono morti

Al momento il sentimento e la nostalgia per i mariti lontani che impregna di pianto i letti nuziali.

Tema ricorrente di tragedia ed epica: i danni che la guerra arreca alle donne

  • Uomini: il guerriero rischia la vita e può morire in battaglia, ma grazie alle sue gesta gli può toccare una gloria inestimabile
  • Donne: sono condannate a una vita da vedove e schiave, non possono morire in guerra con onore, quindi tocca loro sopravvivere, ma la sorte delle sopravvissute è peggiore. L’immagine topica per descrivere lo strazio della guerra è quella delle donne che rimangono senza difesa e senza mariti.
  • Figli: tema dei figli orfani^4 (non trattato nei Persiani. (^4) Iliade – VI canto: Andromaca prova a scongiurare Ettore di non andare in battaglia descrivendogli che cosa la attenderà se lui morirà. Cerca anche di descrivere quella che sarà la vita di Astianatte se dovesse rimanere senza padre, tutti lo guarderanno con commiserazione.

La parodo finisce con dei versi con cui si torna al presente. La battaglia è già successa ma a palazzo non lo sanno ancora.

Coro: persiani sediamoci qui in questa antica dimora e meditiamo una decisione

saggia e profonda, la necessità ci incalza, che ne sarà del re Serse stirpe di

Dario? È forse vittoriosa la potenza che si invola dall’arco o trionfa la forza

della lancia salda sulla punta dell’asta?

Tutte le premonizioni per il futuro hanno tratteggiato un quadro cupo. Anche nella finzione scenica ci sembrano delle domande retoriche.

Coro: ma ecco che mi appare una luce simile a quella che irraggiano gli dei, viene

la madre dei re, la mia regina

Non è nominata ma sappiamo essere Atossa, la vedova di Dario e madre di Serse. Primo episodio 155 – 531

Coro: ecco a lei mi inchino, è il dovere di noi tutti salutarla renderle omaggio con

le nostre parole. Oh ad altissima sovrana delle persiane dalla bella figura,

venerabile madre di Serse sposa di Dario salve, hai condiviso il letto di un

dio tra i persiani e di un dio sei madre perché adesso il demone antico non

abbia abbandonato il nostro esercito

Concezione del re come divinità. Uno dei tratti di maggiore differenza con i greci. Eschilo si pone dal punto di vista dei persiani, è un punto di vista però in cui vengono descritti dei luoghi comuni (confusione delle schiere, indole servile contro indole portata alla libertà, arco/lancia, re come dio) è comunque un ateniese e li descrive in maniera stereotipata. Nel primo episodio entro in scena la regina.

Regina: per questo ho lasciato le auree e stanze e il letto che fu comune a Dario e

a me per questo sono avvenuta qui un’angoscia mi strazia il cuore

Atossa condivide le cupe premonizioni del coro e cerca un interlocutore.

Regina: ne parlerò a voi che mi siete cari perché non riesco a liberarmi di un

presagio che mi atterrisce, ho paura che l’immensa ricchezza disperda in

polvere e rovesci a calci la prosperità che Dario ha costruito non senza

l’aiuto di un dio

Atossa teme che la prosperità costruita dal marito venga totalmente distrutta: angoscia duplice

  • Ha paura in quanto regnante: insieme ai fedeli le toccherà rimanere a custodire le ricchezze sterminate in attesa di uomini che non torneranno;
  • Paura di venire a sapere che gli uomini, padroni di queste ricchezze, non abbiano combattuto con onore È in preda all’angoscia, c’è un evento capitatole nella notte che le ha fatto decidere di consultarsi con i fedeli. Un sogno angoscioso e molto difficile da interpretare, ma che l’ha lasciata turbata e che vuole esporre ancora perché vuole un aiuto ad interpretarlo. Riferisce che da quando suo figlio è partito trascorre delle notti agitate, ma che mai ha avuto una visione così nitida. Funzione dei sogni^5 : rappresentano desideri ambizioni; mancano ancora gli strumenti per l’introspezione psicologica. I desideri vengono oggettivizzati nel sogno. Spesso servono anche a suggerire dei corsi d’azione sono profetici (veritieri o menzogneri). (^5) Iliade - canto I: sogno d’Agamennone che gli dice di mettere alla prova l’esercito.

ingannevoli. Atossa è spaventata di fronte alla visione ciò che chiede è anche un sostegno al proprio interlocutore.

Regina: appena mi sono alzata ho immerso le mani nell’acqua di una limpida fonte

sono andata all’altare con il braccio teso nel gesto del sacrificio, perché

desideravo versare in sacrificio agli dei che allontanano il male una

libagione secondo il rito.

Quando si sveglia e molto preoccupata, ha la consapevolezza che il presagio è negativo, quindi fa un sacrificio agli dei nella speranza di essere ancora in tempo nel fargli cambiare idea.

Regina: ma vedo un’aquila che fugge verso l’altare di Febo e resto immobile ferma,

in un terrore mutuo, e subito, miei cari, appare un falco che si avventa in

volo, sbattendo le ali, con gli artigli le strappa le piume dal capo. E l’aquila

non faceva nulla sì acquattava soltanto offrendo il corpo allo strazio.

Questa visione non può che spaventarci, me che l’ho vista e voi che

l’ascoltate.

La regina fa quello che farebbe una donna greca, un sacrificio ad Apollo (dio profeta) sperando che prevenga il male. È una sorta di licenza poetica di Eschilo. In Erodoto invece quando, nell’episodio dell’aggiogamento, a Serse serve qualcuno che interpreti il presagio, non si rivolge alla pizia, ma ai Magi (i quali gli dicono che il sole è il messaggero per i greci, per loro è la luna, quindi l’eclissi di sole è positiva). Nella tragedia per la rappresentazione della religiosità persiana si alternano:

  • L’appiattimento sul Pantheon greco e sugli usi e costumi greci. Si descrive in termini greci la religiosità dei persiani
  • La concezione persiana di sovrano come divinità Aquila: simbolo di regalità in cui la regina rivede suo figlio Questa visione spaventa anche il coro dei fedeli.

Regina: sapete bene che mio figlio se vincerà sarà un eroe ammirato, ma se sarà

sconfitto lui non deve rendere conto alla città, purché si salvi resterà il

signore di questa terra

La regina riflette sulla democrazia ateniese; qui Eschilo ateniese che parla i suoi concittadini. Lo stratega sconfitto ad Atene doveva render conto all’assemblea dei cittadini, poteva essere estromesso, costretto a pagare una multa o ostracizzato. Serse invece non deve rendere conto a nessuno, purché si salvi sarò sempre lui sovrano. Il coro non cerca né di spaventarla né di rassicurarla, ma le consiglia di implorare gli dei, perché le visioni apparse sono veramente nefaste. L’unica cosa che può fare è persistere nei sacrifici per allontanare il male. Anticipazione di quello che verrà

Coro: bisognerà offrire libagioni alla terra e ai morti chiedi a Dario il tuo sposo

che dici di aver visto questa notte di essere benigno.

Nella visione di Atossa era comparso anche Dario, che nel momento di difficoltà del figlio accorre per aiutarlo, ma Serse alla vista del padre si straccia le vesti. Compie un gesto impulsivo, di rinuncia come se dicesse che è andato tutto male. Siccome Dario si è manifestato nella psiche della regina i fedeli le stanno dicendo che magari vuol dire loro qualcosa.

Coro: che mandi la sua benedizione a te e a tuo figlio qui alla luce da sotto la terra

e che cancelli nelle tenebre sotterranee ogni m che al bene si oppone

Dario mantiene intatto il suo potere regale anche nell’aldilà, quindi può forse dall’aldilà influenzare gli eventi. La regina dice ai che i fedeli sono stati benevoli nei suoi confronti e che farà quanto le è stato consigliato ma prima vuole sapere:

Regina: miei cari ditemi dove sorge Atene, in quale terra

Gli ateniesi a teatro sentivano una descrizione della propria città e dei suoi pregi per bocca della regina e del coro. Momento interessante dal punto di vista dell’intreccio delle prospettive. Ci dà la percezione di:

  • La distanza tra Atene e l’impero persiano
  • L’estraneità delle donne alla gestione politica

Coro: lontano verso Occidente dove il sole divino sparisce nel tramonto

Atene come un puntino all’estremo ovest dell’orizzonte rispetto all’impero smisurato.

Regina: perché mai mio figlio desiderava fare di quella città una sua preda?

Coro: perché così tutta la Grecia sarebbe diventata suddita del re

Atene, secondo Eschilo, è la città egemone della Grecia. Si era messa in quella posizione con la vittoria di Maratona e poi si rafforzerà con la seconda guerra persiana. Inoltre nella seconda metà del V secolo è anche un’egemonia culturale (periodo caratterizzato anche per la divisione nelle sfere di influenza spartana e ateniese, che sfocerà nella guerra del Peloponneso, conclusa con la vittoria di Sparta e la fine della parabola democratica ateniese). La regina risponderà dimostrandosi una barbara che cerca di capire le ragioni del potere ateniese secondo le categorie dei barbari.

Regina: hanno tantissimi uomini nel loro esercito?

Coro: hanno un esercito potente che ha già fatto subire ai medi molte sofferenze

Medi → Riferimento alla prima guerra persiana e alla vittoria di Maratona contro Dario. Riferimento

velato, perché nella tragedia quando comparirà Dario sulla scena, della sconfitta a Maratona si tace:

  • Funzionale alla rappresentazione di Dario come despota illuminato
  • Strano da parte di un poeta che anche cittadino e soldato ateniese La regina immagina che anche la loro forza stia nell’uso dell’arco e delle frecce.

Coro: niente affatto combattono fermi plance alla mano ben difesi dagli scudi

Descrizione della falange oplitica.

Regina: cos’altro li caratterizza la ricchezza abbonda nelle loro case

Topos delle ricchezze sterminate dei persiani. La regina sta cercando di dipingere in tutto e per tutto questo misteriosi ateniesi come simile ai persiani. Per lei un esercito potente uno numeroso formato da molte arcierie composto da persone ricchissime. La risposta è che le ricchezze sono date dalle miniere d’argento dell’Auriam.

Regina: chi è il loro signore e preposto chi comanda sull’esercito

Immagina che ci sia un gran re omologo di Serse.

Coro: di nessuno si dichiarano schiavi e di nessun uomo sudditi

Libertà: Caratteristica principale dei greci in contrapposizione con i barbari. Allora la regina si chiede come facciano a resistere quando sono assaliti dai nemici:

  • Nell’esercito persiano c’era la percezione che i soldati dovessero sopportare i rischi della battaglia e che la gloria sarebbe andata tutta al re
  • Gli ateniesi in quanto liberi prendono parte sia i rischi che ai benefici. La libertà è l’elemento decisivo che fa sì che questo esercito più piccolo riesca ad avere la meglio

Ribaltamento prospettico → Eschilo si cala nei panni del messaggero persiano. Per i greci riuniti ad assistere alla rappresentazione i versi vanno interpretati per antifrasi: Salamina è un nome amato amatissimo.

Messaggero: Atene disgraziata per i nemici

Tema ricorrente della vedovanza causata da Salamina e Atene. Non c'è attenzione al destino delle donne in quanto tali, ci sono altre tragedie in cui Eschilo fa più attenzione alla condizione femminile.^6 Il messaggero specifica che Serse è vivo. Ciò rassicura la regina che poteva pensare che fosse morto e anticipa che anche noi lo vedremo sulla scena. Vv 302 → Ci sono una trentina diversi che tracciano un catalogo di guerrieri uccisi un controcanto al catalogo iniziale di guerrieri partiti.

Regina: ah dolore supremo è quello che ho udito vergogna per i persiani pianto

straziante

La regina poi pone delle domande al messaggero per chiedere nel dettaglio che cosa sia successo.

Regina: era così sterminata la turba delle navi greche da osare l’attacco all’armata

persiana inneggiando battaglia con assalti navali?

Messaggero: per il numero, può stare sicura, che la flotta dei barbari aveva la

vittoria in pugno. Tutte le navi dei greci a contarle arrivavano a 300, oltre

a una decina di navi scelte, mentre Serse lo so bene guidava una turba di

1000 navi più altre 207 velocissimi scafi corsari. Così stavano le cose,

potevi pensare che avremmo perso la battaglia?

La regina cercava una spiegazione razionale.

Messaggero: ma un dio (daimon) ha distrutto l’armata caricando di un peso iniquo

la bilancia del destino gli dei hanno salvato la città della dea pallade.

La sconfitta è stata voluta da un daimon (demone, divinità con funzioni profetiche, intermediario fra gli dei e gli uomini). Incarna il fato ed è stato il fato a decidere che Atene doveva essere salvata e i persiani sconfitti, nonostante le forze in gioco.

Caricando di un peso iniquo la bilancia del destino → Riferimento a una scena tipica dell’epica e

ad una credenza religiosa diffusa nel mondo antico: il concetto che il destino vada pesato su una bilancia (psicostasia: pesatura delle anime). Quando nel mondo greco due contendenti si confrontavano a duello, si scambiavano informazioni tra cui quelle sul destino del cadavere dello sconfitto (es: Ettore – Achille^7 ). Chi pensa di essere sconfitto chiede pietà per le proprie spoglie e che divengano concessi gli onori funebri, senza i quali l’anima è costretta a vagare senza essere accettata nell’Ade. Dopodiché viene, di solito, descritta una sorta di riflessione degli dei che commentano gli eventi e anticipano la soluzione del duello, prendendo così un’immaginifica bilancia e pesando le due anime, la più pesante è quella dello sconfitto. Poi segue la descrizione del duello. Nel caso dei persiani c'è stato un inganno, sono stati sconfitti per volere del fato e tramite un inganno.

Regina: come iniziò lo scontro navale? Racconta chi attaccò la battaglia per primo

i greci oppure mio figlio confidando nella vastità della sua flotta?

(^6) Le supplici – Eschilo: Racconta delle figlie di Danao in fuga dall’Egitto perché i loro cugini volevano forzarle in un matrimonio. Si riflette sulla condizione femminile nei soprusi nella sfera familiare e matrimoniale non è una riflessione sulla posizione subalterna della donna nell’ambito della guerra. (^7) Iliade - XXI canto: Scena della pesatura delle anime di Achille e Ettore. Zeus propone di salvare Ettore e intralciare il corso del destino (entità superiore agli dei). Gli altri gli dicono di no, perché altrimenti genererà il caos. Zeus desiste, lascia che i due si rincorrano per tre volte intorno alle mura. All’inizio del quarto giro, Zeus prende la bilancia e l’anima più pesante risulterà essere quella di Ettore.

Nelle parole della regina ritornano due caratterizzazioni di Serse:

  • Confidando → Troppo sicuro di sé, le sue azioni sconfinano sempre nella hybris
  • Vastità dell’esercito Da come pone la domanda in qualche modo si aspetta che sia stato suo figlio ad attaccare per primo. Il Diamond si incarna in un greco che si reca da Serse e lo inganna. Gli dice che quella notte i greci sarebbero fuggiti dalle posizioni in cui erano schierati per cercare salvezze altrove. Il sottotesto e che se Serse vuole vincere deve attaccare lui per primo. Mostra l’astuzia che, secondo l’interpretazione geoclimatica, è propria delle popolazioni che vivono nel centro. Il fatto che rimanga anonimo incarna il volere del destino. Non è un inganno escogitato da quella persona.

Messaggero: all’origine di tutta la nostra sventura, oh mia signora, fu uno spirito

della vendetta un demone (diamon) maligno apparso chissà da dove

Nelle parole del Messaggero la sconfitta non è responsabilità di Serse e l’inganno non è merito di quell’uomo. Tutto si riconduce al destino, motore indiscusso di ciò che capita agli uomini.

Messaggero: un uomo un greco arrivato dal campo degli ateniesi si presentò a tuo

figlio Serse e disse così: quando sarebbe arrivata la nera cortina della

notte i greci avrebbero abbandonato le loro posizioni balzando ai remi

delle navi disperdendosi chi da una parte e chi dall’altra così

sarebbero fuggiti di nascosto per salvarsi la vita. Serse ascoltò questo

discorso e non si accorse dell’inganno (dolon) dell’uomo greco né della

perfida malevolenza degli dei

Malevolenza degli dei → Quel sentimento di invidia malevolenza che le divinità iniziano a provare

nei confronti dell’essere umano quando sembra fin troppo fortunato, quando sembra innalzarsi al di sopra della propria condizione. Serse ha tutte le possibilità per eccellere perché figlio di un grande sovrano e padrone di molti uomini e ricchezze. Serse impartisce ordina ai suoi ammiragli.

Messaggero: quando i raggi del sole che infiammano la terra si saranno spenti e

la tenebra occuperà le regioni del cielo allora bisognerà disporre in tre file la

schiera delle navi e altre navi spedirle tutte intorno all’isola di Aiace a presidiare

gli stretti e le strade del tumultuoso mare

Serse ordina alla flotta di presidiare tutti i bracci di mare intorno a salamina:

  • Vuole attaccare battaglia
  • Vuole fare in modo che i greci che fossero fuggiti venissero uccisi Punta alla vittoria totale.

Messaggero: così parlò con il cuore ispirato da troppa fiducia, ignorava il futuro

già sancito dagli dei

Troppa fiducia → Atteggiamento tracotante di Serse che gli viene rimproverato nel corso di tutta la

tragedia. Atossa, il coro e Dario quando parlano della hybris di Serse non lo fanno mai in termini elogiativi, ma nemmeno ritengono che la sconfitta sia colpa sua.

Per l’unica volta le schiere dei persiani vengono descritte come ordinate: i persiani in buon ordine

fiduciosi e obbedienti.

Messaggero: ma quando i bianchi cavalli del giorno rifulsero invadendo la terra di

splendore, d’un tratto risuonò un canto dalle schiere dei greci un inno

sacro e subito il suono riecheggiava come un grido acuto tra gli scogli

dell’isola

Cavalli del giorno → Per tradizione mitologica il sole compie il suo percorso nella volta celeste a

bordo di un carro; di notte il sole si riposa e torna ad Oriente, percorso che spesso fa all’interno di una coppa.

Nella descrizione della battaglia di Salamina ci sono molte similitudini con la descrizione che ne fa Erodoto.^8 Quello in cui la descrive è un passaggio abbastanza esteso (10 paragrafi: 74 – 86 del libro VIIII), ma solo nell’ 86 si parla della battaglia vera e propria i paragrafi precedenti sono dedicati agli antefatti e alle motivazioni ciò su cui si sofferma di più è il dialogo tra un greco e Serse. La battaglia di salamina assume un valore simbolico:

  • La guerra continua
  • I persiani rimangono un interlocutore nella politica estera greca Più che alla battaglia Erodoto e Eschilo sono interessati alle motivazioni e agli antefatti dai quali traspare la contrapposizione greci - liberi, persiani - schiavi.

Messaggero: è inutile che vada avanti a descrivere gli eventi della battaglia perché

non potrei esaurire la caterva dei nostri dolori neanche se parlassi per 10 giorni

di seguito, sappi soltanto questo mai in un unico giorno ho visto morire un così

grande numero di uomini

La risposta della regina si basa sull’uso ambivalente di “mare”.

Regina: un mare immenso di dolori si è rovesciato sui persiani e su tutte le stirpi

dei barbari

Mare immenso di dolori:

  • Impiego metaforico
  • Se ne parla a proposito di una battaglia navale. Il messaggero racconta poi una sorta di appendice alla battaglia di Salamina. C'è stato un secondo scontro intorno a Psittalia, un’isola vicino a Salamina dove Serse aveva mandato alcuni soldati scelti perché uccidessero i greci che fossero riusciti a fuggire. Ma i greci avendo vinto sbarcano e fanno strage di queste truppe scelte.

Messaggero: Serse vide l’abisso del dolore e pianse, si strappò le vesti con grida e

lamenti impartì in tutta fretta gli ordini alle truppe di terra e si

lanciò in una fuga disordinata

Ancora una volta i barbari agiscono disordinatamente. Il commento della regina è improntato al concetto di un dio maledetto che inganna persiani.

Regina: oh dio maledetto che ha ingannato i persiani, così mio figlio ha compiuto

la sua vendetta, amara vendetta sulla gloriosa Atene non bastavano i

barbari che già Maratona aveva ucciso, credeva di render loro giustizia ma

mio figlio si è tirato addosso il peso di un’enorme disgrazia

Accenno alla battaglia di maratona. (^8) Storie VIII – Erodoto: il greco è il pedagogo dei figli di Temistocle (lo stratega dei greci) Sicinno. Viene mandato dal gran re per ingannarlo e soprattutto per avere la meglio sugli alleati. I greci sono divisi: gli ateniesi sostengono che sia necessario combattere in quel braccio di mare (la superiorità numerica dei persiani sarebbe stata inutile e Atene ormai era devastata e volevano correre ai ripari il più in fretta possibile); i Peloponnesiaci sostenevano che sarebbe stato meglio combattere sull’istmo di Corinto. Temistocle sente di essere in inferiorità e quindi si rende conto che deve costringere Serse ad attaccare battaglia per primo. Erodoto specifica che Sicinno è stato mandato all’oscuro degli alleati. Sicinno dice che i greci sono divisi e spaventati e che se Serse avesse attaccato avrebbe avuto vittoria facile. I persiani trovarono tutto ciò credibile. Poi vengono descritte le manovre delle navi per bloccare ogni fuga ai greci. Nel frattempo i greci continuano ad essere divisi. Quando Aristide (avversario politico di Temistocle) arriva, manda a chiamare Temistocle e gli comunica che ha visto con i suoi occhi che la flotta greca è circondata. Temistocle ammette che quello che è successo è a causa sua e gli dice di avvisare gli altri comandanti, i quali si convinceranno davvero solo quando arriva una trireme persiana di disertori a confermare il tutto. La battaglia inizia all’alba e Temistocle fa un discorso. Un ateniese Aminia avrà l’onore di iniziare lo scontro gli altri scenderanno in campo per soccorrerlo. Erodoto riconosce che i persiani hanno combattuto con onore, ma comunque afferma che la loro motivazione era la paura di Serse.

La regina ha chiaro il concetto che c'è come una catena di maledizioni ereditarie che sia abbattuta sulla casa reale persiana. Dario era stato sconfitto, Serse vuole vendicarlo (una ragione anche nobile), ma ciò non fa che tirare sui persiani il peso di un’enorme disgrazia.

Regina: le navi scampate al disastro dove le ha lasciate? Sai indicarmi

esattamente dove?

Messaggero: i comandanti delle navi superstiti si sono dati a una fuga caotica e

precipitosa sulle ali del vento

La fuga della flotta non viene seguita, ma viene raccontata la ritirata dell’esercito di terra. I fanti rimasti si mettono in marcia nella direzione contraria a quella dell’andata verso l’Ellesponto.

Messaggero: quella notte un dio suscitò l’inverno fuori stagione e congelò l’intero

corso del divino Strimone

Gli dei hanno ostacolato anche la loro ritirata.

Messaggero: allora anche chi non credeva agli dei li invocò e si mise a pregare

supplicando il cielo e la terra, tutti a lungo scongiurarono le divinità e poi l’esercito

si mosse per attraversare il guado ghiacciato

Sopravvissero solo coloro che sono stati fortunati a superare in un solo balzo il fiume prima che le divinità lo scongelassero. Gli uomini che erano a metà caddero in acque e affogarono. Una sorta di contrappasso rispetto alla traversata dell’Ellesponto: Serse ha voluto giocare con l’ordine naturale della topografia cercando di trasformare in terra ciò che era mare. La regina fa un commento che ci riporta alla visione notturna. Era evidente la rovina profetizzata dal sogno e il messaggero l’ha confermata. La regina decide comunque di compiere sacrifici per gli dei. Spesso i personaggi di Eschilo sono delle persone giuste, encomiabili, nonostante ciò tutto a loro va male. Chiede ai fedeli di consolare il figlio in caso arrivasse quando lei è via per compiere i sacrifici e poi di accompagnarlo da lei alla reggia. Primo cenno del fatto che Serse deve arrivare (vv 530), anche se poi arriverà al verso 900. Primo stasimo 532 - 597 60 versi al loro interno bipartiti. Inizialmente viene affrontato il tema del lutto immane che si ripercuote soprattutto sul desiderio frustrato delle giovani spose che hanno visto morire i mariti.

Coro: oh Zeus re che dei persiani fieri orgogliosi delle genti infinite hai distrutto

l’armata, ora avvolgi nel cupo sudario del lutto le città di Agbatana e Susa, tante

donne con le tenere mani si strappano il velo mentre le lacrime si spargono sul

seno, così prendono la loro parte di dolore con languidi lamenti le persiane si

struggono di desiderio per gli uomini appena sposati i letti e le languide lenzuola

gioia di una voluttuosa gioventù sono ormai perduti

Uso ambivalente di perduti.

Coro: rimane il lutto di un pianto insaziabile e io canto il destino di chi è morto

canto l’immenso è indubitabile lutto

Il coro rende chiara la ragione della sua presenza: Intonare canti luttuosi.

Coro: Serse li ha guidati ah

Serse li ha uccisi ah

Serse ha follemente armato i navigli marittimi

Triplice anafora

Coro: le navi dagli occhi cupi e dalle vele di lino

Li hanno guidati ah

Li hanno uccisi ah

Coro: e tu regina e sposa venerata dei persiani

Viene presentata come la moglie del re (Dario) e non come la madre del re (Serse).

Coro: invia queste libagioni alle stanze degli inferi, noi imploreremo con un inno

gli dei che accompagnano i defunti perché ci concedano una grazia da laggiù

sotto la terra, vi preghiamo santi demoni del sottosuolo Terra ed Ermes e tu

re dei morti

Ermes → Colui che accompagna le anime dalla terra dell’aldilà qui dovrebbe fare il percorso inverso

Re dei morti → Ade

Coro: mandate quell’anima dal profondo alla luce

Chiedono qualcosa che è contrario alle leggi della natura chiedono che un morto torni in vita

Coro: se esiste un rimedio al dolore lui lo conosce, è l’unico uomo che può svelarci

la fine dei nostri mali

La regina i fedeli vogliono Dario perché se esiste la possibilità che un domani questi mali si fermino lui è l’unico che la conosce.

Coro: io griderò il mio immenso soffrire, ma potrà ascoltarmi da laggiù?

Il dubbio è che dall’aldilà le anime non partecipino più alle sofferenze e alle gioie di chi è in vita. A proposito di Dario si dice:

Coro: non ha mai dato la morte ai suoi uomini nella follia di guerre sterminatrici,

mentre divino lo chiamano i persiani e davvero era divina la sua mente con

accuratezza guidava l’armata

Qui viene completamente ignorata la battaglia di Maratona. Siccome Dario viene invocato in quanto grande condottiero non è funzionale ricordare la sua sconfitta. La richiesta è fatta contro natura, perché viene chiesto a un morto di tornare sulla terra, un morto che viene dipinto come un messia e come un re infallibile (falso). Terzo episodio 681 - 851 Compare Dario. Nei commenti antichi si è riflettuto molto su come questa scena venisse rappresentata. Precedente letterario → Odissea XI^10 : similitudini (^10) Odissea canto XI: Odisseo ai compagni dall’isola di Circe s’imbarcano e raggiungono le porte dell’oltretomba. La nave navigherà nel buio fino a quando arriva una spiaggia con dei boschi sacri a Persefone, alla confluenza del Piriflagetonte e lo Stige. Odisseo a quel punto deve compiere un rito, che ha delle istruzioni precise: deve scavare una fossa, dare delle libagioni ai morti (miele, latte, vino, acqua, farina, sangue di due vittime sacrificali una pecora e un ariete). Circe aveva avvisato che quello sarebbe stato un momento critico, perché le ombre nell’aldilà fanno un’esistenza vuota e inconsistente e nel momento in cui vedranno scorrere il sangue saranno colte dalla nostalgia di ciò che hanno lasciato, per cui si accalcheranno sulla fossa e Odisseo sguainando la spada dovrà cercare di tenerle lontane, dato che il suo obiettivo è parlare con Tiresia. Odisseo però dopo averci parlato parlerà anche con altri:

  • Tiresia: Ha una funzione profetica di interpretazione degli eventi e di premonizione per il futuro una figura salvifica; si concentra su quello che succederà a Odisseo una volta che avrà ristabilito il suo potere a Itaca. Conferma che tutti i guai sono dovuti all’ira di Poseidone ma ci sono pochi dettagli sul viaggio. Dirà che tornerà tardi e male. Ti dice che riconquisterà la reggia con le armi o con l’astuzia. A un certo punto avvertirà la necessità di fare pace con Poseidone e si rimetterà in viaggio arriverà così lontano da incontrare una popolazione che non conosce il dio. Profetizzerà che la morte arriverà a lui in età avanzata e non sarà violenta e giungerà dal mare; in quanto profeta mantiene intatta la capacità di parlare anche senza bere il sangue.
  • Anticlea (la madre): non sapeva fosse morta e lei gli dice di essere morta per il dolore; dice che Penelope gli è fedele, Laerte sta in disparte e Telemaco gode dei privilegi di Odisseo (falso); ci sono tre tentativi di
  • Un’ombra viene richiamata perché serve ai vivi: o Tiresia: Avrebbe dovuto fornire delle profezie su come Odisseo sarebbe tornato a casa o Dario serve ai vivi per capire come superare questo momento di difficoltà
  • L’ombra evocata ha un legame affettivo con coloro che la evocano o Dario moglie e fedeli o Madre e compagni di Odisseo Dario compare e apostrofa subito i fedeli chiedendo di che dolore soffra la città. In città risuona il canto luttuoso ed è turbato perché c'è la sua sposa in piedi accanto alla sua tomba, per questo ha accettato di tornare.

Dario: non è facile uscire gli dei del mondo sotterraneo sono più bravi a prendere

che a lasciare ma anche tra loro sono un re dunque eccomi

Anche nell’oltretomba mantiene intatta la sua dignità regale. Differenza con la rappresentazione dell’Ade nell’odissea, in cui traspare che le anime non percepiscano più gloria o onore e sono condannate a vivere un’esistenza da ombre come se tutte le imprese compiute in vita non contassero più niente. Nei persiani il rito di necromanzia non viene descritto. Manca un incontro padre - figlio, forse per mancanza di attori. Dario spiega alla regina e ai fedeli come dovranno comportarsi nei confronti di Serse per non aggravare il suo dolore. I fedeli non hanno il coraggio di rispondere al vecchio sovrano, si vergognano. Dario insiste e chiede cosa sia successo.

Coro: oh ritegno a guardarti oh ritegno a risponderti l’antica venerazione mi

trattiene

Venerazione → Rispetto ma anche venerazione del sovrano che era un Dio

Dario reagisce con impazienza ma il coro non ha il coraggio.

Dario: tocca a te vecchia compagna del mio letto nobile sposa mettere fine a questi

lamenti a questi pianti e dirmi una parola chiara

Tra il coro e Dario c'è venerazione, ma anche una certa distanza gerarchica. Dario dovrebbe dare una soluzione ma come Tiresia non ha le risposte. Dario, Atossa e il coro riflettono sulla figura di Serse. La regina risponde alla domanda di Dario su cosa sia successo.

Regina: per dirla in poche parole l’impero persiano è stato annientato

Dario chiede come sia successo.

Regina: no la nostra armata è stata distrutta da Atene

Dario si chiede chi tra i suoi eredi abbia guidato la spedizione e la regina risponde Serse l’impetuoso.

abbracciarsi (il tre indica il numero di tentativi destinati a fallire); gli spiega cosa succede dopo la morte: la parte corporea si disgrega e l’anima vola nell’aldilà.

  • Agamennone: tentativo di abbracciarsi fallito; non sapeva fosse morto e lui gli risponde inveendo contro Clitennestra, dice che moribondo ha tentato di proteggere Cassandra; il dialogo si concentra sulla differenza tra le mogli Clitennestra pessima, Penelope modello di virtù; chiede ad Odisseo notizie del figlio Oreste.
  • Achille: mantiene anche tra i morti l’aggressività e l’impetuosità; rimpiange di essere morto da eroe preferirebbe essere vivo al costo di essere un servo; chiede notizie del padre, di Neottolemo il figlio, Odisseo gli dice che dopo la sua morte il figlio era giunto a Troia aveva fatto parte del contingente dentro il cavallo.
  • Aiace: incontro negativo per via della questione della contesa delle armi di Achille, vinta da Odisseo; Odisseo cerca di spiegarsi ma Aiace lo guardo in silenzio e si allontana.