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Ideali di bellezza in Cina ed estetica
Tipologia: Appunti
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Nella storia millenaria dell’estetica cinese, l’ideale di bellezza femminile doveva rispondere a canoni fissi: fino al periodo Tang corporatura esile e snella, mani lunghe e affusolate, capelli neri, lunghi, lisci e setosi, sopracciglia curate, pelle chiarissima, occhi luminosi e bocca piccola; a metà della dinastia Tang, si impone invece un canone diverso, in cui si apprezzano forme più morbide e una donna più florida. Quattro donne in particolare, ricordate come le 四大美女 sì dà mĕinü˘ ovvero le quattro bellezze della Cina antica, sono state storicamente i modelli di riferimento per le donne cinesi, poiché hanno saputo mettere la propria bellezza al servizio del loro Paese. Ancora oggi, a testimoniare la loro importanza, i nomi, le gesta e le raffigurazioni di Xi Shi 西施 Xī Shī (506 a.C. - ?), Wang Zhaojun 王昭君 Wáng Zhāojūn (52-19 a.C.), Diaochan 貂蝉 Diāochán (161 o 169 o 176 - ?), Yang Guifei 杨贵妃 Yáng Guìfēi (719–756) sono universalmente note in Cina. Ma come raggiungere questo ideale estetico, cantato soprattutto dai poeti di epoca Tang come Wang Wei 王维 Wáng Wéi (699–759) nella sua Ode a Xi Shi 西施 咏 Xī Shī Yŏng? Per quanto riguarda il viso, un antico proverbio recita 三分长相,七分打扮 sān fēn zhăngxiāng, qī fēn dăban, “Tre decimi della bellezza del viso femminile sono dono della natura, ma il rimanente è frutto del trucco”. Si cominciava con uno strato di polvere bianca (carbonato basico di piombo oppure ossido di zinco) sul quale, in corrispondenza delle guance, si applicava il colore rosso, ricavato dal cartamo o dal fiore del melograno. Le sopracciglia venivano rasate per essere poi ridisegnate con un colore blu-nero ricavato da vimini carbonizzato in forme diverse: sottili, spesse, dritte, curve, a ventaglio o a punta. Durante la dinastia Tang, epoca in cui la creatività nel trucco raggiunge livelli inimmaginabili, nel punto centrale fra le due sopracciglia si disegnava lo huadian 花钿 huādiàn, un motivo ornamentale di ispirazione floreale. La leggenda vuole che un fiore di pruno si fosse posato sulla fronte della principessa Shouyang 寿阳 公主 Shòuyáng gōngzhŭ mentre passeggiava nel giardino del suo palazzo e, dal momento che questo non faceva che aumentare il suo fascino, le altre dame presero ad imitare con il trucco tale fortuito abbellimento lanciando così una nuova moda. Questa è anche l’origine del “trucco floreale” 梅花妆 méihuā zhuāng, nato durante le Dinastie Meridionali (420–589) e divenuto popolare in epoca Tang e Song. Grazie alla ridefinizione delle labbra, che venivano dipinte con olio colorato, la bocca veniva rimpicciolita per dare un senso di dolcezza e tenerezza al viso. Molta cura era riservata anche ai capelli, portati lunghissimi ma raccolti in elaborate acconciature, fissate da pettini e ornamenti impreziositi da pietre dure e perle. Al giorno d’oggi, con la progressiva occidentalizzazione dei costumi, i canoni di bellezza tradizionali hanno subito un notevole cambiamento portando sempre più spesso le donne cinesi a modificare la natura stessa dei loro tratti orientali. Le ragazze cinesi ambiscono ad avere un corpo asciutto ma femminile, ricorrendo perfino alla chirurgia estetica, sfoggiano acconciature all’ultima moda e sperimentano tagli e colori diversi, curano moltissimo la pelle e le sopracciglia che disegnano a matita o col trucco semi-permanente. Ma il sogno più grande delle giovani donne cinesi, in fatto di estetica, è quello di avere gli occhi “all’occidentale”. Quelle che possono permetterselo, fanno letteralmente la fila dal chirurgo plastico per ottenere la cosiddetta “doppia palpebra” 双眼皮 shuāng yănpí che rende lo sguardo più aperto ed espressivo. Per tutte le altre invece rimangono soluzioni che permettono di avere risultati simili seppure in modo non permanente. Ciglia finte e lenti colorate completano l’effetto “Western look”.