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Appunti utili per memorizzare le varie fasi storiche riguardanti l'arte dell'India e Indologia
Tipologia: Dispense
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Prof. C. Pieruccini
1. CIVILTÀ DELL'INDO (3300 – 1500 a.e.c.) La civiltà dell'Indo è una delle grandi civiltà dell'antichità, l'ultima in ordine di tempo ad essere stata scoperta, che ha proiettato in un passato molto remoto gli inizi della civiltà sul suolo indiano. Infatti, prima di essere stata scoperta, per tutta la fine del 700 dell'800 e gli inizi del 900, si pensò che gli arya avessero portato la civiltà in India. Così non fu grazie alla scoperta da parte di John Marshall, avvenuta nel 1920-'21 e dalla successiva dichiarazione in un articolo del 1924 in cui annunciò di aver trovato una nuova civiltà: la civiltà dell'Indo. - Impianto urbanistico Gli scavi portati avanti da John Marshall, l'allora direttore dell'Archeological Survey of India, si concentrarono prevalentemente su due siti principali: la città di Harappa e la sua gemella Mohenjo- Daro, entrambe situate nell'odierno Pakistan, territorio che a seguito della partizione, avvenuta nel 1947, non farà più parte dell'India. Città gemelle perché nonostante distano l'una dall'altra 600 chilometri circa, possiedono delle caratteristiche simili, tra cui l'impianto urbanistico e l'utilizzo di mattoni cotti di alta qualità della stessa misura (1 x 2 x 4). Queste due città presentano un impianto urbanistico molto avanzato: sono presenti resti di mura di cinta dotate di porte di ingresso, resti di abitazioni e laboratori artigiani e quelli che dovevano essere luoghi pubblici o di mercato. Le strade, la principale quasi 10 metri, sono disposte a formare una sorta di griglia orientata secondo i punti cardinali. L'ingresso delle abitazioni si trova in vie laterali, le stanze, ampie dal soffitto confortevole, erano disposte attorno a un giardino centrale. Nelle case erano previste le latrine e stanze da bagno; all'acqua provvedevano pozzi pubblici e privati rinvenuti particolarmente a Mohenjo-Daro, di cui il “ Grande Bagno ”: una grande vasca che doveva contenere acqua perché i mattoni sono impermeabilizzati. È una vasca di raccolta d'acqua, che serviva sia per le abluzioni sacre, ma allo stesso tempo servivano come acqua per fare il bucato e giocare (uso quotidiano). Un'altra caratteristica di queste due città, riguardanti l'urbanistica, è che possedevano una cittadella sopraelevata rispetto al resto della città, dalla quale probabilmente si esercitava il potere e dove sorgevano forse i luoghi di culto. - Reperti artistici: i sigilli A livello artistico di questa civiltà sono state ritrovate numerosissime statuette di piccole dimensioni dai diversi materiali, dalla steatite al bronzo, raffiguranti prevalentemente animali e figure femminili, dai fianchi larghi e seni prominenti, ingioiellate e con capigliature elaborate, dato questo che ci fa credere come fosse venerato un culto della Dea madre. I reperti più significativi sono tuttavia rappresentati da una serie di sigilli di steatite, utilizzati per stampigliare documenti o merci, dove compaiono prevalentemente figure animali e figure antropomorfe. Uno di questi è il famoso “Proto Shiva” trovato da John Marshall e da egli stesso interpretato. Secondo la sua interpretazione si tratterebbe di un Proto Shiva, una delle tre divinità principali venerate nell'Induismo. Questa sua interpretazione è stata da molti accettata in quanto sono presenti alcuni elementi che saranno caratteristici dell'iconografia di Shiva. Il personaggio qui raffigurato, in una posizione che richiama lo yoga (Shiva è appunto considerato il grande asceta e yogin), sembrerebbe avere tre volti ed essere itifallico. È circondato da quattro animali (una tigre, un elefante, un rinoceronte e un bufalo), non a caso un epiteto di Shiva è appunto pashupati ovvero signore degli animali.
2. LA CIVILTÀ VEDICA (dal 1500 a.e.c. circa ) Tutt'oggi l'origine degli arya non è certa ed è soggetta a tre ipotesi principali: - ipotesi bellicosa: la popolazione degli arya, dalla Russia meridionale è calata nell'India del nord, a causa di un disastro naturale (siccità, ondata di gelo o epidemia), attraverso i passi afgani intorno al 1500 a.e.c. circa, annientando le popolazioni autoctone e i restanti della civiltà dell'Indo. Tuttavia questa ipotesi è stata subito screditata in quanto gli scavi archeologici non hanno rinvenuto tracce di violenza. - ipotesi dell'evoluzione culturale: alcuni studiosi ritengono che la cultura degli arya sia in realtà una trasformazione di quella della Valle dell'Indo: quindi la scrittura sui sigilli ritrovata non apparterrebbe alla famiglia dravidica ma a quella indoeuropea. La cultura della Valle dell'Indo sarebbe dunque una forma embrionale di cultura aria e vedica e nei secoli avrebbe interagito con quella dravidica. - ipotesi del compromesso: alcuni sostengono una sorta di compromesso tra le due culture dunque la popolazione della Valle dell'Indo sarebbe dravidica, ma gli arya non l'avrebbero sottomessa nel corso della loro migrazione; piuttosto, per un lungo periodo, le due civiltà avrebbero convissuto l'uno accanto all'altra, fino a che la cultura e la lingua degli arya non avrebbe prevalso. Gli arii vivevano con i loro greggi, perché durante la migrazione si spostarono con alcuni animali di cui il cavallo, in villaggi tribali: non cuocevano mattoni, non costruivano bagni o fognature, non scolpirono statue imponenti, non usarono sigilli né la scrittura. Gli arii attaccarono i cavalli ai carri e sembra facessero usi sia di asce di bronzo sia di lunghi archi e frecce. Lo stesso Rigveda non reca tracce sulla loro migrazione e invasione, ma menziona le vittorie degli arii con l'utilizzo di cavalli e frecce. Qualunque sia l'origine del popolo arya, è attraverso i Veda che noi conosciamo la mitologia e la struttura sociale. - Letteratura vedica A differenza della Valle dell'Indo di cui abbiamo dei reperti artistici, quello che ci rimane della civiltà vedica è la letteratura, attraverso i quali conosciamo la mitologia e la struttura sociale. Il termine Veda significa Scienza e comprende quattro raccolte di testi: 1. Rig-veda → la raccolta più antica, costituita da 1028 inni alle divinità divisi in strofe chiamate mantra e suddiviso in dieci volumi che si chiamano mandala (cerchio); 2. Sama-veda → comprende le melodie del salmodiare durante il rito sacrificale, cuore della religiosità vedica; 3. Yajur-veda → contenute le formule rituali; 4. Atharva-veda → include 700 inni sacrificali, creazioni e formule magiche, in particolare la magia nera perché non a scopo benevolo. Nei secoli a questi testi se ne sono aggiunti altri che ne completano ed elaborano ulteriormente i contenuti: - Brahmana → approfondiscono i significati del sacrificio; - Aranyaka → i “testi delle selve”. Il periodo di collocazione di questi testi è tra il VI e il V a.e.c.. La foresta diventa in questo periodo il luogo degli asceti, ovvero il luogo
3. DINASTIA MAURYA (324 – 185 a.e.c.) A partire dal 4° secolo a.e.c. le tribù e i bellicosi reami verranno unificati sotto la copertura di un unico impero. Fautore di questa unificazione è Chandragupa Maurya (324 – 310 a.e.c.) usurpatore del regno del Magadha all'ultimo sovrano Nanda. - Chandragupta Si suppone che dietro all'ascesa di Chandragupta ci sia il brahmano Kautilya, ritenuto autore anche dell'Arthasastra, un testo di tratto politico, economico e di strategia militare, che ricorda il Principe di Machiavelli. L'arthasastra non deve essere utilizzato solo come fonte primaria di informazione riguardo all'organizzazione statale Maurya: esso fornisce testimonianze sulle effettive attività, traguardi e ideali che animarono i re e i loro elettori per tanti secolo. L'opera inizia con un capitolo sull'educazione e il tirocinio di un re, cui si raccomanda di essere energetico e sempre vigile. Capitale dell'impero è Pataliputra, la più grande e imponente città del mondo, ai tempo del dominio Maurya. Chandragupta usò gli ultimi 25 anni della sua vita per consolidare il dominio su tutta l'India settentrionale, estendendo il potere del Magadha fino all'Indo e oltre. - Regno di Bindusara Secondo le fonti jaina, Chandragupta abdicò nel 301 a.e.c per divenire monaco jaina nell'India meridionale, dove digiunò fino alla morte mentre suo figlio Bindusara assumeva il potere a Pataliputra. Sappiamo veramente poco sui 32 anni di regno di Bindusara, benché abbia esteso i confini del dominio Maurya e abbia continuato a mantere relazioni diplomatiche con i greci suoi confinanti occidentali. Il più grande tributo di Bindusara alla storia dell'India è però suo figlio Ashoka (senza dolore), che regno dal 269 al 232 a.e.c. - Regno di Ashoka Grazie agli editti che Ashoka fece scolpire sulle grandi rupi e sulle colonne di arenaria, abbiamo del governo e della figura di questo sovrano un'immagine molto più chiara di qualsiasi altro monarca dell'antica India. Ashoka fece scolpire qualcosa come 5mila parole su almeno 18 rupi e 30 colonne (di cui 10 rimangono in piedi e in buone condizioni). La maggior parte delle iscrizioni è nella scrittura brahmi. Per i primi otto anni del suo regno Ashoka si comportò nello stesso modo della paggior partte degli antichi moacrhi: consolidò ed estese il suo potere nelal maniera più rapida e spietata possibile. Ashoka invase il regno tribale di Kalinga (odierna Orissa) suo confinante meridionale, soggiogandolo dopo la sanguinosa guerra di questo periodo. Nel più lungo dei suoi editti, Ashoka racconta di quanti furono massacrati, di quanti più ancora morirono, e di quanti furono presi prigionieri da quella terra conquistata e colonizzata. Dopo aver annientato l'ultima opposizione, l'amministrazione Maurya poteva adesso permettersi di abbandonare ufficialmente la politica di conquista a favore di una più illuminata difesa della pace e della nonviolenza. Questa uso della violenza verso questa tribù inerme, lo porto a tal punto da provocargli una crisi che sfociò nella sua conversione al buddhismo, come testimoniano gli editti. Le fonti buddhiste ne fanno un fervente sostenitore della dottrina e patrocinatore, e di fatto le sue colonne monumentali, recanti gli editti, si trovano in luoghi buddhisti come Sarnath e Sanchi. Per facilitare le comunicazioni attraverso l'impero e accelerare il processo di integrazione, Ashoka fece piantare lungo le strade dove viaggiava alberi ombriferi, e pagava con il suo tesoro personale alcuni lavori pubblici come la trivellazione di pozzi e la costruzione di ospizi sulle vie maestre del regno.