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All'interno di questo documento sono esposti gli appunti del corso di Indologia
Tipologia: Appunti
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Indologia. L’Indologia è la facoltà che si occupa delle fasi della cultura Indiana. Un fatto peculiare dell’India è che essa elabora dei pensieri antichi che vengono ripresi e reintegrati nel corso del tempo. Introduzione: La Repubblica Indiana è un aggregato di stati ma, questa Repubblica ha una politica frammentata perché ogni stato a ha disposizione il suo parlamento. L’India come la conosciamo noi oggi, cioè un India che ha disposizione dei confini ben definiti, è nata nel 1947 con la nascita della Repubblica India. Antecedentemente di questo accaduto, l’India era sotto il dominio della Gran Bretagna, quindi aveva un regime coloniale. Nell’istante in cui si forma la Repubblica, si vengono a creare altri due stati:
India è un termine che deriva dall’occidente da tempo molto remoti. La storia racconta che il nome “india” dervina dal fiume che passa in mezzo al paese, cioè Indus. Questo fiume dai persiani veniva chiamato Sindrù ma, passando da generazione a generazione le persone che abitavano sulla riva del fiume incominciarono a nominare “Sindrù” , “Indrù” perché persero la pronuncia della lettera esse. Questo nome poi, col tempo passo anche in mano Greca, i quali incominciarono a soprannominare Indui gli abitanti del fiume. Da questo soprannome deriva il termine India perché col passare del tempo il termine ha incominciato a modificarsi sia in ambito scritto che in ambito orale, trasformando in India ed è per questo che gli abitanti del fiume Indus vengono soprannominati indiani. L’india del giorno d’oggi è composta da 29 stati, fra cui sette vengono amministrati dall’unione della Repubblica India, cioè dall’Union Territores. L’india, comunque è sempre in evoluzione al livello nazionale, come per esempio sei anni fa – 2014 – è nto un nuovo stato il Telangana. Questo stato si è formato perché ha voluto staccarsi dall’Andhra Pradesh prendendo l’autonomia. All’interno dell’India esistono quattro megalopoli:
del Pakistan – questo fa intendere come sia legata alla concezione degli Orde, quindi di questi individui che abitavano in accampamenti militari con lo scopo di conquistare altri paese e con alla base il concetto di espansione. La struttura grammaticale Induraria e la struttura grammatica dell’Urdo sono praticamente la stessa identica cosa/ la stessa identica lingua, l’unica differenza è la loro origine perchè l’Urdu deriva da regimi mussulmani, invece, l’Induraria da regimi indiani. L’urdu è una lingua intercambiabile perchè si scrive in devanagari ma, si legge in sanscrito. L’India ha una serie molto numerosa di alfabeti che derviano da un’unico alfabeto generale, chiamato Devanagari. Gli alfaberti che appartengono all’India antica derivano da questa progenitrice e, da egli, deriva anche l’alfabeto Tibetano e quelli Sud – Indiani / Est – Asiatici. All’interno di questo paese ci sono un sacco di alfabeti che si differenziano fra loro ma, esistono due tipi im cui veongo del tutto raggruppati:
Civiltà della valle dell’Indo. Nel 2600 / 1900 a. C. nella valle dell’Indo abitava una civiltà molto avanzata dal punto di vista urbanistica, la quale disponeva di un arazio comune fortificato con grande cure tramite il trattamento delle acque (fogne, pozzi e bagni all’interno delle abitazione). I valliundi avevano una scrittura non decifrata (utilizzavano molto i sigilli), per questo molti studiosi si posero una domanda: che lingua c’era dietro a questa scrittura? A questa domanda non si è ancora trovata una risposta ma, se si riuscisse un giorno a capire la scirttura origina di questi sigille all’ora si andarebbea a fare una scoperta che andebbe a cambiare l’assetto cronologico delle cose. Questa civiltà del mondo antico è l’ultima ad esser stata scoperta e, si è notato, che questa civiltà è molto differente dagli Aira perchè gli individui che facevano parte della civiltà della valle dell’Indo ci appaiono come una civiltà del tutto urbanizzata e civilizzata, invece, gli Aira sono rappresentati – dai testi letterari che sono stati tramandati – come degli agricoltori che avevano la tendenza di spostarsi con dei carri trainati da cavalli. LETTERATURA. La letteratura è stata coperta nel 700 a.C. Gli studiosi Europei scoprirono che l’India disponeva di un ampio patrimonio letterario molto antico, questi testi letterali sono scritti in lingua Indo – Europea perchè sono un misto di latino, greco, antico germanico ecc. La lingua con cui sono stati scritti questi testi Indo – Europei è una lingua molto antica e come fase linguistica è un lingua molto più arretrata di quelle Indo – Europee generiche. Questa ligua di cui stiamo parlando è l’antico vedico - una lingua molto più antica del sanscrito – che risale al 1500 / 1300 a.C. ed è collegata all’introduzione degli Aira nel suolo indiano. Il termine “vedico” indica la letteratura della cultura dei Veda (questa parola è di origine Indo – Europea che significa scienza, la radice è ved che significa vedere con l’occhio). La letteratura dei Veda ha una caratteristcia molto particolare, cioè il modo in cui viene tramandata perchè non è trasmessa tramite la scrittura ma, oralamente. Ma perchè viene trasmessa oralmente? È stata tramandata oralmente perchè essendo una letteratura sacra doveva essere imparata a memoria, per questo fatto hanno preferito utilizzare la trasmissione orale per far si che durasse nel tempo (hanno sfruttato il fatto che fossero obbligati ad impare a memoria i testi, così gli individui che avevano il compito di tramandarli erano obbligati a studiare e a conoscere il loro contenuto). Le persone che hanno trasmesso per secoli questi testi sono dei sacerdoti ed intelletuali soprannominati Brahamani , vengono chiamati con questo termine perchè esso deriva dalla parola Brahaman che significa “potere delle parola sacra”, il quale era il potere dei veda. I Veda sono identificati come degli individui sacri e I testi sacri vengo considerai degli Shrutu (questo termine deriva dalla radice Shuru, cioè ascoltare ma, letteralmente significa “audizione” – collegamento con il concetto di trasmissine orale dei testi sacri) perchè ascoltanto e trasmettono oralmente i loro testi sacri.
sacrifici anche a Soma stesso (al Dio Soma). Soma è una pianta che ha effetti allucinogine o alcolici; sono state fatte molte ipotesi su quale effetto avesse questa radice ma, non si è mai arrivati a dichirare con certezza che effetti provocasse. Si ha però la certezza che è una bevanda che veniva concuamta ritualmente nel mondo vedico. Soma, oltre che essere una pianta e un dio, viene anche associate alla luna.
- I gemelli Oscuri : sono definite Ashvin, cioè cavaglieri. Sono due gemilli di Oscuri. - Surya : è il Dio del sole. La divinità femminili sono molto poche e non vengono per nulla considerate, quindi è un pantheon al maschile. I Veda sono politeisti. La parentela fra differenti culture non è avvenuta soltanto tramite l’alfabeto – come il sanscrito che ha origini greche e latine – ma, anche tramite le divinità. Vengono compiuti molti studi su queste specifiche parentele, nello specifico dallo studioso Georges Dumezil. Lui ha tracciato dei paralleli fra le divinità dei Veda e quelle Romane / Greche. Testi Veda. Questi testi vedici vengono considerate sacri degli indiuisti, sono: a. Questo gruppo di testi è il più antico: “Rgveda”, “Samaveda” , “Yajurveda” e “Atharvaveda”. b. “Brahama”: sono testi sul Brahaman e “De Brahamani. Sono dei testi scritti in prosa. c. “Aran Yaka”: testi della foresta, sono dei testi esoterici. d. “Upanisad”, con questi testi tutto cambi perchè i tre testi più affascinanti e moderni rispetto a quelli precedenti. Al giorno d’oggi le divintà di cui abbiamo prarto in precedenza e quelle che voengo descritte all’interno di questi testi esistono ancora oggi, non sono state dimenticate perchè rimangono nella memeoria degli indiani. Ora come ora non hanno più il ruolo che avevano in precedenza ma, vengono utilizzate per indicare i punti cardinali. Analisi testi. a. “Rgveda” – inni. Si tratta di un corpus di 1028 inni divisi in 10 libri per un totale di diecimila strofe, queste sostrefe veogno definite mantra. Che cosa significa mantra? Durante tutta la storia dle pensiero Indiano si ha a che fare con i mantra, essi sono dei versi espresso in sillabe che dal punto di vista semantic non hanno alcun significato ma, se li si analizza sotto una vision esplicita all’ora si noterà che esprimono qualcosa di preciso. Il termine mantra (terminologicamente parlando questa parola deriva da manas , cioè mente, e da tra , cioè strumento, quindi significa strumento per pensare) deriva da mantras , che significa letterarmente sacrificio.
Esistono libri attribuiti a vari veggenti che vengono chiamati Rishi (è il nome che viene asseganto agli antichi veggenti che hanno uditi le sacre scritture dagli Shruti ). Il nono libro è dedicato a onorare gli inni che hanno accompagnato i sacrifici per Soma. L’insieme dei dieci libri viene soprannominato mandala, cioè cerchio. Sucessivamente, con lo sviluppo del pensiero indiano, il mandala servirà a rappresentare dei disegni che diventeranno molto important per il Buddhismo e per il Buddhismo Tibetano. Attraverso questi disegni verrà data una rappresentazione grafica del cerchio dell’universo. Il “Rgveda” è un testo che ha una struttura poetica molto complessa perchè accena a una serie di miti e concezioni che non vengono del tutto spiegati ma, solanto accennati. Inno – “Le gesta di Indra”. Analisi testo: Quando si parla dei due mondi si sta intedendo la terra e il cielo, quindi il mondo terreno e il mondo spiritual – cieleste. Questo inno è un inno dedicato a Indra, la divinità suprema (così viene descritto all’interno del testo). Il mito di cuisi pral all’interno della poesi è: all’inizio dei tempi la terra non era ferma perchè le montagan si muovemano ed il cielo era staccato / separato dalla terra ma, poi dop arrive Indra che grazie ai suoi poteri divini fece fermare la terra e le montagna, poi attaccò alla terra il cielo. Indra compiendo tutto questo creò il mondo. Questo è un mito di creazione ma, in India non esiste un unico mito di creazione. In generale, all’interno di un mito di creazione, c’è l’idea che un Dio emani e assorba tutto quello che ha di fronte andando acreare dal nulla il mondo. All’interno dell’inno si fa un acceno ad un serpente ma, inq uesto caso potrebbe anche trattarsi di un drago sotto forma di serpente. Questo animale mitologico viene chiamto Vata ma, comunemente si sta facendo riferimeno al fratello di Indra, Vrtra. Vrtra è una specie di grande serpente o grosso drago, esiste una leggendo legata a questo drago e narra: che questo animale mitologico aveva chiuso tutte le acque dell’India in una caverna, allora Indra per ridare l’acqua agli abitanti decise di andare alla cavern e sconfiggere il drago. Una volta sconfitto, Indrà liberò le acque e così fece scorrere nuovamente le sorgenti Indiande che diedero acqua alle terre. Questo mito si è format nella regione al nord dell’India di nome Punjab è nome perisono che vuol dire la terra dei cinque fiumi – i cinque affluenti dell’Indo. Come mai sono cinque i fiumi e non quattro come indicate sulla cartina geografica?
Varuna è un grande Dio sovrano, il quale diventerà per l’Induismo un DIo che preside le acque. Varuna è un Dio molto più antico di Indra. A lui vengono associate i sensi di colpa. All’interno dell’inno viene nominato il cantore: Libera Vasistha (a volte negli inni accade che i cantori si nominino mentre parlano). Con questo inno si comprende che i Veda era divisi in classi sociali perchè la parola varna indica la divisione per colore (bisogna specificare che questo “per colore” non sta ad indicare il colore della pelle ma, sono dei colori simbolici che stabiliscono il grado di apparetenza a una certa loggia) in quattro fasce sociali. I varna sono quattro:
Il termine Purusa vuol dire uomo - maschio. In questo testo troviamo la rappresentazione di un mito di creazione, il quale raffiugura un uomo enome che tramite la sua smembrazione viene creato il mondo. Questo mito di creazione è molto simile anche a dei miti che si trovano all’interno del mondo germanico, infatti, è molto probabile che sia un mito di origine Info – Europeo. All’interno del testo si nota come i veda compino un sacrifice per far sic he il mondo mantenga il suo equilibrio che si era format tramite la sua creazione. Essi arrivano ad affermare che se non dovessero compiere in tempo e abiualmente questo sacrificio, il sole il giorno dopo non sarebbe sorto e il mondo avrebbe cessato di esistere. Da questo rituale e da questo pensiero nascono anche le stagioni indiane, si vanno a formare le tre stagioni classiche del mondo indiano ma, poi col tempo si andranno ad aggiungere alter tre stagione (sono la suddividusione in due delle tre stagioni principali). In quest’inno vengono identificati tre inni vedici:
Bisogna ricordare che al di là dell’uno c’è qualcuno però, questo qualcuno non si indentifica nel period dei Veda ma, si andrà ad inidividuare col tempo grazie all’Induismo. Quest’inno nello specificio viene anche definite Ka. “Atharvaveda”. Atharva , questo termine viene utilizzato per identificare una categoria di sacerdoti che avevano a disposizione il monopolio di questo formulario. Questo testo è molto più vecchio del Rgveda ma, è molto célèbre perchè contiene degli inni magici – che trattano di magia bianca, quindi buona, e di magia nera, quindi cattiva (distinzione universale). Che differenza c’è fra religione e magia? All’interno di questo testo ci sono una serie di inni che non si affidano al potere degli Dei per arrivare allo scopo prefissato ma, utilizzano la magia. Formulari: formula magica. Testimonianza di una legatura. Darbha : è un erba utilizzata per compiere dei sacrifici. L’importanza che viene data alla magia e all’amuleto in quell periodo ha raggiunto in modo più approfondito, anche il nostro periodo (nello specifico in India). Inni magici. “Gli strikarmani” - gruppo di inni magici. Stria: questo termine significa donne. Karman: significa azione. Uniti questi due termini esce la parola strikarmani , cioè azioni compiute dalle donne. Si capisce che sono degli inni d’amore. Questi inni hanno come persona agente una donna ma, non li hanno scritti delle donne. Apsaras: sono delle creature che ci sono dal periodo veda fino alla creazione dell’Induismo. Vengono definite ninfe, sono quelle donne che accompagnano le divinità all’interno della loro regga. Gli Dei, in quell periodo, si immaginavano soggiornare all’interno di una reggia / palazzi celesti – i quali aveva la stessa imagine dei pallazzi terrestri ma, soltanto più grossi. La divinità veninvano rappresentate dai Veda con delle sembianze umane ma, essi non venivano mai raffiugurate a differenza delle divinità induiste, le quali venivano raffiugurate con delle sembianze terrestri (corpi terrestri). Yama: era il Dio dei morti, quindi il signore degli inferi. d- “Upanisad” La parola divisa è “up ni sad”, cioè sedersi vicino al mestro. In che senso “sedersi vicino al maestro”?
Quando si faceva lezione, non la si svolgeva come la conosciamo noi occidentali perchè la nostra prospettiva è stata integrata negli anni del colonialismo Inglese ma, in precedenza le lezioni erano dirette fra il maestro e lo studente o apprendista. Le classi erano composte da una decina di persone poi, quando si doveva svolgere una lezione, era una lezione forntale perchè bisognava sedeversi per terra a cerchio di fronte al maestro. La cosa più importate era che prima di sedersi ed ascoltare, bisgona inginoccharsi e appoggiare la testa sui piedi del maestro in segno di gratitudine e di importanza. Quello che vieni tramandato e studiato erano delle dottrine segrete, cioè era una insegnamento caratterizzato dal trasmettere al discepolo delle dottrine riservate nel corso del tempo. Le dottrine che venivano ereditate erano delle dottine esoteriche, le quali vengono tramandate da un maestro definite acharya (cioè, insegante) oppure nominato guru (cioè, un individuo che è qualcosa di molto più importante di un semplice insegnate. Molti indiani hanno un guru, cioè una guida che gli aiuta nella vita dandoglidegli consigli – come se fosse un insiegnate di vita). Gli Upanisad sono 108 testi, i quali vengono divisi in categorie fra cui, quelle più antiche sono 13. Questi testi sono collocate nel periodo del VII secolo. Questo testo è l’ultima parte della rivelazione dei Veda, infatti, viene anche definite Vedanta – essa avrà un grande risocntro all’interno d I una corrente filosofica induista. I filosofi e i pensatori indiani non si sono mai posti o affermati come persone che cercano di elaborare qualcosa di nuovo perchè questo non è mai stato il loro scopo visto parto sempre dall’analizzare qualcosa che esiste già. La loro idea principale è quella di andare a prendere in considerazione un testo antico, analizzarlo e commentarlo. Gli Upanisad sono dei testi antica all’intenro dei quai vengono introdotte delle nuove idee dai Vedanta. All’interno di questi tetsi si nota come si si evoluta la religione perchè fa notare l’introduzione di nuove religioni, come il Buddhismo o l’Induismo, e all’intenro di queste nuove correnti si affermano anche gli Upanisad. Parole chiavi delle nuove idee introdotte dai Vedanta:
come: ciò che sostiene la vita. E postulano complesse riflessioni fra il rituale e il cosmo, queste riflessioni sono utleriormente elaborate da Raniaca e nell’Upanisad che rivalutano completamente la natura del rituale considerando la sua interiorizzazione da parte dell’individuo come il significato più alto del rito e subordinando l’azione rituale alla conoscenza spirituale. Tale conoscenza spiritual poteva esser raggiunta per mezzo dell’ascese, la rinuncia a mondo e di discipline che vennero note col nome Yoga. Gli Upanisan forminisco l’esetistanza di tradizioni ascite, inoltre intorno al sesto / quinto secolo a.C. si erano già sviluppate, sia all’interno che all’esterno dei confine del mondo vedico, tradizioni che praticavano l’ascesi e la rinuncia al mondo al fine di ottenere la conoscenza spirituale e la liberazione. Al di fuori del modno vedico, tali sviluppi si ebbero sopratutto in tradizioni già in atto. Tra il nono e il sesto secolo a.C: furono elaborate due concezioni di grande importanza: secondo la prima gli esseri si reincarnando nel mondo – Samsara –più e più volte, invece, la seconda stabilisce che gli effetti dell’azione – Karman – maturano nelle vite future. Questo processo di rinascita senza fine genera una sofferenza da cui si può sfuggire attraverso l’annulamente dell’azione e della conoscenza spirituale. Per liberarsi dalla sofferenza occere liberarzi dall’azione e dai suoi effetti, la rinuncia all’azione coincideva inizialmente con la rinuncia all’azione rituale ma, finì per riferisi a qualnque tipo di azione nel mondo della società. Tale scopo può essere conseguito attravreso l’acesi – Tapas – e la meditazione, sia per mezzo di tecniche che alterano la coscienza o ritirano la coscienza dal mondo dei sensi per consentire a chi le pratica di vivere un’esperienza di completa trascendenza dal mondo. I gruppi di asceti che sorsero in questo periodo sono noti fra gli altri nome come Sharamana, Phari o Samana; cioè coloro che compiono uno sforzo ricercando la liberazione attraverso la durezza delle proprie pratiche ascetiche. Questi asceti non hanno dimora, elemosinano il cibo – Bicscia – e si liberano, seppur in gradi diversi, dei loro possesi. Sia il Buddhismo che lo Jainismo rifiutano la rivelazione dei veda e ne enfatizzano la pratica ascetica, in caso del Jainismo, e la meditazione, in caso del Buddhismo. Alcuni testi in sanscrito e prancrito composti fra 800 e il 400 a.C. circa fornisco una estimonianza sulla formazione della nuva risoluzione della teoria sulla rinuncia. In questa prospettiva la conoscenza è più importante dell’azione – Karman - e il distacco dal mondo materile sociale è persuguito per mezzo di pratiche ascetiche, per mezzo della castità, della poverità e dei motidi della disciplina nominta Yoga. Scopo di tale disciplina è il conseguimento di stati alterati superiri di coscienza che culminano nell’esperienza di mistica beatitudine della liberazione finale dai vincoli della liberazione e della rinascita. Sebbene i rinuncianti che appartengono alla tradizione Scramana si distinguno per alcuni punti dell’adozione del motedo, essi sono generalmente concordi nel ritenere che la vita è caratterizzata dalla sofferenza e nell’aderire a una concezione che considera la liberazione – Nirvana – dalla sofferenza come una conoscenza ognosi spirituale.
Secondo queste nuove idelogie ascetiche non si può ottenere la salvezza spirituale semplicemente grazie alla ascesa in una casta superiore ma, soltanto grazie alla conoscenza interiore e liberatrice o alla compresnsione delle natura dell’esistenza, in tal modo l’esperienza personale è collocate al di sopra della conoscenza riveata dalla tradizione vedica. In una prima fase durante il periodo in cui furono elaborate gli Upanisad e soresero Buddhismo e Jainismo ci troviamo di fronte a una commune modo di pratche meditative e displine mentali utilizzate dai rinunciati di diversa affliazione a tradizoni ortodosse, cioè che accettano il Veda, e non ortodosse, cioè coloro che rifiutano il Veda. La concezione della rinucia al modo o dell’andare oltre, offere al rinunciante una via di fuga dalla sofferenza come anche dalle responsabilità del mondo e gli richiede una vita dedicate alla ricerca della comprensione e della conoscenza spirtuale, una conoscenza espresso e consepita in diversi modo nei diversi sistemi.” “ Upanisad ” – dottrine riservate, segrete. Alcune parole chiavi che andremo a trovare all’interno di alcuni suoi testi:
L’essenza del Sè è l’assoluto realizzio per mezzo della conoscenza del significato nascosto del rituale e del ritiro dei sensi dal mondo sensoriale. Le Upanisad pongono le basi sull’interiorizzazione del rituale e ne criticano perfino l’esecuzione esteriore. Il vero significato del rituale non va cercato nell’azione esteriore ma, nella comprensione del suo simbolismo e del suo significato esoterico rivelati dall’Upanisad. Le Upanisad rappresentano il culmine di un processo attravreso il quale il Sè individuale acquista grande capacità interiore e di fatto giunge a contenere al suo interno l’intero universo. La verità è l’assoluto Brahma che è anche il Sè e questa è l’unica realtà che soggiace alla molteplicità delle apparenze, conoscerla è lo scopo dell’interiorizzazione del rituale. Questa conoscenza non è soltanto una nozione da comprendere ma, un intuizione diretta e immediate percepita come gioia e beatitudine. Nnìon si tratta di una gioia commune / ordinaria ma, dell’sperienza di beatitudine più alta di cui si possa fare esperienza, un esperienza di gran lunga superior a qualcunque gioia umana.” Ora prendiamo anche in considerazione una lettura sul Karman e la reincarnazione: “Dalla realizzazione spirtuale e l’esperienza di beatitudine che ne derive dalla consapevolezza che il Brahman è la prorpia essenza, corrispondo alla cessazione dell’azione e alla conseguenza della rinascita. Nella superiologia Indù è di necessaria importanza che ogni azione ha un’effetto di cui si deve rendere conto in questa vita o nelle vite future e, che per tanto, l’esperienze che viviamo in questa vita sono le conseguenze di nostre passate azioni. In molte tradizioni Indù la salavezza o la liberazione coincide con la liberazione dal ciclo delle rinascite, il che significa anche la liberazione da quell fardello di azione che si è accumolato nel corso d’innumerevoli vite. Questa struttura superiologica di base, che sarà elaborate in diverse varianti dalla maggior parte delle tradizioni posteriori, inizia ad esse articolare nell’Upanisad. L’origine delle dottrine del samsara e del karman è osura, queste concezioni era molto diffuse presso gli Sharm. Il Buddhismo e lo Jianisimo hanno inoltre elaborato punti di mista molto precisi e raffinati sul processo della trasmigrazione. È assai probabile che il concetto di karman e quello di reincarnazione siano penetrate nella corrente principale del pensiero Brahmanico attraverso la condizione degli Sharm e della rinuncia. D’altro canto, se bene negli inni vedici non vi sia alcuna codizione chiara della reincarnazione, essi contengono l’idea di una seconda morte con l’effetto della quale una persona dopo esser morta in questo modo potrebbe subire una seconda morte in quello futuro, le pratiche rituali hanno lo scopo di scongiurare tale eventualità. A partire dalla nozione di una seconda morta è possible che vi sia sviluppata la concezione di un ritorno in questo mondo. Nel Rgveda, compare anche l’idea che le parte di cui un corpo è composto raggiungano dopo la morte lughi diversi:
- Gli occhi raggiungono il sole _- Il respiro raggiunge il vento