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Lastoria del giornalismo, dalla sua nascita come mestiere alla sua evoluzione come professione scientifica. Si analizza il ruolo del giornalismo nella società mediatizzata e interconnessa, e si riflette sulla necessità di governare i processi tecnologici per mantenere la qualità della comunicazione. Si esplora la storia del giornalismo in Europa, con particolare attenzione alla stampa inglese e italiana. Si discute inoltre del ruolo del giornalismo nella società industriale di massa e della sua funzione democratica.
Tipologia: Dispense
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Come lavorano i giornalisti? La risposta a questa domanda è una risposta a posteriori, che si fonda su una valutazione del lavoro giornalistico condotta con i criteri analitici di scienze diverse. L’idea di questo libro è invece quella di rispondere alla domanda: come si fa giornalismo? Quali regole possono costruire un sapere propriamente giornalistico? Una cosa è, per esempio, studiare come scrivono i giornalisti, un’altra è chiedersi come si scrive. In una società mediatizzata e interconnessa, in cui sfuma la tradizionale distinzione tra emittenti e riceventi dei messaggi, tutti possono comunicare utilizzando la tecnologia e il proprio bagaglio di esperienze. Se anche il giornalismo si riduce a una pratica, rischia di diventare un mestiere in via d’estinzione di fronte all’abilità diffusa degli individui a fare da sé. oggi più di ieri il giornalismo abbia il dovere-diritto di rappresentare un elemento di qualificazione della comunicazione. Ma potrà vincere la sfida se sarà capace di governare e non di soccombere alla forza d’urto dei processi tecnologici. Un po' di storia: il filo rosso con la borghesia Il giornalismo nasce come mestiere e approda col tempo alla dimensione scientifica propria di una professione, influendo sulla rete di significati culturali e simbolici di una società, creandone di nuovi e, a volte, eliminando quelli già esistenti. Il giornalismo nasce con le prime gazzette europee a stampa all’inizio del 600 e non è politico in senso moderno. È un giornalismo espressione delle corti europee che racconta gli avvenimenti locali. In principio fu espressione della modernità e affermazione nel mondo occidentale della società borghese. La stampa inglese è la prima che si sviluppa nella prima metà del 1600 nell’Europa del Nord, ad Anversa, capitale delle Fiandre, una regione investita dal progresso economico, abitata da una borghesia commerciale avida di informazioni per i propri traffici. Qui nascono le prime Gazzette, diffuse grazie al privilegio accordato da re e regnanti. Si affrontano liberamenti temi politici in una contrapposizione tra conservatori e locali. Un secolo dopo, nel 1702, esce a Londra il «Daily Courant», primo quotidiano della storia e precursore del giornale moderno. Si affrontano liberamenti temi politici in una contrapposizione tra conservatori e locali. Nel 1787 il liberale blancke lo chiama quarto potere. La Rivoluzione francese segna una svolta nella storia della stampa e del giornalismo, perché le notizie dalla Francia sono accolte con interesse tra le corti italiane. è con napoleone che nasce una libertà.
Il giornalismo risorgimentale si sviluppa con una forte connotazione politica ed è praticato come un’attività politica. È un attività collaterale alla attività politica stessa. Sono rari i casi in cui l’impegno politico non prevale sull’impegno professionale. Il quotidiano moderno nasce nel periodo post-unitario. Nel 1866 appare il secolo e nel 1876 arriva il corriere della sera, conservatorismo liberale della borghesia milanese Presto l’Europa diviene la culla di un’informazione colta, rivolta alle élites, come quella del periodico francese «Journal des sçavans», dell’inglese «Philosophical transaction», ma soprattutto dello «Spectator» (1711), fondato dalle menti inglesi più brillanti dell’epoca per affermare i meriti e le virtù della morale borghese agli albori della rivoluzione mercantile e industriale. Questa tendenza arriverà anche a Milano con la fondazione della rivista “Il conciliatore” per manifestare le nuove aspirazioni borghesi alla libertà e all’autonomia. La storia del giornalismo moderno, dunque, non può prescindere da quel processo di evoluzione economica e sociale che da un sistema agricolo-artigianale- commerciale porta a un sistema industriale moderno. La prima nazione in cui tale fenomeno si manifesta è l’Inghilterra, tra il 1760 e il 1830: la sua rivoluzione industriale poi si estenderà in tutto l’Occidente. Con l’avvento della società industriale di massa mutano le istituzioni e la concezione della politica, nascono le organizzazioni del movimento operaio, i sindacati, i partiti, e inizia una rivoluzione della comunicazione e della cultura del popolo e per il popolo. È una svolta epocale che rispecchia nella forma e nel contenuto i cambiamenti della società statunitense e l’emergere di una classe borghese lontana dalla cultura aristocratica e dalla nobiltà di stampo europeo. Se fino ad allora i quotidiani erano riservati agli uomini di potere, ai commercianti, alle élites che li utilizzavano per tenersi informati sui loro affari, sulle vicende politiche interne e su quelle internazionali, ora diventano un prodotto a disposizione degli operai, degli agricoltori, dei piccoli imprenditori. La stampa rappresenta così lo strumento in possesso delle classi emergenti per capire il mondo delle nuove città, per gestire i cambiamenti che attraversano la società e stabilire un legame con i protagonisti della scena pubblica. Da quel momento essa assume quel ruolo di servizio che si è preservato fino ai giorni nostri, formandosi, col tempo, come strumento di difesa e rappresentazione degli interessi delle masse. E quindi, in funzione democratica, di difesa dei cittadini contro gli abusi dei «poteri forti», che nelle società industriali sono concentrati in poche e riconoscibili centrali oligopolistiche. All’inizio del 20 secolo, con il corriere della sera diretto da albertini ispirato al Times di Londra, a Milano, la stampa di frassati a Torino e a Roma il giornale d’Italia, di bergamini, l’Italia vive una straordinaria stagione del giornalismo d’opinione. Ma con l’ascesa al potere di mussolini il fascismo prenderà il controllo politico di stampa e radio per tutto il ventennio, capendo che l’informazione era necessaria per il consenso. Dopo questa compressione, 20 anni, l’Italia della libera diffusa torna a respirare con l’Italia repubblicana, numero record di giornali che arriva a 146.
dall’oggettività del reale a una sua interpretazione riguardava anche le tecniche di narrazione dei fatti, i quali da quel momento in poi sarebbero stati raccontati in maniera diversa, privilegiando lo stile di scrittura soggettivo. La crisi dei quotidiani La profonda crisi della carta stampata, che coinvolge da più di un decennio tutte o quasi tutte le testate in tutti i paesi del mondo, ha imposto una ridefinizione del ruolo dei quotidiani. La crisi del modello ‘quotidiano’ è parallela e per certi versi conseguente allo sviluppo di internet e del giornalismo on line. Si potrebbe dire che ai siti web sarà destinata la notizia dei fatti e ai quotidiani l’approfondimento. in Italia le aziende editrici di giornali hanno imboccato una fase di ristrutturazione che in pochi anni è destinata a modificare il prodotto e il modello organizzativo su cui esso si fonda. Ciò è tanto più urgente in un paese dove la penetrazione dei quotidiani è storicamente più debole che altrove e dove la spesa delle famiglie per giornali e libri negli ultimi dieci anni è andata costantemente declinando. Blog journalism Ormai da oltre 10 anni si è smesso di chiedersi se quello dei blog sia giornalismo. I confini tra testate online e blog a volte non sono netti. Ma nell’attuale panorama convivono:
continenti diversi. L’informazione come lezione sta lasciando spazio all’informazione come conversazione». Il salto di qualità si ha nel 2001 con l’attentato della Twin Towers. Il grado di autonomia del CJ può variare dal commento agli articoli fino al «giornale/sito» costruito dagli utenti con contributi verificati sotto l’aspetto editoriale da una redazione, o senza alcun controllo (Poynter Institute). Il primo citizen journal europeo, «Agoravox», nato in Francia nel 2005, letto da quattro milioni di visitatori al mese, conta più di centomila cittadini-reporter e diecimila moderatori-redattori, i quali «passano» centinaia di articoli che arrivano alla redazione virtuale. La versione italiana, «Agoravox.it», aperta nel 2008 con il contributo di centinaia di citizen reporters, si è subito imposta all’attenzione per la qualità di alcune inchieste, come quella sulla camorra e sullo smaltimento dei rifiuti. A percorrere i sentieri offerti dalle nuove tecnologie, però, sono anche i grandi editori internazionali, interessati a non perdere il mercato conquistato negli anni. Mobile Journalism Forma emergente di giornalismo legata ai new media nella quale i reporter utilizzano attrezzature elettroniche portatili connesse alla rete per raccogliere, modificare e distribuire notizie per la propria comunità (A. Richardson) Giornalismo, principalmente visuale, pensato, prodotto, post-prodotto e consegnato tramite apparecchi mobili come smartphone e tablet. Senza passare dal pc (Wired). All platform journalists (Cnn) o Digital journalist (ABC) o Backpack Journalist. Per abbattere costi, e grazie alle tecnologie, cresce l’impiego di singoli reporter indipendenti senza sede fissa dotati di un bagaglio portatile contenente tutte le tecnologie necessarie Dotazione: videocamera HD
La libertà di stampa diritto del cittadino Per svolgere questo ruolo il giornalismo esercita un diritto garantito dalle Costituzioni dei paesi liberali. La libertà di stampa rappresenta infatti una necessità per ogni società democratica, anzi, lo sviluppo dei media occidentali ha seguito parallelamente quello della democrazia in Europa e negli Stati Uniti. I primi fautori della libertà di stampa sono stati i pensatori liberali del XVIII e XIX secolo: in contrapposizione all’assolutismo monarchico, sostenevano che la libertà di espressione fosse un diritto degli individui fondato sulla legge di natura. La libertà di stampa era parte integrante dei diritti fondamentali che i padri fondatori americani pensarono bene di garantire con il primo emendamento della Costituzione entrata in vigore nel 1789. Alcune Carte fondamentali garantiscono la massima tutela a chi produce l’informazione, altre invece pongono l’accento sui fruitori, i cittadini che godono del diritto passivo ad essere informati. Attorno alla differente titolarità della tutela si contrappongono due diversi modelli. Da una parte c’è la scuola cosiddetta individualista, per la quale il diritto di cronaca è un diritto soggettivo pieno del giornalista, che rientra nella più generale categoria della libertà di espressione ed è diretto a tutelare ogni forma di manifestazione del pensiero prescindendo da qualunque utilità sociale. Dall’altra parte c’è la scuola funzionalista, per la quale il diritto di cronaca è un diritto potestativo, cioè un potere strumentale rispetto alla conoscenza dei fatti, che è invece garantita al cittadino come diritto soggettivo primario. La missione dei media è subordinata al diritto del cittadino di conoscere eventi di importanza e interesse generale e che «la stampa appartiene al popolo e deve essere difesa contro le usurpazioni e gli assalti di qualsiasi parte, pubblica o privata». Nella nostra Costituzione la libertà di stampa è garantita dall’articolo 21, per il quale il diritto di manifestare il proprio pensiero rappresenta un diritto soggettivo assoluto della persona che lo esercita, indipendentemente dalla comunità che ne dispone. Ci si accorse che la libertà di informare del giornalista talvolta entrava in conflitto con altri diritti individuali, come quelli che tutelano l’integrità, la dignità. Poi la sentenza della Corte di Cassazione, in sede civile, n. 5259 del 1984, meglio conosciuta come la «sentenza del decalogo», la quale ha stabilito le condizioni in base alle quali una notizia può essere pubblicata, anche nel caso in cui danneggi la reputazione di una persona. Tali condizioni sono: l’utilità sociale dell’informazione; la verità dei fatti esposti; una forma civile di esposizione delle notizie e della loro valutazione, non eccedente rispetto al suo scopo informativo. Con la «sentenza del decalogo» per la prima volta si pone l’accento sull’utilità sociale del ruolo del giornalista, ancorando il diritto di cronaca al diritto che il cittadino ha di conoscere i fatti. I limiti della privacy
Il diritto alla conoscenza dei fatti trova un limite nella privacy, imponendo un bilanciamento tra il diritto alla riservatezza e quello di cronaca. Nel 1998 l’Ordine dei giornalisti ha elaborato un codice di deontologia in cui si definiscono i confini di un’area di intangibilità dell’individuo, più ristretta ma non del tutto assente anche per i personaggi cosiddetti pubblici, di fronte alla quale il diritto di cronaca deve fermarsi o arretrare. Fuori da tale area di privatezza esclusiva, l’interesse pubblico alla conoscenza dei fatti dovrà comunque rispettare la cosiddetta ‘essenzialità dell’informazione’, di cui fa parte anche la pertinenza dei dettagli narrati rispetto all’oggetto di una notizia la cui conoscenza è ritenuta socialmente utile. La funzione del giornalismo Ci si chiede se di fronte alla complessità delle trasformazioni in atto nelle società moderne e all’emergere di nuove forme di mediazione sociale, il giornalismo abbia perso la sua funzione. La risposta è certamente no. Anzi, esso rappresenta ancor più che in passato un supporto indispensabile nelle democrazie avanzate, dove continua ad assumere un ruolo chiave nella limitazione dei poteri, nel garantire la trasparenza delle istituzioni, nel preservare un’etica pubblica, nel definire i modelli attraverso cui una società si riconosce e si racconta. Ma non solo. Esso sta diventando un elemento imprescindibile anche nelle democrazie nascenti in molte parti del mondo, dove, come spiega l’economista indiano e premio nobel Amartya Sen, elezioni regolari non sono sufficienti per qualificare un paese come democratico, dovendosi aggiungere la presenza di uno spazio pubblico di discussione intorno alle questioni chiave della comunità. Uno spazio che solo il giornalismo può garantire. Qualificare un paese come democratico, dovendosi aggiungere la presenza di uno spazio pubblico di discussione intorno alle questioni chiave della comunità. Tuttavia, se il giornalismo ha mantenuto la sua funzione civile, stanno cambiando velocemente la sua forma e la sua organizzazione. Nella società fluida e dinamica dell’era internettiana esso tende a rappresentare sempre più una soggettività policentrica e diffusa nel corpo sociale che dialoga e si confronta con altri poteri, imponendo la necessità di un dibattito sulle questioni chiave. Questa trasformazione organizzativa e di ruolo è parallela allo sviluppo delle nuove tecnologie, alla moltiplicazione dei canali di trasmissione, delle piattaforme di pubblicazione e quindi al dominio della rete, nella quale la titolarità istituzionale del giornalista sfuma e si diffonde nella società. Nel nuovo ecosistema dei media, popolato da sempre più numerosi hub cui si rivolgono i vari cluster di pubblico è indubbio che i l giornalismo tradizionale abbia perso centralità. L’interattività del Web 2.0 mette in discussione la stessa centralità del giornalismo come attività professionale nel nuovo ecosistema mediatico. Il cambiamento in atto si riflette sulla stessa natura della notizia, concepita non più solo come il prodotto finale del lavoro quotidiano del
riconosce più, è totalmente devastata». Auto e trattori sono stati letteralmente ‘lanciati’ dalla furia del vento contro alberi e case. Negli Stati Uniti il cataclisma rappresenta una breaking news, una notizia che rompe il flusso normale di informazioni e si impone all’attenzione del pubblico per la sua rilevanza. La notizia giunge nelle redazioni dei quotidiani americani nella serata di domenica 22 maggio 2011. Il «New York Times» non aspetta l’edizione cartacea del giorno dopo, ma attiva prontamente le sue fonti e racconta il dramma causato dal tornado che ha distrutto la cittadina di Joplin nello Stato del Missouri in un articolo pubblicato sul proprio sito web a firma di Noam Cohen da New York. Nelle prime righe dell’articolo, che costituiscono l’attacco del pezzo, il cosiddetto lead, il giornalista racconta l’evento, dove e quando è accaduto, quali conseguenze ha causato sulla popolazione civile. Secondo varie fonti, domenica notte un tornado si è abbattuto su Joplin in Missouri, distruggendo un ospedale e causando molti morti nella città. Il giornalista Noam Cohen è davanti ad uno dei computer del news desk, la redazione «attualità» del quotidiano, Gli elementi di cui Cohen dispone non sono di prima mano, ma vengono raccolti consultando le agenzie giornalistiche che hanno lanciato la notizia e i siti web dei quotidiani locali del Missouri, vedendo i primi servizi mandati in onda dalle redazioni televisive e ascoltando quelli preparati dalle testate radiofoniche. Cohen lo dice nei due paragrafi successivi. Nel primo, con un generico «reports said...» (le cronache dicono...). Dopo la distruzione causata dal tornado che ha toccato terra intorno alle 18, Joplin, che secondo le cronache si trovava nel percorso del tornado, è rimasta isolata e al buio, perlopiù priva di collegamenti telefonici e senza elettricità in molte case. Nel secondo periodo il giornalista cita l’agenzia giornalistica inglese Reuters, che raccoglie la dichiarazione di Mark Bridges. La Reuters, citando il medico legale di Newton County, Mark Bridges, dice che 30 persone sono state uccise, e 11 corpi sono stati recuperati in una sola area. Mentre Cohen scrive il pezzo, i colleghi del news desk setacciano i social network alla ricerca di utenti che, attraverso messaggi, link o modifiche di status, aggiornino sulla situazione in Missouri. Poi caricano sul sito i primi video sull’accaduto diffusi dalle televisioni o da semplici cittadini che, con telefonini e videocamere, documentano in presa diretta il tornado e lo condividono tramite YouTube, Facebook, Twitter. Nel frattempo analizzano il materiale fotografico diffuso in rete dagli utenti e caricano sul sito le prime immagini inviate dai fotoreporter del giornale presenti sul posto o da collaboratori freelance, raccogliendole in gallerie fotografiche che mostrano quanto sta accadendo a
Joplin e nelle città dell’area colpite dal tornado. Dopo aver diffuso tempestivamente l’articolo sul sito web con le informazioni avute nell’immediatezza dell’accaduto, il «New York Times» pubblica all’interno dell’edizione cartacea del giorno successivo un altro articolo firmato dallo stesso Cohen, completo degli aggiornamenti dell’ultima ora arrivati in redazione dal Missouri. In seguito, valutata l’attualità e la drammaticità dell’accaduto, il più prestigioso quotidiano statunitense decide di mandare sul posto un inviato, Brian Stelter. Il venticinquenne giornalista americano si reca in Missouri il 23 maggio, il giorno dopo l’accaduto, per valutare direttamente i danni causati dal tornado. Arriva a Joplin, il centro cittadino più danneggiato, e raccoglie le testimonianze di un gruppo di tornado cheasers (letteralmente, «cacciatori di tornadi»), persone che, per hobby, osservano e filmano tempeste e tornadi a distanza ravvicinata, arrivati lì appena dopo il passaggio dell’uragano. Intervista alcuni sopravvissuti al cataclisma, incontra meteorologi ed esperti del settore, va al St. John’s Regional Medical Center, intervista le infermiere che accudiscono i feriti, un operaio, il direttore dell’ospedale e un soldato della guardia nazionale, reduce militare della guerra in Iraq e Afghanistan, impegnato nel soccorso ai feriti. Tramite smartphone, Stelter aggiorna anche il suo account twitter @brianstelter, i cui tweet vengono successivamente raccolti in post del suo blog The dead line e rappresentano una cronaca, in tempo reale, della sua esperienza a Joplin. Nel frattempo, da Chicago, un’altra reporter del giornale, Monica Davey, raccoglie le informazioni sul cataclisma sopraggiunte nelle ultime ore e contatta le fonti istituzionali per completare l’articolo, firmato insieme a Stelter e pubblicato il giorno stesso sul sito web del giornale e poi, quello successivo, sull’edizione cartacea. L’Interactive News Desk, il settore multimediale del quotidiano newyorkese, coordinato da Andrew DeVigal, completa poi la copertura dell’evento con una galleria fotografica dettagliata, una carta geografica che segna le zone di Joplin più colpite dall’uragano, una mappa interattiva delle aree in cui si sono verificate le morti provocate dagli uragani che hanno investito gli Stati Uniti dal 1950 ad oggi, un filmato del tornado pubblicato attraverso TimeCast, la sezione video del giornale, le notizie sulla calamità postate nei social media con gli aggiornamenti Facebook pubblicati dagli utenti di Joplin, e un articolo d’opinione a firma di Andrew Revkin. In Italia, la notizia viene riportata dai siti web delle maggiori testate giornalistiche che pubblicano dall’Ansa, e postano nell’area multimediale i video dell’uragano. Mentre nelle edizioni cartacee la notizia compare solo tra le «brevi». Ora, facciamo alcune ipotesi. Poniamo che l’uragano avesse causato la morte di dieci viaggiatori italiani. Un gruppo di persone partito con un pacchetto viaggio organizzato da un’agenzia turistica. In termini di copertura giornalistica, negli Stati Uniti non sarebbe cambiato molto. In Italia sì. Per la nostra stampa, l’evento non sarebbe stato considerato come uno dei frequenti uragani che investono gli Usa, ma avrebbe assunto una notevole importanza, aprendo le
criteri-notizia. Si tratta di riferimenti di valutazione condivisi nella pratica redazionale che governano la selezione e la scelta compiuta attorno alla rilevanza giornalistica di un fatto o di un fenomeno. Essi viaggiano in rapporto con i valori predominanti di una precisa fase storica. Quindi ne sono, in un certo senso, lo specchio e ne forniscono una rappresentazione mediamente attendibile. «All the news that’s fit to print», ovvero tutte le notizie che meritano di essere pubblicate: recitava così il celebre slogan del prestigioso quotidiano americano «The New York Times», coniato al momento della sua fondazione nel 1851. Esso rappresenta tutt’ora l’essenza e insieme il compito del giornalismo in una società moderna: selezionare gli eventi accaduti nel mondo, eliminando quelli non ritenuti interessanti, e porli all’attenzione del pubblico. Una funzione fondamentale, definita in un’epoca in cui il giornalista era l’unico intermediario tra l’accadimento di un fatto e la sua diffusione pubblica. Nell’era del web e delle tecnologie connettive che caratterizza il nostro tempo, il suo ruolo consiste ancora e anzitutto nella capacità di selezionare dal flusso di informazioni quelle più utili a definire uno spazio pubblico trasparente. Se questa abbondanza di notizie, spesso frutto di sleali ma efficaci strategie di pressione, non fosse selezionata, analizzata, controllata, messa in prospettiva e dotata di senso da un professionista, le informazioni rischierebbero di perdere valore e la «loro qualità sarebbe destinata ad annegare nel mare magnum della quantità». Ciò impone una verifica e un aggiornamento di quella grammatica professionale fatta di teorizzazioni e pratiche condivise, strutturatesi nel tempo nella memoria collettiva di intere generazioni di giornalisti. È necessario perciò analizzare i criteri formulati nella storia del giornalismo che sovrintendono alla definizione del concetto di notizia, un concetto così ampio e multiforme da rendere difficile una sintesi in un’immagine che possa comprenderne tutte le sue manifestazioni. Ciò è tanto più necessario in un tempo in cui l’innovazione tecnologica, la diffusione globale di internet e dei social network stanno portando alla ridefinizione della professione e della sua pratica quotidiana, facendo sì che il tempo della rappresentazione giornalistica e il tempo del consumo non siano più successivi all’evento, ma coincidano con il tempo della produzione, cioè della sua ricostruzione operata in tempo reale dai vari intermediari giornalistici (reporter, redattori, fotografi) mentre il fatto si sta svolgendo5. Un processo informativo che quindi si consuma mentre viene prodotto e dove fonti, giornalisti e pubblico convivono nello stesso ecosistema comunicativo e partecipano alla produzione della notizia. Ma, soprattutto, un processo informativo caratterizzato, dal punto di vista organizzativo, dall’integrazione delle redazioni televisive e di carta stampata con quelle on line, già operata da alcune prestigiose testate a livello internazionale in grado di declinare la stessa notizia nelle diverse forme di un messaggio informativo compatibile ora con il giornale cartaceo, ora con il sito web o con i dispositivi mobili, come telefoni cellulari, smartphone e tablet. La notizia dal punto di vista economico
La notizia dal punto di vista economico è il fatto che supera e che si afferma. Fatturato dell’industria italiana crolla dell’11%. Questa è la prima notizia che determina una serie di altre notizie che dipendono dalla prima. nelle grandi crisi qual è il settore che può avere una crescita? Le farmacie con le mascherine. La notizia in sé è il crolla del fatturato. La dimensione della notizia è il confronto, una cosa è calare del 10% una cosa del 20%. Per far capire questa dimensione al lettore dici: Un calo cosi rilevante del fatturato non si rilevava dal 2000. In economia come si fa una notizia a valutarla? Il criterio con cui valutare una notizia? Criterio quantitativo e competitivo. Nel racconto del giornalismo economico è decisivo. Per valutare una qualunque performance di un paese, non puoi esprimere il valore in termini assoluti, per sapere se quel valore è un valore importante, positivo, lo devo confrontare in maniera comparativa con lo stesso identico valore di altri paesi. La notizia esiste se comparata con criterio omogenei rispetto a grandezze analoghe. Il giornalismo economico L’economia di mercato è la rete di rapporti tra operatori o soggetti economici che svolgono le attività di produzione, consumo, scambio, lavoro, risparmio e investimento per soddisfare i bisogni individuali. Il giornalismo economico si occupa in pratica di tutto ciò che riguarda:
Da cosa dipende il valore delle azioni? Sostanzialmente dalla quantità di utili che la società è in grado di generare. Compito del giornalista è quindi di diffondere le notizie che possono influenzare questo valore:
Esempio: articolo sul web