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Appunti dettagliati della lezione su Gli Indifferenti di Moravia con analisi dei personaggi e storico-culturale.
Tipologia: Appunti
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In Moravia convive uno scavo psicologico dei personaggi e un’attenzione alla realtà.
TRAMA: Michele Ardengo vive con la sorella Carla e la madre Mariagrazia in precarie condizioni economiche. Le villa in cui vivono ha un valore identificativo perché decreta il loro status. Leo (prototipo del fascista) vuole prenderla perché la casa è gravata da ipoteca, MG è terrorizzata di perderlo e crede che sia ancora l’amante della vecchia fiamma Lisa, mentre invece corteggia C. I due ragazzi provano disgusto per l’ambiente familiare in cui vivono; C vorrebbe un evento che la liberasse mentre M osserva la mediocrità ma non riesce ad agire perché affetto da indifferenza, una sorta di apatia verso l’epoca in cui c’è la scomparsa di valori sacri come amore, famiglia e patria. Con Leo vive un rapporto di profondo affetto poiché lo identifica con la figura paterna, e di odio a causa della sua supponenza e della tresca con la sorella. Vi sono dei tentativi da parte di M di compiere un’azione violenta, ma entrambi falliscono. Il romanzo termina con C che crede che, attraverso la relazione, possa emanciparsi, invece diventa ciò che non avrebbe voluto essere: identica alla madre.
Nel saggio L’uomo come fine si sottolinea l’obiettivo di scrivere un romanzo in forma di tragedia, perché ha
caratteristiche fisse: unità di tempo, spazio e azione. Moravia rispetta queste regole: tutto si svolge in due giorni, pochi personaggi, e tranne alcune poche escursioni in città, tutto si svolge nel cubo asfittico che è la villa. Moravia si rifà alla pittura cubista di Picasso, all’espressionismo per le immagini che rimandano a delle sensazioni interiori. Si assiste alla presenza di un narratore extradiegetico e eterodiegetico: non è un personaggio del romanzo ma è di I° grado che cede la parola ai personaggi perché vuole essere un romanzo psicologico utilizzando la tecnica del monologo interiore.
L’autore si accorge dell’impossibilità della tragedia nella modernità: le passioni esasperate sono impossibili perché tutti i valori non materiali sono svuotati di significato; i personaggi sono automi o hanno un’anima travagliata. Per Sanguineti è inscenata una borghesia osservata dal di dentro, privata di ogni tensione etica, i protagonisti sono stupidi, alcuni vagamente sentimentali come Lisa o come Leo. La tragedia intesa come lotta titanica (come per Alfieri) è impossibile: o ci si adatta o la si osserva impotenti.
Romanzo come tragedia di Marco d’Urso analizza 4 romanzi ( I Malavoglia- Gli Indifferenti- Rubé- Una Vita) per vedere se hanno elementi tragici, si parla dunque di transistoricità del tragico ossia che può mutare nella storia.
Vi è analogia tra Gli Indifferenti e L’ Elettra di Sofocle che è l’archetipo del romanzo di Moravia: si tratta sempre di un nucleo familiare, stessi rapporti di parentela, e lo stesso schema oppositivi di figli contro adulti. {Michele vs Leo / Carla vs Mariagrazia}; ma ne è parodia perché per
tempo ossessiva (la parola “indifferente” viene ripetuta 53 volte).
✓ LO SPAZIO ha molto valore: la villa ha le finestre sempre chiuse, è piena di specchi che simboleggiano la vanità del tutto e una luce bianca che può essere letta come una luce ospedaliera o una luce falsa da essere tutt’uno con la falsità di questo mondo. Gli spazi sono come delle scatole cinesi: la camera di C dentro la casa è come se la sequestrasse, il corridoio rimanda all’utero, gli specchi alla ripetizione, alla farsa che stanno inscenando gli uni con gli altri. lo spazio esterno del giardino rimanda ad uno stato d’animo, ritorna quindi il rapporto tra dimensione arborea e quella interiore: è caotico e incolto perché non si coltiva l’interiorità. Nella rimessa avviene anche il primo tentativo di approccio sessuale ma l’amplesso non avviene. Le camere di Lisa e C sono spazi dell’intimo, cronotopi di cui il ricorso alle bambole simboleggia la sensazione che ella ha di essere una bambola in attesa di un compratore; Lisa perde quel senso di liberazione quando non si rende conto che M non la ama: vorrebbe rinascere, apre la finestra e si accumulano i colori.
MARIAGRAZIA (MG): Si presenta con una maschera stupida e patetica, maschera che ritorna anche alla fine, a simboleggiare questa innaturalità. La maschera copre l’interiorità di un personaggio statico, che non cambia, diversamente dalla figlia. Lancia sempre un occhio critico verso le altre donne che però subito innesta uno dei momenti di contrasto con C che ha coscienza della condizione della madre. Ha un vero e proprio disprezzo
per i ceti meno abbienti, e su questa classificazione si capisce che Moravi ha letto Marx.
MG ci tiene all’apparenza, a sembrare più ricca di quel che è, e il pensiero che possa essere accomunata con gli umili la atterrisce. Confonde Chiarelli con Pirandello, quindi nonostante ciò che crede, non è il capitale che fa la cultura. Vuole che tutto resti com’è: con l’episodio della finestra è presa da una crisi di panico, il vento entra e scompiglia tutto. Il vento simboleggia l’imprevisto, rimanda alla paura che tutto cambi e che possa perdere la casa.
Il sogno dell’uomo grasso che non vede è davvero incisivo: MG vorrebbe aprirgli gli occhi finchè la neve non l’acceca; è un chiaro rimando alla cecità della donna che continua ad essere gelosa di Lisa quando avviene tutt’altro.
LEO: cinico, tronfio, mosso solo dal sesso e dal denaro. Viene percepito come un mascherone: la ridicola maschera di chi vuole fare il don Giovanni quando non ne ha più l’età. Differentemente dagli altri, al pensiero segue l’azione; è l’esatto contrario di M perché non si interroga sulle cose.
La figura retorica più ricorrente è quella della TAUTOLOGIA (il predicato ripete il soggetto). L’avvicinarsi si C alla casa di Merumeci ricorda l’Addio ai Monti di Lucia dei Promessi Sposi, ma mentre Manzoni stabilisce un contrasto tra la bellezza del paesaggio e l’animo triste della ragazza, Moravia crea un’amalgama tra l’indifferenza di C e la città vista dalla macchina in corsa; inoltre Lucia va verso l’ignoto ma sa che è accompagnata dalla fede, C va incontro alla rovina. Il paesaggio è
I fratelli soffrono per la loro condizione mentre Leo è soddisfatto di sé, la madre invece desidera solo la casa e Merumeci.
C = ha l’ingenuità di pensare che con un’azione può attingere a grandi sentimenti.
M = non intravede nessuna possibilità di azione, è sempre sul punto di un gesto estremo che resta incompiuto.