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Riassunto del romanzo di Alberto Moravia: Gli Indifferenti
Tipologia: Sintesi del corso
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Gli indifferenti sono un romanzo storico si potrebbe dire. Racconta la borghesia italiana degli anni 30-40-50, nonché la borghesia fascista.
Moravia ha l’abilità di farci arrivare appieno la sconvolgente inattività dei personaggi, di qui il titolo GLI INDIFFERENTI. Personaggi che non si risolvono mai.
Lo stesso Michele il più sofferente (insieme a Carla, la sorella), non riesce a trovare la forza di reagire ad una situazione soffocante, ove viene tutta la famiglia vessata dallo spietato Merumeci. Michele cerca di reagire in più di un’occasione, ma forse senza la sufficiente decisione, violenza!
Due sono le scene esemplari della rivolta di Michele verso il suo nemico; quando gli scaglia un posacenere addosso, o meglio, cerca di scaraventarglielo addosso, ma non lo riesce a colpire, mancandolo prende la madre… L’altra scena ancor più esemplare della rivolta di Michele è alla fine, quasi in chiusura del romanzo-della storia, quando Michele viene a scoprire che Merumeci ha persuaso la sorella facendole intraprendere una storia d’amore con egli, quasi incestuosa si potrebbe pensare (oltre a quella con la madre), si impettisce e deciso ad uccidere Merumeci acquista una rivoltella. La sua voglia di ucciderlo è più una voglia di vincere la sua inettitudine che una vendetta d’onore.
Arrivato nella casa del Merumeci medita per alcuni minuti davanti al portone del palazzo prima di entrare ed uccidere, e già questo suo aspettare, questo suo meditare prima di agire ci fa pensare ad una mal riuscita dell’atto.
Arrivato in casa di Merumeci pensa che ci sia anche la sorella nella camera da letto e questo gli da la forza necessaria a estrarre la rivoltella e sparare: “trac-trac-trac-“ ma nulla, la rivoltella è scarica! Al ché Merumeci lo agguanta e lo scaraventa atterra.
Questa scena ci fa pensare proprio che Michele non può proprio in alcun modo ribellarsi alla sua condizione che sembrerebbe quasi patologica ormai. Anche la pistola lo tradisce!
Il romanzo è incentrato su due strade parallele che si intersecano continuamente: sesso e denaro. Sono questi due elementi a spingere tutto il romanzo, d’altronde
stiamo parlando di una borghesia (quella di Leo Merumeci soprattutto), sessista e violenta, intenta solo a possedere tutto quel che si può possedere, ad ogni costo! Amante della madre prima, poi della figlia Carla, il su vero obiettivo è quello di impossessarsi della villa.
I fratelli Carla e Michele rappresentano una gioventù in cui non ci si può ribellare, dove è per forza di cose opportuno adattarsi più che ribellarsi.
Si sente molto nel romanzo il periodo storico che corre a cavallo dell’installazione del fascismo, ossia un periodo dove c’è una perdita totale dei valori, dove per ottenere qualcosa si deve scendere sempre a compromessi, soprattutto veicolo di ogni movimento nella società borghese è l’eros che affascina e persuade.
Se mi è permesso, sarà lo stesso Mussolini a scendere in campo a petto in fuori con tutta la sua violenza stravolgente e il disprezzo totale della donna, rendendola oggetto sessuale per l’uomo vile e forte che prende l’arme e va a combattere. Gadda in eros e priapo spiega proprio questo, ossia, Mussolini si serve dell’eros e delle figure falliche per persuadere gli uomini ad una cultura interventista e violenta.
Ritornando al nostro romanzo in questione, sono Michele e Carla le figure più importanti ed emblematiche, due giovani che si trovano a scegliere se adattarsi a questa cultura che si va ad instaurare (quella di Merumeci), o ribellarsi…
Moravia ci fa ben capire con la scena descritta sopra, ossia, l’incepparsi della rivoltella, dove ci sarebbe potuto essere uno scacco della situazione, quel mancato colpo ci porta a intendere che non c’è scampo. Carla alla fine, anche senza parlarne alla madre (sembrerebbe quasi un’apertura di senso), sposerà Merumeci e accetterà le condizioni di una cultura borghese atta all’impadronirsi di tutto, sventrando ogni principio etico e morale.
Chiudo questa mia breve recensione con una frase chiave del romanzo a mio avviso: -Mariagrazia: “Le convenzioni sociali obbligano spesso a fare tutto l’opposto di quel che si vorrebbe… se no chi sa dove si andrebbe a finire…”