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Il Pregiudizio sull'Handicap: Analisi Sociologica e Pedagogica, Appunti di Pedagogia

Libro che fa riferimento all'handicap e al pregiudizio che si ha nei confronti delle persone con handicap

Tipologia: Appunti

2018/2019

Caricato il 17/01/2019

A_Matt09
A_Matt09 🇮🇹

4.1

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HANDICAP E PREGIUDIZIO Le radici culturali
INTRODUZIONE
Disabilità, conseguenza o risultato di una complessa relazione tra la condizione di salute di un
individuo e i fattori personali, e i fattori ambientali che rappresentano le circostanze in cui vive
l'individuo. Il modello ICF inquadra il problema della disabilità entro una logica che fa riferimento
a un nuovo paradigma, quello biopsicosociale, il cui riferimento concettuale non è più la patologia
(come sostenevano nel 80' l'OMS con il modello ICDH), ma il funzionamento umano. Di
conseguenza, la comprensione del processo in base al quale una menomazione o un deficit,
come pure una patologia grave, si possono trasformare in disabilità, richiede l'analisi
approfondita del contesto di vita della persona che si trova nella condizione di disabilità,
analizzando in particolare i problemi di funzionamento ovvero, le difficoltà che la persona
incontra nell'adempiere ai compiti che la riguardano in relazione all'età e alle necessità a cui
deve far fronte.
SIAMO TUTTI “NON VEDENTI”
- IL POTERE DEL PREGIUDIZIO
Il pregiudizio è un potere agito-subito, chi lo agisce, allo stesso tempo lo subisce nei termini di
una riduzione della possibilità di comprendere la realtà. Chi lo subisce, allo stesso tempo lo
agisce portandone il peso, assumendone i contorni e le deformità.
- UNO SGUARDO ALLA LETTERATURA SUL PREGIUDIZIO
Il termine pregiudizio, genericamente, indica un giudizio anticipato, giudicare qualcosa o
qualcuno prima del tempo, prima di conoscere bene. Opinione preconcetta, ovvero congettura o
ragionamento inconsistente in quanto, anziché fondarsi sui fatti e la loro analisi, riflette pensieri e
logiche già date a priori. Quindi è l'effetto di un giudizio anticipato che, seppur rimanendo
implicito, ne valida l'espressione. Il pregiudizio non è solo un problema della conoscenza o, più in
generale, del pensiero, e non inerisce solo e esclusivamente a processi mentali consapevoli.
Laddove è presente il pregiudizio avviene una sorta di contaminazione della soggettività, che
travalica la sfera del puramente cognitivo o mentale, che si estende agli agli atteggiamenti, alle
azioni e al modus operandi del soggetto. In generale, la psicologia sociale individua nel
pregiudizio almeno tre componenti intrinseche, motivazionali, cognitiva e comportamentale. Sono
aspetti, questi, particolarmente analizzati da Gordon Willard Allport, esso si riferisce al
pregiudizio etico, lo definisce come un'apatia basata su una generalizzazione irreversibile e in
mala fede. Può essere solo intimamente avvertita o anche dichiarata. Il funzionamento della
mente, per natura, va nella direzione della semplificazione e dell'economicità. Il pregiudizio, da
questo punto di vista, sarebbe il prodotto dell'interazione tra il sistema mente e il sistema sociale.
Sempre Allport, anche la paura di ciò che è sconosciuto ha un ruolo determinante nella
costruzione mentale del pregiudizio. Sul versante dell'analisi dei fattori sociali implicati nel
processo di costruzione dei pregiudizi, troviamo il pensiero di Sherif, Cox, Rose, Rokeach.
Calegari ritiene che per quanto il pregiudizio possa essere interpretato come fatto fisiologico del
funzionamento dei gruppi sociali e delle relazioni interpersonali, è altrettanto vero che la sua
azione “contribuisce a limitare e snaturare il funzionamento dei gruppi e delle relazioni
interpersonali”. La teoria psicodinamica individua specialmente nell'istinto, nella paura, nel
desiderio di stima (frustato) i fattori determinanti la formazione del pregiudizio nella soggettività.
Dollard ritiene che quanto più la frustrazione colpisce l'individuo alle prese con lo sforzo di
soddisfare i propri bisogni fondamentali, tanto più forte sarà la risposta aggressiva e quindi
l'intensità del pregiudizio. Così come rivelato da Dollard, lo spostamento dell'aggressività
naturale (nei confronti dei genitori) verso bersagli alternativi (fatti oggetto di pregiudizi e
atteggiamenti di aggressività senza apparente motivo), troverebbe spiegazione nella particolare
biografia del soggetto (con educazione rigida e autoritaria da parte della madre). (stereotipo
costrutto mentale rigido e semplificato). Il pregiudizio dal punto di vista filosofico, viene
considerato come un ostacolo, un errore, che può inficiare il processo d'interpretazione razionale
della realtà.
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HANDICAP E PREGIUDIZIO Le radici culturali

INTRODUZIONE

Disabilità, conseguenza o risultato di una complessa relazione tra la condizione di salute di un individuo e i fattori personali, e i fattori ambientali che rappresentano le circostanze in cui vive l'individuo. Il modello ICF inquadra il problema della disabilità entro una logica che fa riferimento a un nuovo paradigma, quello biopsicosociale, il cui riferimento concettuale non è più la patologia (come sostenevano nel 80' l'OMS con il modello ICDH), ma il funzionamento umano. Di conseguenza, la comprensione del processo in base al quale una menomazione o un deficit, come pure una patologia grave, si possono trasformare in disabilità, richiede l'analisi approfondita del contesto di vita della persona che si trova nella condizione di disabilità, analizzando in particolare i problemi di funzionamento ovvero, le difficoltà che la persona incontra nell'adempiere ai compiti che la riguardano in relazione all'età e alle necessità a cui deve far fronte.

SIAMO TUTTI “NON VEDENTI”

- IL POTERE DEL PREGIUDIZIO

Il pregiudizio è un potere agito-subito, chi lo agisce, allo stesso tempo lo subisce nei termini di una riduzione della possibilità di comprendere la realtà. Chi lo subisce, allo stesso tempo lo agisce portandone il peso, assumendone i contorni e le deformità.

  • UNO SGUARDO ALLA LETTERATURA SUL PREGIUDIZIO Il termine pregiudizio, genericamente, indica un giudizio anticipato, giudicare qualcosa o qualcuno prima del tempo, prima di conoscere bene. Opinione preconcetta, ovvero congettura o ragionamento inconsistente in quanto, anziché fondarsi sui fatti e la loro analisi, riflette pensieri e logiche già date a priori. Quindi è l'effetto di un giudizio anticipato che, seppur rimanendo implicito, ne valida l'espressione. Il pregiudizio non è solo un problema della conoscenza o, più in generale, del pensiero, e non inerisce solo e esclusivamente a processi mentali consapevoli. Laddove è presente il pregiudizio avviene una sorta di contaminazione della soggettività, che travalica la sfera del puramente cognitivo o mentale, che si estende agli agli atteggiamenti, alle azioni e al modus operandi del soggetto. In generale, la psicologia sociale individua nel pregiudizio almeno tre componenti intrinseche, motivazionali, cognitiva e comportamentale. Sono aspetti, questi, particolarmente analizzati da Gordon Willard Allport, esso si riferisce al pregiudizio etico, lo definisce come un'apatia basata su una generalizzazione irreversibile e in mala fede. Può essere solo intimamente avvertita o anche dichiarata. Il funzionamento della mente, per natura, va nella direzione della semplificazione e dell'economicità. Il pregiudizio, da questo punto di vista, sarebbe il prodotto dell'interazione tra il sistema mente e il sistema sociale. Sempre Allport, anche la paura di ciò che è sconosciuto ha un ruolo determinante nella costruzione mentale del pregiudizio. Sul versante dell'analisi dei fattori sociali implicati nel processo di costruzione dei pregiudizi, troviamo il pensiero di Sherif, Cox, Rose, Rokeach. Calegari ritiene che per quanto il pregiudizio possa essere interpretato come fatto fisiologico del funzionamento dei gruppi sociali e delle relazioni interpersonali, è altrettanto vero che la sua azione “contribuisce a limitare e snaturare il funzionamento dei gruppi e delle relazioni interpersonali”. La teoria psicodinamica individua specialmente nell'istinto, nella paura, nel desiderio di stima (frustato) i fattori determinanti la formazione del pregiudizio nella soggettività. Dollard ritiene che quanto più la frustrazione colpisce l'individuo alle prese con lo sforzo di soddisfare i propri bisogni fondamentali, tanto più forte sarà la risposta aggressiva e quindi l'intensità del pregiudizio. Così come rivelato da Dollard, lo spostamento dell'aggressività naturale (nei confronti dei genitori) verso bersagli alternativi (fatti oggetto di pregiudizi e atteggiamenti di aggressività senza apparente motivo), troverebbe spiegazione nella particolare biografia del soggetto (con educazione rigida e autoritaria da parte della madre). (stereotipo costrutto mentale rigido e semplificato). Il pregiudizio dal punto di vista filosofico, viene considerato come un ostacolo, un errore, che può inficiare il processo d'interpretazione razionale della realtà.

In teoria dell'agire comunicativo il problema del linguaggio, e del suo possibile uso distorto, diviene punto di partenza per un ampia e articolata critica della società post-moderna, in particolare del sistema di legittimazione del potere basato sulla forza-valore della ragione strumentale. Il tema del linguaggio, come vedremo in seguito, diviene di fondamentale importanza anche per capire la relazione tra pregiudizio e stereotipo, da intendersi quest'ultimo come nucleo cognitivo del pregiudizio.

  • AZIONE COORDINATA DI PREGIUDIZI E STEREOTIPI SOCIALI Pregiudizio/stereotipo si rende necessaria per conoscerne il nesso, la tipologia di relazione, la combinazione che, stante la presenza dell'uno, innesca in forme coordinate l'azione dell'altro. Lo stereotipo può essere concepito come il nucleo cognitivo del pregiudizio. Un nucleo cognitivo funziona come uno schema mentale, un'immagine coerente e tendenzialmente stabile, in cui alcune informazioni e credenze circa una certa categoria di oggetti o soggetti si coagulano per dar vita a un meccanismo rigido di valutazione. Stereotipo dal punto di vista sociologico indica opinioni precostituite riguardanti cose o persone, che non variano con il variare del tempo e delle situazioni in quanto effetto di processi mentali meccanici. Sue caratteristiche fondamentali sono: l'ordine sociale, la struttura super semplificata del contenuto, il fatto che non ha bisogno di essere verbalizzato. Due definizione di stereotipo, una formale rendono le cose immutabili, impartiscono loro una monotona regolarità, l'altra sociale, un'immagine mentale semplificata al massimo, riguardante una categoria di persone, un'istituzione o un evento, che è condiviso nei suoi tratti essenziali da grandi masse di persone. Per Alloport si tratta di un'opinione esagerata in associazione a una categoria. La sua funzione è quella di giustificare (razionalizzare) la nostra condotta in relazione a quella categoria. Stereotipo e pregiudizio sono due termini da considerarsi diversi ma non vanno intesi come indipendenti ma complementari. Anche il rapporto pregiudizio /stereotipo si può interpretare similmente al meccanismo che regola l'articolazione sfondo-figura. Lo stereotipo, come avviene per il fenomeno percettivo della figura, cattura l'attenzione in quanto s'impone al soggetto come dotato di confini e margini delineati, immediatamente visibili. Il pregiudizio, invece, come nel fenomeno percettivo dello sfondo, non opera in superficie. I suoi confini non sono visibili, giacché li ha prestati allo stereotipo per farlo emergere con chiarezza e forza, così da produrre l'impatto che genera lo stigma.
  • IL PREGIUDIZIO: UNA BUGIA “NECESSARIA”? Il problema di ciò che è vero o di ciò che è falso si può considerare come il problema dell'efficacia del procedimento conoscitivo razionale dell'uomo. In un'ottica più ampia, invece, il problema riguarda la vita stessa, l'autenticità del vivere. Il falso, la bugia, così come il pregiudizio, sono costrutti mentali la cui esistenza deriva dall'azione del pensatore che nega o distorce il vero, il pensatore è logicamente necessario per la bugia. Per sottrarsi al pregiudizio, al pensatore è richiesto un atto di razionale umiltà, accettare la propria inutilità in relazione all'evento della verità che auto pone se stessa.
  • PREGIUDIZI E SCHEMI MENTALI Nell'ottica di questo testo, in cui si cerca di portare alla luce le radici culturali del pregiudizio sull'handicap, risulta decisivo scoprire quale logica presieda alla costruzione di soluzioni esistenziali di senso, personali o collettive, che implicano il rifiuto o lo “scarto” di altri esseri umani, costretti a vivere “senza senso” o da “emarginati”. Gioco del quadrato o dei nove punti, i nove punti son percepiti per effetto della legge della buona forma e della chiusura, come un quadrato. Così ogni tentativo di unire i nove punti con quattro rette sarà destinato a fallire. Solo sottraendosi alla legge percettiva e considerando i nove punti come macchie si riuscirà a risolvere il gioco. Ciò vale specialmente per quelle situazioni problematiche che, come per l'handicap, rischiano di venire affrontate attraverso soluzioni di scarto, morale, esistenziale, politico, economico, sociale. Il bisogno di aiuto di chi è più debole rappresenta una per la società, e dalle modalità con cui essa risponde a tale bisogno dipende il suo livello di civiltà.

Il problem che si rappresenta al riguardo, è che l'ordine prestabilito di segni con i quali l'evento è detto e interpretato, si pone in un orizzonte di senso che scarta come non senso tutto ciò che non rientra nelle categorie cultuali in uso. L'uomo per uscire dalla civiltà della crisi necessita quindi di un logos (senso-discorso) forte, in grado di attingere l'eccedenza di senso di cui è portatore l'evento.

  • LO SCARTO SCIENTIFICO Lo scopo principale della ricerca sembra essere quello di dissipare la complessità dei fenomeni, renderli interpretabili, rivelarne l'ordine interno. Lo scarto scientifico per Larocca, è in realtà un surrazionalismo equivalente al surrealismo estetico. Essi sono de modi di ritirarsi dal reale in mondi puri capaci di ricattare o allontanare dalla capacità e animalità del caos. Il surrazionalismo, come il pregiudizio, rappresenta un tentativo di fuga dalla complessità al fine di utilizzo strumentale della conoscenza. Collins osserva che il computer, perché costituito non da gruppi sociali ma da piccoli pezzi d'informazione, ha ricevuto un'educazione solitaria, per cui il rischio di produrre un sapere sganciato dall'uomo e dalle relazioni umane. La conoscenza prodotta da una macchina pensante, infatti, deriva da un assemblaggio d'informazioni. Nel futuro le macchine pensanti potranno a far parte della nostra vita ma inizieremo a comportarci in maniere più simile alla macchine e l'immagine di noi stessi diverrà più simile alla nostra immagine delle macchine. C'è il rischio che venga meno il ruolo dell'uomo nel mondo. Sta avvenendo uno strano rapporto tra uomo e macchina, specialmente per ciò che riguarda Internet e la realtà virtuale. Ance on questo caso, è opportuno domandarsi se il desiderio che muove l'uomo verso i computer non rappresenti la realtà bensì una sua astrazione. Inoltre, c'è il rischio che venga meno la consapevolezza che, il modo con cui si accede ad una macchina è radicalmente diverso dal modo con cui si accede al tu e alla realtà. La nostra scienza non è conoscenza, non può mai pretendere di aver raggiunto la verità, e neppure un sostitutivo della verità come la probabilità. Il limite del paradigma scientifico fisico è di agire come un setaccio a maglie larghe e cogliere della realtà assai meno di ciò che essa contiene. Oggi viviamo in un clima culturale di silenzio- assenso scientifico sul dato di fatto che l'uomo soffra di non senso.
  • RAZIONALITÀ NON SCIENTIFICHE La razionalità è l'azione della ragione, ciò che concerne la ragione, che la costituisce, indipendentemente dai presupposti, dagli scopi, dai contenuti. È attraverso gli scambi linguistici finalizzati all'intesa e al consenso, che l'uomo sviluppa argomentativamente la coscienza di sé, della società, del mondo. Nel sociale funziona un'enorme macchina invisibile che sollecita i comportamenti più diversi finalizzati tuttavia a uno scopo simile e che possiamo chiamare macchina dell'educazione buona. Solo la complementarità argomentativa delle diverse razionalità, può permettere all'uomo di cogliere se stesso e la realtà in modo completo, senza scarti. Il pregiudizio sull'handicap si sviluppa all'interno di una razionalità che afferma e impone il proprio potere sulle altre in quanto, ignorando la possibilità del limite, impone limiti alla possibilità.

“VEDERE” L'UOMO AL DI LÀ DELL'HANDICAP

- PREGIUDIZI, STEREOTIPI E HANDICAP

infatti, vedere l'uomo al di là dall'handicap (mano nel berretto) significa vedere nell'handicap l'uomo, il limite d'ogni uomo, abile o disabile che sia. Non riuscire a vedere questo non è un difetto di natura bensì il prodotto di una distorsione, per lo più da imputare all'educazione.

  • HANDICAP VISTO DA VICINO Termine handicap usato nelle corse dei cavalli. Il termine, poi, qualora utilizzato in forma sostantiva (handicappato), non designa più solo la situazione, e quindi la particolare difficoltà in cui ci si può trovare a seguito di problemi di vario tipo, ma connota l'intera persona conferendole un nuovo status esistenziale consistente nella condizione di diverso. In base al sapere pedagogico speciale, il termine handicap indica una condizione di svantaggio sociale, nonché uno stato di bisogno derivante da specifiche difficoltà che il soggetto incontra nell'ambiente e nei confronti delle quali è possibile e auspicabile intervenire attraverso l'educazione. Larocca, l'handicap si manifesta come, resistenza alla riduzione d'asimmetria tra essere e dover essere. Avviene che chi ha un deficit sia chiamato portatore di handicap. Ma il singolo individui, non porta un handicap perché, prima di portarlo, ha trovato quel danno nell'ambiente.

Nel linguaggio e nell'interpretazione comune deficit e handicap sono assimilati l'uno all'altro, ossia la differenza tra difetto organico e difficoltà a maturare quelle disposizioni o capacità della persona necessarie alla realizzazione progressiva della personalità integrale. Si fa l'errore di attribuire un atteggiamento medicalizzante all'handicap. Quindi handicap e deficit devono essere distinti. Sì handicap Sì deficit DISABILE Sì handicap No deficit HANDICAP INDOTTO No handicap Sì deficit DEFICIT/MENOMAZIONE No handicap No deficit NORMALE

  • TEORIA DEGLI INSIEMI E PREGIUDIZI SULL'HANDICAP Con il termine insieme si intende un aggregato o gruppo di oggetti di qualsiasi natura. L'importanza della ripartizione in classi (uno de due principi fondamentali di organizzazione di un qualsiasi insieme), è data dal fatto che tramite essa si possono determinare nuovi insiemi a partire da quello di partenza, ma da esso diversi. Risulta evidente che è per un errore logico che il termine handicap è finito col definire una specie dentro il genere uomini. È questa la logica illogica che si nasconde dietro l'uso comune della parola handicap, divenuta per antonomasia giudizio di quasi umanità. C'è qualche meccanismo in atto per cui la diversità, predicato fondamentale della molteplicità, laddove c'è handicap diventa un elemento sostanziale con cui contraddistinguere come inferiore una nuova categoria dell'umano, quella degli handicappati. La concezione dell'altro come handicappato perché percepito diverso a causa del deficit è ciò che caratterizza la natura di questo stigma. Il pregiudizio sull'handicap, come abbiamo visto, fa riferimento a un sistema simbolico (la cultura dello scarto) che scarta, in quanto ingombrante, quel frammento di umanità che è disabile. La prospettiva dell'integrazione cerca di vedere gli individui singolarmente, ciascuno con i propri bisogni, per capirne in pari tempo la loro originalità e gli elementi di condivisione.
  • HANDICAP, PREGIUDIZIO E SCARTO: DUE CASI EMBLEMATICI
    • Lasciatemi morire, è il caso di Germana L., una donna di 37 anni, disabile per una forma di artrite reumatoide progressiva che la affligge da quando avevo 12 anni. Nella cultura dello scarto, le malattie, la sofferenza, le malformazioni sono considerate errori di natura, colpe, mali, e come tali vanno eliminate. Si vuol far riflettere sul fatto che la natura, per quanto perfettibile umanamente, è pur sempre qualcosa che contiene in se stessa, in modo a lei connaturato, limiti e ostacoli insormontabili. Che tipo di cultura e società evoluta è la nostra se qualcuno che ama la vita ed è come Germana chiede di morire? Perché la ricchezza di umanità di Germana ha così poco valore in una società che si di evoluta? Perché si fanno movimenti e campagna per la difesa dell'ambiente, delle specie.. ma non per chiedere i cambiamento culturali che migliorerebbero la vita dei disabili.
    • Una bimba inglese affetta da sindrome di Down, protagonista Katie A., una bambina di nove anni. Malata di cuore le è stato negato un trapianto di cuore perché non ha una qualità di vita abbastanza buona da giustificare un'operazione così delicata e costosa, stessa è successo a un ragazzo di quattordici anni.
  • DISFUNZIONE O RESPONSABILITÀ MORALE Gli studi Pettigrew, mettono in evidenza il fatto che i fattori situazionali e socioculturali possono determinare il pregiudizio anche in assenza di disfunzioni della personalità.

isolatamente il proprio dolore, la propria sofferenza, il proprio carico di fatica.

  • IL DEFICIT: UN MURO PER L'HANDICAP Superare il pregiudizio nei confronti di chi vive una condizione di disabilità, comporta studiare la sua immagine sociale e i significati culturali, morali e scientifici ed economici che si attribuiscono alla sua figura in quanto rafforzano e organizzano i processi si stereotipizzazione del fenomeno. Il pregiudizio sull'handicap serve per racchiudere in un cerchio chiuso uno “scarto” d'umanità, i diversi. Ma tale fenomeno, come abbiamo visto nell'analisi della percezione, è solo un costrutto mentale. Gli stereotipi, invece, impediscono la reale e effettiva conoscenza di chi ci troviamo di fronte. Taguief, razzismo differenzialista, una forma subdola di pregiudizio, consistente nella rinuncia a conoscere l'altro assolutizzandone l'alterità, facendolo divenire qualcosa che per definizione è separato da noi.

RECUPERARE LA VISTA

- SUPERARE LA CULTURA DEL PREGIUDIZIO SULL'HANDICAP

Per superare la cultura del pregiudizio sull'handicap, ci vuole un'azione educativa capace di modificare i testi e i contesti nei quali il pregiudizio, non solo agisce,ma si costituisce.

  • RESISTENZA AL CAMBIAMENTO La possibilità del superamento del pregiudizio sull'handicap, la cui essenza sta nell'accoglienza dell'altro non più visto come diverso perché limitato, ma accolto in sé come simile in quanto anche noi, come lui, costituiti di limite. Non sono le esperienze di incontro e/o di conoscenza diretta di persone che hanno deficit e/o minorazioni a generare l'atteggiamento di pregiudizio nei loro confronti. La necessità di approcci sistematici, è data anche dal fatto che gli interventi per modificare gli atteggiamenti pregiudiziali tramite programmi educativi a ciò finalizzati, nel lungo periodo, se non supportati da cambiamenti strutturali, tendono a regredire fino all'annullamento dei risultati ottenuti. Quando si è adulti è più difficile disimparare che apprendere. I meccanismi di difesa dell'io, assolvono a varie funzioni: mantenere l'equilibrio do fronte a situazioni difficili, proteggere o restaurare la stima di sé minacciata dalle forze pulsionali, neutralizzare conflitti con persone o parti della realtà sentiti come altrimenti irrisolvibili. Questi meccanismi, di per sé non sempre patologici, possono però impedire, qualora la stima di sé sia fragile, un'adeguata apertura alla realtà, al tu e quindi un effettivo risanamento del sé dal potere del pregiudizio. Sostenere attraverso l'educazione il processo di costruzione dell'autostima, sia per l'instaurarsi di un'immagine positiva di sé sia per arrivare al riconoscimento non minaccioso dell'alterità.
  • ESPERIENZE DI RIDUZIONE DEL PREGIUDIZIO A CONFRONTO Uno dei contributi più significativi nella direzione del superamento del pregiudizio, deriva ancora da Alloport. Il riferimento è alla cosiddetta ipotesi del contatto. In base agli studi e alle sperimentazioni effettuate, la promozione sociale del contatto fra gruppi negativi del pregiudizio. Principio della regressione degli atteggiamenti, teoria secondo la quale, dopo un certo periodo, le opinioni tendono a regredire, anche se non del tutto, verso il punto di vista originario. L'ipotesi del contratto di rifà alla teoria dell'identità sociale. In base a questa concezione, gli atteggiamenti pregiudiziali troverebbero radice nelle differenti appartenenze sociali, e quindi nell sub-culture dei differenti gruppi in conflitto. Il problema però è che l'ipotesi del contatto, rifacendosi alla teoria dell'identità sociale, non coglie il vero nucleo del pregiudizio sull'handicap in quanto viste le sue particolari caratteristiche non rinvia né si rifà a un conflitto fra gruppi. Tuttavia da tale ipotesi si possono ricavare utili indicazioni anche per la lotta al pregiudizio sull'handicap, specialmente a livello legislativo, proteggere il più debole attraverso leggi. Un altro interessante approccio mirato al superamento del pregiudizio, è quello predisposto dal Workshop on Children's Awareness, riportato da Gibson e Hoyt, consiste nella produzione di una serie di film per la televisione e dal titolo sentirsi liberi, rivolto a bambini non disabili con lo scopo di far vedere che i bambini disabili sono simili a loro. I risultati furono positivi per quanto riguarda la conoscenza sull'handicap e il livello di sensibilità ma fu negativo perché non durò nel tempo da influenzare i bambini. I programmi che “mostrano l'handicap” al grande pubblico, di conseguenza, puntano spesso solo sull'emotività con il risultato che si finisce per ottenere la socializzazione del dramma umano ma non delle ragioni attraverso le quali il dramma andrebbe letto e decodificato. La normalità di chi ha un handicap suscita reazioni più forti della stessa straordinarietà.

-RICCHEZZA DEL DIVERSO

In questo tipo di diversità è presente una ricchezza, consistente nel valore dell'unicità concreta, reale, individuale di ogni essere umano. Pregiudizi e stereotipi nascondono alla vista la ricchezza derivante dalla diversità così concepita, perché il diverso fa paura in quanto rappresenta il nuovo, l'imprevisto, l'estraneo, il non uguale. Pregiudizi e stereotipi concorrono a confezionare le maschere con cui nascondere il dato della diversità di ognuno, per impedire che affiorino alla coscienze domande che possono sconvolgere il sistema di regole e valori istituiti dalla logica dello scarto. Il nome, infatti, è alla base dell'identità di una persona, non la sua condizione esistenziale. Invece, nella quotidianità, se tu sei disabile così vieni riconosciuto e identificato. Quasi non mi interessa quale sia la tua storia, il tuo nome, la tua personalità. Avere un nome, e saper dare il giusto nome a ogni domanda/offerta di umanità e di senso, rappresenta un valore immenso. Il nome individua non divide, ovvero coglie ciò che non è ulteriormente divisibile. Così come il nome distingue, il nulla disgrega, disperde, cancella. Il nulla mira a strappare il nome, a cancellare il nome, a oltrepassare il nome e con esso l'individualità e l'unicità concreta che lo sottende. L'umanità è una specie in fase di permanente costituzione, in tensione continua tra essere e dover/poter essere, insaziabile desiderio di ulteriorità. L'elemento portante di questa umanità-domanda, quindi, è proprio il riconoscimento reciproco dell'io e de tu nella relazione, l'incontro-dialogo tra persone che hanno un nome e quindi si riconoscono nel loro sapersi simili ma anche diversi. “essere accanto” significa desiderio di sondare le profondità del mistero dell'incontro, umanizza la relazione.

  • VALORI LIBERANTI Il disequilibrio funzionale all'educazione dell'uomo non può prescindere con la realtà, da un lato, e dalla tensione verso i valori, dall'altro. La dimensione dello spazio e del tempo, anche da un punto di vista psicologico, si costituiscono a partire dalla presenza in noi di uno spazio-tempo già dato, all'interno del quale si costituisce ogni ulteriore rappresentazione. Solo l'educazione ai valori, e un vero e proprio cammino di sbilanciamento verso l'altro e il dialogo creativo con la realtà.
  • SAPERSI ORIENTARE Oggi viviamo in un contesto nel quale il mondo delle relazioni umane è sganciato da prospettive di valore, da cui il disorientamento esistenziale. La fatica dell'educazione è di portare i giovani nella loro interezza alla responsabilità di fronte ai valori.
  • LA MERAVIGLIA C'è legame profondo che si instaura nelle mente del bambino tra meraviglia e stupore, ciò induce a ritenere, che siano proprio tali sentimenti a far nascere nell'uomo il desiderio di quegli ulteriori significati per la vita che risultano essenziali anche per superare il pregiudizio. La meraviglia e lo stupore nascono dalla disponibilità a lasciarsi interrogare da ciò che per altri è scontato, espressione dell'intenzione di guardare alla realtà in modo nuovo, diverso dal solito e da come guarda ad essa il senso comune. Si tratta di imparare a guardare alle medesime cose che vedono tutti, ma attraverso occhi nuovi, liberi da ogni pregiudizio.
  • “PREFERISCO DI NO”: L'EPOCHÈ PER IL DIALOGO CREATIVO Superare il pregiudizio sull'handicap, risulta possibile laddove si riesca a porsi dinanzi all'altro, al diverso, senza fretta, senza angoscia, in un atteggiamento di coinvolgimento, di apertura. Il compito del superamento della finezza, non riguarda solo il disabile ma ogni uomo. Infatti, la prima e fondamentale finitezza che va trascesa è quella della disintegrazione interiore che affligge ogni uomo. Nel riconoscere in se stessi i propri “scarti”, le proprie disabilità, e nel saperli integrare grazie alla propria autoeducazione, si pongono le basi per l'integrazione di ogni altra alterità e diversità.

La costruzione di sé del bambino è potentemente influenzata in positivo, come in negativo dalle relazioni che si instaurano con le figure affettive di riferimento,già a partire dal periodo prenatale. È importante chiarire che, sono proprio le discrepanze tra descrizione/percezione del sé e ideale del sé che dimezzano la vita psichica, che rafforzano il concetto di sé. Questi due concetti di sé, risulta decisiva per la costruzione dell'autostima.

  • PREVENIRE LA FRUSTRAZIONE Ogni bambino ha delle qualità di cui deve essere reso consapevole, e rispetto alle quali può sviluppare competenze specifiche. Il raggiungimento di questo obiettivo è l'elemento fondamentale dell'educazione all'autostima, famiglia e scuola si devono alleare per ottenere questo risultato. Il circolo vizioso dell'ansia da frustrazione, agisce in questo modo: incapacità di gestione della frustrazione, a cui fanno seguito aggressività, senso di colpa e ansia; oppure esposizione a frustrazioni eccessive, a cui fanno seguito senso di inferiorità e ansia. Scuola e famiglia, se incapaci di far vivere positivamente le frustrazioni, minacciano lo sviluppo dell'autostima. La gestione positiva dell'esperienza della frustrazione, avviene laddove gli adulti con cui il bambino entra in relazione, mettono in atto atteggiamenti rinforzanti il positivo.
  • EDUCARE ALL'ALTRO La cultura del popolo, laddove veicola di pregiudizio, diviene riduzione di possibilità di sviluppo, chiusura, resistenza al cambiamento, inaridimento dello spirito umano, il vero altro è il diverso, l'estraneo, colui che irrompe nella nostra quiete e non ci consente di riconoscerlo come un nostro prolungamento se non a patto di ampliare i confini della nostra identità e della nostra sicurezza. Facendo riferimento alle ricerche di Armstrong e all., laddove sono presenti in classe studenti con disabilità tramite l'apprendimento cooperativo si producono cambiamenti significativi nella direzione del miglioramento del livello di accettazione e di reciproca comprensione. Johnson e Slavin, inoltre, hanno dimostrato che l'utilizzo di strategie cooperative nei contesti educativi migliora i risultati accademici degli studenti indipendentemente dalla presenza in classe di situazioni di svantaggio. Il termine intelligenza significa andare al cuore delle cose. L'intelligenza, da questo punto di vista, è ciò attraverso cui è possibile superare le barriere (in primis i pregiudizio) che impediscono di cogliere l'essenza delle cose (e di se stessi). È in questa prospettiva che l'intelligenza va educata, specialmente nella scuola.
  • L'INVISIBILE DELL'AZIONE EDUCATIVA In senso stretto, quindi, laddove si voglia indagare l'azione educativa, sono solo gli aspetti esteriori dell'atto educativo quelli visibili. Tuttavia, risulta evidente che l'azione educativa possiede una dimensione che, seppur non visibile, risulta decisiva per qualificare come educativa l'azione stessa, e determinante al fine dell'effettiva conoscenza di ciò che si reputa educativo, in primis l'intenzionalità di colui che compie l'azione. Una prima dimensione dell'invisibilità dell'azione educativa, quindi, è proprio insita nella complessità per processo logico, da cui deriva l'intenzionalità stessa. Altro elemento fondamentale dell'atto educativo, è il cosiddetto “non-evento”, ovvero ciò che non è avvenuto durante l'azione educativa. L'azione educativa, è per sua natura esposta alla necessità di non poter essere neutra. Anche le attese dell'educando possono operare come fattori invisibili dell'azione educativa. -IL NODO DI SALOMONE: NECESSARIO INTRECCIO TRE TEORIA E AZIONE Il Nodo di Salomone, è sia un simbolo sia un'immagine decorativa in stile geometrico presente in molti mosaici romani, bizantini, greci, ecc. In educazione l'azione in qualche senso precede la riflessione, ma la motivazione è già dentro l'azione stessa più di quanto non appaia. Ciò che istituisce il dispositivo funzionale dell'educazione non è solo la teoria, ma l'intima unione tra questa e l'azione. (educazione visibile negli effetti, invisibile nelle cause)

OLTRE IL PREGIUDIZIO SULLA FOLLIA, LA TERAPIA DELL'ULTERIORITÀ

- PEDAGOGIA SPECIALE E FOLLIA

L'handicap, dal punto di vista della pedagogia speciale, rappresenta una resistenza all'educazione, un impedimento allo sviluppo complessivo della persona alle prese con il tentativo di raggiungere per se stessa un qualche livello di realizzazione umana. È quindi opportuno fare una distinzione tra handicap che deriva da un deficit e handicap (indotto) che

deriva da problemi sociale, famigliari, ambientali di cui il soggetto ne fa parte. La distinzione fra le due risulta fondamentale per il lavoro educativo speciale. Questa, in molti casi, è anche la probabile causa di molte psicopatologie. Ogni malattia mentale è anche e sopratutto metamorfosi esistenziale della persona. Patologia fa parte delle malattie mentali, significa in greco passione, sofferenza, pena ma il significato attuale è lo studio delle cause e della natura di malattia. Mentre malattia significa ciò che fa star male.

  • IL PREGIUDIZIO MEDICO SULLA FOLLIA C'è un'idea che il cervello sia per tutti “normale”, salvo che intervenga una qualche causa a “guastarlo”: questa idea di malattia è assolutamente inapplicabile alle sindromi psichiche. Il cervello sviluppa le sue funzioni a seguito dell'esperienza (pregiudizio medico sulla follia). Frankl, osserva che nel trattamento psichiatrico va messo in evidenza che, ciò che è malato non deve necessariamente essere sbagliato. Il pregiudizio medico sulla follia, fa riferimento a un sistema simbolico che si è insinuato nella coscienza dell'uomo dalla nascita della scienza moderna. È indispensabile che ogni terapeuta veda se stesso prima di tutto come “paziente”, come persona umana e per questo vulnerabile.
  • LA MALATTIA MENTALE OLTRE IL PREGIUDIZIO: LA DEPRESSIONE, IL “MALE OSCURO” La definizione male oscuro rende perfettamente il senso di quello che prova la persona colpita da depressione.
  • L'OSCURITÀ DEL MALE: IL “RISUCCHIO” DEL CRONOTOPO NELLA “MORTA GORA” La depressione è stata definita la malattia del tempo, dimensione temporale è compromessa nella depressone, sparisce il senso del futuro. Il male oscuro, la depressione, non è solo una malattia ma è anche un pathos consistente nell'avvertire nell'interiorità la mostruosità e il presagio del proprio tempo che si chiude su se stesso nel nulla e si sottrae così, per sempre, a ogni speranza di ulteriorità.
  • DEPRESSIONE: IL FONDO ENIGMATICO E BUIO DELL'ANIMA L'anima si pone quindi come sede di un conflitto tra ragione e follia, ma i problema è più profondo, il vero fondamento buio dell'anima è l'irrazionale. Il rischio dunque, non è quello della cura del male oscuro, conquista vera della scienza medica, ma della negazione dell'oscurità del male, fraintendimento dell'uomo rispetto al richiamo di ulteriorità che proviene dalla sua anima.
  • LA PREVENZIONE DEL MALE OSCURO: GETTARE AVANTI SE STESSO NEL PROGETTO EDUCATIVO La vita è tuffarsi nel tempo con l'azione, il desiderio, la volontà, il progetto di sé agganciato al valore. No c'è infatti vita senza progetto, il progetto comporta lo slancio vitale verso l'oggetto, attratti e affascinati dal valore.
  • DALLA RICCHEZZA DEL DIVERSO ALLA RICCHEZZA DELL'ULTERIORITÀ Handicap ontologico dell'uomo, dovuto a una carenza di senso che, come tale, apre cuori e menti alla ricerca di sempre nuovi orizzonti. È proprio questo handicap di fondo che l'uomo vorrebbe esorcizzare, magari facendosi curare, perché fastidioso e angosciante. Ma quest'angoscia è ciò che pone l'uomo al bivio tra finito e infinito, davanti a una scelta radicale. Io stesso sono afflitto dal male oscuro: con esso convivo e da esso mi curo. Questo handicap lo amo e lo odio, mi affascina e lo detesto. Cerco una salute che mi liberi da esso, ma che contemporaneamente non mi impedisca di cogliere l'essenza di ciò che si trova in fondo all'anima d'ogni uomo, ovvero disperazione e speranza, nulla e tutto. Dentro la tracotanza di chi ha tutto, anche la salute, si cela forse il pregiudizio più mistificante, quello di credere di bastare a se stessi e di pensare gli altri come estranei alla propria vita. Pregiudizio sull'handicap è quindi pregiudizio sulla vita.