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Questo riassunto contiene l'introduzione del libro sopra citato ed il primo saggio.
Tipologia: Appunti
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INTRODUZIONE+PRIMO SAGGIO A partire dagli anni Ottanta si apre il dibattito sui beni culturali e sulle tradizioni, manifestazioni, patrimoni culturali di un gruppo e sulla loro gestione da parte delle comunità locali (di cio che ritengono essere importante per la propria identità). Il patrimonio culturale può essere assunto come una versione particolare del passato che appartiene a uno specifico gruppo. A questo proposito, la ricerca antropologica si è concentrata maggiormente sulla sfera devozionale, che trova spesso espressione in patrimoni materiali e immateriali estremamente vari. Gli aspetti devozionali sono inseriti in progetti di valorizzazione e rifunzionalizzazione, all’ interno di un ottica che presuppone la promozione delle risorse locali, utili per lo sviluppo di offerte turistiche sul territorio. Negli approcci legati al marketing infatti, tradizioni e rituali sono analizzati spesso come prodotti vendibili, al fine di invogliare l'incontro turistico. Gli anni 70' hanno aperto intensi dibattiti circa la concezione del folklore, un tempo ritenuto prerogativa esclusiva della produzione contadina o subalterna, che invece viene rivalutato in luce del suo rapporto coi nuovi media, in grado di trasmettere e diffondere il suo potenziale in processi del tutto nuovi di rivitalizzazione. Altri studi sono incentrati sul modo in cui si manifesta la partecipazione dal basso, al modo in cui progetti di valorizzazione culturale contribuiscono alla ridefinizione della realtà locale e a processi di rielaborazione della loro identità. L'antropologo deve tener conto di come si producono le retoriche della tradizione, nella misura in cui in tale operazione sono impiegate le comunità locali e gli organismi nazionali e sovranazionali. Il patrimonio devozionale, la religione, presuppongono una serie di significati complessi iscritti in simboli e rituali. Da un lato è funzionale all'esigenza di autorappresentazione di una comunità, dall'altro ha molti significati e risvolti, poiché spesso è rivolta all’esterno e può essere indirizzata anche a finalità di proselitismo Le pratiche di celebrazione, rivitalizzazione dei rituali devozionali costituiscono, non solo, momenti di rafforzamento del senso comunitario, ma anche di promozione e valorizzazione della località stessa. Comportamenti, codici espressivi, devozione E’ possibile individuare differenti linguaggi di devozione, diverse forme espressive/comunicative che caratterizzano l'ampio e variegato patrimonio culturale devozionale: oralità, iconografia, festività,
commemorazioni, museografia, o nuove produzioni del web e della multimedialità. Diverse modalità comunicative e divulgative proprie della tematica sacra si esprimono in uno specifico ambito patrimoniale di riferimento o a seconda delle diverse finalità. Tali aspetti rappresentano il filo conduttore dei diversi saggi che si trovano in questo volume: Patrimonio Devozione Comunicazione Divulgazione Attraverso l'analisi di Case-Studies si indagano una pluralità di linguaggi, codici espressivi e modalità di trasmissione e di espressione del sacro e de patrimonio devozionale. La devozione, nel suo collocarsi in un determinato territorio e all'interno di determinate comunità locali, elabora specifici linguaggi, attraverso cui le comunità esprimono il proprio rapportarsi con la sfera del sacro e rivelano esigenze di partecipazione, coesione, solidarietà. La tecnica fotografica, cosi come quella audiovisiva, restituiscono e fissano nel tempo tali linguaggi. Lo sguardo fotografico diviene dunque componente di questo volume, utile anche allo studio della dimensione diacronica della devozione all'interno di date comunità, cioè del loro evolversi nel tempo. Le diverse forme espressive e i diversi linguaggi della devozione, rappresentano la memorizzazione e la documentazione, la fissazione delle pratiche e dei rituali devozionali e allo stesso tempo, la loro trasformazione e la reinvenzione degli stessi, magari sottoforma di nuove modalità comunicative. Una cascata di fiori. Comunicare infiorando-> Ripercorre la storia dell'infiorata per soffermarsi sulle modalità di comunicazione aperte da questa pratica rituale,sui linguaggi comunicativi che attraverso l'uso sapiente dei fiori e dei colori si tratteggiano. Con vari livelli di complessità e di tecniche in evoluzione nel tempo, anziani, giovani, bambini e maestri infioratori organizzati in gruppi realizzano mosaici pavimentali composti da quadri, figure religiose, scritte ,motivi ornamentali di vario genere realizzati mediante l'utilizzo di fiori e di altri vegetali, utilizzando precise regole non scritte ma socialmente approvate,come quelle del linguaggio dei colori e degli odori primaverili.
Attraverso le immagini, I'occhio del fotografo e/o dello studioso incrocia quello dei devoti. Diventano importanti in questo senso gli scatti con lo "sguardo" ravvicinato come i primi piani o lo sguardo intermedio o quello "da lontano”.
Il saggio ripercorre la storia dell' "infiorata" per soffermarsi sulle modalità di comunicazione aperte da questa pratica rituale sui linguaggi comunicativi che, attraverso l'uso sapiente dei fiori e dei colori, si tratteggiano. Paolo Toschi ci presenta l'arte dell'infiorare come una tradizione "viva", ossia una pratica che ha riscontro nella sensibilità della gente che la elabora, la vive e la usa. L'arte dell'infiorare ė una pratica fortemente localizzata ma lo stesso Toschi ci fa notare una dimensione diffusa di tali pratiche in uso anche in nazioni straniere. Attualmente, le manifestazioni di incontri internazionali dedicati agli informatori e ai protagonisti di arti effimere sono sempre più diffusi. Basti pensare alle infiorate mondiali tenutesi a Roma, negli ultimi 4 anni nei pressi della Basilica di San Pietro en via della Conciliazione. Queste realtà dimostrano che le infiorate sono tradizioni VIVE ma in un senso ormai diverso da quello attribuito da Toschi. L'occasione festiva che da vita all’infiorata conserva la caratteristica di essere viva in uno spazio temporale extraquotidiano ed è sopratutto la dimensione fortemente localizzata che non conserva più la sua esclusività. Le attività collegate all'arte di infiorare acquisiscono sempre di più anche una dimensione globale che consente alle comunità locali o ai singoli partecipanti di costruire relazioni, sperimentare confronti, comunicare saperi etc. Tali esperienze creano anche opportunità per affermare e rafforzare il senso della propria identità individuale e comunitaria, per migliorare il proprio sapere tecnico o per condividere, divulgare le passioni e gioie che nascono anche dalle proprie interiorità, devozioni e della propria territorialità. Il concetto di festa è collegabile all’analisi di Feata, per il quale la festa è un evento che nel bene o nel male contribuisce in modo determinante a costruire una località o a organizzare relazioni che questa intrattiene con la realtà nazionale e globale. Per Faeta una tradizione viva deve poter dialogare con la comunicazione e la spettacolarizzazione, deve essere intellegibile a un pubblico nazionale e globale, è qualcosa che si muove nell'interesse e nel piacere
di altri. Questi aspetti interagiscono con il concetto di "CULTURA D'INCONTRO" suggerito da papa Francesco nella GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI. La comunicazione dell'incontro "Comunicazione dell'incontro e "incontro con gli altri" sono parole chiave per individuare aspetti della comunicazione sacra che l'arte di infiorare consente ai realizzatori sia in modo diretto e consapevole che indirettamente, a livello individuale e collettivo. La realizzazione di un tappeto floreale crea un valore indennitario e comunitario, e suscita orgoglio nel realizzare un prodotto ammirato da visitatori e pubblicizzato oltre i confini locali, ma anche desiderio di migliorare e perfezionarsi. "L'infiorata è bellezza, arte effimera gradevole ai sensi. Nasce e muore nel giro di poco tempo, ma resta nell'animo e nella vita delle persone che la costruiscono, la vivono, la vedono e la contemplano". Il valore comunicativo dell'incontro, sia pure limitato al proprio gruppo comunitario, può essere espresso in esplicite dichiarazioni di devozione che tendono a dotare di fisicità e concretezza il Santissimo Sacramento. "La devozione c'è ma la motivazione principale dei gruppi che realizzano i quadri di fiori è il desiderio di fare un'esperienza insieme ai loro amici, di ritrovarsi e divertirsi". L'infiorata è un'opera transculturale, di promozione locale, dove si incontrano e si integrano vari ordini di saperi, valori, interessi, eventi. Si incrociano arte, creatività, estetica, storia, tradizione, innovazione, spiritualità, religiosità, turismo. L'infiorata è un prodotto non individuale ma COLLETTIVO, frutto di importanti sinergie. Lavorare in gruppo per la realizzazione di un soggetto floreale crea non solo un occasione d'incontro con se stesso, ma crea una cooperazione tra i componenti del gruppo, impegnati nella creazione di un prodotto che richiede mesi di progettazione ma ha una vita breve. Si lavora in comunione con l'altro talmente effimero, transitorio che davanti a questa consapevolezza il tempo acquisisce un valore diverso. Altre possibili letture della comunicazione dell’incontro chiamano in causa il concetto di comunità come unità di azione collettiva, il valore della compartecipazione come stimolo di comportamenti di utilità collettiva, ma anche per l'acquisizione di positivi livelli di autostima e immagine di sé collegati all'assunzione di specifici ruoli, al lavoro di squadra, al rafforzamento dei rapporti amicali, famigliari e indentitari: un'identità individuale e al contempo collettiva. Le infiorate collegate alle festività del ciclo dell'anno di una comunità solitamente non prevedono gare con vincitori nė compensi economici ma solo un piccolo contributo per le spese di realizzazione sostenuto direttamente dagli amministratori comunali o dalle Pro loco o dalla regione.
potere attrattivo che affascina l'occhio. La "cascata di fiori" è in questa produzione un'esplosione di colori ed infatti, non a caso, la cromia è un elemento di valutazione importante da parte delle giurie impegnate nella valutazione dei tappeti di fiori, nelle competizioni nazionali e internazionali. Nell'arte popolare, il colore è spesso un forte elemento di richiamo, una componente della comunicazione che assolve ad una funzione attrattiva. I colori forniscono un valore aggiunto, accentuando un messaggio e rendendolo di più facile identificazione. ll linguaggio del colore è un linguaggio che produce suggestioni, poiché in grado di stabilire un rapporto di comunicazione con la natura e con esperienze interpretative. Crea delle immagini che comunicano, creano associazioni, suggeriscono e sono in grado di suscitare sentimenti. Pastoureau ci ricorda che il colore ha funzione di liberare la forza, l'energia dell'individuo e che pertanto è "un'arte della memoria" che varia da una società all'altra, che si trasforma nel corso del tempo. I colori hanno infatti una funzione mediatica di grande impatto, sui comportamenti sociali: sono segnali e simboli di cui le persone si servono per interpretare il mondo e relazionarsi con esso. Faenza sottolinea l'importanza del colore nella vita quotidiana dell'uomo: marca non solo gli oggetti ma il clima di ogni momento vissuto. Anche Toschi sottolineava l'importanza dei rapporti di colore, ossia le opposizioni dei colori, la funzione di accentuazione di elementi emotivamente più forti, e il valore del simbolismo certamente valido anche per il colore. Nel processo comunicativo dell'arte di infiorare diventa, dunque, importante la mescolanza di colori, in quanto produce un valore cromatico spettacolare, con grande efficacia viene sfruttata la tecnica del contrasto. I colori devono essere ben evidenziati e non coprirsi uno con l'altro. Prevale la saturazione e la brillantezza, il colore carico sul tenue. Il prodotto artistico, e dunque anche i suoi colori, deve diventare uno strumento di riconoscimento e di identificazione, un tassello nel processo di costruzione dell'identità. Il linguaggio del colore si configura anche come linguaggio simbolico, alla cui base c'è un sostanziale relativismo sociale, culturale, spaziale e temporale: l'attribuzione di un significato ad un determinato colore è infatti frutto di convenzioni che, considerate nel loro complesso, danno vita ai cosiddetti codici cromatici, I colori posseggono significati reconditi. I colori più utilizzati nelle infiorate, come il rosso, il giallo, l'azzurro, il bianco, il nero sono anche quelli ricorrenti nell'iconografia e nella ritualità folkorica. Pastoureau giudica tali colori primari e, ad essi, ne associa i colori comprimari, ossia 5 mezze tinte dotate di simboli propri. Và ricordato che nella ritualità folkorika e nell'iconografia popolare
l'ambivalenza simbolica dei colori primari è ricorrente: essi rinviano spesso a valenze positive e negative al tempo stesso. Il colore bianco,ad esempio, può associarsi spesso alla tematica della fecondità,della nascita ma è riconducibile anche a pratiche rituali legate alla morte; il rosso ha una valenza positiva se unito al fuoco come elemento di purificazione, fonte di calore che produce salute ma,al tempo stesso può assumere un valore negativo, in quanto forza che distrugge e minaccia la vita degli uomini e delle piante, in quanto mezzo di produzione. Anche i fiori hanno valenze simboliche ampiamente note, spesso ambivalenti. Nelle infiorate,i fiori sono certamente un elemento di relazione tra la sfera degli uomini e quella sacra; Il 29 giugno 1625 in Vaticano, in occasione della prima infiorata per la festa dei santi Pietro e Paolo, furono utilizzate ben nove tipologie di fiori e piante: garofani, rose, ginestre, papaveri, gelsomini. Cio che ci sembra di specifico interesse, in questa sede, è il valore comunicativo del linguaggio dei fiori nella sua opposizione locale e del globale, non solo in un ambito valutativo di tipo simbolico, ma anche in relazione al patrimonio delle tradizioni orali, delle conoscenze del territorio, dei metodi di conservazione dei fiori etc. Per Goody il linguaggio dei fiori è un elaborato sistema di conoscenza o una struttura che presenta alcune caratteristiche particolari: alcuni significati sono simbolici, altri sono collegabili ai saperi locali, ai sistemi orali di conoscenza popolare, altri si discostano di assumere caratteristiche globali. Un simbolismo più arcaico correlato al tema della morte-rinascita del mondo vegetale, certamente sotteso alla pratica rituale dell'infiorata, può collocarsi in una dimensione globale, quella delle feste e dei rituali del calendario del ciclo dell'anno che celebrano il tema dell'abbondanza, della fertilità e della fecondazione di fiori, piante, alberi. Questo tipo di festività solennizzano la chiusura di un ciclo annuale e l'apertura di un nuovo anno, con una nuova stagione. Toschi, a tale proposito, individua come scopo preciso l'eliminazione, la cancellazione, la distruzione di tutti i mali, i guai, i peccati dell'anno che muore e prevedere, determinare e preassicurare l'abbondanza, il benessere, la prosperità per quello che viene. In effetti i fiori muoiono ma rinascono nelle sembianze di quadri di fiori che, dopo poche ore calpestati nel corso della processione del Corpus Domini, l'arte dell'infiorare rende possibili ulteriori modalità di comunicazione che si esprimono in quella mussale e multimediale, basate sull'esposizione ma anche sulla rappresentazione di esperienze culturali, forme e settori di vita. Musei locali dedicati alle infiorate nascono su tutto il territorio nazionale, consentono alle comunità di rappriopriarsi della propria storia, dei propri luoghi e delle forme di interazione collettiva.