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I Menecmi - Plauto , Appunti di Letterature comparate

Riassunto della commedia "Menecmi" - Plauto per esame di letterature comparate con Ferdinando Amigoni sul tema dei gemelli

Tipologia: Appunti

2016/2017

Caricato il 24/09/2017

Utente sconosciuto
Utente sconosciuto 🇮🇹

4.4

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“I Menecmi” – Plauto (fine III sec. a.C.)
Menecmo I ; Sosicle = Menecmo II
Sosicle e Menecmo, gemelli perfettamente identici che neanche balia e madre, appena nati, riescono a
riconoscere, all'età di 7 anni vengono separati. Menecmo, che accompagnava il padre mercante in uno dei
suoi viaggi, si smarrisce tra la folla della fiera di Taranto e viene preso con se da un mercante di Epidamno. Il
padre muore di dolore, mentre il nonno che amava tanto il bambino scomparso, di cui ha lo stesso nome,
cambia il nome di Sosicle in Menecmo. Una volta adulto, Sosicle, che non ha preso moglie e non ha figli, si
mette in viaggio con il suo servo Messenione alla ricerca del fratello. Dopo 6 anni giunge ad Epidamno dove
ritrova il fratello, cui il mercante aveva fatto sposare una ricca donna ed aveva affidato tutte le sue ricchezze.
La loro somiglianza genererà parecchi equivoci. Menecmo che ha vaghi ricordi della sua infanzia, dopo
l'incontro ricorda e decide di mettere ogni sua proprietà all'asta per tornare a casa col fratello.
ATTO I
Spazzola andato a casa di Menecmo I con la speranza di mangiare alla sua tavola, lo vede uscire di casa
urlando contro sua moglie che lo vuole controllare. I due si dirigono a casa della cortigiana Erozia, cui
Menecmo I offre la sopravveste rubata alla moglie ed ordina di preparare il pranzo. Poi lui ed il suo parassita
si dirigono verso il foro, mentre Erozia ordina al cuoco Cilindro di andare al mercato per comprare il
necessario per il pranzo.
ATTO II
Appena sbarcato ad Epidamno, a Messenione che si lamenta dei lunghi ed inutili viaggi alla ricerca di
qualcuno che potrebbe anche essere morto, Menecmo II risponde che desisterà solo quando qualcuno
gliene darà la conferma, poiché il ritrovamento del gemello gli sta a troppo a cuore. In seguito, il servo mette
in guardia il padrone dai rischi in cui si può incorrere ad Epidamno, città di imbroglioni ed astute cortigiane.
Davanti alla porta di Erozia si imbattono in Cilindro. Questi, scambiandolo per Menecmo I, il quale è solito far
scherzi in assenza della moglie, non prende sul serio le parole di Menecmo II che afferma di non conoscerlo.
Menecmo II rimane però colpito dal fatto che costui sappia il suo nome, ma Messenione dice di non stupirsi
poichè è abitudine delle cortigiane mandare servi al porto per ottenere informazioni sui nuovi arrivati.
Anche con Erozia, che era uscita per invitare il suo amante ad entrare, Menecmo II da le stesse risponde,
affermando di non essere mai stato prima ad Epidamno, di non conoscerla, ne tanto meno avere moglie.
Però dopo che Erozia ha dimostrato, oltre che di conoscere il suo nome, di conoscere anche il luogo dove è
nato, Menecmo II decide di assecondarla, dopo aver consegnato la borsa col denaro a Messenione.
Menecmo II spiega ad Erozia che aveva fatto finta di non conoscerla per sviare i sospetti dell'uomo che lo
accompagnava, spia della moglie.
Menecmo II prende la sopravveste che Erozia gli affida, perché la faccia decorare ed entra da lei per
banchettare, dando l'ordine che nel caso si presenti il parassita, non lo si faccia entrare.
ATTO III
Spazzola che ha perso Menecmo I al foro, vede uscire da casa di Erozia Menecmo II e, come Cilindro ed
Erozia lo scambia per il fratello e discute con lui. Decide di vendicarsi andando a chiamare sua moglie. Nel
frattempo l'ancella di Erozia affida a Menecmo II anche un braccialetto, un altro regalo di Menecmo I ad
Erozia, perché lo porti dall'orefice.
ATTO IV
Spazzola per vendicarsi ha raccontato alla moglie di Menecmo I della sopravveste. I tre litigano e Menecmo
I decide di riprendere la sopravveste ad Erozia, che alla moglie giura di aver solo prestato.
Erozia, che crede di avergli già affidato la sopravveste ed il braccialetto, lo caccia in malo modo, sospettando
che la voglia ingannare.
ATTO V
Menecmo II alla ricerca di Messenione si imbatte nella moglie di Menecmo I, che ha denunciato il
comportamento del marito anche a suo padre. Lo suocero di Menecmo I, dopo aver ammonito la figlia a non
scocciare un marito che non le fa mancare niente, va dal genero per rimproverargli i furti domestici. Dopo
che Menecmo II ha afferma di non conoscere ne lui ne sua figlia, questi gli danno del pazzo. Per essere
lasciato in pace Menecmo II, finge di essere veramente pazzo, simulando un invasamento nel quale Apollo
gli ordina di percuotere la donna ed uccidere il vecchio.
Il vecchio messo in fuga era andato a chiamare un medico e con lui, si imbatte nel suo vero genero, che da
ordine ai servi di legare e portare a casa del medico. Messenione, vedendo la scena da lontano, salva colui
che ritiene il suo padrone e chiede perciò di essere liberato. Menecmo I pur non comprendendo la richiesta,
lo libera.
Menecmo I decide di ritornare da Erozia. Intanto Messenione, andato a prendere la borsa col denaro, si
imbatte in Menecmo II che nega di averlo affrancato.
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“I Menecmi” – Plauto (fine III sec. a.C.)

Menecmo I ; Sosicle = Menecmo II

Sosicle e Menecmo, gemelli perfettamente identici che neanche balia e madre, appena nati, riescono a riconoscere, all'età di 7 anni vengono separati. Menecmo, che accompagnava il padre mercante in uno dei suoi viaggi, si smarrisce tra la folla della fiera di Taranto e viene preso con se da un mercante di Epidamno. Il padre muore di dolore, mentre il nonno che amava tanto il bambino scomparso, di cui ha lo stesso nome, cambia il nome di Sosicle in Menecmo. Una volta adulto, Sosicle, che non ha preso moglie e non ha figli, si mette in viaggio con il suo servo Messenione alla ricerca del fratello. Dopo 6 anni giunge ad Epidamno dove ritrova il fratello, cui il mercante aveva fatto sposare una ricca donna ed aveva affidato tutte le sue ricchezze. La loro somiglianza genererà parecchi equivoci. Menecmo che ha vaghi ricordi della sua infanzia, dopo l'incontro ricorda e decide di mettere ogni sua proprietà all'asta per tornare a casa col fratello.

ATTO I Spazzola andato a casa di Menecmo I con la speranza di mangiare alla sua tavola, lo vede uscire di casa urlando contro sua moglie che lo vuole controllare. I due si dirigono a casa della cortigiana Erozia, cui Menecmo I offre la sopravveste rubata alla moglie ed ordina di preparare il pranzo. Poi lui ed il suo parassita si dirigono verso il foro, mentre Erozia ordina al cuoco Cilindro di andare al mercato per comprare il necessario per il pranzo.

ATTO II Appena sbarcato ad Epidamno, a Messenione che si lamenta dei lunghi ed inutili viaggi alla ricerca di qualcuno che potrebbe anche essere morto, Menecmo II risponde che desisterà solo quando qualcuno gliene darà la conferma, poiché il ritrovamento del gemello gli sta a troppo a cuore. In seguito, il servo mette in guardia il padrone dai rischi in cui si può incorrere ad Epidamno, città di imbroglioni ed astute cortigiane.

Davanti alla porta di Erozia si imbattono in Cilindro. Questi, scambiandolo per Menecmo I, il quale è solito far scherzi in assenza della moglie, non prende sul serio le parole di Menecmo II che afferma di non conoscerlo. Menecmo II rimane però colpito dal fatto che costui sappia il suo nome, ma Messenione dice di non stupirsi poichè è abitudine delle cortigiane mandare servi al porto per ottenere informazioni sui nuovi arrivati.

Anche con Erozia, che era uscita per invitare il suo amante ad entrare, Menecmo II da le stesse risponde, affermando di non essere mai stato prima ad Epidamno, di non conoscerla, ne tanto meno avere moglie.

Però dopo che Erozia ha dimostrato, oltre che di conoscere il suo nome, di conoscere anche il luogo dove è nato, Menecmo II decide di assecondarla, dopo aver consegnato la borsa col denaro a Messenione. Menecmo II spiega ad Erozia che aveva fatto finta di non conoscerla per sviare i sospetti dell'uomo che lo accompagnava, spia della moglie.

Menecmo II prende la sopravveste che Erozia gli affida, perché la faccia decorare ed entra da lei per banchettare, dando l'ordine che nel caso si presenti il parassita, non lo si faccia entrare.

ATTO III Spazzola che ha perso Menecmo I al foro, vede uscire da casa di Erozia Menecmo II e, come Cilindro ed Erozia lo scambia per il fratello e discute con lui. Decide di vendicarsi andando a chiamare sua moglie. Nel frattempo l'ancella di Erozia affida a Menecmo II anche un braccialetto, un altro regalo di Menecmo I ad Erozia, perché lo porti dall'orefice.

ATTO IV Spazzola per vendicarsi ha raccontato alla moglie di Menecmo I della sopravveste. I tre litigano e Menecmo I decide di riprendere la sopravveste ad Erozia, che alla moglie giura di aver solo prestato.

Erozia, che crede di avergli già affidato la sopravveste ed il braccialetto, lo caccia in malo modo, sospettando che la voglia ingannare.

ATTO V Menecmo II alla ricerca di Messenione si imbatte nella moglie di Menecmo I, che ha denunciato il comportamento del marito anche a suo padre. Lo suocero di Menecmo I, dopo aver ammonito la figlia a non scocciare un marito che non le fa mancare niente, va dal genero per rimproverargli i furti domestici. Dopo che Menecmo II ha afferma di non conoscere ne lui ne sua figlia, questi gli danno del pazzo. Per essere lasciato in pace Menecmo II, finge di essere veramente pazzo, simulando un invasamento nel quale Apollo gli ordina di percuotere la donna ed uccidere il vecchio.

Il vecchio messo in fuga era andato a chiamare un medico e con lui, si imbatte nel suo vero genero, che da ordine ai servi di legare e portare a casa del medico. Messenione, vedendo la scena da lontano, salva colui che ritiene il suo padrone e chiede perciò di essere liberato. Menecmo I pur non comprendendo la richiesta, lo libera.

Menecmo I decide di ritornare da Erozia. Intanto Messenione, andato a prendere la borsa col denaro, si imbatte in Menecmo II che nega di averlo affrancato.

Nell'ultima scena Menecmo II e Messenione incontrano Menecmo I. L'unico a capire che ha davanti i gemelli è il servo, che per il buon fine della sua impresa viene liberato, mentre i due Menecmi se ne tornano in patria.