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ANALISI MENECMI PLAUTO, Appunti di Letteratura latina

Analisi e riassunto menecmi di Plauto

Tipologia: Appunti

2022/2023

Caricato il 31/12/2023

clarte
clarte 🇮🇹

4.5

(8)

18 documenti

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PLAUT O MENECMI
AN A LI S I E T ES T I
PERSONAGGI
Spazzoletta, parassita (comico) insaziabile e fedele
Menecmo I, giovane
Menecmo II (Sosicle), giovane
Erozio, meretrice (cortigiana, avida)
Cilindro, cuoco di solito erano uomini liberi ma qui è presentato come servo di Erozio, il nome
rimanda alla cucina e alla sua arte, per questo viene definito ‘parlante’.
Messenione, servo (non il servus callidus)
Ancella
Matrona
Un vecchio
Medico
Schiavi fustigatori
Quest’ultimi rimangono anonimi, restano solamente delle maschere, non vi è nessuna dimensione
psicologica.
ARGOMENTUM
Un mercante siracusano, padre di due gemelli, muore di dolore per il rapimento di uno dei suoi due figli
durante, portato con sé durante un viaggio di affari a Taranto. Il figlio, Menecmo, fu rapito da un mercante
di Epidammo senza figli. Il nonno paterno decide di dare al gemello rimasto il nome del fratello rapito,
chiamandolo Menecmo II (e non Sosicle). Quest’ultimo, una volta cresciuto, inizia a cercare senza soste suo
fratello in lungo e largo, capita di conseguenza ad Epidamno dove il gemello era stato rapito e allevato.
Tutti scambiano lo straniero per Menecmo: tra cui l’amante, la moglie e il suocero. Alla fine i due fratelli si
rincotreranno.
PROLOGUS
I Menecmi costituiscono uno spazio di sperimentazione straordinaria all’interno del teatro plautino. Il
prologo è narrato da un personaggio (prologatore- qui non entra in media res perché deve chiarire le
circostanze che spingono Menecmo II a cercare il fratello) che inaugura la commedia di Plauto lingua, non
manum (vi porto Plauto, non con la mano ma con la lingua). Nel prologo si precisa un’anomalia al suo
interno: Plauto non presenta un’ambientazione ad Atene ma in Sicilia (Siracusa): atque adeo hoc
argumentum grecissat, tamen/ non atticissat, verum sicilicissitat. Questo equivaleva a rinunciare alla
piattaforma stessa su cui si struttura la Palliata – ma la commedia è organizzata su un movimento a due
spinte: novità dell’ambientazione, rassicurazione del non tradire il piano drammatico atteso, dove la
commedia verrà comunque grecizzata.
La geografia ha un ruolo importante al suo interno: Siracusa, Taranto, Epidammo e successivamente a
Siracusa - geografia vorticosa dove Siracusa avrà un ruolo fondamentale rimanendo sullo sfondo della
commedia, nonostante Epidammo si rivela soltanto il teatro causale degli eventi Haec urbs Epidamnus est
dum haec agitur fabula / quando alia agetur aliud fied oppidum.
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PLAUTO – MENECMI

ANALISI E TESTI

PERSONAGGI

 Spazzoletta, parassita (comico) insaziabile e fedele  Menecmo I, giovane  Menecmo II (Sosicle), giovane  Erozio, meretrice (cortigiana, avida)  Cilindro, cuoco  di solito erano uomini liberi ma qui è presentato come servo di Erozio, il nome rimanda alla cucina e alla sua arte, per questo viene definito ‘parlante’.  Messenione, servo (non il servus callidus)  Ancella  Matrona  Un vecchio  Medico  Schiavi fustigatori Quest’ultimi rimangono anonimi, restano solamente delle maschere, non vi è nessuna dimensione psicologica. ARGOMENTUM Un mercante siracusano, padre di due gemelli, muore di dolore per il rapimento di uno dei suoi due figli durante, portato con sé durante un viaggio di affari a Taranto. Il figlio, Menecmo, fu rapito da un mercante di Epidammo senza figli. Il nonno paterno decide di dare al gemello rimasto il nome del fratello rapito, chiamandolo Menecmo II (e non Sosicle). Quest’ultimo, una volta cresciuto, inizia a cercare senza soste suo fratello in lungo e largo, capita di conseguenza ad Epidamno dove il gemello era stato rapito e allevato. Tutti scambiano lo straniero per Menecmo: tra cui l’amante, la moglie e il suocero. Alla fine i due fratelli si rincotreranno. PROLOGUS I Menecmi costituiscono uno spazio di sperimentazione straordinaria all’interno del teatro plautino. Il prologo è narrato da un personaggio (prologatore- qui non entra in media res perché deve chiarire le circostanze che spingono Menecmo II a cercare il fratello) che inaugura la commedia di Plauto lingua, non manum (vi porto Plauto, non con la mano ma con la lingua). Nel prologo si precisa un’anomalia al suo interno: Plauto non presenta un’ambientazione ad Atene ma in Sicilia (Siracusa): atque adeo hoc argumentum grecissat, tamen/ non atticissat, verum sicilicissitat. Questo equivaleva a rinunciare alla piattaforma stessa su cui si struttura la Palliata – ma la commedia è organizzata su un movimento a due spinte: novità dell’ambientazione, rassicurazione del non tradire il piano drammatico atteso, dove la commedia verrà comunque grecizzata. La geografia ha un ruolo importante al suo interno: Siracusa, Taranto, Epidammo e successivamente a Siracusa - geografia vorticosa dove Siracusa avrà un ruolo fondamentale rimanendo sullo sfondo della commedia, nonostante Epidammo si rivela soltanto il teatro causale degli eventi Haec urbs Epidamnus est dum haec agitur fabula / quando alia agetur aliud fied oppidum.

L’esito finale è la scena di riconoscimento finale, in quanto non è Menecmo I a riconoscersi come tale, ma quanto gli altri a riconoscerlo come tale, lui ha sempre saputo di essere siracusano e della sua identità. Quel che importa è la chiusura dell’intreccio che verrà riportata a Siracusa. ACTUS I – MENECMO I Il primo atto è introdotto da Spazzoletta (Peniculus), parassita (analogie nei Captivi) definito così per la sua capacità di ripulire a dovere la mensa  affidare la prima battuta al parassita è rassicurante per il pubblico attraverso una riserva comica consolidata. L’interpretazione onomastica porta Spazzoletta a meditare sui modi di prigionia, infatti secondo la sua visione, per tenere qualcuno stretto servirebbe solamente da mangiare e da bere e non delle catene. Successivamente, il parassita fa un riferimento ad un digiuno forzato ed è intento a rivolgersi a Menecmo I, definendolo colui che può offrire cene generose (cene di Cecere). Menecmo I fa il suo ingresso con un discorso rivolto alla moglie definita uxor dotata , il protagonista si duole del suo atteggiamento scontroso e diffidente; viene descritta come colei pronta a intromettersi negli affari privati del marito ed esigente in abiti e gioielli. Il marito, invece, incarna lo stereotipo comico del marito infedele; il giovane con toni para-epici e militari rimanda al furto fatto alla moglie di un mantello per donarlo a Erozio, la sua amante – si aspetta che gli altri mariti siano pronti a celebrare il suo trionfo. Nel dialogo con Spazzoletta, il giovane richiama il ratto di Ganimede e il ratto di Adone da Venere (molto probabilmente si tratta di una mitologia tipica plautina) definendo il suo furto somigliante a contesti mitologici, non a caso fa riferimento alla sua impresa richiamando la sesta fatica di Ercole (furto della cintura di Ippodamia). La caratterizzazione di Menecmo I non è lusinghiera e presenta una fisionomia insolita: è un adulescens ma sposato, è un amans ma con qualche disponibilità economica. Menecmo I ritrovatosi con Erozio e Spazzoletta bandisce una grande cena per tutti e tre – questo rievoca alcuni tratti del Vecchio innamorato della Casina che sarà escluso dal banchetto inatteso, al quale casualmente parteciperà Menecmo II. ACTUS II-MENECMO II L’atto II caratterizzato dall’entrata in scena di Menecmo II e Messenione (servo) – i due sono appena sbarcati ad Epidamno (scena a portu) per continuare le ricerche di Menecmo I che dura già da sei anni. Il dialogo tra Menecmo II e Messenione fa intravedere le caratteristiche dei due personaggi; Messenione, stanco dei numerosi viaggi, elenca i numerosi luoghi percorsi e ironizza sul fatto che sarebbe possibile scrivere una historia e che le continue ricerche erano destinate all’insuccesso (cercare un ago, nodo in un giunco). Menecmo II risponde alle lamentele incorporando la figura dell’innamorato risoluto, pronto a spendere tutta la vita in lungo e in largo per la propria amata – qui appare la sfera sentimentale che caratterizza uno dei protagonisti. Un’analogia con questa figura la ritroviamo nel panorama plautino da Carino nel Mercator. Messenione, d’altro canto, interpreta la figura del servus architectus; non è un imbroglione ma conserva buon senso, aiuta il suo padrone nel suo viaggio e dispensa di saggi consigli mostrandosi fedele. Egli si mostra preoccupato per il suo padrone e mette in guardia il padrone per la gente che potrebbe incontrare all’interno della città, formulando un gioco di parole tra Epidamnus e damnus (Epidamno, da dove nessuno se ne va senza danno). Una volta entrati in città le profezie del servono sembrano avverarsi. Incontro tra Cilindro e Menecmo II  Incontro piuttosto insolito – caratterizzato dal fatto che al primo dialogo fra due, Menecmo II inizia a decifrare Cilindro come un vero e proprio pazzo, viceversa Cilindro, convinto di star parlando con Menecmo I (amante della sua padrona) pensa che sia uno scherzo. Fino a

l'ancella chiede a Menecmo di regalarle un paio di orecchini d'oro. Ormai Menecmo II ha deciso di stare al gioce e, mormorando verso il pubblico, si ripromette di andare subito a vendere mantello e bracciale per tenersi il ricavato. La scena del braccialetto che vede protagonisti l’Ancella (anonima) e Menecmo II ricalca una corrispondenza perfetta tra i due fratelli: Menecmo II sta rovinando i piani del fratello gemello, che a sua volta, inconsapevolmente sta procurando diverse gioie a Menecmo I. L’atto termina con un soliloquio di Menecmo II, rispecchiando lo stile paratragico che si prepara a muovere il suo passo come un eroe delle tragedie. ACTUS IV – MENECMO I L’atto IV è una sorta di parabola discendente delle fortune di Menecmo II che incrociano le sfortune di Menecmo I. La scena si apre con i personaggi Spazzoletta e la Moglie (matrona), che nella commedia viene resa anonima proprio per marcare il tratto comico, dove il parassita confessa il tradimento del marito alla moglie aggiungendo il furto del mantello donato a Erozio – i due, intenti di volersi vendicare, tentano una imboscata a Menecmo I che sta per ritornare a casa dal foto. La successiva scena si apre con un canticum, una sorta di lamentela di Menecmo I contro alla sua clientela che lo ha costretto di rimanere al foro per una causa di un suo cliente, aggiungendo la sua contentezza al fatto che il cliente sia stato condannato, essendo colpevole prima di tutto di aver fatto sprecare un giorno stupendo. Qui vediamo l’entrata di costumi romani in una ambientazione prevalentemente greca. Questo passaggio ricorda molto il Vecchio della Casina, trattenuto anche lui al foro, vi è una forte analogia marcata dalla soddisfazione della perdita della causa ddel loro cliente e che entrambi, privati già di una gioia, si imbattono in altre sventure. Il giovane Menecmo I si trova costretto a fronteggiare l’ira della moglie e di spazzoletta, che rimarca i tradimenti compiuti. La matrona rimarca continuamente le sciocchezza di menecmo davanti alle sue giustificazioni dove finge di essere del tutto estraneo al furto del mantello, giustificandosi con il fatto che lo avesse solamente prestato a non regalato. Qui la donna rivendica una netta distinzione tra spazi femminili e spazi maschili (spetta ad una donna prestare abiti femminili e ad un uomo quelloi maschili), qui sembra di udire il controcsnto di Andromaca rispetto alle prerogative disegnate da Ettore nell’Illiade. La restituzione del mantello è una condizione necessaria imposta dalla matrona (uxor dotata) per rientrare a casa, minacciando Menecmo, che adesso è exclusus dalla sua domus. Ma Menecmo I, sa dove rintanarsi se all’interno della sua domus non è accettato: ritorna da Erozio chiedendo di farsi restituire il mantello per le accuse mosse da sua moglie, Erozio che ha già affidato mantello e braccialetto, pensa di essere lei l’oggetto dei raggiri del giovane e di conseguenza viene ecluso ulteriormente dalla casa dell’amante. Qui ritroviamo il superlativo exclusissimus, caro a Plauto che designa il protagonista ecluso dalle proprie case per ben due volte (Nuc ego sum exclusissimus). ACTUS V Ultimo atto dove le vicende dei due gemelli si intrecciano fino ad arrivare al riconoscimento, rispetto alle altre commedie degli equivoci: Menecmo I ha sempre saputo chi era e le sue origini. Il dialogo inizia con Menecmo II, con il mantello ancora in mano, in cerca di Messenione ma incombe nella moglie di Menecmo I. La moglie, convinta che fosse suo marito, rimarca il tradimento e il furto del mantello – scatenando in Menecmo II ulteriori insulti facendo pressione anche sulla parte mitologica: La donna viene definita un’Ecuba cagna rabbiosa (trasformazione mitologica viene adoperata come ad indicare una mulier impazzia). Alle offese la donna decide di chiamare suo padre, il Vecchio, anche lui lasciato anonimo nella

commedia che fa il suo ingresso con una lamentela alla sua vecchiaia. Il vecchio viene a scoprire il perché del litigio vecchio redarguisce la figlia consigliandole di non ossessionare il marito con le sue pretese e con la sua gelosia, ma quando Menecmo II nega di conoscerlo si convince che il genero è impazzito (si comporta come un baccante  riferimento colto alla tragedia) e decide di chiamare un medico. A questo punto Menecmo II per risolvere la situazione comincia a fingere di essere pazzo davvero. La scena che segue è probabilmente la più comica della commedia: della battute del "folle" Menecmo II Plauto inserisce infatti una gustosa parodia di effetti tragici, così Menecmo si finge prima una baccante invasata, poi imita Cassandra nell'invocare Apollo. Nel suo finto delirio l'uomo fa credere che Apollo gli ordini di percuotere ed uccidere furiosamente la moglie ed il suocero. Terrorizzato il vecchio fugge di casa in cerca del medico. Anche Menecmo II si allontana, diretto al porto per riprendere la sua nave e fuggire. Arriva il suocero con il medico ed incontrano "il pazzo" ma in realtà di tratta di Menecmo I che entra in scena dichiarando a se stesso (e al pubblico) l'intenzione di punire il parassita traditore. Segue una nuova serie di equivoci: Menecmo I ovviamente nega le accuse del suocero ma questo convince ancora di più il vecchio ed il medico che l'uomo si impazzito. Infine il medico propone al vecchio di chiamare dei servi perché conducano a forza il paziente a casa sua, dove riceverà cure adeguate. I servi del suocero aggrediscono Menecmo I ma sopraggiunge Messenione a difendere quello che crede essere il suo padrone e rieesce a mettere in fuga gli aguzzini. A Menecmo I che lo ringrazia per il soccorso Messenione chiede la libertà, Menecmo I giura di non conoscerlo ed afferma di essere ben lieto di lasciarlo libero. Con gioco sapiente, Plauto alterna i personaggi in brevi scene nelle quali gli equivoci si fanno sempre più fitti. Menecmo I entra nella casa di Erozia sperando di convincerla a rendergli il mantello, torna Messenione con un furibondo Menecmo II che nega di averlo affrancato. Infine, i due Menecmi si incontrano. Nello stupore generale è Messenione il primo ad intuire la verità. Interrogando i due gemelli sui loro ricordi infantili trova rapidamente conferma ed i Menecmi possono finalmente abbracciardi. I due decidono di tornare insieme in Sicilia e a Messenione, che viene affrancato, è affidato il compito di vendere all'asta tutti i beni di Menecmo I.